lunedì 24 marzo 2025

29 marzo corteo a Taranto - partecipate-partecipate-partecipate

 

PALESTINA

 

 
EMERGENZA GENOCIDIO

                                              DEPORTAZIONE


 

EMERGENZA

 

SOLIDARIETA' QUI E ORA!


 

29 MARZO

 

CORTEO A TARANTO


ORE 17 

 

DA P.LE ARSENALE A 

 

 PIAZZA CASTELLO

 


info solidale 

#iostoconlaPalestina 

wattsapp 3519575628

sabato 22 marzo 2025

Ex Ilva - prima valutazione dello Slai cobas sulla futura acquisizione da parte degli azeri

Facendo riferimento alle notizie stampa - la valutazione dello Slai cobas è negativa

La (S)vendita prevede,  dopo la continuazione della cassintegrazione ancora per diverso tempo, tanti operai esuberi dell'ordine di circa 2000 persone a cui vanno aggiunti quelli in cigs straordinaria in Ilva AS che non rientreranno;

prevede un nuovo finanziamento e presenza dello Stato della stessa natura di quello con Mittal;

prevede un  peggioramento delle condizioni ambientali con la nave rigassificatore annunciata dagli azeri per Taranto

Rispetto ai sindacati e alla loro posizione

La FIM è diventata organicamente un sindacato dei padroni e del governo e quindi accetterà tutto quello che padroni e governo vogliono.

Palombella come al solito parla bene ma razzola male - dice: "le indiscrezioni che leggiamo sono preoccupanti perchè si parla di un piano che rischia di distruggere la produzione dell'acciaio e di provocare migliaia di esuberi, non dobbiamo ripetere gli errori del passato, vogliamo conoscere e negoziare il piano industriale, gli investimenti ambientali e tecnologici, i livelli occupazionali. Fermatevi prima di assumere posizioni irreversibili".

La Fiom al solito non dice niente e chiede solo che se ne sappia di più.

La USB, se dovessimo stare alle dichiarazioni stampa in perfetto sindacalese della coppia Rizzo/Colautti, ha la posizione più conciliante di tutti con Urso e il suo governo: "è necessario che con questo governo si prosegua all'insegna del dialogo e del confronto partendo dal presupposto secondo cui non vanno messi in discussioni i diritti acquisiti".

Non possiamo che riaffermare che solo la lotta generale degli operai su una vera propria piattaforma può cambiare le cose e naturalmente abbiamo fiducia che gli operai indipendentemente dalla tessera sindacale qualcosa faranno e naturalmente da subito lavoreremo per questo.

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto 

22 marzo 2025

Nota informativa sul avvio processo Ilva a Potenza

 

Palazzo di Giustizia di Potenza  

Il processo ambiente svenduto è ricominciato - presentate le costituzioni delle parti civili.

Presenti tutti gli avvocati di Taranto e Potenza delle parti civili organizzate dallo Slai cobas, che hanno depositato anche le costituzioni dei nostri legali di Torino. 

Solo operai Ilva organizzati dallo Slai cobas erano presenti al processo, perchè questa è stata e continuerà ad essere la nostra linea: sono gli operai dell'Ilva, i lavoratori del cimitero, gli abitanti dei quartieri inquinati, i familiari dei lavoratori morti/assassinati per l'inquinamento, che devono prendere nelle mani questo processo.

Molto impegno e buon clima tra i nostri avvocati, che continuano come e più di prima a prodigarsi, perchè ci credono in questa battaglia, pur con tutte le sue inaccettabili lungaggini.

Importante è la pronta disponibilità di un avvocato di Potenza, che sia nella battaglia processuale, sia nelle iniziative sindacali/politiche che faremo, ci da un necessario contributo.

Il processo riprenderà il 4 aprile in cui si dibatte e il giudice deciderà sull’accoglimento delle parti civili. E la nostra delegazione sarà nuovamente al processo.

Slai cobas 

Per info: WA 3519575628 

venerdì 21 marzo 2025

Processo Ilva "Ambiente svenduto" - Il sistema capitalista nocivo deve essere rovesciato

Oggi ricomincia dopo più di 10 anni il processo Ilva. Non possiamo affatto avere fiducia in questo nuovo processo che ricomincia da zero, avendo la corte d'Appello cancellato tutti questi anni. Ma il nostro problema non è fare i "professionisti della legalità". Noi ci siamo anche in questo processo perchè ne vogliamo fare un banco di denuncia, di analisi di classe, di organizzazione delle forze per la lotta.

   Il processo Ilva è una sorta di sintesi di quello che è il capitalismo. Marx se fosse vissuto ora sarebbe stato ultra interessato ad un processo come questo.

Il capitalismo a Taranto è come se avesse sintetizzato gli aspetti più esemplari in negativo di quello che il capitale unisce: gli effetti sempre più criminali di iper sfruttamento e quelli assassini di morte per il profitto. Oggi poi è come una bestia feroce, che ormai in crisi diventa ancora più aggressiva.

Noi in questo stesso periodo abbiamo iniziato una Formazione marxista proprio sul Capitale, rivolta agli operai, ai giovani soprattutto che vogliano effettivamente capire, avere gli strumenti di analisi.

Ecco è come se stiamo dicendo le stesse cose, stiamo parlando del processo Ilva, stiamo parlando della Formazione sul Capitale di Marx che ci spiega a più di 150 anni di distanza il processo di produzione capitalista; ma che ci spiega soprattutto che questo processo di produzione non è immortale. Però perché effettivamente muoia e si passi a un altro modo di produzione, che chiaramente non può essere questo presente solo “migliorato”, occorre che i “becchini” del capitale – come diceva Marx - gli operai, si organizzino e lottino per rovesciare questo sistema.

Tutto questo c’è nella vicenda Ilva.

In Ilva, dopo padron Riva che sembrava il massimo criminale, è venuto Mittall, che sull'inquinamento, sulle condizioni di lavoro degli operai non è stato differente dai Riva; nel capitalismo tutti sono criminali; c'è chiaramente chi è più criminale dell'altro, ma avere una minima illusione che ad un padrone come Riva si possa sostituire un padrone, una multinazionale che rispetti i lavoratori, la popolazione, è suicida.

Nel processo Ilva “Ambiente svenduto” di 1° grado tutte le udienze, sono state importanti. Alcune sono state lunghissime, dalla mattina alle 8 alle 20 della sera, alcune anche difficili da seguire, soprattutto quelle dei periti, perché erano molto tecniche.

Ma ogni udienza non era neutra, in ogni testimonianza, ogni intervento, ogni analisi c'era la lotta di classe.

Dalle testimonianze degli organi di controllo che dicevano come e soprattutto perché vi erano le emissioni nocive; agli avvocati degli imputati che invece davano tutta un'altra interpretazione sia dei dati, sia chiaramente della responsabilità dell’Ilva dell’inquinamento: “chi l'ha detto che viene dall'Ilva? A Taranto c'è l'arsenale, ci sono tante altre fabbriche-…”; agli interventi di “azzeccagarbugli” che si arrampicavano sugli specchi per smentire i dati scientifici.

Gli avvocati degli imputati hanno dichiarato in lunghe arringhe, la sostanza: è il capitalismo, bellezza… Che caspita volete? Ma veramente pensavate una fabbrica siderurgica potesse stare fianco a fianco con le pecore, con le campagne coltivate, con le case dei Tamburi…?. Erano quelle campagne, era il quartiere che si doveva allontanare...

E hanno detto parecchie altre cose quando per ben quattro volte - nella fase dell’Udienza preliminare, nel processo di primo grado – hanno presentato le richieste di trasferimento del processo a Potenza, e tutte e quattro volte le sono state respinte anche dalla Cassazione; poi è stata ripresentata nel processo d’Appello trovando un cavillo, tecnico-legale, e hanno vinto.

Ma la prima volta per chiedere il trasferimento hanno esposto un documento politico; di cavilli tecnico-legali non c’era neanche l’ombra, era tutto politico.

Sono questi avvocati dei Riva che parlano dell'enorme portata dimensionale di una fabbrica come l’Ilva, due volte Taranto, come della pervasività totalizzante su pressoché ogni aspetto della vita del territorio, per dimostrare l'ineliminabile legame che intercorre tra lo stabilimento e la città. E chiaramente lo dicevano per dire non possiamo fare il processo a Taranto. Dicevano: all’atto dell’insediamento della fabbrica “si registra un incremento della popolazione attiva e residente a Taranto. Tali indici numerici forniscono l'immagine già di un mutamento strutturale e di per sé rivoluzionario del tessuto economico, sociale e democratico della città di Taranto… cosicché il processo giurisdizionale necessariamente assume un contenuto rivoluzionario…”. Loro lo dicono! “Perché – dicono – è parte costitutiva di un più ampio processo storico, potenzialmente atto a determinare il mutamento radicale dell'assetto socio economico locale…”Più chiaro di così si muore!

Ma un'altra questione importante, che c'è sempre nel documento presentato all'epoca da questi avvocati, è lo smantellamento di fatto dei piani chimerici, “restauratori” di una parte degli ambientalisti che dicono che “la vera natura di Taranto era ed è quella agricola, della pesca e anche potenzialmente del turismo a cui dobbiamo tornare”.

Gli avvocati degli imputati hanno dato nelle loro arringhe anche un quadro della situazione di Taranto nel periodo storico in cui l'Ilva è stata insediata – e all’epoca anche il Pci, i sindacati volevano che la fabbrica venisse a Taranto perché vi era stata una rivolta per la mancanza di lavoro, con due operai morti – “Guardate – dicono gli avvocati - che a Taranto vi era un ridimensionamento dell'Arsenale come degli altri stabilimenti militari, vi era la scomparsa della piccola industria nella crisi irreversibile di una struttura industriale legata esclusivamente alle vicende militari. Vi era una situazione difficile dell’agricoltura che viveva in condizioni precarie…”; poi c’era la forte crisi del settore edile, con centinaia di licenziamenti, ecc. Quindi questa era la situazione a Taranto, ed era vera. Quindi – dicono gli avvocati - che volete? Anzi ci dovete ringraziare…

E oggi, diciamo noi, non si può dire, allora torniamo alla Taranto che fu.

Ma gli avvocati dei Riva e complici hanno detto anche un’altra cosa per avvalorare la richiesta di trasferimento del processo da Taranto. Hanno parlato del timore di una rivolta a Taranto, una rivolta degli operai, della popolazione. “Attenzione – hanno detto - che a Taranto il rischio se continuiamo il processo qui è di una rivolta” E fanno tutto un elenco dettagliato: c'è stata la rivolta operaia nel 2012 in cui per tre giorni da Taranto non si poteva neanche passare né dal nord né dal sud; c’è stato il blocco delle strade statali da parte degli operai nei mesi successivi, manifestazioni di migliaia di cittadini, ecc. ecc. Per concludere: “Ma vi rendete conto del pericolo?”

Quest'aspetto, quelle dichiarazioni fatte nel processo di 1° grado degli avvocati dei padroni e di tutti i loro complici, politici, istituzionali, ecc. sono importanti perché, al di là della loro volontà di dimostrare che il processo non si poteva tenere a Taranto, dimostrano quanto questo processo sia politico, espressione della lotta di classe.

I padroni e i loro complici dicono: che volete? Questo è il capitalismo!

Non è colpa nostra se vi sono le pecore, sono le pecore che se ne dovevano andare, sono gli abitanti dei tamburi che se dovevano andare, è il quartiere che deve essere spostato, ecc.

E’ come se il capitale raccontasse se stesso. E mostra come non ci sono alternative a questo modo di produzione criminale, per il profitto, fermo restando questo sistema. Ed è, quindi, questo sistema che va rovesciato. Perchè “nocivo è il capitale, non la fabbrica”.

mercoledì 19 marzo 2025

Processo Ilva - venerdì 21 ricomincia a Potenza - Impediamo che si cancelli la memoria di tutto quanto è successo nella fabbrica di Taranto e in città - Un commento del Pres. di PeaceLink

 Dal "Quotidiano":

Abbiamo detto subito che la decisione della Corte d'Appello di annullare il processo di 1° grado “Ambiente svenduto”, conclusosi con pesanti e giuste condanne contro padron Riva, capi, individuati come gli autori materiali e contro i complici istituzionali e politici del disastro ambientale, delle morti sul lavoro nella nostra città, è stata molto grave. Questo processo aveva visto una forte spinta verso le condanne, e aveva anche portato ulteriormente alla luce la gravità della questione Ilva 
in generale e della questione rapporto salute e lavoro in particolare.

La grave decisione di spostare il processo a Potenza ha già portando a far uscire dal nuovo processo, che inizierà con l’udienza preliminare il 21 marzo, ben 24 imputati per “prescrizione”.

In questa occasione andremo a Potenza, per depositare le nostre parti civili e per conosce direttamente i magistrati, e per capire come intenderanno procedere non solo nei tempi, ma nei modi.

Useremo il tempo che ci separa da questo per sviluppare una campagna nazionale nelle città che sono interessate ai grandi processi di inquinamento, Torino, Milano, Palermo, ecc. In vista di un convegno nazionale che cercheremo di fare quando inizierà il processo.

Questo processo è stato importante per la città, per il paese, per i lavoratori come per i cittadini e quindi in nessuna maniera possiamo accettare di cancellarlo.

La prima cancellazione sarebbe quella di cancellarne gli atti, la memoria e così via.

Per questo abbiamo preparato un libro dossier “Un lungo processo raccontato attraverso 7 anni di udienze dal 2014 al 2021” che costituisce un rapporto fra il processo che si è fatto e il processo che si farà, e il libro fa da memoria e da canale di comunicazione in questa direzione.


ALESSANDRO MARESCOTTI Presidente di PeaceLink

Questo libro: “Processo Ambiente svenduto - Un lungo processo raccontato attraverso 7 anni di udienze dal 2014 al 2021” è l'occasione per riflettere da una parte sulla nostra lotta, sul futuro di questo processo, ma è anche l'occasione per trasformare questo lungo periodo di iniziative in memoria storica.

E’ importante il libro, proprio perché è il primo probabilmente tentativo di risistemazione di una enorme quantità di documentazione prodotta proprio dal processo.

Sono stati scritti tanti libri, ma un libro che nascesse dagli atti del processo mancava; ed è questa la

prima occasione per incominciare a dare una sistemata all'enorme quantità di informazioni che questo processo ha generato e di atti che ci consentono di analizzare e di riorganizzare.

Ognuno darà in futuro di questo processo la sua interpretazione. Ed è importante che noi diamo la nostra interpretazione. Un'interpretazione che faccia del processo non solamente qualche cosa relativo agli addetti ai lavori, ma sia l'occasione per trasformare questo libro in un canale di comunicazione, in un veicolo di memoria. Per fare in modo che questo processo penale si trasformi in un processo storico e politico. Un processo che ha alla base un sistema di potere economico che ci ha governato malamente in questi anni.

Quindi noi partiamo dal processo per incominciare a costruire una prima fetta di analisi storica, perché se noi andiamo a guardare tutte queste carte ci accorgiamo che non siamo più di fronte semplicemente alla cronaca, ma stiamo uscendo fuori dalla cronaca e stiamo entrando pienamente dentro la storia, ci consente di guardare al passato e di dare un giudizio non più solamente agli imputati, ma ad un intero sistema di potere che ha consentito a queste persone di fare quello che volevano.

Ed ecco allora che troverete dentro questo libro tante pillole. Questo è il lavoro di partenza per ulteriori lavori, ulteriori lavori di approfondimento e di ulteriore sintesi.

Io, nonostante conoscessi l'argomento, ho scoperto cose che non sapevo. C'è per esempio tutta la parte relativa ai sindacati, ci sono tutti i dati della vicenda “vaccarella” che, sì si sapeva, ma qui escono fuori i propri numeri, i miliardi, eccetera. Le risposte date a metà, o date date malamente dai segretari sindacali.

Quindi da questo punto di vista è importante che noi questo libro lo prendiamo in mano, ce lo leggiamo e lo trasformiamo in uno strumento di analisi storica e di lotta politica.

Riallacciandomi alla visione che giustamente è sottesa a questo libro, cioè che dietro tutta questa vicenda c'è un capitalismo di rapina. Ma anche qualche cosa di più, è un capitalismo che saccheggia l'ecosistema e che scarica i propri costi sulla collettività e sulle generazioni future.

Io mi sono laureato e ho letto diverse cose relative al marxismo, ma oggi si sono sviluppati gli studi in ambito marxista che hanno fatto emergere degli analisti che hanno preso maggiormente consapevolezza del rapporto fra sistema capitalistico e inquinamento del pianeta, inquinamento della società.

Studiosi come John Foster, Paul Barchett, Andrea Smallman, John Angus, un bravissimo studioso giapponese con i Saito Jason Moore sono studiosi che hanno incominciato ad aggiornare le categorie del marxismo. Marx non poteva vivere nell'epoca odierna, però le cose che diceva hanno ancora un significato. Perché uno dei concetti fondamentali che noi ritroviamo qui - l'altro lo troviamo alla base dell'analisi marxista - ossia che il sistema capitalistico è un sistema che esternalizza i costi non li assume nel proprio bilancio, non paga i conti con l'ecosistema. Il rapporto che analizzava Marx era: io non ti pago il dovuto, quindi ti sto sfruttando. Ma c'è anche: io non saldo i miei debiti con l'ecosistema, con l'ambiente. E scarico sull'ambiente tutti quei costi che avrei dovuto sostenere che si trasformano in profitti, e in certi casi, in profitti illeciti. Parte di questo è il processo al sistema Riva che esporta clandestinamente tantissimi capitali all'estero nei paradisi fiscali.

Una prima cosa che sarebbe bene incominciare a vedere. La famiglia Riva ha spesso minacciato di chiudere la propria attività se si facevano certi lavori di risanamento ambientale, se si rinnovavano gli impianti; e in un certo senso il movimento sindacale è come se avesse subito questa retorica, quasi credendoci. Ma oggi, alla luce degli atti di questo processo, risulta che la quantità di capitali portati nei paradisi fiscali è tale che in teoria Riva avrebbe potuto rimettere a nuovo l'Ilva due volte e avrebbe comunque portato capitali all'estero.

Quindi. I sindacati hanno subito questa retorica, del tipo: non facciamo questa cosa, altrimenti si chiude. Una sorta di ricatto, del tipo: oltre a questo livello non si va.

Gli studiosi del CNR stanno cercando di fare un'analisi della vicenda Ilva dal punto di vista giuridico. E la la cosa che mi hanno chiesto è il perché Riva non mettesse a norma gli impianti; se avesse messo a norma gli impianti, dato che ce li aveva i soldi avrebbe evitato che si attivasse la magistratura, avrebbe fatto i suoi interessi. E allora perché? Io ho detto, probabilmente perché non volevano cedere il potere, perché questa richiesta la facevamo noi, la faceva la popolazione, la facevano le forze della cittadinanza attiva, dell'opposizione sociale. Del tipo: questa penna dovrebbe essere messa così, è giusto, ma siccome lo stai dicendo tu gli stai praticamente togliendo un pezzo di potere, perché questo lavoro lo devono fare loro, non lo devi fare tu. Cioè spostare questa cosa, realizzare questo deve essere qualche cosa che discende dalla loro benevolenza e dalla loro decisione.

È stata quindi probabilmente una lotta di potere. Fuori da ogni logica di tipo economico

La base su cui su cui poggia l'intero sistema di gestione di Riva è sostanzialmente lo specchio globale del capitalismo nella sua forma più selvaggia, quello per cui in nome di un profitto privato viene inferto un danno pubblico, che è enormemente superiore rispetto al profitto. Cioè, io guadagno 100 ma provoco una distruzione di 1000, che già è una diseconomia globale all'interno di un sistema.

La vicenda dell'Ilva di Taranto è una vicenda che va inquadrata nel ciclo globale dell'acciaio, un ciclo globale che è caratterizzato dalla devastazione, ad esempio, della foresta amazzonica. Per prendere i minerali di ferro è stata devastata una parte della foresta amazzonica, è stata danneggiata la vita di tante persone. C’è un villaggio molto simile al quartiere Tamburi di Taranto. Una nostra volontaria è andata in quel villaggio della foresta amazzonica e le immagini che ha fotografato sono state le mani di polvere nera dei bambini. Bambini che si ammalavano per problemi di carattere polmonare. Sembrava il quartiere Tamburi spostato nella foresta amazzonica. E il quartiere Tamburi è lo specchio di quella devastazione portata però nei luoghi della produzione siderurgica.

Questo importante materiale, che è l'acciaio, ha un valore d'uso elevato; l'acciaio è una delle materie più importanti e nobili e durature all'interno del ciclo capitalistico, dovrebbe essere qualcosa di indistruttibile. Viene collocato invece all'interno di un processo di obsolescenza programmata, per cui le cose vengono programmate per guastarsi prima. Chiedete semplicemente a chi vi viene ad aggiustare la lavatrice e la prima cosa che vi dirà è: non sono più le lavatrici di una volta… E l'acciaio che dà forma alla lavatrice, è l'acciaio che proviene dall'Ilva o da acciaierie come quelle dell'Ilva. Quindi noi abbiamo un processo che globalmente, dalla fase estrattiva alla fase della produzione siderurgica, fino alla fase dell'obsolescenza programmata, tende ad alimentare se stesso. In un processo che su cui Marx avrebbe moltissimo da dire, perché è un processo in cui il valore d'uso si perde all'interno di un processo che valorizza unicamente il capitale.

Per concludere, noi ci troviamo quindi all'interno di un processo in cui Taranto è un punto di snodo di un ciclo globale e quindi dobbiamo vedere la questione tutta all'interno della globalizzazione, dal processo estrattivo fino alle forme più degenerate del consumismo.

Dall'altra parte, oltre a questo processo transfrontaliero c'è un processo transgenerazionale. Noi abbiamo presentato quest'anno l'unico esposto alla Procura che ci sia stato in Italia, che noi sappiamo, per denunciare che con questo tipo di processo produttivo noi avremo da qui al 2100, 1800 morti l'anno di persone di cui non conosceremo assolutamente la faccia, il nome e la nazionalità. Potranno essere in Marocco, in Canada, in Brasile, in Bangladesh.

Noi stiamo andando verso un processo di surriscaldamento del pianeta. Noi ce ne stiamo accorgendo, ogni estate è sempre più calda. Sono state quantificati gli eccessi di mortalità dovuti ad ogni frazione di grado. E il processo produttivo dell'Ilva di Taranto così come strutturato oggi per le emissioni di CO2, che non sono di per sé velenose, non sono di per sé tossiche, ma concorrono a questo innalzamento, e porteranno ogni anno, fra 10 anni, fra trent'anni, fra 35 anni,1800 morti per ondate di calore. E si realizzerà con una frequenza e una pesantezza ancora maggiore. E quando parliamo di ondate di calore non dobbiamo considerare il dato medio, ma dobbiamo considerare i picchi che si intervallano tra un dato e l'altro. Quindi noi stiamo attivando attraverso questo sistema un debito ecologico e un problema di giustizia intergenerazionale, cioè chi viene dopo di noi ci chiederà: ma perché avete fatto questo?

Il processo Ilva deve essere l'occasione per riflettere su questo problema che oltre che di natura etica, è un problema di natura sociale, di natura politica.

Io ringrazio Margherita Calderazzi per questo lavoro veramente pregevole che è stato fatto e che, a mio parere, merita di essere valorizzato ancora di più e trasformato in dibattiti proprio per risollevare l'attenzione sulla vicenda Ilva che ovviamente, se non la solleviamo noi, nessuno, ha grande interesse a sollevare. È una vergogna cittadina, è una vergogna nazionale.

martedì 18 marzo 2025

970 morti in 48 ore - centinaia di donne, 183 bambini uccisi dai raid israeliani su Gaza City' - 29/30 marzo giornata della terra - in piazza ovunque - Domani giovedi telematica provinciale

Coordinamento Taranto
Giovedì, 20 marzo · 18:00 - 21:00
Link https://meet.google.com/cec-fcth-gcp
Riprendono i massacri e il genocidio a Gaza - mobilitazione immediata
Un'immagine di Gaza dall'alto Un'immagine di Gaza dall'altoFoto di Abdallah ElHajj via Istockphoto

Centinaia di persone continuano a essere uccise e ferite ogni giorno a Gaza 

Come riportato da Al-Jazeera, Israele continua a bombardare a tappeto la Striscia di Gaza, 

Per dare un’idea della portata e della gravità del conflitto, sempre secondo Al-Jazeera, solo il 10 dicembre 2023 sono state uccise 297 persone e più di 550 sono state ferite.

I residenti di Gaza hanno anche riferito di aspri combattimenti nel quartiere di Shujayea a Gaza City e nel campo profughi di Jabalia, una densa area urbana. La Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS) ha dichiarato che le forze israeliane hanno fatto irruzione in un’area vicino alla clinica dell’UNRWA, nel cuore del campo di Jabalia, dove le sue squadre di emergenza e i medici gestiscono un presidio medico.

Israele aveva ordinato l’evacuazione del nord di Gaza all’inizio della guerra, ma decine di migliaia di persone sono rimaste, temendo che il sud non sarebbe stato più sicuro o che non sarebbe mai stato permesso loro di tornare a casa.“L’esodo di massa continua. Coloro che fuggono dal nord di Gaza per sopravvivere lo descrivono come il “viaggio della morte””, ha detto Tareq Abu Azzoum di Al Jazeera, riferendo da Rafah, nel sud di Gaza.

Allo stesso tempo, “il sistema sanitario di Gaza è in ginocchio e al collasso”, ha affermato il capo dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, con solo 14 dei 36 ospedali funzionanti.Come riportato dal sito ufficiale dell'OMS, secondo il Ministero della Salute, il tasso di occupazione dei letti negli ospedali operativi è del 171%, mentre nei reparti di terapia intensiva il tasso di occupazione arriva fino al 221%.

Il portavoce del ministero della Sanità di Gaza, Ashraf al-Qudra, ha dichiarato in un’intervista telefonica ad Al Jazeera che dall’inizio della guerra, il 7 ottobre, sono morte più di 18.000 persone, la maggior parte delle quali donne e bambini. Inoltre, circa 40.000 persone, sempre per lo più donne e bambini, sono rimaste ferite.

Per saperne di più, visita:

https://www.aljazeera.com/news/2023/12/10/nearly-300-killed-in-gaza-in-24-hours-as-hamas-netanyahu-trade-threats 

https://www.who.int/news/item/04-12-2023-who-appeals-for-protection-of-the-health-system-from-further-attacks-and-degradation-of-its-capacity