venerdì 23 gennaio 2026

Taranto - Vestas fa il gioco sporco per dividere i lavoratori e realizzare il suo piano di licenziamenti mascherati - infosolidale

È durissimo il giudizio espresso dalle organizzazioni sindacali FIOM e UILM nei confronti di Vestas Italia, accusata di proseguire unilateralmente la procedura di trasferimento mentre i lavoratori sono in sciopero a tutela dei propri diritti, della propria dignità, del futuro occupazionale e della continuità degli investimenti sul territorio di Taranto.

Secondo i sindacati, l’azienda avrebbe scelto di andare avanti senza coinvolgere i veri protagonisti della vertenza: i lavoratori. Una decisione definita “grave”, soprattutto alla luce del fatto che al tavolo con l’azienda si è seduta l’organizzazione sindacale FIM, che però — sottolineano FIOM e UILM — non dispone di una rappresentanza sindacale eletta democraticamente all’interno dello stabilimento.

I sindacati ricordano infatti che FIOM e UILM sono le uniche organizzazioni presenti in azienda con proprie RSU, e che tale rappresentanza è frutto di una scelta democratica compiuta dai lavoratori attraverso il voto. “Si chiama democrazia”, ribadiscono con forza.

Nel mirino anche la gestione delle relazioni sindacali da parte del management di Vestas Italia, accusato di limitarsi a comunicazioni a distanza, spesso tramite PEC, ignorando di fatto chi è legittimato dal mandato dei lavoratori secondo quanto previsto dal Testo Unico sulla Rappresentanza.

FIOM e UILM non escludono che la scelta di confrontarsi con soggetti privi di rappresentanza possa essere voluta, con l’obiettivo di portare avanti il trasferimento ai danni dei lavoratori. In tal caso, assicurano, “lo impediremo con ogni mezzo”.

Non sarebbe la prima volta, secondo i sindacati, che il management di Vestas tenta di dividere e contrapporre i dipendenti. L’unità dei lavoratori, insieme a FIOM e UILM, ha invece caratterizzato finora tutto il percorso di mobilitazione, portato avanti dal basso attraverso assemblee e presidi, ai quali l’organizzazione sindacale seduta al tavolo con l’azienda non avrebbe mai partecipato.

FIOM e UILM ribadiscono inoltre che, in assenza delle RSU legittimamente elette, gli incontri relativi alla procedura di trasferimento non hanno alcuna validità. Qualora simili episodi dovessero ripetersi, i sindacati annunciano il ricorso alle vie legali per tutelare il diritto dei lavoratori a essere rappresentati da chi hanno democraticamente scelto.

Alla luce di quanto emerso anche nel verbale dell’ultimo incontro, che confermerebbe la volontà di Vestas Italia di non ricercare soluzioni condivise e di rifiutare persino un confronto preventivo con le istituzioni, la mobilitazione sindacale proseguirà con ancora maggiore determinazione.


Lo Slai cobas a Bruxelles nello spirito di classe/internazionalista

 Comunicato 

Una rappresentanza dello Slai cobas di Taranto sarà a Bruxelles nella prossima  settimana come parte di una delegazione internazionale per un sit-in davanti al parlamento europeo per sollecitare la Commissione europea sezione diritti umani e sezione esteri a  prendere posizione e intervenire per fermare in india  il regime fascista hindutva di Modi a prendere posizione e intervenire per fermare in India il regime fascista hindutva di Modi che con l'Operazione Kagaar conduce in diverse Regioni e Stati con 50 milioni di abitanti una repressione senza limiti con massacri / arresti di massa / bombardamenti / deportazioni di massa verso le popolazioni indigene delle foreste adivasi ed altre realtà in nome della lotta al 'terrorismo 'maoista', in realtà al servizio delle grandi multinazionali indiane tra le quali Mittal/Jindal/Tata, ecc che si insediano con la forza di polizia, gruppi paramilitari fasciste e integralisti, esercito, portando avanti devastazioni territoriali, espulsioni di popolazioni intere.
A questo si aggiunge la repressione delle masse contadine / minoranze nazionali kashmir ecc. / minoranze religiose mussulmane.
Nelle grandi città la repressione colpisce studenti, intellettuali, artisti, avvocati e giuristi, giornalisti, movimento delle donne, organizzazione e associazioni democratiche, lotte dei lavoratori e masse povere, sempre accusati, e imprigionati, di essere vicine ai 'maoisti’ e ad altre forze di opposizione di varie matrici. Vi sono attualmente 10 mila prigionieri politici in condizione inumane nelle carceri.
 
Questa iniziativa si inserisce in un piano di ulteriori iniziative: la denuncia del genocidio in Palestina e della situazione drammatica di assedio e bombardamenti delle masse kurde in Siria/ Turchi; gli interventi militari imperialisti e neocolonialisti in America latina e in altri scenari del mondo; la repressione contro i movimenti di solidarietà con la Palestina, in atto nella maggiorparte dei paesi imperialisti europei.

Info: WA 3519575628 - csgpindia@gmail.com

giovedì 22 gennaio 2026

Tavolo tecnico del Comune - L'intervento dello Slai cobas invitato a questo incontro - Unica realtà che ha partecipato con delegati di lavoratrici Asili e lavoratori cimiteriali

L'intervento dello Slai cobas 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno

Taranto, nasce il Tavolo tecnico permanente per la transizione occupazionale

Il Comune di Taranto ha avviato un Tavolo tecnico permanente per la transizione occupazionale, con l’obiettivo di strutturare un percorso condiviso con le parti sociali e costruire una piattaforma comune di intenti sul futuro del lavoro nell’area.

Nei primi due incontri, svoltisi a Palazzo di Città, l’assessore alle Politiche del Lavoro, Federica Stamerra, ha illustrato il metodo di lavoro, concepito come spazio distinto e complementare rispetto alle singole vertenze, in cui analizzare dati, competenze e prospettive comuni.

«Taranto ha bisogno di un modello di sviluppo economico diversificato – ha spiegato Stamerra – e affinché sia sostenibile è necessaria un’analisi delle potenzialità del territorio. Il Comune si propone come luogo di connessione tra politiche del lavoro, formazione e programmazione territoriale, valorizzando le competenze professionali e promuovendo la transizione ecologica».

Il Tavolo tecnico si concentrerà su tre linee principali: la mappatura delle competenze disponibili sul territorio, l’analisi realistica dei fabbisogni delle imprese e il raccordo tra i diversi livelli istituzionali. L’obiettivo è individuare priorità, distinguere tra interventi immediati e progetti di lungo termine, e ottimizzare gli strumenti già esistenti per coniugare domanda e offerta di lavoro.

Il prossimo incontro operativo del Tavolo è previsto nella seconda metà di febbraio, con l’intento di trasformare le indicazioni emerse in azioni concrete a beneficio dell’economia e dell’occupazione locale.

Il sistema capitalista-imperialista uccide, in fabbrica, in discoteca, in treno

 Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia

Nella giornata del 19 gennaio, in un paese della Puglia, a Putignano, c’è stato il funerale di un operaio dell'ex Ilva, oggi Acciaierie Italia, Claudio Salamida, morto il 12 gennaio scorso, durante un intervento di chiusura di una valvola di ossigeno all'interno di Acciaieria II nella zona del Convertitore III. Una morte per caduta, perché si è rotta la pedana in cui stava lavorando l'operaio. È caduto per circa 7 metri ed è probabilmente morto per la lesione principale, conseguente all'urto della testa. Operava su un camminamento che in quella fase non presentava il consueto grigliato metallico che avrebbe dovuto esserci. Al suo posto erano state collocate pedane di legno, a quanto pare installate per consentire il passaggio delle attrezzature durante i lavori di manutenzione, una soluzione provvisoria che però, alla resa dei conti, non ha retto, la pedana si è aperta o spostata, l'operaio ha perso l'appoggio ed è caduto. Gli indagati riguardano una serie di figure di comando dell'azienda e il responsabile della Peyrani, una delle ditte esterne impegnata negli interventi di manutenzione.

Al momento dell'incidente l'operaio lavorava da solo, in un'area abbastanza isolata, tant'è vero che proprio il non vederlo per un po' di tempo che un suo compagno di lavoro si è insospettito e ha cercato di rintracciarlo e quando l'ha rintracciato i soccorsi sono risultati inutili.

In sostanza, quello che si è verificato, è l'ennesima morte sul lavoro nella ex Ilva di Taranto, una catena di morti che viene da lontano, dall'insediamento della fabbrica ai giorni nostri, legata anch'essa alla situazione più generale dell'ex Ilva Taranto che ha prodotto inquinamento e morte anche sul territorio, per effetto della cattiva gestione delle emissioni che hanno inquinato ampie parti della città, causando in maniera pressoché accertata morti, malati di tumori e danni vari di carattere ambientale, territoriale.

Da sempre - e oggi più che mai - noi denunciamo tutto questo come tutte le altre morti sul lavoro, come originati non dalla fabbrica in sé, ma dalla gestione capitalistica della fabbrica, intorno alla parola d'ordine: “nocivo è il Capitale, non la fabbrica” e, naturalmente, quando si dice il Capitale non si intende soltanto i padroni della fabbrica, ma anche lo Stato del Capitale, le leggi del Capitale del massimo sfruttamento con minori costi che ricade inevitabilmente sui costi per la sicurezza e sui costi di gestione ambientale della fabbrica.

Non c'è dubbio che quest'ultima morte è causata da questo, perché l'attuale gestione della fabbrica volta al massimo profitto e a ridurre i costi, sopravvenuta a quella dell'ArcelorMittal, a sua volta sopravvenuta a quella di padron Riva, dei padroni assassini per eccellenza, a Taranto come a livello nazionale, nei diversi passaggi, è continuata. Gli attuali commissari dell'ex Ilva sono pienamente interni al piano governativo gestito dalla coppia Meloni/Urso e dagli altri ministri interessati, venendo meno allo scopo del loro insediamento, quello di mantenere la manutenzione della fabbrica facendo però miglioramenti in attesa di un nuovo padrone e di una nuova fase dello stabilimento che dovrebbe essere fondata sui forni elettrici.

Ebbene, è proprio sul terreno della manutenzione che l'attuale gestione della fabbrica invece ha completamente fallito mettendo in cassintegrazione gli operai della manutenzione, rendendo difficile il lavoro e la permanenza delle ditte di appalto, a loro volta con problemi interni di organico e sicurezza. Tutto questo ha prodotto uno stato di insicurezza nella fabbrica che è continuato provocando già numerosi episodi, incidenti, e ora una nuova morte in fabbrica.

Il Capitale, nello stadio di attuale, uccide, uccide come sistema, uccide come governi, uccide come gestione capitalistiche delle fabbriche, uccide come catena di comando, perché tutto è finalizzato al profitto, allo sfruttamento, alla possibilità dei padroni e delle loro aziende di cambiare tutto per non cambiare niente quando la concorrenza mondiale, la situazione mondiale, la crisi economica, lo rende necessario.

Cos’è che lega questa morte di un operaio a quello che per esempio è successo nella discoteca assassina di Capodanno dove, per effetto di un incendio devastante, sono morti tantissimi giovani, 41, e tanti sono stati i feriti e invalidati per un incendio che ha provocato una vera strage? Anche qui è stata una morte annunciata; un incendio provocato per inosservanza delle norme di sicurezza, per la logica criminale dei gestori di questo bar-discoteca, eludendo controlli e puntando al massimo profitto, indipendentemente dalle condizioni in cui i locali stavano e che ne hanno provocato poi la strage.

Tutto il sistema capitalistico è fatto di questi padroni assassini e nella sua fase parassitaria anzi questi padroni sono quelli più impegnati al profitto in ogni condizione, qualunque sia l'attività che gestiscono in questo caso un bar-discoteca e una festa di Capodanno. Anche qui la catena dei mancati controlli, ammessi candidamente dal sindaco - che non vuole neanche dimettersi - di questa località turistica che sostiene che negli ultimi 5 anni non è stato effettuato alcun tipo di controllo e quindi questo bar-discoteca è diventato la tomba di decine e decine di ragazzi e ragazze per l'elusione di tutti i controlli, per il massimo profitto. Perfino nel corso dell'incendio l'unica attenzione che hanno avuto i padroni è mettere a riparare la cassa, nascondere i video, ben consapevoli che la strage è stata provocata dal loro sistema di gestione della fabbrica, del locale.

Ancora una volta il modo di produzione capitalistico nella sua fase imperialistica e parassitaria si dimostra mortale in tutti i campi della società.

Pochi giorni fa un incidente ferroviario ha provocato un vero disastro con 40 morti con scene che vengono descritte come terrificanti in Spagna, in Andalusia, dove due treni si sono scontrati, uno dei quali correva a 200 chilometri orari e questo ha provocato il disastro che ha seminato lutti e morte tra i passeggeri e quindi tra le tante famiglie. La drammatica contabilità è destinata a peggiorare, scrivono i giornali. In Spagna è ben chiaro che questa morte è dipesa dall'inosservanza delle norme di sicurezza e dalle condizioni in cui le strutture ferroviarie si trovano. Qui si dice che i binari erano stati appena rifatti, qui i controlli a quando pare c'erano stati, ma ancora una volta la legge del Capitale, il sistema del Capitale produce quella catena di eventi che alla fine si trasformano in stragi, in morti, nello stadio attuale del sistema capitalistico nella macro situazione mondiale, con la crisi climatica, la tendenza alla guerra imperialista e la guerra in corso, le stragi causate da questa situazione si legano alla strage quotidiana che può essere la morte sul lavoro, che può essere una gestione di una discoteca, che può essere un treno.

In tutti i paesi imperialisti e nei paesi oppressi la condizione è ancora peggiore, questo sta diventando ormai la normalità della vita, di come ci fa vivere il sistema attuale e la necessità sempre più che nasce sia dalle grandi questioni, la crisi climatica/ambientale e la crisi economica, la miseria e l'oppressione dei popoli, il genocidio in Palestina, la fame, la guerra; sia dagli ultimi eventi e da tutti gli eventi che caratterizzano la vita quotidiana delle masse proletarie e popolari. Mentre la ricchezza cresce, il profitto finanziario e industriale viene difeso, le banche fanno grandi utili, Wall Street continua ad avere tassi di profitto molto alti, i signori della guerra, i signori del petrolio, i signori delle grandi catene commerciali e turistiche fanno soldi a palate, il popolo, i proletari e le masse popolari si impoveriscono - ancor più nei paesi oppressi dall'imperialismo - e tutto ciò fino al pericolo di morire su un posto di lavoro, in una discoteca, viaggiando in un treno.

Ecco, questo modo di produzione capitalistica e imperialistica mostra come è sempre più inaccettabile per i proletari e per i popoli di tutto il mondo.

Ed è per questo che oggi la vera battaglia concreta è costruire le condizioni di lotta e unità dei proletari e i popoli, su tutti i terreni, per mettere fine a questa catena infinita che produce morti e distruzioni.

E’ attraverso la lotta, attraverso il rovesciamento del governo, degli Stati del Capitale, che si può per tappe, su scala mondiale, costruire un sistema senza sfruttamento, senza guerra, un sistema senza morti sul lavoro, senza morti nelle discoteche assassine, senza morti nei trasporti.

Per questo vale la pena lottare e per questo non c'è altra strada che la lotta. Ma la lotta deve avere come obiettivo non la singola questione ma, attraverso la singola questione, la visione del sistema generale in cui è inserita e la costruzione della lotta generale che deve rovesciare questo sistema edificare una nuova società. Tutto questo si chiama Rivoluzione, la lotta per la Rivoluzione è l'unica risposta all’orrore senza fine del sistema capitalistico/imperialistico, su tutti i campi.

I fondi (prestiti) per l'ex Ilva non cambiano la grave situazione in fabbrica - L'attività dello Slai cobas

Da Sole 24 Ore - "Arrivano i fondi per l’ex Ilva. Il provvedimento prevede un nuovo prestito da 149 milioni e sblocca altri 108 milioni per garantire la continuità produttiva
Il decreto legge autorizza Acciaierie d’Italia (l’ex Ilva) ad utilizzare i 108 milioni residui trasferiti da Ilva in amministrazione straordinaria (92 milioni risultano invece già utilizzati) per garantire la continuità operativa degli impianti.
Prestito da restituire entro sei mesi - Lo stanziamento sarà deciso con decreto del ministro delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il ministro dell’Economia. Ilva Spa in amministrazione straordinaria potrà «procedere direttamente all’utilizzo delle risorse ovvero trasferirle, su richiesta dell’organo commissariale, ad Acciaierie d’Italia Spa in amministrazione straordinaria». La misura precisa inoltre le modalità di erogazione e di restituzione del finanziamento. La disposizione specifica inoltre che l’erogazione del prestito non potrà avvenire prima della approvazione della Commissione europea".
 
Il lavoro ad Acciaierie e appalto dello Slai cobas continua, con forme anche diverse, su due piani fondamentalmente:
- respingere il bluff del Fondo Flacks, e ogni altra svendita della fabbrica; No ai piani di migliaia esuberi, di cassintegrazione permanente;
- sulla grave situazione di mancanza di sicurezza - che ha portato anche alla morte di Claudio Salamida, ma è rischio per tutti e ogni giorno:
Richiesta alla Procura, Ispettorato del lavoro, Spesal, Inail di una postazione ispettiva permanente direttamente in fabbrica; richiesta al magistrato che si occupa dell'infortunio mortale di avvio di una raccolta di centinaia di testimonianze operaie sulla situazione di mancanza di manutenzione  

domenica 18 gennaio 2026

Ilva - La morte di Claudio Salamida - Slai cobas richieste alla Procura

A fronte della situazione di mancanza di sicurezza in Acciaierie d’Italia – Ex Ilva, più volte denunciata e segnalataci dagli operai operanti in Ilva e nelle ditte d’appalto; situazione nettamente peggiorata in questi recenti anni a causa della mancanza di interventi di manutenzione, anche ordinaria, di impianti, strutture, attrezzature dove operano i lavoratori; a fronte del recente infortunio mortale dell’operaio Claudio Salamida in Acciaieria 2, che ha chiaramente dimostrato questa situazione di perenne rischio che vivono gli operai;

Lo Slai cobas Ilva/appalto ha presentato le seguenti RICHIESTE DI INTERVENTOAL PROCURATORE DELLA REPUBBLIC, A ISPETTORATO DEL LAVORO, ASL/SPESAL, INAIL: 

-
una postazione permanente degli organi ispettivi, di controllo: Ispettorato del Lavoro, ASL/Spesal, Inail direttamente nell'area industriale ex Ilva - che possa funzionare sia da controllo permanente e preventivo, sia da deterrenza, sia da immediato riferimento per lavoratori e delegati sindacali per interventi immediati.

- L'altra richiesta - collegata a questa precedente - è che la Procura 
avvii una inchiesta diretta acquisendo centinaia di testimonianze degli operai che operano in tutti i reparti dell'area Ilva. 

Gli operai dell'Ilva conoscono bene la situazione di mancanza di sicurezza, di mancanza di manutenzione anche minima, di come sono costretti a lavorare; questi operai in generale non denunciano per il ricatto, la paura costante di essere posti in cassintegrazione o addirittura perdere il lavoro; ma non possiamo aspettare un altro maxi processo - come quello di "Ambiente svenduto" in cui nel 1° grado vi sono state dichiarazioni importanti di alcuni operai - per sentire le loro crude e precise testimonianze. Occorre, quindi, che ora Ispettorato del Lavoro, Spesal, Inail acquisiscano queste testimonianze convocando centinaia di operai dei vari reparti.

(In passato, a fronte di una simile richiesta dello Slai cobas per una ditta dell'appalto Ilva: la Nuova Siet, questo avvenne, la Procura convocò in Tribunale e sentì circa 100 operai; questa inchiesta permise un processo e la condanna di Riva).

sabato 17 gennaio 2026

Freedom Flotilla Taranto/provincia - Positiva riunione - Ma occorre chiarezza e spirito costruttivo

Martedì 13 gennaio nella riunione convocata da Freedom Flotilla Taranto per costruire un coordinamento Taranto e provincia ha visto una larga partecipazione di realtà e anche di singoli. 

Vi sono state proposte costruttive da raccogliere (es. informazione nelle scuole, piazze, banchetti informativi, ecc.), e contributi individuali su terreni non usuali (tipo iniziative artistiche, ecc.); alcune ne abbiamo fatto noi come Slai cobas che di seguito riassumiamo. Per la loro realizzazione serve mantenere uno spirito unitario e la collaborazione di tutti e tutte per realizzarle e spirito pratico.

In particolare, secondo noi, è giusto avviare l'informazione nelle scuole, oggi più che mai contro l’oscena circolare Valditara; realizzare banchetti informativi nelle piazze; costruire a febbraio un nuovo corteo a Taranto per dire NO all'hub delle armi di Israele, No al Fondo filo sionista Flacks, no alle mani dell'Eni a Gaza. 

Per trasformare le proposte in azione serve chiaramente costruire un coordinamento ristretto, come dei sottogruppi specialistici. 

Occorre mantenere fermo e chiaro il carattere e lo scopo del coordinamento che come è stato detto, raccogliendo anche giuste indicazioni sono:

- sostegno alla Flotilla, "di terra e di mare", alla sua funzione di rompere l'assedio di Israele, e aiuto concreto al popolo palestinese;
- mantenere alta ed estendere la solidarietà alla Palestina e alla sua resistenza, ancora più difficile in questa fase;
- la pace, intesa oggi soprattutto come opposizione al riarmo, alla militarizzazione, all'invio di nostri soldati nella zona, contro le guerre imperialiste, difesa diritti dei popoli;
- denuncia del ruolo del governo Meloni, sia nella continuazione nella sua complicità su quello che succede a Gaza sia nella dura repressione in atto verso i solidali e rappresentanti palestinesi in Italia.

Calare questo nel territorio di Taranto deve voler dire informazione/denuncia di ciò che a Taranto avviene o sta per avvenire in contrasto con il sostegno alla Palestina: appunto, dal NO all'Hub delle armi di Israele, No al Fondo filo sionista Flacks, no alle mani dell'Eni a Gaza.

Mentre, secondo noi, non vanno affatto accolte proposte che in nome di un "legame" pongono problematiche ambientali, o altre questioni locali, che devono trovare altri terreni di mobilitazione.

In questo senso, vi sono stati nella riunione anche interventi "disturbante" che ponevano in maniera non avccettabile il legame con il territorio, l'allargamento delle tematiche (che di fatto oscura e indebolisce le battaglie centrali) o interventi che vogliono  usare questo coordfinamento per estendere in modo deviante la sua funzione pro flotilla.

Così come, alla luce dei fatti, non serve continuare a fare appello al Comune, alle Istituzioni che invece sono parte del problema, e non si può accettare che assessori vengano a fare la difesa d'ufficio del Comune - in una situazione in cui il sindaco e la giunta non hanno fatto nulla per la Palestina e per contrastare arrivo navi, e invece Bitetti scrive a Piantedosi per avere più forze dell'ordine a TA.

Il coordinamento, giustamente, deve puntare all'unità, all'inclusione delle forze, e guardare alle posizioni e alla partecipazione diretta, e non alle etichette. Ma non accettando usi strumentali, anche da parte di chi era alla riunione ma non è mai scesa in piazza o non ha preso in tutto questo tempo posizione per la Palestina.