venerdì 23 gennaio 2026

Taranto - Vestas fa il gioco sporco per dividere i lavoratori e realizzare il suo piano di licenziamenti mascherati - infosolidale

È durissimo il giudizio espresso dalle organizzazioni sindacali FIOM e UILM nei confronti di Vestas Italia, accusata di proseguire unilateralmente la procedura di trasferimento mentre i lavoratori sono in sciopero a tutela dei propri diritti, della propria dignità, del futuro occupazionale e della continuità degli investimenti sul territorio di Taranto.

Secondo i sindacati, l’azienda avrebbe scelto di andare avanti senza coinvolgere i veri protagonisti della vertenza: i lavoratori. Una decisione definita “grave”, soprattutto alla luce del fatto che al tavolo con l’azienda si è seduta l’organizzazione sindacale FIM, che però — sottolineano FIOM e UILM — non dispone di una rappresentanza sindacale eletta democraticamente all’interno dello stabilimento.

I sindacati ricordano infatti che FIOM e UILM sono le uniche organizzazioni presenti in azienda con proprie RSU, e che tale rappresentanza è frutto di una scelta democratica compiuta dai lavoratori attraverso il voto. “Si chiama democrazia”, ribadiscono con forza.

Nel mirino anche la gestione delle relazioni sindacali da parte del management di Vestas Italia, accusato di limitarsi a comunicazioni a distanza, spesso tramite PEC, ignorando di fatto chi è legittimato dal mandato dei lavoratori secondo quanto previsto dal Testo Unico sulla Rappresentanza.

FIOM e UILM non escludono che la scelta di confrontarsi con soggetti privi di rappresentanza possa essere voluta, con l’obiettivo di portare avanti il trasferimento ai danni dei lavoratori. In tal caso, assicurano, “lo impediremo con ogni mezzo”.

Non sarebbe la prima volta, secondo i sindacati, che il management di Vestas tenta di dividere e contrapporre i dipendenti. L’unità dei lavoratori, insieme a FIOM e UILM, ha invece caratterizzato finora tutto il percorso di mobilitazione, portato avanti dal basso attraverso assemblee e presidi, ai quali l’organizzazione sindacale seduta al tavolo con l’azienda non avrebbe mai partecipato.

FIOM e UILM ribadiscono inoltre che, in assenza delle RSU legittimamente elette, gli incontri relativi alla procedura di trasferimento non hanno alcuna validità. Qualora simili episodi dovessero ripetersi, i sindacati annunciano il ricorso alle vie legali per tutelare il diritto dei lavoratori a essere rappresentati da chi hanno democraticamente scelto.

Alla luce di quanto emerso anche nel verbale dell’ultimo incontro, che confermerebbe la volontà di Vestas Italia di non ricercare soluzioni condivise e di rifiutare persino un confronto preventivo con le istituzioni, la mobilitazione sindacale proseguirà con ancora maggiore determinazione.


Lo Slai cobas a Bruxelles nello spirito di classe/internazionalista

 Comunicato 

Una rappresentanza dello Slai cobas di Taranto sarà a Bruxelles nella prossima  settimana come parte di una delegazione internazionale per un sit-in davanti al parlamento europeo per sollecitare la Commissione europea sezione diritti umani e sezione esteri a  prendere posizione e intervenire per fermare in india  il regime fascista hindutva di Modi a prendere posizione e intervenire per fermare in India il regime fascista hindutva di Modi che con l'Operazione Kagaar conduce in diverse Regioni e Stati con 50 milioni di abitanti una repressione senza limiti con massacri / arresti di massa / bombardamenti / deportazioni di massa verso le popolazioni indigene delle foreste adivasi ed altre realtà in nome della lotta al 'terrorismo 'maoista', in realtà al servizio delle grandi multinazionali indiane tra le quali Mittal/Jindal/Tata, ecc che si insediano con la forza di polizia, gruppi paramilitari fasciste e integralisti, esercito, portando avanti devastazioni territoriali, espulsioni di popolazioni intere.
A questo si aggiunge la repressione delle masse contadine / minoranze nazionali kashmir ecc. / minoranze religiose mussulmane.
Nelle grandi città la repressione colpisce studenti, intellettuali, artisti, avvocati e giuristi, giornalisti, movimento delle donne, organizzazione e associazioni democratiche, lotte dei lavoratori e masse povere, sempre accusati, e imprigionati, di essere vicine ai 'maoisti’ e ad altre forze di opposizione di varie matrici. Vi sono attualmente 10 mila prigionieri politici in condizione inumane nelle carceri.
 
Questa iniziativa si inserisce in un piano di ulteriori iniziative: la denuncia del genocidio in Palestina e della situazione drammatica di assedio e bombardamenti delle masse kurde in Siria/ Turchi; gli interventi militari imperialisti e neocolonialisti in America latina e in altri scenari del mondo; la repressione contro i movimenti di solidarietà con la Palestina, in atto nella maggiorparte dei paesi imperialisti europei.

Info: WA 3519575628 - csgpindia@gmail.com

giovedì 22 gennaio 2026

Tavolo tecnico del Comune - L'intervento dello Slai cobas invitato a questo incontro - Unica realtà che ha partecipato con delegati di lavoratrici Asili e lavoratori cimiteriali

L'intervento dello Slai cobas 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno

Taranto, nasce il Tavolo tecnico permanente per la transizione occupazionale

Il Comune di Taranto ha avviato un Tavolo tecnico permanente per la transizione occupazionale, con l’obiettivo di strutturare un percorso condiviso con le parti sociali e costruire una piattaforma comune di intenti sul futuro del lavoro nell’area.

Nei primi due incontri, svoltisi a Palazzo di Città, l’assessore alle Politiche del Lavoro, Federica Stamerra, ha illustrato il metodo di lavoro, concepito come spazio distinto e complementare rispetto alle singole vertenze, in cui analizzare dati, competenze e prospettive comuni.

«Taranto ha bisogno di un modello di sviluppo economico diversificato – ha spiegato Stamerra – e affinché sia sostenibile è necessaria un’analisi delle potenzialità del territorio. Il Comune si propone come luogo di connessione tra politiche del lavoro, formazione e programmazione territoriale, valorizzando le competenze professionali e promuovendo la transizione ecologica».

Il Tavolo tecnico si concentrerà su tre linee principali: la mappatura delle competenze disponibili sul territorio, l’analisi realistica dei fabbisogni delle imprese e il raccordo tra i diversi livelli istituzionali. L’obiettivo è individuare priorità, distinguere tra interventi immediati e progetti di lungo termine, e ottimizzare gli strumenti già esistenti per coniugare domanda e offerta di lavoro.

Il prossimo incontro operativo del Tavolo è previsto nella seconda metà di febbraio, con l’intento di trasformare le indicazioni emerse in azioni concrete a beneficio dell’economia e dell’occupazione locale.

Il sistema capitalista-imperialista uccide, in fabbrica, in discoteca, in treno

 Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia

Nella giornata del 19 gennaio, in un paese della Puglia, a Putignano, c’è stato il funerale di un operaio dell'ex Ilva, oggi Acciaierie Italia, Claudio Salamida, morto il 12 gennaio scorso, durante un intervento di chiusura di una valvola di ossigeno all'interno di Acciaieria II nella zona del Convertitore III. Una morte per caduta, perché si è rotta la pedana in cui stava lavorando l'operaio. È caduto per circa 7 metri ed è probabilmente morto per la lesione principale, conseguente all'urto della testa. Operava su un camminamento che in quella fase non presentava il consueto grigliato metallico che avrebbe dovuto esserci. Al suo posto erano state collocate pedane di legno, a quanto pare installate per consentire il passaggio delle attrezzature durante i lavori di manutenzione, una soluzione provvisoria che però, alla resa dei conti, non ha retto, la pedana si è aperta o spostata, l'operaio ha perso l'appoggio ed è caduto. Gli indagati riguardano una serie di figure di comando dell'azienda e il responsabile della Peyrani, una delle ditte esterne impegnata negli interventi di manutenzione.

Al momento dell'incidente l'operaio lavorava da solo, in un'area abbastanza isolata, tant'è vero che proprio il non vederlo per un po' di tempo che un suo compagno di lavoro si è insospettito e ha cercato di rintracciarlo e quando l'ha rintracciato i soccorsi sono risultati inutili.

In sostanza, quello che si è verificato, è l'ennesima morte sul lavoro nella ex Ilva di Taranto, una catena di morti che viene da lontano, dall'insediamento della fabbrica ai giorni nostri, legata anch'essa alla situazione più generale dell'ex Ilva Taranto che ha prodotto inquinamento e morte anche sul territorio, per effetto della cattiva gestione delle emissioni che hanno inquinato ampie parti della città, causando in maniera pressoché accertata morti, malati di tumori e danni vari di carattere ambientale, territoriale.

Da sempre - e oggi più che mai - noi denunciamo tutto questo come tutte le altre morti sul lavoro, come originati non dalla fabbrica in sé, ma dalla gestione capitalistica della fabbrica, intorno alla parola d'ordine: “nocivo è il Capitale, non la fabbrica” e, naturalmente, quando si dice il Capitale non si intende soltanto i padroni della fabbrica, ma anche lo Stato del Capitale, le leggi del Capitale del massimo sfruttamento con minori costi che ricade inevitabilmente sui costi per la sicurezza e sui costi di gestione ambientale della fabbrica.

Non c'è dubbio che quest'ultima morte è causata da questo, perché l'attuale gestione della fabbrica volta al massimo profitto e a ridurre i costi, sopravvenuta a quella dell'ArcelorMittal, a sua volta sopravvenuta a quella di padron Riva, dei padroni assassini per eccellenza, a Taranto come a livello nazionale, nei diversi passaggi, è continuata. Gli attuali commissari dell'ex Ilva sono pienamente interni al piano governativo gestito dalla coppia Meloni/Urso e dagli altri ministri interessati, venendo meno allo scopo del loro insediamento, quello di mantenere la manutenzione della fabbrica facendo però miglioramenti in attesa di un nuovo padrone e di una nuova fase dello stabilimento che dovrebbe essere fondata sui forni elettrici.

Ebbene, è proprio sul terreno della manutenzione che l'attuale gestione della fabbrica invece ha completamente fallito mettendo in cassintegrazione gli operai della manutenzione, rendendo difficile il lavoro e la permanenza delle ditte di appalto, a loro volta con problemi interni di organico e sicurezza. Tutto questo ha prodotto uno stato di insicurezza nella fabbrica che è continuato provocando già numerosi episodi, incidenti, e ora una nuova morte in fabbrica.

Il Capitale, nello stadio di attuale, uccide, uccide come sistema, uccide come governi, uccide come gestione capitalistiche delle fabbriche, uccide come catena di comando, perché tutto è finalizzato al profitto, allo sfruttamento, alla possibilità dei padroni e delle loro aziende di cambiare tutto per non cambiare niente quando la concorrenza mondiale, la situazione mondiale, la crisi economica, lo rende necessario.

Cos’è che lega questa morte di un operaio a quello che per esempio è successo nella discoteca assassina di Capodanno dove, per effetto di un incendio devastante, sono morti tantissimi giovani, 41, e tanti sono stati i feriti e invalidati per un incendio che ha provocato una vera strage? Anche qui è stata una morte annunciata; un incendio provocato per inosservanza delle norme di sicurezza, per la logica criminale dei gestori di questo bar-discoteca, eludendo controlli e puntando al massimo profitto, indipendentemente dalle condizioni in cui i locali stavano e che ne hanno provocato poi la strage.

Tutto il sistema capitalistico è fatto di questi padroni assassini e nella sua fase parassitaria anzi questi padroni sono quelli più impegnati al profitto in ogni condizione, qualunque sia l'attività che gestiscono in questo caso un bar-discoteca e una festa di Capodanno. Anche qui la catena dei mancati controlli, ammessi candidamente dal sindaco - che non vuole neanche dimettersi - di questa località turistica che sostiene che negli ultimi 5 anni non è stato effettuato alcun tipo di controllo e quindi questo bar-discoteca è diventato la tomba di decine e decine di ragazzi e ragazze per l'elusione di tutti i controlli, per il massimo profitto. Perfino nel corso dell'incendio l'unica attenzione che hanno avuto i padroni è mettere a riparare la cassa, nascondere i video, ben consapevoli che la strage è stata provocata dal loro sistema di gestione della fabbrica, del locale.

Ancora una volta il modo di produzione capitalistico nella sua fase imperialistica e parassitaria si dimostra mortale in tutti i campi della società.

Pochi giorni fa un incidente ferroviario ha provocato un vero disastro con 40 morti con scene che vengono descritte come terrificanti in Spagna, in Andalusia, dove due treni si sono scontrati, uno dei quali correva a 200 chilometri orari e questo ha provocato il disastro che ha seminato lutti e morte tra i passeggeri e quindi tra le tante famiglie. La drammatica contabilità è destinata a peggiorare, scrivono i giornali. In Spagna è ben chiaro che questa morte è dipesa dall'inosservanza delle norme di sicurezza e dalle condizioni in cui le strutture ferroviarie si trovano. Qui si dice che i binari erano stati appena rifatti, qui i controlli a quando pare c'erano stati, ma ancora una volta la legge del Capitale, il sistema del Capitale produce quella catena di eventi che alla fine si trasformano in stragi, in morti, nello stadio attuale del sistema capitalistico nella macro situazione mondiale, con la crisi climatica, la tendenza alla guerra imperialista e la guerra in corso, le stragi causate da questa situazione si legano alla strage quotidiana che può essere la morte sul lavoro, che può essere una gestione di una discoteca, che può essere un treno.

In tutti i paesi imperialisti e nei paesi oppressi la condizione è ancora peggiore, questo sta diventando ormai la normalità della vita, di come ci fa vivere il sistema attuale e la necessità sempre più che nasce sia dalle grandi questioni, la crisi climatica/ambientale e la crisi economica, la miseria e l'oppressione dei popoli, il genocidio in Palestina, la fame, la guerra; sia dagli ultimi eventi e da tutti gli eventi che caratterizzano la vita quotidiana delle masse proletarie e popolari. Mentre la ricchezza cresce, il profitto finanziario e industriale viene difeso, le banche fanno grandi utili, Wall Street continua ad avere tassi di profitto molto alti, i signori della guerra, i signori del petrolio, i signori delle grandi catene commerciali e turistiche fanno soldi a palate, il popolo, i proletari e le masse popolari si impoveriscono - ancor più nei paesi oppressi dall'imperialismo - e tutto ciò fino al pericolo di morire su un posto di lavoro, in una discoteca, viaggiando in un treno.

Ecco, questo modo di produzione capitalistica e imperialistica mostra come è sempre più inaccettabile per i proletari e per i popoli di tutto il mondo.

Ed è per questo che oggi la vera battaglia concreta è costruire le condizioni di lotta e unità dei proletari e i popoli, su tutti i terreni, per mettere fine a questa catena infinita che produce morti e distruzioni.

E’ attraverso la lotta, attraverso il rovesciamento del governo, degli Stati del Capitale, che si può per tappe, su scala mondiale, costruire un sistema senza sfruttamento, senza guerra, un sistema senza morti sul lavoro, senza morti nelle discoteche assassine, senza morti nei trasporti.

Per questo vale la pena lottare e per questo non c'è altra strada che la lotta. Ma la lotta deve avere come obiettivo non la singola questione ma, attraverso la singola questione, la visione del sistema generale in cui è inserita e la costruzione della lotta generale che deve rovesciare questo sistema edificare una nuova società. Tutto questo si chiama Rivoluzione, la lotta per la Rivoluzione è l'unica risposta all’orrore senza fine del sistema capitalistico/imperialistico, su tutti i campi.

I fondi (prestiti) per l'ex Ilva non cambiano la grave situazione in fabbrica - L'attività dello Slai cobas

Da Sole 24 Ore - "Arrivano i fondi per l’ex Ilva. Il provvedimento prevede un nuovo prestito da 149 milioni e sblocca altri 108 milioni per garantire la continuità produttiva
Il decreto legge autorizza Acciaierie d’Italia (l’ex Ilva) ad utilizzare i 108 milioni residui trasferiti da Ilva in amministrazione straordinaria (92 milioni risultano invece già utilizzati) per garantire la continuità operativa degli impianti.
Prestito da restituire entro sei mesi - Lo stanziamento sarà deciso con decreto del ministro delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il ministro dell’Economia. Ilva Spa in amministrazione straordinaria potrà «procedere direttamente all’utilizzo delle risorse ovvero trasferirle, su richiesta dell’organo commissariale, ad Acciaierie d’Italia Spa in amministrazione straordinaria». La misura precisa inoltre le modalità di erogazione e di restituzione del finanziamento. La disposizione specifica inoltre che l’erogazione del prestito non potrà avvenire prima della approvazione della Commissione europea".
 
Il lavoro ad Acciaierie e appalto dello Slai cobas continua, con forme anche diverse, su due piani fondamentalmente:
- respingere il bluff del Fondo Flacks, e ogni altra svendita della fabbrica; No ai piani di migliaia esuberi, di cassintegrazione permanente;
- sulla grave situazione di mancanza di sicurezza - che ha portato anche alla morte di Claudio Salamida, ma è rischio per tutti e ogni giorno:
Richiesta alla Procura, Ispettorato del lavoro, Spesal, Inail di una postazione ispettiva permanente direttamente in fabbrica; richiesta al magistrato che si occupa dell'infortunio mortale di avvio di una raccolta di centinaia di testimonianze operaie sulla situazione di mancanza di manutenzione  

domenica 18 gennaio 2026

Ilva - La morte di Claudio Salamida - Slai cobas richieste alla Procura

A fronte della situazione di mancanza di sicurezza in Acciaierie d’Italia – Ex Ilva, più volte denunciata e segnalataci dagli operai operanti in Ilva e nelle ditte d’appalto; situazione nettamente peggiorata in questi recenti anni a causa della mancanza di interventi di manutenzione, anche ordinaria, di impianti, strutture, attrezzature dove operano i lavoratori; a fronte del recente infortunio mortale dell’operaio Claudio Salamida in Acciaieria 2, che ha chiaramente dimostrato questa situazione di perenne rischio che vivono gli operai;

Lo Slai cobas Ilva/appalto ha presentato le seguenti RICHIESTE DI INTERVENTOAL PROCURATORE DELLA REPUBBLIC, A ISPETTORATO DEL LAVORO, ASL/SPESAL, INAIL: 

-
una postazione permanente degli organi ispettivi, di controllo: Ispettorato del Lavoro, ASL/Spesal, Inail direttamente nell'area industriale ex Ilva - che possa funzionare sia da controllo permanente e preventivo, sia da deterrenza, sia da immediato riferimento per lavoratori e delegati sindacali per interventi immediati.

- L'altra richiesta - collegata a questa precedente - è che la Procura 
avvii una inchiesta diretta acquisendo centinaia di testimonianze degli operai che operano in tutti i reparti dell'area Ilva. 

Gli operai dell'Ilva conoscono bene la situazione di mancanza di sicurezza, di mancanza di manutenzione anche minima, di come sono costretti a lavorare; questi operai in generale non denunciano per il ricatto, la paura costante di essere posti in cassintegrazione o addirittura perdere il lavoro; ma non possiamo aspettare un altro maxi processo - come quello di "Ambiente svenduto" in cui nel 1° grado vi sono state dichiarazioni importanti di alcuni operai - per sentire le loro crude e precise testimonianze. Occorre, quindi, che ora Ispettorato del Lavoro, Spesal, Inail acquisiscano queste testimonianze convocando centinaia di operai dei vari reparti.

(In passato, a fronte di una simile richiesta dello Slai cobas per una ditta dell'appalto Ilva: la Nuova Siet, questo avvenne, la Procura convocò in Tribunale e sentì circa 100 operai; questa inchiesta permise un processo e la condanna di Riva).

sabato 17 gennaio 2026

Freedom Flotilla Taranto/provincia - Positiva riunione - Ma occorre chiarezza e spirito costruttivo

Martedì 13 gennaio nella riunione convocata da Freedom Flotilla Taranto per costruire un coordinamento Taranto e provincia ha visto una larga partecipazione di realtà e anche di singoli. 

Vi sono state proposte costruttive da raccogliere (es. informazione nelle scuole, piazze, banchetti informativi, ecc.), e contributi individuali su terreni non usuali (tipo iniziative artistiche, ecc.); alcune ne abbiamo fatto noi come Slai cobas che di seguito riassumiamo. Per la loro realizzazione serve mantenere uno spirito unitario e la collaborazione di tutti e tutte per realizzarle e spirito pratico.

In particolare, secondo noi, è giusto avviare l'informazione nelle scuole, oggi più che mai contro l’oscena circolare Valditara; realizzare banchetti informativi nelle piazze; costruire a febbraio un nuovo corteo a Taranto per dire NO all'hub delle armi di Israele, No al Fondo filo sionista Flacks, no alle mani dell'Eni a Gaza. 

Per trasformare le proposte in azione serve chiaramente costruire un coordinamento ristretto, come dei sottogruppi specialistici. 

Occorre mantenere fermo e chiaro il carattere e lo scopo del coordinamento che come è stato detto, raccogliendo anche giuste indicazioni sono:

- sostegno alla Flotilla, "di terra e di mare", alla sua funzione di rompere l'assedio di Israele, e aiuto concreto al popolo palestinese;
- mantenere alta ed estendere la solidarietà alla Palestina e alla sua resistenza, ancora più difficile in questa fase;
- la pace, intesa oggi soprattutto come opposizione al riarmo, alla militarizzazione, all'invio di nostri soldati nella zona, contro le guerre imperialiste, difesa diritti dei popoli;
- denuncia del ruolo del governo Meloni, sia nella continuazione nella sua complicità su quello che succede a Gaza sia nella dura repressione in atto verso i solidali e rappresentanti palestinesi in Italia.

Calare questo nel territorio di Taranto deve voler dire informazione/denuncia di ciò che a Taranto avviene o sta per avvenire in contrasto con il sostegno alla Palestina: appunto, dal NO all'Hub delle armi di Israele, No al Fondo filo sionista Flacks, no alle mani dell'Eni a Gaza.

Mentre, secondo noi, non vanno affatto accolte proposte che in nome di un "legame" pongono problematiche ambientali, o altre questioni locali, che devono trovare altri terreni di mobilitazione.

In questo senso, vi sono stati nella riunione anche interventi "disturbante" che ponevano in maniera non avccettabile il legame con il territorio, l'allargamento delle tematiche (che di fatto oscura e indebolisce le battaglie centrali) o interventi che vogliono  usare questo coordfinamento per estendere in modo deviante la sua funzione pro flotilla.

Così come, alla luce dei fatti, non serve continuare a fare appello al Comune, alle Istituzioni che invece sono parte del problema, e non si può accettare che assessori vengano a fare la difesa d'ufficio del Comune - in una situazione in cui il sindaco e la giunta non hanno fatto nulla per la Palestina e per contrastare arrivo navi, e invece Bitetti scrive a Piantedosi per avere più forze dell'ordine a TA.

Il coordinamento, giustamente, deve puntare all'unità, all'inclusione delle forze, e guardare alle posizioni e alla partecipazione diretta, e non alle etichette. Ma non accettando usi strumentali, anche da parte di chi era alla riunione ma non è mai scesa in piazza o non ha preso in tutto questo tempo posizione per la Palestina.

venerdì 16 gennaio 2026

Morti sul lavoro - Non solo ex ILVA

Ovunque in Puglia la vita dei lavoratori è a rischio - per il sistema di sfruttamento e precarietà dei padroni assassini - per il governo e le sue leggi che li continuano a proteggere - per organi di controllo depotenziati e spesso burocratici e inefficienti - per sindacati ufficiali che coprono e colludono - per RLS inesistenti o impotenti

Si può e si deve fare molto di più 

Slaicobas per il sindacato di classe Taranto 

Incidenti mortali sul lavoro, Puglia in zona rossa

L'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega restituisce un quadro allarmante
pubblicato il 16 Gennaio 2026, 07:15

L’incidente mortale avvenuto lo scorso 13 gennaio all’ex Ilva di Taranto e costato la vita al 47enne Claudio Salamida ha riacceso l’allarme sulla sicurezza sul posto di lavoro.

Nei primi undici mesi del 2025 le morti sul lavoro in Italia hanno superato quota 1.010 vittime, dieci in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Un bilancio pesantissimo che fotografa un’emergenza strutturale e che vede la Puglia collocata tra le regioni in zona rossa per rischio di infortuni mortali.

Secondo i dati aggiornati a novembre 2025 dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, 735 decessi sono avvenuti in occasione di lavoro e 275 in itinere, con oltre metà del Paese inserita nelle fasce di rischio più elevate.

La Puglia, nello specifico, rientra nel gruppo delle regioni con un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale (pari a 30,7 morti ogni milione di occupati), insieme a Basilicata, Umbria, Sicilia e Campania. In termini assoluti, la regione registra 55 vittime in occasione di lavoro nei primi undici mesi del 2025.

All’interno del quadro regionale, però, emerge un dato specifico relativo a Taranto e provincia, che si collocano al secondo posto in Puglia (dietro Brindisi) per incidenza di infortuni mortali, risultando in zona arancione, con un indice di incidenza del 34,2% sugli occupati. Un valore comunque superiore alla media nazionale e indicativo di una situazione di forte criticità sul fronte della sicurezza.

A livello nazionale, il settore più colpito resta quello delle Costruzioni, con 133 decessi, seguito dalle Attività manifatturiere (108) e dal comparto Trasporti e magazzinaggio (98). Settori che risultano particolarmente rilevanti anche in Puglia e nel Tarantino, dove il tessuto produttivo è caratterizzato da un’alta concentrazione di attività industriali e di appalto.

L’analisi per fasce d’età evidenzia che il rischio di morte sul lavoro aumenta con l’età, colpendo soprattutto gli over 65 e i lavoratori tra i 55 e i 64 anni. Preoccupante anche il dato sui lavoratori stranieri, che registrano un rischio di morte più che doppio rispetto agli italiani, e l’aumento delle vittime in itinere, in particolare tra le donne.

L’aumento delle denunce di infortunio (+1,5% rispetto al 2024) conferma che la prevenzione resta insufficiente. La collocazione della Puglia in zona rossa e di Taranto e provincia in zona arancione rappresenta un campanello d’allarme che, alla luce dell’ennesima vittima all’ex Ilva, rende ancora più urgente un cambio di passo su controlli, manutenzione, formazione e cultura della sicurezza.

Un’emergenza che continua a mietere vittime e che, soprattutto nei territori a forte vocazione industriale come Taranto, non può più essere considerata un tragico effetto collaterale dello sviluppo produttivo.

Per la morte di Claudio Salamida; i nomi dei 17 indagati

Ilva a Taranto, sono 17 gli indagati per la morte dell'operaio Claudio Salamida. I NOMI

francesco casula

francesco casula

Ex Ilva, terminato lo sciopero per la morte di Claudio Salamida. Aperta l'inchiesta

Tra i 17 indagati ci sono il direttore generale di Acciaierie d'Italia Maurizio Saitta e il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, i capi area e i capi turni della fabbrica. 

C'è anche il direttore generale di Acciaierie d'Italia Maurizio Saitta tra i 17 indagati per la morte di Claudio Salamida, l'operaio di 47 anni precipitato il 12 gennaio scorso per sette metri nel reparto di Acciaieria 2 a causa di una pedana in legno che copriva un buco su una passerella. Il pubblico ministero Mariano Buccoliero, a cui è stato affidato il fascicolo d'indagine, ha infatti iscritto nel registro degli indagati l'intera catena di comando della fabbrica dal vertice fino a capi squadra. Non solo. Come preannunciato ieri l'inchiesta coinvolge anche una ditta esterna che si è occupata dei lavori di manutenzione al “convertitore 3”, in cui Salamida stava operando.

Oltre Saitta, di cooperazione in omicidio colposo, rispondono anche il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, il capo Area Acciaeria 2 Vincenzo Sardelli, il responsabile di tutta l'Area Acciaieria Luigi Boero, il capo Area Manutenzione Meccanica delle Acciaierie, Antonio Pispero e il responsabile della Manutenzione meccanica dell'Acciaieria 2 Giorgio Dell'Atti. A questi, tutti dipendenti di AdI si aggiungono anche sei capiturno, due capisquadra e un addetto manutenzione. Infine il 17esimo indagato è Antonio Nigro, preposto della ditta Peyrani Spa che ha eseguito una parte dei lavori sull'impianto.

I nomi degli indagati sono emersi dall'avviso con il quale il pm Buccoliero ha disposto l'esecuzione dell'autopsia: al momento, come sempre solo un atto dovuto per consentire alle persone coinvolte nell'inchiesta di nominare un proprio consulente che dovrà partecipare all'esame: il magistrato inquirente, lunedì mattina, conferirà l'incarico al medico legale Liliana Innamorato che attraverso l'autopsia dovrà accertare quale delle ferite è stata fatale per il 47enne e soprattutto ricostruire la dinamica di quella caduta per comprendere cosa sia accaduto e valutare le responsabilità

Info - Dal 26 gennaio estesa la tutela contro l'amianto - Useremo questa normativa

 

giovedì 15 gennaio 2026

Salute e sicurezza alla Pasquinelli, come e peggio di prima


Lo Slai cobas ha presentato una denuncia e chiesto intervento alla Procura e agli organi di controllo competenti avverso le condizioni di lavoro altamente a rischio per la salute/sicurezza in cui operano gli operai della selezione della differenziata nel sito dell'Amiu "Pasquinelli".

Queste condizioni lavorative che sarebbero dovute cambiare migliorare con l'avvio della automazione dell'impianto, sono rimaste identiche alla precedente situazione.

I 20 lavoratori e lavoratrici sono tuttora costretti a lavorare mettendo le mani nei rifiuti di ogni genere e tipo, molti dei quali altamente pericolosi, e respirando polveri ed esalazioni tossiche. In particolare dal nastro passano rifiuti ospedalieri, pezzi di animali, pezzi di amianto, rifiuti velenosi.  

Tutti i lavoratori soffrono problematiche di salute; alcuni di erssi, come il nostro Rls Malecore Tanino ha avuto un grave tumore alla gola, ha subito un intervento, a seguito del quale non potrà più parlare.

Altre lavoratrici e lavoratori hanno malesseri vari, sono dimagriti. 

Amiu, il Comune e la ditta appaltatrice Daniele Ambiente sono direttamente responsabili di questa situazione. pensano solo a tagliare i costi del lavoro sulla pelle dei lavoratori, insieme a ritardi nei pagamenti degli stipendi, a dicembre rischio di 13°, ecc. 

Ma gli operai e operaie non possono rischiare la propria salute e vita. 

Malecore Tanino, fino a quando ha potuto lavorare, si è sempre ribellato a queste inumane condizioni lavorative, in violazione, tra l'altro, di normative contrattuali,  TU sulla sicurezza; Tanino si fermava, chiamava i suoi compagni di lavoro a fermarsi quando passavano sul nastro pezzi di amianto. Per questo anni fa fu anche licenziato dal Pres. Amiu, Mancarelli - poi rientrato dopo la battaglia che fece lo Slai cobas. 

Oggi alcune lavoratrici, lavoratori dicono: ci vorrebbe Tanino, se tornasse qui le cose potrebbero cambiare.

MA LE COSE DEVONO COMUNQUE CAMBIARE! Basta a sottostare ai ricatti, alla paura di perdere il lavoro. La vita dei lavoratori vale molto di più degli interessi di sfruttamento di Amiu, Comune, Ditta. Solo la lotta, come è stato sempre in passato negli anni in cui questi lavoratori da disoccupati, da ultra precari hanno lottato e vinto, può difendere lavoro e salute.

Pretendiamo che Spesal, Ispettorato del lavoro vengano alla Pasquinelli e facciano il loro dovere! 

martedì 13 gennaio 2026

Oggi alle portinerie dell'Ilva e appalto per la morte di Claudio Salamida

 

La Procura sequestra senza facoltà d’uso l’area del convertitore 3 - info

La Procura della Repubblica di Taranto ha sequestrato senza facoltà d’uso l’area del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto interessata ieri dalla caduta dell’operaio Claudio Salamida, 47 anni, dipendente dell’azienda, morto sul lavoro.

La Procura ha anche acquisito la documentazione relativa alle attività di manutenzione effettuate sul convertitore. Le attività di manutenzione erano terminate da poco e il convertitore, che attraverso l’immissione di ossigeno trasforma la ghisa liquida che arriva degli altiforni in acciaio liquido, aveva anche ripreso la sua attività, solo che ieri era stato di nuovo fermato per la messa a punto di ulteriori interventi.
La campagna manutentiva del convertitore 3 – tra rifacimento e altri lavori – era partita a settembre ed era finita il 5 gennaio. Quindi circa quattro mesi di lavori. L’acciaieria 2, in questo periodo, aveva prodotto attraverso il convertitore 1. Da quanto si apprende, le manutenzioni del convertitore hanno interessato più aziende esterne all’ex Ilva ed esterno é anche il coordinatore della sicurezza.

Non ci sono al momento indagati, la cui iscrizione dovrebbe comunque avvenire nelle prossime ore come atto dovuto da parte del pm Filomena Di Tursi, che ieri si è recata sull’impianto per un sopralluogo. Il magistrato deve infatti prima ricostruire dinamica, ruoli operativi e responsabilità. (FONTE AGI)

Ex Ilva, altra tragedia sfiorata: due perdite di gas a poche ore dalla morte di Claudio Salamida - info

Ex Ilva, altra tragedia sfiorata: due perdite di gas a poche ore dalla morte di Claudio Salamida

È avvenuto in due momenti distinti, nella tarda serata di ieri e durante la notte. 

Una perdita di gas si è verificata in due momenti distinti nell’area dell’altoforno 2 dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto nella tarda serata di ieri e durante la notte. Lo si apprende da fonti sindacali. Non si registrano conseguenze per il personale. L’impianto attualmente è in manutenzione in attesa di tornare operativo. Una prima segnalazione, secondo quanto riferisce la Uilm, è arrivata intorno alle 23.40. Sono scattate le procedure di sicurezza e i lavoratori che stavando svolgendo attività hanno indossato le maschere protettive il tempo necessario per consentire alla ditta incaricata di localizzare e bloccare la dispersione. Non c'è stato bisogno di evacuare l’area. Verso le 3 di notte si è verificato nuovamente il fenomeno e sono state seguite le stesse procedure. In mattinata l’azienda ha informato le organizzazioni sindacali.I delegati Rls (responsabili sicurezza) di Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un incontro in merito alla «fuga di gas nei repaeti Ene e Dta». Nella nota sottolineano che «considerata la natura inodore del gas, la situazione rappresenta un potenziale rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori, in quanto non immediatamente percepibile».

Pur «apprezzando il celere intervento aziendale» in merito alle operazioni di ripristino, i sindacati chiedono una convocazione «per avere maggiori informazioni sull'accaduto e la garanzia che le attività lavorative proseguano solo in condizioni di piena sicurezza. La sicurezza dei lavoratori - osservano - deve rimanere una priorità assoluta». L’episodio è avvenuto a poche ore dall’incidente costato la vita al 46enne operaio Claudio Salamida

ALLARME FUORIUSCITA DI GAS ALL’EX ILVA: EVACUATA L’AREA DEGLI ALTOFORNI
​Momenti di tensione nella mattinata di oggi, 13 gennaio, all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto a causa di un’avaria tecnica alla rete di distribuzione del combustibile. Una perdita di gas si è sprigionata improvvisamente da una valvola situata nel settore strategico degli Altoforni, facendo scattare immediatamente i protocolli di sicurezza previsti per i rischi industriali. Il personale presente è stato prontamente allontanato e l’intero perimetro interessato dall’anomalia è stato isolato e transennato per impedire l’accesso ai non addetti ai lavori.
​L’attivazione tempestiva delle procedure d'emergenza ha permesso di circoscrivere l’incidente ed evitare conseguenze peggiori. Squadre di tecnici specializzati sono intervenute sul punto critico per procedere alla sostituzione di una guarnizione difettosa, ritenuta la causa principale del guasto. Nonostante il timore iniziale legato alla natura della perdita e alla sensibilità della zona colpita, l’azienda ha confermato che non si registrano feriti né intossicati tra gli operai impegnati nel turno mattutino.
​La situazione è attualmente sotto controllo e monitorata costantemente per garantire che i livelli di gas nell'aria tornino alla normalità prima della riapertura totale del comparto. Le operazioni di manutenzione straordinaria proseguono per assicurare il ripristino dell'integrità della condotta e la piena sicurezza degli impianti. L’episodio riaccende l’attenzione sulla necessità di controlli costanti alle infrastrutture del colosso siderurgico per prevenire incidenti che possano minacciare l'incolumità dei lavoratori.

lunedì 12 gennaio 2026

Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

Mentre ci apprestavamo a fare la conferenza stampa che avevamo indetto per oggi nella sede dello Slai cobas di Taranto, ci è pervenuta la notizia della morte di un altro operario, questa volta un operaio dell'Accieria 2. Un operaio di 47 anni Claudio Salamida, che è precipitato dal quarto piano del convertitore 3 dell'accieria dove stava lavorando. Purtroppo l'uomo è molto sul colpo.

Sarebbe precipitato a seguito del crollo della pavimentazione. Già questo fatto ci spiega lo stato effettivo degli impianti Ilva che, nonostante i Commissari dicano che siano in manutenzione soprattutto in questo periodo di transizione, è evidentemente che proprio lì invece si manifestano le carenze più evidenti. 

Ci uniamo allo sciopero immediatamente indetto per 24 ore in tutto il gruppo che è in corso anche nelle ditte dell'appalto. Mandiamo un forte abbraccio alla moglie e al figlio di Claudio.

Da tempo stiamo denunciando come in questa situazione non solo i lavoratori sono messi in cassa integrazione ma quelli che lavorano sono a rischio vita; non solo gli operai dell'Intotto trovano difficoltà a prendere salari e stipendi e tredicesima anche in occasione del Natale; non solo siamo di fronte ad alcune aziende che hanno annunciato chiusure come la Semat, la Pitrelli; non solo siamo di fronte ad aziende che rendono difficile la continuità lavorativa quotidiana dei lavoratori (vedi alla Castiglia ditta dell'appalto ILVA operante al porto, i cui nostri rappresentanti nostri proprio questa mattina chiedevano un intervento immediato perché si potessero lavorare, perché potessero essere assorbiti i lavoratori che sono stati mandati a casa e che vengano tutelati diritti, sicurezza forme di organizzazione del lavoro che permettano effettivamente un lavoro dignitoso), ma ora riprendono anche gli infortuni mortali. E le responsabilità all'Ilva sono chiare, dal governo ai Commissari.

L'appello ad una nuova mobilitazione generale degli operari dell'appalto e della Acciaieria è chiaramente ora assorbito dallo sciopero in corso; però, e i lavoratori ce l'hanno sempre detto, proprio in occasione dei morti sul lavoro la lotta non può durare né un turno né un giorno perché è da tempo che gli operai hanno visto che questa forma di protesta non ha portato a risultati concreti e le dichiarazioni di circostanza che vengono da tutti non si traducono in fatti concreti che cambiano la condizione operaria e la condizione di sicurezza, ma la lotta deve continuare fino a risultati effettivi a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai; con gli operai che devono ribellarsi, fermarsi, protestare quotidianamente di fronte a situazioni di evidente insicurezza.  

Noi siamo contro la chiusura dell'ILVA. e non per una ideologia industrialista ma perché gli operai sono la forza reale che può contrastare all'interno di questo assetto industriale e di questa città il piano che porta a meno lavoro, più morti in fabbrica; nello stesso tempo fuori dalla fabbrica senza la forza determinante dei lavoratori non è possibile unire tutte le istanze di questa città che rivendicano la fine di una fabbrica capitalistica che uccide, affermando ancora una volta che è il capitale che uccide e la gestione capitalistica delle fabbriche che uccide in fabbrica e fuori; e che quindi abbiamo bisogno di ricostruire attraverso la lotta degli operai una situazione per cui gli operai controllano la produzione e possano mettere fine all'orrore senza fine rappresentato dalle fabbriche della morte.

SLAI COBAS Taranto

WA 3519575628

Operaio muore dopo una caduta in Acciaieria 2 - info stampa

https://play.telenorba.it/series/6/tg-norba/episode/711a3651118e58e43cfa26ebebfd00e162611762/tg-norba-delle-1325-del-12-gennaio-2026

La testimonianza di un operaio a Telenorba 

Cedimento di un grigliato nello stabilimento. La vittima, 47 anni, è precipitata durante le attività al convertitore 3. Inutili i soccorsi. Avviate le indagini

redazione.taranto@buonasera24.it

L'ex Ilva

TARANTO - Un incidente mortale sul lavoro si è verificato nello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto. Un operaio di 47 anni, Claudio Salamida, nato ad Alberobello, ha perso la vita mentre era impegnato nelle attività del reparto Acciaieria 2, dopo essere precipitato a seguito del cedimento di un grigliato.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo si trovava su una struttura posta al quinto livello dell’impianto quando il grigliato avrebbe improvvisamente ceduto, facendolo cadere nel vuoto fino al piano sottostante. L’incidente è avvenuto nell’area del convertitore 3.

L'uomo, che lascia la moglie e un figlio piccolo, secondo fonti sindacali, era impegnato nelle attività di controllo delle valvole quando si è verificato l'incidente. L'operaio stava lavorando su di un paiolato, che sarebbe una specie di pedana. Immediato l’intervento dei sanitari del 118, giunti sul posto insieme ai colleghi di lavoro e ai delegati sindacali. Nonostante i tentativi di soccorso, le gravi ferite riportate nella caduta non gli hanno lasciato scampo e il decesso è stato constatato poco dopo. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.

Sull’accaduto sono state avviate le indagini per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità. Le autorità competenti stanno procedendo con gli accertamenti tecnici all’interno dell’impianto per verificare le condizioni della struttura interessata dal cedimento.

Sulla vicenda interviene direttamente l'azienda che in una nota fa sapere che "Acciaierie d’Italia in AS esprime profondo cordoglio per la tragica scomparsa del dipendente, Claudio Salamida, avvenuta in Acciaieria 2. ADI in AS rende noto che sono in corso tutte le verifiche necessarie per accertare la dinamica dei fatti e conferma la piena disponibilità a fornire tutti gli elementi utili a far luce sull’accaduto".

Morte sul lavoro all’ex Ilva, i sindacati proclamano 24 ore di sciopero in tutto il gruppo

Fim, Fiom, Uilm e Usb nazionale fermano immediatamente le attività dopo l’incidente mortale nello stabilimento di Taranto. Mobilitazione estesa a tutti i siti di Acciaierie d’Italia. Le reazioni politiche. Decaro: "In queste condizioni non c'è futuro"

Operai dell'ex Ilva

TARANTO – Dopo l’incidente mortale avvenuto nello stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, arriva la prima, durissima reazione sindacale. Le segreterie di FIM, FIOM e UILM hanno proclamato uno sciopero immediato di 24 ore, con effetto da subito, da svolgersi in tutti i siti del gruppo, secondo le articolazioni territoriali.

La decisione è stata assunta in seguito alla morte di un lavoratore rimasto vittima dell’incidente verificatosi nel reparto Acciaieria 2 dello stabilimento ionico. Le organizzazioni sindacali sottolineano che la protesta scatta in attesa di conoscere nel dettaglio la dinamica dell’accaduto, mentre sono in corso gli accertamenti delle autorità competenti.

Nel comunicato, Fim, Fiom e Uilm esprimono inoltre cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore, sottolineando come tutti i dipendenti dell’ex Ilva e dell’intero comparto metalmeccanico si stringano attorno ai familiari in questo momento di dolore.

Lo sciopero rappresenta un segnale immediato di protesta e di attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, tornato drammaticamente al centro del dibattito dopo l’ennesima vittima sul lavoro nello stabilimento di Taranto.

Anche il sindacato Usb nazionale proclama 24 ore di sciopero sin da subito in tutti i siti produttivi di Acciaierie d’Italia. La decisione  è conseguenza diretta dell'incidente mortale avvenuto questa mattina nello stabilimento di Taranto in Acciaieria 2.

Ferdinando Uliano, Segretario Generale FIM-CISL e Valerio d’Alò segretario nazionale FIM-CISL: "Quanto accaduto oggi all’Ilva è un fatto di una gravità estrema che non può e non deve essere archiviato come una tragica fatalità. Da tempo denunciamo la necessità di una maggiore attenzione e di investimenti strutturali sulle manutenzioni e sulla messa in sicurezza degli impianti. Le risorse destinate alla sola gestione ordinaria non sono sufficienti: è indispensabile rafforzare in modo significativo e continuativo gli interventi di manutenzione per prevenire situazioni che mettono seriamente a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori. La definizione di un assetto proprietario stabile è una condizione indispensabile per una migliore pianificazione degli investimenti, sia sul fronte della prevenzione e della sicurezza, sia per il rilancio complessivo degli impianti siderurgici. Per queste ragioni, la nostra richiesta di riaprire con urgenza il tavolo a Palazzo Chigi è oggi ancora più necessaria e non più rinviabile. Auspichiamo che il Governo dia a questa richiesta un riscontro immediato e concreto. Per quanto ci riguarda, la presenza dello Stato deve rappresentare una garanzia aggiuntiva e reale sul piano della prevenzione del rischio infortuni e, al tempo stesso, l’unica strada possibile per assicurare un futuro industriale e occupazionale allo stabilimento. Alla famiglia del lavoratore va il nostro più profondo cordoglio e la nostra piena vicinanza in questo momento di dolore".

Slai Cobas: "Mentre ci apprestavamo a fare la conferenza stampa che avevamo indetto per oggi nella sede dello Slai cobas di Taranto, ci è pervenuta la notizia della morte di un altro operario, questa volta un operaio dell'Accieria 2. Ci uniamo allo sciopero immediatamente indetto per 24 ore in tutto il gruppo che è in corso anche nelle ditte dell'appalto. Mandiamo un forte abbraccio alla moglie e al figlio di Claudio. Da tempo stiamo denunciando come in questa situazione non solo i lavoratori sono messi in cassa integrazione ma quelli che lavorano sono a rischio vita; non solo gli operai dell'Intotto trovano difficoltà a prendere salari e stipendi e tredicesima anche in occasione del Natale; non solo siamo di fronte ad alcune aziende che hanno annunciato chiusure come la Semat, la Pitrelli; non solo siamo di fronte ad aziende che rendono difficile la continuità lavorativa quotidiana dei lavoratori (vedi alla Castiglia ditta dell'appalto ILVA operante al porto, i cui nostri rappresentanti nostri proprio questa mattina chiedevano un intervento immediato perché si potessero lavorare, perché potessero essere assorbiti i lavoratori che sono stati mandati a casa e che vengano tutelati diritti, sicurezza forme di organizzazione del lavoro che permettano effettivamente un lavoro dignitoso), ma ora riprendono anche gli infortuni mortali. E le responsabilità all'Ilva sono chiare, dal governo ai Commissari. L'appello ad una nuova mobilitazione generale degli operari dell'appalto e della Acciaieria è chiaramente ora assorbito dallo sciopero in corso; però, e i lavoratori ce l'hanno sempre detto, proprio in occasione dei morti sul lavoro la lotta non può durare né un turno né un giorno perché è da tempo che gli operai hanno visto che questa forma di protesta non ha portato a risultati concreti e le dichiarazioni di circostanza che vengono da tutti non si traducono in fatti concreti che cambiano la condizione operaria e la condizione di sicurezza, ma la lotta deve continuare fino a risultati effettivi a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai; con gli operai che devono ribellarsi, fermarsi, protestare quotidianamente di fronte a situazioni di evidente insicurezza. Noi siamo contro la chiusura dell'ILVA. e non per una ideologia industrialista ma perché gli operai sono la forza reale che può contrastare all'interno di questo assetto industriale e di questa città il piano che porta a meno lavoro, più morti in fabbrica; nello stesso tempo fuori dalla fabbrica senza la forza determinante dei lavoratori non è possibile unire tutte le istanze di questa città che rivendicano la fine di una fabbrica capitalistica che uccide, affermando ancora una volta che è il capitale che uccide e la gestione capitalistica delle fabbriche che uccide in fabbrica e fuori; e che quindi abbiamo bisogno di ricostruire attraverso la lotta degli operai una situazione per cui gli operai controllano la produzione e possano mettere fine all'orrore senza fine rappresentato dalle fabbriche della morte".

La segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci: “Quanto accaduto al siderurgico di Taranto con l’infortunio mortale occorso all’operaio Claudio Salamida, ripropone in modo drammatico ed emergenziale il tema della sicurezza e dell’ammodernamento degli impianti, e quindi degli investimenti per garantire ogni tutela per la salute dei lavoratori e una prospettiva di futuro per l’impianto produttivo. Alla famiglia dell’operaio va il cordoglio le la vicinanza della Cgil pugliese, così come il sostegno alla Fiom e alle altre categorie metalmeccaniche che hanno giustamente e immediatamente proclamato uno sciopero di 24 ore. Io credo che anche a fronte di incidenti e infortuni che si succedono nell’impianto siderurgico, il Governo e il Mimit abbiano il dovere di spiegare a lavoratori e sindacati quali sono le volontà politiche rispetto al futuro dell’azienda. È evidente come i processi di transizione ineludibili devono essere accompagnati da investimenti in ammodernamento e adeguamento degli impianti. E tutto deve senza che un solo posto di lavoro possa andar perso. Ma le strategie produttive sono strettamente connesse al tema sicurezza degli impianti e quindi degli operai. Lo diciamo a Meloni e Urso: non c’è tempo da perdere, serve chiarezza e assunzione di responsabilità”

La morte dell'operaio Salamida - nei video le reazioni dei sindacati

 

Una denuncia da verificare

Sicurezza sul lavoro al centro di una lettera anonima

Nel testo, l’autore spiega di scrivere a Veraleaks “a seguito di un episodio mortale” e rivolge innanzitutto un pensiero di cordoglio alla famiglia della persona deceduta. La segnalazione descrive quindi un contesto lavorativo che, secondo quanto riportato, metterebbe in secondo piano la tutela dei lavoratori rispetto alle esigenze produttive.

cosa racconta la segnalazione anonima a Veraleaks

La lettera utilizza toni diretti e fa riferimento a una percezione di “spersonalizzazione” in azienda, sostenendo che i lavoratori verrebbero considerati “numeri” e non persone. L’operaio parla di reparti vissuti come “trincee” e mansioni percepite come “una condanna”, sottolineando che molti addetti, sempre secondo il racconto, affronterebbero i rischi “in silenzio” per necessità economiche.

Tra i passaggi più significativi, l’autore scrive: “Lì dentro non siamo persone, siamo numeri” e aggiunge: “Lavoriamo in condizioni disumane”. Nella stessa lettera, l’operaio afferma che ogni mattina si saluta la famiglia “convinti di tornare a casa”, ma che “qualcuno non torna”. Le frasi sono riportate come dichiarazioni contenute nel messaggio e non come accertamenti.

Sicurezza sul lavoro e manutenzioni: i punti indicati nella lettera a Veraleaks

La segnalazione richiama anche aspetti tecnici e organizzativi. L’autore cita “manutenzioni mai fatte” e “impianti pericolosi”, collegando questi elementi a una situazione che definisce di “ricatto occupazionale”. Nel testo si fa inoltre riferimento a strumenti di ammortizzazione sociale e a difficoltà economiche come fattori che, sempre secondo il racconto, spingerebbero i lavoratori ad accettare condizioni ritenute rischiose.

In un altro passaggio, l’operaio scrive: “Accettiamo quasi di tutto: turni, rischi, paura” e aggiunge che sul posto, dopo l’episodio, sarebbe scattato “il solito rituale: polizia, ambulanza e pompieri”, con la presenza dei responsabili a distanza. Non vengono indicati nomi, ruoli specifici o riferimenti identificativi dell’impianto. La ricostruzione contenuta nel messaggio, pertanto, non consente di attribuire con certezza responsabilità o di verificare in modo indipendente i singoli dettagli descritti.

Ex Ilva, dopo la morte dell’operaio la produzione va avanti: la denuncia di VeraLeaks

Luciano Manna accusa l’azienda di non aver fermato gli impianti dopo l’incidente mortale in Acciaieria 2. “Si continua a colare acciaio come se nulla fosse accaduto”

redazione.taranto@buonasera24.it

L'ex Ilva ora Arcelor Mittal

TARANTO - A poche ore dall’incidente mortale che ha provocato la morte di un operaio nel reparto Acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva, la produzione non si sarebbe fermata. Secondo quanto riferito da Manna, alle ore 11, nonostante il decesso di un lavoratore e la proclamazione dello sciopero immediato di 24 ore da parte delle organizzazioni sindacali, nella colata continua numero 2 la produzione sarebbe proseguita regolarmente. L’acciaio, sempre secondo la denuncia, veniva colato attraverso una siviera proveniente proprio dal reparto Acc2, lo stesso in cui poche ore prima un operaio aveva perso la vita.

Si continuava a colare acciaio come se non fosse successo nulla”, afferma Manna, parlando di una situazione che solleva interrogativi profondi sul valore attribuito alla sicurezza e alla vita dei lavoratori all’interno dello stabilimento. Nel suo intervento, il fondatore di VeraLeaks allarga il ragionamento al significato stesso dell’attività industriale dell’ex Ilva di Taranto. “Cosa è diventata questa fabbrica e quanto valgono le vite dei lavoratori di fronte a numeri insignificanti di produttività e a perdite economiche enormi per lo Stato”, si chiede, denunciando una distanza sempre più marcata tra produzione e tutela delle persone.

La conferenza stampa dello Slai Cobas - Ex-Ilva Taranto: NO al fondo Flacks! Riprendere la lotta contro il piano del governo Meloni. Ancora una morte/assassinio in fabbrica, i responsabli sono nazionali e locali

 

 

Formazione marxista - aggiornamenti e prossimo appuntamento

La prossima lezione su "Il Capitale" del Prof. Giuseppe Di Marco si terrà in febbraio la prima settimana - data da concordare

Prima di questa 7° lezione, organizziamo un incontro intermedio con collegamento telematico con il Prof. Di Marco con lettura della lezione precedente e domande. Questo incontro è assolutamente necessario perché plusvalore e salario devono essere capiti bene, a fondo. 

La volta ci fu molta attenzione, data la novità della scoperta marxiana presentata. Ma se adesso non si lavora su questi due concetti e soprattutto non si comprende come Marx vi è arrivato, ci si perde.

Quindi appuntamento per venerdì 16 alle ore 17 - questa volta alla sede Slai cobas via Livio Andronico 47. 

Siete invitati ad esserci

domenica 11 gennaio 2026

Ilva - lunedi ore 10 sede slai cobas Taranto conferenza stampa in presenza e telematica - via Livio Andronico 47

Alla stampa e TV 

Lunedi ore 10 sede slai cobas Taranto conferenza stampa in presenza e telematica  - via livio andronico 47 - 

Link alla videochiamata: https://meet.google.com/nze-gukc-hsz

NO al fondo Flacks e al piano del governo URSO/MELONI

Il fondo flacks chi è e cosa vuole da noi - che succede a questo fondo in Germania / quali sono i suoi rapporti con Israele 

NO a ogni complicità ai danni dei lavoratori e cittadini

Perchè serve tornare a bloccare la fabbrica e la città per fermare questo piano e affermare una piattaforma operaia e popolare 

per Slai cobas per il sindacato di classe

slaicobasta@gmail.com

wattsapp 3519575628

Taranto: giù le mani dal Venezuela

Ieri sera in piazza Immacolata, nonostante il clima freddo, ma soprattutto il vento e quindi le poche persone in giro, dovevamo riprendere. L'aggressione di Trump al Venezuela - che estende, in forme e auto valorizzazione che ricordano il nazismo, l'azione dell'imperialismo contro i popoli - non poteva non trovare anche nella nostra città una forte voce di denuncia del comitato #iostoconlapalestina, a cui si sono uniti giovani della Fgc.
Ma abbiamo appena cominciato. Facciamo appello a tutte le realtà solidali e internazionaliste, le compagne, i compagni a cotruire insieme una prossima mobilitazione. 
 
 
 
 VOLANTINO DIFFUSO