venerdì 5 aprile 2013

Il Coordinamento precari/disoccupati SlaiCOBAS continua a lottare, sindaco e consiglio comunale latitano

Oggi ancora una volta nella sala del Consiglio Comunale i precari della raccolta differenziata e disoccupati organizzati dello SlaiCOBAS sono tornati a farsi sentire con la loro protesta e a lottare per il lavoro.
Era in programma la seduta del Consiglio e i precari e disoccupati erano di nuovo lì coi i loro striscioni e cartelli a chiedere conto dei piani per la raccolta differenziata e il lavoro, che soprattutto la loro lotta in questi anni ha reso possibile, sbloccando fondi e progetti fermi da tempo.
Ma la seduta del Consiglio è andata pressoché deserta. Assenti il sindaco e quasi tutti i consiglieri della maggioranza. Ancora una volta nessuna risposta, se non silenzio e fuga dalle responsabilità.
Responsabilità che invece continuano ad addossare e far pagare a chi lotta, con uno stillicidio di denunce e condanne, l'ultima in ordine di tempo è arrivata un paio di giorni fa, quasi 2000 euro di ammenda per un gruppo di disoccupati organizzati, rei di "essere radunati senza preavviso in luogo pubblico" - questo per il codice fascista ancora vigente è un reato.
Avevano aspettato sotto casa il sindaco, stanchi di rinvii e incontri mancati.
Invece che soluzione dei problemi di chi non ha un lavoro, fuga e repressione.
Ma se pensano che questo basti a stancare o intimorire la lotta, sbagliano i loro conti.


Coordinamento disoccupati e precari Slai cobas.
Via Rintone 22 - slacobasta@libero.it - 3475301704

contro Riva, con lo SlaiCOBAS



La famiglia Riva si affida a Bondi per ristrutturare e mantenere il controllo dell’azienda, non certo per metterla a norma.
Lo dimostrano chiaramente l’attacco alla magistratura e la continua inosservanza delle norme sulla sicurezza, che provocano ripetutamente infortuni e insicurezza sugli impianti.
I contratti di solidarietà non possono essere la foglia di fico dei piani dell’azienda che accompagnino la ristrutturazione e gli inevitabili tagli.

Il 20 aprile Lo SlaiCOBAS Ilva terra il suo attivo proporrà nuovė iniziative di lotta.

ILVA conferma degli arresti


Ilva, la Cassazione sulla conferma degli arresti
"Il disastro ambientale è riconducibile ai Riva"

La Suprema Corte ha reso note le motivazioni con cui ha convalidato il 16 gennaio scorso i domiciliari a Emilio e Nicola Riva e all'ex direttore dello stabilimento di Taranto Capogrosso: conoscevano i rischi ma hanno perseverato


Il disastro ambientale nella vicenda dell'Ilva di Taranto è riconducibile al gruppo Riva: lo evidenzia la prima sezione penale della Cassazione nello spiegare il perché, lo scorso 16 gennaio, ha convalidato i domiciliari nei confronti del patron dell'Ilva Emilio Riva, del figlio Nicola come pure nei confronti dell'ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso.

Con "argomenti logici e immuni da interne contraddizioni" il Tribunale della libertà di Taranto ha evidenziato che "il disastro ambientale" nella vicenda dell'Ilva di Taranto "era certamente riconducibile anche alla gestione successiva al 1995, quando è subentrato il gruppo Riva nella proprietà e nella gestione dello stabilimento siderurgico e che gli accertamenti effettuati hanno chiarito che l'inquinamento è attuale".

In particolare, la Suprema Corte nelle motivazioni contenute nella sentenza 15667, sottolinea come il Riesame di Taranto, il 7 agosto 2012, abbia evidenziato, "la pervicacia e la spregiudicatezza dimostrata da Emilio Riva e dal Capogrosso, ma anche da Nicola Riva, succeduto alla presidenza del Consiglio di amministrazione in continuità con il padre, che hanno dato prova, nei rispettivi ruoli, di perseverare nelle condotte delittuose, nonostante la consapevolezza della gravissima offensività per la comunità e per
i lavoratori delle condotte stesse e delle loro conseguenze penali e ad onta del susseguirsi di pronunce amministrative e giudiziarie che avevano già evidenziato il grave problema ambientale creato dalle immissioni dell'industria".

Quanto al pericolo di reiterazione del reato, la Cassazione segnala che il parere positivo espresso dal Tribunale è "coerente e non è contraddetto nè dalla circostanza che gli impianti sono stati sottoposti a sequestro preventivo, nè dal venir meno delle cariche degli indagati nell'azienda". Del resto, fa notare ancora Piazza Cavour, "i Riva, pur non avendo più cariche, hanno tuttora la proprietà dell'azienda con quel che ne consegue in termini di interesse in ordine alle sorti dello stabilimento; inoltre, sono titolari del gruppo Riva".

Stesso discorso vale per l'ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso "tuttora dipendente dell'Ilva e del quale il Tribunale ha compiutamente evidenziato la gravità e la reiterazione delle condotte e la piena condivisione delle scelte aziendali consolidate negli anni". Sul pericolo di inquinamento probatorio, poi, la Cassazione ricorda che non ha alcun peso "la circostanza che le indagini preliminari si siano concluse".

Nelle motivazioni, la Suprema Corte per dimostrare la legittimità della decisione del Riesame di Taranto evidenzia ancora che "è risultato che le concrete modalità di gestione dello stabilimento siderurgico dell'Ilva hanno determinato la contaminazione di terreni ed acque e di animali destinati all'alimentazione in un'area vastissima che comprende l'abitato di Taranto e di paesi vicini nonché un'ampia zona rurale tra i territori di Taranto e Statte tali da integrare i contestati reati di disastro doloso, omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque, posti in essere con condotta sia commissiva che omissiva, con coscienza e volontà per deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti che si sono avvicendati alla guida dell'Ilva i quali hanno continuato a produrre massicciamente nella inosservanza delle norme di sicurezza con effetti destinati ad aggravarsi negli anni".
Da qui il rigetto dei tre ricorsi.

(04 aprile 2013)


giovedì 4 aprile 2013

Ilva: questione nazionale per unire la lotta per lavoro e salute contro i padroni, lo Stato e il governo dei padroni



Ilva: questione nazionale per unire la lotta per lavoro e salute contro i padroni, lo Stato e il governo dei padroni.
Contro chi vuole chiudere la fabbrica e contro chi la vuole lasciare nelle mani di padroni e stato - anche se si traveste da difensore di lavoratori e cittadini
Piattaforma di classe su sicurezza sui posti di lavoro e salute sul territorio.
Contro demagoghi e populisti di turno
Unita operai e masse popolari per una rivolta operaia e popolare a Taranto contro chi in nome dei cittadini nega l'autonomia operaia e la lotta di classe

Questa è stata l'iniziativa nazionale-sfida di Taranto della Rete il 22 marzo

Unire gli operai dell'Ilva con le realtà autorganizzate operaie su scala nazionale su basi di classe per una lotta sola!

Rete Nazionale per la salute e la sicurezza sui territori e posti di lavoro

mercoledì 3 aprile 2013

2 infortuni all'Ilva in pochi giorni


Il nodo di taranto della Rete Nazionale sicurezza aderisce alle manifestazioni del 7 aprile a Taranto e del 9 aprile a Roma

La Rete Nazionale per la salute e sicurezza sui posti di lavoro – Nodo di Taranto - aderisce alla manifestazione del 7 aprile e a quella del 9 a Roma.
Per il 9 terremo un presidio gemellato con la manifestazione in Piazza della vittoria.
Già il 22 marzo, abbiamo si è tenuta a Taranto una nostra iniziativa nazionale proprio per fare sentire a tutti la gravità dell'emergenza sicurezza e il rischio lavorare in queste condizioni all'Ilva.
Gli infortuni, uno dei quali abbastanza gravi, degli ultimi giorni confermano che all'ilva non si può tollerare ancora la situazione attuale. Per questo torniamo in piazza il 7 e 9 aprile e anche con altre iniziative a seguire

Dalla piattaforma della manifestazione del 22 marzo:
Noi siamo per la messa a norma radicale e d'emergenza dell'azienda, da imporre a qualsiasi proprietà - Riva, nuovi assetti, Stato - con i fondi necessari prelevati dai profitti dei padroni, con misure anche di esproprio senza indennizzo.
Noi siamo perché questa messa a norma avvenga con l'utilizzo pieno di tutti gli attuali operai dell'Ilva nei lavori di bonifica, garantendo il salario pieno – questa soluzione va estesa alle ditte dell'indotto.
Noi siamo per dare potere di proposta e di controllo agli operai dell'Ilva sui lavori da fare e sulla tempistica di essi.
Noi siamo per la riduzione dell'orario del lavoro nella siderurgia e negli impianti inquinanti e per il riconoscimento dei benefici pensionistici da lavori usuranti per tutti gli operai operanti nella zona industriale e ai Tamburi, in particolare per i lavoratori cimiteriali.
Noi siamo per lo sviluppo di un piano di bonifica di Taranto e del territorio, a partire dal quartiere Tamburi, con massicci investimenti dello Stato, che sia opportunità di lavoro per i disoccupati di questa città anche tramite un grande piano di corsi di formazione retribuiti e finalizzati al lavoro.
Noi siamo per un piano sanitario d'emergenza per Taranto per monitorare salute dei cittadini, malattie professionali, e prevedere strutture ospedaliere in grado di intervenire con le migliori cure e tecnologie esistenti.
Noi siamo per un processo rapido ai responsabili del disastro ambientale e sanitario secondo il modello realizzato per Thyssen ed Eternit, che utilizzi i reati di omicidio volontario e disastro ambientale.
Noi siamo per la costituzione di parte civile associata di lavoratori e cittadini per giusti risarcimenti
nei processi in preparazione.

Rete Nazionale per la Salute e Sicurezza sui territori e posti di lavo – Nodo di Taranto


martedì 2 aprile 2013

ennesimo incidente al' ilva





 


TARANTO - Un operaio dell'Ilva di 37 anni, di Francavilla Fontana (Brindisi), è rimasto ferito questa mattina alle 11 a un piede in un incidente avvenuto nel reparto Pla 2 dello stabilimento di Taranto. Mentre regolava delle guide che servono a mettere in linea le lamiere, il piede destro è rimasto incastrato tra la stessa lamiera e il rullo causandogli la frattura scomposta della caviglia. Colleghi lo hanno liberato e dato l'allarme. Gelo è stato ricoverato in ospedale.


Lo sciopero. Le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato uno sciopero immediato di reparto, che terminerà alle 7 di domani, dei dipendenti del reparto Pla2 dell'Ilva dove stamani è avvenuto l'ultimo infortunio sul lavoro. Secondo i sindacati sarebbero state ignorate le norme di prevenzione nonostante i solleciti della prefettura sull'adozione di un protocollo di sicurezza. Negli ultimi cinque mesi si sono verificati tre incidenti mortali nello stabilimento. Il reparto Pla 2 dell'area a freddo era stato riaperto il 21 marzo scorso dopo un periodo di fermo.


L'impennata di infortuni. «Il nuovo infortunio, verificatosi questa mattina all'Ilva, mette in luce il calo di attenzione da parte dell'azienda sui temi della sicurezza». Lo afferma in una nota il segretario provinciale della Fim Cisl di Taranto, Mimmo Panarelli, riferendosi all'incidente avvenuto nel reparto Pla2. «Dopo un triennio fruttuoso senza infortuni gravi, negli ultimi mesi - aggiunge - si sta riproponendo un triste e angoscioso scenario, al quale un po' tutti non eravamo più abituati. A fronte dell'incidente odierno sulla macchina bordatrice n.1, ci chiediamo: come mai registriamo questa improvvisa impennata di infortuni? Gli ottimi risultati, ottenuti negli ultimi anni, in termini di indici d'infortunio, avranno un po' cullato l'azienda?» Quesiti, afferma Panarelli, «che meritano risposte certe. Da parte dell'azienda esigiamo chiarimenti. Non è possibile riproporre alle cronache quotidiane notizie che vanno in controtendenza con l'impegno che noi tutti da sempre profondiamo. Una situazione che non accettiamo».


Usb: sangue per profitto. «Ancora sangue versato per il profitto. Siamo in una situazione paradossale nella quale si accettano supinamente i dettami della proprietà, si consente a quest'ultima il continuo ricorso agli ammortizzatori sociali, ai contratti di solidarietà, alla messa a riposo forzato dei lavoratori, mentre si deve continuare a produrre bypassando le procedure di sicurezza per velocizzare le attività, come siamo convinti sia accaduto anche per l'incidente odierno». Lo affermano in una nota Francesco Rizzo e Lorenzo Semeraro, del coordinamento provinciale Usb (Unione sindacale di base) di Taranto, commentando l'incidente occorso a un operaio nel reparto Pla2 dello stabilimento Ilva. «Ci chiediamo - aggiungono - a cosa servano i tavoli istituzionali e le kermesse dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, Fim, Fiom e Uilm, che in prefettura discutono e siglano protocolli d'intesa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, mentre si dice che centinaia di migliaia di euro vengono spesi per pagare società esterne, straniere, per sviluppare concetti "altamente qualificati" sulla materia». I due esponenti dell'Usb ricordano che «sono tre gli operai morti in soli quattro mesi e gli infortuni, spesso gravissimi, sono all'ordine del giorno. Chiediamo l'immediato superamento di tutti quegli accordi siglati tra azienda e sindacati. Si deve avere il coraggio di fermare gli impianti e ripristinare le misure di sicurezza invece di mandare uomini a morire».


Lupoli: mai abbassare la guardia. «Non bisogna mai abbassare i livelli di guardia sulla sicurezza»: così il direttore dello stabilimento Ilva di Taranto, Antonio Lupoli, commenta in una nota l'incidente verificatosi stamani nel reparto Finitura Lamiere che ha provocato la frattura di una caviglia ad un operaio, Marco Gelo. Secondo la ricostruzione fatta dall'azienda, l'operaio, mentre regolava una macchina bordatrice, ha attivato inavvertitamente un "sensore presenza lamiera", provocando l'avanzamento di alcuni centimetri di una lamiera e determinando il contrasto del piede destro tra la stessa e il piano della via rulli. «Ci siamo dotati di una politica e di precise linee guida - aggiunge Lupoli - che definiscono la sicurezza come parte integrante e prioritaria della gestione aziendale. Strumenti che ci hanno permesso di ottenere risultati significativi. Solo con l'impegno, con la partecipazione attiva e il coinvolgimento di tutti, sarà possibile migliorare. E solo quando non si verificheranno più incidenti - conclude - potremo ritenerci davvero soddisfatti».
Quotidiano di Taranto

Venerdì 29 Marzo 2013 -