Oggi ancora una volta nella sala del Consiglio Comunale i precari della raccolta differenziata e disoccupati organizzati dello SlaiCOBAS sono tornati a farsi sentire con la loro protesta e a lottare per il lavoro.
Era in programma la seduta del Consiglio e i precari e disoccupati erano di nuovo lì coi i loro striscioni e cartelli a chiedere conto dei piani per la raccolta differenziata e il lavoro, che soprattutto la loro lotta in questi anni ha reso possibile, sbloccando fondi e progetti fermi da tempo.
Ma la seduta del Consiglio è andata pressoché deserta. Assenti il sindaco e quasi tutti i consiglieri della maggioranza. Ancora una volta nessuna risposta, se non silenzio e fuga dalle responsabilità.
Responsabilità che invece continuano ad addossare e far pagare a chi lotta, con uno stillicidio di denunce e condanne, l'ultima in ordine di tempo è arrivata un paio di giorni fa, quasi 2000 euro di ammenda per un gruppo di disoccupati organizzati, rei di "essere radunati senza preavviso in luogo pubblico" - questo per il codice fascista ancora vigente è un reato.
Avevano aspettato sotto casa il sindaco, stanchi di rinvii e incontri mancati.
Invece che soluzione dei problemi di chi non ha un lavoro, fuga e repressione.
Ma se pensano che questo basti a stancare o intimorire la lotta, sbagliano i loro conti.
Coordinamento disoccupati e precari Slai cobas.
Via Rintone 22 - slacobasta@libero.it - 3475301704
venerdì 5 aprile 2013
contro Riva, con lo SlaiCOBAS
La famiglia Riva si affida a Bondi per ristrutturare e
mantenere il controllo dell’azienda, non certo per metterla a norma.
Lo dimostrano chiaramente l’attacco alla magistratura e la continua
inosservanza delle norme sulla sicurezza, che provocano ripetutamente infortuni
e insicurezza sugli impianti.
I contratti di solidarietà non possono essere la foglia di
fico dei piani dell’azienda che accompagnino la ristrutturazione e gli
inevitabili tagli.
Il 20 aprile Lo SlaiCOBAS Ilva terra il suo attivo proporrà
nuovė iniziative di lotta.
ILVA conferma degli arresti
Ilva, la Cassazione sulla conferma degli arresti
"Il disastro ambientale è riconducibile ai Riva"
La Suprema Corte ha reso note le motivazioni con cui ha convalidato il 16 gennaio scorso i domiciliari a Emilio e Nicola Riva e all'ex direttore dello stabilimento di Taranto Capogrosso: conoscevano i rischi ma hanno perseverato
Con "argomenti logici e immuni da interne contraddizioni" il Tribunale della libertà di Taranto ha evidenziato che "il disastro ambientale" nella vicenda dell'Ilva di Taranto "era certamente riconducibile anche alla gestione successiva al 1995, quando è subentrato il gruppo Riva nella proprietà e nella gestione dello stabilimento siderurgico e che gli accertamenti effettuati hanno chiarito che l'inquinamento è attuale".
In particolare, la Suprema Corte nelle motivazioni contenute nella sentenza 15667, sottolinea come il Riesame di Taranto, il 7 agosto 2012, abbia evidenziato, "la pervicacia e la spregiudicatezza dimostrata da Emilio Riva e dal Capogrosso, ma anche da Nicola Riva, succeduto alla presidenza del Consiglio di amministrazione in continuità con il padre, che hanno dato prova, nei rispettivi ruoli, di perseverare nelle condotte delittuose, nonostante la consapevolezza della gravissima offensività per la comunità e per
i lavoratori delle condotte stesse e delle loro conseguenze penali e ad onta del susseguirsi di pronunce amministrative e giudiziarie che avevano già evidenziato il grave problema ambientale creato dalle immissioni dell'industria".
Quanto al pericolo di reiterazione del reato, la Cassazione segnala che il parere positivo espresso dal Tribunale è "coerente e non è contraddetto nè dalla circostanza che gli impianti sono stati sottoposti a sequestro preventivo, nè dal venir meno delle cariche degli indagati nell'azienda". Del resto, fa notare ancora Piazza Cavour, "i Riva, pur non avendo più cariche, hanno tuttora la proprietà dell'azienda con quel che ne consegue in termini di interesse in ordine alle sorti dello stabilimento; inoltre, sono titolari del gruppo Riva".
Stesso discorso vale per l'ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso "tuttora dipendente dell'Ilva e del quale il Tribunale ha compiutamente evidenziato la gravità e la reiterazione delle condotte e la piena condivisione delle scelte aziendali consolidate negli anni". Sul pericolo di inquinamento probatorio, poi, la Cassazione ricorda che non ha alcun peso "la circostanza che le indagini preliminari si siano concluse".
Nelle motivazioni, la Suprema Corte per dimostrare la legittimità della decisione del Riesame di Taranto evidenzia ancora che "è risultato che le concrete modalità di gestione dello stabilimento siderurgico dell'Ilva hanno determinato la contaminazione di terreni ed acque e di animali destinati all'alimentazione in un'area vastissima che comprende l'abitato di Taranto e di paesi vicini nonché un'ampia zona rurale tra i territori di Taranto e Statte tali da integrare i contestati reati di disastro doloso, omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque, posti in essere con condotta sia commissiva che omissiva, con coscienza e volontà per deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti che si sono avvicendati alla guida dell'Ilva i quali hanno continuato a produrre massicciamente nella inosservanza delle norme di sicurezza con effetti destinati ad aggravarsi negli anni".
Da qui il rigetto dei tre ricorsi.
(04 aprile 2013)
giovedì 4 aprile 2013
Ilva: questione nazionale per unire la lotta per lavoro e salute contro i padroni, lo Stato e il governo dei padroni
Ilva: questione nazionale per unire la lotta per lavoro e
salute contro i padroni, lo Stato e il governo dei padroni.
Contro chi vuole chiudere la fabbrica e contro chi la vuole
lasciare nelle mani di padroni e stato - anche se si traveste da difensore di
lavoratori e cittadini
Piattaforma di classe su sicurezza sui posti di lavoro e
salute sul territorio.
Contro demagoghi e populisti di turno
Unita operai e masse popolari per una rivolta operaia e
popolare a Taranto contro chi in nome dei cittadini nega l'autonomia operaia e
la lotta di classe
Questa è stata l'iniziativa nazionale-sfida di Taranto della Rete il 22 marzo
Unire gli operai dell'Ilva con le realtà autorganizzate
operaie su scala nazionale su basi di classe per una lotta sola!
Rete Nazionale per la salute e la sicurezza sui territori e posti di lavoro
Rete Nazionale per la salute e la sicurezza sui territori e posti di lavoro
mercoledì 3 aprile 2013
Il nodo di taranto della Rete Nazionale sicurezza aderisce alle manifestazioni del 7 aprile a Taranto e del 9 aprile a Roma
La Rete Nazionale per la salute e
sicurezza sui posti di lavoro – Nodo di Taranto - aderisce alla
manifestazione del 7 aprile e a quella del 9 a Roma.
Per il 9 terremo un presidio gemellato
con la manifestazione in Piazza della vittoria.
Già il 22 marzo, abbiamo si è tenuta
a Taranto una nostra iniziativa nazionale proprio per fare sentire a
tutti la gravità dell'emergenza sicurezza e il rischio lavorare in
queste condizioni all'Ilva.
Gli infortuni, uno dei quali abbastanza
gravi, degli ultimi giorni confermano che all'ilva non si può
tollerare ancora la situazione attuale. Per questo torniamo in piazza
il 7 e 9 aprile e anche con altre iniziative a seguire
Dalla piattaforma della manifestazione
del 22 marzo:
Noi siamo per la messa a norma radicale
e d'emergenza dell'azienda, da imporre a qualsiasi proprietà - Riva,
nuovi assetti, Stato - con i fondi necessari prelevati dai profitti
dei padroni, con misure anche di esproprio senza indennizzo.
Noi siamo perché questa messa a norma
avvenga con l'utilizzo pieno di tutti gli attuali operai dell'Ilva
nei lavori di bonifica, garantendo il salario pieno – questa
soluzione va estesa alle ditte dell'indotto.
Noi siamo per dare potere di proposta e
di controllo agli operai dell'Ilva sui lavori da fare e sulla
tempistica di essi.
Noi siamo per la riduzione dell'orario
del lavoro nella siderurgia e negli impianti inquinanti e per il
riconoscimento dei benefici pensionistici da lavori usuranti per
tutti gli operai operanti nella zona industriale e ai Tamburi, in
particolare per i lavoratori cimiteriali.
Noi siamo per lo sviluppo di un piano
di bonifica di Taranto e del territorio, a partire dal quartiere
Tamburi, con massicci investimenti dello Stato, che sia opportunità
di lavoro per i disoccupati di questa città anche tramite un grande
piano di corsi di formazione retribuiti e finalizzati al lavoro.
Noi siamo per un piano sanitario
d'emergenza per Taranto per monitorare salute dei cittadini, malattie
professionali, e prevedere strutture ospedaliere in grado di
intervenire con le migliori cure e tecnologie esistenti.
Noi siamo per un processo rapido ai
responsabili del disastro ambientale e sanitario secondo il modello
realizzato per Thyssen ed Eternit, che utilizzi i reati di omicidio
volontario e disastro ambientale.
Noi siamo per la costituzione di parte
civile associata di lavoratori e cittadini per giusti risarcimenti
nei processi in preparazione.
Rete Nazionale per la Salute e
Sicurezza sui territori e posti di lavo – Nodo di Taranto
martedì 2 aprile 2013
ennesimo incidente al' ilva
Quotidiano di Taranto
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