martedì 7 settembre 2021
domenica 5 settembre 2021
Acciaierie d'Italia - Le linee sul piano industriale - Fim, Fiom, Uilm fanno finta di non sapere...
Fim, Fiom e Uilm nazionali hanno chiesto un incontro immediato col governo/Mise, a partire dal piano industriale di Acciaierie d'Italia.
La realtà è che mentre il piano ambientale non è proprio ancora in calendario di presentazione, quello piano industriale invece si conosce nelle sue impostazioni e obiettivi. E quindi i sindacati confederali non possono fare gli "gnorri" e far dipendere dagli incontri al Ministero su questo, eventuali iniziative di lotta perchè - come ripete ancora una volta Palombella della Uilm - i lavoratori sono esasperati.
Riportiamo su questo un articolo apparso su Repubblica sul "Nuovo piano industriale Ilva"; da cui emerge chiaro che per gli operai si tratterà di esuberi o sempre cassaintegrazione.
Nuovo piano industriale Ilva: verso un calo degli obiettivi
di Marco Patucchi
ROMA - «L’accordo tra pubblico e privato, incluso il piano industriale, è molto dettagliato. Io non posso che rispettarlo». Così Lucia Morselli, amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, in un’intervista di inizio agosto.
Eppure il piano industriale di Acciaierie d’Italia al quale fa riferimento, verrà presto riscritto. Inevitabilmente, visto che dalla fine del 2020 quando sancì l’accordo governo-Mittal e poi gennaio quando venne presentato ai sindacati, di acqua sotto i ponti ne è passata molta. Troppa. In termini di congiuntura siderurgica, di “vita” dello stabilimento, di relazioni industriali e di equilibri tra azionisti.
Entro settembre si riunirà il consiglio d’amministrazione della holding che controlla l’azienda: per la prima volta al tavolo ci saranno i rappresentanti del socio pubblico e si metterà mano ad un nuovo piano industriale. Un reset condiviso dalla stessa Morselli che, conoscendo bene le dinamiche dei mercati dell’acciaio, è consapevole della necessità di adeguare le linee di indirizzo concordate a suo tempo tra il gruppo franco-indiano ArcelorMittal e Invitalia (socio pubblico con il 38% del capitale e il 50% dei diritti di voto di Acciaierie d’Italia, quote destinate a trasformarsi in maggioranza entro maggio prossimo. Se non prima nell’idea del governo).
«Tempistica, quantità e qualità», riferiscono fonti vicine al dossier, sono i tre versanti sui quali si ripenserà il progetto, mentre resta invariata la filosofia di fondo della strategia di rilancio del gigante siderurgico italiano: vale a dire la transizione green che punta alla graduale decarbonizzazione dell’impianto di Taranto, prendendo le mosse da una prima fase “ibrida” con il mix tra altoforni e forni elettrici... la copertura dei parchi minerali realizzata fin qui per il 90% circa.
Il progetto industriale originario prevede un target di 5 milioni di tonnellate di acciaio quest’anno, 6 nel 2022 e nel 2023, 7 nel 2024 e 8, a regime, nel 2025 (di cui 2,5 da forni elettrici). Parallelo il calendario degli investimenti: 310 milioni quest’anno, 422 nel 2022, poi 433 nel 2023, 427 nel 2024 e infine 300 nel 2025. Considerando l’attuale livello produttivo (tra i 3 e i 4 milioni di tonnellate), gli effetti della pandemia, lo status degli impianti e le tensioni giudiziarie e sociali che hanno frenato l’iter di nascita dell’alleanza pubblico-privata, difficilmente gli obiettivi potranno essere confermati. Quantomeno nella loro tempistica.
Necessaria, inoltre, una ridefinizione dei mercati di sbocco della produzione: l’Italia ha un fabbisogno di quasi 7 milioni di tonnellate di acciai piani (il core business della ex Ilva), ma la domanda è diversificata tra automotive, elettrodomestici, cantieristica navale, costruzioni; quindi andrà stabilita una precisa declinazione degli investimenti. Legati a stretto giro ai livelli produttivi sono anche i perimetri occupazionali: il piano originario prevede il riassorbimento dell’intera forza lavoro del gruppo (10.700 operai tra Taranto e Genova) con il raggiungimento degli 8 milioni di tonnellate di acciaio: un eventuale allungamento dei tempi o, addirittura, un ridimensionamento degli obiettivi metterebbe in discussione questo risultato, anche se incrociando gli ammortizzatori sociali previsti nel quinquennio e possibili spostamenti interni agli impianti, il rischio di esuberi potrebbe essere scongiurato.
sabato 4 settembre 2021
Ex Cementir - "la storia è finita. Nel silenzio generale..." - Ma bisogna aggiungere con la complicità di confindustria/regione e sindacati confederali
Solo lo Slai cobas per il sindacato di classe ha posto sin dall'inizio un'altra strada e un'altra prospettiva di lavoro bonifica e futuro, ma il ruolo dei sindacati confederali e la passività operaia ha impedito che si parlasse d'altro.
Anche a Taranto si sta verificando quello che sta succedendo in altre realtà e fabbriche, la Cemitaly del gruppo Italcementi chiude la fabbrica e se ne va. La motivazione sono i profitti che non arrivano; ma anche qui i padroni non fanno nulla per investire, e non ci pensano due volte a mettere in mezzo ad una strada 51 operai che per anni hanno lavorato, sono stati sfruttati, hanno rischiato la loro salute.
Lo Slai cobas che negli anni ha detto ai lavoratori che l'unica strada era la lotta, fa appello ai lavoratori a mobilitarsi, ad utilizzare quest'anno di cassaintegrazione non per pietire, con i sindacati conederali, impegni delle Istituzioni, ma per organizzarsi e lottare per un futuro che non sia di corsi, attese di mini lavori.
Anni oramai di cassintegrazione stanno mostrando le conseguenze negative: operai a casa, divisi, in attesa/delega di un cambiamento positivo... che non poteva arrivare senza che in campo ci fosse la lotta dei lavoratori.
Ora è tempo di cambiare strada!
RIPORTIAMO UNA NOSTRA VALUTAZIONE A CALDO DELL'ACCORDO - A SEGUIRE UN ARTICOLO DI GIANMARIO LEONE
venerdì 3 settembre 2021
Acciaierie d'Italia ancora 13 settimane di cig - in una situazione in cui mercato dell'acciaio e profitti sono in netta ripresa - E' inaccettabile!
La pandemia è diventato ormai un ritornello che dovrebbe giustificare una cassa integrazione per un totale di 3500 lavoratori (praticamente quasi la metà degli operai) che dura da luglio 2019!
In realtà l'azienda scarica sempre sugli operai per avere il 100% delle possibilità produttive; scarica le fermate (dell’Altoforno 2, dell’Acciaieria n.2. dei 3 mesi dell'altoforno 4 e dell'Acciaieria 1) per i lavori i manutenzione sugli impianti sugli operai, ecc.
La stessa azienda parla di ripresa del mercato, ma non deve perdere nulla, mentre gli operai devono ancora perdere salario!
Questa è una situazione che non si fermerà più, la cassa integrazione è permanente, è diventato uno strumento "normale" per il capitale per tagliare i costi del lavoro.
L'entrata dello Stato non ha cambiato nulla su questo. Anzi l'autorizzazione alla cig è ora "d'ufficio". Diventa anche una presa in giro fare denuncia al Ministero, all'Inps di questo abuso illegittimo.
Questo - operai - non si può e non si deve accettare!
Se i salari vengono tagliati, se gli operai devono lavorare, rischiare la salute, la vita e i padroni (privati e pubblici) devono salvaguardare le loro tasche, GLI OPERAI DEVONO DIRE BASTA!
Ma basta anche con le lamentele, basta con le ipocrite denunce dei sindacati in fabbrica, le false promesse di luglio (quando dicevano: questo sciopero è solo l'inizio... faremo come il 2012... - Poi sono bastati incontri incloncludenti, sempre gli stessi, per sparire) .
Lo Slai cobas sc - che ha sempre detto dall'inizio le cose come stavano realmente - vi chiama a scendere in lotta!
L'11 ottobre c'è sciopero generale nazionale indetto da tutti i sindacati di base, bisogna farlo anche all'Ilva/Acciaierie d'Italia.
Chiamiamo gli operai più coscienti, più combattivi ad organizzarsi per fare una lotta vera, fino a risultati (no cig - se ci deve essere l'integrazione deve essere per coprire il 100% del salario; riduzione dell'orario di lavoro per tutti a parità di salario, per aventuali saturazioni)
La sede slai cobas è aperta agli operai che vogliono discutere, autorganizzarsi, decidere iniziative, agli operai che hanno dignità!
SLAI COBAS per il sindacato di classe
3475301704 - WA 3519575628 - slaicobasta@gmail.com - sede via L. Andronico, 47 Taranto
Ex Ilva, sindacati chiedono incontro a Governo
Fim, Fiom e Uilm hanno richiesto al ministro Giorgetti di convocare un incontro sulla vertenza dopo l'ultima riunione dello scorso 8 luglio
giovedì 2 settembre 2021
A Palazzo S. Gervasio protesta dei braccianti immigrati costretti a dormire in strada - massima denuncia e sostegno
Solidarietà a chi lotta ! Case, documenti, contratti per tutt*!
Lo Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto solidarizza con i lavoratori in lotta e nei prossimi giorni attiverà i suoi attivisti per intervenire nelle forme possibile a sostegno della lotta
info contatti slaicobasta@gmail.com
Il Comitato Lavoratori delle Campagne denuncia: 'Da alcuni giorni ci sono lavoratori che dormono fuori dall'ex tabacchificio di Palazzo San Gervasio (PZ), che quest'anno è stato dato in gestione all’associazioni “Le Rose di Atacama’’, “Polis Mathera’’ e ‘’Dafne’’, nell'ambito del progetto P.I.U. Su.Pr.Eme, e che ha aperto solo poco fa, con settimane di ritardo rispetto ai tempi previsti, ormai alla fine della stagione. Se fino a ieri le persone passavano notti all'aperto nell'attesa di fare il tampone la mattina successiva (requisito, insieme al permesso di soggiorno, per poter entrare nel centro), da ieri invece è stato comunicato che il centro ha raggiunto la sua capienza massima di 224 posti e che per la ventina di lavoratori lì davanti non ci sono soluzioni. Ad alcuni lavoratori è stata impedita anche la sistemazione nel ghetto Mulini Matinelle, lì nei pressi, con la motivazione che si tratta di un luogo degradante nel quale non si può stare, come se la strada fosse invece un luogo più idoneo.
Anche quest'anno sembra che per le istituzioni locali, dal comune alla prefettura, la situazione sia nuova e inaspettata, e le soluzioni sembrano difficili da trovare "da un giorno all'altro". Peccato che siano anni che i lavoratori, in questo periodo dell'anno, arrivano in questa zona: la situazione non era solo prevedibile ma già ampiamente vista. Anche l'anno scorso i lavoratori avevano dovuto lottare per avere un posto in cui dormire, passando giornate in presidio davanti all'ex Tabacchificio: solo grazie alla loro determinazione il centro era stato aperto. Il copione si ripete.
L'altra notte le persone rimaste fuori dal centro hanno protestato, mettendosi in mezzo alla strada a dormire per richiedere alternative per la notte stessa. Si sono presentati sul posto solo i carabinieri che hanno cacciato le persone sul ciglio della strada.
Ieri, mentre le persone rimaste fuori erano in attesa di soluzioni che ieri sera sono state loro vagamente promesse, i responsabili della struttura hanno aperto i cancelli per fare entrare i 7 già registrati. A quel punto anche gli altri hanno approfittato per entrare dentro ma sono stati riportati fuori dai carabinieri, mentre i medici presenti all’interno hanno minacciato di non fare più tamponi a nessuno fino a quando non sarebbero usciti tutti coloro che non avevano diritto a stare nella struttura.
Mentre le associazioni di categoria si lamentano per la mancanza di braccianti nei campi, né le istituzioni né i datori di lavoro si assumono la responsabilità di fornire gli alloggi dovuti, per di più in una situazione precaria come quella pandemica. Ancora una volta il ricatto dei documenti, la cecità e il razzismo delle istituzioni rendono impossibile ottenere condizioni di alloggio e di vita normali.
Solidarietà a chi lotta! Case, documenti, contratti per tutt*!
https://www.facebook.com/comitatolavoratoridellecampagne//1066747260528755/
Acciaierie d’Italia, nuova Cigo sino a dicembre
Acciaierie d’Italia, nuova Cigo sino a dicembre
L'azienda ha inviato la comunicazione attesa alle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici e a Confindustria Taranto
L’azienda Acciaierie d’Italia ha comunicato quest’oggi alla organizzazioni sindacali dei metalmeccanici di Taranto, Fiom, Fim, Uilm, Ugl e Usb, oltre che a Confindustria Taranto, che dal 27 settembre e per 13 settimane sarà attivata la Cigo per 3.500 lavoratori.
Nella nota dell’azienda si legge che “causa dell’emergenza epidemiologica COVID-19 ancora in atto in tutto il territorio nazionale ed internazionale, i cui effetti continuano ad avere riflessi in termini del consolidamento degli ordinativi e stabilità dei volumi produttivi, con Decreto Legge del 20.07.2021 n. 103 pubblicato in pari data in Gazzetta Ufficiale n. 172 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha inteso procedere alla concessione di un’integrazione del trattamento di integrazione salariale di cui alla legge 21 maggio 2021, n. 69, per una durata massima di ulteriori tredici settimane. Allo stato attuale, presso il sito produttivo di Taranto, le tredici settimane di proroga terminano il 25 settembre“.
Nel mese di marzo 2020, con l’inizio della pandemia Covid-19, anche in accordo con le organizzazioni sindacali, la società ricorda di aver dovuto fermare alcuni impianti di produzione. Nello specifico presso il sito di Taranto, il sito produttivo che alimenta la produzione di tutti i siti di lavorazione in Italia, si è proceduto alla fermata non programmata dell’Altoforno 2, che ha comportato la riduzione della capacità produttiva di ghisa di circa 5.000 tonnellate al giorno, con conseguente fermata dell’Acciaieria n.1.
Tale fermata, ha inoltre indotto la società a riformulare i piani di intervento manutentivo sull’Altoforno 4, rinviati a causa della fermata dell’Altoforno 2 e non più ulteriormente differibili per ragioni tecniche, tanto da doverne prevedere l’esecuzione con fermata dello stesso Altoforno 4 di circa 60 giorni nel periodo aprile-giugno 2021, con ulteriore “mancata produzione” di circa 5.000 tonnellate giorno di ghisa, con conseguente fermata dell’Acciaieria n. 1.
“Il perdurare di tale blocco produttivo per un periodo superiore all’intero anno, nonostante nel generale contesto di mercato siano oggi percepibili segnali ottimistici nella crescente e maggiormente stabile domanda di acciaio, ha condizionato e continua ad incidere in modo inevitabile sulla possibilità di poter saturare gli impianti di laminazione e rilavorazione a valle del ciclo produttivo sia per lo stabilimento di Taranto ma anche per i centri di lavorazione e laminazione a freddo del Nord Italia (a titolo esemplificativo Genova, Novi Ligure, Racconigi) con ovvie ricadute sulla possibilità di impiego, in modo continuativo, del personale addetto su tali impianti” prosegue la nota dell’azienda.
Pertanto, a causa di questa situazione imputabile all’impatto e ai riflessi della emergenza epidemiologica Covid-19, la società sarà nuovamente interessata ad una sospensione e/o riduzione delle attività lavorative per il cui effetto richiede l’intervento della CIG Ordinaria e delle relative provvidenze che, a decorrere dal 27 settembre 2021 e per un periodo presumibile di 13 settimane, potrà interessare fino ad un massimo di circa 3500 dipendenti media settimanale, distinti tra quadri, impiegati ed operai.
La società precisa infine che, nell’individuazione del personale da porre in sospensione, si atterrà a criteri oggettivi derivanti dagli Impianti in marcia, dalle professionalità dei lavoratori coniugate alla quantità ed alla qualità delle lavorazioni di volta in volta da eseguire.
mercoledì 1 settembre 2021
Acciaierie d'Italia - all'Agglomerato emissione di polveri - dalla denuncia dell'Usb
Ma c'è anche altro. "Mancanza di mezzi per raggiungere gli impianti: i lavoratori sono costretti a percorrere aree, piuttosto grandi, fangose e sporche. Immaginabile che questo disagio, con l’arrivo dell’inverno e delle piogge più frequenti e copiose, non potrà che aggravarsi. Si assiste ancora ad uno scaricabarile tra i responsabili di area ed i responsabili del personale (nello specifico tra il direttore di Area Ghisa Petronelli, il capoarea Agglomerato Boero ed il già noto, non nuovo a questi comportamenti, De Carlo, responsabile del personale Area Ghisa): si continua a mettere in cassa integrazione proprio chi è addetto alla manutenzione e ricopre un ruolo fondamentale soprattutto ora, di fronte alle condizioni particolarmente precarie degli impianti. Si tratta degli operatori che si occupano del Pronto Intervento meccanico-elettrico e di tutta la Manutenzione ed Esercizio”.

