martedì 24 giugno 2025

Contro l'attacco all'Iran - Con la Palestina - 27 GIUGNO MOBILITAZIONE A TARANTO!

...E stanotte di nuovo l'America attraverso il suo fedele assassino Israele... ha bombardato l'Iran... - Un intervento

A marzo del 2003 l’esercito degli Stati Uniti bombardo' ed entrò in Iraq, dando inizio ad una delle sue tante e tante guerre, colpendo e massacrando una popolazione inerme, civili donne e bambini una guerra di potere, una guerra imperialista, interventistica, colonialista di cui e' impregnata tutta la "politica estera " americana, guerra, che e' durata otto anni e piu'...
Guerra , assalto imperialista che ha portato alla morte di centinaia di migliaia di persone.
L'imperialismo il cui portabandiera sono gli Stati Uniti si nutre di uccisioni, ruberie, saccheggi del territorio e delle sue preziose materie prime e ricchezze del sottosuolo ma le sue politiche criminali hanno bisogno di un' unica, e sempre la stessa, narrazione, bugiarda e quindi pretestuosa...
Quella di un nemico pericoloso che sta per colpire l'occidente, che sta dietro le porte armato fino ai denti ...
Infatti le motivazioni che portarono alla guerra in Iraq, a quel sanguinoso massacro di civili erano false. L’amministrazione dell'allora presidente Bush sostenne infatti. che l’allora presidente iracheno, Saddam Hussein, avesse un arsenale di "armi di distruzione di massa", armi chimiche, biologiche e nucleari e che fosse pronto a usarle in accordo con milizie armate come al Qaida. Ma durante e dopo la devastazione di terrotori e l'eccidio di centinaia di migliaia di uomini. donne e bambini le "armi di distruzione di massa" non furono mai trovate. Mai.
Perche' non c'erano. E non era in atto alcun "pericolo" "alle porte".
E questo l'America , il suo presidente e tutto l"ambaradam dell' Intelligence lo sapeva benissimo, figurati!
Hanno mentito sapendo di mentire ....

E stanotte di nuovo l'America attraverso il suo fedele assassino Israele ... ha bombardato l'Iran.
La "storia" si ripete. Sempre.
Gli assassini, i signori della guerra... sempre gli stessi.
Israele... il cane da guardia dell'America, un falso stato, un' "appropriazione indebita" fra le piu' schifose, le piu' putride ed infette, continua ad allargare il fronte del conflitto in Medio Oriente, passando dai crimini genocidari e dalla pulizia etnica in Palestina ad un’escalation militare criminale su scala regionale. Dopo la Siria, il Libano, la Cisgiordania lo Yemen il criminale Netanyahu ed il suo governo terrorista mirano all’Iran, uno stato sovrano ed indipendente, colpendo e mettendo a ferro e fuoco Teheran.
Ed anche questa volta la " grande bugia" e lo spauracchio della "sicurezza"
"L’Iran ha svolto attività legate allo sviluppo di armi nucleari.."
Ancora "a pappagallo" la stessa oscena e farabutta narrazione fatta frase.." israele ha il diritto di difendersi"...
Perpetrata a suo sostegno -d'Israele- e a non finire pure dall'occidente servo e pure contento di esserlo.
Ma quale "difendersi"!
Da chi, da che!
E' un aggressione imperialista pianificata, voluta,
mirata ad espandere i loro sporchi piani imperialisti e di saccheggio capitalisti ed allargarli su scala regionale.
I Padroni devono essere loro in tutto il Medio oriente. israele esegue, l'america dirige e comanda.
L'occidente fa spettacolo con l'arrivo in italia della creatura Palestinese superstite all'eccidio....
 
Dalla compagna Raffaella 

lunedì 23 giugno 2025

Federmeccanica respinge in modo arrogante l'apertura del Tavolo sul CCNL metalmeccanico

Dopo lo sciopero nazionale dei metalmeccanici del 20 gennaio, la Federmeccanica ribadisce il suo NO secco, rispondendo così alle "speranze" dei sindacati confederali di un cambio di passo con la nuova presidenza della Federmeccanica che avverrà ai primi di luglio. 

I padroni si sentono tuttora forti e perseguono nella loro strada di togliere piuttosto che dare qualcosa in più della miseria da loro messa sul piatto, perseguono nella strada di attacco ai diritti sindacali dei lavoratori, di menefreghismo verso le condizioni di lavoro degli operai e operaie. 
Cercano anche di dividere gli operai, la loro forza che può pesare solo con la lotta e l'unità, facendo accordi parziali, in alcune fabbriche (firmati da una parte dei sindacati che hanno indetto sciopero, in particolare la Cisl) su cassintegrazione, licenziamenti concedendo al massimo qualche incentivo. 

Ora cosa fanno i sindacati metalmeccanici? Come è scritto nel loro comunicato attenderanno l'incontro del 26 giugno con Confindustria (che sicuramente non dirà diversamente da Federmeccanica).

Così la fine negativa di questa lunga battaglia contrattuale è nota.

Ma come diceva lo striscione dello Slai cobas nella manifestazione regionale a Bergamo: Contratto: non possiamo perdere! Lotta dura fino in fondo! 

La continuità della lotta dopo lo sciopero e manifestazioni del 20, in tutte le forme deve essere all'OdG, la risposta all'arroganza di Federmeccanica. 

Siano gli operai e operaie più coscienti ad imporlo.

 

Dal COMUNICATO STAMPA DI FIOM, UILM, FIM:

Federmeccanica – Assistal respingono il dialogo

Le Segreterie Nazionali di FIM FIOM UILM hanno partecipato alla riunione convocata presso la sede di via Flavia del Ministero del Lavoro, insieme a Federmeccanica e Assistal. La convocazione è giunta a seguito dell’ultimo sciopero nazionale di FIM FIOM UILM del 20 giugno u.s per rivendicare l’apertura del tavolo negoziale interrotto dal 12 novembre 2024. La riunione è stata presieduta dalla Ministra Marina Elvira Calderone che ha dichiarato al tavolo la disponibilità del Ministero, su iniziativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a sostenere la vertenza contrattuale mettendo a diposizione le competenze del dicastero.

Le associazioni datoriali hanno ribadito la loro indisponibilità a discutere del rinnovo del CCNL, dei minimi tabellare, in termini di definizione del loro valore e di soluzioni che si collochino fuori dalla previsione IPCA. Le Associazioni datoriali hanno riconfermato le loro precondizioni senza fornire elementi di novità utili per la ripresa del negoziato.

Le Segreterie di FIM FIOM UILM hanno ribadito la grave anomalia di questa vertenza che non ha mai avuto un confronto vero e concreto sul quale incardinare il negoziato. In questi mesi le Segreterie Nazionali di FIM FIOM UILM hanno più volte sottolineato la volontà a discutere senza pregiudiziali, partendo dai contenuti della piattaforma presentata.

FIM FIOM UILM, in previsione dell’incontro programmato per il prossimo 26 giugno tra CGIL CISL UIL e Confindustria, trasferiranno le difficoltà registrate nel confronto per il rinnovo del CCNL.

Purtroppo, la riunione si è conclusa senza la condivisione di una data in cui aggiornare il confronto a causa dell’indisponibilità di Federmeccanica e Assistal.

sabato 21 giugno 2025

Formazione marxista a Taranto il 30 giugno 4° lezione

30 giugno prof Di Marco alla biblioteca comunale Taranto ore 16 - 4° lezione sul libro 1‘ del capitale di Marx "formazione marxista per operai/studenti/ militanti".    

Il feticcio della merce, il denaro e la moneta.    

 

info 3519575628

venerdì 20 giugno 2025

Iran/Palestina/Guerra - 27 giugno giornata di lotta

Taranto 27 giugno - giornata cittadina di lotta fabbriche/posti di lavoro/quartieri/ istituzione/prefettura/comune/ammiragliato/università/stampa. 

Contro l’aggressione guerrafondaia sionista/imperialista Usa/Israele all’Iran e genocida verso il popolo palestinese contro il governo Meloni proTrump/Netanyahu complice / contro economia di guerra/carovita e sfruttamento - 

ore 19.30 assemblea popolare aperta piazza della vittoria. 

 info adesioni #iostoconlapalestina e slaicobasta@gmail.com

Il mito della bomba iraniana e il pericolo delle bugie israeliane - Un contributo di Alessandro Marescotti

 

Secondo le valutazioni dell’intelligence americana — condivise da esperti indipendenti — l’Iran dopo il 2003 non ha mai preso la decisione definitiva di costruire un’arma nucleare. L’attacco israeliano non ha distrutto le strutture nucleari sotterranee più protette ma punta a un cambio di regime.

di Alessandro Marescotti

Israele ha condotto e sta ancora conducendo attacchi contro obiettivi legati al programma nucleare iraniano. Lo ha giustificato come una misura preventiva contro una presunta minaccia atomica imminente. Ma è davvero così? I fatti e le analisi indipendenti raccontano un’altra storia, molto diversa da quella promossa da Tel Aviv.

Secondo le valutazioni dell’intelligence americana — condivise da altre agenzie internazionali — l’Iran dopo il 2003 non ha mai preso la decisione definitiva di costruire un’arma nucleare. Il suo programma, sebbene avanzato in alcune componenti, è stato usato più come strumento di pressione diplomatica che come progetto bellico. Le bugie israeliane su un Iran pronto alla guerra atomica servono quindi a giustificare un'aggressione illegale e destabilizzante.

Sul microblog Programma nucleare Iran, si trovano raccolti i principali dati che smentiscono con forza la narrativa guerrafondaia. Informazioni che meriterebbero maggiore attenzione da parte dei media mainstream.

L’Iran non ha la bomba

L’Iran ha accumulato uranio arricchito fino al 60% — un livello alto, ma non sufficiente per costruire un’arma. Solo passando al 90% si entra nella soglia militare. Anche allora, non sarebbe “pronto” all’uso: la costruzione di una testata nucleare richiede mesi o anni, con processi tecnologici estremamente complessi. Metallurgia, miniaturizzazione, sistemi di detonazione: tutte competenze che vanno ben oltre il semplice arricchimento.

Nel 2003, secondo la CIA e l’AIEA, l’Iran interruppe un embrionale progetto militare. Da allora, non vi sono prove che abbia deciso di riprenderlo. Le agenzie USA nel 2024 hanno ribadito che Teheran non ha fatto il passo decisivo verso la bomba.

Una giustificazione per l’aggressione

Eppure Israele ha attaccato. Ha colpito siti civili e componenti del sistema di comando iraniano, causando anche morti fra gli scienziati. Non per impedire un’azione imminente, ma per “mandare un segnale”. Un attacco preventivo che non ha distrutto le strutture sotterranee più protette, come ha spiegato il canale YouTube Parabellum, esperto in analisi militare. Le centrifughe moderne, installate in bunker profondi come quello di Fordow, sono ancora intatte.

I laboratori sotterranei sono a 50 metri di profondità e le bombe israeliane ad oggi non sono arrivate fin lì. 

L'attacco punta a un cambio di regime e sfrutta il programma nucleare come pretesto.

Questo tipo di attacco mina anche la possibilità di un ritorno al negoziato. Secondo Riccardo Alcaro (Istituto Affari Internazionali), l’aggressione israeliana chiude le porte al dialogo e potrebbe spingere l’Iran a rilanciare il programma nucleare, stavolta in funzione di deterrenza.

Un precedente pericoloso

Ma c'è un punto ancora più inquietante. Se Israele può colpire preventivamente un Paese che non ha armi nucleari, ma solo una capacità potenziale, allora chiunque potrebbe sentirsi autorizzato a fare lo stesso. Chi deciderà che la semplice “minaccia” basta a legittimare un bombardamento?

Questo approccio mina il diritto internazionale. Crea una logica perversa, in cui l’aggressione preventiva si trasforma da crimine a prassi accettabile. E in cui le bugie diventano strumenti di legittimazione per l'attacco preventivo...

Il microblog #programmanucleareIran (https://sociale.network/tags/programmanucleareIran) sta raccogliendo le fonti, i dati e le dichiarazioni degli esperti che aiutano a vedere chiaro in questa vicenda... 

Chi oggi denuncia l’illegalità di questo attacco, non lo fa per simpatia verso il regime iraniano, ma per difendere un principio fondamentale: che la pace non si costruisce con le bugie e con i bombardamenti. E che, se il diritto internazionale viene calpestato oggi, nessuno sarà al sicuro domani.

giovedì 19 giugno 2025

Acciaierie Accordo di Programma: Ma il governo mena il can per l'aia...

Da Notizie stampa

EX ILVA-TARANTO/ Accordo di Programma: produzione a 6 mln di tonnellate, nave di rigassificazione, impianto di desalinizzazione galleggiante, decarbonizzazione dal 2026 al 2039, stop ai wind days

Quattro scenari produttivi sino al 2039 e una produzione che si mantiene costante su un livello di 6 milioni di tonnellate prima con gli attuali altiforni e poi con i nuovi forni elettrici. È quanto previsto nella bozza dell’accordo di programma tra governo e istituzioni per la decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto, che AGI ha visionato.
   Il primo scenario, definito scenario 0, prevede nel periodo dal 2025 al 2026 “la produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno con ciclo integrale (3 altiforni, 4 batterie di forni a coke, 2 linee di agglomerazione, 2 acciaierie ad ossigeno)”.
   Nello scenario 1, “nel periodo dal 2026 al 2030, si procederà all’introduzione di un nuovo forno elettrico e contestualmente alla graduale progressiva fermata di un altoforno, mantenendo invariata la produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, di cui 4 milioni di tonnellate con ciclo integrale (con 2 altiforni, 4 batterie di forni a coke, 2 linee di agglomerazione, 1 acciaieria ad ossigeno) e 2 milioni di tonnellate con un primo impianto EAF, alimentato da preridotto prodotto tramite un primo impianto di DRI, dotato di sistema di cattura e stoccaggio della CO2 (n. 1 Dri, n. 1 forno elettrico)”. Dri è la sigla del preridotto.
   Segue, si legge nella bozza dell’accordo, il periodo dal 2030 al 2034, quando “si procederà all’introduzione di un secondo forno elettrico e contestualmente alla progressiva fermata di un secondo altoforno, mantenendo invariata la produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, di cui 2 milioni di tonnellate con ciclo integrale (con 1 altoforno, 3 batterie di forni a coke, 1 linea di agglomerazione, 1 acciaieria ad ossigeno) e 2 milioni di tonnellate tramite 2 impianti Eaf, alimentati da preridotto prodotto con 2 impianti Dri dotati di sistema di cattura e stoccaggio della CO2 (2 Dri, e 2 forni elettrici)”.
   Il terzo scenario va dal 2034 al 2039, quando “verrà gradualmente fermato l’ultimo altoforno e introdotto il terzo forno elettrico, mantenendo invariata la produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, che alla fine del processo verrà prodotto con un ciclo composto da 3 impianti Eaf alimentati da preridotto prodotto tramite 3 impianti DRI dotati di sistema di cattura e stoccaggio della CO2 (3 DRI e 3 forni elettrici)”.
   “Le attuali aree occupate dagli impianti di agglomerazione e dall’acciaieria sono idonee ad ospitare i nuovi impianti, assicurando allo stesso tempo la continuità operativa degli altiforni fino alla loro graduale dismissione”, si legge nella bozza di accordo. 
Il processo di decarbonizzazione degli impianti di Taranto per realizzarsi richiederà necessariamente ingenti quantitativi di gas naturale sia per la produzione dell’energia elettrica necessaria a soddisfare l’aumentato fabbisogno, sia per la produzione di Dri”. Si tratta del preridotto che alimenterà i forni elettrici. E quindi “con l’avanzamento delle fasi di trasformazione del ciclo di produzione, crescerà il fabbisogno energia elettrica e, contestualmente ci sarà una progressiva diminuzione della disponibilità di gas siderurgici”. È scritto nella bozza dell’accordo di programma per la decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto.
   “La realizzazione del processo di decarbonizzazione degli impianti di Taranto - si legge nella bozza - richiederà un aumentato utilizzo di gas naturale nei forni elettrici per assicurare la disponibilità di energia utile a mantenere in funzione l’acciaieria con produzione annua di acciaio costante e livelli occupazionali invariati”.
   Nella bozza di accordo si parla quindi “dell’installazione nel porto di Taranto di una unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione (Fsru) al fine di fornire il necessario approvvigionamento di gas metano sia ai nuovi impianti per la produzione del preridotto (Dri) sia alla centrale termoelettrica AdI Energia”.
Nel documento precisa inoltre che “lo standard ambientale e di sicurezza del terminale di rigassificazione Fsru dovrà essere allineato a quanto già autorizzato nelle Aia per Fsru di Piombino e Ravenna, tenendo conto anche dei miglioramenti previsti”.
   Ancora, “per migliorare la sicurezza della disponibilità di gas naturale, una Fsru verrà posizionata in un punto collegato alle infrastrutture necessarie per approvvigionare gli impianti di Taranto. La Fsru, della portata lorda di 70mila tonnellate e 275 metri di lunghezza, avrà la capacità annua di rigassificazione di circa 1 miliardo di metri cubi, opererà dal molo polisettoriale del porto di Taranto e sarà collegata agli impianti siderurgici attraverso un nuovo gasdotto lungo circa 9 km, con quattro punti di connessione”.
   Infine, nella bozza si legge che “la misura di compensazione territoriale aggiuntiva del 3% sul valore del gas trasportato dagli impianti e alle infrastrutture del gas nel territorio pugliese, stabilita con legge della Regione Puglia 10 novembre 2023, n. 27, non si applica al gas fornito dalla nave rigassificatrice che sarà allocata presso il porto di Taranto” in quanto, si specifica, “i relativi volumi di gas sono funzionali al processo di decarbonizzazione degli stabilimenti ex Ilva, e dunque a un obiettivo ambientale che non richiede compensazioni e che anzi andrebbe incentivato”.
La proposta di parere istruttorio conclusivo di rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale dell’ex Ilva di Taranto “contiene già una ulteriore riduzione dei valori limite, nonché una riduzione dei flussi di massa annuali in linea con la Valutazione di impatto sanitario”. E quindi “le prescrizioni relative alle giornate di Wind day sono superate, fermo restando l’obbligo per il gestore di garantire l’attenta e scrupolosa attuazione delle procedure gestionali volte al contenimento delle emissioni diffuse in atmosfera”. Lo si legge nella bozza di accordo di programma per la decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto, che AGI ha potuto visionare.
   Inoltre, si legge nella bozza, al fine “di prevenire il rischio di spolveramento e il coinvolgimento dello specchio acqueo e i livelli produttivi attuali dello stabilimento e tenuto conto che ad oggi non sono state segnalate specifiche criticità ambientali da parte dell’Autorità controllo, la sospensione dell’attività di carico e scarico è confermata, come misura cautelativa, in caso di venti a 20 metri secondo in conformità a quanto già indicato nelle precedenti autorizzazioni”. La bozza di accordo di programma sulla decarbonizzazione della fabbrica prevede inoltre un impianto di desalinizzazione per le necessità dell’Ilva di Taranto
. “L’utilizzo di acqua è fondamentale per il funzionamento dell’acciaieria", si legge nella bozza. "Gli impianti attualmente utilizzano l’acqua proveniente dai due fiumi Tara e Sinni. Per evitare che l’aumento degli eventi di siccità o la scarsezza di approvvigionamento idrico legato alla qualità dell’acqua attualmente disponibile possa compromettere la continuità dell’approvvigionamento idrico, impattando negativamente sulla produzione di acciaio, verrà istallata nel porto di Taranto una piattaforma galleggiante attrezzata con impianti per la desalinizzazione dell’acqua di mare”.
   “L’infrastruttura", afferma il documento, "richiederà l’istallazione di una condotta idrica della lunghezza di circa 9 km con il rispettivo allacciamento alla rete per la fornitura di energia al sistema di desalinizzazione. Si è optato per una soluzione galleggiante in sostituzione di un impianto a terra per mancanza di spazio e perché la soluzione galleggiante permette flessibilità di spostamento in caso di necessità.
   "L’impianto di desalinizzazione", viene precisato, "servirà alla produzione di acque industriali e avrà la capacità produttiva di 110 mila metri cubi al giorno. L’impianto avrà la finalità di ridurre i costi di fornitura di acqua attualmente sostenuti, inclusivi del potenziale costo aggiuntivo per l’utilizzo dell’acqua del Sinni (+0,4 euro per metro cubo) dovuto alla tassa ambientale. L’impianto avrà inoltre ricadute positive dirette ed indirette sulla comunità cittadina, sulla filiera produttiva collegata all’acciaieria e quindi sull’economia del territorio e sull’occupazione”.