lunedì 3 febbraio 2014

Contratti di solidarietà all'ilva - l'azienda non ha i soldi.. e quindi agli operai salari tagliati

Ilva, il nodo dei contratti di solidarietà
«L'azienda non ha soldi»

   
TARANTO - Non si scioglie il nodo dei contratti di solidarietà all'Ilva di Taranto. E il segretario provinciale della Fiom Cgil, Donato Stefanelli, incalza il governo, che «deve farsi carico» dell'integrazione salariale al contratto di solidarietà, ridotta del 10% con la recente Legge di Stabilità restituendo «ciò che ha tolto» attraverso il «rifinanziamento integrale». Stefanelli si riferisce al rinnovo dei contratti di solidarietà, che scadono a metà marzo, per i lavoratori dello stabilimento di Taranto. Nel corso dell'incontro di ieri tra azienda e sindacati è stato fissato in 3579 il numero massimo di lavoratori coinvolti, ma non è stato firmato alcun accordo.

Quanto all'integrazione salariale, il segretario della Fiom fa presente che «la Direzione Aziendale, in proposito, ha dichiarato che non intende farsene carico per la mancanza di soldi, tacendo su quanto accaduto in Ilva a Taranto dove recentemente, sebbene in gestione commissariale, sono stati discrezionalmente erogati i premi di fine anno spendendo centinaia di migliaia di euro, in continuità con una delle peggiori pratiche del passato». I sindacati metalmeccanici hanno chiesto alla Regione Puglia di intervenire per garantire l'integrazione del 10% eliminata dalla legge di stabilità.

La Direzione Aziendale, secondo Stefanelli, «non è stata in grado di fornire risposte alle questioni di merito che la Fiom Cgil ha posto su due fattori fondamentali per rimodulare il Contratto di Solidarietà». Il primo è «l'andamento degli ordinativi e delle commesse e di conseguenza dei carichi di lavoro per misurare davvero il passo di marcia degli impianti e poter determinare la riduzione dell'orario di lavoro e gli eventuali scostamenti rispetto all'accordo precedente». Inoltre, il sindacato chiede di «conoscere la cronologia del Piano Ambientale che il Commissario Straordinario deve tradurre in Piano Industriale, che serve a capire quali sono gli impianti che si fermeranno nel 2014, come e se si modifica la tempistica dell'Aia e, di conseguenza, quanto lavoro viene meno e quali eccedenze temporanee determina».

Il confronto ora proseguirà a livello nazionale, essendo già stato convocato il coordinamento nazionale Ilva con Fim, Fiom, Uilm per il prossimo 5 febbraio.

domenica 2 febbraio 2014

Un articolo da anarres che vale la pena di discutere

Ilva Taranto: la USB scavalca (a destra) la Fiom

gennaio 30, 2014
All’Ilva di Taranto – e non da oggi – è in corso la “normalizzazionedi ogni fermento autogestionario proveniente dal basso. La “breve estate” dell’autogestione portata avanti dal “Comitato di cittadini e lavoratori liberi e pensanti” – culminata con la manifestazione del 15 dicembre 2012 – è definitivamente tramontata ed ha prodotto un unico effetto: quello di fare da “volano” alla vittoria elettorale dell’USB che ha fatto eleggere una decina di propri rappresentanti nella RSU aziendale.
Una dinamica sociale non nuova che si ripete continuamente: ogni qual volta gli sfruttati si organizzano in forma autonoma per conquistare maggiori e più ampi strati di agibilità sociale si inserisce una terza forza che – con la scusa della rappresentanza di interessi legittimi – ne utilizza la spinta propulsiva per insediarsi ai posti di comando (o di controllo) per fini estranei alla grande maggioranza dei soggetti che pretendono di rappresentare.
Come interpretare, altrimenti, l’accordo sottoscritto il 14 Gennaio, presso l’Ilva di Taranto anche dall’USB (unitamente alla Uilm, Fim e Flmu), in merito alla rappresentanza, in materia di sicurezza, di agibilità sindacale e di sistema di relazioni industriali che recepisce quanto di più autoritario e deleterio è stato formulato nel regolamento del 10 gennaio 2014?

Ai lettori il commento. Redazione

L’inizio del nuovo anno ha visto la firma di due accordi, uno sul piano nazionale e l’altro riguardante la sola Ilva, che ridisegneranno la rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro. Venerdì 10 Gennaio è stato siglato tra Confindustria, Uil, Cisl e Cgil un accordo che prevede nuove regole sulla rappresenta e la democrazia sindacale, rendendo operativa l’intesa del 31 maggio scorso. Il 14 Gennaio, presso l’Ilva di Taranto, Usb, Uilm, Fim e Flmu hanno sottoscritto un’ipotesi di accordo in merito alla rappresentanza, in materia di sicurezza, di agibilità sindacale e di sistema di relazioni industriali. Per la Fiom entrambi gli accordi limitano duramente l’agibilità delle rappresentanze sindacali aziendali.
Il segretario della Fiom, Maurizio Landini, aveva chiesto al segretario della Cgil, Susanna Camusso, la sospensione della firma dell’accordo del 10 Gennaio in attesa di una consultazione delle lavoratrici e lavoratori. Tuttavia, il 17 Gennaio il Direttivo nazionale della Cgil ha approvato la scelta della Camusso con 95 voti a favore, 13 contrari e 2 astenuti. Praticamente una ratifica della decisione già presa dall’esecutivo dell’organizzazione; alla votazione però hanno deciso di non prendere parte ben 52 membri – probabilmente in segno di dissenso nei confronti del segretario.
Nel “Testo Unico” siglato il 10 Gennaio vengono indicate le regole per misurare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali (con il mix tra iscritti e voti e la soglia del 5% per sedere al tavolo) e per sottoscrivere gli accordi. Per Susanna Camusso l’accordo disegna un “modello di rappresentanza sindacale trasparente, democratico e fortemente partecipato dall’insieme delle lavoratrici e lavoratori”. Tuttavia, Maurizio Landini ha annunciato che “per la Fiom, non essendoci il voto dei lavoratori, quell’intesa non è da ritenersi vincolante”, e quindi non verrà applicata nelle imprese dove la Fiom è presente.
Analizzando il “Testo Unico”, ci si accorge immediatamente che questo differisce rispetto a quello firmato lo scorso maggio. Nel nuovo testo sono stati inseriti per ben cinque volte i termini “sanzioni” e “sanzionare”, inesistenti nella versione precedente; a stabilire le sanzioni per chi non rispetta gli accordi – in attesa (e in assenza) dei contratti nazionali – sarà un collegio arbitrale (formato dai rappresentanti delle confederazioni e delle imprese). Le sanzioni nei confronti di organizzazioni o rappresentanti sindacali possono essere di carattere pecuniario o di “temporanea sospensione” di diritti sindacali contrattuali.
Inoltre il Testo Unico stabilisce che la Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) “deciderà su accordi di qualsiasi natura, anche sulle intese che modificano le condizioni nazionali”. Una novità che rischia di limitare il coinvolgimento dei lavoratori, che non potranno più votare su accordi aziendali e quindi non potranno esprimersi su decisioni importanti.

Vengono introdotti inoltre gli arbitrati interconfederali in sostituzione dell’autonomia delle singole categorie. L’intesa stabilisce infatti che “se ci sono problemi tra diversi sindacati all’interno di una categoria c’è l’obbligo di chiedere l’intervento di una confederazione, che insieme alle controparti è incaricata di risolvere il contenzioso”. I contratti nazionali vengono firmati dalle categorie e se le confederazioni si sostituiscono a loro c’è un cambio di natura del sindacato, che porta ad un minor potere contrattuale per i lavoratori, eliminando così il ruolo libero di contrattazione tra le parti sociali.
Un attentato all’autonomia delle categorie, poiché il nuovo accordo, in questo modo, vincola tutti i firmatari e cancella il diritto di esistere a chi non lo firma. In un certo senso si estende il modello applicato da Marchionne alla Fiat di Pomigliano e, dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale, l’intesa siglata il 10 Gennaio potrebbe contenere, a parere di chi scrive, dei profili di illegittimità.
Alcuni elementi presenti nell’accordo del 10 gennaio fra sindacati confederali e Confindustria sembrano essere stati recepiti in Ilva con un’intesa siglata appena quattro giorni dopo fra azienda e una parte delle RSU. Francesco Brigati, delegato sindacale della Fiom, a questo proposito denuncia che “le organizzazioni sindacali firmatarie dell’ipotesi di accordo del 14 Gennaio limitano di fatto l’agibilità sindacale delle RSU, rinchiudendole in collegi. Poniamo il caso in cui un lavoratore del collegio Ghisa segnala ad un delegato sindacale problemi di natura ambientale o di sicurezza; se questo appartiene ad un altro collegio, secondo l’azienda e i firmatari dell’accordo (Usb compresa) dovrebbe astenersi da possibili interventi derogando di fatto alle leggi e ai contratti vigenti. Inoltre gli accordi tra azienda e sindacato saranno validi ed “efficaci” per le rappresentanze sindacali unitarie e le organizzazioni sindacali, nonché per tutto il personale se approvati dalla maggioranza della RSU”.
L’azienda così facendo”, aggiunge il delegato, “si è “blindata” con una maggioranza composta delle rappresentanze sindacali unitarie di Uilm e Fim, che consentirebbe di chiudere accordi senza una consultazione degli operai dello stabilimento siderurgico di Taranto, che dovranno subire scelte senza poterle votare”. Per queste ragioni, conclude Brigati, “la Fiom di Taranto non ha firmato l’ipotesi di accordo, anti democratica, in virtù del quale la maggioranza delle RSU potranno decidere qualsiasi cosa senza consultare i lavoratori. L’ipotesi di accordo vincolerà le organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali unitarie ad un abbraccio mortale con l’azienda che ha un unico obbiettivo, quello di eliminare ogni forma di conflitto”.

sull'accordo all'ilva del 14 gennaio

Alcuni elementi presenti nell’accordo del 10 gennaio fra sindacati confederali e Confindustria sembrano essere stati recepiti in Ilva con un’intesa siglata appena quattro giorni dopo fra azienda e una parte delle RSU. Francesco Brigati, delegato sindacale della Fiom, a questo proposito denuncia che “le organizzazioni sindacali firmatarie dell’ipotesi di accordo del 14 Gennaio limitano di fatto l’agibilità sindacale delle RSU, rinchiudendole in collegi. Poniamo il caso in cui un lavoratore del collegio Ghisa segnala ad un delegato sindacale problemi di natura ambientale o di sicurezza; se questo appartiene ad un altro collegio, secondo l’azienda e i firmatari dell’accordo (Usb compresa) dovrebbe astenersi da possibili interventi derogando di fatto alle leggi e ai contratti vigenti. Inoltre gli accordi tra azienda e sindacato saranno validi ed “efficaci” per le rappresentanze sindacali unitarie e le organizzazioni sindacali, nonché per tutto il personale se approvati dalla maggioranza della RSU”.
“L’azienda così facendo”, aggiunge il delegato, “si è “blindata” con una maggioranza composta delle rappresentanze sindacali unitarie di Uilm e Fim, che consentirebbe di chiudere accordi senza una consultazione degli operai dello stabilimento siderurgico di Taranto, che dovranno subire scelte senza poterle votare”. Per queste ragioni, conclude Brigati, “la Fiom di Taranto non ha firmato l’ipotesi di accordo, anti democratica, in virtù del quale la maggioranza delle RSU potranno decidere qualsiasi cosa senza consultare i lavoratori. L’ipotesi di accordo vincolerà le organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali unitarie ad un abbraccio mortale con l’azienda che ha un unico obbiettivo, quello di eliminare ogni forma di conflitto”.

Nulla di fatto per i lavoratori pulizie scuole statali

La vertenza ex lsu e appalti storici pulizie scuole statali è ancora ad un punto morto, il governo ribadisce che soldi non ce ne sono e neanche gli enti locali hanno intenzioni di aprire i cordoni delle loro borse, che invece si aprono quando si tratta di clientelismo, corruzione, sprechi e spese per il loro tornaconto. I 3400 lavoratori pugliesi la cui maggioranza donne monoreddito con figli che già devono sopravvivere con salari da fame di 500 600 euro mensili, dal 1 marzo grazie ai tagli del governo Letta e delle gare consip al massimo ribasso del 60% saranno ridotti alla fame.
La criminale volontà di questo governo è chiara, con la connivenza dei sindacati confederali cgil cisl e uil ormai dichiaratamente sindacati dei padroni, si vuole far passare il ricatto che ormai (vedere operai elettrolux) o accetti di vedere il tuo salario ridotto ai minimi termini o niente lavoro!
Nonostante la denuncia della Gabanelli su report sugli imbrogli della Consip (L' ENTE DEL MINISTERO DELL' ECONOMIA E DEL COMMERCIO) che con i finanziamenti delle ditte e delle coop vincitrici delle gare al PD e alla campagna elettorale di Renzi vogliono mantenere in piedi i loro sporchi giochi.

La priorità del governo è non internalizzare il servizio di pulizia , che oltretutto costerebbe allo stato molto meno, pur di favorire tutto questo osceno sistema di corruzione e di clientelismo.
Ma sulla pelle dei lavoratori non si specula! Siamo tutti pronti a scendere in piazza a difendere a tutti i costi il nostro diritto al lavoro e a un salario dignitoso. Attenti! "non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene."

Fiorella Masci rsa slai cobas per il sindacato di classe

SEGUE RESOCONTO DELL INCONTRO AL MIUR TRA GOVERNO E SINDACATI DEL 30 GENNAIO 2014

02 febbraio 2014

Si e' tenuto il 30 u.s. l'incontro richiesto dalla USB lavoro privato al fine di conoscere i contenuti e gli esiti del tavolo iteristituzionale riunitosi presso il miur gli scorsi giorni, e avere un confronto sulla vertenza degli ex-lsu , di cui avete letto nei precedenti comunicati. Inoltre, in vista delle eventuali decisioni del Consiglio dei Ministri, per ribadire le nostre rivendicazioni e richieste per una vera e piena salvaguardia dei livelli salariali e occupazionali degli addetti e una radicale revisione dell'impianto dell'esternalizzazione dei servizi. Abbiamo ribadito le nostre richieste e domandato riscontro di quanto effettivamente discusso e deciso negli incontri tenutisi su quel tavolo. Il Vice Capo Ufficio Legislativo: Dott.ssa Simona MONTESARCHIO del Gabinetto del Ministro ha riassunto l'esito del tavolo riportando quanto emerso nel confronto tra le parti ( ministero dell'economia, del lavoro, miur, sottosegreteria alla presidenza del consiglio, regioni, enti locali,sindacati e consorzi):

 1) Gli enti locali non hanno voluto prendere alcun impegno finanziario per incrementare gli appalti consip attingendo per lavori di loro competenza in gran parte già affidati o tagliati di loro

 2) il ministero del lavoro ha precisato che allo stato attuale non vi sono ammortizzatori sociali anche in deroga che possano essere concessi in assenza di un "piano industriale" cioè di un piano di rilancio complessivo e cioè nuovi finanziamenti al servizio che allo stato dell'arte mancano. Solo dopo aver reperito questi ultimi si potrebbero innestare ammortizzatori sociali. L'aspi richiede comunque una cessazione del contratto (mesi estivi) ma allo stato dell'arte le aziende non sono interessate a percorrere questa strada che comporterebbe da parte loro l'esborso di una quota parte dell'ex-disoccupazione. NON E' STATO RICHIESTO DAI CONFEDCERALI E DAI CONSORZI ALCUN PENSIONAMENTO ANTICIPATO O ACCOMPAGNAMENTO ALLA PENSIONE ma solo una verifica di chi aveva già i requisiti ante fornero e non ha fatto domanda di pensionamento (per capirci si pensa e fare quello che si è fato nel 2011, cioè non riassumere chi puo' fare la domanda per andarsene in pensione. Su questo il Ministero del lavoro si è reso disponibile a una verifica con l'inps che però risulta complicata e lunga.

3) il miur, avendo prima tagliato le risorse con il decreto del fare per destinarle ad altro, ha ribadito che le risorse raschiate per consentire per permettere la continuazione a 35 ore di gennaio e febbraio sono esaurito e ha tenuto a precisare che da subito, prima ancora dell'approvazione della finanziaria, era chiaro ai confederali, con cui hanno trattato che non vi sarebbe stata disponibilità per i mesi successivi avendo esteso la proroga a tutte le regioni. Il Miur ha riferito di aver preso l'impegno di verificare l'allargamento della consip anche alle scuole paritarie (scuole cattoliche e private) per consentire alle aziende di incrementare i servizi ma le scuole non ci si è detto quante siano e quali possano essere gli effettivi impieghi orari comunque su altre scuole rispetto alle attuali (credo davvero poca roba!)

4) l'economia non ha individuato risorse aggiuntive tali da garantire i 20 milioni di euro al mese che costerebbe una proroga anche per i mesi successivi a febbraio

5) consorzi e sindacati dopo aver chiesto a gran voce solo ulteriori risorse, mantenendo il regime consip o quello attuale in proroga, preso atto dell'assenza di risorse non hanno approfondito altre richieste tipo l'attivazione delle riserve e l'assunzione diretta a cui hanno fatto riferimento nella piattaforma ma senza nemmeno porre in discussione la richiesta scritta, si sarebbero riservati di attendare le decisioni del consiglio dei ministri dopo la prossima sollecitazione della Ministra Carrozza.

Il tavolo ha quindi preso atto delle varie "indisponibilità" e ha rimesso tutto nelle mani del ministro della pubblica istruzione che riferirà al consiglio dei ministri.

Come temevamo il tavolo non ha prodotto alcun elemento risolutivo e tutto questo ha fatto soltanto passare altro tempo creando false aspettative tra i lavoratori senza bloccare di fatto i passaggi di gara alle aziende vincitrici consip e ormai la fine di febbraio vedrà una pesantissima tagliola scattare per tantissimi lavoratori già passati alle ditte consip o in fase di passaggio al primo marzo che vedranno scattare i forti tagli (medi del 50% dei salari con punte provinciali oltre il 60%) se il Governo non deciderà di decidera' di reperire le ulteriori risorse e disporre le proroghe che allo stato attuale non ci sono, inserendo specifiche disposizioni nei provvedimenti di legge (milleproroghe o decreto scatti scuola) in via di approvazione.

Si aspetta una lettera del ministro e un esame in consiglio dei ministri di cui ad oggi non abbiamo riscontro....cioè ad oggi non c'è niente!!!

 E' evidente che tocca spingere e far casino altrimenti la vertenza verrà delegata alle singole province dove i lotti sono aggiudicati nelle sedi di cambio appalto nelle quali da marzo non si potrà che prendere atto dei tagli che comunque verranno fatti se in governo non interviene.
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N.B. il Miur mette in forse se non vi sarà un apposito provvedimento legislativo che si possano prorogare con le attuali aziende i rapporti di lavoro nei lotti che non sono stati aggiudicati cioè campania (napoli) e sicilia. In tal non esclude di dare indicazione ai capi d'istituto delle provincie e regioni interessate di procedere a gare istituto per istituto.
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CAPIRETE TUTTI CHE C'E' DA STARE DAVVERO PREOCCUPATI E NON A CASO TOCCA A NOI ANCORA UNA VOLTA SPINGERE CON LA MOBILITAZIONE E ESSERE CHIARI COME SEMPRE CON I LAVORATORI NON ILLUDENDOLI CONFALSE SPERANZE CHE LASCIANO LE MANI LIBERE A CHI DEVE DECIDERE DI FAR PASSARE IL TEMPO SENZA FARE NULLA E SCARICARE VERAMENTE SOLO SUI LAVORATORI IL FALLIMENTO DELLA STABILIZZAZIONE NEGLI APPALTI SCUOLA

ORGANIZZIAMO MOBILITAZIONI SU TUTTI I TERRITORI IN OCCASIONE DEI DUE GIORNI DI SCIOPERO DI CUI VI HO MANDATO LA PROCLAMAZIONE NAZIONALE E CHE VI INVITO A COMUNICARE ALLE AZIENDE CON L'ADESIONE TERRITORIALE

 INFINE abbiamo chiesto aggiornamenti sui lotti:
 IL LOTTO DELLA CALABRIA/BASILICATA DOVREBBE PARTIRE IL 1 APRILE
 IL LOTTO DELLA CAMPANIA (CASERTA, AVELLINO BENEVANTO) ENTRO LA FINE DELL'ANNO SCOLASTICO.

Accordo Bondi-RLS sulla sicurezza: in realtà un "catenaccio" e una situazione grottesca per gli operai

Questa settimana, giovedì 30, nell'ambito dell'incontro Ilva/sindacati sui contratti di solidarietà (vedi su questo altri articoli), "sono stati discussi anche i temi della sicurezza sul lavoro alla luce, soprattutto, delle numerose denunce effettuate in tal senso dalle Rls (rappresentanti sicurezza lavoratori). Su precisa disposizione del commissario Enrico Bondi è stata varata una nuova procedura secondo la quale entro 24 ore dalla segnalazione alla direzione aziendale, il Servizio interno di sicurezza (Sil) deve effettuare le verifiche necessarie e accertare la fondatezza della contestazione.
In caso positivo, entro le 24 ore successive, il capo reparto competente dovrà indicare quali interventi sono necessari per mettere in sicurezza l’area o l’impianto interessato. L’Ilva ha detto ai sindacati di aver istituito un fondo speciale per interventi urgenti di ripristino delle condizioni di sicurezza"
. (da GdM).

Al di là che tutte queste "numerose denunce effettuate dalle Rls", non risultano nè a noi, nè ai lavoratori che si trovano a lavorare in una situazione a rischio e o non trovano gli Rls o se li trovano è come parlare al vento, tanto che negli ultimi casi si sono rivolti allo Slai cobas (che non ha Rls o Rsu in azienda); al di là di questo, la nuova procedura varata, soprattutto per i tempi che stabilisce, sembra più una sorta di "catenaccio" volto ad impedire che siano gli operai a segnalare, e che come frutto di queste segnalazioni vi siano controlli ispettivi in fabbrica.
Una sorta di risposta indiretta dell'azienda, con evidentemente pieno accordo degli Rls, alle denunce fatte nei giorni scorsi da operai e ripresi dallo Slai cobas sul problema dello scarico di ghisa bollente.

Ma tornando ai tempi. Siamo all'assurdo!
"...entro 24 ore dalla segnalazione alla direzione aziendale, il Servizio interno di sicurezza (Sil) deve effettuare le verifiche necessarie e accertare la fondatezza della contestazione". Quindi NESSUN INTERVENTO ma semplice verifica che, conoscendo la politica dell'Ilva, punterà a mettere in discussione la "fondatezza della contestazione". INTANTO IL RISCHIO CONTINUA PER GLI OPERAI...
Poi "...In caso positivo, entro le 24 ore successive, il capo reparto competente dovrà indicare quali interventi sono necessari per mettere in sicurezza l’area o l’impianto interessato.". Quindi, mentre il pericolo continua per gli operai, bisognerà aspettare un altro giorno, e neanche per un intervento per rimuovere le situazioni di insicurezza, ma solo per sapere: "quali interventi sono necessari per mettere in sicurezza".
SE NON FOSSE TRAGICO SAREBBE GROTTESCO!

Ma anche sulla questione del "fondo speciale per interventi urgenti di ripristino delle condizioni di sicurezza", dovremmo forse rallegrarcene e ringraziare Enrico Bondi?

Bari, corteo per Villa Roth occupa, nasce caserma Rossani liberata! - speriamo che a Taranto se sgomberano Mestiza e Officine tarantine la reazione sia la stessa... anche se vediamo in giro troppi 'bravi ragazzi'

altIl 1 Febbraio 2014  inizia con giornata di mobilitazione a Bari. A 2 settimane dallo sgombero di Villa Roth avvenuto il 14 Gennaio con ordinanza di sequestro della magistratura dopo la denuncia del proprietario legale dell'immobile - il presidente della provincia Schittulli - il movimento Barese rilancia. Le iniziative sono iniziate già ieri con la critical mass Barese che è partita dalla Villa in segno di solidarietà  con gli sgomberati.
Durante la mattinata gli studenti del neocostituito collettivo Kas-Ba (collettivo autonomo studentesco Bari), con partecipazioni dalle principali scuole superiori Baresi, si sono radunati in qualche centinaio in piazza Umberto dalle 10 sfilando per le vie del centro fino sotto gli uffici della provincia protestando contro la decisione della provincia.
Alle 17 in piazza Umberto centinaia di persone si sono radunate pronte a partire in corteo generale per manifestare il loro dissenso nei confronti dello sgombero di Villa Roth.
Dopo aver sfilato per le strade baresi all'arrivo difronte i cancelli della Villa ancora murata e difesa da un cordone di polizia è la volta di un annuncio inaspettato: è stata occupata poco lontano da lì l'ex caserma Rossani. La caserma Rossani bene comunale da più di un decennio abbandonata e protagonista di fantomatici progetti sponsorizzati, come spesso avviene, per scopi elettorali e mai realizzati è stata oggi liberata ed occupata per resituirla alla città ed al quartiere che da anni ne reclamava la sua riqualificazione in parco pubblico.
Venite tutti e tutte a riappropriarvi della Caserma Rossani liberata!
A partire da questa sera dj set e socialità tutta la notte!

Di seguito il comunicato delle e degli occupanti:

altIl 14 gennaio la città di Bari è stata privata di Villa Roth Occupata. Un luogo libero che è stato casa, orto sociale, libreria, cinema, punto di riferimento per il quartiere e di aggregazione giovanile, uno spazio di musica, teatro e arte indipendente.
Il 14 gennaio è stato "murato vivo" uno spazio sociale autorganizzato motivando come sempre il gesto col "bisogno di rispettare la legge", ignorando così le motivazioni sociali condivise che controbattono contro uno Stato sempre più sordo e repressivo che si difende a colpi di sentenze.
Dal giorno dello sgombero è stato evidente che la "questione Villa Roth" non riguardava più soltanto i suoi abitanti, e neanche il suo collettivo, ma coinvolgeva una fetta enorme della città e il suo bisogno di spazi sociali e culturali autogestiti. Lo sgombero coinvolgeva quelle persone che hanno vissuto la Villa nei due anni di occupazione e dal 14 a oggi si sono riversate nelle strade, nelle scuole, nell'università, fino al corteo di oggi pomeriggio, che da più di due settimane hanno compreso che oggi è il momento di prendere posizione, di esporsi, e si stanno dedicando anima e corpo a questa battaglia.
Dal 14 gennaio a Bari ha preso forma un Movimento. E oggi quel movimento sceglie di rispondere alla sottrazione di uno spazio sociale riappropriandosi di uno nuovo, e non di uno qualunque: la Caserma Rossani liberata.
Spergiuri elettorali, finanziamenti scomparsi, promesse mai mantenute: la Caserma Rossani è simbolo dell'abbandono e del degrado, del profitto che si antepone al benessere comune.
Oggi ribaltiamo i piani: abbiamo scelto di liberare uno spazio "sequestrato", chiuso, abbandonato dalle istituzioni, perchè è questa sottrazione violenta la vera azione criminale. Abbiamo deciso di restituirlo alla città, alle nostre idee, alle nostre energie, alle nostre intelligenze e ai nostri corpi, di dargli la vita e la forma di una città che non resta immobile davanti all'ingiustizia.
Dove prima c'era l'esercito, simbolo di gerarchia, repressione e guerra, da oggi ci saranno assemblee, iniziative culturali e condivisione sociale: la Caserma Rossani è liberata!

I BISOGNI NON SI SEQUESTRANO - CASERMA LIBERATA

sabato 1 febbraio 2014

Case: "aspettiamo la nuova lista corretta... poi risponderemo con la lotta mancanza di case e alle ingiustizie"


Tra qualche giorno esce la lista rettificata di coloro che hanno fatto domanda per avere la casa a Taranto.
Certo, pretendiamo che vengano eliminati plateali errori e ingiustizie che vi erano nella prima lista, ma il vero problema è un altro. Si tratta comunque di appena 24 case! su più di 1000 persone che hanno fatto domanda. Bene che vada (e noi su questo siamo ancora molto dubbiosi...), si tratta di una "goccia nel mare", rispetto alle necessità, agli sfratti in corso, agli affitti alti e case malsane in cui è costretta a vivere la gente.

QUESTO ABBIAMO DETTO NELL'INCONTRO FATTO MERCOLEDI' 29 CON LA DIRIGENTE DEL SETTORE DEL COMUNE.

Noi stiamo facendo una nostra verifica, che presenteremo al prossimo incontro tra una decina di giorni con la dirigente e l'Assessore, su:
quante case sfitte da requisire, quante vuote comunali da ristrutturare ci sono, quante case nuove da costruire servono;
con questi dati pretenderemo interventi a largo raggio, non poche decine di case. E chiederemo che intanto gli sfratti vadano bloccati. Altrimenti deve essere lotta, ma organizzata, collettiva, per VINCERE.

Abbiamo anche detto nell'incontro: basta con l'assegnazione di case a gente che non ne ha bisogno, che poi se le vende, gente spesso legata alla malavita locale; come basta a chi si fa dare laute "mazzette" per far assegnare un punteggio alto.
Noi su questo denunceremo nomi e cognomi. 
E' inconcepibile che il Comune mentre è ipersolerte a mandare i suoi Vigili per buttare fuori casa gente in condizioni di disagio, non manda i Vigili a controllare situazioni di aperto sopruso e illegalità che sono sotto gli occhi di tutti.
Come è inaccettabile che mentre si fanno ordinanze per sgomberare posti giustamente occupati da giovani, ragazze (come ora quelli di Mestiza e Officine Tarantine), posti per decenni abbandonati, a volte covi di sporcizia e di topi, che vengono ripuliti, messi in sicurezza da chi li occupa e riconsegnati ai giovani, alla popolazione di Taranto; mentre si fanno queste ordinanze che hanno solo il sapore della repressione e il risultato che queste strutture una volta sgomberati non si aprono più al di là delle chiacchiere su "Bandi..."; non si fa invece alcuna ordinanza per ristrutturare caseggiati vuoti, che se non ristrutturati non solo sono uno spreco, uno schiaffo in faccia alle esigenze della gente di case, ma sono, in questi casi SI', un pericolo.

Invitiamo chi ha diritto alla casa a non piegarsi più all'indegno andazzo clientelare o alle umiliazioni.
Chi capisce finalmente che è necessario essere uniti e organizzati, si metta in contatto con lo Slai cobas.

La mozione per il "Piano per il Lavoro" presentata ieri al Consiglio comunale dal Consigliere Capriulo + altri 2

CONSIGLIO COMUNALE DI TARANTO
MOZIONE

Ai sensi del REG.TO SUL FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI TARANTO

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OGGETTO: atto d’indirizzo su “PIANO PER IL LAVORO” con specifico riferimento agli interventi ambientali ed alla raccolta differenziata;

Il CONSIGLIO COMUNALE DI TARANTO,

Premesso che:
l’emergenza lavoro è tra le priorità da affrontare nella nostra città, considerato che il tasso di disoccupazione è tra in più alti in Italia e raggiunge tra i giovani circa il 40% (dati Istat);
tra i compiti del comune vi è quello dello sviluppo economico e della tutela sociale della popolazione;
tra le attuali possibilità di creare nuovo lavoro ci sono le tematiche ambientali e quelle legate al ciclo dei rifiuti;
il comune di Taranto ha importanti competenze in materia ambientale e gestisce in regime privativa il ciclo dei rifiuti comunali;
questo consiglio comunale ha già deliberato, con atto n. 77 del 30/10/2012 (a cui integralmente si rimanda), impegnando le direzioni competenti al raggiungimento dell’obiettivo “RIFIUTI ZERO”;

Considerato inoltre che:
la regione Puglia ha la ferma determinazione di applicazione della ecoTassa per quei comuni che non miglioreranno sensibilmente la propria raccolta differenziata: difatti a partire dal 2014 è entrata in vigore la rimodulazione prevista dalla legge 38/2011, che ha come obiettivo quello di rendere sempre meno conveniente il conferimento in discarica a favore di politiche improntate alla differenziazione dei rifiuti ed al riuso dei materiali;
da quest’ anno è entrato in vigore il nuovo tributo comunale TARI (che sostituirà la TARSU), con incentivi legati alla raccolta differenziata;
serve attivare necessariamente e rapidamente altre azioni di raccolta differenziata nella città, contestualmente migliorando quella in corso a San Vito, Lama;
si prevedono notevoli investimenti di risorse per il risanamento ambientale e le bonifiche delle aziende interessate e del territorio comunale.

Premesso e considerato tutto ciò il Consiglio Comunale, impegna la Giunta e le Direzioni comunali competenti a:
1) verificare la possibilità di elaborare un “PIANO COMUNALE PER IL LAVORO” sulle tematiche dei rifiuti e dell’ambiente, che tenga conto delle donne e degli uomini disoccupati della città già formati o da formare con nuovi corsi di formazione;
2) verificare la possibilità di un ampliamento dell'organico nella selezione differenziata gestita dalla società AMIU in località Pasquinelli, introducendo la turnazione 24 ore su 24, per raggiungere maggiori percentuali di differenziata nella città.
3) elaborare un piano d’informazione per la cittadinanza per stimolare ed educare alla raccolta differenziata;
4) coinvolgere tutti i soggetti interessati, istituzionali, pubblici e privati, in modo da verificare la possibilità che nei lavori di adeguamento ambientale e di bonifiche del territorio, si possa prevedere la possibilità di impiegare i tanti disoccupati tarantini, attivando a tal proposito anche appositi corsi di formazione;
5) fare tutto il possibile affinché negli appalti comunali non si utilizzi più il criterio del “massimo ribasso, per evitare infiltrazioni criminali, continui abbandoni dei lavori in corso, scarsa qualità delle opere realizzate e per assicurare ai lavoratori impiegati un salario minimo in grado di dare loro una “esistenza libera e dignitosa” così come previsto dall’art. 36 della Costituzione Italiana.

Taranto 31 gennaio 2014.