mercoledì 9 ottobre 2024

Sabato ancora con la Palestina

Sabato ore 18,30 piazza Della Vittoria,  informazione su Roma e dopo Roma e il punto sulla situazione in Palestina e Libano #iostoconlapalestina - info -wa 3519575628

martedì 8 ottobre 2024

Lavoratrici asili Taranto - 7 ottobre bene sciopero e presidio - e non finisce qui....

 

In tutti gli asili le lavoratrici hanno scioperato. Un presidio vivace, determinato sotto Palazzo di città ha poi fatto arrivare forte al Comune, agli assessori che passavano la denuncia delle condizioni vergognose, misere in cui devono lavorare, la denuncia dello sfruttamento di anni e anni da parte di Amministrazioni comunali e Ditte che pretendono più lavoro, sempre più servizi ma non vogliono sborsare un centesimo per migliorare una condizione fatta di pochissime ore, tanto lavoro, salari al di sotto del cosiddetto "salario minimo", di periodi di non lavoro, fatto di continue pretese delle direzioni degli asili, di discriminazioni volte a dividere le stesse lavoratrici - tra le "cattive", quelle dello Slai cobas e dell'Usb e le "buone" quelle dei sindacati confederali o di appartenenze intoccabili -; una condizione anche a rischio salute perchè si deve lavorare come 70 anni fa spaccandosi la schiena e anche in ambienti pieni di scarafaggi (come è successo a settembre), fregandosene anche della tutela igienica dei bambini. 
Nello stesso tempo ieri le lavoratrici hanno fatto sentire la loro determinazione ad ottenere risposte concrete, non ennesimi incontri inutili.
Ma siccome senza lotta non si ottiene niente - l'abbiamo visto in questi anni in cui solo con scioperi, lotte, ricorsi giudiziari si sono strappati risultati, anche se ancora piccoli (da un aumento dell'orario di lavoro, al riconoscimento dell'ausiliariato, al lavoro di un mese in estate, alle sostituzioni al 100% di personale assente, ecc.) - allora anche questo sciopero continuerà.
Il Comune ha tentato nei giorni scorsi di fare un incontro nello stesso orario del presidio, allo scopo di far fallire lo sciopero ed evitare il presidio, ma questo tentativo è stato respinto! e l'assessorato è stato costretto a fissare altra data di incontro. 
Vogliamo evidenziare 2 cose:
- Nello sciopero e nel presidio, indetto dallo Slai cobas, è stata importante l'unità tra le lavoratrici Slai cobas e lavoratrici Usb, che ha posto in generale la necessità dell'unità di tutte le lavoratrici e lavoratori a fronte dei tentativi, in atto anche per ieri, di ostacolare lo sciopero con allargamento delle precettazioni per i servizi minimi, seminando false preoccupazioni, ecc. Così come è importante un'azione di convincimento, critica tra le lavoratrici che non scioperano, per loro atteggiamenti sbagliati o perchè seguono i diktat dei sindacati confederali - perchè esse danneggiano sè e tutte le altre.
- Importante, ma anche naturale, è stata la solidarietà da parte di tutte/tutti durante il presidio al popolo palestinese, alla sua resistenza, con la denuncia del genocidio di Israele, dei massacri di bambini e donne, espressasi anche con dei cartelli, perchè le lavoratrici, i lavoratori sono parte di un unico popolo del mondo.
Così come importante è stata la comprensione e la denuncia dell'azione repressiva del governo Meloni, che ora sta per varare il nuovo decreto sicurezza che punta a impedire, criminalizzare qualsiasi lotta, protesta, dissenso in ogni ambito per imporre peggioramenti delle condizioni di lavoro e di vita, dei diritti democratici, con provvedimenti che violano la stessa Costituzione.
Lo sciopero e le iniziative di lotta servono anche per questo, per avanzare nella coscienza della situazione più generale e nella comprensione che occorre molto di più per liberarci di questo sistema che pensa solo al suo potere.  
Lavoratrici e lavoratori asili Taranto

“Rivendichiamo i nostri diritti”


Prosegue la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori degli asili comunali

Da Corriere di Taranto

pubblicato il 08 Ottobre 2024, 08:37

“I nostri problemi sono ampiamente conosciuti così come le condizioni sempre più peggiorative per lavoratori e lavoratrici degli asili comunali. Adesso vogliamo risposte e soluzioni definitive”. Così Margherita Calderazzi dello Slai Cobas per il sindacato di classe ribadiva ieri durante lo sciopero e il presidio all’esterno di Palazzo di Città, la posizione del sindacato nei confronti della vertenza che riguarda decine di lavoratrici e lavoratori che operano nel capitolato d’appalto comunale affidato alla ditta Servizi Integrati che scadrà a novembre e che verrà quasi sicuramente rinnovato.

“Cambiano gli assessori al ramo, ma agli incontri arrivano sempre impreparati: si documentassero prima di incontrarci – ha urlato nel megafono l’esponente del sindacato di classe -. L’assessore Simili ci ha detto che essendo nuova del ramo non è ancora a conoscenza dei nostri problemi. E allora glieli abbiamo ricordati noi ancora una volta: la miseria delle ore lavorate e dei salari, le pretese delle coordinatrici degli asili che spesso vanno oltre le attività previste dal contratto, la tutela della salute. Sarà fornita nuova documentazione all’assessore Simili, compreso l’esposto del nostro avvocato che è molto dettagliato. In modo tale che l’assessore possa essere a conoscenza di tutto. Ma magari potrebbe anche farsi un giro negli asili nido comunali per osservare direttamente con i suoi occhi quali sono le condizioni di lavoro che denunciamo”.

La prossima settimana ci sarà un nuovo incontro con l'Assessore e “proporremo la partecipazione di una delegazione larga con permessi sindacali essendo l’incontro di mattina. Dopo di che faremo le prime verifiche, che non pensiamo saranno ciò che ci aspettiamo. Anche perché a novembre questo appalto scade – ha ricordato ancora la Calderazzi – ma quasi sicuramente Servizi Integrati otterrà una proroga sino a giugno alle stesse condizioni: per questo o nella proroga il Comune interviene aumentando le ore di lavoro, aggiornando le condizioni migliorative di salario (introducendo ad esempio quello "minimo" come hanno già avuto modo di fare altre amministrazioni comunali in altri capitolati di appalto) che sia almeno di 9 euro netti, migliora le condizioni per la salute di lavoratrici e lavoratori, altrimenti continueremo la nostra protesta. Che però ha bisogno anche di una maggiore partecipazione tra i lavoratori – ha poi concluso rivolgendosi alle lavoratrici e ai lavoratori l’esponente dello Slai Cobas per il sindacato di classe -: perché chi non sciopera contribuisce a peggiorare la condizione di tutte e tutti noi. Anche perché non abbiamo altra strada che insistere nella nostra lotta”.

Gravina di Puglia, un nuovo terribile femminicidio pluri annunciato


Maria Arcangela Turturo temeva di essere uccisa. Ed è avvenuto. Il marito "ha dato fuoco all'auto su cui si trovava la moglie e poi, quando la donna ricoperta di ustioni è riuscita a uscire dalla vettura in fiamme, l'ha raggiunta, bloccata a terra e soffocata 
con il peso del proprio corpo e premendole un ginocchio sull'addome. "Mi voleva uccidere, mi ha messo le mani alla gola, mi ha chiuso in auto con le fiamme", le ultime parole della donna prima di morire.
Però questo marito, Giuseppe Lacarpia, aveva già dei precedenti per "delitti contro il patrimonio e la persona". In carcere ci era già finito più di dieci anni fa per aver provato ad accoltellare a morte uno dei suoi figli.
Una delle figlie ha detto: "Era violento, ci ammazzava di botte... e nel 2009 mamma, presa dalla disperazione, ha dato fuoco al trattore di papà”. "Arcangela aveva provato a salvarsi anche in passato. Litigava col marito e si rifugiava dalle figlie. A casa loro passava dieci giorni e poi tornava da lui. "Stava da me o da mia sorella dieci giorni e poi rientrava a casa”. In ospedale era finita già altre tre volte per le botte del marito. “Mia madre continua a preoccuparsi di lui”, ha aggiunto la figlia..."
Ma ancora una volta, ennesima volta l'uomo ha potuto uccidere! 
Sembra una sorta di fotocopia di un film uscito in questi giorni "Familia", basato su un fatto vero: in cui un figlio dopo aver provato disperatamente ma inutilmente di denunciare alla polizia le violenze del padre verso la madre, il suo pericolo di vita - una polizia burocratica, riempi-carte che però ben conosceva il padre essendo questi stato in carcere - alla fine ha dovuto lui uccidere il padre, facendosi poi lui anni di carcere.
Questa deve essere la sola via d'uscita per liberarsi degli uomini assassini?!
NO e SI. Se, come tanti femminicidi dimostrano, questo Stato non solo non può difendere ma è complice di questa guerra quotidiana di bassa intensità contro le donne; se il governo invece di fare leggi contro le violenze sessuali - perchè sono ipocrite, vergognose e inutili le norme su "braccialetti", "divieto di avvicinamento" e stronzate di questo genere - pensa solo a fare leggi fasciste per reprimere le proteste, le lotte, le manifestazioni di pensiero; se quindi nessuna difesa può venire da questo Stato, da questo governo; allora è la lotta, la solidarietà, l'unità delle donne la strada per colpire prima gli uomini che odiano le donne, ma soprattutto per lottare, "uccidere" questo sistema barbaro che alimenta i femminicidi.
TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETA' ALLE FIGLIE, AI FIGLI DI MARIA ARCANGELA
 
Le compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario di Taranto

lunedì 7 ottobre 2024

Massimo Battista ci ha lasciato - La nostra tristezza, il nostro impegno a mantenere tra gli operai ex Ilva il suo esempio di combattività


Massimo Battista ci ha lasciato. Un operaio e delegato dell’ex Ilva che ha lottato e combattuto contro i padroni in questa fabbrica ottenendo repressione e mobbing ma non arrendendosi mai, anzi alzando il tiro di denuncia e impegno divenendo per un certo periodo una voce e un riferimento per tanti operai.

Noi così lo vogliamo ricordare. E lo ricorderemo alla fabbrica e tra i lavoratori nei prossimi giorni.  

I funerali di Massimo saranno domani alle 16.30 alla concattedrale.

Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto

LIVE Roma, manifestazione pro-Palestina a Roma del 5/10: la piazza, gli interventi, il corteo... - L'intervento del compagno operaio dell'Ilva dello Slai cobas sc di Taranto

Alla manifestazione di Roma, da Taranto ha partecipato una delegazione di proletari comunisti, di operai - Ilva e Porto - di lavoratrici e compagne, di giovani della Fgc

L'intervento del compagno operaio dell'Ilva dello Slai cobas sc 
va da: 1:40:32 a 1:46:14

Il faro di ISPRA e ARPA sull’ex Ilva - Info - La realtà e le parole...

 

Diverse le criticità emerse in varie aree dello stabilimento siderurgico

- Dal Corriere di Taranto

pubblicato il 05 Ottobre 2024, 07:00

In attesa di conoscere quale sarà, se sarà, il futuro dell’ex Ilva di Taranto sotto ogni punto di vista (produttivo, lavorativo, ambientale e sanitario), dopo l’ultimo aggiornamento a seguito delle attività di controllo ordinario svolte da ISPRA sugli interventi previsti dal Piano Ambientale ex DPCM 29/09/2017 presso lo stabilimento siderurgico di Taranto, relativo al secondo trimestre 2024, sono state rese note anche le risultanze del rapporto conclusivo dell’ultima attività di controllo ordinaria.

Sono diverse le criticità emerse nell’attività di controllo ordinaria effettuata da ISPRA con il supporto di ARPA Puglia dal 27/05/2024 al 02/07/2024 presso lo stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia di Taranto (ex Ilva). Si tratta, lo ricordiamo, di un’ispezione ambientale effettuata nell’ambito di un programma e in accordo a quanto previsto nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (ai sensi dell’art. 29 decies comma 3, con oneri a carico del gestore).

Il rapporto conclusivo, valido come Relazione visita in loco, contiene i pertinenti riscontri in merito alla conformità dell’installazione alle condizioni di autorizzazione e le conclusioni riguardanti eventuali azioni da intraprendere. La prima criticità evidenziata nella relazione inviata al ministero dell’Ambiente, sottolinea come “dall’analisi documentale ne emerge che gli interventi prescritti non risultano completati. E vi è una incongruenza del cronoprogramma rispetto alla pianificazione totale degli interventi. Si ritiene necessario mantenere informata la ASL di Taranto relativamente allo svolgimento dei monitoraggi della qualità dell’aria ambiente nei luoghi di lavoro“.

Vi è innanzitutto “la non corretta applicazione della procedura di stima delle emissioni in quanto sono stati fornite stime di inquinanti relative ad una durata dell’evento inferiore rispetto a quanto visionato (in relazione alle operazioni di colata comprensivo della granulazioni della loppa in vasca e del sistema di condensazione dei vapori effettuate)”. Il Gruppo Ispettivo ha chiesto al Gestore un approfondimento su come viene condotto il monitoraggio della temperatura e dei diversi parametri di funzionamento dei forni di cokefazione, le procedure operative relative al monitoraggio della temperatura all’interno delle camere di combustione. Si chiedono inoltre maggiori dettagli sulla “fase fumi” e di fornire una planimetria della sezione sottoprodotti di cokeria con indicazione di tutti i punti di emissione convogliata, anche non significativi, e con le indicazioni delle varie sotto-sezioni, ottenendo dall’azienda la documentazione richiesta alla data del sopralluogo. Per quanto attiene invece la problematica relativa alle emissioni diffuse e/o fuggitive in atmosfera si evidenzia che “dall’analisi delle relazioni annuali di esercizio si rileva un aumento costante degli eventi di emissioni visibili rilevate con i sistemi a videocamera WES. L’aumento è ritenuto consistente soprattutto per le cosiddette emissioni visibili da fasi di normale processo produttivo che secondo quanto dichiarato dal Gestore nei riscontri forniti “Sono riconducibili alle operazioni che rientrano per la preparazione del forno, per le fasi di sfornamento o caricamento:  Apertura del Cappellotto, Apertura Porte LM – LC, Spianamento, Porta a fine carica prima della sua registrazione”. Tale tematica rappresenta un aspetto rilevante nell’ambito del monitoraggio delle emissioni diffuse e fuggitive che potranno essere rivalutate nel corso dell’attuale procedimento di riesame dell’AIA, al fine di limitarne e prevenirne l’impatto sul contesto ambientale circostante.

Inoltre il Gruppo Ispettivo evidenzia che, sebbene la procedura di controllo operativo deputata a definire le modalità di controllo e gestione delle emissioni visibili delle batterie dei forni a coke e a minimizzare tali emissioni e che si applica a tutti i punti di generazione di emissioni visibili dalle batterie, dall’analisi anche degli allegati forniti emerge una criticità sulla rappresentatività di tali ultimi documenti rispetto a quella delle registrazioni degli eventi di emissione visibile mediante sistema WES. In sostanza, dall’analisi degli allegati in cui compaiono solo valori nulli, non emergono in alcun modo le criticità evidenziate dal sistema WES. E’ stato anche richiesto di conoscere lo stato del contratto circa la manutenzione della rete di Qualità dell’Aria che risulterebbe scaduto a marzo, visto che anche in questo caso per i due enti di controllo tale tematica rappresenta un aspetto rilevante nell’ambito del monitoraggio delle emissioni fuggitive, di sostanze volatili incluso il benzene, che potranno essere rivalutate nel corso dell’attuale procedimento di riesame dell’AIA, al fine di limitarne e prevenirne l’impatto sul contesto ambientale circostante. 

Restando in ambito di emissioni, ci si è concentrati poi sul sistema di trattamento del gas coke presente nello stabilimento di Taranto, unitamente ad uno schema di flusso che, sostanzialmente, ripercorre i principali stadi di trattamento attivi (e in fase riattivazione): rimozione del catrame;  rimozione dell’idrogeno solforato; rimozione dell’ammoniaca; ripristino del sistema di rimozione della naftalina (cd. ‘denaftalinaggio’). Nel rapporti redatto da ISPRA e ARPA Puglia si legge che “deve far riflettere circa l’opportunità di prevedere tutti i trattamenti del gas in questione, e soprattutto pone la questione della manutenzione attenta, costante e corretta dell’intera filiera produttiva e di purificazione del gas coke che, per diversi motivi, tra cui quello ambientale, deve essere trattato prima di essere utilizzato come combustibile”. Il Gruppo Ispettivo ribadisce nel rapporto la necessità di dotare l’impianto Sottoprodotti di tutte le sotto-sezioni di trattamento del COG, peraltro originariamente presenti presso lo stabilimento di Taranto, in particolare gli impianti di denaftalinaggio e di debenzolaggio. Sempre per quanto riguarda l’Area Sottoprodotti il è sono state evidenziate le attività di manutenzioni presso l’area rispetto alle ispezioni precedenti. Infatti, il Gestore, relativamente agli indicatori di perdite utilizzati in corrispondenza degli accoppiamenti flangiati di acido solforico visionati durante il sopralluogo del 11 giugno 2024, evidenzia che “essi rappresentano una miglioria adottata dal gestore per il controllo dell’impianto e una parte degli indicatori risultati danneggiati sono stati oggetto di sostituzione con attività svolta in data 01/07/2024. È in corso l’approvvigionamento di ulteriori indicatori per la prosecuzione dell’attività”. Allo stesso tempo però è stato chiesto all’azienda di rivalutare la modalità di gestione dei controlli periodici sulle tubazioni gas coke del reparto sottoprodotti con una frequenza trimestrale adottando non solo la metodologia del controllo  di tipo visivo ma anche con un monitoraggio LDAR. E di segnalare le anomalie e gli interventi di ripristino e/o la richiesta di ulteriori rilevazioni mirate posti allo scopo della risoluzione dell’irregolarità insistenti le tubazioni del gas coke dell’area sottoprodotti.

Durante il sopralluogo straordinario del 14/09/2023, i funzionari ARPA Puglia avevano visionato le reti delle aree GRF e Parchi Primari evidenziando lo stato delle reti “…constatato ed evidenziando al Gestore che alcuni pannelli di rete erano sganciati ed altri mancanti…” e chiedendo l’immediata riparazione delle stesse. Le reti hanno iniziato ad essere sostituite però soltanto dal 08-09 luglio 2024, poiché nei mesi precedenti il Gestore era in attesa di un ordine di cui non è specificato l’anno.

Dall’analisi documentale ne emerge che gli interventi relativi alla gestione delle acque meteoriche delle aree a caldo (AM5, AM6, AM 8, AM9, AM10 e AM11) hanno subito un ritardo consistente rispetto ai termini previsti dal Gestore nella DIR 212/2023. A tal riguardo il Gruppo Ispettivo segnala l’urgenza di procedere ad una revisione delle tempistiche previste per il completamento degli interventi relativi alla prescrizione.

Per quanto riguarda la tematica riguardante i rifiuti invece, in relazione alle prescrizione UP3 (comma 10 dell’art. 1 del DM 546 del 29/12/2022 “Si prescrive al Gestore di allontanare dall’area di cui al comma 2 almeno 100.000 tonnellate di rifiuti all’anno a partire dal 1° aprile 2023” Accertamento violazione con nota ISPRA 29712 del 28/05/2024 e diffida MASE prot. n. 31645 del 06/06/2024) il dato, aggiornato al 15 luglio 2024, del materiale allontanato e conferito a terzi e di quello ancora giacente in loco pari, rispettivamente, a circa: 11.641 tonnellate e 301.314 tonnellate. Il cronoprogramma dei conferimenti aggiornato al 15/07/2024 evidenzia ritardi nel completamento degli ordini (spedizioni su tratta nazionale) già assegnati. Infatti, a fronte di un complessivo quantitativo di materiale da trasferire da aprile 2024 al 15/01/2025 pari a 48.400 t, al 15/07/2024 il quantitativo conferito è stato pari a sole 3.992 t circa. In 3 mesi e mezzo (da aprile al 15 luglio) il Gestore, per rispettare le scadenze del cronoprogramma, avrebbe invece dovuto trasferire 16.940 t (4.840 t/mese) cioè più del quadruplo. Questo rende anche inverosimile la previsione, al 15/07/2024, di assegnare, entro il 2024, nuovi incarichi per 40.000 t con completamento al 15/01/2025. Per gli ordini (spedizioni transfrontaliere) già assegnati, a fronte di un complessivo quantitativo di materiale da trasferire da aprile 2024 al 31/03/2025 pari a 40.000 t, al 15/07/2024 il quantitativo conferito è stato pari a 7.648 t circa. Il Gestore, per rispettare le scadenze del cronoprogramma, dovrebbe trasferire mediamente 3.333 t/mese e quindi, al 15 luglio, avrebbe dovuto sviluppare 11.666 t di trasferimenti. In questo caso, in realtà, il ritardo sul cronoprogramma non si è ancora verificato perché delle 40.000 t previste al 31/03/2024, 24.000 sono calendarizzate a partire dal 01/07/2024 fino al 31/03/2025 mentre, le restanti 16.000, dal 01/04/2024 al 15/01/2025. Esaminando quindi solo quest’ultimo quantitativo il conferimento medio mensile deve essere pari a circa 1.684 t/mese, cioè circa 5.894 t al 15/07/2024 a fronte delle 7.648 t circa effettivamente trasferite. 

Infine, per l’Area impianto di trattamento acque cokeria il Gestorenon ha fornito nessun riscontro in merito all’eventuale presenza di studi preesistenti circa l’opportunità di copertura delle vasche di trattamento dei reflui di cokeria. Ma l’azienda ha chiarito che la copertura è a piè impianto nell’attesa di terminare la pulizia della vasca C a fronte dell’ordine 78495/24 del 05/08/2024 con fornitore “Evoluzione Ecologica”. Pertanto il gestore dovrà l’evidenza ad ISPRA e ad ARPA Puglia della copertura della vasca C dell’impianto biologico dei reflui di cokeria appena terminata la pulizia della vasca. 

In totale il Gruppo Ispettivo ha evidenziato dieci criticità e prescritto all’azienda ventitré condizioni d monitoraggio. ISPRA ed ARPA Puglia continueranno ad effettuare con cadenza trimestrale i controlli sulle suddette prescrizioni, fornendo successivi aggiornamenti specifici in merito. Nella speranza che almeno tutte queste attività possano essere portate a compimento nei tempi previsti, o comunque non troppo in là nel tempo. Anche in un’eventuale prospettiva in cui l’azienda vedrà la sua capacità produttiva ridimensionata o traghettata verso un ciclo ibrido con l’innesto dei forni elettrici. Resta quindi centrale il tema dell’attuazione completa del Piano Ambientale e del rispetto delle indicazioni fornite dagli enti preposti al controllo, a prescindere da ciò che sarà, per continuare a garantire il più possibile la tutela dei lavoratori e dei cittadini, dentro e fuori la grande fabbrica.

giovedì 3 ottobre 2024

Nel processo per la morte di Giacomo Campo - operaio dell'appalto Ilva - importanti testimonianze accusano i capi dell'Ilva ma anche la Procura di Capristo

Dall'articolo sulla GdM di Casula e Cannetiello

TARANTO - «Giacomo stava accanto a me, a pochi metri». Si spezza nel pianto il racconto di Roberto Taurisano, collega di Giacomo Campo, l’operaio della Steel Service che il 17 settembre 2016 è morto schiacciato all’interno di un nastro trasportatore dell’ex Ilva... Insieme a lui ieri mattina (il 1° ottobre) sono stati interrogati anche altri due colleghi: Alessio Vorace e Luca D’Andria. Proprio quest’ultimo, nelle sue dichiarazioni, ha puntato il dito in particolare contro uno degli imputati, il capo turno dell’Ilva Antonio Bianco.

Quella notte il nastro era bloccato per un accumulo di materiale e la squadra di Giacomo fu chiamata (alle 2,30 di notte, dopo che Campo aveva già fatto il suo turno di lavoro) per dare man forte ai colleghi: stando a quanto hanno raccontato in aula e durante le indagini, infatti, il capo squadra smontante avrebbe detto ai colleghi di non intervenire fino a quando non fosse arrivato il sostituto, ma le cose andarono diversamente: «Bisognava aspettare il capo squadra con il tubo nuovo per aspirare il materiale, ma il signor Bianco ci diede l’ordine di cominciare. Io dissi di stare fermi e Bianco rispose “Tu fatti i fatti tuoi. Qui comando io”. A Giacomo gli ho detto più volte di scendere dal nastro, ho anche provato a tirare il tubo che stringeva nelle mani, ma Bianco ha detto di andar via. Così sono salito e quando mi sono affacciato di nuovo, Giacomo era sotto il nastro»...

Ma insieme a questo fatto gravissimo, si indica anche un altro:

"quella vicenda è arrivata anche nei fascicoli della Procura di Potenza, che ha chiesto e ottenuto il processo per l'ex commissario straordinario dell'ILva Enrico Laghi e Carlo Maria Capristo all'epoca procuratore di Taranto: tra le accuse contestate, infatti, c'era anche la decisione dell'allora capo della procura Capristo che, su indicazione di Pietro Amara, consulente legale di Ilva poi finito in numerose inchieste giudiziarie, aveva nominato un consulente gradito alla fabbrica e concesso in poco più di 24 ore il dissequestro del nastro trasportatore per non interrompere la produzione dell'acciaieria"