EX ILVA, PRIMA UDIENZA A POTENZA
Si è aperta la prima udienza del nuovo processo "Ambiente Svenduto". All'esterno del Palazzo di Giustizia lucano, il presidio organizzato dallo Slai Cobas ha dato voce al dissenso di associazioni ambientaliste pugliesi e lucane.
Al centro del procedimento, il presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dalla gestione della famiglia Riva. Sul banco degli imputati compaiono 21 nomi tra persone fisiche e società, inclusi l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, i fratelli Nicola e Fabio Riva e l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso.
Il coordinatore dello Slai Cobas, Ernesto Palatrasio, non usa mezzi termini definendo l'iter giudiziario una «giustizia negata». "È un processo infinito. È gravissimo che si debba tenere a Potenza invece che nel suo luogo naturale, Taranto. Il risultato è che 23 imputati sono già usciti di scena per prescrizione. Il pericolo è che questo accada per molti."
Uno dei dati più significativi emersi riguarda la partecipazione dei cittadini. Se a Taranto le parti civili erano oltre 1.500, a Potenza il numero è crollato drasticamente a circa 350.
L'avvocato Antonietta Ricci, che assiste diverse parti lese, spiega questo calo come una conseguenza degli oneri economici dovuti allo spostamento e ad una forte sfiducia frutto della sentenza della Corte d'Assise d'Appello con cui sono stati azzerati 7 anni di lavoro, testimonianze e prove raccolte nel primo grado.
"Dobbiamo rivalutare fatti già accertati perché l'attività istruttoria di Taranto non ha più valore," sottolinea Ricci. "È doloroso per i testimoni, come i pediatri del quartiere Tamburi, dover raccontare di nuovo i ricordi terribili di quando trovavano le polveri minerali persino nelle orecchie dei bambini durante le visite."
Il "reset" processuale è figlio di un’eccezione formale accolta dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto: la presenza di due giudici onorari tra le parti civili danneggiate. Un vizio di forma che ha imposto il trasferimento degli atti nel capoluogo lucano, competente per i procedimenti che coinvolgono magistrati tarantini.
Con lo spettro della prescrizione che incombe su molti dei reati contestati, la comunità ionica guarda a Potenza con la speranza che questo "monito verso le industrie della morte" non si risolva in un nulla di fatto burocratico.
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