venerdì 17 aprile 2026

per la morte di Domenico di Ponzio dieci indagati - ben fatto - andiamo a fondo, mettiamo sotto accusa tutto il sistema e la sua catena - info Slai cobas per il sindacato di classe

Tragedia sul lavoro, dieci indagati

da corrieredi taranto

Sono indagate sette persone fisiche con l’ipotesi di “cooperazione in omicidio colposo” e tre società per presunto “illecito amministrativo dipendente dal reato di omicidio colposo” per la morte di Domenico Di Ponzio, 38 anni, elettricista, rimasto schiacciato da un palo della luce che lunedì scorso si è improvvisamente sganciato dal braccio di una gru durante interventi di manutenzione a impianti di illuminazione pubblica nei pressi del cimitero San Brunone.

Come atto dovuto, dopo il conferimento dell’incarico per l’autopsia al medico legale Davide Ferorelli, il pubblico ministero Raffaele Casto ha firmato gli avvisi di garanzia. Un passaggio necessario per consentire agli indagati di nominare eventuali consulenti tecnici in vista degli accertamenti irripetibili. La vittima lavorava per la Tec Gen srl, impresa specializzata in impianti elettrici, impegnata in subappalto nell’ambito di una commessa affidata dal Comune di Taranto alla società Verdeidea, poi costituita in Ati con Basento Scavi srl. Il cantiere rientrava nel progetto della foresta urbana, intervento di rigenerazione ambientale in un’area segnata dalla vicinanza con l’ex Ilva.

Gli avvisi riguardano amministratori delle società coinvolte – capogruppo mandataria, mandante e subappaltatrice – oltre a un consigliere della società indicata come datore di lavoro con l’incarico di assumere operai e stabilirne gli incarichi, un dipendente comunale responsabile dei lavori (difeso dall’avv. Egidio Albanese), il coordinatore per l’esecuzione del cantiere (assente al momento dell’incidente) e un capo cantiere. Una filiera articolata, su cui si concentrano ora le verifiche degli inquirenti.

Tra i passaggi più delicati, quello relativo alla sicurezza. Secondo quanto contestato dal pm, uno degli indagati, datore di lavoro, stava manovrando la gru a distanza con joystick, a pochi metri dalla vittima, “senza che in cantiere vi fosse documentazione riguardante gli aspetti della sicurezza sul lavoro”.


Luogo dell’infortunio mortale sul lavoro

Nel mirino anche l’organizzazione degli spazi: la delimitazione del cantiere, realizzata con rete arancione e paletti in ferro privi di protezione, sarebbe risultata “incongrua”, limitata solo all’area di intervento e non estesa alla zona adiacente alla strada pubblica dove operava la gru. Un dettaglio che, per l’accusa, avrebbe contribuito a creare condizioni di rischio.

Decisiva, nella ricostruzione, la dinamica dell’incidente. I pali (lunghi 10,85 metri con un diametro alla base pari a 17 centimetri) venivano sollevati tramite una braca agganciata al gancio della gru, mentre Di Ponzio procedeva all’accompagnamento nella posizione indicata. Il secondo palo, però, si è improvvisamente sganciato dalla imbracatura, definita “artigianale”, colpendo la vittima al capo. L’esito, secondo i primi riscontri, è stato un “arresto cardiocircolatorio irreversibile in politrauma (trauma cranio-facciale)”.

Non solo. Dagli accertamenti dello Spesal emerge che il coordinatore per l’esecuzione dei lavori in quel momento era assente e che un’allerta della Protezione civile regionale segnalava venti forti fino a burrasca. L’inchiesta dovrà ora stabilire se le condizioni meteo fossero compatibili con le operazioni di sollevamento o se abbiano inciso sulla stabilità del carico.

Per le società Basento Scavi srl, Verdeidea srl e Tec Gen srl si ipotizza la responsabilità amministrativa: secondo l’accusa, non avrebbero adottato o efficacemente attuato modelli organizzativi idonei a prevenire il rischio, né sistemi di vigilanza adeguati.

L’autopsia, con esami istologici e tossicologici, dovrà invece chiarire le cause del decesso e verificare l’eventuale nesso causale tra attività lavorativa e morte, anche alla luce di possibili condizioni pregresse del lavoratore. Un passaggio decisivo anche per orientare le eventuali profili di responsabilità penale che ora sono solo ipotizzati come atto dovuto. Una risposta che non restituirà la vita a Domenico Di Ponzio, ma che sarà decisiva per fare piena luce su quanto accaduto in quel cantiere diventato improvvisamente scenario di morte.


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