Le motivazioni depositate 2 giorni fa della sentenza che ha assolto tutti gli 8 autisti Amat perchè "il fatto non costituisce reato" sono oscene e da respingere!
Nei primi giorni di maggio il Movimento femminista proletario rivoluzionario farà un presidio al Tribunale e chiama femministe, ragazze, avvocate, ad organizzarlo insieme.
Non solo gli 8 violentatori sono stati assolti con formula piena (neanche una formula come: 'ripetute molestie, abusi sessuali' è stata usata), ma nelle motivazioni si scrive che è la ragazza che non ha dimostrato di aver subito violenze "costrizioni"; Sì - dicono i giudici - ci sono state atti sessuali ma la ragazza non ha dimostrato chiaramente di essersi opposta. La denuncia fatta dalla ragazza non ha quindi valore; peggio: il fatto che fosse un pò disabile mentalmente, invece di costituire un aggravante (come aveva chiesto il PM), viene ritenuta una prova di non credibilità.
VERGOGNA GIUDICI!
Questa sentenza di fatto anticipa quello che potrebbe succedere a tante donne, ragazze se diventa legge il famigerato Ddl Bongiorno, contro cui tante manifestazioni ci sono state in occasione dell'8 marzo è anche a Taranto.
Una sentenza - che appunto potremmo chiamare "Bongiorno" - che dice che le denunce, sempre molto sofferte, in cui pesa a volte la vergogna, insieme ad una giusta sfiducia nella giustizia, sono a prescindere non vere; e che è la donna che deve portare prove provate che ha subito violenze sessuali, non gli uomini. E' la donna che deve dimostrare il "dissenso"; per cui se non dimostra un rifiuto "esplicito", se non grida, se non chiede aiuto, se ritarda nella denuncia, la violenza non è avvenuta...
A Taranto, siamo addirittura nella applicazione ultra rigida di questo abominio: nella sentenza i 3 giudici (di cui 2 donne...) riconoscono che "le condotte degli autisti sono "deprecabili" e "di deplorevole moralità", specialmente perché commesse da incaricati di un pubblico servizio", parlano anche di "abusi sessuali", riconoscono che gli atti sessuali avvenivano in zone deserte, dopo che erano state serrate le porte dei bus (e chi poteva portare i bus in queste zone, vicino all'Ilva, chi poteva serrare le porte, se non gli autisti!?); ma voi porci autisti non dovete provare nulla e... siete tutti assolti! Perchè quella "imbranata"/timida ragazza non ha LEI dimostrato la "coercizione". Quindi siamo all'affermazione per cui: il "consenso" della ragazza effettivamente non c'era, ma non c'è prova di "dissenso".
E la Bongiorno può fregarsi le mani... Questa sentenza è molto grave anche perchè può fare "scuola", queste motivazioni potranno essere usate contro tante altre donne.
Ultima sottolineatura vergognosa: questi 8 autisti violentatori sono stati in questo lungo periodo del processo totalmente appoggiati dai sindacati Cisl e Cisal, che hanno giubilato ora per la loro assoluzione. Ma essi stessi si auto denunciano come "complici", perchè - e noi l'abbiamo accertato - tutti all'Amat sapevano, dato che gli autisti si vantavano sui social delle loro violenze sessuali.
Riportiamo di seguito alcuni articoli stampa. Ma questa ulteriore violenza non deve passare! Abbiamo già detto che daremo il massimo sostegno alla ragazza se vuole andare avanti, insieme all'appoggio legale per fare anche appello contro questa schifosa sentenza.
Ma prima di tutto dobbiamo respingere questa sentenza, con la nostra mobilitazione.
Il 28 aprile alle 18,00 invitiamo compagne, ragazze, donne a incontrarci presso la sede Slai cobas via Livio Andronico, 47 per organizzare il presidio al tribunale.
DALLA STAMPA: ASSOLTI GLI AUTISTI DI TARANTO: MANCA LA PROVA DELLA COSTRIZIONE NEI RAPPORTI CON LA VENTENNE DISABILE
Il Tribunale di Taranto ha depositato le motivazioni della sentenza che, lo scorso 22 gennaio, ha assolto otto dipendenti di Kyma Mobilità dall'accusa di abusi sessuali nei confronti di una ragazza di 20 anni con disabilità. Sebbene i giudici abbiano confermato la realtà degli incontri avvenuti tra il 2018 e il 2019 a bordo degli autobus di linea, hanno stabilito che non vi è certezza riguardo a una reale violenza o costrizione subita dalla giovane.
Secondo il collegio giudicante, le testimonianze della vittima e le perizie psicologiche non hanno evidenziato un rifiuto esplicito o una volontà coartata; la ragazza stessa non ha mai dichiarato di essersi opposta alle avances. Pur definendo le condotte degli autisti "deprecabili" e "di deplorevole moralità", specialmente perché commesse da incaricati di un pubblico servizio, i magistrati hanno concluso che il fatto non costituisce reato per mancanza della prova di costrizione, elemento necessario per la condanna penale.
Gli atti sessuali con la ragazza disabile sui bus dell'Amat di Taranto ci sono stati, ma non è emersa la prova che la giovane sia stata costretta a subirli.
Nelle 24 pagine delle motivazioni il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma, ha spiegato le ragioni che hanno portato a scagionare gli imputati: «Se da un lato - si legge nella sentenza - le dichiarazioni della vittima, riscontrate dai risultati delle intercettazioni, confortano (parzialmente) la tesi accusatoria sotto il profilo della sussistenza della materialità della condotta contestata agli imputati, dall'altro lato, le stesse dichiarazioni non avvalorano con la necessaria certezza la sussistenza dell'elemento ulteriore della coartazione della volontà della ragazza in relazione alle condotte medesime».
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I fatti avvenuti, quindi, non costituiscono, alla luce delle prove raccolte, un reato, ma resta secondo i giudici il «contesto di deplorevole moralità, specie ove riferita a soggetti esercenti un'attività al servizio della collettività. Si è trattato - scrivono ancora i magistrati - certamente di condotte deprecabili per il contesto di luogo (all'interno di autobus adibiti al servizio pubblico) e di tempo (un paio di anni) in cui sono state perpetrate e che suscitano concreto sdegno sotto il profilo etico, ma che non integrano sotto il profilo materiale il reato di cui in contestazione, difettando la prova di un elemento necessario del fatto, la costrizione».
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