Il sindacato chiede rottura con il Governo e annuncia la mobilitazione: “No alla cigs e a nuove cessioni”
24 Aprile 2026
Operai dell'ex Ilva (foto d'archivio)
Il sindacato chiede rottura con il Governo e annuncia la mobilitazione: “No alla cigs e a nuove cessioni”
Operai dell'ex Ilva (foto d'archivio)
TARANTO - Tono duro e senza mediazioni quello dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Taranto, che interviene nuovamente sulla vertenza ex Ilva denunciando quella che definisce una fase di stallo e chiedendo una svolta immediata.
Nel comunicato, il sindacato esprime una posizione netta contro il confronto istituzionale in corso. “Basta con questa farsa dei tavoli romani”, afferma, sostenendo che l’assenza di un accordo concreto rende inutile il proseguimento delle trattative. Al centro della contestazione anche l’ipotesi di ricorso alla cassa integrazione straordinaria, considerata inaccettabile. “Se c’è mancato accordo, la cigs non si accetta e si contrasta”, viene ribadito.
Lo Slai Cobas rilancia inoltre la richiesta di nazionalizzazione del gruppo siderurgico, opponendosi a qualsiasi ipotesi di cessione a soggetti privati. “Se vogliamo la nazionalizzazione e non la svendita dei lavoratori, allora bisogna impedirla con l’azione”, si legge nel documento, che invita a interrompere il dialogo con il Governo guidato da Giorgia Meloni e con il ministro Adolfo Urso.
Nel mirino anche la gestione commissariale dell’impianto. Il sindacato denuncia una situazione critica sotto il profilo industriale e della sicurezza. “Se i commissari gestiscono il morto e i morti, devono andare via”, si legge nel comunicato, con un riferimento diretto alle condizioni di lavoro e alle criticità ambientali.
Il documento richiama inoltre il tema della sicurezza negli stabilimenti e negli appalti, indicando la necessità di un cambio radicale di approccio. “Se il lavoro è mortale, bisogna stabilire la massima non collaborazione”, afferma il sindacato, chiedendo anche una presenza permanente negli impianti per monitorare la situazione.
Tra le richieste avanzate vi è anche l’applicazione delle disposizioni della magistratura in materia ambientale. “Se si vogliono bloccare le fonti inquinanti, le indicazioni devono essere attuate e non ostacolate”, sottolinea lo Slai Cobas, che richiama in particolare le criticità legate alla centrale elettrica.
Il sindacato amplia infine il fronte della protesta anche ad altri comparti collegati all’indotto. In riferimento agli autotrasportatori, viene evidenziato l’impatto del caro energia. “Se i costi mettono in crisi il settore, il servizio si blocca”, si legge nel comunicato.
La conclusione è un appello alla mobilitazione generale. “Non c’è altra strada che la lotta su tutto e di tutti”, afferma lo Slai Cobas, invitando lavoratori e cittadini a partecipare allo sciopero generale proclamato per il 29 maggio.
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