mercoledì 31 dicembre 2025

Accattateve gli operai... - L’Ex Ilva a un Fondo USA in cambio di 1 euro - cronaca di un bidone annunciato - 1

Urso/Meloni hanno dato il "regalo" per il nuovo anno...

In questi giorni pubblichiamo tutto dalla stampa 

L'8 gennaio cominciamo a parlarne noi, alla fabbrica innanzitutto

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto 

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1 - la reputazione dell’amministratore delegato – miliardario e autodefinitosi filantropo – non è delle migliori: secondo un approfondimento del quotidiano tedesco di economia e finanza Handelsblatt, infatti, l’imprenditore sarebbe «il terrore di tutte le aziende di medie dimensioni». In Germania, infatti, avrebbe portato al definitivo fallimento diverse imprese....


Mitarbeiter nannten ihn „Draculinchen“. Firmen-Vampir Flacks soll 
Mittelständler ausgesogen und dann in die Insolvenz geschickt haben

I dipendenti lo chiamavano "Piccolo Dracula". 
Si dice che il vampiro aziendale Flacks abbia prosciugato 
le medie imprese, per poi spingerle alla bancarotta.

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L’Ex Ilva a un Fondo USA in cambio di un euro: avviata la trattativa

La società statunitense Flacks Group ha reso noto, attraverso un post pubblicato su LinkedIn, di aver avviato una trattativa esclusiva con il governo italiano per l’acquisizione dell’acciaieria ex Ilva, il più grande impianto siderurgico integrato d’Europa. Per l’acquisto il gruppo americano ha offerto un solo euro, sebbene dichiari di essere pronto a investire fino a cinque miliardi di euro per la modernizzazione degli impianti «inclusa l’elettrificazione e l’ammodernamento dei forni». Sul fronte dell’occupazione, il fondo USA prevede l’assunzione di soli 8500 lavoratori rispetto ai 9.741 attuali, con un esubero, dunque, di 1241 operai. Il che ha suscitato la preoccupazione dei sindacati: «È inaccettabile che le trattative avvengano con fondi speculativi alle spalle dei lavoratori», ha detto Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil. Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, invece, ha posto l’accento sul ruolo dello Stato nel rilancio dell’impianto: «Non lasceremo il destino di 20mila lavoratori (compreso l’indotto, N.d.R) nelle mani di un fondo di investimento. È fondamentale un ruolo centrale dello Stato nella futura società, con poteri effettivi e vincolanti per garantire la decarbonizzazione, il risanamento ambientale e la piena tutela occupazionale».

L’annuncio della trattativa esclusiva con i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia da parte del gruppo americano arriva proprio nel giorno in cui la procura di Taranto, come riferito dalla Gazzetta del Mezzogiorno, ha nuovamente respinto la richiesta di dissequestro dell’altoforno 1 avanzata da Acciaierie d’Italia. L’altoforno era stato messo sotto sequestro lo scorso maggio in seguito a un incendio che aveva danneggiato l’impianto. La coincidenza temporale tra l’annuncio del fondo statunitense e la decisione della procura di Taranto ha suscitato il disappunto del governo: «Il no della Procura al dissequestro dell’altoforno 1 dell’ex Ilva è l’ennesima prova di una giustizia che ha scelto di distruggere gli impianti e impedire ogni rilancio produttivo. Una giustizia ad orologeria che fa filtrare la notizia proprio in una giornata cruciale per sabotare il processo di aggiudicazione», ha dichiarato in aula il senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti. Per quanto riguarda il controllo dell’acciaieria, nell’eventuale nuova società lo Stato italiano manterrebbe una partecipazione del 40%, ma Flacks Group avrebbe un’opzione per acquisire in futuro un ulteriore 40%.

A causa del devastante impatto ambientale dell’impianto, degli alti costi per la bonifica del territorio e per la ristrutturazione degli impianti e dell’inefficienza nella gestione della struttura, il governo ha trovato pochissimi acquirenti e, soprattutto, non vi sono state offerte da parte di soggetti siderurgici. Oltre a quella di Flacks Group, secondo il ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’offerta d’acquisto migliore finora era quella presentata da un altro fondo di investimento statunitense, Bedrock, che però prevedeva maggiori licenziamenti. Tradotto, il governo è costretto a liquidare quello che è un impianto ormai sulla via del fallimento, facile preda di compagnie specializzate a investire e speculare nei cosiddetti distressed assets (asset in difficoltà), comprandoli a basso costo o quasi a costo zero, per poi ristrutturarli e rivenderli lucrando sulla differenza di prezzo.

Flacks Group è una società dedita proprio a questo tipo di investimenti: l’amministratore delegato, Michael Flacks, infatti, «è specializzato nell’acquisizione e nel risanamento operativo di aziende di medie e grandi dimensioni in situazioni complesse in cui una soluzione rapida è di fondamentale importanza», come si legge sul sito. Tuttavia, la reputazione dell’amministratore delegato – miliardario e autodefinitosi filantropo – non è delle migliori: secondo un approfondimento del quotidiano tedesco di economia e finanza Handelsblatt, infatti, l’imprenditore sarebbe «il terrore di tutte le aziende di medie dimensioni». In Germania, infatti, avrebbe portato al definitivo fallimento di diverse imprese, tra cui un’azienda bavarese di tecnologie per la pulizia industriale e OGRO Beschlagtechnik, un’azienda che produce maniglie e altre parti in ferramenta per le porte.

Intanto i sindacati sono preoccupati per gli aspetti occupazionali e hanno chiesto «ai commissari e al governo un incontro urgente a Palazzo Chigi, alla presenza della presidente Meloni, per conoscere tutti gli aspetti occupazionali, ambientali e industriali dell’offerta e le ragioni che hanno portato a questa decisione». Qualora l’accordo venisse ratificato, è probabile che il governo completi l’assegnazione nei primi mesi del 2026.


Ezio Varallo ci ha lasciato ma resta nel cuore, con l'affetto, la simpatia di chi lo ha conosciuto - proletari comunisti Taranto

Ezio doesn't come back!
E' morto Ezio Varallo.
E' morto un fratello, è morto un anarchico.
Se ne va un indomato, uno da sempre in direzione ostinata e contraria.
Muore un uomo che ha insegnato molto ad ognun* di noi, perdiamo, quindi, parte di noi in questo giorno infausto nella confusione, le urla e i rumori di fine anno.
Perdiamo con lui parte della memoria politica di questa città, perdiamo un po' della nostra storia.
Hai beffato questo mondo che poco ti ha capito ed accettato.
Hai beffato anche noi tutt* un'ultima volta, Ezio.
Chi ti ha conosciuto ed amato ti porterà dentro di sé.
Un compagn* non muore mai!
Buon viaggio Ezio Varallo, porta scompiglio lì dove arrivi.
 
Per chi volesse salutarlo un'ultima volta può avvicinarsi già da ora, fino le 10.00 di domani mattina, alla Casa del Popolo in via Pentite n.15, Città Vecchia a Taranto. Mentre dalle 11.00 si partirà per il cimitero.

martedì 30 dicembre 2025

Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP)

 COMUNICATO STAMPA

Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP)
sull’arresto del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia
Mohammed Hannoun - Solidarietà non è reato: fiducia nella Magistratura,
ma allarme per la criminalizzazione del dissenso e della tutela dei diritti
Il Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina esprime
stupore e sconcerto per la grancassa mediatica alimentata, in queste
ore, da alcune testate dell’area della destra politica e culturale in
merito alla notizia di cronaca dell’indagine che ha portato all’arresto
del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammed
Hannoun, accusato di aver gestito una rete di finanziamenti diretti ad
Hamas. I toni allusivi, strumentalmente e farisaicamente scandalistici e
spesso deformanti, utilizzati dagli articolisti sembrano perseguire
l’obiettivo di trasformare ogni forma di denuncia del Genocidio e delle
gravissime violazioni del diritto internazionale perpetrate da Israele
in Palestina, nonché ogni manifestazione di solidarietà attiva verso il
popolo palestinese, in un sospetto “fiancheggiamento” di presunte
attività terroristiche.
Riaffermiamo con chiarezza la massima fiducia nell’operato della
Magistratura italiana e il pieno rispetto delle sue prerogative
costituzionali. Proprio per questo auspichiamo che ogni accertamento
venga condotto con rigore, serenità e garanzie piene, senza cedere a
pressioni esterne, né lasciarsi condizionare da campagne mediatiche che,
al di là dei singoli casi, mirano a disegnare un quadro “politico” utile
a intimidire e delegittimare il dissenso.
Non è affatto chiaro, allo stato, il motivo per cui i fondi di cui
disponevano gli arrestati suano stati ritenuti destinati a finalità
diverse da quelle umanitarie. Il ricorso a fonti israeliane per
dichiarare l'appartenenza ad Hamas di determinate organizzazioni
umanitarie non può essere ritenuto decisivo per la scarsa attendibilità
di tali fonti, in quanto provenienti da Stato uso alla manipolazione
politica della giustizia oltre che sotto accusa per genocidio e altri
gravi crimini internazionali. Peraltro va considerata anche la natura
complessa delle organizzazioni politiche palestinesi, sorrette da un
certo consenso sociale e legittimate dalle norme di diritto
internazionale alla resistenza contro l'occupante.
È doveroso ricordare che la solidarietà, la libertà di manifestazione
del pensiero, la libertà di associazione e l’impegno civile a tutela dei
diritti fondamentali sono pilastri dell’ordinamento costituzionale. Allo
stesso modo, l’azione di informazione, denuncia e tutela legale relativa
a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario – incluse le
condotte genocidarie che la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte
Penale Internazionale stanno valutando e investigando – non può essere
compressa o delegittimata con insinuazioni, etichette infamanti o
generalizzazioni che finiscono per colpire indiscriminatamente
attivisti, volontari, operatori umanitari, giuristi e cittadini.
In un contesto segnato da una tragedia umanitaria di proporzioni immani,
quella dell’Olocausto del popolo palestinese, la pretesa di presentare
la solidarietà come “sospetta” e la difesa dei diritti come “pericolosa”
costituisce un rovesciamento grave dei principi democratici: si tenta di
spostare l’attenzione dalla protezione delle vittime e dall’accertamento
delle responsabilità verso un terreno di delegittimazione del movimento
di solidarietà e delle sue forme pubbliche e trasparenti di impegno.
Come Giuristi e Avvocati per la Palestina continueremo, con ancora
maggiore determinazione, nell’opera di tutela e assistenza legale
volontaria a favore di chiunque subisca provvedimenti repressivi
ingiusti o sproporzionati, lesivi dei principi del diritto
costituzionale e del diritto internazionale. Continueremo a farlo
apertamente, in modo trasparente e nel pieno rispetto della legalità,
nella convinzione che i principi di solidarietà, eguaglianza e giustizia
non siano negoziabili e debbano prevalere su ogni tentativo di
intimidazione o criminalizzazione del dissenso, così come continueremo a
denunciare e chiedere l’avvio di indagini penali per l’accertamento
delle responsabilità e la punizione di autori e complici del genocidio
tuttora in atto. 

Invitiamo, pertanto, tutte le istituzioni, l’avvocatura, il mondo
accademico, la società civile e gli organi di informazione a respingere
la logica delle insinuazioni e a difendere lo spazio democratico di chi
chiede verità, responsabilità e protezione dei diritti umani per il
popolo palestinese, senza ambiguità e senza doppi standard. 

Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP) 

Il presidio delle lavoratrici degli asili in lotta ottiene primi risultati

Ieri sulla facciata di Palazzo di città

Solo la ripresa della lotta ieri, durante un Consiglio comunale, la protesta, la combattività delle lavoratrici ha permesso di ottenere ieri mattina incontri sia col vicesindaco e poi a seguire un incontro (dal vicesindaco organizzato al momento) con gli assessori dei Servizi educativi e del Patrimonio.

Ne avevamo fatte tante di richieste di incontri in questi mesi, ma, come da sempre dice lo Slai cobas, senza la lotta nulla si ottiene. 
E sempre con il presidio di ieri, dentro e fuori il Palazzo di città, si sono ottenuti anche degli immediati risultati su giorni lavorativi in questo periodo festivo e la ripresa certa il 7 gennaio dell'attività normale; così come impegni a rifare il capitolato per il nuovo appalto, che recepisca la richieste delle lavoratrici, in particolare su aumento delle ore e del salario, riconoscendo tutta l'attività di ausiliariato.
 
Ma la lotta deve continuare, perchè non ci fidiamo degli impegni a parole.
 
L'8 gennaio alle 16,30 presso Slai cobas via Livio Andronico, 47 assemblea delle lavoratrici e lavoratori degli asili 
aperta a tutte coloro che non vogliono "piegare la testa", che rivendicano con dignità i propri diritti (ieri al presidio hanno positivamente partecipato anche lavoratrici iscritte a Usb, Cisl).
 
Ancora una volta sono le rappresentanti, le lavoratrici dello Slai cobas che hanno aperto, con determinazione, senza timori, senza subire ricatti, lo scontro e la mobilitazione. Esse sono un esempio verso tutte le altre lavoratrici che speriomentano sulla propria pelle l'immibilismo dei sindacati o peggio la loro complicità.
 VOCI DAL PRESIDIO

lunedì 29 dicembre 2025

Contro la montatura giudiziaria e poliziesca verso i palestinesi in Italia e la resistenza palestinese - sappiamo da che parte stare anche a Taranto


GIU' LE MANI DA HANNOUN E DALLA SOLIDARIETA' COL POPOLO PALESTINESE

 

Respingere la montatura giudiziaria e poliziesca 

Libertà per Hannoun e tutti gli inquisiti palestinesi.

La solidarietà con la Resistenza palestinese non è reato!

da #iostoconlapalestina Taranto

L'israelizzazione dello Stato italiano è in corso e solleva seri interrogativi sulla tenuta delle libertà democratiche e sulla gestione del dissenso. una deriva autoritaria che non può lasciare indifferenti 

Avvocata Antonietta Ricci - firmataria degli appelli alla Corte Penale Internazionale per l'incriminazione di Netanyahu e della complicità del governo italiano per il genocidio del popolo palestinese e i crimini contro l'umanità

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Manifestazione a Milano sabato 3
A Taranto scenderemo in piazza il 10 gennaio

Sabato 3 gennaio ore 15 corteo in solidarietà agli arrestati, al popolo palestinese e alla sua resistenza. LIBERI TUTTI SUBITO,  LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA!

Sugli arresti del 27 dicembre dei nostri fratelli e compagni palestinesi.

LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA! LIBERI TUTTI SUBITO!

La vendetta di sionisti e fascisti è arrivata!

Dopo quasi 27 mesi di mobilitazioni ininterrotte che hanno raggiunto il culmine della partecipazione nelle enormi manifestazioni a sostegno della Global Sumud Flotilla il governo Meloni ha affondato con violenza il suo coltello repressivo nel corpo della solidarietà. Ieri mattina hanno arrestato i nostri compagni e fratelli Hannoun, Dawoud, Yasser e Khalil di Milano (in totale sono 9 i gravissimi arresti a livello nazionale) e sequestrato ancora una volta i conti correnti delle associazioni di solidarietà e degli enti benefici. I macellai dell’entità coloniale sionista Israele e Usa comandano e l’Italia

“sovrana patriottica” e complice ubbidisce. L’infame narrazione politica dei buoni (israele) che si difendono dai cattivi, i palestinesi descritti come terroristi in quanto tali, è lo schifoso e strumentale retroterra politico su cui si fonda questa miserabile montatura giudiziaria. La sede dell’A.b.s.p.p odv, L’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, è stata perquisita nella mattinata del 27 da una squadraccia in passamontagna. Abitazioni perquisite, sequestrati telefoni e computer personali anche dei familiari. Ma tutto questo sarebbe incredibile se questo atto repressivo e codardo non si collocasse all’interno del clima globale di repressione della solidarietà per il popolo palestinese e la sua Resistenza. Una solidarietà criminalizzata a livello europeo, con i governi di diversi paesi (tra gli altri, UK, Germania, Francia) attenti e solerti nel colpire ormai ogni manifestazione di solidarietà e complessivamente un movimento, realmente globale, che non arretra e che anzi rilancia con la propria azione politica le istanze di liberazione e autodeterminazione che giungono da Gaza e dalla Cisgiordania occupate.

Siamo infatti davanti a un piano politico funzionale al genocidio di bassa intensità che continua a Gaza come in Cisgiordania, mentre non trova fine il criminale assedio verso l’Asia occidentale dell’imperialismo e della sua lunga mano sionista. Fogli di via e daspo urbani, chiusura di associazioni e sgomberi di centri sociali, arresti, prigionia politica dei resistenti palestinesi in Italia e l’assunzione della “pace trumpiana” come tentativo di silenziare il dissenso e continuare indisturbati, senza più i riflettori accesi sul macello di vite umane in Palestina. Un pacchetto di repressione e pacificazione sociale coperto dalla grancassa della propaganda di governo per coprire l’asservimento del governo Meloni agli interessi del capitale e trasformare le contraddizioni sociali in meri problemi di ordine pubblico. Un pacchetto ancor più necessario nell’attuale fase di crisi e di riarmo generalizzato. Una fase nella quale le misure repressive sono infatti pressoché indispensabili per tentare di irreggimentare ogni critica e opposizione sociale e facilitare così il posizionamento nella competizione internazionale per risorse e profitti. Una propaganda ignobile interna anche al parlamento ove sono oggi in discussione e in approvazione disegni di legge bipartisan che equiparano la legittima critica al sionismo all’antisemitismo.

Ma come sempre sbagliano perché nemmeno con l’arresto dei nostri fratelli palestinesi il movimento di solidarietà si può fermare perché siamo dalla parte giusta della storia che li condannerà. I nostri fratelli e compagni Hannoun, Dawoud, Khalil, Yasser e tutti gli altri sono stati arrestati perché la loro intera vita è finalizzata al benessere del loro popolo: raccogliere fondi per sostenere i profughi che vivono sotto tende di fortuna, adottare famiglie e orfani, distribuire acqua potabile e fornire quanto possibile per la loro sopravvivenza. Allo schierarsi con la sua resistenza. Ognuno di noi che li ha conosciuti ha donato un contributo e ha ricevuto un filmato commovente di ringraziamento da Gaza per l’aiuto offerto. Ma soprattutto per il non averli lasciati soli davanti alla barbarie sionista, per non essersi voltati dall’altra parte come il mondo cosiddetto civile, per non essere complice, come il governo Meloni, di finanziare direttamente e dare copertura al genocidio. Una complicità che si evidenzia anche in questa manovra repressiva che è fondata su dichiarazioni dell’intelligence e dei servizi segreti sionisti, gli stessi responsabili di torture e assassinii nelle proprie carceri dove ancora sono rinchiuse più di 10.000 donne, uomini, bambine e bambini palestinesi. Aiutare e sostenere il popolo palestinese non è terrorismo ma una forma di resistenza al genocidio. È la loro ipocrita bugia contro la verità della storia gridata a gran voce dalle piazze di tutto il mondo. È la storia dell’oppressione coloniale e di un popolo che legittimamente combatte per la sua sopravvivenza. È la storia di un’incredibile, eroica resistenza popolare fatta di armi, di cultura, di sogni, di vite spezzate fino ad avere un termine che la descrive e questo termine è Sumud. Ma questi atti repressivi non potranno fermare i movimenti sociali contro la guerra imperialista, contro le politiche di riarmo, per la solidarietà al popolo palestinese e alla sua resistenza contro il colonialismo sionista.

La Resistenza non si può fermare in Palestina come in Italia perché la Palestina è diventata una bandiera contro l’imperialismo e il colonialismo, contro razzismo, arabofobia, antisemitismo e islamofobia e perché è esempio di lotta di liberazione e di resistenza. Continueremo nelle piazze, nei luoghi di lavoro, davanti alle sedi della guerra e della repressione. Manifesteremo la nostra opposizione e il nostro antagonismo alla politica del governo Meloni, serva del capitale e dell’imperialismo in ogni dove. 

Saremo sempre a fianco di Hannoun, Dawoud, Yasser e Khalil e gli altri arrestati, saremo sempre al fianco di Anan, Ali, Mansour e Ahmed al fianco di chi lotta per un mondo di liberi e di uguali senza più sfruttamento, precarietà e repressione.

Contro imperialismo sionismo e fascismo lotta di classe!

Combatteremo fascismo e sionismo perché non sono idee ma crimini! 

Combattiamo e combatteremo l’imperialismo perché ha portato l’umanità intera sul baratro di una guerra mondiale, perché è miseria e devastazione del pianeta.

A fianco del popolo palestinese e della sua resistenza per il diritto all’ Autodeterminazione!

Vogliamo tutti gli arrestati liberi subito per continuare al loro fianco a combattere per la liberazione del popolo palestinese dal colonialismo sionista.

Siamo vicini alle loro famiglie sperando di abbracciarli prestissimo.

LIBERI TUTTI SUBITO

domenica 28 dicembre 2025

L’ex Albini e i suoi lavoratori scomparsi - un articolo e un commento

Una storia tutta da raccontare, e lo faremo prendendo in considerazione tutti gli argomenti di questo articolo - Per ora valga una questione evidente: 

con la lotta e la presenza organizzata dello Slai cobas i lavoratori hanno avuto voce in capitolo

quando queste sono venute meno i lavoratori e lavoratrici della Tessitura Albini sono diventati niente in mano a sindacalisti confederali complici; ad una Regione che ha pilotato verso il nulla; ad istituzioni locali e M5stelle di Turco prima procacciatori per i padroni e vendifumo, poi impotenti compagni di strada della distruzione di una fabbrica. 

Una lezione tutta da imparare e che temiamo che si sta ripetendo per la HIAB, anche se qui forse c'è ancora tempo per evitare la stessa fine.

Ma la presenza e l'azione dello Slai cobas è indispensabile e fa la differenza 

I lavoratori lo comprendano a proprie spese

Slai cobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale 

L’ex Albini e i suoi lavoratori scomparsi 

Terminati anche i due anni di disoccupazione, sulla vicenda resta solo silenzio 
 
Gianmario Leone - Corriere di Taranto
pubblicato il 27 Dicembre 2025, 08:54

Le vacanze di Natale non sono mai state uguali per tutti. Specie in un territorio come il nostro dove la crisi economica raramente conosce tregua e colpisce spesso indistintamente, lasciando dietro di sé le macerie di un tessuto industriale e produttivo che si porta via la vita di decine, centinaia di lavoratori e lavoratrici. Un territorio dove chiacchiere e parole vuote sono sempre state tante, troppe, mentre i fatti sono spesso pari a zero.

Tante sono le vertenze ancora in corso ed ancor di più quelle dimenticate troppo in fretta. Per un amaro scherzo del destino, lo scorso 23 dicembre è terminato il regime di NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, l’indennità mensile di disoccupazione) per i 91 lavoratori dell’ex Tessitura Albini di Mottola che che fu posta in liquidazione il 4 marzo 2021. Una vertenza di cui a lungo ci siamo occupati nel corso degli anni e che non abbiamo dimenticato.

Per quei lavoratori infatti, non fu possibile prorogare la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria. Il quadro normativo vigente tre anni fa non lo consentiva (la Cigs fu concessa ai sensi dell’art.22-ter, D.Lgs 148/2015), né rendeva possibile il ricorso ad altri ammortizzatori sociali in deroga finalizzati ad assicurare ulteriore protezione del reddito e della contribuzione dei lavoratori, in costanza di rapporto di lavoro. Questo perché all’atto della sottoscrizione dell’accordo quadro del 4 ottobre 2022 tra il gruppo Albini e le organizzazioni sindacali, non vi erano investitori interessati all’acquisizione dell’azienda. Pertanto, al termine della cassa integrazione scattò la risoluzione dei rapporti di lavoro solo ed esclusivamente attraverso il criterio della non opposizione da parte dei lavoratori.

Una vera e propria beffa, se pensiamo al fatto che proprio a causa di quell’accordo non fu possibile imporre il vincolo della clausola sociale per la riassunzione obbligata dei lavoratori dell’ex Tessitura Albini al gruppo èKasa. L’azienda (operante nel settore legno produce e distribuisce infissi in legno e legno-alluminio De Carlo e serramenti) che acquisì il compendo immobiliare versando nelle casse della società Albini 4 milioni di euro, nel dicembre di due anni fa. Un acquisto senza vincoli di alcun tipo, in quanto il gruppo èKasa in tutti gli incontri tenuti con le organizzazioni sindacali all’interno del perimetro della task force regionale per l’occupazione, non aprì mai alla possibilità di raggiungere e sottoscrivere alcun accordo vincolante con le organizzazioni sindacali. Tanto da depositare una dichiarazione scritta con la quale chiariva, tra le altre cose, di esercitare l’attività di produzione di serramenti ed infissi e di essere pertanto interessata alla mera acquisizione del compendio immobiliare, libero dai macchinari e da ogni altro vincolo riconducibile alla precedente proprietà.

Di quei 91 lavoratori, non si è saputo più nulla. Pochissimi accettarono l’incentivo all’esodo (pari al corrispettivo di 10 mensilità), mentre tutti gli altri cercarono nuova occupazione in aziende tessili limitrofe, in particolar modo nella provincia di Bari. Nessuno di quei 91, almeno stando alle informazioni in nostro possesso, è stato ricollocato all’interno del capannone nel quale ha lavorato per molti anni.
Sulla loro storia è calato un sinistro silenzio.Dietro al quale si copre la politica quando non è in grado di risolvere i problemi reali.

Il sito industriale ex Tessitura Albini di Mottola

Dove sono infatti tutti quei partiti che un giorno sì e l’altro pure a queste latitudini si strappano le vesti su ogni tipo di macro questione nazionale e internazionale, mentre quando sono chiamati a confrontarsi con la dura quotidianità dei territori che governano da anni, lasciano in balia degli eventi e degli interessi privati la vita di decine, centinaia di lavoratori e delle loro famiglie?

Dov’è il Movimento 5 Stelle che il Comune di Mottola governa da due consiliature e che con il sindaco Barulli, il senatore Mario Turco e l’ex viceministro Alessandra Todde (oggi presidente della Regione Sardegna) nel 2022 giuravano che la vertenza si sarebbe risolta con l’acquisizione del sito da parte dell’azienda Motion, che poi scomparve all’improvviso nell’agosto di tre anni fa dopo aver manifestato un grande interesse e annunciato un investimento di 30 milioni di euro?

Dove sono tutti gli altri partiti ed i loro esponenti locali e nazionali che governano la nostra Regione da 20 anni ed avevano in quegli anni la maggioranza in Parlamento, che da tempo immemore affermano di avere la soluzione in tasca per una macro vertenza come quella dell’ex Ilva, ma che in realtà di politica industria e di politiche attive per il lavoro hanno sempre saputo e capito poco e niente, e che oggi sono ‘mirabilmente’ affiancati dai partiti e dagli esponenti del versante politico opposto? Dov’è la politica, quella vera, che dovrebbe risolvere i problemi e migliorare la vita delle persone? Dove sono gli imprenditori locali sempre pronti ad affollare convegni, eventi e talk di ogni tipo per ‘farsi vedere’, ma sempre molto ben attenti a non mettere a repentaglio i loro interessi economici? Dov’è quella presunta società civile, chiamata a sproposito ‘comunità’ o ‘la città’, che da anni si riempie la bocca di riconversione economica e ricollocazione dei lavoratori che assomigliano sempre più ai miraggi di un deserto? Quando si tratta di assumersi le proprie responsabilità, magicamente tutti spariscono.

Qualcuno giustamente si chiederebbe anche dove sono finiti i sindacati e la classe operaia: come entità astratte probabilmente non esistono più (almeno non nell’immaginario collettivo così come i partiti della Prima Repubblica). In realtà provano, molto spesso invano, a gestirsi su mille fronti per tenere a galla e a far sopravvivere quel poco che resta del tessuto industriale della nostra provincia.

Chissà dove sono oggi quei 91 lavoratori, cosa pensano, come affrontano il presente e con quale stato d’animo guardano al loro futuro.

Storie di lavoratori che ricordano molto da vicino quelle di tantissime altre vertenze rimaste irrisolte sul nostro territorio o ancora in corso (i 50 dell’ex Cementir, i 330 dell’ex TCT e delle ditte Delta Uno ed Essetieffe, gli oltre mille di Ilva in AS o delle tante ditte dell’indotto del siderurgico che hanno chiuso i battenti e altre che rischiano di chiuderli a breve, quelli di Taranto Isolaverde, dell’ex Marcegaglia Buildtech, dell’Hiab di Statte, l’ex Miroglio, Vestas Italia, il tessile di Martina Franca solo per citare quelle più numerose dal punto di vista del numero dei dipendenti coinvolti) e che si sentono sempre più cittadini di Serie B, abbandonati al loro destino di cui quasi nessuno si interesserà più.

Soltanto nel 2024 erano attivi 13 tavoli di vertenza per la provincia di Taranto, che detiene il record di ore in cassa integrazione in Puglia: 3,4 milioni sui 17 totali, con un incremento di 1,8 milioni di ore rispetto al 2023. E i numeri del 2025 non saranno di certo migliori.

E mentre assistiamo a questo indegno spettacolo, il mondo del lavoro cambia ad un ritmo sempre più veloce, sempre più svincolato da regole e diritti conquistati in secoli di lotte, sempre più povero e precario, con centinaia e centinaia di lavoratori e lavoratrici a cui la politica, lo Stato dovrebbe dare risposte e soluzioni che sembrano soltanto un miraggio lontano.l'israelizzazione dello Stato italiano è in corso e solleva seri interrogativi sulla tenuta delle libertà democratiche e sulla gestione del dissenso. una deriva autoritaria che non può lasciare indifferenti 

sabato 27 dicembre 2025

Il 29 dicembre le lavoratrici degli asili al Comune - Non si possono spendere soldi per "eventi" di festa e togliere giornate di lavoro alle lavoratrici "perchè non ci sono soldi..."

 “Asili nido, Comune ritiri nuovo capitolato di appalto” 

Lo Slai cobas sul piede di guerra dopo la sospensione improvvisa del servizio

 di Corriere di Taranto

pubblicato il 27 Dicembre 2025, 08:46

Il Comune di Taranto ha improvvisamente comunicato il 22 dicembre scorso la cessazione del servizio di ausiliariato e pulizia negli asili nido. Decisione che ha riacceso la protesta mai sopita da parte dello Slai cobas per il sindacato di classe su una storica vertenza.

“Il Comune non può bloccare il nostro lavoro, facendoci perdere ulteriori giorni di lavoro e stipendio, senza peraltro dare motivazioni ufficiali e comunicazione formale alle organizzazioni sindacali e alle lavoratrici, a cui è arrivata solo la voce che non ci sono soldi” – affermano dallo Slai cobas -. Non ci possono trattare in questo modo, quando siamo noi che assicuriamo la funzionalità degli asili”.

Da notizie informali acquisite sempre dal sindacato, entro fine mese dovrebbe essere assegnato un mini appalto di 6 mesi, a cui probabilmente seguirà un ulteriore proroga. “Questo per noi vuol dire ancora più precarietà di prima! La ricerca di notizie certe con la Direzione dell’assessopato “Servizi educativi” è stato negativa, la direzione non ha voluto confermare niente, dicendo che erano notizie riservate. Questo atteggiamento del Comune è inaccettabile” affermano le RSA Vincenza Cavaliere e Fonn Aurora.

“Pretendiamo la ripresa del lavoro e notizie certe, sul nuovo appalto, le condizioni lavorative, che il Comune finora non ha dato, mentre ha fatto un nuovo capitolato speciale di appalto che in parecchi punti è peggiore del precedente che già non era buono. Per questo il 29 dicembre in occasione del consiglio comunale saremo ancora più arrabbiate a Palazzo di città” annunciano.

Per lo Slai cobas “questo capitolato peggiora in vari punti il capitolato precedente e la condizione lavorativa in corso, già di per sé inaccettabile e per cui varie iniziative sono state già fatte ma senza risposte. Ora invece di risposte costruttive e migliorative ci troviamo con questo nuovo capitolato”,

Questi i punti più negativi evidenziati dal sindacato: “Mentre in precedenza gli appalti duravano 3 anni, ora questo nuovo riguarda solo 8 mesi o addirittura 6 mesi: dal 27/10/2025 (ma questa data di inizio sicuramente slitterà, e si parla di gennaio 2026) al 30/6/2026; si aumenta così la precarietà delle lavoratrici; non viene fatto alcun riferimento all’ausiliariato; questo negli anni recenti è stato un riconoscimento, conquistato con le lotte e i ricorsi legali, di gran parte dell’attività effettiva delle lavoratrici. Ora viene cancellato dal capitolato, benché restano tutti i servizi di ausiliariato”.

“Significa, di fatto, un tornare indietro, tant’è che questo capitolato sottolinea che il servizio principale è quello di pulizia/sanificazione, allo scopo evidente di nascondere il peso dell’attività di ausiliariato e rispondere no alla richiesta da noi fatta di attribuzione del 3° livello retributivo, dopo più di 30 di permanenza nel 2° livello; pur riconoscendo che le unità lavorative sono nettamente diminuite negli anni (il capitolato parla di 68, in realtà sono meno di 65), i servizi restano gli stessi; quindi il lavoro aumenta senza che aumenti l’orario di lavoro, da noi tante volte richiesto; anzi, questo capitolato riduce il monte ore settimanale da 24 a 21 ore” affermano ancora le RSA Cavaliere e Fonn.

“Non vengono conteggiati i giorni di pulizia ad inizio e fine anno scolastico così come i giorni per le festività di natale e pasqua e altre – in precedenza ad inizio e fine dell’anno educativo si facevano le pulizie di fondo, a tutela dei bambini, ora invece si usa il termine “immediatamente prima di ciascun anno scolastico” (che si intende per “immediatamente”?). Chiaramente si mette una pietra tombale sul lavoro estivo, azzerando anche il mese estivo conquistato con la lotta dalle lavoratrici per gli anni 22/23/24 (benché arbitrariamente sottratto nel 2024 nonostante fondi già stanziati) – sottolineano -. Si specificano in maniera più dettagliata le operazioni di pulizie in verticale, su mobilio, suppellettili, giochi (che sono quelle più complesse e pesanti, e in continuo aumento); mentre si continua a far valere solo il metraggio orizzontale per dire che il rapporto metri quadri/uomo sarebbe sufficiente”.

Benché da tempo lo Slai cobas ha chiesto di partecipare alla stesura del nuovo capitolato d’appalto, “abbiamo avuto conoscenza già a capitolato fatto; nessuna convocazione neanche a scopo informativo è stata fatta alle organizzazioni sindacali. Chiediamo che questo capitolato venga ritirato o modificato. E ribadiamo le nostre richieste: aumento dell’orario di lavoro, a partire almeno da 5 ore giornaliere e 30 settimanali – nell’immediato ci può essere un aumento  trasformando le tante ore di sostituzione, nonchè le ore di chi è andato in pensione o lunghe malattie, in ore ordinarie; fine delle sospensioni estive, e festive, lavoro tutto l’anno e riconoscimento del 3° livello retributivo, e mantenimento della qualifica di “ausiliariato” – con differenziazione tra ore di pulizia e ore di ausiliariato” concludono dallo Slai cobas per il sindacato di classe.

E' uscito il nuovo numero del settimanale ORE 12 - Lo trovi presso la sede Slai cobas v. L. Andronico, 47 Taranto o richiedendolo a: pcro.red@gmail.com

 

venerdì 26 dicembre 2025

Organizzare i braccianti indiani - imporre con la lotta nuove condizioni - Questo l'impegno dello Slai cobas per il sindacato di classe Puglia/Basilicata per il 2026

Il prossimo nuovo anno lo apriamo con Marx - Anticipiamo ora con Engels

 

Sta per uscire la trascrizione della 6° lezione del 1° libro de Il Capitale, tenuta dal Prof, Di Marco a Taranto, Bergamo/Milano, Palermo - Ne anticipiamo i contenuti con stralci della Recenzione del 1° libro del Capitale di Engels

Dalla Recensione del 1° libro de “Il capitale” di Friedrich Engels
Il rapporto tra capitale e lavoro 
è il cardine su cui gira tutto il nostro odierno sistema sociale

"...Nell'esplicazione del capitale, Marx parte dal semplice e noto fatto che i capitalisti valorizzano il loro capitale tramite lo scambio: comprano merce per il loro denaro, poi la vendono per più denaro di quello costato a loro. Es. Un capitalista compra del cotone per 1000 talleri, poi lo vende a 1100 talleri, così guadagna 100 talleri. Marx chiama plusvalore tal eccedenza di 100 talleri rispetto al capitale iniziale. Donde nasce tal plusvalore? Gli economisti pongono che siano scambiati solo valori uguali, e in teoria è proprio così, onde il plusvalore non può venir dall'acquisto del cotone e la sua rivendita, come né può venir convertendo banconote in monete né viceversa: così non si diventa né più ricchi né più poveri. Né il plusvalore può nascere dal fatto che i venditori vendano le merci al di sopra del loro valore, o i compratori le comprino al di sotto del loro valore, perché ognuno è ora compratore ora venditore, onde si ristabilirebbe l'equilibrio. Né il plusvalore può venir dal fatto che compratori e venditori si imbrogliano a vicenda, poiché ciò non creerebbe alcun nuovo valore o plusvalore, bensì distribuirebbe diversamente il capitale disponibile fra i capitalisti.

Qual’è il processo genetico del profitto capitalista - La strana merce-forza-lavoro

Benché il capitalista acquisti le merci al loro valore e al loro valore le venda, ricava più capitale di quanto ne ha immesso. Come accade ciò?

  Nelle attuali condizioni sociali, sul mercato delle merci, il capitalista trova una merce che ha la peculiare qualità: il suo uso è una fonte di NUOVO valore, creazione di nuovo valore: questa merce è la forza-lavoro.

  Qual è il valore della forza-lavoro? Il valore di ogni merce è misurato dal tempo richiesto alla sua produzione. La forza-lavoro esiste nella forma dell'operaio vivo, il quale ha bisogno di una discreta

Asili - NO alla sospensione del lavoro, NO al nuovo appalto che peggiora le condizioni di lavoro - Basta con la precarietà - 29/12 presidio al consiglio comunale

https://buonasera24.it/news/cronaca/908369/asili-comunali-la-protesta-delle-lavoratrici-contro-stop-al-servizio-e-nuovo-appalto.html

Il Comune ha improvvisamente il 22 dicembre comunicato la cessazione del servizio di ausiliariato e pulizia negli asili nido.

Il Comune non può bloccare il nostro lavoro, facendoci perdere ulteriori giorni di lavoro e stipendio, senza peraltro dare motivazioni ufficiali e comunicazione formale alle OO.SS. e alle lavoratrici, è arrivata solo la voce che "non ci sono soldi" (?).

Non ci possono trattare in questo modo, quando siamo noi che assicuriamo la funzionalità degli asili.

Da notizie informali, entro fine mese dovrebbe essere assegnato un mini appalto di 6 mesi, a cui probabilmente seguirà proroga. Questo per noi vuol dire ancora più precarietà di prima!

La ricerca di notizie certe con la Direzione dell'assessopato "Servizi educativi" è stato negativa, la direzione non ha voluto confermare niente, dicendo che erano notizie riservate.  

Questo atteggiamento del Comune è inaccettabile.

Pretendiamo la ripresa del lavoro e notizie certe, sul nuovo appalto, le condizioni lavorative, che il Comune finora non ha dato, mentre ha fatto un nuovo capitolato che in parecchi punti è peggiore del precedente che già non era buono - riportiamo di seguito i punti.

Per questo il 29 DICEMBRE in occasione del consiglio comunale andiamo a Palazzo di città

RSA Slai cobas

Vincenza Cavaliere e Fonn Aurora 


Le lavoratrici e i lavoratori ausiliari degli asili comunali di Taranto respingono il nuovo "Capitolato speciale di appalto" del Comune di Taranto per i servizi di pulizia e ausiliariato negli asili.

Questo capitolato peggiora in vari punti il capitolato precedente e la condizione lavorativa in corso, già di per sè inaccettabile e per cui varie iniziative sono state già fatte ma senza risposte.

Ora invece di risposte costruttive e migliorative ci troviamo con questo nuovo capitolato, Elenchiamo i punti più negativi:

- mentre in precedenza gli appalti duravano 3 anni, ora questo nuovo riguarda solo 8 mesi o addirittura 6 mesi: dal 27/10/2025 (ma questa data di inizio sicuramente slitterà, e si parla di gennaio 2026) al 30/6/2026; si aumenta così la precarietà delle lavoratrici;

- non viene fatto alcun riferimento all'ausiliariato; questo negli anni recenti è stato un riconoscimento, conquistato con le lotte e i ricorsi legali, di gran parte dell'attività effettiva delle lavoratrici. Ora viene cancellato dal capitolato, benchè restano tutti i servizi di ausiliariato - Significa, di fatto, un tornare indietro, tant'è che questo capitolato sottolinea che il servizio principale è quello di pulizia/sanificazione, allo scopo evidente di nascondere il peso dell'attività di ausiliariato e rispondere NO alla richiesta da noi fatta di attribuzione del 3° livello retributivo, dopo più di 30 di permanenza nel 2° livello;

- pur riconoscendo che le unità lavorative sono nettamente diminuite negli anni (il capitolato parla di 68, in realtà sono meno di 65), i servizi restano gli stessi; quindi il lavoro aumenta senza che aumenti l'orario di lavoro, da noi tante volte richiesto; anzi, questo capitolato riduce il monte ore settimanale da 24 a 21 ore;

- non vengono conteggiati i giorni di pulizia ad inizio e fine anno scolastico così come i giorni per le festività di natale e pasqua e altre - in precedenza ad inizio e fine dell'anno educativo si facevano le pulizie di fondo, a tutela dei bambini, ora invece si usa il termine "immediatamente prima di ciascun anno scolastico" (che si intende per "immediatamente"?)

- chiaramente si mette una pietra tombale sul lavoro estivo, azzerando anche il mese estivo conquistato con la lotta dalle lavoratrici per gli anni 22/23/24 (benchè arbitrariamente scippato nel 2024 nonostante fondi già stanziati);

- si specificano in maniera più dettagliata le operazioni di pulizie in verticale, su mobilio, suppellettili, giochi (che sono quelle più complesse e pesanti, e in continuo aumento); mentre si continua a far valere solo il metraggio orizzontale per dire che il rapporto metri quadri/uomo sarebbe sufficiente.

Benchè da tempo lo Slai cobas ha chiesto di partecipare alla stesura del nuovo capitolato d'appalto, abbiamo avuto conoscenza già a capitolato fatto; nessuna convocazione neanche a scopo informativo è stata fatta alle OO.SS.

QUESTO CAPITOLATO,  ALL'INSEGNA DI PIU' LAVORO CON MENO LAVORATRICI E IN POCHE ORE, CHIEDIAMO CHE VENGA RITIRATO O MODIFICATO.

Ribadiamo le nostre richieste:

aumento dell'orario di lavoro, a partire almeno da 5 ore giornaliere e 30 settimanali - nell'immediato ci può essere un aumento  trasformando le tante ore di sostituzione, nonchè le ore di chi è andato in pensione o lunghe malattie, in ore ordinarie;

fine delle sospensioni estive, e festive, lavoro tutto l'anno;

riconoscimento del 3° livello retributivo, e mantenimento della qualifica di "ausiliariato" - con differenziazione tra ore di pulizia e ore di ausiliariato.

SLAI COBAS 

lunedì 22 dicembre 2025

ex ILVA - Spacciare come notizie nuove, fatti vecchi

Nessuna modifica da parte del governo né sul numero di operai che vengono posti in cassintegrazione né sui futuri esuberi – che ci saranno al di là della soluzione vendita o intervento dello Stato; né sui soldi, né sul piano industriale e ambientale.

Ora sono i Fondi che chiedono l’intervento finanziario del 40% da parte del governo, mentre loro vogliono mettere 1 euro per prendersi l’ex Ilva. Un intervento pubblico che ripeterebbe, in peggio, la situazione avvenuta con ArcelorMittal – in peggio perché ArcelorMittal aveva messo dei propri soldi.

Quindi, non è il governo che avrebbe ceduto alle richieste sindacali di intervento pubblico o nazionalizzazione.

I sindacati confederali e l’Usb hanno fatto “furia francese e ritirata spagnola”.

Genova da un lato ha ottenuto un passo indietro di Urso sul discorso di fermare la produzione a marzo, dall’altro una riduzione dei numeri di operai in cassintegrazione. Quindi hanno posto fine alla lotta che aveva avuto momenti duri e importanti. Ma la posizione: che venga salvato il loro stabilimento e se ne fregano di Taranto è una posizione sbagliata, corporativa. Si tratta tra l’altro di una visione corta – prendere dall’estero i coils costa di più e senza l’acciaio di Taranto, Genova non va da nessuna parte; sarebbe solo una boccata di ossigeno momentanea.

Taranto ha subito mollato la lotta, dopo 2 giorni di blocco positivo; ma per Taranto proprio nulla è cambiato; non ci sono stati neanche quei minimi “passi indietro” di Urso sui numeri di cassintegrati fatti per gli stabilimenti del nord.

Nello stesso tempo a Taranto i sindacati confederali fanno alleanza con il Comune sui progetti di attività lavorative alternativi all’Ilva; progetti che sono “aria fritta”. Nuove ditte investono se c’è la grande azienda che produce direttamente o indirettamente lavoro per altre. Ma nell’ipotesi di nuove attività, queste dovrebbero andare ai disoccupati, ai precari (Taranto nelle classifiche nazionali è tra le ultime soprattutto in tema di occupazione), non agli operai dell’ex Ilva. Questa linea, quindi, è di fatto accettazione degli esuberi/licenziamenti in Ilva.

Tutto questo dimostra che non basta una lotta dura, che non sia al servizio di obiettivi di classe.

Ma mai una piattaforma degli operai è stata portata durante le decine di incontri romani, né durante i giorni del blocco. Senza la piattaforma operaia la lotta diventa al servizio delle soluzioni per governo e padroni

domenica 21 dicembre 2025

I commissari ex Ilva hanno scelto e... hanno scelto Trump?

 

Ex Ilva, i commissari hanno scelto: ecco chi proverà a rilanciare Acciaierie d'Italia

L'indiscrezione de Il Giornale, l'ufficialità attesa nei prossimi giorni

Adi

Acciaierie d'Italia

Sarà il fondo americano guidato da Michael Flacks, Flacks Group con sede a Miami, in Florida, a provare il rilancio di Acciaierie d'Italia, compreso lo stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto, sprofondato da anni in una crisi gravissima.



A scriverlo è il Giornale, secondo il quale "i tre commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli avrebbero scelto il fondo Usa guidato e fondato da Michael Flacks come partner d’elezione per il rilancio del siderurgico tarantino e renderanno ufficiale la decisione nei prossimi giorni, probabilmente lunedì. Si profila, dunque, un Natale con qualche certezza in più per i 10mila lavoratori del gruppo Acciaierie d’Italia (ex Ilva) che, pur nelle difficoltà sono regolarmente pagati e hanno ricevuto ieri, in anticipo, la tredicesima".


Flacks, che avrebbe superato la concorrenza di Bedrock Industries, è specializzata in turnaround di aziende in crisi, ma come ha confermato il suo fondatore qualche giorno fa proprio al Giornale, entra nell’affare Ilva «come partner non meramente finanziario». Il quotidiano milanese ritiene "molto probabile che dietro a Flacks ci sia già un grande player industriale dell’acciaio che potrebbe palesarsi in una seconda fase, una volta risanata e messa in sicurezza l’azienda. Non a caso, il manager ha detto che dietro alla sua offerta ci sono banche italiane, americane e giapponesi". Siamo però nel campo delle ipotesi.

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A giugno 2020, il portafoglio di aziende e il valore degli asset immobiliari del fondo statunitense superavano i 2,5 miliardi di dollari, annota nel suo articolo Sofia Fraschini. Il portafoglio diversificato del fondo Usa spazia dal settore immobiliare, manifatturiero, tecnologico a quello sanitario

 

Nessuna sorpresa e nessuna offerta fuori dai tempi per l’ex Ilva.

I due gruppi interessati al pacchetto completo del gruppo italiano dell’acciaio sono i due fondi americani Flacks Group e Bedrock Industries, entrambi con sede a Miami ed entrambi specializzati in ristrutturazioni industriali e successive rivendite.

Bedrock, prima di interessarsi ad Acciaierie d’Italia, vendette un colosso canadese dell’acciaio, Stelco. Un’esperienza che il gruppo mette sul piatto della bilancia come esempio di risanamento e competenza.

 


sabato 20 dicembre 2025

Slai Cobas avvia una nuova campagna sindacale all'ex Ilva. Le foto

Slai Cobas avvia una nuova campagna sindacale all'ex Ilva. Le foto

Affissi materiali informativi in fabbrica e nelle portinerie. Al centro lavoro, occupazione e piattaforma operaia

TARANTO - Prende avvio dagli spazi interni ed esterni degli stabilimenti e dalle portinerie la nuova campagna sindacale dello Slai Cobas per il sindacato di classe, rivolta ai lavoratori delle Acciaierie di Taranto e delle ditte dell’appalto. L’iniziativa, avviata nella mattinata di ieri, si articola attraverso la diffusione di materiali informativi che riportano denunce, analisi e indicazioni politiche e sindacali sul futuro industriale e occupazionale del sito.

Nel documento affisso, lo Slai Cobas esprime una netta contrarietà alle attuali ipotesi di vendita e gestione legate al piano del Governo Meloni, ritenute responsabili di esuberi, precarizzazione del lavoro, cassa integrazione permanente e licenziamenti negli appalti, oltre all’abbandono dei lavoratori in Cigs in Ilva AS. Viene inoltre respinta l’ipotesi di uno spezzatino industriale, giudicata dannosa per Taranto e assimilata a modelli di deindustrializzazione già sperimentati in altri territori.

Il sindacato rivendica la nazionalizzazione dell’impianto, subordinandola però all’accoglimento reale delle richieste dei lavoratori in materia di occupazione, salario, sicurezza, diritti e tutela ambientale. Centrale, nella posizione dello Slai Cobas, è la costruzione di una nuova piattaforma operaia, approvata dalle assemblee e sostenuta da una mobilitazione prolungata sia in fabbrica sia in città.

Nel testo si ribadisce il rifiuto di esuberi e cassa integrazione strutturale, indicando come alternativa l’impiego dei lavoratori non utilizzati nella produzione in attività di ambientalizzazione e bonifica dell’area industriale. Tra le richieste figurano anche l’integrazione salariale durante la CIG, misure di prepensionamento, il riconoscimento dei lavori usuranti e quelli legati all’esposizione all’amianto, oltre all’istituzione di una postazione ispettiva stabile nella zona industriale per il controllo dei processi di riconversione e decarbonizzazione.

Particolare attenzione viene posta alla condizione dei lavoratori dell’appalto, per i quali lo Slai Cobas chiede il superamento dei contratti multiservizi e l’applicazione di un contratto unico metalmeccanico a tempo indeterminato, comprensivo di clausola sociale.

La campagna rilancia infine la necessità di riprendere scioperi, blocchi e iniziative di lotta, giudicati strumenti indispensabili per imporre la piattaforma operaia, e contesta il metodo delle trattative romane, sostenendo che il confronto sul futuro dell’ex Ilva e della città debba avvenire a Taranto. Lo Slai Cobas rivendica l’autonomia dell’organizzazione operaia e invita i lavoratori a organizzarsi nel sindacato di classe.