sabato 1 agosto 2020

ArcelorMIttal - il padrone fa tutto quello che gli pare - Il governo Conte-Patuanelli rimanda a settembre le patetiche richieste d'incontro dei sindacati confederali/USB

Ex Ilva, l'incontro col governo a settembre

Lo ha detto il ministro Patuanelli a Genova": Ricevo ogni giorno richieste di convocazioni, ma io convoco i tavoli quando ho novità da comunicare o scelte da fare assieme alle parti sociali. Convocare un tavolo tanto per, non credo che sia di utilità per nessuno.
Penso che settembre sarà il momento in cui ci confronteremo con le parti sociali sul percorso da svolgere. E l'accordo di programma si potrebbe anche rivedere". Così il ministro Stefano Patuanelli, oggi pomeriggio a Genova, a un incontro con confindustria, organizzato nella sede della fondazione Ansaldo, risponde alle sollecitazioni dei sindacati sulla convocazione di un confronto al ministero dello sviluppo economico per il prosieguo della vertenza ArcelorMittal.
"In questo momento - prosegue il pentastellato - c'è un percorso che deve portare alla due diligence chiesta da Invitalia per vedere quanto vale ArcelorMittal Italia. Credo che vada fatta una riflessione molto importante sul futuro dell'area a caldo a Taranto, ma adesso dobbiamo lasciare che Invitalia e ArcelorMittal Italia verifichino l'effettiva volontà di Mittal sul sito di Taranto".

Ex Procuratore Capristo - cercò di inquinare anche le indagini per la morte dell'operaio Campo - La denuncia di allora dello Slai cobas

Solo lo Slai cobas per il sindacato di classe Taranto, e non ambientalisti, sindacalisti confederali e USB, ha denunciato sin dal primo momento la funzione di questo Procuratore - messo lì da padroni, faccendieri e Renzi allora capo del governo, e lo ha contestato in piena udienza del processo "Ambiente svenduto"; ricevendone inchieste, minacce e assunzione diretta da parte del Procuratore del processo per la contestazione a Renzi che è di fatto un processo allo Slai cobas, ai suoi dirigenti e attivisti.
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Il Sistema Trani e il libro profetico del giudice Oliveri del Castillo: dal romanzo agli arresti, quando la letteratura diventa cronaca giudiziariaC’è anche il fascicolo per l’omicidio colposo sulla morte dell’operaio Giacomo Campo, rimasto schiacciato nel nastro trasportatore dell’altoforno 4 dell’ex Ilva, tra quelli acquisiti dalla Procura di Potenza che indaga sull’ex procuratore Taranto Carlo Maria Capristo e la sua gestione dell’affare Ilva. Nel processo per l’incidente mortale che vede alla sbarra 9 imputati, infatti, spunta ancora una volta nel collegio difensivo il nome dell’avvocato Giacomo Ragno, condannato nel processo sul “sistema Trani” e ritenuto estremamente vicino a Capristo.
Giacomo Campo morì il 17 settembre del 2016: l’uomo, dipendente della ditta dell’appalto Steel Service, quel giorno stava intervenendo per risolvere un inconveniente che rischiava di pregiudicare la funzionalità del nastro trasportatore, ma durante l’intervento rimase schiacciato nell’impianto. A distanza di pochissimi giorni, il nastro fu sottoposto all’esame del consulente della procura, l’ingegner Massimo Sorli, professore ordinario di Meccanica applicata ed aerospaziale del Politecnico di Torino, e immediatamente dissequestrato. Un fatto anomalo, rispetto a quanto accaduto nelle numerose inchieste avviate in fabbrica: in città il provvedimento fu particolarmente discusso visto che il blocco del nastro trasportatore avrebbe interrotto una parte importante dell’attività produttiva della fabbrica.

Fu lo stesso procuratore Capristo a dare la notizia ai giornalisti e in quell’incontro adombrò anche lo spettro di un ipotetico sabotaggio: “Il procuratore Capristo – scrisse il Sole 24 ore pochi giorni dopo il dissequestro – pur non parlando esplicitamente di sabotaggio, ha tuttavia detto che ci sono segnali, attualmente al vaglio dell’autorità giudiziaria, che fanno ipotizzare la presenza di azioni interne ed esterne alla fabbrica contrarie al progetto di risanamento ambientale”.  
Il giudice Del Castillo, che ha svolto la funzione di giudice delle indagini preliminari a Trani, ha infatti raccontato ai colleghi di essere stato invitato proprio da Capristo ad accogliere “velocemente” una richiesta di archiviazione in favore di Ragno: per l’allora procuratore di Trani Capristo “l’accusa era a suo dire infondata e l’avvocato Ragno era un galantuomo vittima di calunnia”. Ma Del Castillo ha raccontato anche che in un’altra occasione si ritrovò un fascicolo nel quale l’avvocato Ragno, difensore di un indagato, gli aveva annunciato un “atteggiamento accusatorio ‘benevolo’ del Capristo” che gli aveva fatto intendere “che il procedimento poteva concludersi in fretta con esito positivo per l’assistito”. A questo, ora si è aggiunto il ruolo di Ragno come difensore in alcune vicende Ilva: quella sulla morte di Campo e soprattutto nel maxi processo Ambiente svenduto, nel quale assiste uno dei massimi dirigenti della fabbrica.

LA DENUNCIA DI CAPRISTO DELLO SLAI COBAS NEL SETTEMBRE 2016:

"...con questa dichiarazione “sibillina”, il nuovo Procuratore di Taranto ha lanciato un allarmismo - questo sì "scomposto" - che ha come effetto di coprire le vere responsabilità dei Commissari e del governo sulla morte dell'operaio Giacomo Campo. All'Ilva chi sta "remando contro" la sicurezza degli operai sono i Commissari che stanno mandando la fabbrica alla deriva, non facendo neanche l'ordinaria manutenzione, una fabbrica dove, come denunciano da tempo gli operai, manca di tutto, pure i Dpi, gli impianti sono sempre più insicuri, e gli operai vengono mandati allo sbaraglio. Prima o poi l'infortunio grave doveva succedere, e quello di Giacomo è un'assassinio annunciato. Per non dire che tutta questa situazione in fabbrica è già costata dalla gestione dei Commissari 4 morti! Ma questo il Procuratore non lo dice! All'Ilva chi sta "remando contro" è il governo Renzi che con i suoi decreti ha rinviato addirittura al 2019, o, meglio, ai nuovi padroni dell'Ilva (?!) gli interventi di risanamento degli impianti e delle aree più pericolose, tra cui proprio i Treni nastri. Ma questo il Procuratore si guarda bene dal dirlo!
Ci manca poco che il Procuratore parli di "terrorismo", per deviare dagli accertamenti sulle vere respondabilità, sui veri mandanti della morte di Giacomo e degli altri operai all'Ilva..."
SI TRATTA DI DICHIARAZIONI GRAVI, VOLUTAMENTE "EQUIVOCHE" CHE VANNO RESPINTE AL MITTENTE!

Lavoratori ex Pasquinelli, lavoratrici asili - settembre caldo!

Così è terminato l'incontro avvenuto ieri con l'Ass. Castronovi.
Vi è stato un aggiornamento di informazione su passaggi, che potrebbero essere positivi, in corso per migliorare le condizioni di lavoro di questi lavoratori e lavoratrici, ma atti e date certe ancora una volta non vengono messi in maniera chiara sul tappeto.

Una grossa assemblea di lunedì 27 luglio delle lavoratrici degli asili ha confermato che a settembre o parte l'aumento delle ore, o vi è il riconoscimento dell'ausiliariato o il servizio non inizia... 
Per queste lavoratrici sono passate diverse settimane dal precedente incontro e ancora siamo alle verifiche di normative in merito alla nostra richiesta di far partire comunque a settembre (con l'attuale o nuova ditta che sia) le tre ore di lavoro al giorno; perchè è evidente che questo aumento, oltre che sanare dopo anni una condizione vergognosa, fuori da ogni articolo di legge e contrattuale, è assolutamente necessario per l'intensificazione del carico di lavoro e del tempo di lavoro che ci sarà per le misure anti Covid-19.
Sul fronte invece del riconoscimento ausiliariato, a quanto sentito, al Comune conta più un avvocato dell'amministrazione che rassicura il Comune che le sentenze dei nostri ricorsi saranno a loro favore (ma si illudono parecchio...), che la necessità/opportunità di sanare anche qui una illegalità "storica", e di rispettare i diritti contrattuali delle lavoratrici - su cui la parte politica da anche ragione alle lavoratrici... ma è l'avvocato che decide...
Ma su questo sia chiaro, è stato detto nell'incontro, a settembre, a mansioni non riconosciute/mansioni non eseguite!
Un risultato, invece, si sta ottenendo dalla nostra battaglia contro gli appalti al massimo ribasso: dopo l'esclusione della ditta che aveva presentato il 99% di ribasso, anche la seconda ditta, col 95% di ribasso, traballa.
Infine abbiamo riaperto il fronte del NO alle sospensioni estive di due mesi e della richiesta di internalizzazione. Su questo per ora promesse, ma noi trasformeremo, al momemto opportuno, le parole in azioni!

Anche per i lavoratori ex Pasquinelli settembre sarà il mese decisivo per verificare se gli impegni positivi,  confermati anche ieri nell'incontro, di passaggio/ritorno al lavoro stabile sui nuovi impianti di selezione della differenziata, con un periodo di formazioneall'interno del nuovo rapporto di lavoro, si concretizzeranno effettivamente.
I lavoratori, comunque, che temevano che a fine luglio si interrompesse il loro attuale contratto di lavoro, continueranno a lavorare nell'attuale servizio di "decoro urbano" fino al passaggio all'attività di selezione rifiuti.
Ma i lavoratori sono stanchi di questa attesa, di anni di precarietà, per questo non aspetteranno, oltre il 1° settembre...

COMUNQUE, NESSUNO VA IN FERIE E CON L'ASSESSORE CI SI E' AGGIORNATI ALLA PROSSIMA SETTIMANA

Da Taranto antifascista contro la Lega di Salvini e Fontana

Conducono una campagna elettorale contro gli ultimi, contro chi lavora nelle campagne per 2€ l'ora o riceve pasti caldi e coperte nei centri d'accoglienza ma portano all'estero milioni di euro per frodare il  fisco.
"Lega ladrona " non è uno slogan ma un dato di fatto.
L'immagine può contenere: una o più persone e meme, il seguente testo "VI DISTRAGGONO CON IBARCONI EIGA ALVINI REMIER MENTRE PORTANO IN SVIZZERAI MILIONI"

L'immagine può contenere: il seguente testo "Matteo Salvini @matteosalvinimi Curioso di vedere vedere quanti benpensanti e moralisti di sinistra saran beccati coi milioni nascosti in Svizzera. #Salvini #Lega @matteosalvinimi 10:33 AM 10 feb 201 witter Web Client"
Diamanti portati in Tanzania.
Petrol-rubli da Mosca.
Lauree farlocche in Albania.
Commercialisti che scappano in Brasile.
Soldi alle Bahamas e conti correnti in Svizzera....

L'immagine può contenere: 1 persona, il seguente testo "Lo sgovernatore della Svizzera CONTI ALL'ESTERO FONTANA È INDAGATO PER L'APPALTO-CAMICI ASUO COGNATO: BUGIE GIRI DI SOLDI DALLE BAHAMAS ALL'UBS (5.3 MLN SBIANCATI CON LA VOLUNTARY DISCLOSURE) + POTTOLAE RODANG"

venerdì 31 luglio 2020

La crisi di sovrapproduzione dell'acciaio investe ArcelorMittal e l'azienda è pronta a scaricarla sui lavoratori - Esposto Slai cobas per uso illegittimo Cig Covid - USB intervenga il governo

Una prima info tratta dal Corriere di Taranto
ArcelorMittal, primo semestre negativo. Su Taranto si attende novembre

I dati economici primo semestre dell’anno conferma le difficoltà finanziarie che anche ArcelorMittal, il numero uno dell’acciaio mondiale sta attraversando, a causa dell’effetto del Covid-19 sul mercato siderurgico globale.


ArcelorMittal ha chiuso la prima metà dell’anno con una perdita operativa di 606 milioni di dollari (causa svalutazioni e fattori straordinari, come la chiusura dell’impianto di produzione di coke a Florange a fine aprile), contro l’utile di 611 milioni dello stesso periodo del 2019. ricavi delle vendite si sono fermati a 25,8 miliardi di dollari, in calo del 33%L’Ebitda è passato da 3,2 a 1,7 miliardiL’indebitamento netto ammonta a fine giugno a 7,8 miliardi di dollari, in calo di 2,3 miliardi rispetto all’anno prima, assestandosi sul “il livello più basso mai raggiunto dalla fusione ArcelorMittal“, si legge in una nota del gruppo.
In contrazione anche la produzione e le spedizioni. Tra gennaio a giugno, ArcelorMittal ha sfornato 35,5 milioni di tonnellate di acciaio, in diminuzione tendenziale del 26%. Pressoché stabile l’output di minerale di ferro (27,9 milioni di tonnellate nel 2020; 28,7 milioni nel 2019). 
Le spedizioni, invece, sono diminuite nel periodo di circa il 23%: 34,3 milioni di tonnellate, scesi dai 44,6 milioni dello scorso anno. Una contrazione che scende a -19,4% se si esclude l’ex Ilva.
A proposito del siderurgico tarantino, ArcelorMittal ha comunicato di aver “sospeso tutti gli investimenti non essenziali. Continuano solo tre programmi e quello dell’ex Ilva è tra questi, insieme a un progetto in Messico e ai piani per la riduzione delle emissioni”. La nota sui conti trimestrali conferma “la centralità dell’operazione in Italia per la multinazionale, che al tempo stesso rimarca di avere una via d’uscita: il diritto di ritirarsi, pagando una penale, se non ci sarà l’accordo entro il 30 novembre“.
La velocità e la traiettoria della ripresa della domanda dopo la pandemia di Covid-19 restano “incerte – secondo ArcelorMittal, che rileva tuttavia nei mercati chiave segnali di risalita dai livelli eccezionalmente bassi”. Il gruppo continuerà ad “allineare la produzione alla domanda, con la flessibilità per riattivare la capacità di fusione via via che la ripresa accelererà”.
“La posizione del gruppo resta forte -, è il commento di Lakshmi Mittal, presidente e CEO riporta il sito Siderweb – grazie alle misure adottate di riduzione di produzione, Capex e costi fissi, insieme all’aumento del capitale che ha rafforzato la posizione finanziaria, portando l’indebitamento netto vicino al livello che ci permetterà di dare priorità ai dividendi per i nostri azionisti”. “Ci sono segnali di ripresa, soprattutto in quei Paesi usciti dal lockdown – ha aggiunto -, ma è certamente sensato rimanere prudenti sull’outlook. In questo contesto, stiamo esaminando quali cambiamenti strutturali potrebbero essere necessari per garantire al gruppo di operare in modo profittevole con la ripresa della domanda”.
Ex Ilva, ArcelorMittal ferma reparto Pla 2 La società ArcerlorMittal ha comunicato alle organizzazioni sindacali che nella giornata di sabato 1 agosto, verrà fermato il treno lamerie nel reparto Produzione Lamiere 2 (PLA 2). A seguire si fermeranno le successive postazioni del reparto. Al momento non sono interessate le manutenzioni


 ArcelorMittal, esposto Slai cobas per uso illeggittimo Cig

Lo Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Taranto, all’INPS e all’Ispettorato del Lavoro di Taranto, chiedendo “di non autorizzare la cassintegrazione Covd-19 per tutti i periodi richiesti da ArcelorMittal Italia e di disporre che ArcelorMittal restituisca agli operai posti in cig Covid la differenza tra l’indennità percepita e la retribuzione normale”.
Nell’esposto si legge che “ArcelorMittal Italia, nello stabilimento di Taranto il 6 luglio, senza accordo sindacale, ha rinnovato la cassintegrazione per 8152 lavoratori fino al 2.8.2020, con la motivazione Covid-19. Questa cassintegrazione Covid-19 è stata utilizzata già nei mesi da marzo a giugno 2020.
La scrivente ritiene, alla luce delle motivazioni e fatti di seguito esposti, che l’utilizzo di ammortizzatori sociale previsti per Covid sia illegittimo e costituisca un abuso da parte dell’azienda ai danni dello Stato e dei lavoratori”.
“La cassintegrazione era stata già programmata e attuata da ArcelorMittal mesi prima, già dal 2019, indipendentemente dall’emergenza pandemia, per crisi del mercato dell’acciaio; pertanto una parte, circa 3200, degli operai a rotazione era già in cassintegrazione ordinaria prima del lockdown e dei Dpcm che hanno introdotto e prorogato la cig per Covid-19. La crisi di sovrapproduzione, i problemi del mercato dell’acciaio vi erano da molto prima dell’emergenza coronavirus, questa l’ha solo intensificata. AMI, invece, vuol far passare questa cig addebitando le difficoltà tutte all’emergenza Covid” prosugue nel suo esposto lo Slai cobas.
L’azienda ArcelorMittal “dall’uscita del decreto “Cura Italia”, ha continuato a prorogare la cassintegrazione senza soluzione di continuità, ma ha cambiato la motivazione da cassintegrazione ordinaria a cassintegrazione per Covid-19, al solo fine di risparmiare, dato che la cassa Covid consente all’azienda di spendere meno rispetto alla cassa ordinaria e di evitare eventuali verifiche da parte dell’Inps come avviene nelle richieste di cassa ordinaria” denuncia il sindacato di classe nel suo esposto.
“Per gli operai posti in cassintegrazione Covid, questo cambio di motivazione ha comportato un pesante taglio dell’indennità di cig rispetto a quella ordinaria, arrivando a percepire solo il 58%, con pesanti e in alcuni casi anche drammatiche conseguenze sulle condizioni di vita proprie e dei familiari” viene evidenziato.
“Per tutto il periodo del lockdown AMI aveva ottenuto la deroga per continuare a produrre pur non facendo una produzione essenziale e facendo lavorare a rischio 5mila lavoratori (3mila diretti e 2mila  dell’appalto). Pertanto, quando doveva mettere gli operai in sicurezza a casa (mantenendo solo un minimo di forza in fabbrica per la salvaguardia degli impianti) non l’ha fatto, invece nella “fase 2” dell’emergenza e con la nuova cig covid chiesta, per ora fino a metà agosto, sta ponendo fuori dalla fabbrica migliaia di operai. Lo scopo è di beneficiare della cassa Covid per tutto il periodo possibile, per poi agganciare subito dopo la cassa integrazione ordinaria già prevista” denuncia ancora lo Slai cobas nel suo esposto.
“In questo modo il periodo complessivo di cassintegrazione si allunga per i lavoratori e viene perpetrata una truffa allo Stato. Per i motivi esposti la scrivente chiede che codesta Procura voglia, previo accertamento dei fatti, ove ravvisi la ricorrenza di fattispecie penalmente rilevanti, procedere nei termini di legge nei confronti dei responsabili legali dell’ArcelorMittal Italia” concludono dallo SLAI COBAS per il sindacato di classe Taranto.

USB richiede l'intervento del governo
Comunicata nelle ultime ore alle organizzazioni sindacali la fermata anche del Tremo Lamiere, dopo quella della scorsa settimana del Laminatoio a Freddo. Crescono i dubbi sul fatto che, col blocco ormai consolidato dei Tubifici e con Acciaieria 1 smontata per recuperare pezzi di ricambio per Acciaieria 2, Treno Lamiere possa rientrare nel piano di Arcelor Mittal, nel caso in cui il gruppo franco-indiano dovesse continuare ad operare nello stabilimento tarantino. Questo con i prevedibili riflessi negativi sul piano occupazionale” affermano dal Coordinamento Usb Taranto.
“Aumentano intanto i lavoratori in cassa integrazione, circa 4.000 al momento. Non supera le 2.700 unità invece il numero dei dipendenti che si avvicendano sui tre turni nella fabbrica – proseguono dall’Usb -. Al momento lo stabilimento è fermo per il 70% dei suoi impianti. Va anche fatto notare che le operazioni di accensione e spegnimento vengono effettuate senza che siano previsti interventi di manutenzione e dunque assolutamente non in condizioni di sicurezza. Con questi presupposti, difficile non pensare che Arcelor Mittal intenda abbandonare il sito tarantino appena possibile, sito ormai seriamente compromesso. Presumibilmente il 30 novembre, termine di scadenza del contratto firmato il 6 settembre 2018″.

“Torniamo a chiedere un tempestivo intervento del Governo perché si proceda con un accordo di programma mirato alla riconversione economica ed alla messa in sicurezza dei lavoratori diretti e dell’appalto dal punto di vista economico, infortunistico ed ambientale. Il gestore continua con la sua condotta certamente incoerente, arrogante e irrispettosa e, cosa ancor più grave, agisce indisturbato. E’ tempo di interrompere questo circolo vizioso nell’interesse di lavoratori e comunità” concludono dall’Usb.

Il testo dell'esposto contro ArcelorMittal per uso illegittimo di CIG COVID - L'INPS HA GIA' AVVIATO ACCERTAMENTI

Questo esposto è stato presentato anche all'INPS e all'ISPETTORATO DEL LAVORO chiedendo oltre l'annullamento delle autorizzazioni per cig Covid di disporre il pagamento ai lavoratori da parte di ArcelorMittal della differenza tra la cassintegrazione percepita e la retribuzione normale

L'INPS ha già avviato gli accertamenti, convocando la coordinatrice dello Slai cobas sc che ha fornito ulteriori elementi. 
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PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI TARANTO
Esposto – Denuncia

La sottoscritta Calderazzi Margherita, nata a Taranto il 29.11.1950 e residente in via Dante A. 187 Taranto, in qualità di coordinatrice dell’Organizzazione Sindacale Slai cobas per il sindacato di classe, con sede in Taranto via Livio Andronico, 47,
espone quanto segue :

ArcelorMittal Italia, nello stabilimento di Taranto il 6 luglio, senza accordo sindacale, ha rinnovato la cassintegrazione COVID 19 per 8152 lavoratori fino, per il momento, al 2.8.2020.
Questa cassintegrazione Covid-19 è stata utilizzata ininterrottamente da marzo 2020.
La scrivente ritiene, alla luce delle motivazioni e fatti di seguito esposti, che l’utilizzo di ammortizzatori sociale previsti per Covid sia illegittimo e costituisca una truffa da parte dell’azienda ai danni dello Stato e una violazione delle norme a tutela dei diritti dei lavoratori.
1) La cassintegrazione era stata già programmata come ordinaria e attuata da ArcelorMittal dal 1 luglio 2019, indipendentemente, quindi, dall'emergenza pandemia, per crisi del mercato dell’acciaio. Pertanto gli operai interessati erano già in cassintegrazione ordinaria prima del lockdown.
2) ArcelorMittal ha continuato – da luglio 2019 a metà marzo 2020 - a prorogare la cassintegrazione ordinaria; con l'uscita del decreto “Cura Italia”, in data 25.3.20 ha comunicato che la cig, senza soluzione di continuità, passava da cassintegrazione ordinaria a cassintegrazione per Covid-19, proseguita poi fino a tutto il 2.8.20, e interessando tutti gli 8152 lavoratori in forza nello stabilimento

mercoledì 29 luglio 2020

Il capo della Confindustria, Bonomi, mette il suo peso sulla vicenda ex Ilva

In una lunga intervista recente al Corriere della Sera - che commentiamo nel blog proletari comunisti: https://proletaricomunisti.blogspot.com/2020/07/pc-29-luglio-fondi-del-governo-i.html - verso la fine non fa mancare una sua presa di posizione sulla questione Ilva. 
Bonomi ribadisce che l’Ilva era un’impresa privata quando i Riva sono stati estromessi, e tale deve rimanere; e l’ingresso dello Stato deve essere temporaneo e comunque la gestione deve essere lasciata ai privati. Se non è così non ci saranno privati che si faranno avanti. 
Bonomi, cioè, chiarisce ancora una volta che anche nel caso Ilva i padroni vogliono una sola cosa, socializzare le perdite e continuare a privatizzare i profitti. Prendere i soldi dallo Stato ma continuare a gestire la fabbrica direttamente; con buona pace di salute e ambiente e come unica legge lo sfruttamento dei lavoratori.