martedì 2 luglio 2019

Lo Slai cobas aveva indicato e proposto lo sciopero sin dal 1 luglio - Usb sciopera il 9 luglio

In merito all'incontro avvenuto nella giornata di oggi tra ArcelorMittal Italia e le OO.SS. non si è raggiunta nessun intesa sulla CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI Ordinaria. Come Usb Taranto dopo aver più volte evidenziato ad Arcelor che questa procedura tradisce lo spirito dell’accordo sottoscritto il 6 settembre al Mise, abbiamo comunque chiesto al colosso Franco-Indiano di non procedere in attesa dell'incontro ministeriale già fissato per il 9 Luglio alla presenza del Ministro Luigi Di Maio. L'azienda non ha voluto ascoltare ragioni e per tutta risposta ha comunicato ufficialmente che a partire da subito avrebbe iniziato ad inviare le lettere di Cigo ai lavoratori. 
Anche oggi, per l'ennesima volta Arcelor, si è mostrato arrogante e scarsamente predisposto al dialogo.USB visto l'atteggiamento della società che continua a non rispettare gli impegni sottoscritti in sede Ministeriale dopo ben 18 mesi di trattativa, CONFERMA per giorno 9 luglio 2019 lo sciopero e il presidio dei lavoratori sotto il MISE, giornata in cui ribadiremo al Ministro il nostro NO all'immunità penale in favore di Arcelor, NO all'apertura della Cigo per i dipendenti AM, SI al Reintegro dei lavoratori ingiustamente esclusi da ARCELOR, già condannata con sentenza del giudice De Napoli del Tribunale del lavoro di Taranto.

Contro la cassa integrazione sciopero il 4 luglio dei sindacati confederali - Lo Slai cobas aveva proposto lo sciopero sin dal 1 luglio

“In data odierna c’è stato un incontro tra le organizzazioni sindacali e Arcelor Mittal per discutere nuovamente dell’apertura della procedura di Cigo. Nonostante i vari incontri, ancora ad oggi, l’azienda ha mostrato una totale chiusura sulle richieste avanzate dai sindacati” si legge nella nota congiunta di Fiom, Fim, Uilm e Ugl.
Nello specifico Fim, Fiom, Uilm e Ugl hanno chiesto uno slittamento dell’avvio della procedura della cassa integrazione, in attesa dell’incontro ministeriale previsto con le organizzazioni sindacali il prossimo 9 luglio, provando ad entrare nel merito sull’ integrazione salariale, rotazione del personale e gestione delle ferie programmate – si legge ancora nella nota -. Tale richieste si rendevano necessarie per arrivare ad un confronto con il ministro Luigi Di Maio ed affrontare anche la complessità della vertenza ex Ilva e di quanto sta emergendo in queste settimane. Arcelor Mittal ha deciso di fatto di voler proseguire unilateralmente, con l’avvio della procedura di Cigo, assumendosi una responsabilità che peserà nei rapporti futuri con i lavoratori e le loro rappresentanze“.
Am Italia ha già comunicato il suo piano da 13 settimane a partire da oggi e con un numero massimo di 1.395 dipendenti per giornata lavorativa così ripartiti: 1.011 operai, 106 intermedi, 278 tra impiegati e quadri. Come dichiarato nella nota ufficiale inviata ai sindacati, riguarderà nel dettaglio 564 addetti dell’Area Primary, 707 dell’Area Finishing, 124 dell’Area Others.

Le scriventi organizzazioni sindacali, pertanto, proclamano 8 ore di sciopero su tre turni per la giornata del 4 luglio e inoltre percorreranno tutte le strade possibili, anche attraverso il ricorso agli enti competenti, per impedire l’utilizzo da parte di Arcelor Mittal della stessa cassa integrazione” concludono le organizzazioni sindacali.

lunedì 1 luglio 2019

Questa mattina alla fabbrica ArcelorMittal - tra gli operai


Nonostante incontri e Tavoli in corso - l'incontro coi sindacati di questa mattina sulla Cigo è slittato al pomeriggio alle 15,30 - ArcelorMittal non ha affatto sospeso la procedura di avvio della cassintegrazione e ha già comunicato ai lavoratori coinvolti il numero delle giornate di cassintegrazione, per 1011 operai, 106 intermedi e 278 tra impiegati e quadri.
Nello stesso tempo i sindacati denunciano che mentre mette in cassintegrazione operai addetti alla manutenzione centrale ordinaria e straordinaria degli impianti, appalta ad aziende esterne questi stessi lavori.
 

MA CHE SUCCEDE TRA GLI OPERAI?

Questa mattina alle 6 sia alla portineria D che alla portineria A abbiamo discusso con loro questa situazione.
Gli operai denunciano prima di tutto l'assenza di informazione diretta da parte dei sindacati interni; i lavoratori vengono lasciati in attesa, fermi, senza alcunchè di indicazioni.
Da un lato non c'è sorpresa - lo "slogan": Mittal come Riva, peggio di Riva - detto per prima dallo Slai cobas - è diventato un commento comune tra gli operai; dall'altro c'è coscienza della necessità della lotta, di non far passare questi ricatti del padrone indiano, perchè ad ogni ricatto ne seguiranno altri. Ma sulla risposta di lotta sorgono problemi. Pur essendo avanzata a livello di massa la denuncia della linea e azione attuale dei sindacati confederali, gli operai pensano che loro non possano pesare. Dicono giustamente che senza organizzazione gli operai non possono fare nulla, ma non c'è ancora fiducia, in sè e soprattutto nei loro compagni di lavoro, sulla possibilità che gli stessi operai costruiscano dal basso, a partire dagli operai più coscienti una nuova organizzazione/autorganizzazione.
Lo Slai cobas ha teso invece a portare soprattutto fiducia. Una fiducia non astratta ma concreta, che nasce dalla realtà di questa fabbrica.
Fiducia nella lotta - Dell'ArcelorMittal di Taranto - è stato detto - si è addirittura parlato nel vertice mondiale del G20 a Osaka, tra Conte e il capo del governo fascista indiano Modi (che ha detto che verrà in Italia a sostenere Mittal); tutti i padroni attraverso le loro associazioni Federmeccanica e Confindustria e i loro rappresentanti sono calati nei giorni scorsi a Taranto, per sostenere Mittal e per dire, allarmati e minacciosi, che anche le sorti delle loro fabbriche dipendono dalla fabbrica di Taranto.
Questo fa capire il peso a livello mondiale dell'ArcelorMittal di Taranto. E deve far capire agli operai che gli effetti di uno sciopero vero, un blocco degli impianti e della produzione a Taranto arriva fino in India, in Europa, ecc.; uno sciopero a Taranto mette in crisi tanti altri padroni e padroncini italiani; che quindi gli operai hanno un potenziale di forza, di contrattazione grande.
A ricatto della Mittal, "doppio ricatto" degli operai...
Fiducia nella possibilità di organizzazione - L'organizzazione dal basso in una fabbrica così grande non può che partire da un nucleo di operai più coscienti. Ma - è stato detto - se essi non si fermano, cominciano a fare le iniziative possibili, non si scoraggiano dopo un presidio, tengono nel tempo, allora diventano un riferimento per l'organizzazione di altri operai.

Questa mattina alla fabbrica ArcelorMittal - il volantino

COMUNICATO AI LAVORATORI

La minacciata insensata arrogante ricattatoria di ArcelorMittal, per imporre immunità penale, cassintegrazione ‘permanente’, per avere mani libere per massima flessibilità di sfruttare, usare le ditte d’appalto al posto dei lavoratori diretti, non richiamare nessuno dei cassintegrati ex Ilva AS – mentre si fanno dei corsi di formazione farsa, non permettere miglioramenti dell’AIA e del piano ambientale, non deve passare.
La cassa integrazione non doveva neanche cominciare senza accordo sindacale prima degli incontri del 4 e 9 luglio - farla cominciare significa semplicemente avallarla poi a questi Tavoli.
Bentivogli Fim si schiera apertamente con i padroni di Confindustria, Federmeccanica, ArcelorMittal; altri sindacalisti seminano paura e allarmismo tra i lavoratori per farli stare buoni o per addirittura mobilitarli al fianco dei padroni, come sciaguratamente avvenne a marzo 2012.

Chiariamo a tutti che ArcelorMittal non può arrogarsi il diritto di chiudere gli impianti dello stabilimento siderurgico di Taranto il 6 settembre prossimo nel caso il Governo confermi il Decreto crescita, in cui è inserito il (mini)stop alla cosiddetta immunità penale.
Questa minaccia che non ha alcun senso, perchè ArcelorMittal non è ancora il proprietario dell’ex Ilva ma ne è il gestore fintanto che non si perfezionerà il contratto di acquisto con lo Stato italiano: ora paga l’affitto.
Semmai, potrebbe fermare provocatoriamente e temporaneamente la produzione - che non è proprio la stessa cosa, assumendosi così la grave responsabilità sociale, sindacale, politica e penale di questo atto. E se ArcelorMittal decidesse di recedere dall’accordo – ed è l’unico percorso possibile per il gruppo -, lo stabilimento tornerebbe in qualche modo nelle mani dello Stato, nella forma dei commissari inizialmente e in una nuova vendita o nazionalizzazione.

A fronte della arroganza e ricatto padronale, occorre il "ricatto" operaio, l'organizzazione dello sciopero, del blocco della produzione.

TA. 1.7.2019
Slai cobas per il sindacato di classe Taranto
via L.Andronico, 47 TA - slaicobasta@gmail.com - 3475301704

TUTTI PADRONI, SINDACATI, SALVINI, CON ARCELORMITTAL sull'immunità penale

E SCENDE IN CAMPO PER AM ANCHE MODI, CAPO DEL GOVERNO FASCISTA INDIANO

I sindacati confederali sono in prima fila a sostenere le ragioni di AM sull'immunitò penale, facendo, in particolare Uilm e Fim, del "terrorismo", quando sanno benissimo che non è certo ArcelorMittal che può chiudere la fabbrica, dato che ora ne è solo affittuario.
I padroni, con i loro presidenti Federmeccanica e Confindustria sono tutti scesi a Taranto per sostenere i padroni indiani e fanno ora anch'essi dell'allarmismo: se chiude Mittal chiudono tante fabbriche, migliaia di lavoratori licenziati, ecc. ecc. 
Salvini si è schierato con Mittal e preme per rivedere la norma.

In realtà questo dimostra che far passare l'immunità penale, non vuol dire solo dare "mano libera" a Mittal per non attuare una reale bonifica, ambientalizzazione (Mittal l'ha fatto capire: più di un miliardo per questi lavori è troppo, non ci sta), ma accettare i continui ricatti dei nuovi padroni, a partire dalla nuova cassintegrazione permanente, alla nessuna riassunzione degli operai Ilva As in cigs, ora al controllo degli operai con i microchip...

La giustificazione di Mittal è falsa: chiunque si prende una "casa" sa bene di prenderla così com'è, anche con lavori da fare, per cui ciò che succede da quel momento in poi nel fare i lavori è responsabilità di coloro che li eseguono oggi, non ci si può parare dietro il fatto che quei problemi già c'erano.

Precisiamo poi. Il decreto e Di Maio non hanno affatto abolito l'immunità penale - come sarebbe stato giusto - ma hanno unicamente riscritto la norma, l'immunità è stata circoscritta al Piano Ambientale e sarà applicata impianto per impianto, ancorandosi ai tempi previsti dall’Aia per la messa a norma delle singole aree, quindi l'immunità decadrà nel tempo, come ha subito assicurato Di Maio ai padroni. Il nuovo iter parità dal 7 settembre, come specificato nel decreto. Questo è il motivo per il quale il vicepremier Di Maio afferma che scadrà il 6 settembre. Ma a cadere non sarà l’intera norma, ma soltanto una parte di quella del 2015.
E' stata, infatti, eliminata solo l'immunità penale per le altre norme a tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumita’ pubblica - mentre resta per gli interventi dell'Aia. Ma rivendicarla per quelle norme a tutela ambiente, ecc., è di fatto un'esplicita dichiarazione di pretendere la libertà di inquinare, di violare norme a tutela della salute e di far ammalare, di uccidere dentro e fuori la fabbrica.

Ora nel sostegno a Mittal si mobilita addirittura anche il capo del governo fascista Indù, Modi.
Al G20 di Osaka il primo ministro Modi ha perorato la causa della multinazionale indiana dell'acciaio nell'incontro con il presidente del consiglio italiano e ha parlato anche di un possibile viaggio in Italia in questa estate.
Modi - per capirci - è colui che manda l'esercito per sgomberare, attraverso massacri delle popolazioni che vi si oppongono, violenze, stupri di donne, le zone in cui si devono insediare le grandi multinazionali - come Mittal.

Abbiamo un ricco e documentato dossier su questa politica. 

Salvini/Mittal - manifesto in città

Iniziativa di solidarietà per Carola, avviata dal blog tarantocontro