venerdì 1 marzo 2013

infortunio Ilva - ma tutti i vari "garanti" dove erano?

Certo, anche oggi è soprattutto il giorno del dolore per la morte di Ciro Moccia, e della preoccupazione per Antonio Liddi, ferito.
Ma proprio per rispetto per Ciro, per i suoi familiari, non possiamo non esprimere anche forte rabbia, non solo contro i padroni assassini, ma anche verso altri, da cui pretendiamo delle risposte.

In questo periodo teoricamente all'Ilva dovrebbero esserci più garanti, più controllori che in tutti i periodi precedenti. Non solo, l'infortunio è avvenuto proprio in una zona dove sono in corso i lavori di rifacimento previsti dall'Aia, dove tra l'altro, almeno su carta, vige sempre il sequestro dell'area - quindi sotto l'attenzione della Procura. Il governo poi ha nominato dei garanti dell'attuazione dell'Aia che, teoricamente, dovrebbero stare in Ilva per controllare se i lavori rispettano le prescrizioni, i tempi dell'Aia.
Ma, di fatto, più dovrebbero essere i controllori e meno ci sono i controlli, anche quelli più banali, tanto che si muore per una lamiera non ancorata bene e che ha ceduto, e dove probabilmente doveva essere impedito l'accesso...!!
Se per i lavori di messa a norma, appena iniziati, già c'è stato un infortunio mortale, che cosa ci dobbiamo aspettare per i rifacimenti e la messa in sicurezza di tutti gli altri impianti?!

E c'è un'altra domanda da fare. Dove stavano le decine di RLS, per non parlare di più di 80 Rsu, dove stavano a controllare prima se c'erano rischi in quell'intervento?
In questi lavori nella zona dell'area a caldo, perchè comunque possono essere più a rischio, dovrebbe essere scontato che vi sia sempre qualche RLS a controllare prima e durante. Invece niente.
Non fa specie ai segretari di Fim, Fiom e Uilm rilasciare dichiarazioni di cordoglio e, come sempre, non fare una, una cosa sola di ciò che dovrebbe fare un normale sindacato quotidianamente.

rifugiati in via di espulsione all'Archtower estendere la solidarietà è giusto e necessario ma non basta !






l'art. 36 della costituzione non vale per le lavoratrici delle pulizie degli asili di Taranto?

Le lavoratrici delle pulizie degli asili dello Slai cobas, tenuto conto che a tuttora la loro situazione in termini di orari e retribuzione sotto i minimi livelli di sopravvivenza non vede alcun miglioramento, avviano una denuncia alla Procura, reclamando che sia rispettato per loro l'art.36 della Costituzione, platealmente violato a Taranto.
Cosa dice l'art. 36? "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa".
Le 94 lavoratrici delle scuole per l'infanzia, prendono circa 250 euro al mese lavorando solo 1 ora e 50 minuti al giorno; quindi, stanno totalmente al di sotto di un’esistenza libera dignitosa per sè e per la propria famiglia!
Di questa violazione dell'art. 36 della costituzione vengono indicati quali responsabili sia la Ditta Trial slr sia il Comune che ha fatto un appalto al massimo ribasso.
Le condizioni di lavoro delle lavoratrici sono inoltre inferiori agli stessi minimi di orari di lavoro che pone in CCNL multiservizi, il quale indica in 14 ore settimanali la durata minima dell'orario di lavoro.
Infine, non viene rispettata neanche la "retribuzione proporzionata alla qualità del lavoro", visto che le lavoratrici vengono retribuite per le mansioni di pulizia, mentre in realtà svolgono in maniera permanente molte mansioni di ausiliariato.

Le lavoratrici invitano anche tutte le loro compagne di lavoro ad unirsi a questa iniziativa.

Le lavoratrici Slai cobas delle pulizie asili Taranto

estendere la solidarietà ai rifugiati africani che stanno cacciando - ma serve la lotta per rovesciare governo e istituzioni che decidono queste cose - serve solidarizzare quando vengono condannati nei tribunali e serve organizzarsi con chi crede che solo la rivolta seppellirà razzisti e nemici degli immigrati

A Lucy Annette, Silvia Civile, Francesco Balestra e altri 50 piace questo

solidarietà con il movimento operaio all'ilva come ovunque

Di fronte all’ennesima morte di un operaio, Ciro, al grave infortunio di Antonio, cui si aggiunge nello stesso giorno l’operaio Antonino di Palermo e ai continui incidenti all’Ilva esprimiamo la nostra solidarietà a tutto il movimento operaio che peraltro si trova in condizioni veramente disastrose.
Condividiamo pienamente la scelta di uno sciopero di 24 ore auspicando che sia recepito e abbia successo e della manifestazione nazionale.
Le condizioni economiche in cui ci troviamo anche noi di “nuova unità” per poter mantenere in vita la nostra voce sono veramente difficili e non sappiamo se potremo essere presenti, ma ci impegniamo a diffondere il materiale che ci invierete.
L’Ilva, come Alcoa, il Sulcis e tante altre realtà sparse sul territorio sono la dimostrazione del modo di produzione capitalistico basato sullo sfruttamento e sul raggiungimento del massimo profitto, le più eclatanti contraddizioni tra capitale e lavoro. Ed è insito nel capitalismo procedere sulla propria strada di sfruttamento degli operai come dell’ambiente e di assoluta assenza di tutela della salute e della vita.
La lotta, quindi, va proseguita per salvaguardare il lavoro, la salute e la sicurezza, ma con una visione strategica di cambiamento. Una lotta di unità: fabbrica-territorio, di unità di classe tra gli operai delle numerose fabbriche in lotta che devono diventare protagonisti della politica fino a liberarsi da tutti i padroni e dei loro servi, come dimostra la sentenza d’appello della Thyssen.
Basta con le lacrime di coccodrillo del Presidente Napolitano, dei sindacati confederali complici dei padroni, a partire da Riva.
All’ordine del giorno è indispensabile mettere il capovolgimento dei rapporti di forza con la distruzione del capitalismo e la costruzione di una società socialista dove al potere c’è il proletariato.
Saluti militanti
Redazione “nuova unità”

solidarietà per ernesto e margherita dal polichlinico di Palermo

Solidarietà e sostegno a Margherita ed Ernesto, coordinatori dello SLAI COBAS
per il sindacato di classe e dirigenti di Proletari Comunisti, condannati a 15
gg. di carcere perché ritenuti responsabili  della grande rivolta degli
immigrati di Manduria del 2 aprile 2011.

Lo stato della borghesia, al servizio del capitale, prova ancora una volta a
criminalizzare e reprimere la legittima lotta di classe contro un sistema
economico-politico-sociale-culturale CRIMINALE, che affama il popolo, che
attacca i lavoratori, i precari, i giovani, le donne, le masse popolari; che
considera gli immigrati carne da macello, che sta distruggendo l’umanità
intera.

Ma non ci fermeranno, come giustamente e orgogliosamente
gridano anche i due compagni colpiti,  la repressione alimenta la ribellione!

Lavoratrici e Lavoratori Slai Cobas s.c.  Policlinico  Palermo      

ancora solidarietà con ern e margh per rivolta di manduria

DA L'AQUILA
Le compagne dell'mfpr e i compagni di proletari comunisti hanno fatto la cosa giusta, hanno tracciato un solco indelebile tra le lotte, i bisogni proletari e gli opportunismi.
Un solco che oggi, nel dopo elezioni, è ancora più profondo e impone di scegliere da che parte stare, se con la giustizia borghese o quella proletaria.
SOLIDARIETA' E GIUSTIZIA PROLETARIA PER MARGHERITA ED ERNESTO
SOLIDARIETA' PER TUTTI I RIVOLTOSI!
Luigia

DA BOLOGNA
Solidarietà alle compagne dell'mfpr e i compagni colpiti dalla repressione, sempre più attiva nei confronti delle compagne che si impegnano nelle piazze nelle strade, e direttamente nei lager di Stato volendo rompere le gabbie e i sisistemi di sicurezza che lo Stato mette in atto per imprigionare le persone migranti, e incendiare la rivolta!
Come le madres de plaza de Mayo erano orgogliose per essere state denunciate e incarcerate, per aver detto a vari assassini  (Videla Massera e compagnia) che erano un assassini, cosi le combattive compagne dell'mfpr sono orgolgliose della denuncia per aver istigato la rivolta nel campo di detenzione per migranti.
Prendiamo tutte esempio... solo la lotta concreta è l' unica possibilità che abbiamo!
Teniamoci in contatto per gli sviluppi del processo per costruire la giusta solidarietà.
Layla una compagna femminista e lesbica.