lunedì 25 febbraio 2013

Affluenza in calo nel primo giorno, nonostante Grillo e regionali. Boicotta le elezioni!


affluenza in netto calo

alle 22 vota il 47,6 per cento

Quasi otto punti percentuali in meno rispetto alla passata tornata elettorale

Voto del marò, i fascisti ringraziano

Avremmo fatto volentieri a meno del voto dei marò, assassini dei pescatori indiani, accolti con tutto gli onori da Monti che si è fatto pubblicità illegale nel giorno del "silenzio elettorale".
Uno, La torre ha votato a Taranto, col codazzo di televisioni. Una vergogna!
Non abbiamo dubbi che una delle liste di destra si ritroverà con un voto in più!

domenica 24 febbraio 2013

La Taranto che fa realmente paura è la Taranto del boicottaggio elettorale.

Su Il Manifesto di oggi, in una pagina dedicata ai "duri e puri dell'astensione", una pagina che si butta più sulla sociologia che sulla politica, vi è una foto degli operai Ilva di Taranto e un articolo di Gianmario Leone sul fenomeno dell'astensionismo a Taranto.

Scrive Leone: "E' molto probabile che i tarantini che si recheranno ai seggi per votare saranno pochi, se non pochissimi. Anzi, a guardare i dati delle amministrative 2012 c'è il rischio concreto di registrare un record storico dell'astensionismo. Lo scorso maggio al 1° turno votò poco più del 60%... e al ballottaggio, vinto dal rieletto Stefano appoggiato da tutto il centrosinistra (e non solo, diciamo noi), votò invece soltanto il 43%; su 174mila aventi diritto, se ne presentarono 74.997, in 100mila preferirono "andare al mare" (espressione volgare e insultante, stia tranquillo Leone al mare non ci andarono più di quanto ci andassero gli altri giorni)".

Dopo di che l'articolo si dilunga sull'Ilva, riprendendo l'attuale vicenda e la lunga tematica che l'attraversa, sulle responsabilità dei partiti politici e delle istituzioni nella vicenda tragica dell'inquinamento e sull'attuale allineamento a Riva e al governo - vedi decreto Aia - dei partiti, cercando di stabilirvi una sorta di causa/effetto.

Qui Leone si sbaglia. Il primato e la crescita dell'astensionismo si sviluppa a Taranto molto prima, ed è un'astensionismo operaio e popolare che nasce sui problemi del lavoro innanzittutto, della povertà, dei diritti negati in fabbrica e in città, nella discarica del dissesto finanziario sulla povera gente, e naturalmente della sicurezza e salute in fabbrica e sul territorio. Ma esso trova il suo radicamento anche nel fatto che una forza politica e sindacale precisea, lo slai cobas per il sindacato di classe e Proletari comunisti, conducono in forma organizzata e sistematica la linea e la pratica del non voto e del boicottaggio elettorale, organizzando negli anni iniziative e forme di lotta quali riconsegna collettiva di certificati elettorali, proteste e forme di rivolta nei giorni di campagna elettorale - vedi in particolare negli anni scorsi quelle delle lavoratrici e lavoratori delle ditte di pulizia delle scuole, degli appalti comunali e più recentemente quella dei disoccupati organizzati - che unitamente alla campagna esplicita con volantini all'Ilva e appalto di Taranto, hanno fatto del non voto e perfino della minaccia credibile di blocco delle scuole dove stavano i seggi elettorali, una costante arma di lotta.

A questo, oggi certamente  si è aggiunta la vicenda Ilva, ma non nel senso che ne parla Leone. Perchè qui i sostenitori più spinti della chiusura dell'Ilva si sono sempre presentati alle elezioni e anche in queste elezioni esponenti di essi votano e sono candidati. Perfino nelle fila del Comitato liberi e pensanti, sono non pochi coloro che votano per 'Rivoluzione civile' o 'Grillo'.
Se fosse tutto un fenomeno "spontaneo e sociologicamente determinato", come mai non si registra in altre regioni e in altre provincie vicine che sono toccate dagli stessi problemi di lavoro,precarietà povertà? Come mai non si registra nelle altre città dove esistono analoghi disastri ambientali? Come mai Grillo viene a Taranto e non riempie la piazza?  
Anche se questa volta anche a Taranto, trainato da tv e Mass media, Grillo prenderà parecchi voti a Taranto anche tra gli operai dell'Ilva. Ma certamente anche questi signori non sono in grado di ricucire il distacco tra masse e Stato borghese che trova le sue ragioni nei problemi sociali e politici dei proletari e delle masse popolari, e che qui a Taranto ha trovato una precisa sponda politica e sindacale di classe che contribuisce ad lalimentarla, orientarla e si sforza di trasformarla nel tempo in coscienza e organizzazione.
E non si tratta di 'puri e duri' dell'astensionismo, come si dice con superficialità, ma di comunisti, classisti e antagonisti che lavorano quotidianamente per trasformare questo rifiuto del voto in rivolta popolare organizzata e che operano perchè il rifiuto del voto sia embrione di coscienza da "deviare", indirizzare verso l'unica strada vera e concreta la rivoluzione (non quella "civile", ma proletaria) per porre fine a un sistema che nega salute, lavoro, salari, vita dignitosa.  Una strada ancora lunga e tortuosa, ma che avanza determinata
In questo senso, pensiamo che l'altra Taranto, la tarantocontro, farà la sua parte anche in questa elezione

Noi sul voto la pensiamo come Michele Riondino..

sul 'quotidiano' di oggi Michele Riondino dichiara

"che bello sarebbe se lunedì, tra i risultati che indicheranno il vincitore di queste elezioni politiche , tra i titoli che documenteranno l'Italia al voto ci fosse un servizio, un articolo sull'unica città astenuta TARANTO, Un servizio che parli dei suoi cittadini che rifiutando il bieco gioco e traditore di falsi rappresentanti politici, rifiutano di prestarsi ancora una volta alla farsa e recandosi ai seggi si avvalgono di un sacrosanto diritto, ovvero quello di farsi annullare la scheda "

purtroppo alcuni o molti non lo sappiamo attivi nel 'Comitato liberi e pensanti' la pensano diversamente, pur avendo nei mesi scorsi sostenuto Michele nei comizi e assemblee,  pure avendo il 15 dicembre attaccato tutti i partiti e le istituzioni, nell'avvicinarsi delle elezioni non li abbiamo molto sentiti sulla questione e sappiamo per certo che alcuni sono corsi a votare Ingroia, altri Grillo..
purtroppo solo noi abbiamo fatto una campagna esplicita e visibile per il boicottaggio delle elezioni.. nel silenzio e censura reale di stampa e televisioni...abituati a seguire, mode e folclore mediatico... piuttosto che argomenti attività militanti costanti, serie e determinate... 

Gli asili a Teleperformance - ma è proprio una bella soluzione per le donne?

Nei giorni scorsi la Cgil,, insieme ai candidati alle elezioni,del PD - che si presentano a questi lavoratori sempre e solo in occasione di tornate elettorali - e insieme al dirigente dell'azienda, ha presentato il progetto di costruzione di asili nido aziendali alla Teleperformance. 
Pelillo, candidato PD,ha detto: “Mi interesserò inoltre – ha annunciato Michele Pelillo – del progetto di asilo nido aziendale presentato alla Regione Puglia”. Dal 2006 (anno di nascita di Teleperformance a Taranto), ad oggi, si contano circa 800 nascite da famiglie in cui almeno uno dei due genitori è lavoratore nel call center. “Il mio obiettivo – ha concluso il candidato del PD – sarà anche quello di rispondere alle tante mamme lavoratrici del call center (il 70%, molte con età inferiore ai 35 anni), che hanno la necessità di conciliare i tempi di vita con quelli del lavoro”.
 
 
E' a vantaggio delle lavoratrici questa iniziativa che vede uniti azienda, sindacati confederali e aspiranti al governo? Abbiamo forti dubbi.

Riportiamo un articolo, anche ironico, apparso sul Corriere della Sera, giorni fa. E chiamiamo soprattutto le lavoratrici a capire se questa degli "asili aziendali" non nasconde un'altra fregature verso le donne.


Perché chiudersi in un ghetto con creature e pc se c’è l’occasione per svicolare in ufficio e pensare, per qualche ora al giorno, solo a se stesse?

di Elisabetta Andreis
 
Una premessa, forse doverosa: non punto a cuccare. Ma quando lavoro, vividdio, voglio vedere maschi. Papà o non papà non importa, ma per favore senza figli abbarbicati ai polpacci.
Oppure donne, va bene, ma nella loro dimensione lavorativa, da libere cittadine, non nelle loro funzioni materne, col pensiero che corre attiguo a pannolini e scarpette.
    Del resto il lavoro non è l’unica occasione legittimata che ci capita per frequentare anche (o soprattutto, e finalmente) NON mamme?
E poi: perché avvicinare le creature al computer fino a metterle nella stanza di fianco, se c’è l’occasione per svicolare in ufficio e pensare, per qualche ora al giorno, solo a se stesse? Perché costruire ambienti vicini, attaccati, simbioticamente connessi?
Eppure è proprio questo che fa Piano C, un nuovo splendido concetto di coworking destinato a chi, genitore, vuole avere lavoro, casa e figli in un unico spazio, ancorché diviso dal muro.
Il concetto è, in potenza, molto comodo. Anzi perfetto, per come è congegnato. Una stanza con 14 postazioni di lavoro, un’altra con babysitter per i bambini da 0 a 3 anni, un’altra ancora per quelli più grandi, intrattenuti con laboratori organizzati ad hoc. E poi, per la casa: il servizio SalvaTempo, con maggiordomi in borghese che sbrigano commissioni tipo lavanderia, bollette e spesa. E infine la cucina, le sale riunioni, persino l’aula per lo yoga e il corso di canto e gorgheggi.
    Dov’è l’Andreis, che l’aspettano per l’intervista sui disabili a Milano? Ohh niente, è qui di fianco a dare un bacio ad Anita, la sua quarta figlia, quella che ha un anno e cammina sulle ginocchia.
    Oppure: ohh niente, sta facendo un break giocando ai Pokemon, Giacomo l’ha vista attraverso il vetro e l’ha arpionata colpendola alle spalle mentre lei stava scrivendo un pezzo...

... ci conviene cercare la conciliazione nell’unione tra le nostre due, tre, dieci facce? Non è invece più furbo tenerle, finché possiamo, separate a compartimenti stagni?
Mi si ribadirà: i bambini son più contenti, ad averci di fianco e incrociarci tra una riunione, un’intervista e un documento. Ma ne siamo poi convinti davvero? E’ meglio così che non, invece, lavorare full immersion in un posto totalmente ‘altro’ dal loro per poi essere, quando si torna a casa, col sorriso e senza telefonini tutte per pappe, compiti e trottole bay-blade?
A me il coworking per genitori/mamme pare una soluzione estrema, un ghetto cui pensare se proprio non si hanno alternative per figli (un nido comunale? Una mamma dirimpettaia con cui far rete per tenere a turno la prole? Un nonno disponibile mentre noi lavoriamo?) e per noi stesse (l’azienda proprio non ci vuole più? Non possiamo rientrare e combattere da dentro?).
Forse però sbaglio. Una donna su 4, in Italia, lascia il lavoro entro il primo anno di vita di suo figlio, non lo dimentico. Là fuori nulla di quello che potremmo ottenere è scontato. E la priorità sono senz’altro i figli...

    ...Se “Piani” come questo sono un modo per fermare l’emorragia di donne dai posti che prima dei bambini, sempre di corsa, si sono guadagnate, beh, ben vengano. Ma l’auspicio è che poche ne abbiano bisogno

22.2.13

sabato 23 febbraio 2013

Gli operai che votano Grillo, sbagliano

Stampa e Tv alimentano il fenomeno Grillo... quindi anche all'Ilva, secondo questi, si vota Grillo... 

Sarà vero... ma è sbagliato. 

Grillo spopola dagli schermi televisivi e dai giornali, dicendo di non andare in Tv e cacciando i giornalisti;
sperimentata tecnica mediatica... già vera e avveratasi in altri campi.

Anche a Taranto, dove quando è venuto però non c'era gran che di gente,si voterà molto Grillo.. e si voterà anche all'Ilva.
Gli operai non ne possono più dei partiti di Bersani, Monti, Berlusconi e dei loro esponenti locali.
Vendola e il suo equilibrismo: metà con padron Riva, metà con gli operai, non fa sfracelli; circa la Duranti, sua candidata, qualcuno può dire che ha mai fatto qualcosa per gli operai e proletari della città, se non farsi propaganda ad ogni tornata elettorale, cercare insistemente di candidarsi, di avere un a poltrona in  provincia, comune ecc.?
Su 'Rivoluzione civile' stendiamo purtroppo un velo pietoso, i partiti che compongono questa lista, non sono mai presenti a una lotta vera in città.
La rabbia e la protesta contro la casta politica al potere è grande, la rabbia contro corruzione e costi della politica enorme, quindi... votiamo Grillo.

Ma gli operai e i proletari che votano Grillo si sbagliano.
Grillo non ha mai fatto nulla per gli operai e non è nuovo alla politica, è in campo ormai da diversi anni, anche nel suo confuso programma sul lavoro e sui diritti degli operai non dice praticamente nulla;
la sua scesa in campo in politica è 'guidata' da un certo Casaleggio, che è un padrone, e certo è stato sempre e unicamente nel campo dei padroni, la gestione della rete, checchè se ne dica è oscura, puoi dire tutto tanto non conti niente... conta solo Grillo.
I suoi candidati nessuno li conosce se non lui e non c'è ne uno che abbia fatto qualcosa di utile nella vita;
molti di essi saranno anche incensurati, ma che cosa vogliano fare nessuno lo sa..., ma tanto non  contano nulla..., quando sono dentro le istituzioni non si sentono o, peggio, passano ad altre sponde politiche. A Taranto quando hanno presentato la loro lista, non c'erano neanche.
Tutto ciò, operai e proletari, è il peggio della politica non il meglio, è il degrado della politica non l'alternativa alla politica dei padroni e e dei partiti parlamentari.
La corruzione politica e i costi della politica nascono e sono perchè siamo in uno stato capitalistico e sempre la politica produce comitati d'affari al servizio dei padroni, poi i politici di loro rubano anche di più e se ne approfittano.
Un politico onesto al servizio del capitale è dannoso non meno di un politico disonesto.
Monti va in chiesa, Berlusconi a puttane, ma per gli operai i risultati del loro agire sono uguali.

Grillo usa le masse per affermarsi  - come Cito e con lo stile di Cito - lui è un comico, quell'altro era un fascista paradelinquente, ma tutto ciò non ha nulla a che fare con il potere del popolo.

Gli operai non hanno un partito forte, un partito comunista vero, che li rappresenta, che ne organizzi la lotta e il programma, che gli dia una strategia e una tattica per rovesciare realmente il tavolo e prendere il potere nelle mani e il destino nelle mani.
Bisogna costruirlo in prima persona, autorganizzandosi e organizzandosi, giudicando le persone per quello che fanno e non per quello che dicono di essere.
Bisogna rovesciare il capitalismo per avere lavoro salute, diritti, potere, futuro.
Ogni altra strada è un'illusione, una tragica illusione che fa il gioco del padrone.
Per rovesciare il capitalismo ci vuole la rivoluzione proletaria (non "civile"), e non internet

Votare i Grillo è il contrario della rivoluzione e la delega al massimo stadio e non la partecipazione.

Per questo diciamo agli operai e ai proletari che votare Grillo è sbagliato!
E non ci vorrà molto per comprenderlo... ma intanto perdiamo un altro pezzo del nostro tempo...

Proletari comunisti

venerdì 22 febbraio 2013

Dall'intervento a Genova del rappresentante della Rete per la sicurezza e salute sui posti si lavoro e territori

“.... L’Ilva è una questione nazionale, paradigma della questione salute e lavoro.
In questa storia, il carico da '90 ce l'hanno messo tutti.
Il ruolo del sindacato confederale, che non è diverso dai sindacati nazionali, per la linea della concertazione, accordi bidone, per il primato del profitto, del farsi carico della concorrenza dell'azienda, chiudendo gli occhi sulla sicurezza e ambiente; ma a questo va aggiunta la funzione del sindacato confederale al sud che non si limita al rapporto non conflittuale con l'azienda, ma è anche una grande clientela, vedi le assunzioni appaltate al sindacato.
Questo ha prodotto una particolare docilità delle OO.SS verso Riva, come l'inchiesta Archinà sta facendo venire alla luce, vale a dire un sistema Riva gestito come la vecchia democrazia cristiana.
La responsabilità dei sindacati confederali all’Ilva è altissima, la loro politica e azione ha permesso che si arrivasse a questo punto, in una fabbrica che già ha il primato dei morti sul lavoro: 47 nei 17 anni di gestione Riva. L’Ilva è diventata, per questi sindacati, una fabbrica in cui è quasi normale morire, ammalarsi di tumore, di fatto avallando l’idea di padron Riva degli infortuni come accidenti normali in una fabbrica di quasi 20 mila persone, non succedono gli incidenti anche in un paese di 20 mila abitanti? Tant’è che Emilio Riva, che non si è mai presentato nei processi, molti, a suo carico, si è voluto presentare al processo, su sua querela, contro la rappresentante dello Slai cobas considerata “mandante” di una scritta alla fabbrica “Riva assassino”, perché riteneva “sinceramente” ingiusto che lo si chiamasse “assassino”, lui che, come imprenditore, aveva solo il problema di produrre acciaio e non quello di badare alla città…
A questa azione di vera e propria complicità dei sindacati confederali si sono ribellati negli anni passati tre delegati Fiom, ma due hanno rischiato il licenziamento, rientrato solo con i buoni uffici di Vendola ma messi comunque fuori dalla fabbrica, uno in distacco sindacale per anni e l’altro mobbizzato in una struttura abbandonata dell’Ilva.. Due di questi ex delegati Fiom sono attualmente principali esponenti del Comitato lavoratori cittadini liberi e pensanti, e caricano oggi la denuncia dei sindacati tout curt anche della loro storia personale.
C’è l’azione del governo. Il governo, ai tempi di Berlusconi, ha fatto un Aia assolutamente insufficiente, con tecnici prezzolati da Riva stesso. Ora il governo Monti col decreto ha detto che l'Ilva è strategica e va mantenuta per forza, con la “forza”, fino ad essere militarizzata - come in effetti è avvenuto in vari giorni in cui alla fabbrica sia fuori che dentro vi erano carabinieri, polizia, guardia di finanza, digos a difesa della proprietà di Riva e a controllare gli operai. Questo vuol dire imporre che Riva comunque se la deve cavare e che l'attuale management deve essere reintegrato. L'Ilva è un modello per padroni e governo per imporre i loro diktat. Qui sì che si fa la “nazionalizzazione” della fabbrica, ma nel senso di garantire l'esistenza della fabbrica comunque sia! Mentre non si è affatto sbracciato per mettere soldi per la bonifica del territorio.
Poi vi è storicamente una componente antioperaia, i verdi, una parte degli ambientalisti, che guarda le cose con una lente di ingrandimento, e fa una descrizione di Taranto come di una città che sta morendo, per cui o chiude l'Ilva o non se ne viene a capo. Bagnoli fu chiusa perchè si diceva che era possibile una nuova economia, ma oggi chi va a Bagnoli può vedere cosa è rimasto, uno scheletro di fabbrica che continua ad inquinare, e dove c'era la classe operaia più avanzata, baluardo della lotta democratica e dei lavoratori, poi è diventata la terra di “sandokan”, della camorra.
La creazione di una desertificazione industriale, la cancellazione della fabbrica non produce bonifiche. Ma oggi dire che nocivo è il capitale e non la fabbrica sembra una bestemmia. Il buon senso sembra sparito.
Anche per la magistratura gli operai sono fantasmi, si parla di impianti e non di operai. Vi è un primitivismo giuridico, che fa diventare i problemi irrisolvibili e ha di fatto contribuito ad acutizzare una contraddizione tra cittadini e lavoratori che hanno pagato il costo più alto in termini di salute. Tutto questo ha portato ora ad un vicolo cieco: la magistratura oggettivamente dice che tutta la produzione è criminogena, creando di fatto un conflitto tra l'esistenza stessa di questa fabbrica e il resto.
La magistratura a Taranto negli anni passati ha fatto precedenti inchieste che potevano provocare altrettante azioni dirompenti, per esempio l’inchiesta sui parchi minerali, sull'amianto che aveva abbracciato l'intero ciclo dell'Ilva chiamando in correità tutti i dirigenti dell'Ilva per 30 anni.
Queste inchieste non hanno trovato intensità, chi si è costituito parte civile è rimasto deluso, la magistratura aveva sollevato dei macigni e poi nulla. Anche le istituzioni si erano ritirate dalla costituzione di parte civile fatta da Comune e Provincia in un primo momento.

Ad emergenza reale non corrisponde un'emergenza della messa a norma, e ogni ritardo acutizza le contraddizioni.
Il difficile rapporto tra lotta in fabbrica e in città non ha trovato ancora soluzione.
L'azione della Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sul territorio è di riuscire ad affrontare questo problema, affinchè le realtà operaie e popolari avanzate possano costruire un'altra strada.
L’altro problema è l’unità degli operai tra i vari stabilimenti Ilva. Un sindacato che si chiamasse minimamente tale, nei momenti di contraddizione e contrasto tra gli altri stabilimenti e Taranto, avrebbe organizzato una delegazione di operai di Taranto per andare a parlare direttamente agli operai di Cornigliano, di Novi Ligure, e viceversa, delegazioni da Cornigliano, Novi Ligure per venire a vedere con i loro occhi quello che succedeva e succede all’Ilva di Taranto. Ma non c’è stato nulla di tutto questo e i sindacati confederali sono stati prima a guardare la manifestazione il 30 marzo organizzata da Riva come una marcia militarizzata di soldatini in sua difesa, e poi, in particolare Fim e Uilm, hanno loro organizzato scioperi filo aziendali.
Bisogna dire, però, che tra gli operai dal 30 marzo la situazione è cambiata. Oggi la maggioranza degli operai non è con Riva, è convinta che la fabbrica deve essere messa a norma. Vi è stata la mobilitazione del 27 novembre con l’invasione in massa degli operai della fabbrica costringendo poi il Direttore dello stabilimento a scendere e a parlare di fronte a migliaia di operai

Questo “guerra” di classe in fabbrica non si può affrontare con la logica del Comitato liberi e pensanti in cui anche gli operai dicono ‘noi siamo soprattutto cittadini’; ma se si toglie alla fabbrica la sua avanguardia che dovrebbe trasformare la lotta degli operai, non si sta affermando l'autonomia operaia ma la si sta negando, perchè autonomia vuol dire cambiare lo stato di cose esistenti, in cui, in fabbrica, un elemento importante è la costruzione del sindacato di classe. Ma su questo il Comitato LP dice che i sindacati tout court, non solo i sindacati confederali, sono la “rovina dell’Italia” (ma questo non lo dice anche Berlusconi?), per cui “tutti i gatti sono bigi”. Dire, come fa il Comitato liberi e pensanti: “La morte non guarda al 730”, vuol dire chiamare in campo soprattutto quella parte della città, ceto medio, che considera comunque la città il bene da tutelare contro la fabbrica.
In città comunque l’attenzione resta alta, vi è stata una grande manifestazione di circa 15mila persone il 15 dicembre.

Nello stesso tempo ancora in città è irrisolto il problema della mobilitazione del quartiere Tamburi, dove in ogni famiglia vi è un morto, un vivo e un semivivo che non “vive” senza lavoro e salario. E' evidente che se tutto viene ricondotto ai guai provocati dall'Ilva si riduce la lotta sociale e di classe, non si lotta per il lavoro. Ma noi non possiamo avere un doppio danno: attacco alla salute e mancanza di lavoro.
Si parla di “economia alternativa”, per esempio si parla del fotovoltaico. Ma andate a Lecce, a Foggia e vedrete lì l'opposizione della gente al fotovoltaico, la desertificazione di intere zone, lo schiavismo degli immigrati che ci lavorano.
E’ una favola che a Taranto, quando l’economia era di “cozze e calamari”, si stava bene. Questa è una favola nera. L’allora Italsider a Taranto fu la risposta ad una rivolta di tanti lavoratori che avevano perso il lavoro, della popolazione che stava alla fame, una rivolta che durò giorni, in cui ci furono due morti; e furono il Pci e la Cgil, che chiesero un’industria ad alta occupazione, e questa grande fabbrica poteva essere o automobilistica o siderurgica.
E’ necessaria oggi un’operazione verità che si trasformi in un’operazione di unità.

L'azione che si sta facendo come Rete Nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e territori è quella di un contro messaggio: unità, lotta differente, altrimenti la lotta non ha vincenti ma ha solo perdenti.
Quando diciamo manifestazione nazionale della Rete, che naturalmente affronta tutti i problemi e chiama a raccolta tutti coloro che su questo terreno sono già attivi, pensiamo ad una manifestazione diversa, in un giorno feriale, alla fabbrica per incontrare e confrontarsi con gli operai, ai Tamburi per parlare con gli abitanti, per finire al cimitero, perchè il cimitero dei Tamburi dove ci sono operai, che pur non lavorando in Ilva, pur non vivendo ai Tamburi, lavorano nel punto più vicino ai parchi minerali…”.