Operaio ex Ilva
Slai cobas per il sindacato di classe
C'è stata anche una polarizzazione nel nostro campo tra 'falso movimento" ad egemonia piccolo borghese. una parte del quale ha preferito proprio ieri farsi le proprie feste al chiuso, e l'organizzazione proletaria antagonista classista che su tutti i temi centrali ha posto la necessità della lotta, e di stare tra le masse.
Siamo stati complessivamente una 50ina di persone; presenti oltre a compagne e compagni dello Slai cobas sc Taranto e del Cobas Lavoro privato da Brindisi, delegazioni dalla Basilicata di rappresentanti della lotta dei lavoratori degli appalti Stellantis, e della battaglia ambientalista e su condizione dei migranti, poi antifascisti di Taranto, compagne e compagni impegnati nella mobilitazione per la Palestina, e vari altri che si sono uniti in piazza e hanno partecipato stabilmente a tutta l'iniziativa.
In piazza Immacolata un palco che c'era già ci ha permesso una sua intera "occupazione" spettacolare, con striscioni, cartelli, bandiere, che colpiva l'occhio della gente che si fermava ad ascoltare gli interventi. Dopo le 20 ci siamo recati in piazza Della Vittoria, per coprire tutto il centro di Taranto, dove sono continuati gli interventi, anche qui seguiti dalle persone che passavano e si fermavano, nonostante qui vi era un massiccio spiegamento di uomini, blindati, di forze dell'ordine di ogni tipo, polizia, carabinieri, ecc., che praticamente bloccava la parte di via D'Aquino verso il ponte. Qualche giornalista straniero, venuto per i "Giochi del Mediterraneo" ha fatto capolino alla nostra manifestazione e uno in particolare ha voluto lanciare con i nostri altoparlanti lo slogan "Palestina libera dal fiume al mare".
Nel finale è stata lanciata la preparazione con Brindisi e Basilicata della manifestazione a Bari del 4 settembre, contro la discesa nazionale di Fratelli d'Italia, con presenza della Meloni per "festeggiare" il loro governo "più longevo".
Gli interventi lunghi e argomentati li pubblichiamo via via da oggi e negli altri giorni (ci scusiamo per alcuni interventi, come quello del compagno di Potenza, per cui è saltata la registrazione).
Allo stadio vi è stata la cerimonia da claque - kitsch, da sagra paesana, a cui hanno presenziato molto meno persone di quante annunciate nei giorni precedenti - con un solo momento importante, che appoggiamo: i fischi alla Meloni quando è apparsa e quando è stata salutata dai gestori dei giochi.
VOCI DALLA MANIFESTAZIONE
Slai cobas per il sindacato di classe
Cobas lavoro privato Brindisi
Proletari comunisti Taranto
Lavoravano per oltre 12 ore al giorno senza nemmeno il riposo settimanale. Si spaccavano la schiena sotto il sole rovente delle campagne del Tarantino per stipendi ben al di sotto di mille euro al mese. Alloggiati in appartamenti fatiscenti per cui erano costretti a pagare l'affitto e in cui hanno dovuto comprare un ventilatore per trovare un minimo di sollievo. È quanto emerso dall'ultima inchiesta sul caporalato condotta dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro che ha portato sotto accusa tre fratelli titolari di un'azienda agricola nell'area di Castellaneta: sfruttamento della manodopera è il reato contestato dal pubblico ministero Remo Epifani che ha coordinato l'inchiesta prima del suo trasferimento alla Procura Generale. Per l'accusa i fratelli, Francesco, Sante e Saverio Iacobellis difesi dall'avvocata Elisa Pugliese, avrebbero sottoposto lavoratori stranieri e italiani «a condizioni di sfruttamento approfittando del loro stato di bisogno» costringendoli persino a subire «metodi di sorveglianza degradanti» come si legge nel capo d'imputazione. Non solo. Per il pm Epifani i lavoratori e le lavoratrici sarebbe stati esposti anche «a situazioni di grave pericolo derivanti dalla lunga esposizione al caldo nel periodo estivo e dalla possibile inalazione di prodotti fitosanitari».
Accuse che ora dovrà essere un dibattimento a valutare: comincerà infatti a novembre il processo nei confronti dei tre imputati dopo il rinvio a giudizio disposto su richiesta della Procura.
L'inchiesta del carabinieri del Nil, come detto, ha portato alla luce, secondo l'accusa, non solo le difficili condizioni in un cui donne e uomini erano costretti a operare, ma anche la situazione logistica che hanno dovuto accettare: secondo le testimonianze rese da uno dei braccianti, infatti, l'abitazione era vecchia e composta da due camere, cucina e bagno e condivisa da più dipendenti: l'impianto di riscaldamento non funzionante patendo così il freddo nei mesi invernali mentre per affrontare il caldo gli «ospiti» hanno dovuto acquistare un ventilatore. Soldi che scalavano da uno stipendio che, nonostante le 12 ore di lavoro quotidiane, con appena due riposi in un intero mese, non superava gli 800 euro. Una volta ricevuto lo stipendio, inoltre, alcuni lavoratori erano costretti a prelevare parte del denaro per consegnarlo al datore di lavoro come pagamento dell'affitto.
dal finale dell'articolo
........E l’inaugurazione? La bellissima Cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo? Permetteci di dirlo con nettezza: nulla di più brutto, praticamente mostruoso. E qui non ci riferiamo alla facile ironia verso una proposta artistica che considera Albano Carrisi una delle eccellenze della Regione.
Il problema vero è il parterre di mostri che saranno presenti: Meloni, La Russa, Fontana, Mattarella, gli inetti sindaci dei capoluoghi pugliesi, etc. etc…Nella città dell'acciaio sfila chi rappresenta l’inquinamento e lo sfruttamento. Nella città occupata dalle basi militari sfila chi rappresenta la guerra e il riarmo. Nella città dove ha trovato la morte Bakary Sako, presenzieranno all’inaugurazione coloro che rappresentano il razzismo come pratica istituzionale. Nell’anno 2026 era difficile insozzare peggio di così il battesimo del nuovo Iacovone.
Brutto dentro ma bello fuori
Il 21 pomeriggio però, nel centro città, a piazza Maria Immacolata, alle 18:30 poco prima dell’inizio della cerimonia di apertura, ci sarà anche una contestazione contro tutto questo e non solo. Varie realtà politiche, sociali e sindacali pugliesi hanno deciso di tenere aperto lo spazio del conflitto, della contestazione e del dibattito. Per gli operai dell'ex Ilva, per i morti di inquinamento, per i morti di guerra e di razzismo, per i disoccupati di Taranto e non solo, al fianco del popolo palestinese e contro il genocidio; ma anche per contrastare il modello che vuole le città in macerie ma piene di grandi eventi, al servizio degli speculatori ma addobbate a festa, piene di telecamere ma senza lavoro né servizi.......
calcio e rivoluzione
Questo è lo stadio Erasmo Iacovone di Taranto prima.
Questo è lo stadio Erasmo Iacovone di Taranto adesso.
Cosa è successo tra una foto e l'altra? Nulla di originale: come è già successo in molti altri contesti urbani, anche a Taranto “si è abbattuto” un grande evento, i Giochi del Mediterraneo. Per chi – come tantə – non li avesse mai sentiti nominare, i Giochi del Mediterraneo sono una manifestazione sportiva internazionale sul modello dei Giochi olimpici che riunisce atleti e atlete dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Nel 2026 tocca a Taranto, vincitrice e unica candidata, ospitare la XX edizione. Come ormai da modello consolidato, anche a Taranto questa manifestazione è diventata l’occasione per ammodernare o costruire da zero nuovi impianti sportivi e strutture destinate all’accoglienza degli atleti ed atlete. Evidentemente, per costruire strutture sportive non basta il bisogno quotidiano di sport delle cittadine e dei cittadini ma serve l’eccezionalità di un grande evento. E sarebbe assurdo pensare che questo non incida anche sul tipo di impianti che vengono costruiti, pensati più per le esigenze dell’evento che per quelle della città destinata a ospitarlo. Ma, come al solito, la promessa diffusa a gran voce è che non diventeranno le ennesime cattedrali nel deserto, né scheletri di acciaio e cemento, una volta spenti i riflettori. Abbiamo visto tante volte, però, come queste promesse siano poi state corrose dalla ruggine, dalla speculazione edilizia e dal progressivo disinteresse delle amministrazioni locali nel garantire strutture realmente accessibili ai cittadini e alle cittadine, fino ad arrivare a gestioni regalate a prezzi stracciati ai privati. Vedremo se Taranto sarà diversa. Ma non vediamo perché dovrebbe. Tra tutte le opere c'è quella che più di ogni altra rappresenta - anche a livello simbolico ed emotivo - questa trasformazione urbana: lo stadio Erasmo Iacovone. La casa del Taranto calcio. Ed è a partire da questo che vogliamo condividere alcune riflessioni per sollecitare il dibattito e spingere tanti e tante a dirci la loro su questi temi che accomunano tantissime realtà.
info stampa
Ex Ilva, la siderurgia italiana scende in campo: Federacciai e 14 imprese presentano la manifestazione di interesse. Tra i gruppi coinvolti Arvedi, Acciaierie Venete, Beltrame, Feralpi e Marcegaglia, insieme a quattordici imprese associate, hanno presentato la manifestazione d’interesse per gli stabilimenti. Una mossa che resta circoscritta alla sola area a freddo dell’impianto di Taranto, ma che apre a nuovi possibili scenari. A trainare il carro sono «praticamente quasi tutti», come aveva già detto Gozzi. Arvedi, Duferco, Feralpi, Marcegaglia, Abs. E ancora Acciaierie Bertoli Safau, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Ferriera Valsabbia, Lucchini, O.R.I. Martin e Rubiera Special Steel.
La forma della cordata italiana si fa quindi più nitida all’interno di un mese che resta ancora cruciale per il futuro dell’ex Ilva. A pesare è sempre il ticchettio della «bomba sociale» innescata dalla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, come stabilito dal decreto della Corte d’Appello di Milano, con lo stop che resta fissato il prossimo 26 ottobre. Il rischio di esplodere infatti resta, soprattutto dopo che le imprese dell’indotto si sono dette pronte a procedere con la richiesta di licenziamenti collettivi. Un annuncio, quello della scorsa settimana, che si inserisce in iniziative definite «forti» dalle associazioni, richiamando alla necessità di una soluzione che guardi soprattutto ai lavoratori.
Il conto alla rovescia, dunque, non si ferma, mentre la partita della cosiddetta cordata italiana si continua a giocare sugli impianti che non sono interessati dallo stop previsto per il 26 ottobre. Sull'intero perimetro aziendale, quindi anche sull'area a caldo, resta invece puntato l’occhio di Jindal, che ha recentemente aggiornato la sua proposta.
Ex Ilva, tre nodi per la cordata italiana
Gianmario Leone
Come preannunciato nei giorni scorsi, Federacciai – Federazione Imprese Siderurgiche Italiane ha presentato la manifestazione di interesse per gli stabilimenti ex Ilva.
La manifestazione è stata sottoscritta, oltre che da Federacciai, da 14 imprese associate: ABS Acciaierie Bertoli Safau, Acciaieria Arvedi, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), AFV Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travi e Profilati, Feralpi Siderurgica, Ferriera Valsabbia, Lucchini RS Holding, Marcegaglia Carbon Steel, O.R.I. Martin e Rubiera Special Steel.
La discesa in campo delle grandi realtà siderurgiche italiane è stata accolta con favore dal Governo e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che in più occasioni aveva sollecitato un intervento dell’industria nazionale. La presenza di un secondo competitor industriale rispetto a Jindal potrebbe consentire di ottenere condizioni migliori per un asset che, dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano di fermare l’area a caldo, sembrava destinato alla chiusura.
Il primo tema è e resta quello occupazionale. Jindal, che ha presentato un’offerta simbolica da un euro per rilevare sia l’area a caldo sia quella a freddo, ha fatto sapere di essere disponibile ad aumentare il numero dei dipendenti da mantenere: dai 3.000-3.500 inizialmente indicati fino a 4.500 sui circa 10mila complessivi della vecchia Ilva.
Il raggruppamento degli operatori italiani sarebbe invece orientato a mantenere non più di 3.500 addetti, ritenuti sufficienti per le attività dell’area a freddo, che rappresenta il perimetro di interesse della cordata.
La perimetrazione
Dal momento dell’annuncio della cordata, le grandi realtà siderurgiche italiane hanno spiegato il proprio ingresso nella partita proprio alla luce del nuovo scenario determinato dalla decisione della Corte d’Appello di Milano. Il perimetro dell’asset da acquistare, nella loro prospettiva, è cambiato e dovrebbe comprendere soltanto i siti dedicati alle attività a valle: a Taranto come a Genova, Novi Ligure e Racconigi, gli impianti per la laminazione, il taglio dei nastri e la zincatura.
La decisione della Corte d’Appello di Milano ha infatti rimodulato lo scenario, escludendo dal perimetro dell’operazione l’area a caldo. È da questa nuova configurazione che è maturata anche la scelta degli operatori italiani di presentare una manifestazione di interesse. Da qui la richiesta ai commissari di predisporre un nuovo bando di gara, con una perimetrazione coerente con il nuovo assetto. Un’ipotesi che non convince il Governo, preoccupato soprattutto dal rischio di un ulteriore allungamento dei tempi per il salvataggio dell’ex Ilva, che dispone di risorse fino all’autunno.
Per i componenti della cordata, tuttavia, una nuova gara sarebbe necessaria per evitare possibili ricorsi e richieste di risarcimento da parte degli operatori che hanno già partecipato alla procedura e presentato un’offerta nell’attuale manifestazione di interesse.
Ma c’è anche un’incognita legata alla partita giudiziaria. Un eventuale pronunciamento della Corte di Cassazione favorevole al ricorso presentato dai commissari potrebbe infatti rimettere in discussione lo scenario sul quale si sta costruendo la nuova operazione industriale. Se l’area a caldo tornasse a essere nuovamente parte del perimetro, occorrerebbe capire che cosa accadrebbe alla proposta della cordata italiana e all’intera procedura di cessione.
Quanto vale l’area a freddo?
Altro punto di distanza riguarda il valore degli impianti. A differenza di quanto previsto per gli altiforni, i commissari puntano a monetizzare la cessione dell’area a freddo. Gli asset sarebbero stati valutati tra i 600 e gli 800 milioni di euro. Una valutazione che non sarebbe condivisa né dagli operatori siderurgici italiani né da Jindal.
Entrambi sarebbero disponibili a presentare per questi asset soltanto un’offerta simbolica, pari a un euro. Alla base della posizione degli acquirenti ci sarebbe la necessità di sostenere investimenti molto rilevanti sugli impianti.
La cordata italiana avrebbe stimato circa 300 milioni di euro soltanto per introdurre le migliori tecniche disponibili (BAT), sul fronte ambientale e per rimettere in efficienza i treni di laminazione di Taranto.
Il nodo dello scudo legale
Resta infine la questione dello scudo legale.
Come gli altri soggetti che si sono affacciati alla gara per l’ex Ilva, anche gli operatori italiani avrebbero evidenziato la necessità di non rispondere, sul piano penale o ambientale, del cosiddetto “pregresso”: le azioni e le responsabilità riconducibili alle precedenti proprietà e amministrazioni del gruppo siderurgico.
Su questo punto, però, la politica mantiene una posizione particolarmente cauta, soprattutto dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano che ha disposto lo spegnimento dell’area a caldo per la presenza di amianto e per i livelli emissivi, imponendo prescrizioni ambientali particolarmente stringenti.
L’altra partita: l’indotto
Mentre si discute del futuro industriale dell’ex Ilva, a Taranto cresce però la preoccupazione per le conseguenze immediate dello stop dell’area a caldo sulle imprese che lavorano per il ciclo integrale.
Sono circa venti le aziende dell’indotto che operano direttamente con l’area a caldo, per un totale di circa 2mila addetti impegnati in lavorazioni e servizi collegati al ciclo integrale. Di queste, una decina sarebbe già in condizioni particolarmente critiche.
Confindustria Taranto, Confapi Taranto e AIGI stanno monitorando costantemente le ripercussioni della decisione della Corte d’Appello di Milano, anche alla luce dei contratti in essere e dei crediti vantati dalle imprese nei confronti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.
Proprio la sorte di questi contratti rappresenta uno dei nodi più delicati. La decisione dei commissari di procedere con una manifestazione di interesse potrebbe essere legata anche alla necessità di dare un segnale di continuità alle aziende fornitrici che lavorano per l’area a caldo. Con l’uscita definitiva dell’area a caldo dal perimetro dello stabilimento, infatti, una parte dei contratti rischierebbe di venire meno, aprendo la strada a contenziosi con le amministrazioni straordinarie.
Il 30 luglio, intanto, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha pagato le fatture dell’indotto emesse a gennaio e febbraio e scadute a maggio. Resta invece da capire che cosa accadrà alle altre fatture in scadenza.
Le imprese guardano alla liquidità della quarta e ultima tranche da 41 milioni di euro del prestito ponte da 390 milioni autorizzato dall’Unione europea per l’ex Ilva. Il Governo ha già provveduto alle prime tre tranche, rispettivamente da 149, 100 e altri 100 milioni di euro.
È questa la speranza delle aziende dell’indotto, che sottolineano come all’area a caldo sia collegato tra il 60 e il 70% dei contratti di Acciaierie d’Italia. Contratti che, con la fermata dell’area a caldo prevista a partire dalla fine di ottobre, rischiano di venire meno.
Ed è proprio qui che si concentra una delle maggiori preoccupazioni per Taranto. Da una parte c’è la costruzione di un nuovo assetto industriale, con la cordata italiana che guarda all’area a freddo e Jindal che resta interessata all’intero perimetro; dall’altra ci sono imprese che devono continuare a lavorare e a essere pagate nel presente. La partita giudiziaria, quella industriale e quella finanziaria dell’indotto procedono quindi contemporaneamente e finiscono per intrecciarsi.
È in questo passaggio – l’uscita dell’area a caldo dal tavolo della cessione, la nascita della cordata italiana, il ricorso in Cassazione dei commissari, la possibile richiesta di sospensiva da avanzare alla Corte di Appello di Milano e le crescenti tensioni finanziarie dell’indotto – che si concentrano il paradosso e tutta la criticità della crisi dell’ex Ilva.
Riportiamo di seguito due report sintesi dell'assemblea del Coordinamento Freedom Flotilla (della responsabile per Taranto e provincia e di uno dei partecipanti) tenutasi il 17/8 perchè in essa si è parlato della proposta di manifestazione in piazza del 21 agosto in occasione dell'apertura dei giochi del mediterraneo; con alcune nostre precisazioni e invito a tutte e tutti ad esserci.
Prima di tutto, questa manifestazione è stata proposta dal Cobas Lavoro privato di Brindisi (anzi, è stato il primo a dire giustamente che era necessario il 21 essere in piazza) e dallo Slai cobas Taranto; quindi è inesatto parlare solo dello Slai cobas.
Secondo, nel contesto dei tempi disponibili non si poteva aspettare il 17. In ogni caso avevamo per tempo informato la rappresentante del Coordinamento FF, Mariangela, che per la preparazione che richiede questa mobilitazione (autorizzazioni Digos con varie volte convocati in questura per lunga trattativa, avvisi, preparazione di locandine, materiali per pubblicizzarla, organizzazione pratica dell'iniziativa, ecc. ecc.) non potevamo essere presenti all'assemblea del 17 - come peraltro avevano detto in tanti, per varie ragioni anche personali; avevamo anche suggerito che i punti sul bilancio dell'attività del Coordinamento si tenessero dopo le mobilitazioni del 21 a Taranto e del 4 settembre a Bari (in cui Meloni e tutta FdI a livello nazionale verranno a "celebrare" il loro governo più longevo).
Terzo, dati i tempi stretti (non decisi certo da noi o da Brindisi - ma dall'apparato istituzionale dei giochi del mediterraneo, che ha annunciato il 21, e i nomi di chi doveva venire (Meloni, La Russa, Mattarella) agli inizi di agosto - abbiamo fatto appena possibile una riunione telematica aperta, pubblica, informando tutti e tutte sia coordinamento FF, organizzazioni, che singoli, mandando a tutti il link, ma questo è stato ignorato, nè ci sono state proposte alternative praticabili in urgenza.
Ugualmente, dal giorno del corteo musicale a Taranto vecchia abbiamo cominciato a parlare con la rappresentante del Coordinamento e Casa del popolo della necessità di mobilitarci sia a Taranto che a Bari il 4/9; dopo di che si può dire che quasi ogni giorno abbiamo informato il coordinamento e i suoi partecipanti, passo passo del 21, dei problemi, dei suoi contenuti - non decisi dallo slai cobas o dal cobas Lavoro privato ma dalla realtà grave sul terreno occupazionale e ambientale di Taranto (in primis ex Ilva); abbiamo anche cercato con alcune organizzazioni di parlare direttamente (es. casa del popolo). Ma vi è stato un netto silenzio, ne per dire SI, ne per dire NO, ne per dire altro per il 21.
Ora, invece, ci troviamo ad essere anche accusati di non aver voluto organizzarlo insieme.
Nello stesso tempo dai report del 17 non è chiaro il perchè politico di non voler il 21 fare una mobilitazione che porti l'altra Taranto, la voce dei gravi problemi di Taranto in piazza (se non, che scendere in piazza nei numeri che siamo sarebbe stato usato dalla Meloni pro domo sua... - come ci ha detto Mariangela - Ma veramente? Allora sempre dovremmo stare fermi e zitti o al massimo farci le iniziative al chiuso). Ci si trincera dietro le "modalità di preparazione" - cosa non vera, come prima detto - ma nella sostanza si lascia in pace il manovratore, non si dà voce alla Taranto dei lavoratori, della popolazione. E alcuni come Fgc ed Urupia scelgono proprio il 21 per fare loro feste. Questo è sbagliato, è ciò che voleva la questura, il Comune, la Prefettura. I tempi in generale, come in questo caso, non li scegliamo noi, per poter preparare "denunce profonde". Ma oggi quello che è veramente importante è scendere in piazza, schierarsi non a parole, ma mettendoci la faccia.
Solo ieri alle 14 con il comitato predisposto dall'organizzazione dei giochi: prefettura, questura. comune, ecc che naturalmente non ci voleva dare quasi nulla (al massimo un solo presidio statico ma non al centro), abbiamo - dopo 2 incontri e telefonate - ottenuto non solo piazza Immacolata, ma anche piazza Della Vittoria per coprire il centro di Taranto. E' stata una parziale vittoria, faticata, per dare voce e rappresentanza a tutti coloro che non si possono riconoscere nel potere.
Ora tutti e tutte hanno la responsabilità se portare voce e contributo o stare al gioco truccato dei giochi e dei signori che qui verranno - Noi ci siamo sempre o quasi sempre alle iniziative - vedi anche il corteo musicale di città vecchia - basandoci sull'interesse generale della lotta.
Come si fa a non scendere in piazza il 21?
Per lo Slai cobas Taranto - Margherita Calderazzi
I DUE REPORT sull'argomento
Del Coordinamento:
1) Criticata l'assenza dei promotori dell'iniziativa (impegnati nella costruzione della stessa), le modalità e le tempistiche con le quali si è costruito questo momento di protesta.
Dai presenti ma anche dagli assenti (impegnati tra ferie e altro fuori dal tarantino) che avevano già espresso la loro opinione, è emersa la necessità e la volontà di costruire collettivamente un percorso che porti ad essere presenti anche nelle manifestazioni di piazza, in modo completo e condiviso.
Il coordinamento non parteciperà alla manifestazione del 21, come Coordinamento Freedom Flotilla Italia Taranto e provincia; questa decisione non limiterà né inficerà in alcun modo chi deciderà liberamente di esserci, come singola unità o con la propria realtà di appartenenza originaria.
2) Nella riunione di ieri sera del Coordinamento Freedom Flotilla, erano presenti realtà cittadine e persone provenienti dai paesi vicini, facenti parte di organizzazioni o semplici attivist*.
Si è discusso di vari punti il primo è stata la manifestazione del 21 Agosto ore 18,30 in piazza Immacolata.
È stato deciso dai presenti, che, pur riconoscendo la validità di una mobilitazione durante i giochi del Mediterraneo a Taranto, per le modalità messe in atto nella costruzione di questa manifestazione il Coordinamento non aderisce con la propria sigla all'evento.
Lo Slai Cobas non era presente con nessuno rappresentante in quanto impegnato in altro. Dunque non si sono.potute fare domande a chi, negli ultimi giorni ha organizzato questo momento di protesta.
Durante l'assemblea, è stata , più volte ribadita la necessità di manifestazioni politiche che siano frutto di un percorso che mette insieme i diversi pezzi di un mondo che cerca di resistere alla barbarie e disgregazione in atto , attraverso processi di discussione e consapevolezza degli obiettivi da raggiungere. Non servono auto convocazioni senza processi di costruzione collettiva.
Un evento pubblico deve essere l'ultimo atto di un processo in cui si mettono in campo le differenti soluzioni pensate, le priorità vissute, le criticità nel fare politica in un territorio martoriato. Se non si applica questo faticoso metodo di confronto, si rischia di essere una piccola testimonianza critica, buona solo a sottolineare l'incapacità di una risposta forte e plurale.
I giochi NEL Mediterraneo sono giochi di morte e questo va denunciato attraverso una denuncia profonda che coinvolga tutte le realtà che vivono e soffrono in questo territorio.
Invita ogni persona a dare il proprio contributo personale, se sentito, ma non approva manifestazioni non costruite dal basso, in quanto semplici testimonianze e non frutto di processi di consapevolezza collettiva.
Taranto, incendio in carcere: “Sfiorata la rivolta”
Da Corriere di Taranto
È stata una notte di paura nella Casa circondariale di Taranto, dove un rogo nella sezione 2C del padiglione “Mar Grande” ha costretto gli agenti della Polizia penitenziaria a evacuare l’intera area. A denunciare l’accaduto è l’AL.Si.P.Pe, che parla di una “tragedia sfiorata” e torna a puntare il dito contro sovraffollamento, carenze di organico e condizioni strutturali dell’istituto.
Le fiamme hanno prodotto un denso fumo, rendendo rapidamente irrespirabile l’aria. Durante le operazioni di messa in sicurezza, tre blindi non si sarebbero aperti a causa del blocco delle serrature. Gli agenti sarebbero quindi stati costretti a tagliare gli sbarramenti metallici per consentire l’evacuazione dei detenuti.
Nel carcere di Taranto vi è la presenza di circa 850 detenuti a fronte di una capienza attuale indicata tra 350 e 400 posti.
Tra le misure indicate dall’AL.Si.P.Pe ci sono lo sfollamento della struttura per riportare l’affollamento entro i limiti, il potenziamento dell’organico della Polizia penitenziaria e un piano straordinario di manutenzione, con controlli immediati su sistemi di apertura, chiusura e impianti antincendio.
quirinale.it Mattarella incontra il Sig. Isaac Herzog Presidente dello Stato di Israele |
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| le lavoratrici alle pulizie dello stadio con la rappresentante dello Slai cobas |
Non facciamoci ingannare: i giochi passano... i grossi problemi per gli operai, lavoratori precari, senza lavoro, per i giovani, le donne, abitanti dei quartieri inquinati, per i malati, i disoccupati, i servizi che mancheranno ancora, ecc., restano eccome - Non sarà una imbellettata della città a nasconderli. Sia chiaro!
Per questo è un dovere, un obbligo, ma anche uno scatto di dignità, di piacere andare il piazza il 21 per gridare forte e chiaro: Ma quale conciliazione!? Senza giustizia nessuna pace a Taranto come nel Mediterraneo in Palestina, come nel mondo. E sarà tempo che 'giochiamo anche noi ' per mostrare che non siamo servi sudditi, succubi spettatori o benaltristi. - Ore 18.30 del 21 agosto piazza immacolata
"Nemmeno a Ferragosto Taranto ha trovato tregua. Le redazioni sono state inondate da comunicati, analisi e controanalisi sull’ex Ilva: chi invoca la chiusura, chi difende la continuità produttiva, chi parla di rilancio e chi teme l’ennesima illusione. Due giorni di voci sovrapposte, senza un vero segnale di distensione. Si discute di amianto, polveri sottili, monitoraggi, limiti emissivi. Da una parte c’è chi denuncia rischi basandosi su scenari massimi; dall’altra chi chiede di giudicare lo stabilimento per ciò che produce davvero...
In mezzo a questo rumore, è arrivata una
voce diversa. Durante l’Angelus, Papa Leone ha definito i Giochi del
Mediterraneo una “profezia di pace”... Non un
semplice augurio, ma una direzione: lo sport come ponte, la competizione
come fraternità, la città dei due mari come simbolo di riconciliazione... proprio per questo, dovremmo fermarci un attimo.
Prima
di surriscaldare un autunno che sarà già caldo di suo, prima di
trasformare ogni tema in un fronte, proviamo a guardare ciò che la città
sta mostrando: il bello, l’impegno, la capacità di rialzarsi. Gioiamo
per ciò che Taranto è riuscita a costruire e per ciò che mostrerà nei
prossimi mesi...
Taranto solidale con il popolo palestinese si rivolge alla comunità nazionale e internazionale
fermare il genocidio, l'annessione, la deportazione l'assedio che toglie l'acqua e luce
non abbiamo bisogno di riunioni, dobbiamo scendere in piazza qui e ora
Slai cobas Taranto
#iostoconlapalestina Taranto
21 agosto ore 18.30 piazza immacolata
redazione.taranto@buonasera24.it
TARANTO - Ferragosto rovente a Taranto, e non soltanto per le temperature. La vertenza ex Ilva entra in una fase sempre più delicata, tra le ipotesi che riguardano il futuro dello stabilimento siderurgico e una mobilitazione sindacale che non concede tregua neppure nei giorni festivi.
Sul fronte industriale, secondo quanto pubblicato da Affari Italiani in un articolo a firma di Salvatore Isola, starebbe diventando sempre più concreta l’ipotesi di una cordata italiana per l’ex Ilva. Una soluzione che, secondo la ricostruzione, sarebbe considerata favorevolmente dal Governo, mentre l’offerta avanzata dagli indiani di Jindal non avrebbe convinto pienamente l’esecutivo, circostanza che avrebbe consentito di mantenere aperta la gara.
Maggiore apertura sarebbe invece riservata al raggruppamento costruito attorno a Federacciai e che comprenderebbe, tra gli altri, Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame e Lucchini. La proposta, però, lascerebbe fuori l’area a caldo.
«Le condizioni abilitanti sono multiple, nel senso che riguardano la perimetrazione e gli altri aspetti», ha spiegato il presidente di Federacciai Gozzi, precisando: «Noi ci occuperemmo di tutti gli impianti esclusi quelli fermati dal decreto della Corte d’Appello di Milano».
Parallelamente, la pressione sindacale resta elevatissima. Lmo lavoratori metalmeccanici punta ad allargare la vertenza oltre il solo destino degli impianti e dell’occupazione, trasformandola in una discussione complessiva sul futuro industriale, ambientale, sanitario e sociale di Taranto.
Per questo è stata convocata un’assemblea pubblica per il 20 agosto al Parco delle Mura Greche Massimo Battista. Il ritrovo è previsto alle 19, mentre l’inizio dell’incontro è fissato alle 19.30.
L’appello è rivolto a lavoratori, associazioni, comitati, realtà sociali e cittadini, con l’obiettivo di elaborare una posizione comune e arrivare alla costruzione di una proposta da sottoporre successivamente al Governo e alle istituzioni competenti.
Secondo Lmo, la continuità produttiva non può più rappresentare l’unico parametro attraverso il quale affrontare la vicenda dell’ex Ilva. Il sindacato chiede che insieme alla questione occupazionale vengano considerate anche le ricadute ambientali, sanitarie, sociali e giudiziarie che interessano Taranto.
La vertenza, nella posizione espressa dal movimento, riguarda quindi non soltanto il futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori, ma un’intera città che per decenni avrebbe sostenuto conseguenze pesanti sul piano della salute, dell’ambiente e delle possibilità di costruire un’economia meno legata alla grande industria.
«Non possiamo più accettare che salute, ambiente e lavoro vengano messi gli uni contro gli altri», sostiene Lmo, che propone un percorso capace di tenere insieme diritto al lavoro, tutela sanitaria e giustizia ambientale.
L’appuntamento del 20 agosto viene presentato dunque come l’avvio di un percorso collettivo destinato a produrre una piattaforma più ampia sul futuro di Taranto.
Il giorno successivo sarà invece Slai Cobas Taranto a promuovere una mobilitazione nel capoluogo ionico, scegliendo una data particolarmente significativa: il 21 agosto, giornata dell’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo.
Al centro della protesta ci sarà ancora una volta la situazione occupazionale dell’ex Ilva e delle aziende dell’indotto, con il richiamo al provvedimento della Corte d’Appello di Milano che dispone entro il 28 ottobre la chiusura dell’area a caldo.
La manifestazione del 21 agosto, spiegano le organizzazioni, sarà l’occasione per «continuare a chiedere per Taranto tutela del lavoro, salario, sicurezza e salute in fabbrica e sul territorio», con particolare attenzione ai lavoratori dello stabilimento e dell’appalto.
Slai Cobas e Cobas chiedono inoltre investimenti alternativi e un modello di sviluppo differente per il territorio, collegando la vertenza tarantina anche alle trasformazioni industriali in atto a Brindisi, dove viene richiamata la progressiva chiusura dei cicli energetico e chimico.
In pochi giorni, dunque, Taranto si prepara a vivere un Ferragosto segnato non soltanto dal caldo estivo, ma anche da una temperatura sociale e industriale destinata a salire ulteriormente, mentre restano aperti contemporaneamente il dossier sul futuro dell’ex Ilva, quello occupazionale e il confronto sul modello di sviluppo della città.