martedì 13 ottobre 2026

da Cronache tarantine - x Ilva, Slai Cobas: «Sciopero a oltranza e blocco degli impianti, la mobilitazione continui fino a risultati concreti»


Foto di repertorio

La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti gli impianti dell'ex Ilva "non rappresenta un atto dovuto", ma una scelta che punta alla chiusura dello stabilimento, alla cassa integrazione di massa e ai licenziamenti nell'appalto.

È la posizione espressa dallo Slai Cobas per il Sindacato di Classe, che chiede la prosecuzione della mobilitazione e rilancia la richiesta di una trattativa sul futuro del siderurgico direttamente a Taranto.
«La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti gli impianti dell'ex Ilva, indipendentemente dalla sentenza della Cassazione e da qualsiasi misura finalizzata a salvaguardare lavoro, salario, salute e sicurezza, non rappresenta un atto dovuto. Al contrario, si tratta di un'inaccettabile scelta che punta alla chiusura degli stabilimenti, alla cassa integrazione di massa e ai licenziamenti nell'appalto».
Secondo il sindacato, il provvedimento «vanifica gli incontri tenuti a Roma e sul territorio, creando un fatto compiuto che lascia migliaia di lavoratori senza soluzioni e senza una prospettiva concreta per il futuro».
«Come Slai Cobas abbiamo sostenuto tra i lavoratori che questa situazione doveva essere impedita attraverso un'azione diretta all'interno della fabbrica, con il coinvolgimento di tutte le organizzazioni sindacali. Questo non è avvenuto ed è stato un errore».
Il sindacato chiama in causa anche il Governo: «Oggi è necessario chiedersi: quale gioco sta facendo il Governo? Per conto di quali interessi e quale soluzione reale si sta lavorando per Taranto?».
Da qui l'appello a rafforzare la mobilitazione. «Di fronte a questa situazione la risposta dei lavoratori deve continuare a essere forte, unitaria e prolungata nel tempo, utilizzando tutte le forme di lotta necessarie, compresa l'occupazione della fabbrica».


Lo Slai Cobas indica quindi una piattaforma rivendicativa che comprende l'uscita dei commissari, il no al fermo degli impianti fino a soluzioni concrete per lavoro, salari, salute e sicurezza, un piano straordinario di ambientalizzazione e bonifiche con l'impiego dei lavoratori diretti e dell'indotto e la nazionalizzazione immediata dell'azienda.
Tra le altre richieste figurano nessun esubero, integrazione salariale per lavoratori diretti e dell'appalto, superamento del contratto Multiservizi nelle ditte dell'indotto con applicazione del contratto dei metalmeccanici, una legge speciale su amianto e lavori usuranti, una postazione ispettiva permanente in fabbrica e nell'area industriale e lo svolgimento della trattativa sul futuro di Taranto direttamente in città.
«Costruire un vero sciopero generale che unisca operai, studenti e masse popolari. Proseguire la mobilitazione fino al raggiungimento di risultati effettivi. Lavorare meno, lavorare tutti: riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario».

notizie stampa ex ilva - la lotta continui fino a risultati concreti

 norma 'salva impianti'?

ROMA – Nel decreto legge sull’ex Ilva che stasera approverà il Consiglio dei ministri, ci sarà anche una norma “salva impianti” sino alla pronuncia della Corte di Cassazione nell’udienza del 20 ottobre. Lo apprende Agi. La norma fu anticipata nel vertice dell’8 ottobre a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ai sindacati disse: “Uno dei punti che stiamo approfondendo non è tanto quello di sterilizzare del tutto il decreto della Corte d’Appello con una nuova norma, il che sarebbe giuridicamente impossibile, quanto evitare il rischio che la piena e totale esecuzione dell’ordine di spegnimento degli altiforni, renda vana un’eventuale decisione della Cassazione che dovesse consentire ai forni di restare in attività. Stiamo quindi verificando se ci sono i margini per non arrivare allo spegnimento completo affinché non si determini un pregiudizio completo agli impianti. Non si tratta di una norma di disapplicazione del decreto della Corte d’Appello – chiarì ancora Mantovano – ma di una norma che consenta, qualora ci siano i margini dal punto di vista giuridico ed economico, di mantenere in riscaldo gli impianti fino a quando non c’è chiarezza sulla decisione della Corte di Cassazione”.

L’approfondimento è stato fatto – da quello che si apprende – e la norma inserita ora nel nuovo dl. Senza alcuna produzione, gli impianti dell’area a caldo verrebbero tenuti in preriscaldo, una specie di minimo tecnico, sino al deposito del verdetto della Cassazione, chiamata a esprimersi sui ricorsi straordinari contro il decreto di fermata della Corte d’Appello di Milano presentati da Ilva e da Acciaierie d’Italia. La norma specifica eviterebbe quindi che una eventuale pronuncia favorevole all’annullamento del decreto dei giudici di Milano da parte della Cassazione, possa magari pregiudicare gli impianti nel caso dovesse giungere dopo il 25 ottobre, che è la data entro cui l’area a caldo di Taranto deve fermarsi in base all’ordine della Magistratura. Il decreto legge, infine, conterrà anche altre misure per l’ex Ilva, tra cui la cassa integrazione per i diretti di AdI e i lavoratori terzi.

 navi di bramme in arrivo - 60.000 tonnellate per novembre- dicembre?

Sessantamila tonnellate di bramme in arrivo a Taranto per alimentare le lavorazioni dell’ex Ilva, mentre i lavoratori chiedono garanzie sulla produzione e il futuro dell’area a caldo resta affidato alla Cassazione. Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria e direttrice operativa di Eusider, annuncia il contributo del gruppo nella giornata del 12 ottobre, segnata dallo sciopero nazionale e dai blocchi stradali.

“Sono in arrivo, da noi, circa 60mila tonnellate di bramme”, spiega. La prima nave è prevista a novembre, la seconda a dicembre. Le bramme, semilavorati d’acciaio, saranno trasformate negli impianti di Taranto in coils, cioè rotoli di lamiera. “Questo è il nostro contributo concreto. Per il resto, bisogna attendere”. Per Anghileri, prima dell’udienza del 20 ottobre “non è chiaro il perimetro della gara e dunque ogni osservazione è prematura”.



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Ex Ilva, Eusider annuncia 60mila tonnellate di bramme. Dopo lo sciopero resta il presidio
https://www.tarantotoday.it/attualita/ex-ilva-eusider-60mila-tonnellate-bramme-taranto-sciopero-presidio-13-10-2026.html
© TarantoToday

Oggi ai blocchi degli operai ex Ilva - Una prima informazione


Da un operaio di Ilva AS dello Slai cobas presente ai blocchi:

Stamattina verso le 8,30 la presenza degli operai diretti e appalto sembrava anche più grossa di ieri. Sono sempre presidiatiùe la via Appia, e la 106 - Oggi a differenza di ieri il varco in cui transitano i camion per l'Eni è chiuso. 

Lo spirito che si percepisce è in generale ottimista, nonostante una parte dei lavoratori ha passato la notte ai blocchi. Stamattina si deciderà fino a quando continuarli.

Da poco (verso le 14) è arrivato un comunicato di Fim, Fiom, Uilm nazionale che estende lo sciopero di altre 48 ore, anche Usb aderisce. Quindi è sciopero ad oltranza fino a che non arrivano novità da Roma. Ora, rispetto a stamattina c'è meno gente. 

Il varco dell'Eni resta chiuso e i camion sono fermi; questo sta portando ad una carenza di rifornimento alle stazioni di servizio.

Tra gli operai gira voce che, per questo motivo, domani potrebbero arrivare agenti antisommossa per sgomberare i blocchi.  

Da Slai cobas 

"Grande il disordine sotto il cielo - ma la situazione è eccellente. Che cento fiori sbocciano" - ma molti sbocciano con appassite visioni e proposte ingenue o strampalate da parte di sindacalisti.

Lo Slai cobas si muove con due piani e due logiche che a volta sono parallele; ma, come si sa, le parallele non si incontrano mai. Tifiamo rivolta ma su una linea di classe chiara unitaria e di massa e non su corporativismi.
Aspettiamo al varco dei fatti illusioni e sciocchezze seminate che vengono e verranno sempre più al pettine, sperando che da questo si avvantaggi l’autonomia di classe e soprattutto l’organizzazione di classe.

Un commento sul presidio del 10 ottobre io sto con la Palestina

 Di Raffaella Formenti


Vorrei dire qualcosa in base a quello che è successo sabato 10 in Piazza Immacolata in occasione della mobilitazione nazionale per la Palestina, per la libertà dei prigionieri palestinesi, sia in Italia che nelle carcerilager in Palestina, e per essere a fianco sempre al popolo palestinese, libanese, della Cisgiordania, a Gaza e alla loro legittima Resistenza.

​Sabato in tutti Italia, appunto, si sono svolte miriadi di manifestazioni, cortei molto combattivi, come lo sono stati striscioni e parole d'ordine e presenze notevoli che, appunto, hanno  ribadito che la Palestina resiste e resisterà come è da cent'anni e passa  che lo sta facendo.

​E quindi tutto quello che comporta   e che dovrebbe comportare la nostra scesa in piazza per le strade, davanti ai centri di potere e di combriccole di "affari" sporchi e conniventi con israele, complici del genocidio e iniziative che realmente possano incidere su quello che sta succedendo ad  opera non di Netanyahu soltanto, ma di tutto l' apparato israeliano che continua a fare i comodi suoi grazie all'appoggio, al sostegno, al finanziamento sia economico che i militare diciamo così, chiamiamolo finanziamento "totale" perché è un finanziamento d'armi, di bombe, di  petrolio, carburante per caricare, rifornire gli aerei che seminano morte e distruzione insomma. Insomma, tutto l'appoggio che sta dando l'Occidente, (l'Italia serva da sempre dell'America e della sua politica guerrafondaia, contenta e compiacente) e grazie al quale,  israele sta continuando in maniera altezzosa, in maniera spregiudicata con impunita' e protezione assoluti, con Netanyahu che sguazza e svolazza nei nostri cieli, con strette alle sue  mani insanguinate e a quelle di Herzog a cominciare dal Mattarella, quello del "collaudato e fedele vincolo d'amicizia con la"democratica" israele con cui ne condividiamo i valori e il suo diritto alla difesa.." il mattarella  presidente di questa Repubblica borghese. Altro concentrato di affari e combriccole di oscura memoria stragista e tanta altra roba zozza...

​Ed  a tutto questo dovrebbero servire le giornate di mobilitazione, di controinformazione di lotta e di  "prese di posizione" che inevitabilmente e doverosamente devono essere di "scontro" . Le passeggiate domenicali o del sabato sera a chi realmente vive dentro di sé  la Palestina  come lotta e "Sumud" ,che insegna e dovrebbe insegnare tanto, non ci interessano.

​E quindi, tornando  al 10 di ottobre aTaranto....è stato indetto questo presidio di cui sopra in Piazza Immacolata dalla Flotilla Taranto e dalla sua responsabile, appunto.

Pioveva. (Si dovrebbe dire "governo" e stato ladro... o no??),  ma non certo un nubifragio, non certo un'ecatombe, non certo un diluvio universale, non certo un'invasione di cavallette...., una pioggia che alle 18, orario in cui praticamente era previsto il concentramento del presidio, era scomparsa. C'erano due goccioline. È importante il fatto della pioggia, e che io mi dilunghi anche sugli aspetti dei "sui livelli", cioè non e' che sto facendo la metereologa...o ne sto disquisendo, insomma. Sto prendendo atto, ho preso atto quella sera stessa, in tempo reale di questa realtà metereologica.

Comunque, in Piazza Immacolata  chi voleva esserci c'è stato. 

​Punto. Ma non punto e basta.... 

Perche'  chi, la stessa persona che aveva indetto il presidio a nome della Flotilla Taranto, però  si è data la titante. Diciamo che la stessa che l'aveva indetta l"ha boicottato. E indotto a boicottarlo.

​La motivazione? era appunto quella della pioggia. Quindi la "disfatta"....e la disdetta del presidio.  La motivazione addotta : praticamente  per "l'incolumità" di chi volesse appunto presenziare e partecipare al presidio.

​Mi viene da ridere. 

Mi viene da ridere perché in tutta questa storia molto squallida compare all'orizzonte non la pioggia, compare all'orizzonte la Palestina.

Ma la vedete la Palestina anime belle?????

​La Palestina,  la bussola che dovremmo avere sempre nel cuore, la Terra che dovremmo avere fra le mani , nei nostri pensieri e nella lotta. 

Siamo o non "siamo tutti palestinesi" . 

Belli gli "slogan".... vero? Dopotutto non costano niente.....

​La Palestina.

La Palestina ancora una volta ci insegna, ci "dimostra"  e ci guida. È lo spartiacque, compagni. La Palestina lo è sempre stato.

​Ma non il parlare sulla Palestina, il parlarci addosso, il parlarsi addosso, ma essere Palestina, vivere Palestina.

​E della  contrapposizione sempre più marcata e delineata nella "società del movimento", nell' "area del movimento"  ne abbiamo tanti esempi.

​Il campo si restringe, nei fatti e nelle "azioni" 

tante le  contraddizioni, che vengono a galla e si scatenano e nelle quali i pompieri della (virgolette) "sinistra" bianca, occidentale, perdono man mano il ruolo che vorrebbero portare come "scettro," l'"autoreferenzialita" di cui si eleggono e, nei fatti, gettano la maschera e, sempre coi fatti e  nei fatti, dimostrano  una netta scelta di campo con le loro azioni.

​A parole è tutto facile. Oramai la loro funzione, però, dovrebbe essere chiara. Si danno da soli la zappa sui piedi.

​Ed eccoci qua. Per "l'antagonismo",  non mi piace questa parola, mi piace dire "per i nemici di classe", che dovremmo essere noi,

​sono tempi molto difficili a causa  dei rapporti di forza che , ahimè, sono quelli che sono   e ce ne accorgiamo in piu' occasioni e con tutta la buona volonta' di organizzazione ed azione che ci mettiamo.

​Ma per il soggetto politico Pinco o Pallino o Caio e Sempronio ci sono , o  dovremmo  creare noi, sempre meno possibilita'  di equilibrismo e

 maquillage .

E questo sempre grazie alla Palestina, alla Madre Palestina, alla maestra Palestina.

​Quindi o stai da una parte o stai dall'altra. Care e cara anima bella. O con la Palestina o contro la Palestina.

​Quindi lamentarsi per due gocce d'acqua, faceva riferimento a questo anche Vincenzo Fullone, lamentarsi per due gocce d'acqua vuol dire non vivere Gaza, vuol dire non vivere la Palestina.

​Perché Gaza oggi è un lembo di tonnellate di macerie, cadaveri e liquami.

​Quella non è acqua delle nostre due gocce di sabato. Quelli sono liquami putridi e infetti, perché le fogne le han fatte saltare  sotto i bombardamenti e sono a cielo aperto, scorrono i topi e gli animali morti. Gli animali morti anch'essi ammazzati o gli animali morti non ammazzati ma di fame che si nutrono di cadaveri e pezzi di corpo dilaniato... Scorre la morte e la malattia e l'impossibilita" di curarsi.

Cazzo, la vedete Gaza???? La Palestina ? La Gaza che e' in Libano, in Cisgiordania??

​E questo su di un lembo di terra , poxhe centinaia di chilometriquadrati sigillati ermeticamente.  un campo di sterminio, un lager nazjsionista una prigione  dove  nessun giornalista può entrare e quelli locali di Al Jazeera dilaniati dalle bombe, le bombe, non le bombe d'acqua, appunto, le bombe vere, dai droni e centrati dai cecchini degli IDF. 

E le violenze sessuali, gli stupri, le umiliazioni, le torture nelle carceri di Bengivir? Le "sentite" addosso e sulla vostra pelle???? 

​I cecchini mirano alla testa, al cuore, ai genitali dei bambini, sterminano medici e personale medico, trucidano le donne con bimbi in grembo ed anziani, donne perché procreatrici di vite future e futuri combattenti. Anziani perché memoria storica della Palestina e dell'occupazione.

​E qua ci si nasconde dietro un dito di acqua che cade dal cielo... perché? , per "l'incolumità  di chi avrebbe partecipato al presidio"..

​Sembra quasi di vedere e sentire  gli sbirri e chi li comanda, solo che anche questa volta  senza divisa .. gli  sgherri che stanno là,  dice chi governa,  per la nostra incolumità, per l'incolumita' pubblica... l'incolumità di chi partecipa alle lotte, per l'incolumità di chi sta in piazza, per l'incolumità  di chi grida e tiene alta la bandiera della Resistenza che è in Palestina come deve essere qui in ogni città e in ogni posto di lavoro. 

​Ecco, la stessa incolumità di cui parla la responsabile della Flotilla Taranto che aizza, induce, diciamo così, a disertare la piazza per una questione di incolumità.

​Come dice il governo e il suo  stato di polizia ... no? 

Disertate le piazze! e manda  polizia non per difendere il suo  "potere costituito" e le loro complicità, ma la manda per la nostra incolumità. È la stessa cosa, è la stessa cosa!

​Ma dov'è la memoria? Dov'è la Palestina in queste persone, in questi comportamenti? Dove, dove  sono le parole? Dove vanno a parare,    Sono solo parole, appunto. Sono solo bandierine. Son solo slogan e "distintivi"

Bandierine sventolate il sabato e la domenica, ma mai all'aperto, faccia a faccia col "nemico" a seconda dei casi, quasi sempre al chiuso, fra quattro mura. Protetti e parlandosi addosso, no? 

​All'aperto in piazza, sulle strade quando c'è una possibilità si boicotta,  si diserta,  la si sfugge e si fugge nonostante avendola indetta....

​La Palestina.

La Palestina sotto un'occupazione che affama, che ammala, fa scoppiare epidemie, distrugge, ruba, brucia, campi, ulivi e bestiame. I coloni incendiano interi villaggi e bruciano tende ed ulivi.

​Non hanno ripari i palestinesi, le donne, gli anziani, i bambini, non hanno ripari dal caldo, non hanno riparo dalle piogge battenti in un inverno che sta arrivando, non hanno riparo dal freddo, non hanno riparo dalle grandinate, non hanno riparo dalle inondazioni che veramente lì arriveranno, e l'abbiamo visto, l'abbiamo visto documentato l'inverno scorso.

​Sono sfiancati fra topi e malattie, infezioni, droni, armi chimiche e bombe.

​E qua non si va in una piazza.....

 che con un ombrello ti puoi anche riparare,

 là ombrelli non ce ne sono.

​Là non ti ripari in nessuna maniera in Palestina. Dovunque vai, non puoi fuggire da nessuna parte.

​Là ti bombardano. Là ti sparano addosso, là ci sono i cecchini.La' t'inseguono droni e ti scoppiano addosso e ti riducono in brandelli le carni.

​Là non hai vie di scampo, non puoi aprire nessun ombrello, non ti puoi rifugiare in nessuna macchina, non puoi rifugiarti in nessun portone o   in un bar per ripararti dalla pioggia. Vergogna, cazzo! Vergogna!

​Qua c'è solamente una cosa molto chiara e netta: che bisogna chiamare le cose col proprio nome.

​Col proprio nome e identificare le complicità, le connivenze, ma non solo di chi permette nell'impunità più assoluta di esercitare crimini, di esercitare soprusi, di esercitare violenze.

E poi  dovremmo di conseguenza, cominciare a parlare di noi come nemici. Sì, noi siamo i nemici. Siamo nemici dello Stato, siamo nemici di israele, siamo nemici dello Stato italiano, siamo nemici di una Liliana Segre che campa di rendita storica e ne fa' un alibi per giustificate un genocidio ed un popolo che lo commette..., siamo nemici di un Mattarella servo ed ubbidiente  e di tutto un governo che stringe le mani insanguinate, di un Herzog, di un   Netanyahu che lo fa svolazzare liberamente nei nostri cieli.

​E quindi siamo colpevoli noi, si', colpevoli di Palestina

 perché noi siamo i nemici, dobbiamo dirlo, dobbiamo dichiararci nemici, nemici di classe, perché noi siamo contro lo Stato borghese che è pilastro del capitale e del capitalismo mondiale e  della sua forma putrida e nefasta e barbara chec e' l' imperialismo. E l'impwrialismo genera i mostri e le mostruosita'.

Quello di cui si muore ammazzati in  Palestina ed in tutti i Paesi schiavizzati, derubati, oppressi ed occupati.

Anche questo  fa da spartiacque, perché non basta l'umanitarismo, non basta il pietismo, anzi, finché i palestinesi subiscono ogni prepotenza, violenze, privazioni, umiliazioni, uccisioni e vassazioni, si diffonde scandalo, compassione, lacrimucce anche nei cinema, alla vista di alcuni film, nei salotti, nei talk show  alle mostre, ai festival e anche nelle riunioni al chiuso....

​Ma se gli stessi Palestinesi osano ribellarsi, resistere con le armi, perche' questa e' la  Resistenza,   ( i pranzi di gala e le cene sociali le lasciamo ad altri...)ecco che questi sedicenti pro-pal da salotto  e da bandierine sventolanti si gonfiano di supremazia..  da comode e "aggarbate" riunioni "di famiglia", da piazzette  arcobaleno, da cortesi passeggiate invocanti neutre, vuote paci, non si sa per chi e di chi.

​Gonfiandosi di superbia giustizialismo occidentale e bianco che più bianco non si può e esclamando: "mai la violenza... mai... tolleranza e amore, amore e tolleranza...."

Ma chi cazzo sei, ma che cazzo vuoi, ma soprattutto che cazzo dici!

​Compagni, noi dovremmo saperlo cosa vogliono. E cosa non vogliono. Dovremmo saperlo.

​Dovremmo saperlo e in base a questo dovremmo comportarci.

​Quindi, secondo me, continuo a ripetere o stai da una parte o stai dall'altra.

​O con la Palestina o contro, o da una parte della barricata o dall'altra.

​E bisogna stare attenti a chi è la barricata stessa. Niente, volevo solo dire questo in base a quello che è successo il 10 che non mi ha per niente meravigliato, perché di episodi ce ne sono stati tanti altri, l'ultimo è stato quello alla Biblioteca Acclavio. Dove un luogo pubblico, un presidio comunale e' stato "blindato" dalla polizia e trasformato in un fortino privato e militarizzato per dare ospitalita' e risonanza alla sezione tarantina dell'Unione sionista delle comunita' ebraiche. Quelle di "definisci bambini", quelle che appoggiano il  genocidio tacendolo.

Quelle che sventolano bandiere israeliane e sparano all'Anpi a Roma il 25 aprile...

E dove s'intenta e s'approccia un dialogo con squallidi personaggi che fanno della terra promessa da dio e del popolo eletto la loro "missione".  E nel contempo si disertano le piazze, le mobilitazioni, le iniziative, i presidi alle carceri dove sono detenuti in italia gli attivisti palestinesi per mano e condanne volute e dettate da Israele e dal mossad, come nel caso di Anaan Yaeesh che sta a marcire dietro le sbarre da tre anni e dopo mesi e mesi sconfinando i tempi previsti per il deposito delle motivazioni  della sentenza di condanna, appunto le motivazioni non sono ancora state depositate. Perche'?  Perche' non esistono! Ne esiste solo una : colpevole di Palestina e di essere palestinese. Firmato israele . L'italia esegue e obbedisce!

​E comunque ben vengano queste   cose, questi fatti, per tornare sul 10 ottobre. Perché questi fatti fanno sempre venire a galla molte cose, fanno sempre venire a galla chi sta da una parte e chi sta dall'altra.

E ​fanno sempre venire a galla tutto uno sciame  di altre evidenze, e quella sera ne sono successe di cose, a cominciare dal  bloccare  la descrizione terribile delle sevizie vessazioni e violenze subite che stava portando avanti Vincenzo Fullone catturato dall'idf insieme ad altri suoi compagni  nell'assalto alla flottiglia mare e la sacrosanta diffusione di informazione  sulle violenze sessuali, sugli stupri, sui maltrattamenti, sulle sopraffazioni e sevizie a cui sono sottoposti i prigionieri nelle carcerimattatoio in Palestina.

​È stato messo a tacere da una partecipante " di tarda ora" al presidio gia' iniziato da tanto tempo prima perché "queste cose non si dicono, non si possono sentire" , "e' mancanza di rispetto" dice un altro...

 Ma rispetto per chi? 

Ma perché queste cose  non le sapevate? Vi disturbano, vi rovinano la serata? Fan storcere il naso alle vostre anime pure e belle? 

Ci sono i bambini che ascoltano e queste cose non si dicono....

Peccato che in Palestina i bambini non arrivano all'eta' dei vostri figli viziati. I bambini vengono falciati a pochi anni, a pochi mesi, prima di venire al mondo, perche'l'onda d'urto delle bombe oltre ad uccidere giovani madri ne espelle il bimbo che avevano in grembo.

I bambini queste cose di cui tanto vi lamentate nel sentirle, le vivono, le vedono, ci muoiono, cazzo!

Ma  andateveneaffanculo, piccoloborghesi da sempre  e "pro-pal" d'occasione.

Queste  cose non vi fanno rabbia.

 Non vi fanno schifo.

Turbano soltanto il vostro statusquo di anime bianche...

Non vi fanno  odio ! Perché  l'odio non e' una brutta parola.

Il brutto sporco e cattivo e' tutto quello che ci deve portare ad odiare chi lo commette, chi ne e' responsabile. Chi ne e' l'artefice.

Non sono tempi d'amore questi.

E' l'odio che   porta allo scontro. Se non c'è odio, non c'è scontro.

​C'è pietismo, c'è umanitarismo, c'è non so manco io come  definirlo, insomma, c'e francescanesimo, facciamo le marce della pace con le bandierine  color arcobaleno e ce ne torniamo a casa tutti contenti, oppure che ne so io....

e poi quell'altra cosa che è successa rispetto a altre persone che erano presenti in piazza , sempre della tarda ora, ormai che la paura dell'acqua dal cielo s'era scansata... che  addirittura hanno proibito di filmare ad un partecipante al presidio... Dalla paura di due gocce d'acqua alla paura di "conseguenze" ed "identificazioni" 

"Non  devi filmare perché potremmo incorrere in  dei problemi giudiziari, di sanzioni.... "

 Mamma mia, addirittura.

​Cioè se la prendono con una persona presente al presidio e che lo stava documentando  e  ignorano gli sgherri, gli sbirri, la Digos che s a morte , vita e miracoli di tutti e che era lì a riprendere, a fare gli infami e le  fotografie....

no, quelli no, a quelli non bisogna dire niente, no...

 Ma chi sono queste persone? Ma queste persone che cazzo vengono a fare?  Che cosa partecipano a fare, per mettersi la coscienza a posto?

​È inutile che si spruzzano addosso, mo' è il fatto, il "profumo palestina" perché la Palestina, l'ho detto sempre, continuo a dirlo, non è un profumo, non è una spilletta, non è una collanina, non è una kefiah messa a mo' di sciarpa per poi chiuderla e metterla nella borsa una volta tornati a casa o una volta che ...

La Kefiah, la Palestina bisogna portarla  nel cuore sempre e dovunque,

​E questi hanno addirittura paura di essere filmati perché poi potrebbero incorrere in ritorsioni, ma quale ritorsioni?

 Cioè, là c'è gente che muore. La' c'e'l'inferno, la' c'e' , anzi li' non c'e'piu' nulla se non il coraggio e il Sumud  

 qua a Taranto che volano denunce, sanzioni amministrative, scivolate  nel penale, in tutt'Italia perquisizioni, arresti, fogli di via botte soprusi, violenze, manganelli e lacrimogeni anche ad altezza d'uomo, ddl, anni settanta che ritornano...

E questi.....ma che vengono a fare?

​Cioè, questi inquinano, sono virus.

​Sono virus e vanno "riconosciuti" come tali. debellati.

Cimiteri - Coop. Barbara B .... E a questi dovrebbe essere assegnato l'appalto del Cimiteri a Taranto?

 

Gravi carenze, a Bergamo revocato l’appalto alla coop che gestiva le sepolture al cimitero

La decisione in seguito alle numerose lamentele delle famiglie dei defunti. Una volta è stato addirittura sbagliato il camposanto 

L’Ufficio Servizi cimiteriali del Comune di Bergamo ha revocato alla cooperativa Barbara B di Torino la gestione e l’esecuzione delle operazioni cimiteriali in città. Secondo Palazzo Frizzoni, infatti, il servizio offerto si è rivelato gravemente carente, soprattutto considerando la delicatezza del settore.

La coop piemontese aveva già svolto questa attività per Bergamo in precedenza e non erano mai stati segnalati problemi. A gennaio, Barbara B ha nuovamente vinto il bando. In questo caso, però, si è presentata attraverso una Ati (Associazione temporanea d’impresa) con un’altra cooperativa e sin da subito sono iniziati i problemi.

di Andrea Rossetti

L’Ufficio Servizi cimiteriali del Comune di Bergamo ha revocato alla cooperativa Barbara B di Torino la gestione e l’esecuzione delle operazioni cimiteriali in città. Secondo Palazzo Frizzoni, infatti, il servizio offerto si è rivelato gravemente carente, soprattutto considerando la delicatezza del settore.

La coop piemontese aveva già svolto questa attività per Bergamo in precedenza e non erano mai stati segnalati problemi. A gennaio, Barbara B ha nuovamente vinto il bando. In questo caso, però, si è presentata attraverso una Ati (Associazione temporanea d’impresa) con un’altra cooperativa e sin da subito sono iniziati i problemi.

In alcuni casi, le famiglie dei defunti hanno dovuto attendere per ore l’arrivo degli operatori preposti alla sepoltura; in un’altra occasione, invece, gli stessi si sono presentati al cimitero di Grumello del Monte invece che a quello di Grumello al Piano, dove avrebbero dovuto svolgere il servizio. Il Comune di Bergamo, in questi mesi, ha ricevuto molte segnalazioni e lamentele e, alla fine, ha deciso di prendere la drastica decisione.

Teoricamente, il servizio avrebbe potuto essere assegnato alla società arrivata seconda nel bando di gennaio, ma quest’ultima aveva presentato un ricorso (ancora pendente) in quanto, secondo il Comune, la sua documentazione presentava dei vizi di forma. Per questo, Palazzo Frizzoni ha deciso di procedere con un affidamento diretto e assegnare il servizio, fino al 31 dicembre 2022, alla stessa società che opera anche al cimitero di Seriate.

La Barbara B, com’era lecito aspettarsi, ha presentato ricorso al Tar di Brescia contro la decisione del Comune di Bergamo e per questo motivo né l’assessore competente, Giacomo Angeloni, né i funzionari hanno preferito commentare l’accaduto

Lotta ex Ilva Taranto - Il volantino diffuso ieri dallo Slai cobas e commento

 

Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 12 ottobre

  Speciale dalla Ex-Ilva in lotta

Questa settimana seguiremo quasi quotidianamente l'ex Ilva Acciaierie d'Italia e appalto di Taranto che è in lotta insieme a tutti i lavoratori del gruppo da questa mattina (12/10) con uno sciopero generale.

A Taranto i lavoratori si sono concentrati in massa nel piazzale della direzione, migliaia di operai, questa volta con tantissimi operai diretti delle Acciaierie. Qui, dopo gli interventi dei segretari sindacali di FIM, FIOM, UILM, USB, i lavoratori si sono recati in massa e stanno via via arrivando per bloccare la strada Taranto-Reggio Calabria nei pressi dell’Eni. Come è stato detto, non una goccia di gasolio deve uscire da quella fabbrica.

Questa come prima iniziativa di lotta in risposta al grave e provocatorio attacco che viene dall'azienda, coperta chiaramente dal governo Meloni/Urso.

La decisione di fermare tutti gli impianti indipendentemente dalla sentenza della Cassazione e dalle decisioni che si richiedono volte a salvaguardare salario, lavoro, salute, lungi dall'essere un atto dovuto è

domenica 11 ottobre 2026

Ieri vi è stato un fatto grave e vergognoso

Nell'altro post sulla buona manifestazione di ieri sera per la Palestina, abbiamo scritto: "Una manifestazione riuscita, assolutamente necessaria, dovuta, in cui nessuno che si dice pro Palestina poteva sottrarsi". (vedi post: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/10/10-ottobre-giornata-nazionale-la-fine.html)

MA INVECE PROPRIO LA RAPPRESENTANTE DEL COORDINAMENTO FREEDOM FLOTILLA ITALIA DI TARANTO, Mariangela Piccinno, non solo se ne è sottratta, e nei giorni scorsi ha cominciato a lanciare dubbi, per il tempo (!?), ma sabato ha fatto di peggio.

Ieri, pochi minuti prima del presidio, ha annullato pubblicamente l'iniziativa in piazza Immacolata, per "una pioggia battente" (che tra l'altro non c'è stata dall'ora della manifestazione fino alla fine); e ha fatto un comunicato, per questo, che è una vergogna.

Ieri si è rischiato di cancellare Taranto dalle manifestazioni del 10 ottobre e senza la determinazione dello Slai cobas che ha confermato la manifestazione, questo sarebbe riuscito.

Pubblichiamo il comunicato:

"Mariangela Piccinno
Che sia chiaro un passaggio. 
Per la buona riuscita del presidio come azione collettiva e politica  e per  l'incolumità di tutti, 
il presidio comunicato dal coordinamento è stato annullato alle 17:28.
Sotto una pioggia battente.
Quindi non è più autorizzato.
Se Slai Cobas ha altra comunicazione fatta, 
va bene.
Altrimenti non è più autorizzata l'attività.
Facciamo attenzione, comunichiamo a tutti e soprattutto da previsioni meteo a breve tornerà a piovere copiosamente".
 
"Per l'incolumità di tutti"!? - la nostra sicurezza, salute sarebbero in pericolo per quattro gocce di pioggia?! Quando ogni momento, non la salute dei palestinesi, ma la loro vita è uccisa, e non da bombe d'acqua, ma da bombe vere; a Taranto dovevamo tutelarci dalla pioggia, quando a Torino i manifestanti venivano aggrediti da litri di acqua degli idranti della polizia, o in altre città dai micidiali gas lacrimogeni. I tanti solidali partecipanti alle Freedom Flotilla hanno subito arresti, torture, rischio di morte, e qui a Taranto una che si dice rappresentante della Freedom Flotilla, dice: statevene a casa... ditelo a tutti...
Questo è gravissimo - non si può, come ieri tanti hanno detto, annullare una manifestazione, decidere da sola di farlo, senza peraltro sentire alcuno del coordinamento - che invece sono venuti in piazza. 
Ma Mariangela Piccinno ha fatto ancora di peggio: ha comunicato che la manifestazione non era più autorizzata. Ha, così, consegnato alla polizia, carabinieri la facoltà di vietare la manifestazione, di denunciare i compagni e compagne che invece stavano manifestando. 
Questa persona si è arrogata il diritto di dire che "l'attività non è più autorizzata" mandando di fatto un messaggio non solo di intimidazione verso chi comunque, pioggia o non pioggia, voleva scendere in piazza, ma un messaggio alla questura che chi manifestava non era autorizzato.
Questo è fuori da ogni "etica di lotta, di solidarietà". 
 
Certo già le premesse c'erano, non si può organizzare un presidio in maniera a dir poco iper burocratica, pretendendo di sapere prima nome e cognome di chi partecipa e di chi non partecipa, quanti sono. Questo lo fa la Digos, e noi l'abbiamo sempre ignorato e contestato.
Quanto Piccinno ha fatto ieri è andato, quindi, anche oltre.
Quello che avvenuto ieri deve servire a tutti. E' chiaro che per noi ieri è un punto di non ritorno. 

10 ottobre Giornata Nazionale: la fine del genocidio è la fine del sionismo - voci e immagini dal presidio a Taranto

Ieri sera oltre 50 persone, compagne, compagni, giovani studenti, solidali anche venuti da Bari, hanno manifestato in piazza Immacolata, mentenendo l'impegno a rispondere all'appello delle associazioni palestinesi di scendere in piazza in tutte le città il 10 ottobre, in coincidenza con il 7 ottobre giorno della legittima Resistenza del popolo palestinese, per dire: stop al genocidio a Gaza, stop ai massacri, deportazioni in Cislgiordania, fine del sionismo, stop agli accordi, embrago ad "israele", e stop al Ddl antisemitismo del governo Meloni complice di Netanyahu.

Non ci potevano certo fermare quattro gocce di pioggia! Non potevamo non essere uniti, in sintonia con le migliaia di persone che hanno manifestato il 10 ottobre da Torino, a Roma, a Milano, a Napoli, in Calabria, ecc. ecc. Taranto, che dal 7 ottobre in ogni modo ha manifestato per la Palestina libera, per la resistenza, doveva e deve anche nelle prossime occasioni, essere presente.

Per questo, lo Slai cobas per il sindacato di classe ha mantenuto la mobilitazione in piazza Immacolata, e a ha fatto appello nei giorni precedenti e fino a sabato a tutti a non fermarsi per la pioggia, a scendere comunque in piazza. E questo è avvenuto; via via il presidio si è ingrossato, in un crescendo di partecipanti e del clima solidale e combattivo.   

Slogan, pro Palestina, a sostegno della resistenza, sì anche armata, del popolo palestinese e delle sue organizzazioni, striscioni, cartelli, vari interventi forti, hanno portato tanta gente, anche giovani immigrati a fermarsi, ad ascoltare, ad esprimere il loro appoggio all'iniziativa. 

Una manifestazione riuscita, assolutamente necessaria, dovuta, in cui nessuno che si dice pro Palestina poteva sottrarsi. 

 


Intervento di Slai cobas sc 

 

Intervento di #iostoconlapalestina

Intervento di Vincenzo Fullone 

sabato 10 ottobre 2026

Processo "Ambiente svenduto" - Prime testimonianze: l'ex Ispettore del lavoro, Fernando Severini conferma testimoniato in 1° grado

Lo Slai cobas e la sua avvocata Antonietta Ricci anche ieri mattina sono stati presenti e intervenuti all'udienza; nei prossimi giorni faremo conoscere in modo più dettagliato l'andamento dell'udienza durata questa volta fino al pomeriggio.

Lo Slai cobas sta organizzando a Taranto, probabilmente per fine mese, un'assemblea delle parti civili.

Mentre a Potenza il 6 novembre con compagni lavoratori, di sindacati di base, associazioni di Potenza realizzeremo un'assemblea per informare del processo e soprattutto della situazione attuale all'ex Ilva in generale, che, come dicono i compagni di Potenza, non è affatto un problema locale, ma nazionale.

 


Da Antenna sud - Giuseppe Cutro 

Prima testimonianza di un ispettore del lavoro che nel 2010 fece un sopralluogo tecnico in un capannone nell'area agglomerato, zona al centro dell’inchiesta per la presunta presenza di polveri di diossina

“Man a mano che procedevo all’interno del capannone mi rendevo conto che il pavimento era coperto di polveri grigiastre tipo borotalco che quando le calpestavo con i piedi si alzavano…in corrispondenza del letto di cottura ve ne era un quantitativo enorme. Più avanti ho individuato dei varchi di accesso sotterranei che portavano a dei nastri trasportatori ostruiti da cumuli di questa polvere”.

Sono le parole usate dall’Ispettore del lavoro Fernando Severini, testimone in un’udienza dibattimentale del processo “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto, giudizio ricominciato da zero a Potenza dopo l’annullamento della sentenza di primo grado pronunciato dalla sezione distaccata di Lecce della Corte d’Assise d’Appello di Taranto.

Ex Ilva - Grave decisione di fermare tutti gli impianti - Risposta dura e prolungata

La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti gli impianti ex Ilva indipendentemente dalla sentenza della Cassazione, e dalle decisioni volte a salvaguardare salario lavoro, salute, lungi dall'essere un atto dovuto è una inaccettabile e provocatorio azione volta a chiudere gli stabilimenti, con cassintegrazione di massa e licenziamenti nell'appalto; vanificando ogni incontro romano e locale e creando un fatto compiuto che lascia senza SOLUZIONI e senza vero futuro i lavoratori.

Perché e per conto di chi fanno questo? Che gioco sta facendo il governo?  Per quali padroni stanno realmente lavorando?  

La risposta dei lavoratori deve essere dura e prolungata usando tutte le forme di lotta compresa  l'occupazione delle fabbriche.

Da lunedì ORE 12 Controinformazione rossoperaia seguira' con corrispondenze quotidiane.

Lo Slai Cobas organizzerà una telematica nazionale aperta a tutti.  

Slai Cobas per il sindacato di classe - Taranto

Asili comunali, scatta la protesta delle lavoratrici delle pulizie: «Troppo lavoro e poche ore»

Da Buonasera


Presidio alle 11 (fatto l'8/10) davanti all'assessorato alla Pubblica Istruzione. Le addette chiedono modifiche al nuovo appalto e condizioni di lavoro più adeguate

TARANTO - Le lavoratrici impegnate nei servizi ausiliari e di pulizia degli asili comunali di Taranto scendono in mobilitazione per chiedere una revisione delle condizioni previste dal nuovo appalto in fase di preparazione.

La protesta è stata organizzata dallo Slai Cobas per questa mattina, alle 11, in piazzale Bestat, davanti alla sede dell'assessorato comunale alla Pubblica Istruzione.
Al centro della contestazione c'è soprattutto il rapporto tra il carico di lavoro richiesto alle addette e il numero di ore assegnate per svolgere le attività quotidiane all'interno delle strutture educative.

Le lavoratrici denunciano una situazione che considerano ormai insostenibile e temono che il nuovo affidamento del servizio possa riproporre le stesse criticità, senza prevedere un incremento delle ore lavorative.
«Siamo stanche di fare tanto lavoro mentre restano pochissime ore anche nel nuovo appalto in preparazione», affermano le dipendenti, che hanno deciso di manifestare pubblicamente il proprio malcontento per richiamare l'attenzione dell'amministrazione comunale.

La mobilitazione punta a ottenere un confronto sulle modalità di organizzazione del servizio prima che vengano definite le condizioni del nuovo appalto. Le addette chiedono di poter contribuire alla discussione, portando all'attenzione degli uffici comunali le difficoltà riscontrate nello svolgimento delle proprie mansioni.
«Vogliamo dire la nostra per migliorare l'appalto, altrimenti non passerà!», avvertono le lavoratrici, manifestando la volontà di non accettare passivamente condizioni che ritengono inadeguate rispetto alle attività da garantire negli asili.

A rendere nota l'iniziativa, a nome delle lavoratrici degli asili comunali, è Vincenza Cavaliere, di FonnAurora.
Il presidio di piazzale Bestat rappresenta quindi un'occasione per sollecitare l'attenzione dell'assessorato alla Pubblica Istruzione sulle richieste delle addette, che chiedono un'organizzazione del lavoro più rispondente alle effettive esigenze del servizio e una revisione delle ore previste nel nuovo appalto.

giovedì 8 ottobre 2026

Appalto ex Ilva oggi alla sede Slai cobas

Giovedi 8 alle 17 ne parliamo con i lavoratori già in lotta -

via Livio Andronico 47 TA - WA 3475301704

L'incontro è aperto a tutti gli operai appalto, iscritti e non iscritti 

dalla stampa: Ex Ilva, l’indotto paga subito: sette richieste di Cig per oltre 300 operai

mercoledì 7 ottobre 2026

Consiglio di fabbrica ex Ilva - info stampa - iI tempo era già scaduto... aver fermato la mobilitazione ha contribuito. il punto è togliere la fiducia al governo - Mobilitazione prolungata fino a risultati concreto

da tarantobuonasera

Ex Ilva, la rabbia del Consiglio di fabbrica: "Il tempo è scaduto" - Cosa è emerso dalla riunione di oggi in merito alla vertenza

Consiglio di fabbrica

A Taranto oggi un Consiglio di Fabbrica presso lo stabilimento AdI, con il coinvolgimento di tutte le RSU dei diretti, dell'appalto e dell'indotto. L'incontro, voluto da FIM, FIOM, UILM e USB, rappresenta un momento importante per fare il punto sulla vertenza in corso, analizzando gli sviluppi recenti e condividendo prospettive future, spiegano i sindacati.

IL DOCUMENTO: EX ILVA, IL TEMPO È SCADUTO, DAL GOVERNO SERVONO RISPOSTE IMMEDIATE E CONCRETE

Il Consiglio di Fabbrica di AdI, Ilva in A.S. e Appalto, unitamente alle categorie di CGIL, CISL e UIL e USB si è riunito in data odierna per fare il punto sulla complicatissima vertenza dell’Ex Ilva e sulla fase emergenziale che vede il coinvolgimento di migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Siamo di fronte a una situazione ormai non più sostenibile, una crisi che dura da oltre 14 anni continua a produrre incertezza, precarietà e pesanti ricadute occupazionali ed economiche, mettendo a rischio non solo i lavoratori diretti, quelli di Ilva in A.S. e dell’appalto, ma l’intera filiera industriale e il futuro del territorio ionico e pugliese.

È importante ribadirlo con chiarezza, questa emergenza non nasce oggi, le rappresentanze sindacali hanno denunciato da tempo le criticità industriali, occupazionali e sociali che progressivamente si stavano aggravando a seguito soprattutto delle esigue risorse disponibili alla gestione commissariale. Lo abbiamo fatto all’interno dello stabilimento con denunce agli enti ispettivi e ai tavoli istituzionali e attraverso le iniziative di mobilitazione, chiedendo con forza risposte e soluzioni prima che la situazione arrivasse al punto attuale.

La questione della salute, dell’ambiente e del lavoro non possono essere contrapposte tra loro. Taranto e i suoi lavoratori hanno già pagato un prezzo troppo alto. 

Tra i lavoratori cresce la preoccupazione per un futuro incerto e che continua a essere rinviato senza una chiara prospettiva industriale, in attesa della pronuncia della Corte di Cassazione a Sezioni Unite prevista per il 20 ottobre, e nel contempo all’interno dello stabilimento si procede con la fase di preriscaldo degli impianti, determinando di fatto un ulteriore aumento della cassa integrazione e un aggravamento delle condizioni economiche e sociali dei lavoratori.

Parallelamente, cresce il rischio concreto che la crisi si riversi sull’intero sistema dell’appalto e dell’indotto, mettendo a rischio imprese, salari e migliaia di posti di lavoro.

Di fronte ad una fase emergenziale senza precedenti non bastano più dichiarazioni, rassicurazioni o rinvii, servono decisioni, risorse e strumenti straordinari. È necessario che il Governo introduca misure specifiche a tutela di tutti i lavoratori coinvolti, compresi quelli dell’appalto e dell’indotto, evitando che l’emergenza industriale e ambientale si trasformi anche in una vera e propria bomba sociale.

Per questo riteniamo indispensabile che il Governo continui il confronto con le organizzazioni sindacali recependo le nostre rivendicazioni, condivise con i lavoratori, e garantisca misure straordinarie che vadano oltre le attuali leggi vigenti necessarie a garantire la messa in sicurezza di tutti i lavoratori.

Misure straordinarie che consentano di accompagnare concretamente la transizione ecologica e occupazionale, introducendo strumenti adeguati che possano attivare percorsi in cui vengano garantiti processi di accompagnamento al pensionamento anticipato o di aderire su base volontaria all’incentivo all’esodo, come già accaduto in passato.

Non si tratta semplicemente di gestire gli esuberi, si tratta di governare una fase straordinaria, tutelando la continuità del lavoro avviando un serio piano industriale che preveda nell’immediato un processo de carbonizzazione 

Abbiamo sempre sostenuto la necessità di un confronto serio e costante con Governo, Regione e istituzioni locali, ma il confronto, per essere utile, deve produrre risultati.

Serve un forte intervento pubblico che governi il processo di decarbonizzazione e la riconversione industriale, garantendo tutti i lavoratori di Acciaierie d’Italia, di Ilva in A.S., ADI Energia, Servizi e dell’appalto.

La transizione non può essere un alibi per ridurre l’occupazione né può diventare un nuovo capitolo di sacrifici per il territorio, dopo il prezzo pagato in termini di salute, ambiente e lavoro, Taranto non può più accettare di scegliere tra occupazione e diritto alla salute.

Inoltre, nella giornata di ieri è pervenuta la convocazione da parte del Governo e domani saremo a Palazzo Chigi per l’incontro con la consapevolezza che il tempo è scaduto e necessitano risposte certe ai lavoratori.

Il Governo e tutta la politica devono assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e mettere sul tavolo soluzioni concrete, finanziariamente sostenibili e immediatamente attuabili.

Ora è il momento delle decisioni, se domani non arriveranno risposte tangibili, il sindacato non resterà a guardare. A partire dalla prossima settimana metteremo in campo tutte le iniziative di mobilitazione necessarie per garantire la continuità del lavoro, del reddito, della salute, dell’ambiente e di un futuro industriale. La responsabilità non può essere confusa con la rassegnazione.

Il tempo e la pazienza dei lavoratori è giunta al termine, dopo anni di sacrifici, adesso servono risposte e risorse certe per la transizione ecologica e sociale.

Consiglio di Fabbrica RSU – Segreterie ADI in AS – ILVA in AS – ADI ENERGIE - categorie Appalto e Indotto FIM - FIOM – UILM - USB, CGIL – CISL - UIL

Info stampa - verso la decisione della Corte di Cassazione del 20 ottobre

 corriere di taranto - Gianmario Leone

Tutela salute sì, ma rischio va accertato. Sempre

Il giudice ordinario può tutelare il diritto alla salute anche quando un’attività industriale sia autorizzata dalla pubblica amministrazione. Ma, secondo la Procura generale della Cassazione, questo non significa che possa sostituire le proprie valutazioni tecniche a quelle dell’amministrazione o imporre la sospensione di un impianto senza un accertamento concreto e attuale del rischio.

È il punto centrale della requisitoria depositata il 5 ottobre dal sostituto Procuratore generale in vista dell’udienza del 20 ottobre delle Sezioni Unite civili, chiamate a esaminare i ricorsi di ILVA in AS e di Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Holding contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha imposto la sospensione dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto a partire dal prossimo 28 ottobre.

La Procura generale considera ammissibili i ricorsi e chiede di accoglierne i principali motivi di merito, ma respinge le contestazioni sulla giurisdizione: il giudice ordinario aveva il potere di intervenire a tutela della salute.

Il problema è come quel potere sia stato esercitato.

tribunale Milano

Un provvedimento temporaneo dagli effetti potenzialmente irreversibili

Il primo passaggio riguarda l’ammissibilità del ricorso per cassazione. Le società sostengono che il decreto d’appello, pur inserito in un procedimento di tutela collettiva, abbia deciso definitivamente su diritti soggettivi con effetti irreversibili.

La Procura generale condivide. Il provvedimento impone la sospensione dell’area a caldo entro 90 giorni e consente la ripresa solo dopo la rimozione dell’amianto residuo e il rientro delle emissioni entro non meglio precisati «limiti di sicurezza.

Per il PG la natura formalmente temporanea non basta: lo spegnimento degli altiforni comporta la perdita del rivestimento refrattario e tempi di ricostruzione indicati dalle società in 12-24 mesi per forno. Una sospensione senza termine certo può quindi trasformarsi in una chiusura definitiva.

La giurisdizione resta al giudice ordinario

Le società sostengono che la controversia appartenga al giudice amministrativo, perché la sospensione sarebbe stata costruita sulla contestazione dell’AIA 2025. Il PG respinge però questa tesi.

Occorre guardare al «petitum sostanziale»: la domanda dei cittadini non era l’annullamento dell’AIA, ma la tutela del diritto alla salute rispetto alle emissioni. L’AIA è un antecedente logico della controversia, ma può essere esaminata incidentalmente dal giudice ordinario per tutelare un diritto soggettivo.

Il diritto alla salute è un diritto fondamentale che l’autorizzazione amministrativa non può “degradare”. Ma il giudice non può trasformare la disapplicazione incidentale dell’AIA nella sostituzione delle proprie valutazioni tecniche a quelle dell’amministrazione.

Amianto: il PORA non equivale alla rimozione totale

Il primo grande nodo di merito riguarda l’amianto residuo.

La Corte d’Appello aveva ritenuto che il DPCM 29 settembre 2017 imponesse la completa rimozione dell’amianto entro il 23 agosto 2023. Da qui la conclusione che il DM 278/2023 e l’AIA 2025 costituissero illegittime proroghe di un obbligo già scaduto.

La Procura generale contesta questa lettura. Il DPCM 2017 imponeva ad AM InvestCo la presentazione all’ISPRA di un PORA, programma organico di rimozione con mappatura, interventi e cronoprogramma, ma non stabiliva secondo il PG che ogni materiale contenente amianto dovesse essere rimosso entro quella data, indipendentemente da collocazione, stato e rischio concreto.

A Taranto restano, secondo la requisitoria, oltre 2.000 chilogrammi di amianto, nei cowpers degli altiforni, tra guscio metallico e muratura refrattaria, separati dal flusso di processo. Le società sostengono che il materiale sia confinato e che le verifiche sui refrattari non abbiano evidenziato fibre nel flusso d'aria

Nel giugno 2023 l’ISPRA aveva rilevato che le aree interessate non costituivano allo stato una fonte di rischio, poiché il materiale risultava completamente contenuto. Il DM 278 del 10 agosto 2023 aveva recepito la rimodulazione del programma, prevedendo anche attività di monitoraggio.

Per il PG, la Corte d’Appello ha trasformato quel programma in un obbligo assoluto di rimozione totale che il DPCM non conteneva.

Il pericolo deve essere concreto e attuale

La requisitoria richiama la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 25 giugno 2024, causa C-626/22. La Corte ha stabilito che l’autorità competente deve considerare tutte le sostanze inquinanti che possono essere emesse e di cui siano scientificamente conosciuti gli effetti nocivi. Ha inoltre escluso proroghe ripetute quando siano stati accertati pericoli gravi e rilevanti per ambiente o salute e ha previsto la sospensione dell’attività in presenza di tali pericoli.

Secondo il PG, l’esistenza del pericolo è stata invece dedotta in astratto dall’originaria prescrizione di rimozione, anziché dimostrata sulla base delle condizioni attuali dell’amianto.

Una prescrizione del 2017 non dimostra, da sola, l’esistenza nel 2026 di un pericolo grave e rilevante. Né la generica ipotesi di un deterioramento progressivo può sostituire un accertamento tecnico sullo stato effettivo del materiale.

Senza la prova di un obbligo di rimozione totale già scaduto e di un pericolo grave e rilevante, non si può parlare di «proroga» vietata dalla sentenza europea. Anche sul DM 278/2023 e sulle valutazioni ISPRA il giudice non può sostituire la propria valutazione tecnica a quella dell’amministrazione senza individuare un preciso vizio dell’istruttoria.


Polveri sottili: la VIS 2025 è il punto decisivo

La seconda ragione della sospensione riguarda PM10 e PM2,5.

La Corte d’Appello aveva ritenuto insufficienti le prescrizioni dell’AIA 2025 perché, pur nel rispetto dei valori di qualità dell’aria previsti dalla legge, non sarebbe stata adeguatamente valutata la situazione sanitaria nello scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate annue.

Per la Procura generale manca però un confronto decisivo con la VIS presentata nel 2025 dall’operatore e con il successivo parere dell’Istituto superiore di sanità.

La disciplina introdotta nel 2025, in attuazione della sentenza C-626/22, ha previsto una specifica valutazione sanitaria per gli impianti strategici sottoposti a revisione dell’AIA. Per Taranto, nella fase transitoria, questa funzione è stata svolta dalla VIS.


la valutazione riguardava anche lo scenario da 6 milioni di tonnellate annue, quello autorizzato dall’AIA e assunto dalla Corte d’Appello come riferimento. Nel parere del 18 marzo 2025, l’ISS aveva rilevato una diminuzione delle concentrazioni ambientali per quasi tutti gli inquinanti nello scenario post-operam.

Secondo il PG, non era quindi possibile fondare la decisione sulle precedenti VDS senza confrontarsi con la nuova valutazione sanitaria.

Il punto è anche la differenza tra VDS e VIS: le prime (2017-2023) avevano una funzione soprattutto ricognitiva, mentre la disciplina del 2025 ha introdotto criteri aggiornati riferiti allo specifico scenario produttivo. La Corte d’Appello avrebbe utilizzato i dati precedenti per dimostrare un pericolo attuale e grave senza spiegare perché VIS e parere ISS non fossero idonei.

Qualità dell’aria e limiti di emissione

Un ulteriore punto riguarda la distinzione tra valori di qualità dell’aria e limiti di emissione.

I valori del decreto legislativo 155/2010 riguardano le concentrazioni degli inquinanti nell’aria ambiente; i limiti AIA riguardano invece le emissioni della fonte industriale e sono definiti anche sulla base delle migliori tecniche disponibili.

La normativa europea consente condizioni più rigorose quando uno standard di qualità ambientale lo renda necessario, ma occorre individuare lo standard violato o il concreto rischio.

La Corte d’Appello ha invece ordinato che le emissioni fossero riportate entro «limiti di sicurezza» senza indicare quali fossero tali limiti, da quale norma derivassero e secondo quali parametri dovessero essere determinati.

Per il PG non basta quindi affermare che le polveri sottili siano nocive. Occorre dimostrare che, nello specifico impianto e nello specifico scenario produttivo, esista un pericolo grave e rilevante tale da imporre la sospensione ai sensi della sentenza C-626/22. E questo accertamento, secondo la requisitoria, manca.

La richiesta alle Sezioni Unite

Per il PG, il principio di precauzione non può sostituire i parametri previsti dalla legge con limiti nuovi e indeterminati.

Da qui l’accoglimento dei principali motivi di ricorso per ILVA (amianto, VIS e nuova disciplina sanitaria) e per Acciaierie d’Italia e AdI Holding (amianto, VIS e polveri).

Restano assorbiti gli altri motivi, tra cui quelli sui «limiti di sicurezza», sulla produzione effettiva rispetto ai 6 milioni autorizzati e sulla disapplicazione dell’AIA 2025.

Nel dispositivo della requisitoria, il sostituto Procuratore generale chiede chiede quindi di dichiarare ammissibili i ricorsi, respingere i motivi sulla giurisdizione e accogliere gli altri nei limiti indicati in motivazione.

Il quadro che emerge non è quindi quello di una contrapposizione tra salute e attività industriale: il PG riconosce al giudice ordinario il potere di tutelare la salute anche contro attività autorizzate, ma ritiene necessario un accertamento attuale, concreto e tecnicamente verificabile del rischio. Per l’amianto il nodo è se il DPCM 2017 imponesse davvero la rimozione totale entro il 2023 e se oggi esista un pericolo grave e rilevante; per le polveri, il rapporto tra VDS, VIS 2025, parere ISS e scenario produttivo autorizzato.

Tutto quello evidenziato nel parere del procuratore generale, lo avevamo messo nero su bianco nei giorni immediatamente successivi al decreto della Corte di Appello di Milano di luglio. Adesso vedremo quello che decideranno i giudici della Suprema Corte nei tempi che riterranno congrui per il verdetto definitivo.

La decisione delle Sezioni Unite definirà così anche il confine tra tutela della salute, potere autorizzatorio e intervento giudiziario su un impianto strategico.

Oggi 7 ottobre - Viva la Resistenza Palestinese - sabato tutti in piazza contro il genocidio, contro sionismo e imperialismo - #iostoconlapalestina

 

Ex ILVA indotto - Noi siamo per la lotta e non per l'attesa - solo la lotta paga e tutela i lavoratori

Giovedi 8 alle 17 ne parliamo con i lavoratori già in lotta -

via Livio Andronico 47 TA - WA 3475301704

L'incontro è aperto a tutti gli operai appalto, iscritti e non iscritti 

dalla stampa

Ex Ilva, l’indotto paga subito: sette richieste di Cig per oltre 300 operai

Ex Ilva, l’indotto paga subito: sette richieste di Cig per oltre 300 operai

​Dopo la sentenza, sette aziende hanno avviato le procedure per contrazione degli ordini e il conseguente fermo delle attività Intanto, proseguono le operazioni per spegnere i macchinari.

Da una nostra informazione ad operai della Stellantis di Melfi sulla situazione all'ex Ilva di Taranto - del 5/10

La situazione all’ex Ilva Taranto non va affatto bene. Per esempio, domani mattina (martedì 6/10) faremo un nuovo presidio a una delle Ditte dell'appalto ex Ilva, Castiglia srl, che ha messo in ferie forzate per tutto il mese di ottobre i lavoratori perché la direzione dell’ex Ilva ha sospeso l'appalto che avevano. Chiaramente i lavoratori e noi, Slai cobas, non siamo affatto d'accordo con questa “soluzione”.

Già venerdì scorso vi è stata un'andata in massa all'azienda, in questa occasione perlomeno si è ottenuto che i primi giorni di non lavoro giorni venissero pagati normalmente invece che considerati ferie, mentre per il seguito la Ditta sta chiedendo cassintegrazione.

Il futuro è tuttora molto oscuro. C'è stata questa sentenza del Tribunale di Milano, confermata per la seconda volta in appello, per la chiusura dell'aria a caldo, il blocco degli altoforni che, tra l'altro, solo uno era ancora in funzione perché gli altri erano o già spenti da parecchio oppure in via di manutenzione straordinaria. Per cui entro fine mese dovrebbero chiudere l’area a caldo, per fare tutta una serie di lavori per eliminare l’amianto negli altoforni e le esalazioni tossiche.

Al di là della soluzione veramente assurda e tappezzata che il governo sta portando avanti, prima Jindal, ancor prima un fondo americano, poi ora una cordata italiana, però è chiaro che almeno il 50% degli operai diretti deve andare via. Non servono più. E quindi le ricadute sull'appalto, dove sono almeno 3.500, e anche di più, operai, oltre quelli diretti, sono subito licenziamenti.

Il problema è una situazione bloccata e sembra senza soluzioni da parte del governo e dei padroni.

Sui Tavoli non ci sono gli obiettivi per gli operai, i sindacati vanno a sentire, poi si lamentano, ecc.

Gli operai dell'ex Ilva di Genova, sono molto più combattivi, hanno fatto anche delle iniziative abbastanza dure, però in termini di linea, portano avanti una posizione veramente ultracorporativa. Loro appoggiano il fatto che ci sia uno “spezzatino”: salviamo noi, non ce ne importa niente di Taranto.

Purtroppo ciò che manca realmente è una lotta continua; non uno sciopero e manifestazione una tantum, ma una lotta continua degli operai. Questo cambierebbe la situazione, che attualmente appare senza vie d'uscita e sempre in peggio, sia in fabbrica e nell'appalto che in città.

Una discussione dei compagni dello Slai cobas Taranto con operai Stellantis di Melfi, sulla situazione attuale, ma soprattutto su come rispondere

OPERAI STELLANTIS - Da noi adesso si produce la DS7. Ma la produzione è dimezzata.Noi lavoriamo una settimana una squadra, la settimana dopo l'altra, il pomeriggio non lavoriamo. I giorni in cui gli operai non lavorano vengono coperti con la cassintegrazione.
Il problema è sempre questo: i costi sono alti, i volumi sono bassi. A fine settembre, inizio ottobre hanno chiuso la fabbrica per una settimana, e si prevede un'altra chiusura tra fine ottobre e inizio novembre, perchè non ci sono volumi elevati.
Attualmente siamo 4.400, prima eravamo intorno ai 7.000, quindi hanno mandato via un bel po' di gente, ma per i volumi che facciamo siamo ancora tanti.
Ci una produzione di macchine più piccole, ma queste le fanno in Francia e in altri paesi; in Italia, nonostante la capacità produttiva è alta, produciamo invece macchine grosse, come la Maserati o la Tonale, che costano un po' e hanno meno mercato.
E’ una scelta produttiva che guarda a settori più medio-alti che possono comprare, però poi questo si ritorce contro noi operai.
Adesso stiamo all'osso. Veramente manca l'essenziale. Per esempio la manutenzione ordinaria non viene fatta. Non viene fatto neanche il minimo indispensabile. Neanche vengono fatte le pulizie, si pulisce a terra solo un po' nei bagni. L’azienda ha tagliato su tutto.

SLAI COBAS TARANTO - Quando siamo venuti alla fabbrica, molti operai e operaie si lamentavano, denunciavano le pesanti condizioni di lavoro, i ritmi lavorativi, per cui bisogna andare sempre più in fretta…

OPERAI STELLANTIS - Sì, ci fanno fare le corse, e non c'è nessuno che vigila. Mi ricordo all'epoca c'era l'ergonomo, si creavano le postazioni, si creavano i cartelli operativi, si prendevano i tempi. Facciamo un esempio: prima per montare un pannello di una porta, ci voleva un minuto, adesso nessuno dice, guarda, per montare un pannello ci vuole un minuto, ma gli dicono: devi montare questo, questo e questo. Non si può neanche discutere.

C'è anche un problema di sicurezza, di salute. Arriviamo a casa stremati dopo otto ore di lavoro, ma se gli operai iniziano a lamentarsi non li chiamano più a lavorare. Questa è la realtà. È brutta, ma è la verità.

SLAI COBAS TARANTO – Gli RLS sono spariti?

OPERAI STELLANTIS - Sai quando li vedi in giro? Quando l'azienda li convoca per firmare qualcosa. Ecco perché poi c’è il malumore tra la gente. Manca chi dovrebbe dare l'esempio. E’ come quando un bambino va a scuola, se la maestra non dà un buon esempio, dei valori, i bambini non sono spinti a cambiare, è la stessa cosa in azienda.

Manca un leader, un esempio. Non è che si vuole fare la lotta per avere il di più, ma è il giusto, questo è il problema. Certo, si lavora, ci pagano, è giusto che devi fare la tua prestazione, però poi noi lavoratori ormai vediamo tante cose che non vanno, e i lavoratori si sfiduciano. Si sfiducia perché ha fame, perchè se uno è un padre di famiglia, pensa a ciò che c'è fuori, la famiglia, i figli, gli impegni... e allora pur di far andare avanti la famiglia, non dice nulla.
Questa situazione c'è un po' a tutte le parti. Anche per questi governi che sono cambiati, queste nuove posizioni di destra. E’ tutto voluto, il governo ha dato via libera a questi padroni.

SLAI COBAS TARANTO – E’ chiaro che c'è questa sfiducia. Il problema è, e di questo non ci si rende abbastanza conto, anche tra gli stessi operai, che non lottando, non ponendo alcun freno a questa situazione, la situazione va sempre peggio. Domani può capitare a te.
Come uscirne? Ci sono stati alcuni esempi, anche recenti qui nell’appalto Stellantis. Noi abbiamo seguito la vertenza della ditta dell'appalto, la PMC, in particolare, conclusasi ultimamente col passaggio di tutti gli operai licenziati ad altra ditta. Noi siamo stati alla tenda permanente, un presidio di 24 ore, anche di notte, durato 9 mesi. Ma in questo presidio stabili, non erano più di 5/6 operai, poi ruotavano altri. Questo per dire che anche alla Stellantis dovremmo vedere la possibilità di fare una riunione, un incontro, anche con pochi.
Perchè se riusciamo a fare una riunione, anche con pochi operai, allora la situazione si può dinamizzare.
Vediamo di lavorare a questo. Vedere intanto chi vuole e chi effettivamente può esserci, chi non è così sfiduciato che al momento non vede luce.
L'esempio della PMC mostra che se si lascia andare, fanno tutto i padroni, il governo e i sindacati confederali non fanno assolutamente niente. La situazione, ci potremmo sentire fra alcuni mesi, ma sarà ancora peggio. Se invece c'è un minimo di contrasto, per affermare i diritti elementari, allora la realtà diventa quantomeno un po' più dinamica.
Puntiamoci. Tanto, a riunirci vicino la fabbrica non ci sono problemi, ci sono i posti, stanno vari bar.

OPERAI STELLANTIS – Il problema è chiaro, come dici tu, dobbiamo riunirci. Una volta, quel giorno, non devi venire con il pulmann, ma devi venire con la macchina. Ora cominciamo a parlarne vedere chi vuole venire e poi decidiamo.

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Per chi vuole prendere contatti, avere informazioni: Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto via Livio Andronico, 47 - WA 3475301704 - slaicobasta@gmail.com