martedì 24 dicembre 2019

Conte - sull'Ilva 'lo stato ci mette la faccia'.. ho capito, ma è la faccia del padrone!

Il premier all'ospedale di Taranto

Oggi pomeriggio il premier è arrivato nel capoluogo jonico per portare i suoi auguri agli operai dell'ex Ilva.
Prima di recarsi allo stabilimento siderurgico, dove già era stato ospite del consiglio di fabbrica l'8 novembre scorso, il presidente Conte si è recato nell'ospedale "Santissima Annunziata". Qui, accolto dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, ha voluto salutare i piccoli pazienti ricoverati nell'Oncoematologia Pediatrica. Il reparto, qualche giorno fa intitolato alla memoria di Nadia Toffa, è stato creato proprio grazie alle donazioni iniziate dalla giornalista scomparsa e alle raccolte di fondi che si sono susseguite. Il premier ha incontrato le famiglie dei bambini ricoverati e assistiti nel reparto tarantino. Un fuori programma, d'altronde la visita nel capoluogo jonico non era ufficiale.
All'uscita dal nosocomio il premier si è poi recato al siderurgico per un saluto agli operai. Poche dichiarazioni per i giornalisti in attesa davanti all'ospedale. "Rispetto il vostro lavoro mi spiace abbiate atteso delle ore, ma non sono venuto qui per fare dichiarazioni. Sono qui per dare la testimonianza della continua attenzione e costante premura da parte di questo Governo e di tutta la Nazione verso una comunità ferita e sofferente. Avevo promesso che avremmo lavorato per dare alla città quello che non ha avuto in tutti questi anni, per dare sollievo alle sofferenze che nel tempo si sono sedimentate e sono aumentate".
Solo una breve risposta poi sull futuro del complesso siderurgico: "Sull'Ilva stiamo lavorando al piano industriale, lo vogliamo migliorare, renderlo sempre più decarbonizzato, lo Stato ci metterà la faccia, ci sarà il coinvolgimento dello Stato".

Taranto - Striscioni alle portinerie della fabbrica accolgono la visita di Conte

port D ArcelorMittal
 
port Appalto
 
port D ArcelorMittal
port A ArcelorMittal

Conte viene a Taranto a dare gli auguri di buon esubero e sfruttamento agli operai AM/ex ILVA/Appalto di Taranto

Dopo le feste, settimana di lotta 10/17 gennaio indetta dallo SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE

Ex Ilva, il premier Conte in visita nel pomeriggio. 

L’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, ha anche avvertito telefonicamente alcuni sindacalisti 

Il premier dovrebbe venire solo per un saluto ed un augurio agli operai alla vigilia di Natale... in un momento particolare della vita dell’azienda, mentre è in corso la trattativa tra ArcelorMittal e i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria.

 
Intanto in fabbrica

Indotto ex Ilva - Operai trovano nelle buste paghe le giornate di assenza involontaria trasformate in cig, permessi o ferie mai chieste. E senza tredicesime



Le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici di Taranto, Fiom, Fim e Uilm, esprimono la propria contrarietà a procedere con proroga della procedura di Cassa Integrazione, per ulteriori 13 settimane, per 1273 lavoratori, che, di fatto, sta penalizzando in particolar modo i lavoratori della laminazione, del Treno lamiere e del Tubificio.

...Riteniamo, pertanto, fondamentale la sospensione della CIGO in quanto, senza accordo sindacale, i lavoratori subiranno un ulteriore taglio al proprio salario.

Taranto accoglie bene i migranti della Ocean Viking

Ocean Viking, sbarcati a Taranto  159 migranti: tra loro anche 40 minori 

I migranti sono stati trasferiti in bus allo hotspot di Taranto per le procedure identificazione. I minori non accompagnati troveranno temporanea sistemazione in strutture comunali in città

Foto tratte da una precedente manifestazione che ha permesso
 il cambiamento di clima e l'isolamento dei fascio leghisti

lunedì 23 dicembre 2019

Pulizie Amat, lo Slai cobas proclama lo sciopero

Vertenza pulizie Amat, lo Slai cobas proclama lo sciopero

Prevista la fermata di tutto il servizio per giovedi 16 gennaio 2020
pubblicato il 23 Dicembre 2019, 16:30
8 secs
Si inasprisce la vertenza nel settore delle pulizie dell’Amat da parte dello Slai cobas per il sindacato di classe taranto. “A fronte del’annuncio che aveva avviato lo stato di agitazione e la fermata generale dei lavoratori delle pulizie Amat in attesa dello svolgimento della procedura di raffredamento da parte della Prefettura per fissare la data definitiva, visto che non c’è stata da parte della prefettura questa procedura“, il sindacato di classe “ritiene di dover procedere comunque ritenendo urgenti le ragioni dei lavoratori – visto il periodo delle festività natalizie convoca le assemblee dei lavoratori dei due turni – quella del turno di mattina di concerto con l’altra organizzazione sindacale presente tra i lavoratori – per il 10 gennaio e indice – senza altre novità da parte delle controparti – la fermata di tutto il servizio per giovedi 16 gennaio 2020“.

Molti operai dell'appalto ArcelorMIttal non avranno la 13° - I padroni prima usano gli operai e poi fregano!


I padroni delle ditte dell'appalto, a novembre hanno fatto scendere in lotta gli operai per ottenere i loro soldi, ma poi, anche quando li hanno ottengono, degli operai che hanno perso giornate se ne scordano, e ora non vogliono pagare la 13°.
Questo deve far riflettere gli operai. Come dicemmo in quei giorni: non si può scendere in lotta al fianco dei propri padroni.
Serve sempre e solo autonomia di classe e di lotta!
SLAI COBAS per il sindacato di classe 
(Dal Corriere di Taranto) - Molte ditte dell'indotto non pagheranno le tredicesime. Nelle buste paga, anche dell'appalto, i giorni della serrata non pagati

- pubblicato il 23 Dicembre 2019

Nell’enfasi dei giorni della serrata di novembre delle aziende dell’indotto e dell’autotrasporto... Venne impedito ai lavoratori, dalle aziende stesse, di recarsi sul posto di lavoro. Sembrava che centinaia di aziende dell’indotto, monocommittenti per un buon 80-90% verso il siderurgico, fossero ad un passo dal baratro economico. Si minacciarono il ricorso alla cassa integrazione, il pagamento degli stipendi e licenziamenti collettivi di massa.
In realtà la situazione non era così drammatica come fu fatto credere, ancora una volta, alla città e all’Italia intera. ArcelorMittal aveva più volte rassicurato e garantito il pagamento della fatture scadute al 31 ottobre ed anzi anticipò anche il pagamento di quelle in scadenza...
Ma in quei giorni di novembre, tante cose non vennero dette. Ad esempio, come riportammo in diversi articoli, né Confindustria, né le ditte dell’indotto e né le istituzioni parlarono di cosa avvenne in un incontro tra sindacati, Confindustria Taranto e l’ad Morselli, durante il quale quest’ultima annunciò che l’azienda avrebbe stilato una ‘black list’ con i nomi di tutte le aziende che non avrebbero più lavorato con ArcelorMittal Italia... La risposta dai toni piuttosto accesi del presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, fu più o meno questa: noi vogliamo essere pagati e subito, non ci interessa nulla delle vostre eventuali ‘black list’. Un atteggiamento figlio di un chiaro appoggio politico.
La sorpresa era però dietro l’angolo. E chi conosce bene il mondo dell’indotto e dell’appalto del siderurgico, dove in molti anche negli anni della gestione commissariale hanno comunque lavorato per le ditte dell’indotto senza essere pagati (in molti sono in rosso per 20-30 mila euro), nè lo sono più stati, la conferma è arrivata proprio in questi giorni.
Moltissime aziende dell’indotto infatti, hanno annunciato ai lavoratori l’impossibilità di pagare le tredicesime, che per molti lavoratori sono fondamentali nel periodo natalizio. Inoltre, sia nell’indotto che nell’appalto, sulle busta paga, quelle giornate in cui ai lavoratori fu impedito di entrare in fabbrica a lavorare, compaiono come giornate di assenza involontaria trasformate in cassa integrazione, in permessi o ferie mai richieste.
Ancora una volta quindi, i lavoratori sono stati utilizzati come merce di scambio, come pretesto per i propri tornaconti personali. Ancora una volta il mondo dell’indotto e dell’appalto ex Ilva, mostra il suo vero volto e la sua precarietà. Non certo da oggi, ma da tantissimi anni. Dove a vincere sono sempre i più forti e i soliti noti, mentre a perdere sono sempre e soltanto i più deboli, ovvero i lavoratori e i loro diritti..."

Testimonianze di operai dei centri siderurgici chiusi: "Ciò cui ora stiamo andando incontro ci uccide più di qualsiasi cosa"

Varie volte è successo che nei dibattiti, soprattutto nell'area delle associazioni ambientaliste, sulla situazione Ilva/Taranto, si è accennato a Pittsburgh, come esempio di una città dell'acciaio che riconvertita ad economia del terziario, turistico, informatica, sarebbe diventato un "paradiso".

Riportiamo alcune testimonianze di operai che fino agli anni 80 lavoravano in questo grande centro siderurgico, sede della più grande fabbrica della U.S. Steel Corporation. (dal libro "L'Autunno operaio 1969" di Giuseppe Maione.

"In dieci anni, tra il 1970 e il 1980 la città aveva perduto 37mila posti di lavoro... Conseguenza utile dal punto di vista ecologico: "Il cielo è blu, gli alberi sono tornati versi e l'aria è limpida e frizzante: Autunno in Pittsburgh?". Ma drammatica per coloro che avevano perduto il posto di lavoro...

In un altra città, Detroit... "interi quartieri erano stati abbandonati, per un totale di 70-80mila case...  I turisti visitavano le rovine (della fabbrica) come se si trattasse di una città antica e l'archeologia industriale sembrava l'unica attività che potesse avere futuro.
Non sorprende che i lavoratori espulsi dall'attività produttiva vivessero questo mutamento con disperazione e panico.
"Le fabbriche sono vuote, coi vetri rotti, le loro imponenti silhouette di fumaioli si ergono contro cieli nuvolosi. La città è una città di case abbandonate e veicoli abbandonati. E la gente che rimane sta in piedi agli angoli delle strade, con le mani disoccupate, senza speranza, affondate nelle tasche". 

Ma le testimonianze riguardano anche la fine della comunità operaia:
"Le chiusure delle acciaierie nella regione di Pittsburgh comportavano molto più che non posti di lavoro. Fu cancellato un modo di vita intergenerazionale che forniva un senso di continuità, sicurezza, coesione familiare e senso di comunità. Le fabbriche erano state create per produrre acciaio, ma attorno a quella funzione, gli operai avevano creato un complesso sistema sociale. La perdita di esso definiva il costo reale della de/industrializzazione"
"Questa un tempo fu la città dell'acciaio e ora sta diventando una città fantasma. Sta morendo di morte lenta. La più grande e migliore fabbrica di acciaio del mondo sta andando in polvere. E' disgustoso. In passato per tutta la notte potevate sentire quella musica - il battere e ribattere, i sibili, i motori. Potevo sentire il sapore del fumo in bocca, ma ero felice. Credetemi; la gente accetterebbe di riavere il fumo e il rumore indietro. Ciò cui ora stiamo andando incontro ci uccide più di qualsiasi cosa"...
"Tuttavia la drastica contrazione della classe operaia di fabbrica non comportò una eliminazione dello sfruttamento, bensì una sua radicale trasformazione. Nel nuovo sistema a una rigida contrapposizione tra le classi si è sostituita una sorta di "palude" orizzontale che raccoglie una infinita gamma di profili professionali e dalla quale si può facilmente precipitare nelle sabbie mobili del lavoro degradato o tenersi in piedi inventandosi attività di "nicchia" che permettono di realizzare rapide ma spesso precarie fortune..."