Da Taranto Buona sera - Francesco Alberti
Ex Ilva
Processo Ambiente Svenduto, Slai Cobas attacca dopo l’udienza
Dura nota di Margherita Calderazzi dopo la decisione sulle perizie: annunciati presidi e iniziative alla ripresa dell’8 settembre
TARANTO - È durissima la presa di posizione dello Slai Cobas Taranto dopo l’udienza del processo Ilva davanti alla Corte d’Assise di Potenza. In una nota diffusa da Margherita Calderazzi, il sindacato contesta gli sviluppi legati alla validità delle perizie, delle indagini e degli atti che avevano sostenuto il processo di primo grado celebrato a Taranto.
Secondo quanto riferito dallo Slai Cobas, venerdì scorso la Corte ha respinto solo in parte le richieste avanzate dai legali degli imputati, che puntavano all’annullamento degli atti tecnici e investigativi. Il rigetto, però, riguarderebbe soltanto 4 imputati, cioè Nicola Riva, Luigi Capogrosso, Angelo Cavallo e Ivan Di Maggio. Per gli altri, compreso Fabio Riva, quelle perizie non avrebbero invece valore, sulla base della tesi difensiva secondo cui, al momento dell’incidente probatorio, non risultavano iscritti nel registro degli indagati.
Nella nota Calderazzi parla di una decisione che rischia di produrre un forte arretramento nel processo. Il pubblico ministero, viene riferito, avrebbe chiesto una nuova perizia collegiale per fare in modo che i dati e gli atti di indagine possano essere utilizzati nei confronti di tutti gli imputati.
Per lo Slai Cobas non si tratta solo di un passaggio tecnico. La vicenda, secondo il sindacato, riguarda il diritto alla giustizia per gli operai e per gli abitanti dei quartieri colpiti dall’inquinamento. Calderazzi scrive che “ad ogni piccolo passo avanti, si rischia di avere 2 passi indietro” e denuncia un processo che, udienza dopo udienza, riceverebbe continue “picconate”.
La nota insiste sul peso sociale e umano del procedimento, legato a centinaia di persone, ai lavoratori morti o ammalati e alle famiglie segnate dai tumori. Secondo lo Slai Cobas, un processo di questa portata non può essere trattato “come un processo a ladri di galline”.
Calderazzi contesta anche il ruolo delle difese degli imputati, accusate di utilizzare questioni procedurali per rallentare il percorso giudiziario. “Questa situazione non può essere accettata”, afferma la rappresentante dello Slai Cobas, secondo cui il procedimento rischia di trasformarsi nella “più ingiusta ingiustizia di classe”.
Nel comunicato viene criticato in particolare il clima delle udienze a Potenza e la libertà di intervento concessa ai difensori. Calderazzi cita le contestazioni sull’articolo 11, sull’imparzialità dei giudici e sul fatto che i magistrati vivessero nella stessa città inquinata, definendo queste argomentazioni “cazzate di questo genere”.
Lo Slai Cobas annuncia quindi una nuova fase di mobilitazione. “Noi dello Slai Cobas non ci stiamo a questa farsa”, si legge nella nota. Alla ripresa del processo, prevista per l’8 settembre, il sindacato intende organizzare un presidio davanti al Tribunale, promuovere assemblee e seguire direttamente le udienze.
Calderazzi chiama in causa anche le parti civili, sostenendo che molti avvocati non parteciperebbero alle udienze, mentre lo Slai Cobas continua a investire risorse, tempo ed energie nel processo. Il sindacato avverte infine che alla ripresa sarà in discussione anche la validità dei verbali e delle prove testimoniali acquisite nel primo grado, che i legali degli imputati vorrebbero cancellare.
“Questo non deve succedere”, conclude la nota dello Slai Cobas Taranto.
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