martedì 28 luglio 2026

Ex Ilva - Info sull'incontro romano - le posizioni dei sindacati

Diamo un ampio quadro delle informazioni stampa sull'incontro a Roma. Fim-Fiom-Uilm hanno indetto 8 ore di sciopero e assemblee, ma non c'è data.

Da Telenorba

È terminato dopo circa tre ore l’incontro a Palazzo Chigi tra il governo e le organizzazioni sindacali relativo all’ex Ilva di Taranto. Presenti, inoltre, i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e i commissari straordinari del Gruppo Ilva. Annunciato dalle sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm uno sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti e nelle assemblee di lavoratori e lavoratrici.

I sindacati hanno sottolineato che nel corso del tavolo il governo ha aperto a un confronto che durerà nel mese di agosto. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano ha proposto la costituzione immediata di un tavolo tecnico, già a partire da martedì prossimo, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali, della Regione Puglia, del Comune di Taranto e dei Ministeri interessati, al fine di elaborare proposte concrete da sottoporre al più presto al confronto a Palazzo Chigi.

“Il fallimento della gestione dell’ex Ilva non può essere scaricato su lavoratrici e lavoratori, per questo andremo a otto ore di sciopero, perché vogliamo un piano straordinario di sicurezza nazionale sulla situazione industriale, occupazionale e salariale dei lavoratori”. Lo ha detto il segretario nazionale della Fiom Cgil Michele De Palma dopo il tavolo ex Ilva a Palazzo Chigi. “Non siamo in una situazione normale, non è un tavolo in cui normalmente discuti, qui c ‘è una sentenza che entro 90 giorni dice che chiude tutto, perché chiudere le aree a caldo vuol dire chiudere l’ex Ilva. Quindi il punto è che questo tempo deve servire a garantire le lavoratrici e i lavoratori e a garantire delle soluzioni industriali”.

Il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, ha dichiarato: “questi novanta giorni devono essere utilizzati fino in fondo per costruire una sommatoria di soluzioni concrete, ovvero definire un vero progetto industriale con un ruolo centrale e diretto dello Stato con l’introduzione di strumenti straordinari di tutela e di risarcimento per i lavoratori che, in questi anni, hanno pagato il prezzo più alto. il Governo dovrà assumersi la responsabilità di guidare questo processo, garantendo trasparenza, risorse e una presenza pubblica forte”.

Il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano ha detto: ” La chiusura noi la respingiamo totalmente, si metta in cantiere un progetto di sviluppo per quanto riguarda l’ex Ilva e soprattutto si orienti verso la salvaguardia occupazionale, la salute e la sicurezza. chiudere le aree a caldo significa chiudere anche le aree a freddo. Le aree a freddo di Genova e Novi Ligure sono condizionate dall’area degli altoforni di Taranto e quindi impedire la chiusura delle aree a caldo per noi diventa una necessità di trovare soluzioni”.
 

Da Conquiste del Lavoro

Fim, Fiom e Uilm hanno annunciato otto ore di sciopero con assemblee in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva al termine del confronto con il Governo a Palazzo Chigi, giudicando inaccettabile che la crisi del gruppo venga scaricata sui lavoratori dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano. 

Il Governo ha condiviso con noi il fatto di costruire una proposta straordinaria che affronti i temi a partire dal decreto della Corte d’Appello e della salvaguardia industriale del sito. La chiusura noi la respingiamo totalmente - dice la Uilm -. L’abbiamo più volte ripetuto al Governo. Chiudere lo stabilimento significa decretare uno scontro sociale infinito. 

Da Sole 24 ore

"Abbiamo detto al governo che andremo a 8 ore di sciopero e assemblee con le lavoratrici e i lavoratori perché vogliamo un piano straordinario di sicurezza nazionale sulla situazione industriale, occupazionale e salariale. Il governo ci ha risposto aprendo un confronto che durerà il mese di agosto". Così il segretario della Fiom, Michele De Palma. "Il governo e i commissari - ha spiegato De Palma - terranno sospese azioni unilaterali fino alla conclusione del confronto che ci sarà con le organizzazioni sindacali. C'è un mese di tempo per avere quegli elementi di garanzia". 

"con il governo abbiamo convenuto di organizzare questi incontri con le istituzioni per le risposte occupazionali, salariali e di strumenti straordinari, perché ciò che serve è un piano straordinario", è invece il commento del segretario generale della Uilm Davide Sperti, che aggiunge "dopo 20 decreti che non hanno salvato, proviamo a occuparci di lavoratori e pacifichiamo le comunità". 

Da Soldionline

I sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm hanno annunciato la proclamazione di otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del perimetro ex Ilva, accompagnate da assemblee con le lavoratrici e i lavoratori.  Lo sciopero riguarderà l'intero gruppo degli impianti riconducibili al polo ex Ilva.
In parallelo, i sindacati hanno annunciato la convocazione di assemblee nei luoghi di lavoro per informare e coinvolgere lavoratrici e lavoratori sulle prossime mosse e sul quadro del confronto con l'esecutivo.
Nel corso dell'incontro a Palazzo Chigi, spiegano Fim, Fiom e Uilm, il governo ha aperto a un confronto che si svilupperà nel mese di agosto. Il tavolo di confronto è lo strumento con cui governo e sindacati discutono dei piani industriali, delle condizioni di lavoro, degli investimenti e delle prospettive occupazionali. 

Da Corriere di Taranto

L’incontro è stato presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Altavolo hanno partecipato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone. Presenti anche i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager, oltre ai rappresentanti di Invitalia, ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e a quelli del Gruppo Ilva.

Nel suo intervento introduttivo, Mantovano ha fatto riferimento alla decisione della magistratura, sottolineando che "si tratta di un decreto di sospensione delle attività e non di fissazione di condizioni per proseguire, il Governo non intende commentare il provvedimento, limitandosi a rilevare «una singolare sincronia tra il calendario del Governo, dei confronti con i lavoratori e il calendario giudiziario».
Mantovano ha quindi ribadito la volontà dell’Esecutivo di garantire la continuità aziendale, ricordando l’approvazione, nel Consiglio dei ministri di ieri, della norma che stanzia ulteriori 100 milioni di euro per assicurare la continuità operativa dello stabilimento.
Guardando alle prospettive future, il sottosegretario ha evidenziato la necessità di riperimetrare la gara relativa all’area a freddo. Una scelta che richiederà una valutazione dell’impatto occupazionale immediato e delle possibili alternative lavorative da offrire ai dipendenti che, in seguito all’eventuale chiusura dell’area a caldo, rischiano di perdere il posto. Parallelamente, sarà necessario individuare nuovi investimenti realizzabili nel breve periodo nell’area di Taranto e nel territorio circostante.
Quanto all’ipotesi di una maggiore partecipazione pubblica nella gestione dell’azienda, Mantovano ha osservato che anche una gestione prevalentemente pubblica non avrebbe evitato gli effetti derivanti dalle decisioni della magistratura, poiché, alla luce delle motivazioni del decreto, l’esito sarebbe stato comunque lo stesso.
Nell’intervento di sintesi al tavolo sull’ex Ilva, Mantovano ha delineato un’ipotesi di lavoro fondata sulla costituzione immediata di un tavolo tecnico, già a partire da martedì prossimo, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali, della Regione Puglia, del Comune di Taranto e dei ministeri interessati, al fine di elaborare proposte concrete da sottoporre al piu’ presto al confronto a Palazzo Chigi. 
In questo quadro, occorre, inoltre, verificare la possibilita’ di coinvolgere ulteriori investitori, a partire da quelli italiani, e analizzare congiuntamente tutte le ulteriori ipotesi di investimento riguardanti Taranto, nonche’ le risorse disponibili a sostegno di tali interventi. Cio’ anche nella prospettiva di garantire un futuro occupazionale a coloro che, in conseguenza della situazione determinatasi, dovessero perdere il lavoro. 
E proprio per rendere possibile questo lavoro in tempi rapidi, ma con il necessario approfondimento e senza soluzioni superficiali, il Governo ha proposto ‘l’immediata costituzione di un tavolo tecnico, con la partecipazione dei ministeri competenti, delle organizzazioni sindacali, della Regione Puglia e del Comune di Taranto. Il tavolo potra’ insediarsi gia’ martedi’ mattina della prossima settimana nella sede del ministero delle Imprese e del Made in Italy, con un calendario di lavoro definito e tempi contenuti, cosi’ da consentire la presentazione delle proposte al tavolo di Palazzo Chigi entro circa un mese e poco piu”. Infine, il sottosegretario ha ribadito che ‘non vi e’ alcuna decisione gia’ assunta ne’ alcun esito prestabilito: saranno prese in esame tutte le ipotesi di lavoro, senza pregiudizi e senza scelte predefinite’.

Rivolgendosi infine ai rappresentanti sindacali, il sottosegretario ha concluso: «Poiché ci conosciamo da tempo, non credo di dover fare inviti al senso di responsabilità perché, come è ben noto, abbiamo fatto un percorso insieme, riconoscendoci reciprocamente in questo senso di responsabilità».

Nel corso dell’incontro, il commissario straordinario di Acciaierie d’Italia, Giancarlo Quaranta, ha spiegato che è in corso una valutazione sulla chiusura dell’area a caldo. Una misura che comporterebbe anche la fermata delle attività negli altri stabilimenti del gruppo siderurgico riforniti dall’impianto di Taranto. Nei prossimi giorni sarà definito un calendario per la progressiva fermata degli impianti.
Quaranta ha inoltre ribadito la posizione della società rispetto ai rilievi contenuti nel provvedimento giudiziario, sostenendo che l’amianto presente nel sito tarantino è confinato e sotto controllo e che le emissioni di PM10 e PM2,5 rientrano nei limiti previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia).

Fim Cisl: "è positivo il fatto che il governo abbia condiviso di costruire con noi una proposta straordinaria che affronti i temi che vengono posti, a partire dal decreto della Corte, ma che affronti anche il tema della salvaguardia industriale del sito. Noi confidiamo che nei prossimi incontri ci sia un lavoro puntuale su trovare alternative rispetto alla chiusura che ci avevano prospettato"; “il destino degli altri siti è collegato al destino dell’Ilva di Taranto perché chiudere le aree a caldo significa chiudere anche le aree a freddo pur se già ferme o spesso in disuso".

Taranto Buonasera

Secondo quanto riferito da USB, non sarebbero stati indicati i prodotti da realizzare, i volumi previsti, gli investimenti necessari e il numero dei lavoratori che potrebbero essere impiegati. «Questa non è una soluzione industriale. È la gestione amministrativa della progressiva dismissione del gruppo»
L’organizzazione respinge inoltre ogni tentativo di attribuire alla magistratura la responsabilità della crisi. 
La limitazione della gara alla sola area a freddo, senza una precisa definizione del futuro produttivo, rischierebbe per USB di aprire la strada allo spezzettamento del gruppo e alla perdita della capacità italiana di produrre acciaio primario.
Di fronte a questo scenario, il sindacato rilancia la richiesta della nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia, ritenuta la soluzione necessaria per affidare allo Stato il controllo delle decisioni industriali e ambientali.
USB chiarisce che la proprietà pubblica non avrebbe impedito gli effetti del provvedimento della Corte d’Appello. La nazionalizzazione, però, consentirebbe di programmare gli interventi sugli impianti, garantire gli investimenti, tutelare l’occupazione e preservare la produzione nazionale di acciaio.

Acciaierie d’Italia, insiste l’organizzazione sindacale, “dispone già di lavoratori, tecnici e professionalità in grado di garantire la gestione e la ripartenza degli impianti. Manca una decisione politica all’altezza della situazione.
Accanto alla nazionalizzazione, è necessario aprire immediatamente un confronto su strumenti straordinari di tutela per tutti i lavoratori, senza distinzioni tra diretti, appalti e Ilva in amministrazione straordinaria. Servono garanzie occupazionali, continuità salariale e strumenti nuovi, capaci di accompagnare una vera transizione industriale e ambientale senza scaricarne i costi sulle persone. Qualora il Governo abbia invece deciso di chiudere l’area a caldo e rinunciare alla produzione di acciaio a Taranto, in quel caso, Taranto e i lavoratori dovranno ricevere compensazioni straordinarie e garanzie reali, non nuovi ammortizzatori sociali destinati ad accompagnare la perdita dei posti di lavoro”. 

Gazzetta del Mezzogiorno

nel Consiglio dei ministri di oggi pomeriggio potrebbe esserci un intervento del Governo. All'ordine del giorno è infatti spuntato un provvedimento urgente in materia di Ex Ilva. Potrebbe trattarsi di un decreto legge che sterilizza l'ordinanza della Corte d'appello di Milano e confermerà lo stanziamento di un'ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell'azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo.
Oggi pomeriggio la premier Giorgia Meloni ha convocato una riunione con i ministri Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

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