lunedì 27 luglio 2026

«Lo stabilimento Ilva è causa di tumori, va chiuso entro 90 giorni». Corte d’appello di Milano

comunicato

la decisione di Milano aiuta ad affrontare in emergenza i problemi della continuità attuale dello stabilimento, mettendo a nudo le responsabilità di padroni e governo nella loro non volontà di trovare soluzioni a tutela di lavoro e salute dei lavoratori e cittadini.

A noi stà a cuore la mobilitazione di lavoratori e cittadini, unica alternativa ai piani e logiche di padroni, governo e Stato del capitale - fermo restando che nocivo è il capitale e non la fabbrica. Serve una piattaforma operaia e popolare su cui chiamare alla lotta autonoma per imporre soluzioni temporanee e di prospettiva

Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto

WA 3475301704 

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«Lo stabilimento Ilva è causa di tumori, va chiuso entro 90 giorni». La Corte d’appello di Milano: «Troppo amianto e polveri sottili»

Taranto, l'ex Ilva allo Stato? Per gli ambientalisti non è la soluzione

L'ex Ilva di Taranto

I giudici hanno accolto il reclamo presentato da un gruppo di genitori tarantini. I giudici: «L’area a caldo potrà essere riaperta quando saranno eliminate le criticità»La Corte d'appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto deve essere chiusa entro 90 giorni perché le emissioni superano i limiti di legge e potrebbero essere la causa dell'aumento dei tumori. La produzione potrà ripartire soltanto dopo aver «rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti» e «adottato le misure necessarie per ricondurre le emissioni delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate l’anno». E’ questo l’esito del procedimento di reclamo davanti alla Corte d’appello avviato da un gruppo di genitori tarantini contro Ilva spa in As e Acciaierie d’Italia per chiedere l'inibitoria rispetto all'esercizio dello stabilimento: «I rischi sanitari - scrivono i giudici - vanno ridotti entro i limiti di sicura accettabilità»Il Tribunale di Milano aveva respinto la domanda di inibitoria in relazione alla mancata rimozione totale dell'amianto, prescrizione sparita dall'Autorizzazione integrata ambientale del 2025 e invece presente in quella precedente. L'amianto, secondo il reclamo, «è l'unica causa nota che provoca il tumore maligno alla pleura (mesotelioma da asbesto), che si presenta in misura quattro volte superiore, rispetto all'atteso, nella popolazione di Taranto e Statte". La società si è difesa sostenendo che l'amianto potrà essere rimosso "solo a fine vita tecnica degli impianti". «Non va sottaciuto - è scritto in ordinanza - che gli impianti Ilva e il sistema produttivo, come descritto, tra l’altro, nella stessa consulenza di parte di Ilva, sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo ammaloramento dello stabilimento».Per quanto riguarda le polveri sottili, invece, la Corte d'appello ha fatto emergere l'insostenibilità della situazione che vede il costante superamento dei limiti di emissione e la necessità di modificarlo passando all'idrogeno. «La previsione della decarbonizzazione - osserva l'ordinanza - presuppone l’insostenibilità dell’attuale sistema produttivo. L’Aia ha durata di dodici anni, e in mancanza di vincolo cogente tra i piani di decarbonizzazione e la prosecuzione dell’attività a ciclo integrale, l’attività potrà proseguire senza decarbonizzazione per altri dodici anni».Il reclamo dei cittadini tarantini, ha scritto la Corte, va respinto «con riferimento alla domanda relativa all’abbattimento di gas a effetto serra» ma va invece accolto relativamente all’inibitoria che riguarda l’amianto e le polveri sottili «aventi ciascuna carattere dirimente». La decisione è quindi molto chiara: «L’accoglimento delle domande dei cittadini, nei termini indicati, impone tout court la sospensione dell’attività nell’area a caldo dello stabilimento.

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