Il governo vuole fare un "copia e incolla" come fu con ArcelorMittal, ma anche peggio per la perdita di migliaia di posti di lavoro
Alcune notizie da un articolo di Corriere di Taranto
Gianmario Leone
Il governo punta ad arrivare al tavolo con i sindacati del 28 luglio con una sorta di preaccordo per la cessione dell’ex Ilva al gruppo Jindal...
Il successivo passaggio... con ogni probabilità, slitterà a settembre-ottobre...
L’intesa politica e industriale dovrà poi essere tradotta in un assetto contrattuale definitivo attraverso il Sale and Purchase Agreement (Spa), che disciplinerà il trasferimento degli asset dell’ex Ilva e gli impegni reciproci delle parti...
La trattativa resta comunque complessa e con numerosi aspetti da definire. Per mesi si è parlato della proposta di acquisizione degli impianti dell’ex Ilva da parte di Jindal al prezzo simbolico di 1 euro, a fronte di un significativo intervento economico pubblico.
Lo scenario più concreto sembra invece quello di un accordo sulla falsariga di quello raggiunto nel 2018 con ArcelorMittal: il fitto degli impianti con un vincolo di acquisto definitivo in un periodo compreso tra i 18 e i 24 mesi.
Resta da chiarire l’entità complessiva dell’investimento di Jindal, così come il contributo economico dello Stato.
Secondo alcune fonti, l’intervento pubblico raggiungerebbe il miliardo di euro. Il Mimit dispone infatti di strumenti di finanziamento, come i contratti di sviluppo, attraverso i quali potrebbe sostenere l’investimento: si parla di una cifra compresa tra i 700 e gli 800 milioni di euro, ancora oggetto di negoziazione...
Uno dei nodi più delicati riguarda il rapporto tra sostenibilità industriale e tutela dell’occupazione. Secondo le ipotesi contenute nel piano presentato da Jindal a marzo, sarebbe prevista una riduzione della forza lavoro nell’ordine di circa 4 mila dipendenti destinati alla cassa integrazione...
Il piano prevede una produzione di 2 milioni di tonnellate con un solo altoforno, in attesa del forno elettrico da 2,5 milioni. All’incirca 4 milioni di bramme arriverebbero dall’impianto Jindal in Oman, garantendo l’attività degli impianti di laminazione di Taranto e degli stabilimenti del Nord (Genova, Novi Ligure e Racconigi). Anche se si starebbe cercando di puntare a due forni elettrici per attutire l’impatto occupazionale.
L’operazione comporterebbe una trasformazione radicale dello stabilimento di Taranto, con il superamento del ciclo integrale e lo smantellamento di gran parte dell’area a caldo.
Una prospettiva che determinerebbe una riduzione strutturale delle emissioni e dell’impatto ambientale dello stabilimento, oltre a rappresentare la fine del modello produttivo che ha caratterizzato la fabbrica per decenni.
Attualmente il sito vive una fase di forte ridimensionamento produttivo, che in molti dentro la fabbrica hanno definito ‘un deserto industriale, dove c’è una calma mai vista’. L’altoforno 1 è sotto sequestro giudiziario dopo il gravissimo incidente del 7 maggio 2025 e, una volta dissequestrato, necessiterà di interventi stimati tra i 6 e gli 8 mesi.
L’altoforno 4 è fermo nonostante la ripartenza fosse stata annunciata per giugno. Gli interventi si sono rivelati più complessi del previsto, a cominciare dal rifacimento del crogiolo. Per questo, la ditta incaricata di avviare le operazioni per la ripartenza dal 26 luglio si è vista recapitare un rinvio sine die delle attività.
Anche le batterie di forni a coke 7-8-12, ferme da gennaio, e la cui ripartenza era stata ipotizzata per aprile e poi giugno, non hanno una data certa di riavvio. Pur avendo effettuato i lavori previsti, l’azienda lo scorso 16 luglio ha comunicato al MASE che ripartiranno solo quando entrerà in funzione un secondo altoforno quando la situazione economico-finanziaria dell’azienda lo permetterà.
Secondo il piano Jindal, gran parte dell’area a caldo verrebbe smantellata, con costi che il gruppo ritiene debbano essere sostenuti dallo Stato.
Una riconversione produttiva che peraltro comporterà una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale, considerando il passaggio dal ciclo integrale al forno elettrico. Nel frattempo si applicherà l’attuale AIA, già oggetto di integrazioni e revisioni...
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