Dalla Gazzetta del Mezzogiorno - Francesco Casula e Dario Benedetto
Sigilli a tre società. I pm: «Un impero economico a danno di operai e ambiente»
Domenica 19 Luglio 2026, 05:30
Lavoratori in nero e pagamenti in contanti. Per la procura di Taranto, l’impero costruito negli anni dalla famiglia Giannico è stato possibile anche grazie agli stipendi da fame concessi ai lavoratori e alle spese non effettuate per gli impianti di smaltimenti dei rifiuti.
Complessivamente il gip Mariano Robertiello ha disposto, su richiesta dei pm Francesco Ciardo e Filly Di Tursi che insieme con la procuratrice Eugenia Pontassuglia hanno coordinato le indagini dei carabinieri, il sequestro di oltre 1 milione e 100mila euro a cui si aggiungono i sigilli a tre realtà imprenditoriali: si tratta della ditta individuale Giannico Carlo, delle società agricole «Santa Trinità srl». e «Montecamplo srl» che comprendono immobili, beni strumentali e anche i terreni adiacenti intestati a una familiare indagata a piede libero. Per il gip «benché formalmente distinte, risultano operare nel medesimo sito, con promiscuità di funzioni, mezzi e risorse» e quindi «l’intero compendio è nella disponibilità sostanziale di un medesimo nucleo familiare».
In particolare gli investigatori hanno quantificato in 388mila euro il risparmio della famiglia Giannico ottenuto sottopagando i lavoratori: «il profitto – ha confermato il giudice - va individuato nel risparmio di spesa conseguito mediante la sistematica compressione del costo del lavoro, realizzata attraverso la corresponsione di trattamenti economici largamente inferiori a quelli dovuti e l’omesso versamento degli oneri contributivi e previdenziali».
«Lavoravo 12 o 13 ore al giorno. Non potevamo nemmeno fare la pausa, solo andare in bagno. Una volta ho avuto la febbre, mi sono riposato mezza giornata e poi sono andato a lavorare perché quando un ragazzo non stava bene ed era malato e quindi non è venuto a lavorare, lui lo ha mandato via» hanno raccontato i braccianti ai carabinieri. Nel corso delle indagini i militari hanno ritrovato due agende risalenti al 2015 e al 2012 su cui erano segnati tutti i pagamenti in nero dei braccianti.
La famiglia Giannico, inoltre, avrebbe risparmiato ben 759mila euro a danno dell’ambiente: realizzando il lago «dei veleni» che ha danneggiato una riserva naturale come il Parco regionale Terra delle Gravine.
Nessun commento:
Posta un commento