mercoledì 2 settembre 2020

Incontri, incontri... ma la situazione non cambia su nessun punto... Ora speriamo che si facciano gli scioperi veri

ArcelorMittal, incidente in Acciaieria 2. Sindacati chiedono incontro




I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) di Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un incontro urgente all’Ufficio relazioni industriali di ArcelorMittal in merito all’incidente verificatosi venerdì scorso nell’impianto Tas dell’Acciaieria 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto “con il cedimento del piano e della cappa mobile che per fortuna non ha causato lesioni ai lavoratori” si legge nella nota delle Rls.
“Segnialiamo da tempo l’assenza delle manutenzioni sia di tipo ordinarie che straordinarie all’interno dello stabilimento oltre alla mancata programmazione degli interventi che gli stessi impianti necessitano al fine di evitare eventuali incidenti” prosegue la nota. In cui invine si evidenzia anche “la mancanza di ricambi necessari alla corretta marcia degli impianti ed ovviamente alla tenuta in termini sia di sicurezza ma anche ambientali”.
Sull’incidente è intervenuto con una nota anche l’USB Taranto. “Ennesimo grave incidente in Acciaieria 2 fortunatamente senza conseguenze per i lavoratori che si trovavano al momento nel luogo interessato. Ha ceduto la cappa mobile; a generare situazioni di rischio come quella di cui parliamo l’assenza totale di manutenzione in tutti i reparti dello stabilimento siderurgico, problematica che l’USB di Taranto solleva ormai da 20 mesi. Ma le nostre segnalazioni finora non hanno trovato riscontro. Inutile è stato anche denunciare le mancanze agli organi ispettivi, intervenuti sono di rado. Il Governo peraltro conosce molto bene la situazione che si vive all’interno della fabbrica, ragion per cui ci aspetteremmo una decisa presa di posizione di fronte ad una multinazionale che non ha alcun rispetto neanche della vita umana. Chiediamo ancora e sempre con maggiore convinzione un intervento chiaro da parte del Governo. Cosa stiamo aspettando? Che accada l’irreparabile?” si legge nel comunicato dell’Usb.
“Va inoltre evidenziata l’esigenza di prevedere nell’ accordo di programma per noi indispensabile per avviare la riconversione economica, un risarcimento per tutti i lavoratori puntualmente esposti a rischi seri” concludono dall’Unione Sindacale di Base.

ArcelorMittal/sindacati confederali siamo agli incontri segreti...

Doveva restare una notizia per pochi intimi. Un incontro informale per tornare a parlarsi dopo mesi di lunghi silenzi, schermaglie, scontri verbali, esposti e denunce. Ed invece qualcuno, non si sa chi, ha lasciato trapelare la notizia dell’incontro previsto domani a Roma tra ArcelorMittal e i leader nazionali di Fim, Fiom e Uilm.
Al vertice, il primo dopo il lungo stop seguito al burrascoso confronto del 25 maggio scorso e alla vigilia del doppio sciopero di 24 ore ciascuno proclamati a Taranto per li 4 e il 7 settembre prossimo, parteciperanno, a quanto si apprende, i leader Roberto Benaglia, Francesca Re David e Rocco Palombella e l’Ad della multinazionale dell’acciaio, Lucia Morselli.
Un confronto che si svolgerà in presenza, alle 14, anche se non è stata resa nota la sede del confronto che in ogni caso non sarà una sede istituzionale e non vedrà presente esponenti di governo, e che verterà sull’intera partita, dal piano industriale all’occupazione non ultima la gestione della cassa integrazione da parte di Mittal. Difficile però che domani da questo incontro esca qualcosa di rilevante.
L’incontro precederà quello previsto per le 15,30 in Prefettura a Taranto, coordinato da Palazzo Chigi, in merito alle vicende dell’indotto Ilva.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/08/26/ex-ilva-vertice-sullindotto-coordinato-da-palazzo-chigi/)

Palombella Uilm

 “La vicenda dell’ex Ilva dura da oltre otto anni, dal sequestro degli impianti nel luglio del 2012. La situazione è drammatica, vicina al punto di non ritorno, irreversibile, con un conseguente disastro ambientale, occupazionale, sociale ed economico. Ora occorre immediatamente fissare un serio confronto con i sindacati, con le autonomie locali, con le rappresentanze datoriali, per arrivare a una ragionevole soluzione che valorizzi e salvaguardi prioritariamente l’ambiente e ogni posto di lavoro, diretto e indiretto”. Lo dichiarano in una nota congiunta Rocco Palombella, segretario generale Uilm, ed Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, fisco e finanza del Pd Milano Metropolitana.
“In questi anni ci sono state tante dichiarazioni contraddittorie – sottolineano Palombella e Potecchi – ma nessuna idea nè strategia di lungo respiro, che veda l’ex Ilva e il settore siderurgico al centro del rilancio del nostro Paese”.
“Bisogna utilizzare le risorse del Recovery Fund – aggiungono – non solo per sussidi ma soprattutto per progetti concreti che puntino sulla transizione energetica, graduale decarbonizzazione, ricerca, sviluppo, l’utilizzo delle migliori tecnologie. Tutto questo con l’obiettivo della tutela ambientale, la difesa occupazionale, il rilancio della più grande acciaieria europea e di un settore siderurgico fondamentale per la ripresa del nostro Paese”.
“L’ultimo incontro sulla situazione dell’ex Ilva è stato tenuto in videoconferenza il 9 giugno scorso – concludono -. Da quasi tre mesi si attende una nuova riunione con il Governo e Ilva Amministrazione Straordinaria, mentre si svolgono incontri segreti, di cui si è avuta conoscenza solo tramite articoli di giornale”.

Brigati Fiom



“La vertenza ex Ilva, ancora ad oggi, è in bilico e senza un percorso ben definito dal governo, che anzi sembra traccheggiare in assenza di un piano industriale e ambientale che possa rilanciare seriamente lo stabilimento siderurgico di Taranto. Si continua a vivere una fase di incertezza all’interno dello stabilimento siderurgico, infatti, ci sono migliaia di lavoratori collocati in cassa integrazione e le attività manutentive, su impianti che richiederebbero una programmazione di interventi in alcuni casi anche strutturali, sono ferme. La Fiom Cgil a più riprese ha inoltrato alla gestione commissariale di Ilva in as una relazione dettagliata in merito alle criticità presenti in tutto lo stabilimento che ad oggi, in assenza di interventi e di lavoratori delle manutenzioni centrali e di zona collocati in cassa integrazione, stanno determinando di fatto un peggioramento degli impianti in marcia”. E’ quanto afferma in una lunga rfilessione sullo stato attuale del siderurgico di Taranto, Francesco Brigati, componente della segreteria Fiom Cgil e coordinatore delle Rsu.
“Inoltre, riteniamo necessario affrontare le tematiche che riguardano direttamente i lavoratori dello stabilimetno siderugico. Infatti, nonostante le numerose segnalazioni della Fiom Cgil, siamo ancora in attesa del riscontro di ilva in as in merito alle perizie avvenute sugli impianti” si legge ancora.
“Il prossimo 2 settembre il governo, tramite il sottosegretario Turco, ha convocato Confidustria ed ArcelorMittal per affrontare il tema dell’indotto ex ilva escludendo, ancora una volta, le organizzazioni sindacali che rappresentano migliaia di lavoratori, i primi ad aver subito licenziamenti e perdite consistenti sul salario e sui diritti. Infatti, un tema che avremmo voluto affrontare con governo, Confindustria e la multinazionale è la questione del dumping contrattuale con cui si riducono salari e diritti dei lavoratori a beneficio di imprese multiservizi e di ArcelorMittal e a discapito della qualità del lavoro e della sicurezza in un luogo di lavoro ad alto rischio di infortuni” denuncia Brigati. “Sul tema del dumping contrattuale programmeremo delle iniziative come Fiom Cgil per impedire che ci sia una rincorsa al ribasso sugli appalti da assegnare e che notoriamente si ripercuote sul costo del lavoro e sulla sicurezza dei lavoratori” ribadisce il coordinatore delle Rsu.
“ArcelorMittal non mostra nessun interesse verso il territorio e i lavoratori, d’altronde non puoi aspettarti nulla da una multinazionale, ma nonostante ciò il governo continua a trattare e si pensa ad un intervento pubblico attraverso Invitalia. In poche parole Invtialia entrerà nel capitale sociale di di ArcelorMittal, il quale ancora non è proprietria degli stabilimenti del gruppo ex ilva. Una multinazionale che non paga nemmeno il fitto e che avrebbe una consistente quantita di liquidità rinveniente da invitalia con un piano industriale che prevede esuberi e ridimensionamenti importanti” denuncia Brigati.
“Noi non accetteremo nessun ridimensionamento e il governo deve dare risposte certe per il futuro dello stabilimetno di Taranto sia sul versante ambientale che occupazionale. Quest’ultimo tema, per i sindacati confederali, non riguarda esclusivmaente i lavoratori di ArcelorMittal ma anche il futuro di migliaia di lavoratori al momento in Ilva in as e che sono garantiti dall’accordo del 6 settembre 2018 – conclude Francesco Brigati della Fiom Cgil Taranto -. È giunto il tempo di affrontare le questioni entrando nel merito con studi di fattibilità ed introducnedo la valutazione di impatto sanitario preventitva per porre fine ad inutili contrapposizioni tra ambiente, salute e lavoro”.

Le conseguenze sulle lavoratrici degli appalti al massimo ribasso - Da Taranto a Massa Carrara

Nelle ditte di pulizie e negli appalti comunali appalti al massimo ribasso e lavoratrici perdono il lavoro e vedono le loro condizioni peggiorate. 
A Taranto per pulizie e ausiliariato negli asili le ditte (risultate ai primi posti nella graduatoria) hanno fatto ribassi addirittura del 99 e 95%.
La denuncia delle lavoratrici dello Slai cobas ha ottenuto per il momento l'esclusione della ditta del 99% di ribasso e questa mattina la Commissione del Comune dovrebbe anche escludere la ditta del ribasso al 95%. 
Come si vede dalla situazione delle lavoratrici di Massa Carrara, le ditte recuperano il "massimo ribasso" scaricandolo sui lavoratori.

Lavoratrici pulizie Massa Carrara

Occupiamo il Comune, rischiamo il posto”

Appalto per le pulizie in Comune, le 15 lavoratrici sul piede di guerra: "Siamo pronte ad occupare palazzo civico". Dopo il botta e risposta tra amministrazione e minoranza degli ultimi giorni, si fa incandescente la vertenza sul rinnovo del contratto delle addette delle pulizie in Comune.... le lavoratrici hanno ricevuto un messaggio durissimo da parte da Copura che le intimava di presentarsi a firmare il contratto altrimenti sarebbe stato considerato come un rifiuto all’assunzione". Un aut aut che non ha lasciato molte opzioni alle dipendenti : "Siamo state in Comune, abbiamo ritirato i contratti di lavoro ma non li abbiamo firmati: ci sono riduzioni orarie dal 30 al 50 per cento. Lavoratrici che si ritrovano quindi con salari da fame, con anche 7 ore di lavoro a settimana. Ma è lavoro questo? 
"La storia si ripete: cambio di appalto dal primo settembre con i lavoratori e lavoratrici che passeranno da Rekeep a Copura -Tutto in virtù di una gara ormai datata della città metropolitana di Firenze, alla quale si è agganciato anche il Comune, una gara aggiudicata dal Consorzio nazionale servizi con un ribasso del 60%, che comporterà un taglio delle ore lavorative del 35%. Una vergogna. Quindi ora donne, madri in prevalenza monoreddito, che da anni lavorano al Comune, vedranno il proprio stipendio quasi dimezzato, senza contare che tale riduzione impatterà notevolmente sulla qualità dei servizi svolti...
2.9.20

Le lavoratrici Slai cobas degli asili dicono NO alla privatizzazione degli asili comunali - Sostegno alla iniziativa del Comitato "Io Amo gli asili nido di Taranto"

Nell'assemblea tenutasi ieri sera nella sede dello Slai cobas, le lavoratrici e lavoratori operanti nelle pulizie e ausiliariato negli asili comunali di Taranto, in lotta per l'aumento delle ore di lavoro subito, il riconoscimento contrattuale dell'attività di ausiliariato e oggi per la difesa della salute a fronte della mancanza di tutte le protezioni necessarie anti covid sui posti di lavoro, hanno espresso la loro totale contrarietà alla chiusura, in funzione della privatizzazione dei due asili nido "Arcobaleno" e "Mimose"
Questa privatizzazione introdurrebbe nella gestione degli asili la logica del profitto dei privati, con il rischio di abbassamento dei costi necessari per il personale e per l'attività e di contro l'innalzamento delle rette per i bambini, aggravando una situazione già pesante per le famiglie. 
Nello stesso tempo questa situazione rischia di peggiorare la condizione già precaria e miserrima delle lavoratrici delle pulizie e ausiliariato. 
Ieri, primo giorno di lavoro, le lavoratrici che prima operavano nei due asili chiusi sono state divise e trasferite negli altri asili comunali, con disagio per loro che da anni lavoravano nelle due strutture e con disagio anche per le altre lavoratrici che, alla faccia delle misure di distanziamento anti covid, ora si trovano a lavorare in più persone in spazi ristretti. 

Le lavoratrici slai cobas appoggiano la protesta dei genitori del comitato, a cui esprimono la loro solidarietà.  

Queste lavoratrici sanno bene sulla propria pelle che significa la gestione da parte di ditte private, che hanno inevitabilmente una logica di riduzione dei costi (su materiali, prodotti, attrezzature, Dpi idonei, ecc.) e di profitto, scaricando il massimo ribasso, nelle offerte per ottenere l'appalto, sulle condizioni contrattuali e i diritti dei lavoratori (come sta accadendo nel nuovo appalto in cui le ditte risultanti ai primi posti hanno fatto offerte addirittura al 99 - 95% di ribasso - Chi lo pagherebbe? Domanda evidentemente retorica).
Per questo le lavoratrici e lavoratori slai cobas hanno avviato una vertenza col Comune per la internalizzazione delle attività lavorative delle pulizie e ausiliariato, perchè queste attività siano, come lo sono, considerate strutturali e fondamentali nella gestione degli asili nido e non possono avera logiche diverse dal garantire un servizio pubblico all'altezza delle necessità.
Per questo le lavoratrici sono in prima fila nell'opporsi a questa politica antisociale dell'amministrazione comunale che invece di internalizzare tutte le attività, vuole procedere addiritura a consegnare gli asili ai privati. 
Questo non deve passare e occorre unire le forze. 

Il Comunicato del Comitato " "Io Amo gli asili nido di Taranto"

Da La Ringhiera
No all’affidamento di due asili comunali, il comitato: il 16 settembre manifestazione a Taranto

Il loro NO viene ribadito anche stasera, in una nota giunta poco fa in redazione. Dicono NO alla gestione privata di due degli otto asili comunali. Ne respingono da mesi motivazioni, criteri e spiegazione (affidamento temporaneo, nelle more del concorso per l’assunzione di nuovo personale). E da mesi sostengono sì l’Amministrazione nella volontà di rimpinguare la truppa delle educatrici ma al tempo stesso ritengono, e con decisione, che intanto si possa comunque procedere con la gestione pubblica di tutti gli assili che, ribadiamolo, sono da decenni il fiore all’occhiello dei servizi comunali di Taranto. Sono gli aderenti al Comitato Io Amo gli Asili nido di Taranto. Dicono NO alla “privatizzazione” di due plessi.
“Abbiamo purtroppo appreso che il Comune sta procedendo con iniziative concrete  nel  percorso  di privatizzazione di 2 asili nido comunali – sostengono dal Comitato in una lunga articolata nota a firma di  Gabriella D’Amore, Sara Mastrobuono, Francesco Settembre e  Luca Delton – in mancanza ancora della pubblicazione del bando per l’affidamento a terzi, e  sapendo quanto siano lunghi in genere certi percorsi burocratici, temiamo questo significhi la chiusura, almeno per la gran parte di questo nuovo anno educativo, di quelle due strutture, e certamente il disagio per le bambine, i bambini e le famiglie che verranno costretti a cambiare il nido che avevano scelto”. Questo dunque il timore del Comitato. “Nel provvedimento di Giunta del 19 marzo per l’affidamento a terzi, infatti, era scritto che avrebbe avuto la durata di un solo anno, in attesa dell’espletamento del concorso (bandito nello stesso mese) per le nuove educatrici necessarie”. Il comitato tra le altre cose si chiede perchè “l’Amministrazione  non abbia aperto ancora ad oggi (1 settembre) il bando per le nuove iscrizioni e neanche quello per la formazione di una nuova graduatoria delle supplenze per le educatrici… Pensiamo che in questo momento, così delicato e difficile  per le famiglie, ci sia bisogno di rafforzare i servizi comunali  per l’infanzia di cui la città storicamente  (fra le poche del mezzogiorno) dispone”.
Il Comitato sostiene inoltre che l’affidamento temporaneo a terzi della gestione di due asili debba passare anche da un confronto in Consiglio comunale e in sede sindacale. “Non sono  state ascoltate le istanze del nostro comitato – scrivono intanto nel loro documento – E neanche prese minimamente in considerazione le proposte, presentate da Gennaio, per fronteggiare l’emergenza che si sarebbe presentata nel servizio, data la drammatica contrazione di personale che sarebbe avvenuta per i pensionamenti previsti in quota 100. Noi continuiamo a pensare che le bambine e i bambini abbiano il diritto di ritrovare, il giorno della ripresa, il nido e le educatrici che avevano lasciato bruscamente a marzo a causa del lockdown. Soluzioni alternative alla privatizzazione, in attesa dei concorsi, ci sarebbero…”. Il Comitato annuncia una manifestazione per il prossimo 16 settembre alle ore 16.30 in piazza Castello. “Invitiamo tutte le forze (organizzate e non), le associazioni, gli innamorati dei nidi a comunali a dare la loro adesione sulla nostra pagina fb” si legge infine nella nota sottoscritta per il Comitato daGabriella D’Amore, Sara Mastrobuono, Francesco Settembre e Luca Delton

martedì 1 settembre 2020

La reale situazione dei migranti: Palazzo San Gervasio, Borgo Mezzanone (FG). E' il governo che mette a rischio la salute!

Solidarietà con i lavoratori in presidio a Palazzo San Gervasio! Case e documenti per tutti, non ghetti!

info da campagne in lotta
E’ di ieri la notizia dell’arrivo di una cisterna d’acqua per chi è in presidio, mentre  sono stati consegnati due bagni chimici, ma nella migliore delle ipotesi soltanto una parte di chi è senza casa e lavora alla raccolta del pomodoro potrà accedere al campo di lavoro quando sarà pronto. La polizia ha dichiarato che nella giornata di lunedì, il centro preposto all’accoglienza degli stagionali sarebbe stato aperto, ma mancano ancora i bagni e dovranno essere fatti a tutti i tamponi: per questo i lavoratori non credono che l’apertura sia possibile a stretto giro e non vogliono muoversi.
In ogni caso, si tratta di luoghi iper-controllati e non certo piacevoli in cui vivere.

PALAZZO SAN GERVASIO (PZ), SESTO GIORNO DI PROTESTA
Prima hanno promesso di aprire l'ex-tabacchificio nella giornata di oggi; poi nell'incontro tenutosi in prefettura a Potenza  la data di apertura è slittata a mercoledì. E invece, nonostante le promesse, ad ora sono stati portati solo due bagni container, ancora da montare, e i lavori all'interno della struttura non sono ancora terminati. Oltre al fatto che prima dell'inserimento nella struttura sarà necessario disporre le misure sanitarie adeguate e non viene data alcuna indicazione chiara rispetto alle tempistiche e alle modalità. I lavoratori continuano a interpellare le istituzioni responsabili, in primis il prefetto di Potenza e il sindaco di Palazzo San Gervasio, ma questi continuano a temporeggiare. Le persone fuori dall'ex tabacchificio sono determinate a portare avanti la protesta. 

Su campagne in lotta facebook un  video di un lavoratore che denuncia la situazione e fa appello alla  solidarietà di tutti e tutte. 

Anche da Roma arriva forte e chiaro il messaggio di solidarietà ai lavoratori che da giorni, con coraggio e determinazione, sono in presidio a Palazzo San Gervasio perché non possono più vivere nel ghetto e pretendono una soluzione abitativa immediata per chi ogni giorno lavora in quel territorio.
Il Ministero della Salute, intento a fare campagna elettorale con l’abolizione del superticket, si dimentica di chi non ha il diritto di voto e lo lascia in balia degli eventi. Da quando è iniziata l’emergenza coronavirus, non ha mostrato il minimo interesse per le condizioni di chi è costretto a vivere in tende, container, baracche affollate, centri d’accoglienza, hotspot, cpr o carceri. I risultati sono ora sotto gli occhi di chi li vuole vedere: all’ex pista e nel CARA di Borgo Mezzanone, ad esempio, si parla di un vero e proprio focolaio ma le misure di prevenzione e contenimento annunciate non sono ancora state implementate. Da Saluzzo a Palazzo San Gervasio, chi lavora nelle campagne e si trova senza casa non è stato a guardare ed è sceso in strada, chiedendo ancora una volta case, documenti e protezione dalla pandemia, per sé e per la popolazione circostante, ricevendo repressione, paternalismo e indifferenza.

La salute non può essere un privilegio, i lavoratori delle campagne sono stanchi di essere ignorati.

Asili - il lavoro ricomincia - ma devono cominciare anche i diritti delle lavoratrici

L'aumento dell'orario di lavoro a 3 ore giornaliere, il riconoscimento delle mansioni di ausiliariato, oltre che di pulizia, anche alla luce della necessaria nuova organizzazione del lavoro anti covid, deve partire da subito.

Questa sera alle 18 assemblea dei lavoratori e lavoratrici Slai cobas sc, aperta a tutte.
In mancanza di notizie positive e tempi certi si avvieranno, non aspetteremo e si avvieranno nuove e combattive iniziative di lotta.


Impianto Pasquinelli - Finalmente tornano al loro posto di lavoro i 21 lavoratori che per 5 anni hanno operato sui vecchi impianti - Ma i lavoratori vogliono date e notizie ufficiali