giovedì 5 marzo 2026

La sola attenzione che lo Stato mette per lo sciopero delle donne: Repressione! APPELLO

Proprio in questi giorni, in cui stiamo organizzando a livello nazionale lo sciopero delle donne per l'8 marzo - che quest'anno si tiene il 9/3 - è giunta alle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe, che ogni anno proclama lo sciopero delle donne, assumendosi la responsabilità legale della copertura sindacale di tutte le lavoratrici, la notifica di una pesante sanzione (2.514 euro della Commissione Garanzia scioperi + 700 euro dal Tribunale), per lo sciopero delle donne indetto nel 2020.
In quella occasione, era periodo di Covid, la CGS pose un divieto generale allo sciopero, che non aveva alcuna incidenza sulla tutela della salute delle lavoratrici per il Covid - per lo Stato durante il covid le lavoratrici potevano andare a lavorare, pure fianco e fianco, mentre non potevano scioperare.
Un divieto della CGS che fu contestato da vari giuristi.
Noi ci opponemmo subito a questa violazione costituzionale del diritto di sciopero. Per non decidere da sole, facemmo una inchiesta ampia, nazionale verso le lavoratrici per chiedere se dovevamo rinunciare allo sciopero delle donne (senza peraltro manifestazioni) o mantenerlo. La risposta in grande maggioranza fu di mantenerlo. E lo Slai cobas, nel rispetto di questa decisione, lo confermò. Purtroppo tutti gli altri sindacati di base che avevano anche proclamato lo sciopero, lo revocarono, lasciando noi da soli.
Le lavoratrici Slai cobas sc hanno chiaramente fatto ricorso alla sanzione, ma è stato rigettato.
E ora dobbiamo pagare allo Stato, per il tramite dell'Ispettorato del lavoro, 3.200 euro. Per noi che siamo "piccoli" una cifra enorme, che può mettere in discussione la nostra attività, proprio ora che vogliamo organizzare le giornate e lo sciopero con presidi, iniziative pubbliche per l'8 e il 9 marzo.
Crediamo che tutte e tutti comprendano la gravità politica di questa sanzione, che è un attacco non solo allo Slai cobas sc, ma al diritto di sciopero, e in particolare alle donne, alle lavoratrici che subiscono tutto. A questo attacco repressivo ci dobbiamo opporre, prima di tutto partecipando e rendendo forti le giornate del 8 e 9 marzo prossimi.
Facciamo nello stesso tempo un grosso appello alle lavoratrici, alle compagne di Nudm e del movimento femminista in genere, ai sindacati di base, alle avvocate e avvocati ad aiutarci, a pagare la sanzione. 
Chiediamo a tutte/tutti un contributo economico, anche piccolo, che ci permetta di non farci frenare nel nostro lavoro.
Chiunque vuole e può, mandi il contributo a c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357. - con la motivazione: contributo per sanzione sciopero della CGS.
Nei prossimi giorni pubblicheremo le prese di posizioni dei giuristi, avvocati contro quel divieto della CGS.
UN FORTE GRAZIE A TUTTE E TUTTI!

Dal ricorso fatto nel 2020 alla CGS - stralci

1) E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale

2) L’iniziativa del Garante va oltre le competenze di codesta CGS che riguardano, come dalla Legge 146/90 e successive modificazioni, il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali.

La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, alla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico.
La scrivente O.S nella proclamazione e nell'attuazione dello sciopero ha rispettato la legge 146/90, preservando i servizi pubblici essenziali.

3) Vietando tutti gli scioperi, la CGS ha violato sia lo Statuto dei Lavoratori che la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost., così subordinando (non "contemperando") il diritto di sciopero agli altri diritti. Atteso che tale diritto (sia pur regolamentato nei servizi pubblici essenziali) è parte delle libertà fondamentali delle persone.

4) Codesta CGS motiva il divieto di sciopero in tutti i settori lavorativi (mettendo insieme "essenziali" e non "essenziali"  - e anche questo, a conoscenza della scrivente e di giuristi, avviene per la prima volta) richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.
D'altra parte nei settori che non fanno parte dei servizi pubblici essenziali, e come poi è stato stabilito dai Dpcm e dal protocolli Governo/OOSS, gli interessi delle persone, nel caso concreto della salute) andavano più tutelati nel non lavorare e stare a casa (come in effetti hanno fatto le lavoratrici in sciopero il 9 marzo - dato che non si sono tenute manifestazioni) che nel lavorare. 

Ed è paradossale che in tante realtà lavorative le lavoratrici potevano lavorare, con tutti i rischi di mancata distanze, mancate protezioni individuali, e invece non potevano scioperare!

La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte i servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) in cui si è assolutamente rispettata la legge 146/90, tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus.

Se si considera, come la stessa Costituzione prevede, che l’arma dello sciopero costituisce uno strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato anche per rivendicarle.

Questo sciopero, pertanto, è stato pienamente legittimo e non ha assolutamente violato le disposizioni della Legge 146/90 e successive modifiche

SLAI COBAS per il sindacato di classe

15.4.20

L'intervista di Radio Onda rossa allo Slai cobas Taranto

Radio Onda rossa - Ti rubiamo solo qualche minuto per raccontarci un po' come si sta reagendo, in che modo si sta reagendo all'ennesima morte sul lavoro all'Ilva.

Slai cobas Taranto - Il clima che c'è nella fabbrica è un silenzio irreale in queste ore perché questa seconda morte a distanza così breve dalla precedente e per di più con le stesse caratteristiche tecniche, ha lasciato sgomenti. Oggi non c'è un operaio che non dica: se deve essere così chiudiamo la fabbrica, e questo è detto dagli operai; chiaramente è detto con rabbia e rassegnazione perché gli operai non vogliono la chiusura della fabbrica per motivi oggettivi e soggettivi, perché chiaramente è il loro lavoro, ma gli annunci sul “futuro felice post Ilva” sono ridicoli, grotteschi, una favola immaginaria. Chiunque la faccia non tiene conto che questa è ancora la più grande fabbrica di questo paese, lo stabilimento centrale della siderurgia italiana e uno dei principali a livello europeo. Operai diretti, appalto, indotto, tutti sanno che si tratta di circa ventimila operai, vedono il loro lavoro senza prospettive e sicuramente nessuno vuole vivere di cassa integrazione, di attese.

Però vi devo dire che questa morte ha fatto più effetto, sia perché la situazione era di marasma assoluto dopo la decisione milanese sul fermo di tutta l’area a caldo dello stabilimento da fine agosto, sulla base di considerazioni altrettanto legittime che i magistrati hanno fatto, supportate da elementi di fatto, non certo da ideologie o da pregiudizio. Quindi in questa situazione non si vede luce con il governo che è assente materialmente dal rapporto con i lavoratori, con i sindacati che da tempo discutono solo di numeri di cassintegrazione, e di richieste di incontro diretto con la Meloni, del trasferimento del Tavolo a Palazzo Chigi - che noi appoggiamo molto tiepidamente perché non pensiamo affatto che i ministri che stanno trattando con i sindacati lo facciano per conto proprio e senza il pieno consenso della Meloni. Ma appunto a parte questo, la sostanza è che il governo sta consegnando la fabbrica in maniera stracciona a un Fondo americano oscuro, perché l’unica cosa che c'è di chiaro è che chiede soldi invece di metterli, quello che è chiaro è che si tratta di un Fondo avventuristico, sotto accusa anche in altri stati, come la Germania; per di più sembra avere tutte questo fondo, perché oltre ad essere parte dell'universo parassitario dei Fondi finanziari è legato a Trump ed è sionista, sionista nel sostegno, anche finanziario, all'ala più estrema del sionismo israeliano. Quindi in qualche maniera è il peggio che ci poteva capitare. Quando si dice “non c'è limite al peggio”, ecco ex Ilva sta provando che non c'è, che in realtà è vera questa frase.

Loris, l’operaio di 36 anni morto lunedì, era di una ditta dell'appalto. Queste ditte dell'appalto

Per l'8 marzo - le iniziative a Taranto

Dalla parte dell'Iran aggredito dall'imperialismo e sionismo/con il popolo palestinese e le masse arabe/contro il governo guerrafondaio di Meloni

da  ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Speciale Iran del 03.03.26  

Siamo dalla parte dell'Iran e su questo non ci deve essere dubbio né nelle nostre file né nelle file della classe operaia e del movimento, anche se sappiamo che nell'attuale classe operaia, nelle fabbriche, di tutto questo si sa poco, l'informazione è scarsa, la conoscenza è scarsa, la coscienza di classe è scarsa, ma questo non dipende certo da noi ma dipende da fattori storici, politici ed economici che non affrontiamo in questa sede.

Bisogna essere la parte dell'Iran perché siamo di fronte ad un'aggressione imperialista da parte della potenza imperialista più grande e più aggressiva che esiste sul pianeta che, con la figura di Trump, somiglia all'aggressività nazista di Hitler.

Siamo dalla parte dell'Iran che sta subendo questa aggressione con il sostegno dei cani da guardia del Medio Oriente, i genocidi assassini, i mostri del regime israeliano che stanno partecipando in prima fila a questa nuova aggressione, che è verso l'Iran, verso tutte le masse arabe che non accettano il dominio esclusivo dell'imperialismo americano e occidentale e il fatto che diventino i “comandanti in capo” in tutta l'area, con Israele pilastro e gendarme.

Non ci può essere dubbio: il punto primo è stare dalla parte dell'Iran, chi non è contro l'aggressione all'Iran è un pezzo di m... sia che si tratti di un cittadino, sia se si tratti di un lavoratore, o di un compagno perché nel mondo ci sono paesi imperialisti e paesi oppressi dall'imperialismo, vi sono paesi che vogliono il dominio mondiale su tutti, con proletari e popoli che devono subire povertà, miseria, guerre distruzioni e devastazione e Stati e nazioni  che devono essere vassalli dei padroni del mondo e se non sono vassalli vanno rovesciati.

Noi siamo perché questa aggressione finisca subito. Quando si viene aggrediti bisogna rispondere, l'Iran come Stato, come nazione, come governo, come popolo, ha tutto il diritto di rispondere contrattaccando chi li sta aggredendo e bombardando. Sono giusti gli attacchi iraniani a tutte le basi e le realtà che sono parte dell'aggressione dell'imperialismo americano. Se gli Stati, le borghesie arabe, le monarchie arabe sostengono questa aggressione imperialista e sionista contro l'Iran è giusto che anche loro vengano colpiti. Anche questo è un principio di giustizia. Non si capisce perché il popolo iraniano, lo Stato iraniano che rimane un Stato sovrano, la nazione iraniana, non debbano difendere il loro territorio e la loro autodeterminazione nazionale, i loro diritti nazionali a fronte di un'aggressione barbara e selvaggia condotta da barbari e selvaggi; senza che questo giudizio sia una questione personale ma una questione di un sistema che diventa sempre più barbaro e selvaggio. Questo sistema si chiama imperialismo, uno Stato che diventa sempre più odiosamente genocida e guerrafondaio come lo Stato sionista di Israele deve essere cancellato dalla faccia della terra, esattamente come nel tempo siamo stati tutti dalla stessa parte per cancellare il nazismo di Hitler e il fascismo di Mussolini come bestie del sistema imperialista mondiale prodotte dalle sue leggi economiche, politiche, ideologiche e culturali.

Così come l'Iran ha il pieno diritto di difendersi e ha il pieno diritto di avere l'energia nucleare e la  bomba nucleare. Noi siamo contro le bombe nucleari, lavoriamo per un mondo senza bombe nucleari, ma finché ci sono Stati che invece pretendono di poterne avere a centinaia e riproducibili all'infinito come sono i paesi imperialisti e l'imperialismo americano, finché ci sono Stati aggressivi come lo Stato sionista di Israele che il nucleare c'è l’ha ed è garantito dal nucleare americano, non si capisce perché i popoli che non sono americani, che non sono occidentali, che non sono sionisti e israeliani non abbiano il diritto legittimo di avere le armi necessarie per difendersi.

Detto questo, il regime iraniano è un regime reazionario di un capitalismo burocratico al servizio dell'imperialismo che opprime il suo stesso popolo, ma il problema di liberarsi del regime iraniano è un problema del proletariato, delle masse popolari iraniane, che auspichiamo che rovescino questo regime. Sosteniamo tutte le proteste che ci sono state in Iran e continuano ad esserci per rovesciare questo regime. Ma il rovesciamento di questo regime non può essere fatto certo dalle bestie al governo israeliano, dall’ imperialismo americano, dai sionisti assassini e genocidi che odiano i popoli in nome del suprematismo razzista, dell'ideologia neonazista chiamata in Israele sionismo. Questi certo non sono liberatori ma sono oppressori all'interno come all'esterno e nel mondo; e quindi il popolo iraniano, il proletariato iraniano hanno tutti il diritto di lottare contro l'aggressione imperialista e di rovesciare il regime reazionario e massacratore del suo popolo, capeggiato dal ceto islamico che attualmente rappresenta la classe dominante in Iran.

Questo è un problema del proletariato e del popolo iraniano. Il proletariato e il popolo iraniano non possono certo essere favorevoli che al posto del regime dello Scià si ritrovano gli americani, il governo lacchè degli americani, fino ai rottami della famiglia dello Scià, una famiglia che è stata cacciata a furor di popolo perché fa parte di quelle famiglie reali schifose che in alcuni paesi ci sono e perfino nei paesi imperialisti, basti pensare che cosa è e che cosa è diventata la monarchia inglese e da chi è fatta.

Noi siamo dalla parte dell'Iran, riconosciamo il suo diritto di difesa e di contrattacco anche se sappiamo che i rapporti di forza sono estremamente sfavorevoli al regime iraniano e che questi non ha la possibilità di continuare questa guerra fino in fondo, sia perché non ha la forza politico-materiale sia perché, soprattutto, non ha il sostegno del suo popolo, perché il popolo in armi può cacciare e può vincere, lo ha dimostrato la storia e può continuare a dimostrarlo anche in Iran. Ma i governi reazionari come quello di Kamenei e di chi gli succede non sono in grado di combattere contro nemici più grandi perché non contano sul sostegno, sull'armamento e sulla partecipazione di tutto il popolo a una guerra di liberazione contro l'aggressore imperialista.

Certo gli americani, il regime sionista israeliano sono in prima fila nell'aggressione militare nei confronti dell'Iran, ma tutti i governi e gli stati imperialisti sono dalla loro parte, anche se si rendono ben conto che i loro interessi non sono rappresentati di per sé dagli americani e meno che mai dallo Stato sionista di Israele che lavorano per loro e non per conto terzi. I governi imperialisti europei hanno grandi interessi sia in Iran sia nell’ importante nodo commerciale che è lo stretto di Hormuz dove passa una parte rilevante del commercio mondiale, in particolare del commercio più importante che riguarda le fonti energetiche, il petrolio, che è una ragione di fondo perché gli americani e i sionisti vogliono cancellare l'Iran per appropriarsi dell'Iran, per farlo diventare la pompa di benzina del loro sistema. Tutti i governi imperialisti sono complici di questa aggressione ne sono corresponsabili e possono via via partecipare direttamente ad essa, e il governo italiano è tra questi.

Il governo italiano è un governo esemplare di leccaculo degli americani ma, come sempre, i leccaculo degli americani vengono trattati dagli stessi americani come leccaculo e, quindi, in questo caso non sono stati neanche informati. Fino allo scandalo di quel ciccione del ministro (noi non siamo per insultare le persone ma certe persone se lo chiamano l'insulto perché perfino la loro conformazione fisica è corrispondente alla loro squallida funzione e ideologia). Non solo il governo italiano non è stato informato - ma di questo non ce ne importa nulla - perché non è che saremmo stati contenti che gli americani avessero informato il governo italiano, ma, pensate, il ministro della Difesa, uno dei ministri più importanti del governo Meloni, se ne stava bellamente a mostrare le chiappe al mare, ospitato negli alberghi lussuosissimi di Dubai, stava approfittando della sua funzione di ministro per essere trattato come un sovrano in questi paesi in particolare, diventati il centro del lusso e dello spreco e del parassitismo mondiale mentre le popolazioni nel mondo muoiono di guerre, di fame, di miseria, di impoverimento, di crisi, di carovita ecc.ecc... Questo squallido ministro si è trovato lì, subito per lui l'aereo militare che, ha affermato, di averlo pagato tre volte (perché i soldi questi c'è l'hanno e sono sempre soldi presi da noi); questo commesso viaggiatore dell'industria bellica, questa specie di ragioniere per conto terzi, questo uomo di pezza e di m. che è il ministro della Difesa è stato colto con le mani nella marmellata facendo fare una figura meschina a quello che si dice il "Paese" rispetto a una situazione di questo genere. Insomma mentre i soldati che pure stanno lì e non ci dovrebbero stare rischiano la vita, il loro ministro della difesa stava nel più lussuoso albergo di Dubai a grattarsi le palle. Questo è il sistema in cui viviamo e se questo sistema vi va bene pace all'anima vostra, ma finché ci sono le possibilità storiche e pratiche bisogna combatterlo e quindi bisogna combattere questo governo italiano, servo e padrone nello stesso tempo, che fa il padrone verso l’Italia occupando via via tutti i gangli del potere e dell'economia e ora vuole, con il referendum, prendere nelle proprie mani la magistratura, occupare tutte le caselle, quindi vuole fare il padrone in casa nostra per conto terzi e invece fa il lacché a livello internazionale. Questo sono i fascisti, questo era Mussolini e questo è stato tutto il fascismo in Italia, divenuto poi alleato e servo di Hitler e del nazismo. 

Chi si oppone realmente all'aggressione imperialista? Le masse iraniane non possono e non potranno che opporsi comunque nel decorso e percorso tortuoso di questa vicenda. Si oppone da tempo all'aggressione imperialista il popolo palestinese che la sta pagando con un genocidio sulla sua pelle, che è a rischio di essere cacciato dalla propria terra secondo i voleri di Trump e Netanyahu e che sta invece resistendo a Gaza come in Cisgiordania e che ancora oggi dice chiaro che la Palestina non è in vendita e che continua la sua lotta di liberazione per una Palestina dal fiume al mare.

Sicuramente hanno interesse a unirsi i proletari e le masse popolari dei Paesi arabi i cui governi sono tutti dall'altra parte e non vedono l'ora di essere chiamati al banchetto dall'imperialismo, per avere il loro tavolino a fianco dove possono mangiare la loro merda prodotta dal lavoro e dallo sfruttamento dei popoli.

Le borghesie arabe sono quanto di peggio sia capitato alle masse arabe e quindi pensiamo che debbano essere tutte rovesciate e che in Medioriente occorre l'unità del popolo palestinese e di tutti i proletari e le masse arabe contro tutte le borghesie arabe, contro lo stesso regime iraniano che sarà inviso agli americani ma anche inviso a buona parte delle masse iraniane ed è inviso agli interessi generali delle masse arabe del territorio.

A fronte di questo che è diventato anche un altro focolaio di guerra, già papa Bergoglio aveva parlato di "guerra mondiale a pezzi", e su questo è stato più lucido di tantissimi compagni. Noi condividiamo questo giudizio sulla guerra mondiale a pezzi; pensiamo inoltre che come è successo nella prima guerra mondiale e nella seconda guerra mondiale queste "guerre mondiali a pezzi" diventi poi un incendio mondiale generale. Dovrebbe andare così, ma non è che siccome non è ancora così noi non dobbiamo lottare a fondo contro la guerra che c'è, che produce riarmo in ogni paese, quindi il distoglimento di tutti i soldi pubblici verso la guerra che ingrassa i signori della guerra, le industrie belliche, i manager, i militari, la finanza e impoveriscono il popolo.

Il modo migliore per stare a fianco dei popoli è lottare nel nostro paese in solidarietà con quei popoli e contro i nostri governi che sono invece dall’altra parte.

Noi non riconosciamo al governo italiano la rappresentanza degli interessi degli italiani ma di quelli della borghesia e dei ricchi e del settore delle classi sociali italiane ad essi alleati, i loro interessi sono gli interessi dell'imperialismo, dei sistemi imperialisti e di coloro che in questo sistema imperialista sono più forti o che vogliono apparire più forti, com’è oggi l’imperialismo americano di Trump.

Questi governi sono complici e servi dell'imperialismo USA/Trump e dello Stato sionista di tipo nazista di Netanyahu, trascinano il nostro paese in guerra e scaricano i costi del riarmo delle guerre sui proletari e le masse italiane, a partire dai fattori più semplici, il caro vita, il caro benzina, a quelli più generali; un sistema di economia di guerra significa tagli al lavoro, tagli alla democrazia, alla pace, alla libertà, significa che comanda la feccia dell'Italia e non il popolo italiano, neanche a livelli di quello che è rappresentato in un paese capitalistico. 

Quindi dalla parte dell'Iran, dalla parte delle masse iraniane che si oppongono al regime degli ayatollah. Dalla parte del popolo palestinese, dei proletari e delle masse popolari arabe contro l'imperialismo americano e sionista, contro il governo italiano.

Invitiamo tutti a partecipare a tutte le manifestazioni possibili e chiaramente facciamo la nostra parte.

proletari comunisti/PC m Italia

marzo 2026

martedì 3 marzo 2026

Anche Loris, come Claudio, morto sull'altare del profitto del capitale, del taglio dei costi della sicurezza, per i piani di padroni, di Governo, Commissari ASSASSINI!

Questa sera riunione a Taranto

la situazione, la posizione degli operai, la proposta e l'azione dello Slai cobas per il sindacato di classe 

Taranto, incidente sul lavoro all'ex Ilva: morto operaio. 

Taranto, incidente sul lavoro all'ex Ilva: morto operaio. L'azienda: «Verifiche sulla dinamica»
Nuovo incidente sul lavoro stamattina all’ex Ilva. Un operaio  dell’indotto siderurgico - dell’impresa Gea Power - ha fatto un volo nel vuoto mentre transitava su un piano di calpestio che improvvisamente ha ceduto ed morto. L’incidente é accaduto all’agglomerato, laddove vengono preparati i materiali per la carica dell’altoforno.

L’operaio - Loris Costantino, 36 anni di Talsano -  é però giunto cosciente all’infermeria dello stabilimento ed è stato poi trasportato all’ospedale di Taranto dove poi è morto. I sindacati sono subito scesi sul piede di guerra. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno occupato la direzione aziendale e hanno proclamato 24 ore di sciopero a partire dalle 12,30 di oggi sui tre turni. «La fabbrica è al collasso. Lo stabilimento non è in sicurezza» - denunciano le organizzazioni sindacali in un documento firmato dalle segreterie e dalle Rsu di Fim, Fiom, Uilm e Usb. 

A metà gennaio, per il cedimento di un piano di calpestio al convertitore 3 dell’acciaieria 2, perse la vita l’operaio ex Ilva Claudio Salamida e quell’area dell’impianto é attualmente sequestrata dalla Magistratura. Per questo ci sono 17 indagati che rispondono del reato di omicidio colposo.Il piano di calpestivo su cui lavorava l'operaio è venuto giù, è completamente disfatto. Per noi è del tutto evidente che coloro che hanno una responsabilità si devono togliere di mezzo. Ora basta». Lo dice all'Ansa il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma, in merito all'incidente sul lavoro avvenuto questa mattina nello stabilimento ex Ilva di Taranto in cui ha perso la vita Loris Costantino, operaio della ditta di pulizie Gea Power.

«Abbiamo scioperato, abbiamo manifestato - aggiunge - per dire che era necessario investire sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, sulle manutenzioni. Adesso siamo a due persone che muoiono a distanza di pochissimo tempo. Basta parole, non le vogliamo più sentire». De Palma ricorda che i sindacati hanno «chiesto alla Presidente del Consiglio in tempi non sospetti di occuparsi direttamente dalla questione perché c'era e persiste una gestione che non andava bene. Diciamo basta». In merito alla convocazione a Palazzo Chigi per il 5 marzo De Palma sostiene che "è arrivata perché ci siamo dovuti autoconvocare come al solito, perché fosse stato per loro che la gestiscono così bene l'azienda non ce ne sarebbe stato bisogno. Loro non hanno bisogno dei lavoratori, non hanno bisogno del sindacato, non hanno bisogno di nessuno». De Palma fa sapere che «sono in corso consultazioni con le altre organizzazioni sindacali per decidere le iniziative da intraprendere. La prima cosa è stringersi alla famiglia e ai lavoratori".

lunedì 2 marzo 2026

All'ex Ilva un operaio di 37 anni muore precipitando da 12 metri mentre puliva un nastro trasportatore - Governo, padroni, commissari, ASSASSINI. SCIOPERO IMMEDIATO!

Ancora un incidente mortale questa mattina nell'ex Ilva. Morto un'operaio di 37 anni di una ditta dell'appalto impegnato nelle operazioni di pulizia di un nastro trasportatore nel Reparto Agglomerato,
Era un operaio della ditta di pulizie Gea Power dell’indotto ex Ilva, Loris Costantino, di Taranto, è morto in seguito alle gravi ferite riportate in seguito a una caduta da un piano di calpestio nel reparto Agglomerato dello siderurgico di Taranto, da un’altezza di una decina di metri.
Subito soccorso, l’uomo era stato portato in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata.
E’ deceduto poco dopo il ricovero. Sul posto anche i vigili del fuoco e personale dello Spesal.
Da accertare dinamica e responsabilità. Il 12 gennaio, in un incidente simile, morì l’operaio 46enn Claudio Salamida.