giovedì 10 febbraio 2022

Formazione Operaia – Lenin: Sui sindacati, gli scioperi, l’economismo - 1° parte


Su “L’indissolubilità della lotta economica e della lotta politica”

Partiamo da questo testo che apre il libro di Lenin:

…La risoluzione adottata in quel Congresso (il 1° congresso dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, Ginevra, 1866 – ndr) parlava esplicitamente dell’importanza della lotta economica e metteva in guardia i socialisti e gli operai, da un lato, dal esagerarne l’importanza… e, dall’altro, dal sottovalutarne l’importanza… La risoluzione ha riconosciuto che i sindacati non erano solo un fenomeno naturale, ma necessario nel regime capitalista; ne dichiarava la grandissima importanza per l’organizzazione della classe operaia nella lotta quotidiana contro il capitale e per l’abolizione del lavoro salariato. La risoluzione dichiarava che i sindacati non devono dedicare attenzione esclusivamente alla “lotta immediata contro il capitale”, non devono rimanere distaccati dal movimento politico e sociale generale della classe operaia; non devono perseguire obiettivi “ristretti”, ma devono tendere all’emancipazione generale dei milioni di lavoratori oppressi.

Da allora i partiti operai dei vari paesi hanno discusso più volte la questione e, naturalmente, ne discuteranno ancora: se, in un determinato momento, si debba prestare maggiore attenzione alla lotta economica o alla lotta politica del proletariato. Ma la questione generale, o la questione in linea di principio, resta oggi quella posta dal marxismo. È entrata nella carne e nel sangue della socialdemocrazia internazionale la convinzione che la lotta di classe debba necessariamente unire la lotta politica e quella economica in un tutto integrale. L’esperienza della storia ha, inoltre, dimostrato in modo incontrovertibile che l’assenza di libertà, o la restrizione dei diritti politici del proletariato, provocano sempre la necessità di mettere in primo piano la lotta politica”.

L’importanza della lotta economica e dell’organizzazione sindacale.

La lotta economica, la lotta sindacale di difesa delle condizioni di lavoro, salariale, ma anche per strappare dei miglioramenti (cosa che attualmente sembra più difficile, ma si sbaglierebbe di darla per impossibile), la lotta continua di contrasto alle azioni del capitale che soprattutto nella crisi punta a restringere sempre più e in vari modi la parte di lavoro necessario (salario)per aumentare la parte di pluslavoro (non pagato) degli operai , è una assoluta necessità, sia oggettiva, sia soggettiva per la classe. Rinunciare ad essa, pensando che sia impotente a fronte del fatto che i padroni tutto possono fare, tutto ottengono dal governo, e i sindacati confederali sono cogestori, volenti o non volenti, al massimo conciliatori, dei piani del capitale, sarebbe un “suicidio”, sarebbe un messaggio aperto di debolezza che per i padroni significherebbe: possiamo sfruttare di più ancora.

La lotta sindacale è nello stesso tempo una necessità soggettiva per i lavoratori. E’ nella lotta, negli scioperi, che gli operai imparano a unirsi, ad attrezzarsi e organizzarsi, a prendere coscienza che la lotta non è solo contro il proprio padrone, ma contro l’intera classe dei padroni. Vale più uno sciopero anche minoritario che decine e decine di parole. Il valore delle lotte sindacali è sia quando si rivelano positivi perchè spingono i lavoratori a continuare ed elevare la lotta, sia nel caso contrario perchè servono per analizzare, comprendere gli errori, sul piano pratico, sul piano ideologico, politico, traendone lezioni, comprendere meglio le difficoltà e attrezzarsi.

Contro la sottovalutazione della lotta economica sindacale

Coloro che tra i rivoluzionari, i comunisti, sottovalutano la lotta sindacale, quotidiana, l’organizzazione sindacale come primo momento di coscienza collettiva in termini di classe dei lavoratori e contrappongono ad essa la lotta politica rivoluzionaria, propagandano una rivoluzione senza i proletari e impediscono che gli operai cominciano ad attrezzarsi, a “farsi le ossa” per una lotta più generale.

Nello stesso tempo chi non ha mai organizzato, diretto uno sciopero non potrà mai organizzare e dirigere un movimento più grande, perchè è nello sciopero, nella lotta sindacale che si cominciano ad applicare, ad imparare quelle leggi (organizzazione delle forze, gestione dello scontro con le forze del padrone e lo Stato, tattica nella lotta, gestione delle contraddizioni all’interno stesso della classe, ecc.) che nella lotta politica rivoluzionaria sono fondamentali.

Per questo la risoluzione del 1866 – citata da Lenin – metteva in guardia contro la sottovalutazione della lotta economica.

E qui, ancora una volta non possiamo che riprendere quello che aveva scritto Marx in ‘Salario prezzo e profitto”: Se la classe operaia cedesse per viltà nel suo conflitto quotidiano con il capitale, si priverebbe essa stessa della capacità di intraprendere un qualsiasi movimento più grande”.

Contro l’esagerazione della lotta economica

Nello stesso tempo, Lenin, mette in evidenza anche l’errore di coloro che esagerano l’importanza della lotta sindacale.

La lotta sindacale è all’interno dello scontro tra lavoratori e padroni, nella prospettiva dell’abolizione del lavoro salariato, ma essa di per sè non può rovesciare il modo di produzione capitalista e il suo sistema, politico, statale, se non si lega alla lotta politica della classe operaia. In questo senso la risoluzione dichiarava che “i sindacati non devono dedicare attenzione esclusivamente alla “lotta immediata contro il capitale”, non devono rimanere distaccati dal movimento politico e sociale generale della classe operaia; non devono perseguire obiettivi “ristretti”, ma devono tendere all’emancipazione generale dei milioni di lavoratori oppressi“. E in questo senso coloro che invece esagerano l’importanza della lotta sindacale vogliono di fatto mantenere legati gli operai, i lavoratori ai soli obiettivi “ristretti”, quotidiani.

Questo lo fanno oggi sia buona parte dei sindacati di base con la conseguenza di sviluppare tra i lavoratori una coscienza “corporativa”, perchè l’eccessiva attenzione, importanza verso vertenze anche su singoli aspetti porta a concentrare su di essa l’attenzione, ad abbassare non elevare la coscienza della necessità della lotta contro l’insieme della condizione di sfruttamento, e alla necessità dell’unità delle forze come classe. Il “corporativismo” è contro l’unità della classe, persegue la divisione.

Ma esagerano l’importanza della lotta economica anche coloro che chiamano “politica” la lotta sindacale, che scambiano la forza espressa in una lotta sindacale come già di per sè espressione di una lotta politica; con la stessa concezione si esagerano i risultati eventualmente ottenuti, che il capitale dopo un certo tempo punta a mettere in discussione e a riprenderseli.

Il legame tra lotta economica e lotta politica

Lenin pone invece la questione: “Indissolubilità della lotta economica e della lotta politica; del legame – non identità – tra la lotta economica e lotta politica. Che – come scrive nello scritto sopra riportato – “la lotta di classe debba necessariamente unire la lotta politica e quella economica in un tutto integrale”.

Pur se in alcune fasi abbia più peso l’una o l’altra lotta. Oggi tra i lavoratori c’è chiaramente più attenzione alla lotta economica, sia come effetto della necessaria difesa da licenziamenti, attacchi al salario, perdita dei diritti sindacali più elementari, ecc., sia per una prevalente concezione riformista nella classe operaia, evidente nella richiesta/sollecitazione al governo, come se il governo borghese potesse fare leggi, azioni contro l’interesse del capitale.

Nello stesso tempo oggi, con la combinazione di crisi e pandemia, l’azione politica del governo, dello Stato apertamente al servizio di una parte, minoritaria, la classe dominante, e invece di attacco, restrizioni delle libertà, repressione dei diritti della maggioranza delle masse creano “la necessità di mettere in primo piano la lotta politica”.

E sbaglierebbero i comunisti, i rivoluzionari, la parte più cosciente della classe operaia a non porre questa necessità in ogni momento della mobilitazione dei lavoratori, in ogni lotta sindacale; e a non chiamare la classe operaia a stare al fianco, a sostenere i movimenti di lotta degli altri settori delle masse che si contrappongono al governo, alla repressione statale, all’attacco dei diritti degli immigrati, delle donne, ecc.

(CONTNUA IL PROSSIMO GIOVEDI’)

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