lunedì 18 febbraio 2019

I miserabili parlamentari ingannapopolo del M5stelle contestati e messi a tacere a Taranto

“Traditori, vergogna, vi siete messi coi fascisti, siete morti a Taranto!”. 
Dura contestazione da parte di un gruppo di cittadini e ambientalisti oggi a Taranto nei confronti di alcuni deputati del M5S, impegnati in un dibattito su Reddito di Cittadinanza, Pensione di Cittadinanza, Quota 100 e altre misure varate dal governo. Al tavolo erano presenti i deputati tarantini Giovanni Vianello e Gianpaolo Cassese e Anna Macina, portavoce del M5S alla Camera e Membro della I Commissione (Affari costituzionali). E’ intervenuta la Digos per riportare la calma. I contestatori hanno manifestato la loro delusione soprattutto per la questione Ilva, ricordando che i candidati al Parlamento avevano fatto il pieno di voti promettendo la chiusura del Siderurgico e la riconversione. “Ci avere preso in giro tutti – hanno urlato i manifestanti – Siete venuti a parlare di chiusura davanti alla fabbrica. Poi vi siete alleati con Salvini e dite che è colpa del Pd se la fabbrica continua a produrre. Siete spariti da Taranto e ora sparirete anche da Roma”.

domenica 17 febbraio 2019

Processo Ilva - 2 - La testimonianza di un operaio Ilva Slai cobas sc, parte civile - Un avvocato degli imputati all'operaio: "Lei non è il protagonista assoluto". Ah,sì? E chi dovrebbero essere i protagonisti in questo processo? I padroni assassini e i loro complici?

Oggi pubblichiamo le parti più importanti della testimonianza al processo Ilva "Ambiente svenduto" resada un operaio dell'Ilva Slai cobas, parte civile.
E' significativo, e anche divertente, la querelle fatta da uno degli avvocati degli imputati, Loiacono, che ha tentato di mettere in difficoltà, non far dire le cose vere all'operaio. Ma inutilmente, l'operaio gli ha restituito "pan per focaccia"!

Ricordiamo che raccoglieremo tutte le testimonianze in un dossier, in uscita il 13 marzo - giorno dell'incontro/convegno/assemblea - per info slaicobasta@gmail.com 347-5301704


DEPOSIZIONE DELl'OPERAIO ILVA

AVVOCATO E. PELLEGRIN - Senta, lei dove ha lavorato e dove lavora?
OPERAIO ILVA - Allora, io ho lavorato sino al 31 ottobre del 2018 in Ilva. Dico sino al 31 ottobre perché dal primo novembre sono in cassa integrazione.
AVVOCATO E. PELLEGRIN - Da quando lavora all’Ilva?
OPERAIO ILVA - 3 giugno 2003.
AVVOCATO E. PELLEGRIN - Senta, in che reparto lavorava?
OPERAIO ILVA - Alle officine generali, OME MUA.
AVVOCATO E. PELLEGRIN - Nell’ambito della sua attività lavorativa, ha potuto constatare la presenza di agenti inquinanti in mezzo ai quali era costretto a lavorare?
OPERAIO ILVA - Sì. L’officina dove lavoro io è situata proprio accanto all’acciaieria (Acciaieria 1) e molto spesso si vedevano si vedevano le fumate dello slopping, fumate rosse dai camini dell’acciaieria.
AVVOCATO E. PELLEGRIN - C’erano poi altri tipi di agenti inquinanti in altri reparti che lei frequentava?
OPERAIO ILVA - Io le posso raccontare di un esposto che fu fatto da parte dello SLAI Cobas in un’occasione.
AVVOCATO E. PELLEGRIN - È un esposto che fece anche lei?
OPERAIO ILVA - Io contattai la mia coordinatrice...
AVVOCATO E. PELLEGRIN - Lei assistette direttamente a questo fenomeno?
OPERAIO ILVA - No, direttamente no. Però l’esposto fu fatto perché ci fu uno sversamento di ghisa granulata in un deposito dove non doveva essere.
AVVOCATO E. PELLEGRIN - Ma lei l’ha visto questo sversamento di ghisa granulata?
OPERAIO ILVA - No, visto no. Non ci è permesso allontanarci dal nostro reparto.
AVVOCATO S. LOJACONO - Come fa a segnalarlo, se non l’ha visto? Mi sfugge!
OPERAIO ILVA - Un attimo che ci arrivo!
AVVOCATO S. LOJACONO - Mi oppongo alla domanda perché la domanda è nociva. Ha risposto

Lo Slai cobas sc di Taranto esprime il suo grande dolore per la morte/assassinio di Moussa Ba a San Ferdinando e la sua determinazione a lottare insieme ai migranti per i loro diritti, contro governo, istituzioni, padroni sfruttatori e assassini!

da campagne in lotta 
Era una morte annunciata, quella di Moussa Ba a San Ferdinando. Ma il fatto che non ci si stupisca più, in un tempo in cui le vite di scarto si moltiplicano e si spengono a ritmo vorticoso intorno a noi, non significa che sul suo cadavere non si siano già avventati i tanti sciacalli che girano intorno a queste tragedie. La questura, in primis, approfitta per farci sapere che la persona deceduta aveva precedenti penali, quasi a confermare che appunto si trattava di una vita spendibile e che in fondo la responsabilità di quel che gli è accaduto è sua. Immancabilmente, le fa eco il suo capo, Ministro dell’Interno, che invoca lo sgombero immediato e fa intendere che lo stato avesse già proposto delle soluzioni agli abitanti della tendopoli-baraccopoli, sono loro che si rifiutano: "illegalità e degrado provocano tragedie come quella di poche ore fa. Per gli extracomunitari di San Ferdinando con protezione internazionale, avevamo messo a disposizione 133 posti nei progetti Sprar. Hanno aderito solo in otto (otto!), tutti del Mali. E anche gli altri immigrati, che pure potevano accedere ai Cara o ai Cas, hanno preferito rimanere nella baraccopoli. Basta abusi e illegalità”. CARA, CAS e SPRAR si trovano a centinaia di chilometri dalla Piana di Gioia Tauro, caro ministro, dove le persone vivono in baracca per poter lavorare e guadagnare con la dignità che le contraddistingue pochi euro al giorno, spezzandosi la schiena e mandando avanti l’illustre agroindustria italica. La stragrande maggioranza di loro viene proprio da questi centri, da cui è stata espulsa proprio per via delle vostre politiche. E che cosa dovrebbe fare chi non ha il permesso di soggiorno, per colpa delle leggi che voi approvate e degli abusi che le vostre questure pure compiono anche rispetto a quelle leggi già infami? Scomparire forse? Che ne dicono poi questura, prefettura e ministero delle donne che lì vivono e lavorano sfruttate? 

Non sono da meno, però, i sindacati, CGIL ed USB in testa, che dopo aver fatto il gioco delle istituzioni per anni, anni di immobilismo e complicità con il sistema di sfruttamento e criminalizzazione, periodicamente provano a ripulirsi la faccia con iniziative del tutto prive di conseguenze - le fiaccolate, i finti cortei, le riunioni a porte chiuse, i comitati fantasma. Anzi, quando gli abitanti della tendopoli, esasperati da una situazione di violenza quotidiana, si organizzano, ecco sempre i sindacati pronti a spiegargli che devono avere pazienza, che non possono pretendere troppo, in fondo sono poveri immigrati neri. Il sindaco di San Ferdinando proprio stamattina li ha definiti ‘poveracci’. Quasi nessuno, a parte gli abitanti della tendopoli, ha il coraggio di dire che ci sono centinaia di posti letto in case vere e proprie, destinati a loro, ma che l’opportunismo politico preferisce ridistribuire ai suoi clienti, i cittadini votanti bisognosi di case. Perché non si dice che le case ci sono per tutti, ora, subito? Perchè parlare di fondi di garanzia, case sfitte, terreni confiscati quando sappiamo benissimo che si tratta di soluzioni di carta, fatte per perdere tempo e non cambiare nulla? I media, dal canto loro, danno spazio alle dichiarazioni istituzionali e allo scoop, ma non si curano di fare quel minimo di inchiesta che permetterebbe di far venire fuori la verità - appalti, finanziamenti, case popolari e alloggi per gli stagionali, di questo si dovrebbe parlare. E di contratti e di permessi di soggiorno per chi lavora. Chi svia l’attenzione è complice. 

IL DOLORE E’ RABBIA. REST IN POWER, MOUSSA! NOI NON DIMENTICHIAMO!

Taranto - Ultim'ora: La Mondadori revoca l'autorizzazione alla tenuta dell'iniziativa sul 68 - Una decisione a sorpresa e sbagliata

Nella giornata di ieri la libreria Mondadori di Taranto ci ha revocato il permesso per tenere l'iniziativa di giovedì 21, nonostante la Mondadori stessa avesse stampato la locandina. 

Pensiamo sia una decisione sbagliata e oggettivamente censoria, di cui non ci è stato comunicato ufficialmente il motivo. 

Ci scusiamo con tutti e la organizzeremo in altra sala e in altra data.
intanto il piccolo opuscolo testimonianza sul '68 a Taranto, da cui sarebbe stato tratto il 'reading pubblico' previsto, è disponibile giovedi 21 presso la sede dello Slai cobas Taranto via Livio Andronico 47 dalle 18 in poi
info  slaicobasta@gmail.com 3471102638

venerdì 15 febbraio 2019

68/69 - Anche a Taranto vi è stato il "biennio rosso" studenti-operai - Lo racconta chi c'era

La Formazione operaia - Interventi dal gruppo di studio sul testo 'Le lotte di classe in Francia' di Marx -invitiamo tutti i compagni, compagne che volessero partecipare a questo importante studio di Marx a contattarci: pcro.red@gmail.com

Pubblichiamo oggi e nei prossimi giorni alcuni interventi dei compagni di Taranto di proletari comunisti che stanno partecipando al gruppo di studio sul testo 'Le lotte di classe in Francia' di Marx.

Note sparse sul 1°capitolo de “le lotte di classe in Francia”

[in corsivo passaggi citati dal testo]

L'aristocrazia finanziaria, nelle sue forme di guadagno come nel suoi piaceri, non è altro che la riproduzione del sottoproletariato alla sommità della società borghese.

È già stato sottolineato in altri contributi allo studio questa aspetto. Altri compagni hanno trovato che più che alla borghesia finanziaria, che oggi equivale all’aristocrazia finanziaria dei tempi del testo, il sottoproletariato è simile alla piccola borghesia, nel suo oscillare tra le diverse classi. Se questo è senz’altro vero, va precisato che ciò che rende simile i sottoproletari alla parte più parassitaria della borghesia è lo stesso modo in cui entrambi questi settori di classe riproducono la loro esistenza, non dalla produzione ma da espedienti, traffici, mance e rendite. È questo rende la borghesia parassitaria pronta a comprare chiunque valga il prezzo e i sottoproletari a vendersi a chiunque lo paghi. La piccola borghesia si schiera contro, contro la classe che minacci la sua propria condizione e piccola proprietà, la miserabile illusione di appartenere alla classe possidente, i sottoproletari si schierano con. Con chiunque gli permetta di continuare a mantenere la propria condizione a spese di tutti gli altri.

Come gli operai credevano di emanciparsi accanto alla borghesia, così pensavano di potere compiere, accanto alle altre nazioni borghesi, una rivoluzione proletaria entro le pareti nazionali della Francia. Ma i rapporti di produzione francesi sono condizionati dal commercio estero della