Quando la classe operaia si mobilita dimostra che non ha alcun bisogno di dipendere da una classe politica parassitaria al perenne servizio dell’interesse della grande borghesia. Certo, siamo d’accordo che il grande sciopero dei lavoratori dell’ex Ilva avrebbe dovuto avere inizio molto prima che si arrivasse al punto odierno, ma siamo anche d’accordo che meglio tardi che mai. Il grande sciopero (finalmente!) che ha portato al blocco da quattro giorni -al momento in cui scrivo- delle statali 100 e 106 e del varco autocisterne dell’Eni ha cominciato a creare disagi di una certa entità al territorio, dato che sono esse arterie fondamentali per il transito merci e persone e che alle pompe di benzina il carburante inizia seriamente a scarseggiare.
Durante un’assemblea tenuta al presidio dei lavoratori lo scorso martedì, i segretari di Fim-Fiom-Uilm-Usb hanno informato che l’incontro previsto alla Regione Puglia nella giornata di venerdì era stato anticipato al giovedì, un primo risultato di questa straordinaria lotta. Con questo non si sta assolutamente passando per ingenui dicendo che i politicanti di turno si siano messi una mano sulla coscienza, ma vuole invece dimostrare come pruda loro il culo quando la pressione si fa alta.
Questo incontro col presidente della regione ha portato a Bari circa 400 operai determinati a non cedere di un solo millimetro le proprie ragioni, ed una volta arrivati ci si è recati immediatamente sotto il palazzo. Poco dopo l’arrivo il presidente Decaro si è mostrato ai manifestanti prendendo la parola e dicendo con le solite frasi fatte che la giunta regionale è dalla parte dei lavoratori e bla bla bla… Poco dopo i segretari sono saliti per l’incontro e l’attesa del loro ritorno è stata piuttosto lunga, nel frattempo la strada adiacente all’ingresso restava interdetta al traffico dai lavoratori.
L’attesa è stata scandita da slogan a favore del lavoro e del rifiuto della cassintegrazione e da cori contro la Presidente del Consiglio fascista Meloni e del suo ministro factotum degli industriali Urso. Oltre questo alcuni delegati ed attivisti sindacali hanno preso la parola portando ad alcuni momenti di leggera tensione. È stato infatti passato il megafono all’assessore Borraccino che non ha perso tempo a farsi contestare, i primi malumori sono sorti nel momento in cui ha detto che il suo partito (PD) sostiene i lavoratori, ma i fischi e gli schiamazzi verso di lui hanno dominato quando ha parlato di sostegno al reddito per i cassintegrati senza minimamente fare cenno alla continuità lavorativa, questi personaggi non conoscono manco per sentito dire la parola lavoro. Una seconda contestazione è venuta dai lavoratori verso un collega che invitava tutti a partecipare alla infame manifestazione antioperaia promossa dalla piccola e media borghesia di stampo pseudoambientalista della città che si terrà questo sabato. Una manifestazione organizzata da presunti ambientalisti che nulla hanno da lamentarsi sulle mega navi da crociera che puntualmente attraccano qui a Taranto, né sulle attività devastanti che la Marina Militare da sempre conduce nel Mar Piccolo. Ovviamente questi ultimi portano loro lauti profitti e quando essi si riempiono la bocca parlando dei bambini non fanno altro che strumentalizzarli per il loro interesse, interesse che non coincide per nulla con quello degli operai.
Come e più della contestazione al collega è arrivata quella al sindaco Bitetti per la stessa motivazione, presente anch’egli al tavolo. Alla sua uscita gli si è creato un capannello di gente attorno che immediatamente lo ha letteralmente mandato a fanculo per aver confermato la sua presenza alla suddetta manifestazione. Cerca di tenere un piede in due scarpe ma non può coniugare interessi del movimento antioperaio con quello degli operai stessi, resta un ipocrita. Un quarto momento di scontro è avvenuto quando alcuni operai, stanchi dell’estenuante attesa hanno avuto modo di lamentarsi con i delegati rimasti giù in presidio, in questo caso il vittimismo di un delegato Fiom è stato penoso: urlando ha prima chiesto se quelli che si lamentavano avessero la tessera sindacale, poi è passato a dire che lui era lì come volontario (definizione che contraddice la richiesta stessa delle tessere) e poi, a coronamento di tanto piagnucolare, è caduto nel patetismo più becero informando i presenti che lui fosse padre di tre figli… Un consiglio ai colleghi che hanno avuto l’alterco co’ ‘st’elemento: ricordargli che non è l’unico lì presente ad avere figli e che non gliel’ha prescritto il dottore di fare il sindacalista.
Infine, dopo più di 8 ore di estenuante attesa sono finalmente tornati i segretari (in realtà erano già scesi un’oretta prima, ma erano stati richiamati per non precisati motivi) che hanno informato tutti i presenti di come l’incontro appena concluso fosse stato fruttuoso. Riassumendo, erano soddisfatti del fatto che il documento sottoscritto da tutte e quattro le sigle sindacali lo scorso 7 ottobre fosse stato recepito ed accettato in toto sia dai partiti di maggioranza che da quelli di opposizione, fatto, a loro dire, mai accaduto prima d’ora, e anche di essere riusciti a strappare un incontro a Palazzo Chigi per il prossimo 27 ottobre, incontro nel quale dovrebbero essere accompagnati dagli operai stessi. Vedremo. Nel frattempo hanno annunciato che nella mattinata di venerdi si terrà un’assemblea al presidio sulle statali in cui verranno informati i lavoratori di quanto avvenuto nella giornata odierna.
A parte foto della manifestazione e audio interventi dei dirigenti sindacali alla fine dell'incontro in regione.
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