Appoggiamo tutti gli scioperi e le iniziative ma il compito del sindacalismo classista e combattivo è ora di fare chiarezza sugli obiettivi che difendano realmente gli interessi dei lavoratori
Difesa di tutti i posti di lavoro
Rientro dei cassintegrati, compresi quelli in Ilva AS
Difesa del salario
Riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga
Accellerazione con organico interno dei lavori di ambientalizzazione, bonifica, risanamento impianti
Regolazione dell'eventuale esubero solo con provvedimenti di prepensionamento dei lavoratori (amianto - 25 annio bastano) necessari nella siderurgia e a Taranto in particolare.
info Slaicobasta@gmail.com
3475301704
domenica 24 maggio 2020
28 maggio tornano in azione gli studenti anche in provincia di Taranto - massimo sostegno dai lavoratori Slai cobas Taranto
Presidio sia al Comune sia in una scuola a Grottaglie
Mobilitazione nazionale studentesca - 28 maggio 2020
Siamo a maggio e il Governo dà indicazione di riaprire tutto, dai luoghi di lavoro alle chiese, mentre il quadro dell'istruzione pubblica rimane disastroso. Il rapporto di Cittadinanzattiva rivela che uno studente su due non ha potuto seguire regolarmente le videolezioni, ma nel frattempo il Ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, continua a ripetere che la DAD sia un successo arrivando perfino a sostenere che gli studenti con "carenze" vadano bocciati.
Dalla chiusura delle scuole il Ministero dell'Istruzione ha relegato le lezioni online alla buona volontà dei singoli docenti, senza fornire nessun supporto di tipo tecnico, né tanto meno didattico, alle scuole e alle famiglie. Il sistema scolastico italiano ha dovuto fare i conti in pochi giorni con le carenze generalizzate di materiale informatico. Dopo anni e anni di tagli miliardari all'istruzione pubblica, sotto diktat dell'Unione Europea e a opera dei Governi di centro-destra e centro-sinistra, l'Italia
sabato 23 maggio 2020
Tanti messaggi di solidarietà a Francesco Masella delegato Slai cobas cimitero
La mia più grande solidarietà al compagno Francesco, quel che è accaduto
è inaccettabile e ci rende sempre più chiaro il clima aggressivo in cui
siamo immersi e che può solo determinare una risposta di lotta.
Lavoratrice delegata Si.cobas Poste Milano
Ti siamo tutti vicini Francesco per la tua
determinazione nei diritti dei lavoratori ..grande coraggio e grande
impegno..Ti Auguriamo una pronta guarigione
da Tiziana, Tanino, Ivan, Mary, Gaetano - lavoratori ex Pasquinelli Taranto.
Solidarietà a Francesco delegato Slai Cobas sc
Taranto, vittima del sistema marcio e
criminale dei padroni, aggredito per avere difeso i diritti
dei lavoratori.
Grazia precaria Palermo
Solidali al delegato francesco, alcune vertenze sono
davvero delicate
Mai mollare...
Tony in lotta a Palermo Slai Cobas sc
Lo so sono solo parole, il mio messaggio è rivolto a
Francesco:
non ti arrendere mai, non ti scoraggiare sappiamo che sei
uno forte,
ringrazio che almeno oggi ci sono persone come te, non
sei solo, tutto
il cobas è con te
Agostino da Palermo
Molta solidarietà a Francesco augurandogli una
pronta guarigione, coraggio forza andare avanti
Enza precaria Palermo
Forza Francesco non mollare tieni duro prima o poi
verrà un giudizio proletario e non la vinceranno loro
un abbraccio
Antonella assistente dei ragazzi disabili
di Palermo Slai
Solidale con il delegato Francesco di Taranti vittima di
un'aggressione vile...
un atto intimidatorio gravissimo da parte di gente indegna
e criminale anche della
malavita che non può e non deve spegnere lo spirito di
lottare per il proprio
lavoro e diritti...
Che Francesco e i lavoratori dello Slai sappiano che non
sono soli!
Forza!
Giorgia delegata Slai Cobas sc Palermo
Leggiamo il messaggio e il fatto è grave.
Comunicate a Francesco Masella la nostra vicinanza (politica e morale) e solidarietà da Usi Unione Sindacale Italiana, per l'aggressione subita come rappresaglia per aver segnalato e fatto intervento sulle corrette condizioni di lavoro e di piena tutela della sicurezza.
Di fronte a fatti come questi, non vogliamo e non possiamo...prendere le distanze... nemmeno quelle di distanziamento sanitario di 1 metro, che pure rispettiamo sul lavoro e nella vita sociale quotidiana, a proposito di sicurezza e tutela della salute.
Chiediamo ai compagni e compagne dello Slai Cobas per il sindacato di classe, di comunicare a Francesco anche la nostra solidarietà e se siamo autorizzati a pubblicizzare anche noi il comunicato che è inserito sotto, nelle mailing lists e contatti che abbiamo, anche come efficacia deterrente e di informazione su questo grave episodio, che non deve diventare la condotta abituale contro operai e lavoratori e lavoratrici, sindacalizzati e non, quando intervengono per lavorare meglio, in sicurezza e in condizioni dignitose. Un saluto -
USI fondata nel 1912 Roberto Martelli
Indignazione, solidarietà - da Avv. Gianluca Vitale (avv. delle parti civili al processo Ilva - tra le parti civili molti sono lavoratori cimiteriali)
Comunicate a Francesco Masella la nostra vicinanza (politica e morale) e solidarietà da Usi Unione Sindacale Italiana, per l'aggressione subita come rappresaglia per aver segnalato e fatto intervento sulle corrette condizioni di lavoro e di piena tutela della sicurezza.
Di fronte a fatti come questi, non vogliamo e non possiamo...prendere le distanze... nemmeno quelle di distanziamento sanitario di 1 metro, che pure rispettiamo sul lavoro e nella vita sociale quotidiana, a proposito di sicurezza e tutela della salute.
Chiediamo ai compagni e compagne dello Slai Cobas per il sindacato di classe, di comunicare a Francesco anche la nostra solidarietà e se siamo autorizzati a pubblicizzare anche noi il comunicato che è inserito sotto, nelle mailing lists e contatti che abbiamo, anche come efficacia deterrente e di informazione su questo grave episodio, che non deve diventare la condotta abituale contro operai e lavoratori e lavoratrici, sindacalizzati e non, quando intervengono per lavorare meglio, in sicurezza e in condizioni dignitose. Un saluto -
USI fondata nel 1912 Roberto Martelli
Solidarietà - da Giuseppe Professore Milano
Indignazione, solidarietà - da Avv. Gianluca Vitale (avv. delle parti civili al processo Ilva - tra le parti civili molti sono lavoratori cimiteriali)
Infami! - Rosario Vizzini
Grande Nud - REPRESSIONE CONTINUA
Maria Sole - Vigliacchi schifosi
Vile aggressione nei confronti di chi difende i diritti dei lavoratori! - Antonio Docente precario Palermo
Solidarietà a Francesco... forza - Teresa precaria Palermo
Grande solidarietà a francesco, ai lavoratori del cimitero di Taranto e ai delegati dello Slai Cobas sc che lottano con tanta forza
Licia lavoratrici scuola Slai Cobas sc oggi in pensione
ArcelorMittal ieri ai presidi - Slai cobas sc: Unire lotta a obiettivi
I presidi di ieri, sotto la Direzione organizzato dal Usb con la dichiarazione di sciopero, e sotto la Prefettura indetto da Fiom, Fim, Uilm, hanno visto una partecipazione di lavoratori ben oltre le previsioni, sui 1500 complessivi, in particolare quello sotto la prefettura che senza la dichiarazione di sciopero da parte dei sindacati confederali poteva essere solo dei delegati.
La presenza più numerosa e che si è fatta sentire è stata quella degli operai dell'appalto e dei cassintegrati Ilva AS e Mittal, ma non pochi erano anche gli operai di AM che sono al lavoro.
E' stata una partecipazione sentita, data la situazione insostenibile da tutti i punti di vista che sta portando avanti AM - rischio permanente di messa in cassaintegrazione che è una miseria al 58% - licenziamenti arbitrari, sfruttamento con impianti in cui lavorare diventa sempre più pericoloso,
fino alla recente richiesta di altri 1000 in cig, gran parte proprio della manutenzione, mentre senza preavviso disattiva da un giorno all'altro i badge, operai appalto sempre a rischio stipendio, ecc.
In questa situazione ieri il sentimento comune, gli interventi più applauditi, era che Mittal se ne deve andare! E i vari interventi di sindacalisti, delegati dicevano che non vogliamo più trattare con Mittal, il governo Conte deve trovare un'altra soluzione.
Altra questione è stata quella di fare una lotta vera, non bastano i presidi, alcuni operai dicevano che bisognava bloccare il magazzino, l'uscita delle merci, il problema è nostro - dicevano alcuni operai - e dobbiamo noi assumerci la responsabilità di bloccare la produzione.
In questo vi è la coscienza che sono gli operai che si devono muovere. Questo, diciamo noi, è importante e una novità in questi mesi abbastanza grigi, anche per dare un segnale verso la città.
Gli operai devono prendere il loro posto centrale in questa nuova fase della battaglia contro padroni, governo, Stato - cosa che per troppo tempo non lo è stata a Taranto.
Ma occorre vedere i prossimi giorni. La partenza della mobilitazione a Taranto è stata ritardata, anche se tanti fatti già si vedevano ed erano chiari, e gli operai fino a pochi giorni fa denunciavano che i sindacati, tutti, in fabbrica erano spariti, al massimo si lamentavano sulla stampa e chiedevano incontri.
Come abbiamo detto ieri parlando con vari operai, la lotta deve continuare - e su questo gli operai sono d'accordo - deve articolarsi, incidere sia per essere un "serio problema" per padrone, governo, Stato, sia per essere credibile per mobilitare tutti i lavoratori.
MA NON BASTA. La lotta deve avere chiari gli obiettivi, altrimenti saremo al già visto: gli operai lottano e i sindacati vanno a trattare accordi al ribasso o di svendita, come è stato in tutta la vicenda Ilva/ArcelorMitta/Governi; i sindacati hanno la lingua biforcuta: alte grida, denunce, impegni (anche ieri) a non accettare soluzioni che non difendano i posti di lavoro e poi firme ai Tavoli che fanno passare il contrario.
Tutti i sindacati rivendicano ancora l'accordo del dicembre 2018, dicendo che Mittal l'avrebbe violato, quando in realtà esso è stato la "madre" di tutta la linea e degli accordi successivi via via peggiori, quando quell'accordo ha dato il là al ricatto permanente di Mittal e alle sempre maggiori concessioni da parte del governo su cassintegrazione, rinvio bonifiche e lavori per l'Aia, uso di impianti sequestrati, dimezzamento dei soldi che Mittal deve dare e immissione di fondi pubblici, ecc., fino alla autorizzazione alla produzione e commercializzazione in pieno coronavirus, con 5mila operai complessivi
Quindi lotta e obiettivi chiari devono andare insieme.
L'Usb ieri diceva: "mandare via Arcelor Mittal e il suo ad Lucia Morselli dalla città da Taranto. Il Governo, subito dopo, dovrà mettere in sicurezza la fabbrica e aprire la discussione sulle alternative future per i lavoratori e per i loro figli. Per noi la strada è l’accordo di programma mirato a costruire un domani senza la grande industria”. Quindi via Mittal, ma via anche la fabbrica, tornando alla scellerata e incloncludente soluzione di una città senza industria, basata sul turismo, ecc;. una vera sciocchezza.
La Fiom, e anche la Uilm, diceva lo stesso: via Mittal, ma ponendo la questione del ritorno dell'ex Ilva nelle mani dello Stato almeno per un periodo di tempo, per poi una volta "risanata" ridarla a un privato. Cosa non diversa da ciò che in passato è stato fatto.
Lo Slai cobas sc ha da tempo preavvertito gli operai della conclusione che Mittal stava preparando, e nei giorni scorsi ha tenuto anche comizi alla portineria per mettere in guardia dalla volontà di AM di procedere a tappe forzate per esuberi strutturali (cosa, che come ricordano gli stessi operai, non è una novità, ma la linea che dall'inizio ha sostenuto Mittal di far fuori almeno 5mila operai).
Lo Slai cobas pone la questione dei contenuti che salvaguardino gli operai e la città - sintetizzato nella parola d'ordine: un "decreto operaio", sgomberando il campo da ogni idea che un altro padrone (Jindal/Arvedi non sono certo meglio di Mittal), o lo Stato (che è comunque al servizio delle stesse leggi del profitto del capitale e del taglio dei costi - vedi la gestione per 17 anni dell'Ilva) di per sè possano difendere effettivamente gli interessi operai.
Certo, ora Mittal, il suo strapotere, il suo mettere sotto i piedi i diritti dei lavoratori deve cessare, ed è lo Stato, il governo che si devono assumere direttamente la responsabilità della continuazione della produzione, bonifiche, lavoro per tutti.
MA COSA VOGLIAMO E SU COSA I SINDACATI VANNO A TRATTARE DEVE ESSERE CHIARO:
Difesa di tutti i posti di lavoro
Rientro dei cassintegrati, compresi quelli in Ilva AS
Difesa del salario
Riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga
Accellerazione con organico interno dei lavori di ambientalizzazione, bonifica, risanamento impianti
Regolazione dell'eventuale esubero solo con provvedimenti di prepensionamento dei lavoratori (amianto - 25 annio bastano) necessari nella siderurgia e a Taranto in particolare.
La presenza più numerosa e che si è fatta sentire è stata quella degli operai dell'appalto e dei cassintegrati Ilva AS e Mittal, ma non pochi erano anche gli operai di AM che sono al lavoro.
E' stata una partecipazione sentita, data la situazione insostenibile da tutti i punti di vista che sta portando avanti AM - rischio permanente di messa in cassaintegrazione che è una miseria al 58% - licenziamenti arbitrari, sfruttamento con impianti in cui lavorare diventa sempre più pericoloso,
fino alla recente richiesta di altri 1000 in cig, gran parte proprio della manutenzione, mentre senza preavviso disattiva da un giorno all'altro i badge, operai appalto sempre a rischio stipendio, ecc.
In questa situazione ieri il sentimento comune, gli interventi più applauditi, era che Mittal se ne deve andare! E i vari interventi di sindacalisti, delegati dicevano che non vogliamo più trattare con Mittal, il governo Conte deve trovare un'altra soluzione.
Altra questione è stata quella di fare una lotta vera, non bastano i presidi, alcuni operai dicevano che bisognava bloccare il magazzino, l'uscita delle merci, il problema è nostro - dicevano alcuni operai - e dobbiamo noi assumerci la responsabilità di bloccare la produzione.
In questo vi è la coscienza che sono gli operai che si devono muovere. Questo, diciamo noi, è importante e una novità in questi mesi abbastanza grigi, anche per dare un segnale verso la città.
Gli operai devono prendere il loro posto centrale in questa nuova fase della battaglia contro padroni, governo, Stato - cosa che per troppo tempo non lo è stata a Taranto.
Ma occorre vedere i prossimi giorni. La partenza della mobilitazione a Taranto è stata ritardata, anche se tanti fatti già si vedevano ed erano chiari, e gli operai fino a pochi giorni fa denunciavano che i sindacati, tutti, in fabbrica erano spariti, al massimo si lamentavano sulla stampa e chiedevano incontri.
Come abbiamo detto ieri parlando con vari operai, la lotta deve continuare - e su questo gli operai sono d'accordo - deve articolarsi, incidere sia per essere un "serio problema" per padrone, governo, Stato, sia per essere credibile per mobilitare tutti i lavoratori.
MA NON BASTA. La lotta deve avere chiari gli obiettivi, altrimenti saremo al già visto: gli operai lottano e i sindacati vanno a trattare accordi al ribasso o di svendita, come è stato in tutta la vicenda Ilva/ArcelorMitta/Governi; i sindacati hanno la lingua biforcuta: alte grida, denunce, impegni (anche ieri) a non accettare soluzioni che non difendano i posti di lavoro e poi firme ai Tavoli che fanno passare il contrario.
Tutti i sindacati rivendicano ancora l'accordo del dicembre 2018, dicendo che Mittal l'avrebbe violato, quando in realtà esso è stato la "madre" di tutta la linea e degli accordi successivi via via peggiori, quando quell'accordo ha dato il là al ricatto permanente di Mittal e alle sempre maggiori concessioni da parte del governo su cassintegrazione, rinvio bonifiche e lavori per l'Aia, uso di impianti sequestrati, dimezzamento dei soldi che Mittal deve dare e immissione di fondi pubblici, ecc., fino alla autorizzazione alla produzione e commercializzazione in pieno coronavirus, con 5mila operai complessivi
Quindi lotta e obiettivi chiari devono andare insieme.
L'Usb ieri diceva: "mandare via Arcelor Mittal e il suo ad Lucia Morselli dalla città da Taranto. Il Governo, subito dopo, dovrà mettere in sicurezza la fabbrica e aprire la discussione sulle alternative future per i lavoratori e per i loro figli. Per noi la strada è l’accordo di programma mirato a costruire un domani senza la grande industria”. Quindi via Mittal, ma via anche la fabbrica, tornando alla scellerata e incloncludente soluzione di una città senza industria, basata sul turismo, ecc;. una vera sciocchezza.
La Fiom, e anche la Uilm, diceva lo stesso: via Mittal, ma ponendo la questione del ritorno dell'ex Ilva nelle mani dello Stato almeno per un periodo di tempo, per poi una volta "risanata" ridarla a un privato. Cosa non diversa da ciò che in passato è stato fatto.
Lo Slai cobas sc ha da tempo preavvertito gli operai della conclusione che Mittal stava preparando, e nei giorni scorsi ha tenuto anche comizi alla portineria per mettere in guardia dalla volontà di AM di procedere a tappe forzate per esuberi strutturali (cosa, che come ricordano gli stessi operai, non è una novità, ma la linea che dall'inizio ha sostenuto Mittal di far fuori almeno 5mila operai).
Lo Slai cobas pone la questione dei contenuti che salvaguardino gli operai e la città - sintetizzato nella parola d'ordine: un "decreto operaio", sgomberando il campo da ogni idea che un altro padrone (Jindal/Arvedi non sono certo meglio di Mittal), o lo Stato (che è comunque al servizio delle stesse leggi del profitto del capitale e del taglio dei costi - vedi la gestione per 17 anni dell'Ilva) di per sè possano difendere effettivamente gli interessi operai.
Certo, ora Mittal, il suo strapotere, il suo mettere sotto i piedi i diritti dei lavoratori deve cessare, ed è lo Stato, il governo che si devono assumere direttamente la responsabilità della continuazione della produzione, bonifiche, lavoro per tutti.
MA COSA VOGLIAMO E SU COSA I SINDACATI VANNO A TRATTARE DEVE ESSERE CHIARO:
Difesa di tutti i posti di lavoro
Rientro dei cassintegrati, compresi quelli in Ilva AS
Difesa del salario
Riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga
Accellerazione con organico interno dei lavori di ambientalizzazione, bonifica, risanamento impianti
Regolazione dell'eventuale esubero solo con provvedimenti di prepensionamento dei lavoratori (amianto - 25 annio bastano) necessari nella siderurgia e a Taranto in particolare.
venerdì 22 maggio 2020
All’ex Ilva di Novi e di Genova blocco delle merci
All’ex Ilva di Novi e di Genova merci bloccate prosegue lo sciopero e i lavoratori presidiano i cancelli
Turni di blocco giorno e notte, per evitare che camion con la merce escano dallo stabilimento
NOVI LIGURE. Prosegue lo sciopero ad oltranza dei
lavoratori dell’ex Ilva di Novi, affiancati ora anche dai colleghi di
Genova. Stamattina alle 10 i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm,
rispettivamente Salvatore Pafundi, Anna Poggio e Alberto Pastorello, con
le Rsu di fabbrica, hanno ribadito ai lavoratori raggruppati davanti ai
cancelli. la volontà di continuare il blocco giorno e notte, per
evitare che la materia prima possa lasciare lo stabilimento.
Quindi, oltre ai cancelli dei Tir che solitamente eseguono
il carico e scarico della merce, saranno anche controllati eventuali
convogli in partenza. L’applicazione di una linea di protesta più dura,
in attesa dell’incontro tra le parti che avverrà nella sede del Mise
lunedì prossimo alla presenza del ministro Patuanelli, è dovuta alla
chiusura delle trattative da parte della proprietà ArcelorMittal, su
tutti i fronti, dopo l’incontro in Prefettura e in quello successivo
avvenuti ieri.
Ex Ilva, merce bloccata a Genova, l'azienda minaccia la cassa integrazione per tutti
Lavoratori in sciopero a scacchiera, un'ora per reparto
Varco
bloccato dalle sette di stamattina. Nella fabbrica Arcelormittal di
Genova i mezzi pesanti non entrano e non escono. La merce è ferma, i
lavoratori sono tutti in sciopero, a singhiozzo, un'ora per ogni
reparto, per protestare contro la decisione dell'azienda di rinnovare e
ampliare il ricorso alla cassa integrazione covid, nonostante il lavoro
ci sia. La situazione davanti al cancello in zona aeroporto, al momento,
è molto tranquilla, anche perchè camion, stamattina, non se ne sono
visti. "Ieri in videoconferenza l'azienda ci ha invitato a sospendere lo
sciopero, in caso contrario hanno minacciato di mettere tutti i mille
lavoratori- annuncia il coordinatore della rsu, Armando Palombo, in
quota fiom- per noi lo sciopero è confermato, nelle modalità consentite
dalla legge e nella salvaguardia degli impianti, che in questi anni sono
stati tenuti in piedi con lo scotch e il cartone solo grazie ai nostri
sforzi. Per noi, sfida è accettata per salvare questa fabbrica. Se
l'azienda forza, noi sappiamo cosa fare. A buon intenditor, poche
parole".
giovedì 21 maggio 2020
FORMAZIONE OPERAIA - IN TEMPI DI PANDEMIA ANCORA PIU' NECESSARIO ARMARSI DEL MARXISMO - Le risposte del Prof. Di Marco - 3
Concludiamo questa settimana con la terza parte le risposte del Prof. Di Marco agli interventi, domande, considerazioni, richieste di chiarimenti, approfondimenti, ecc. fatti nella Formazione on line da parte di compagni, compagne, lavoratori, e riguardanti l'analisi del sistema del capitale responsabile anche delle crisi pandemiche.
Il 29 maggio appuntamento telematico conclusivo di queste "lezioni-dibattito"
a cui chiunque potrà partecipare e intervenire.
Per collegarsi:
Link della riunione pubblica
Per ulteriore assistenza, info: vettarossa@gmail.com
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