mercoledì 13 settembre 2023
lunedì 11 settembre 2023
E ci ritentano... Ma il "processo Ilva" deve e resta a Taranto, e vogliamo che le condanne siano confermate in appello. Mentre i risarcimenti alle parti civili devono partire subito
Nel mese nuova assemblea/incontro con l'Avv. Soggia Mario delle parti civili organizzate dallo Slai Cobas per l'azione di risarcimento della provvisionale - per cui nulla cambia a fronte di questa assurda e ridicola pretesa di trasferimento del processo.
*****
Gli avvocati dei Riva, in particolare l'Avv. di Fabio Riva, Luca Perrone, ci ritentano (non fosse altro che per allungare i tempi del processo, ora in appello, come sempre hanno fatto durante il processo di 1° grado) - vedi in calce articolo sulla GdM del 8.9.23
Anche nel giugno 2014 con un’istanza mastodontica, di 190 pagine, gli avvocati ben pagati dei Riva, di dirigenti dell’Ilva, ecc. hanno chiesto la remissione del processo da Taranto, usando motivazioni di una storia, avvenimenti in fabbrica e a Taranto visti e distorti dai capitalisti e loro corte.
Scrivemmo allora: "E’ chiaro soprattutto l’intento di mettere i bastoni tra le ruote di questo processo, per allungarne fin da subito i tempi, già di per sè enormi.
Ma è altrettanto chiara l’operazione politica, ideologica che descrive il capitalismo come il bene, le morti e l’attacco alla salute di operai e cittadini al massimo come “incidenti di percorso”, e comunque molto ridimensionati e soprattutto non addebitabili alla volontà del padrone, per cui invece tutto è subordinato al profitto.
Se è questo il “processo” a cui si preparano i Riva e i loro avvocati, gli operai più coscienti dovrebbero da parte loro fare di questo processo una “guerra” di classe. Noi la faremo!
E ancora scrivevamo nei giorni successivi: "Gli avvocati dei Riva già hanno iniziato il loro ruolo per “svitare i bulloni” della macchina processuale e impedire che Riva e i suoi complici paghino per le migliaia di morti e ammalati in fabbrica e in città, per il gravissimo inquinamento ambientale.
Sappiamo bene che già di per sè il processo, per le norme borghesi su cui si regge fondate su una strutturale ingiustizia di classe, non potrà mai dare vera giustizia agli operai e alle masse popolari; ma in questo mega processo all’Ilva se ne vedranno di tutti i colori, di più e peggio...
Il 19 giugno si aprirà con la richiesta degli avvocati dei Riva di spostamento del processo da Taranto, perchè farlo qui non garantirebbe la sua “imparzialità”.
Per sostenere questa richiesta gli avvocati utilizzano, pro domo interesse padronale, anche alcune delle stesse motivazioni che sono state dette in questi anni e mesi nelle varie denunce: lo strettissimo legame oggettivo tra la fabbrica e la città, l’enorme peso schiacciante e mortale dell’Ilva sulla vita di migliaia di operai e cittadini, l’allarme e l’opposizione sociale, ecc.
Ma proprio queste stesse motivazioni portano, invece, al fatto che il processo DEVE ESSERE FATTO A TARANTO!
Perchè una concessione a tale richiesta di trasferimento punterebbe chiaramente a rendere molto morbida e più neutrale la vicenda processuale; perchè inevitabilmente si vorrebbe attutire tutta la gravità, la brutalità scientifica “senza attenuanti” della politica padronale di perseguire il profitto sulla vita e sulla morte degli operai e dei cittadini; perchè si vorrebbe togliere questo processo da sotto gli occhi, le orecchie, la presenza, anche nelle udienze, degli operai, degli abitanti dei quartieri inquinati, per renderlo un processo “normale”, asettico, in cui la possono far da padrone i vari articoli di legge, i codicilli, le varie possibilità di “eccezione” che il codice stesso consente... così che male che possa andare si arrivi alla prescrizione...
Questo processo, invece, ha un senso, può avere un minimo messaggio di giustizia, se non è “neutrale”, ma si carica di tutto il peso delle vite spezzate, se i morti attraverso i vivi possano gridare le loro accuse!
IL PROCESSO DEVE RIMANERE A TARANTO!
I sindacati confederali cercano di trasformare il processo a Riva e complici in un circo e in una farsa; loro che sono stati in tutti questi anni corresponsabili, lasciando mano libera a Riva ora si costituiscono parte civile!
*****
Per comprendere cosa è il "processo Ilva" richiedi e leggi il memoriale: slaicobasta@gmail.com
____________________________
DALLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO del 8 settembre 23
Ex Ilva di Taranto, Riva contro i giudici: «Il processo è da spostare»
La difesa dell’ex patron accusa: «I magistrati abitano accanto alle parti civili»
Francesco Casula
TARANTO - Il processo «Ambiente svenduto» sulle emissioni velenose dell’ex Ilva non può celebrarsi a Taranto. È quanto sostengono i difensori dei principali imputati nel maxi processo che il 31 maggio 2021 portò a 26 condanne nei confronti della famiglia Riva, ex proprietaria della fabbrica, dei dirigenti e di alcuni esponenti della politica locale e regionale... Dopo il deposito delle motivazioni, tutti gli imputati, condannati e non, hanno depositato il ricorso in appello contro la decisione di primo grado per chiedere l’annullamento della sentenza...
...La difesa di Fabio Riva, condannato a 22 anni di carcere. Nelle 1985 pagine che compongono l’atto, l’avvocato Luca Perrone, ha sostenuto che la sentenza di primo grado «ha operato una ricostruzione della vicenda Ilva in nulla condivisibile, se non surreale» che secondo il professionista tarantino ha un filo rosso riassumibile nell’accusa mossa a Riva: «non hai fatto nulla, se hai fatto qualcosa lo hai comunque realizzato in ritardo e con una finalità di produzione e di profitto e non già di tutela della salute umana e dell’ambiente».
L’avvocato ha inoltre ricordato il procedimento penale che ha visto Fabio Riva imputato dinanzi al tribunale di Milano in cui per l’imputato è assolto nei diversi gradi di giudizio: in quell’occasione, ha sottolineato la difesa, «sono stati riconosciuti cruciale gli ingenti investimenti operati per migliorare gli impianti, che, in questa sede invece, ancora oggi risultano ostinatamente negati o derubricati quanto ad importanza, rilevanza e, soprattutto, finalità».
Ma tra le diverse cose contestate, spicca la nuova richiesta di trasferire il processo in un’altra sede. Una istanza già avanzata negli anni scorsi e rigettata dalla magistratura ionica... La difesa ha evidenziato come molti di loro vivano negli stessi quartieri in cui risiedono numerose vittime che in primo grado hanno ottenuto il risarcimento: questo, secondo la difesa, dimostra come i giudici siano da considerare come soggetti danneggiati dalle emissioni dello stabilimento siderurgico...".
venerdì 8 settembre 2023
Acciaierie d'Italia - Parole di Palombella segr. naz. Uilm - Ma a questa denuncia servirebbero altre parole: allora, che fate?
Palombella:
“Nessuno degli impegni è stato mantenuto e c’è un silenzio assordante sul futuro da parte di chi, come i governi che si sono succeduti, aveva delineato la decarbonizzazione della produzione, un forno elettrico e promesso un piano industriale, una risalita produttiva, l’assorbimento di tutti i lavoratori e la stabilizzazione del sistema degli appalti diversificazione produttiva. Tra poco più di un anno, invece, dei 3 altoforni attualmente in marcia, ne resterà in vita uno solo che potrà produrre solo 1,7 milioni di tonnellate di ghisa rendendo insostenibile il mantenimento produttivo del gruppo... Sono al momento potenzialmente in esercizio tre altoforni. L’1 e il 2 sono prossimi al ‘fine vita’ e possono restare in esercizio fino alla fine del 2024 poi stop mentre il numero 4, dopo il cambio del crogiolo, ha una possibilità di vita di massimo 4-5 anni. Questo significa che all’inizio del 2025 resterà un solo altoforno, il numero 4, considerato che per costruire l’altoforno 5 e i due elettrici previsti dall’accordo servirebbero non meno di due anni. La produzione allora scenderà a 1,7 mln di tonnellate di ghisa che rende insostenibile ogni progetto di rilancio del gruppo siderurgico... Ad oggi, se nessuno interviene, non c’è nessuna possibilità di un mantenimento produttivo e della salvaguardia dei posti di lavoro”.
Un mese fa moriva Carmela Garavelli - Una lavoratrice combattente ed esemplare negli anni passati nello Slai cobas, pioniera della lotta contro la precarietà per il lavoro per la raccolta differenziata in tutta la città come grande risorsa occupazionale e ambientale - La ricordiamo con grande affetto
Male la differenziata Taranto, ma male anche la normale raccolta rifiuti, male la pulizia nelle strade... MALE SONO L'AMIU E IL COMUNE!
Gli impegni del sindaco Melucci di estendere la raccolta differenziata in tutti i quartieri e facendola 'porta a porta' si sono rivelate ancora solo parole.
Come ancora solo vaghe promesse ci sono da parte del pres. dell'Amiu per il riavvio dell'impianto di selezione rifiuti con la chiamata al lavoro dei 21 ex pasquinelli, in attesa in lavoretti ultraprecari - ma pronti nei prossime giorni a riaccendere la lotta.
Lì dove, aumento rilevante dei lavoratori nella raccolta differenziata, col sistema del 'porta a porta' e l'avvio dell'impianto di selezione potrebbero cominciare a risolvere la situazione.
Dal Corriere di Taranto
Legambiente chiede concretezza all'amministrazione comunale dopo la pubblicazione degli ultimi dati dell'Osservatorio Rifiuti Regione Puglia.
Dalla consultazione dell’Osservatorio Rifiuti Regione Puglia, che presenta dati inseriti direttamente dai Comuni e non validati dalla Sezione Regionale, l’ultimo dato disponibile relativo alla raccolta differenziata a Taranto si riferisce al maggio 2023 ed è pari ad un misero 24,04%.
Un dato inferiore a quello dell’anno scorso, chiusosi al 25,88%, e peggiore della rilevazione alla stessa data del 2022 dove ci si era attestati al 26,75%. Un dato peggiore anche rispetto a quello del 2020, superiore, sia pure di poco al 25%. Il confronto con il dato medio pugliese, pari a maggio al 58,60%, fornisce la misura della gravità della situazione: non arriviamo neanche alla metà della media dei comuni pugliesi.
Legambiente è intervenuta più volte su questa questione evidenziando come la raccolta “porta a porta” sia l’unico sistema efficace per garantire una elevata frazione di rifiuti differenziati che ci permetta di essere compresi tra le città che rispettano quel limite minimo del 65%, indicato da una legge ormai da troppi anni disattesa a Taranto. Come associazione abbiamo criticato negli anni interventi che non sono mai riusciti a modificare sostanzialmente i dati sconfortanti di differenziazione dei rifiuti e abbiamo sempre corredato le nostre critiche con proposte concrete che affrontassero il problema anche facendo tesoro di buone pratiche già ampiamente diffuse in tutta Italia e anche in molte città del sud. Già a maggio del 2021 evidenziavamo che il nodo principale risiedeva nella modalità di raccolta sottolineando come a Taranto si fosse scelto un sistema misto, ma che -di fatto- in moltissimi casi i contenitori per la raccolta differenziata non fossero custoditi nei condomini, ma risultassero allineati per strada, spesso aperti e traboccanti di rifiuti, mentre il conferimento nei cassonetti “ingegnerizzati” presenti in Città Vecchia e nel Borgo non consentiva l’identificazione del conferitore e scontava problemi oggettivi connessi al dimensionamento dei contenitori ed alla periodicità della raccolta.
“Nei mesi passati il sindaco Melucci ha già indicato che vi sarà una sostanziale modifica del contratto di servizio con Kyma Ambiente affinché si passi alla raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta in tutti i quartieri di Taranto. Nei giorni scorsi è stato nominato il nuovo consiglio di amministrazione di Kyma Ambiente e confermato quale presidente Giampiero Mancarelli. Il nuovo consiglio di amministrazione e il nuovo orientamento dell’amministrazione comunale determineranno finalmente quel cambio di passo da noi auspicato ormai da anni? Taranto avrà una gestione effettivamente sostenibile dei rifiuti urbani?“ si chiede Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto...
mercoledì 6 settembre 2023
"Dovete fare figli per i padroni!"
E' chiaro, e nè governo nè padroni tentano di mascherarlo e anzi lo dicono in maniera aperta e spudorata, la campagna contro la denatalità, che a breve porterà a provvedimenti legislativi, è in funzione di dare braccia, corpi, forza-lavoro ai padroni grandi e piccoli.
Padroni, governo Meloni si allarmano per le poche nascite. Pubblichiamo sotto un comunicato dell'Associazione Artigiani e piccole imprese di Mestre (CGIa) - ma tante altre dichiarazioni di imprenditori, di Ministri del governo, della stessa Meloni ci sono in questi mesi.
A lor signori dei bambini, delle donne, delle gravi condizioni economiche delle famiglie, della mancanza di servizi o dei loro alti costi per le famiglie, del peggioramento della sanità, delle scuole, degli asili, ecc. ecc., non gliene frega nulla di nulla, vogliono soltanto forza-lavoro, carne fresca per il ricambio di chi va in pensione, carne viva da sfruttare, o cinicamente "rimpiazzare" (un termine che esprime bene la concezione dei padroni di lavoratori come "merce") i lavoratori uccisi per il profitto.
Questa campagna per fare figli non è stata certo estranea ai governi precedenti, oggi, però, viene posta in modo martellante, colpevolizzante verso le donne, con una campagna per cui le donne pesano in base al numero di figli che hanno, e per cui vengono legate a questo numero le possibilità di essere assunte, di avere bonus, aumento dell'assegno unico, ecc.
Come non vedere un collegamento tra questa marcia concezione delle donne buone/utili come macchine riproduttive e il peggioramento generale dei diritti, della dignità delle donne, facile humus per l'aumento dei casi di stupro, femminicidi?
Il comunicato del CGIa dice nel suo comunicato che se non ci fanno figli (italiani) i padroni dovranno ricorrere "all'impiego degli extracomunitari". E lo pone quasi come una "minaccia". E allora? Assumeteli, ben vengano! (fermo restando che ci opporremo con le lotte al loro supersfruttamento).
IL COMUNICATO DEL CGIa
Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre –
CGIa
•
Entro 2027 dovremo “rimpiazzare” quasi 3 milioni di addetti. Tra
il 2023 e il 2027, ad esempio, il mercato del lavoro italiano
richiederà poco meno di tre milioni di addetti in sostituzione delle
persone
destinate ad andare in pensione... pertanto,(questo) diventerà
un grosso problema per tanti imprenditori.
E’ un quadro
desolante che rischiamo di pagare caro se, come sistema Paese, non
torneremo ad aumentare
il numero delle nascite,
a investire maggiormente nella scuola, nell’università e,
soprattutto, nella formazione professionale.
Alla
luce della denatalità in corso nel nostro Paese, appare evidente che
per almeno i prossimi 15-20 anni dovremo ricorrere stabilmente anche
all’impiego degli extracomunitari.
Negli
ultimi dieci anni la contrazione della popolazione giovanile italiana
ha interessato, in particolar modo, il Mezzogiorno. In questa
ripartizione geografica la diminuzione è stata pari a 762 mila unità
(- 15,1 per cento). Seguono il Centro con -160 mila (-6,6 per cento),
mentre al Nordovest (-1 per cento) e al Nordest (-0,5 per cento) la
flessione è stata molto contenuta. A livello regionale, invece, è
stata la Sardegna con il -19,9 per cento a subire la flessione più
importante.
Seguono la Calabria con il -19 per cento, il Molise
con il -17,5 per cento, la Basilicata con il -16,8 per cento e la
Sicilia con il -15,3 per cento. A livello provinciale, infine, la
realtà che negli ultimi 10
anni ha registrato la diminuzione
più importante è stata la Sud Sardegna con il -26,9 per cento.
Seguono Oristano con il -24 per cento, Isernia con il -22,2 per cento
e Cosenza con il -19,5 per cento. In contro tendenza, invece, solo
una dozzina di province. Le più virtuose sono state Trieste con il
+7,9 per cento, Bologna con il +7,5 per cento e Milano con il +7,3
per cento"
La
Puglia (-14,30%) in dieci anni ha perso 139.832 ragazzi under
34. Nelle province pugliesi il calo più sensibile negli
ultimi dieci anni lo ha subito Brindisi (-16.854 unità pari a
-17,6%), seguita da Taranto (-22.419, -16,2%), Lecce (-29.504,
-15,8%), Foggia (-20.834, -13,3%), Bari (-38.490, -12,8%) e infine la
Bat (-11.731, -11,9%)"



