martedì 6 maggio 2025

Morire in Puglia per sfruttamento, menefreghismo, razzismo

Italia disumana con i suoi lavoratori e lavoratrici, soprattutto se sono stranieri, Lamine è morto il 1° maggio, nella Festa dei Lavoratori

27anni Lamine Barro è morto la notte del 1° maggio, sulla strada provinciale brindisina tra Masagne e San Vito dei Normanni. Lamine (nella foto) tornava a casa in bicicletta dopo uno dei suoi due doppi lavori, quando è stato travolto da un’auto. Il conducente non si è fermato. L’ha lasciato sull’asfalto, ferito, agonizzante, e poi è fuggito. Per due ore nessuno si è fermato. Nessuno ha chiamato i soccorsi. Nessuno ha mostrato il minimo segno di umanità per questo povero giovane. Lamine era arrivato in Italia dal Senegal con un sogno semplice: lavorare, aiutare la sua famiglia, costruirsi una vita dignitosa. 

lunedì 5 maggio 2025

Gli avvocati penalisti scioperano contro il decreto sicurezza - lo Slai cobas appoggia questo sciopero

ne parla l'Avvocata Antonietta Ricci martedi 6 ore 18 alla sede via Livio Andronico 47 Taranto - info WA 3519575628

L'Unione Camere Penali: "Emanato dal Governo senza che vi fosse alcuna straordinarietà"

L’Unione delle Camere penali italiane (Ucpi) ha aderito all’appello sottoscritto da oltre 238 giuspubblicisti contro il decreto-legge sicurezza. Un decreto, ricordano i penalisti, "emanato dal governo senza che vi fosse alcuna straordinarietà, né alcun reale presupposto di necessità e di urgenza, come la Costituzione impone".

Mobilitazione a piazza Cavour 

Preludio alla mobilitazione di mercoledì questa mattina a piazza Cavour, davanti alla corte di Cassazione, per accendere un faro su quello che considerano un provvedimento dannoso per via dell'introduzione di molti nuovi reati tra cui la tanto discussa fattispecie di "rivolta all’interno di un istituto penitenziario". "La formula che è stata escogitata dal governo con questo decreto legge - dichiara il presidente dell'Unione delle Camere Penali Italiane Francesco Petrelli -. E cioè più carcere uguale più sicurezza è una truffa delle etichette. La sicurezza si persegue con ben altri strumenti. Non introducendo 14 nuovi reati, o con aumenti sconsiderati di pena o con nuove ostatività che non faranno altro che aumentare il sovraffollamento delle già disastrate carceri del nostro Paese". A rappresentare i penalisti del foro della Capitale in piazza c'è Giuseppe Belcastro, il presidente della Camera Penale di Roma: "Un decreto che desta enormi perplessità. L'opposizione non può che essere chiara e decisa. Un decreto che rosicchia pezzi di libertà in cambio di una sicurezza che non è in realtà sicurezza ma una narrazione un po' dopata rispetto a fenomeni che non allarmano come ad esempio la pacifica manifestazione del dissenso da parte dei detenuti".

Tre giorni di mobilitazione 

Tre giorni di mobilitazione - da lunedì 5 a mercoledì 7 maggio - degli avvocati penalisti. "Non si può non denunciare l'abuso della decretazione d'urgenza in considerazione della evidente mancanza delle condizioni che ne legittimano l'utilizzo, ma in particolare con riferimento alla riproposizione di norme già da più parti sottoposte a severe critiche, mentre era in corso un'ampia e approfondita discussione davanti al Parlamento", scrivono le Camere penali nella delibera con cui è stata proclamata l'astensione dalle udienze. "Nonostante le modifiche - secondo i penalisti - restano di fatto intatte tutte le criticità del 'pacchetto sicurezza' denunciate dall'Unione delle Camere Penali Italiane relative alla inutile introduzione di nuove ipotesi di reato, ai molteplici sproporzionati e ingiustificati aumenti di pena, alla introduzione di aggravanti prive di alcun fondamento razionale, alla sostanziale criminalizzazione della marginalità e del dissenso e alla introduzione di nuove ostatività per l'applicazione di misure alternative alla detenzione". 

Manifestazione a Roma 

Per mercoledì 7, inoltre, l'Unione delle Camere penali ha organizzato a Roma, in piazza Santi Apostoli, una manifestazione nazionale, nel corso della quale sono previsti interventi dell'avvocatura, dell'accademia, della società civile e della politica.

Sul futuro degli operai Acciaierie - Uilm indica la strada solita già fallita

Il segretario della UILM di Taranto Davide Sperti denuncia la totale mancanza di trasparenza sulle trattative in atto per la vendita dell'ex Ilva: “... pretendiamo le soluzioni necessarie a tutela di tutti i lavoratori diretti, di Ilva in As e del sistema degli appalti. Non si fanno scelte irreversibili a danno di migliaia di vite umane. Dopo 13 anni di vergognosa vertenza i lavoratori devono essere al centro di ogni tipo di discussione che riguardi il loro futuro...”.

OK, ma Sperti non dice, primo come i lavoratori possono essere al centro, sulla base di quale mobilitazione, iniziative? Secondo, quali sono le richieste concrete perchè sia salvaguardato il futuro dei lavoratori? Ma poi qualcosa la dice la Uilm. E non è positiva:

"Qualsiasi percorso – ha dichiarato Gennaro Oliva – deve ripartire dall’accordo del 6 settembre 2018. È lì che si garantisce la tutela dei lavoratori diretti, di quelli in amministrazione straordinaria e dell’intero indotto..."

La rivendicazione è sempre l'accordo del 2018. Un accordo che ha permesso che 2500 operai restassero fuori dalla fabbrica, la maggiorparte in una cassintegrazione eterna non può essere assolutamente la richiesta che metterebbe al centro gli interessi dei lavoratori; anzi è un grave precedente per cui i nuovi padroni possono mettere fuori altre migliaia di operai.

Un altro punto è il "riconoscimento dei danni da esposizione a fibre di amianto e agenti cancerogeni, ottenendo tavoli istituzionali e audizioni presso la Commissione Sanità della Regione Puglia".

Ma anche questa rivendicazione, che è giusta, è bacata in partenza. Non è coi Tavoli, audizioni che si ottiene. Con l'ingresso di Riva lo Slai cobas portò avanti una lunga e dura battaglia per i benefici amianto e la vinse per migliaia di operai. LA VINSE CON LA LOTTA! portata avanti ogni giorno contro le Istituzioni locali e nazionali che volevano negare il riconoscimento dell'esposizione amianto.

Il resto sono parole già sentite.

sabato 3 maggio 2025

Dopo 25 aprile e 1° Maggio - prepariamo una grande giornata di lotta cittadina - Se ne parla martedi 6 ore 18 sede Slai cobas via Livio Andronico 47 Taranto - info wa 3519575628


A chi augurare "buon 1° Maggio" - riceviamo e volentieri pubblichiamo

Una festa ormai solo simbolica per una classe sempre più dimenticata dallo Stato Italiano e da tutte le sue correnti politiche, da destra a sinistra.

Auguri a tutti quelli che un lavoro non ce l'hanno, ma sperano di trovarlo.

Auguri a tutti quelli a cui non vengono riconosciuti i loro diritti....

Auguri a tutti quelli che lavorano a nero o sotto capolarato

Auguri a tutti quelli che vivono nel precariato, con contratti capestri, come co.co.pro e affini, o rinnovati "ab illo tempore" a tempo determinato ogni 3 mesi, con tutti gli escamotage possibili e immaginabili per aggirare la legge.

Auguri a tutti quelli contrattualizzati part time che si fanno 10 ore al giorno per uno stipendio da fame.

Auguri a tutte quelle donne e ragazze che, ancora oggi, nel 2025, durante un colloquio di assunzione, devono sentirsi dire "Lei pensa di fare figli nei prossimi 10 anni?"

Auguri a tutti quelli che vanno a lavorare anche con la febbre, che hanno paura di mettersi in malattia, "se no perdono il posto".

Nessun augurio ai furbetti del cartellino, a chi si imbosca facendo lavorare gli altri, a chi supera una selezione pubblica per nepotismo o con altri mezzi poco puliti, a chi usa la malattia come strumento per farsi le vacanze e vede il lavoro come un mezzo solo per fregare soldi....questo Paese NON ha bisogno di voi.

Buon primo maggio!