mercoledì 26 marzo 2025

Cosa non sappiamo dell’operazione tra Baku Steel e l’ex Ilva - un commento

Nonostante la rilevanza pubblica della vicenda, molte cose non sono chiare su Baku Steel e sul futuro di Acciaierie d'Italia - La lettera di Marco Dell'Aguzzo

Caro direttore,

sono giorni che mi chiedi, insistentemente, di fornirti i nomi dei soci di Baku Steel, la società siderurgica azera che acquisirà, pare, Acciaierie d’Italia, dopo che la sua offerta è stata giudicata la migliore tra le tre ricevute.

Sia chiaro, la tua richiesta e la tua insistenza sono ragionevolissime: il giornalismo è un servizio pubblico, e le vicende dell’ex Ilva hanno una grande rilevanza pubblica non solo per il ruolo dello stato ma anche per l’occupazione e per il futuro di un’industria cruciale. Far sapere ai lettori a chi andrà in mano il più grande produttore italiano di acciaio non è solo importante: è il senso stesso del nostro lavoro.

Alle tue domande, però, io non so rispondere. Non pensare che voglia giustificarmi, ma non è un semplice. LAzerbaigian non è una democrazia né, ovviamente, un regime trasparente: nell’ultima classifica del Corruption Perceptions Index sulla corruzione percepita si è posizionato in fondo, al 154° posto su 180. Sul sito di Baku Steel, poi, la sezione dedicata ai comunicati stampa è scarna. 

La forma giuridica della società è closed joint-stock company, o Csjc: le sue azioni sono detenute da un numero limitato di soggetti e non possono essere scambiate o trasferite liberamente. Sappiamo che si definisce la più grande e moderna azienda siderurgica nella regione del Caucaso, che il direttore generale si chiama Kamal Ibrahimov, e poco più.

Immagino che la presenza dello stato azero in Baku Steel sia molto forte, anche considerato che in Azerbaigian la gestione della cosa pubblica è un affare di famiglia: il presidente Ilham Aliyev è al potere dal 2003, preceduto dal padre Heydar, che assunse l’incarico nel 1993; la vicepresidente è la moglie di Ilham, Mehriban Aliyeva.

Tutto questo è rilevante? Lo è eccome, o quantomeno dovrebbe esserlo, per tre motivi: il primo è che nel consorzio che acquisirà Acciaierie d’Italia c’è anche lo stato azero, attraverso la compagnia di investimento Azerbaijan Investment Company; il secondo è che l’Azerbaigian è in buoni rapporti politici ed economici con la Russia; il terzo è che l’Azerbaigian è già uno dei nostri principali fornitori di gas naturale e di petrolio greggio. Consegnare al paese un asset critico come gli impianti di Acciaierie d’Italia – in aggiunta, forse, alla gestione di un rigassificatore a Taranto – potrebbe essere problematico.

Setacciando su Internet, non ho e non abbiamo, con i colleghi, trovato informazioni sugli azionisti di Baku Steel. Abbiamo chiesto allora al ministero delle Imprese, che si è limitato a linkarci il sito della società. Abbiamo chiesto a uno dei commissari di Acciaierie d’Italia, ma non abbiamo ricevuto risposta, neppure a carattere informale.

La “criticità” del passaggio di Acciaierie d’Italia in mani azere potrebbe essere dimostrata (implicitamente) dalla possibile permanenza dello stato nell’azionariato: permanenza che il ministro Adolfo Urso aveva di fatto smentito, criticando le esperienze passate; sembra però che Invitalia (controllata dal ministero dell’Economia) avrà una quota del 10 per cento, accanto a Baku Steel, ad Azerbaijan Investment Company e al gruppo indiano Jindal Steel.

Ti saluto, nell’attesa di saperne di più.

Marco Dell’Aguzzo

Acciaierie ex -ilva - un commento per il dibattito


Ex Ilva, Giustizia per Taranto: “Baku Steel chiede all’Italia più di quanto offre per rilevare la fabbrica”

La trattativa fra Baku Steel, la società in pole position per l’acquisizione degli impianti dell’ex-Ilva, e i commissari di Acciaierie d’Italia inizia a mostrare qualche dettaglio in più e ciò è già sufficiente per scoprire il grande bluff di quest’ennesimo tentativo di riportare sul mercato una fabbrica al capolinea -scrive l’associazione Giustizia per Taranto.

Baku steel ha offerto 1,1 miliardi di euro, compresi i 500 mln per il magazzino e in più ha promesso 4 miliardi di investimenti per il piano industriale e ambientale. Ora trapela che, oltre a chiedere la permanenza dello Stato italiano (tramite Invitalia) nella società con una quota del 10%, gli azeri vorrebbero 5,5 miliardi di incentivi pubblici fra investimenti, energia e crediti con garanzia di Sace, il gruppo assicurativo e finanziario controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Avete capito bene: a fronte di un’offerta di 5,1 miliardi di euro, ne chiedono 5,5 di contributi statali! E non per il 100% delle quote societarie, ma per il 90! Se non fosse tutto così tragico, sarebbe comico. 
A questo va aggiunto -prosegue la nota- che Baku Steel, che ora chiede incentivi sull’energia, è un consorzio assai misterioso in cui l’unico socio di cui si sa qualcosa è la Azerbaijan Investment Company, controllata dal governo antidemocratico dell’ex Unione Sovietica che, a sua volta, fornisce gas all’Italia attraverso la Tap. Vale la pena ricordare, in proposito, che la COP29, svoltasi a novembre scorso proprio a Baku, vide l’intervento della Presidente Meloni sollecitare l’approvvigionamento di gas… 
Divertente, peraltro, notare come l’investimento, poi fatto saltare, di Ferretti nel porto di Taranto agitò questo governo in quanto “i cinesi avrebbero messo le mani su un’infrastruttura strategica italiana” e ora si consegna il siderurgico al governo (ripetiamo, antidemocratico) azero, che ha stretti rapporti di collaborazione con la Russia di Putin.
Non vanno meglio le cose sul fronte occupazionale, dove i posti di lavoro garantiti scenderanno a 7.800, ma solo per i primi due anni. Facile immaginare che accadrà quanto diciamo da almeno dieci anni, e cioè che questa fabbrica, oltre a stare sul mercato solo grazie ad artifici legislativi e contabili e ai mancati investimenti in ambiente e sicurezza, potrà continuare a farlo solo dimezzando gli occupati. 
Sul piano ambientale, manco a dirlo, all’orizzonte ancora altiforni e, a breve, anche una nave rigassificatrice.
Sfidiamo ancora una volta chi crede in questo salvataggio -aggiunge ancora l’associazione Giustizia per Taranto- a illustrarci i motivi per cui essere fiduciosi, da qualsiasi punto di vista lo si guardi. E a dirci perché tutti quei miliardi pubblici non dovrebbero essere investiti (si badi bene, non spesi) per riconvertire l’economia del nostro territorio, chiudendo per sempre con le fabbriche della morte.

Acciaierie - quelle che si dicono 'buone notizie'

Che fine fa l’acciaio italiano

Baku non sa gestire Ilva e punta su manager russi per rilanciare l’impianto

Incerta anche la provenienza del minerale di alta qualità per gestire i preriduttori. È un elemento scarso e si trova in discreta quantità in Donbass, terra ucraina conquistata dalla Russia

da Domani

lunedì 24 marzo 2025

29 marzo corteo a Taranto - partecipate-partecipate-partecipate

 

PALESTINA

 

 
EMERGENZA GENOCIDIO

                                              DEPORTAZIONE


 

EMERGENZA

 

SOLIDARIETA' QUI E ORA!


 

29 MARZO

 

CORTEO A TARANTO


ORE 17 

 

DA P.LE ARSENALE A 

 

 PIAZZA CASTELLO

 


info solidale 

#iostoconlaPalestina 

wattsapp 3519575628

sabato 22 marzo 2025

Ex Ilva - prima valutazione dello Slai cobas sulla futura acquisizione da parte degli azeri

Facendo riferimento alle notizie stampa - la valutazione dello Slai cobas è negativa

La (S)vendita prevede,  dopo la continuazione della cassintegrazione ancora per diverso tempo, tanti operai esuberi dell'ordine di circa 2000 persone a cui vanno aggiunti quelli in cigs straordinaria in Ilva AS che non rientreranno;

prevede un nuovo finanziamento e presenza dello Stato della stessa natura di quello con Mittal;

prevede un  peggioramento delle condizioni ambientali con la nave rigassificatore annunciata dagli azeri per Taranto

Rispetto ai sindacati e alla loro posizione

La FIM è diventata organicamente un sindacato dei padroni e del governo e quindi accetterà tutto quello che padroni e governo vogliono.

Palombella come al solito parla bene ma razzola male - dice: "le indiscrezioni che leggiamo sono preoccupanti perchè si parla di un piano che rischia di distruggere la produzione dell'acciaio e di provocare migliaia di esuberi, non dobbiamo ripetere gli errori del passato, vogliamo conoscere e negoziare il piano industriale, gli investimenti ambientali e tecnologici, i livelli occupazionali. Fermatevi prima di assumere posizioni irreversibili".

La Fiom al solito non dice niente e chiede solo che se ne sappia di più.

La USB, se dovessimo stare alle dichiarazioni stampa in perfetto sindacalese della coppia Rizzo/Colautti, ha la posizione più conciliante di tutti con Urso e il suo governo: "è necessario che con questo governo si prosegua all'insegna del dialogo e del confronto partendo dal presupposto secondo cui non vanno messi in discussioni i diritti acquisiti".

Non possiamo che riaffermare che solo la lotta generale degli operai su una vera propria piattaforma può cambiare le cose e naturalmente abbiamo fiducia che gli operai indipendentemente dalla tessera sindacale qualcosa faranno e naturalmente da subito lavoreremo per questo.

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto 

22 marzo 2025

Nota informativa sul avvio processo Ilva a Potenza

 

Palazzo di Giustizia di Potenza  

Il processo ambiente svenduto è ricominciato - presentate le costituzioni delle parti civili.

Presenti tutti gli avvocati di Taranto e Potenza delle parti civili organizzate dallo Slai cobas, che hanno depositato anche le costituzioni dei nostri legali di Torino. 

Solo operai Ilva organizzati dallo Slai cobas erano presenti al processo, perchè questa è stata e continuerà ad essere la nostra linea: sono gli operai dell'Ilva, i lavoratori del cimitero, gli abitanti dei quartieri inquinati, i familiari dei lavoratori morti/assassinati per l'inquinamento, che devono prendere nelle mani questo processo.

Molto impegno e buon clima tra i nostri avvocati, che continuano come e più di prima a prodigarsi, perchè ci credono in questa battaglia, pur con tutte le sue inaccettabili lungaggini.

Importante è la pronta disponibilità di un avvocato di Potenza, che sia nella battaglia processuale, sia nelle iniziative sindacali/politiche che faremo, ci da un necessario contributo.

Il processo riprenderà il 4 aprile in cui si dibatte e il giudice deciderà sull’accoglimento delle parti civili. E la nostra delegazione sarà nuovamente al processo.

Slai cobas 

Per info: WA 3519575628