martedì 15 agosto 2023
lunedì 14 agosto 2023
Giovedì 31 agosto ore 19.00 Assemblea della rete dei comitati per la pace di Puglia
domenica 13 agosto 2023
Su salario minimo e lotta per aumenti salariali - dal blog proletari comunisti
Per Elly Schlein, per Conte "il governo non ha le idee chiare", quando in realtà sembra che invece le ha chiarissime: tattica del rinvio, del buttarla sul generale, del prendere tempo, per negare.
La Meloni fa anche altro: utilizza motivazioni apparentemente di sinistra per riaffermare la politica di destra. "Il salario minimo sarebbe “controproducente” - dichiara la Meloni - perché un tetto minimo potrebbe produrre l'effetto opposto a quello sperato, schiacciando i salari oggi più alti verso la soglia base". Chiaramente questo lo dice non certo per intervenire verso le aziende per reali aumenti salariali in tutti i settori e a tutti i lavoratori, o per ripristinare la scala mobile, o per una legge che riduca l'orario di lavoro a parità salariale, ma per far passare il NO al salario minimo e cercare di portare dalla sua parti del sindacato confederale. E lo dice quando gli unici interventi del governo fatti o programmati sono solo al servizio dei profitti dei padroni.
Ripubblichiamo un testo di qualche giorno fa, per chiarezza
Salario minimo e lotta per aumenti salariali
1) Chiaramente il governo Meloni, come sta facendo la lotta ai poveri, ai senza reddito, disoccupati, a tante donne e famiglie che non possono neanche mangiare, togliendo a 169 mila da domani il reddito di cittadinanza (comunque una miseria, "spiccioli" in confronti alle spese di Ministri, sottosegretari, parlamentari, e ancora più spiccioli in confronto ai finanziamenti ai padroni e ai miliardi di spese militari per la guerra), accompagnando questa mannaia da un campagna mediatica nei giornali governativi oscena, della serie: la colpa di non avere lavoro è di chi non lo vuole trovare, ed è quindi lui colpevole della sua povertà... e vuole pure un reddito...; e tutto questo mentre in questi stessi giorni aumentano i prezzi dei generi alimentari, della spesa minima quotidiana, aumenta la benzina;
il governo sul salario minimo ha deciso di rinviare il tutto in autunno - un rinvio (mossa della Meloni per cercare di attutire lo scontro parlamentare) che di fatto sarà un nuovo NO!
E' un'altra mano ai padroni, che sfruttano lavoratori e soprattutto lavoratrici con contratti poveri e poverissimi, nel sud un lavoratore su 2,7, pari al 37 per cento, ha una paga oraria inferiore ai 9 euro.
Quindi, la rivendicazione di una legge sul "salario minimo" che riguarderebbe migliaia di lavoratori delle pulizie, servizi, turismo, cooperative sociali, ecc., va oggi sostenuta perchè è parte della lotta contro il governo dei padroni che, come per i poveri, considera i lavoratori e le lavoratrici precarie, a sottosalario un fastidioso peso.
2) Per la Confindustria di Bonomi il salario minimo, rinvio o non rinvio, non gli tocca - "non è un tema che riguarda Confindustria". I nostri contratti sono sopra quella cifra di 9 euro... Si dice che si pagano poco i lavoratori ma non è l'industria italiana".
Quest'ultima affermazione è un falso. I salari, come dicono le stesse statistiche, nel Mezzogiorno in generale hanno perso il 12% di potere reale, e nel Centro-Nord il 3%. Quindi, sono anche questi "salari minimi"! E gli operai anche di questi settori, di medie e grandi aziende non ce la fanno più a vivere con quel poco salario, e vengono ridotti anch'essi a lavoratori poveri.
D'altra parte i capitalisti hanno trovato da tempo il modo di abbassare il salario medio dei loro lavoratori. Attraverso l'appalto, grazie al quale in una stessa azienda, pur in barba a leggi tuttora esistenti e alla realtà, i salari dei lavoratori sono differenti, tra quelli percepiti dai lavoratori diretti e quelli, più bassi, dei lavoratori degli appalti, pur facendo gli stessi lavori; così attraverso l'occupazione di lavoratori somministrati, apprendisti, precari con contratto a termine, o part time, di lavoratori immigrati, di donne, ecc. il salario medio di quella azienda, che ufficialmente applica contratti con salari superiori ai 10 euro, si abbassa rapidamente.
Questa discussione sul salario minimo che viene utilizzata per affermare che i padroni della Confindustria, le grandi aziende sono corrette, brave: 'altro che i 9 euro che stanno chiedendo le opposizioni parlamentari... noi diamo già nei nostri contratti più di 10 euro anche 11 ai metalmeccanici', poi questi padroni useranno la questione del "salario minimo" per non aumentare neanche di un centesimo il salario degli operai dei settori metalmeccanici, chimici, elettrici, ecc, ecc, E quindi per abbassare di fatto il salario medio, sempre più ridotto a fronte dell'aumento della produttività/sfruttamento e del costo della vita.
Pertanto, la battaglia per il "salario minimo", fatta anche dai sindacati di base, non deve oscurare, mettere in secondo piano la battaglia centrale nelle fabbriche in primis per forti aumenti salariali.
Le aziende vogliono al massimo legare miseri aumenti all'andamento aziendale - quindi non aumenti salariali stabili per tutti ma al massimo contrattazione di un "premio di risultato". Ma siccome i padroni, quando devono dare, dichiarano che i loro "risultati" sono sempre negativi (mentre nei loro consessi dichiarano orgogliosi aumenti dei profitti) anche da questo lato nessun incremento concreto viene.
Senza una seria, determinata battaglia sui salari, i padroni tenderanno ad unificare tutti i salari al livello minimo.
Il capitale punta a trovare sul mercato la forza lavoro alle condizioni salariali e normative a lui più favorevoli. Ma per gli operai non c'è "libero mercato" ma solo la legge dello sfruttamento. In generale solo la lotta degli operai in varie fasi ha messo un argine alla ricerca del "massimo ribasso"
3) I sindacati confederali sono in generale restii al salario minimo. Cgil e Uil via via hanno un pò modificato la loro posizione, dicendo "Sì, però centrale è la legge sulla rappresentanza"; la Cisl invece dice chiaramente No.
I sindacati confederali dicono, che il salario minimo schiaccerebbe la contrattazione sindacale. Ma pur senza il salario minimo in tutti questi anni, e anche decenni per alcuni contratti, quindi con la sola contrattazione sindacale il salario si è abbassato e non è stato affatto difeso dai CCNL.
"La colpa è dei contratti privati, fatti da sindacati non rappresentativi", gridano i sindacati "rappresentativi" che, quindi, chiedono per loro un marchio Doc. Ma questo anche il lavoratore più sprovveduto sa che è una "coperta" con cui nascondere la semplice verità. Cgil, Cisl e Uil hanno permesso che i contratti anche più importanti venissero rinnovati dopo anni e anni dalla loro scadenza; hanno accettato elemosine di aumento, in nome di avere poi potere nella contrattazione di secondo livello che ha trasformato il salario in "buoni welfare" (una sorta di "pane con la tessera"); contrattazione aziendale in cui c'è da parte di questi sindacati la massima comprensione delle "difficoltà dei padroni".
Inoltre tanti degli stessi contratti nazionali firmati non da sindacati pirata ma da Cgil, Cisl e Uil e dalle principali associazioni delle imprese, da Confindustria a Confcommercio, oltre un terzo, danno una retribuzione oraria sotto i 9 euro lordi: 7 euro l’ora gli operai agricoli e i florovivaisti, gli addetti delle imprese artigiane di pulizia 8,1 euro l’ora, gli addetti delle cooperative del settore socio sanitario hanno 8,8 euro, come i lavoratori con il contratto multiservizi. I dipendenti del tessile abbigliamento si fermano a 8,7 euro l’ora. Tenendo conto che la maggioranza in questi settori sono donne, quindi a un attacco salariale si accompagna una aperta discriminazione.
Chi impedirebbe ai sindacati confederali di lottare e strappare seri aumenti salariali, pur in presenza del "salario minimo", ma non lo fanno! Per la loro stessa logica e pratica di aperta collaborazione, asservimento alle leggi del profitto del capitale, da cui loro traggono le briciole, grandi o piccole.
Quindi, i sindacati confederali sono un ostacolo alla legge sul salario minimo; ma sono soprattutto un grande ostacolo per la lotta per il salario. Questo pone per tutti i lavoratori la necessità di riprendere nelle proprie mani la lotta per il salario, ricostruendo il sindacato di classe.
4) Tornando al salario minimo. La proposta delle opposizioni parlamentari non va bene. I 9 euro richiesti sono lordi, alla fine, tra detrarre il contributo a carico del lavoratore da versare all’Inps, generalmente fissato nel 9,19% e la tassazione Irpef pari mediamente al 23%, il netto che percepirebbe il lavoratore sarebbe intorno ai 7 euro. "Tanto rumor per poco...!".
Il salario minimo deve essere almeno di 10 euro netti, così come rivendicato dai sindacati di base e di classe.
5) L'importanza degli scioperi - Da un commento di un operaio dell'ex Ilva Taranto - E' chiaro come il sole che questo governo con tutta l'orgia nera di parlamentari che si porta appresso non andrà via tanto facilmente, che delle semplici elezioni non riusciranno a spodestarli dai posti di comando che stanno violentemente occupando, dunque toccherà intensificare scioperi, manifestazioni a breve termine".
venerdì 11 agosto 2023
Commento al comunicato sulla lotta di Borgomezzanone, e altro
Questo significa palesemente ammettere che il governo incentiva quelle traversate e sbarchi irregolari (oltre alle torture e le detenzioni arbitrarie nei Paesi del Nordafrica, ma quello è un altro discorso) per esclusivo interesse economico.
Dunque questo governo dichiara apertamente di aver fatto dell'illegalità la propria bandiera, la propria ragion d'essere al servizio dello sfruttamento dei padroni, e la rivendica ad ogni piè sospinto.
È grave, molto grave, ed il presidenzialismo tanto agognato dalla putrida Giorgia Meloni è un ulteriore passo verso il totale distacco dagli interessi delle masse per accelerare l'espansione imperialista di uno Stato in bilico tra l'asservimento al tornaconto di un'alleanza militare che non guarda minimamente in faccia alle necessità degli individui e la volontà di rendere questo stesso Stato il simbolo del nazionalismo più feroce.
giovedì 10 agosto 2023
Lo sciopero dei braccianti blocca Borgo Mezzanone - il ghetto più grande d'Italia
Oggi il ghetto di Borgo Mezzanone, il più grande d'Italia, è stato bloccato da uno sciopero dei braccianti! Nessuno è andato a lavorare e i lavoratori gridano che vogliono documenti, case, contratti! Solo la lotta paga!
Vogliamo le case, non ci danno neanche i containers!
comunicato dei braccianti in sciopero il 10 agosto
Siamo le persone che abitano nel “ghetto” di Borgo Mezzanone. Alcuni di noi vivono qui da tempo, altri sono arrivati da poco. Molti di noi lavorano in agricoltura, e da anni ci organizziamo in autonomia per avere una vita migliore. Siamo scesi in strada tante volte, abbiamo alzato la voce e trovato il modo per farci ascoltare, perché non accettiamo che la nostra vita dipenda da un documento, perché non è giusto essere sfruttati mentre molti fanno i loro interessi e si arricchiscono alle nostre spalle: i padroni, chi costruisce i campi dove viviamo, chi li gestisce, chi decide le politiche migratorie e spesso anche le organizzazioni che dovrebbero difenderci, come i sindacati.
Oggi 10 agosto manifestiamo davanti ai cancelli del CARA, il centro per richiedenti asilo costruito qui a Borgo Mezzanone nel 2005, nel quale si trova anche la sede della Commissione Territoriale per il diritto di asilo: un luogo importante per molti motivi. In questo campo nel 2021 sono stati installati decine di nuovi containers con i fondi della regione Puglia, che dichiarava di voler combattere lo sfruttamento e dare un posto migliore in cui vivere a chi stava nel ghetto. Oltre al danno, la beffa: quei container, che altro non sono che un nuovo ghetto, sono pronti all’uso, ma sono vuoti da due anni, mentre nelle scorse settimane decine di persone hanno perso la casa per gli ennesimi incendi divampati nel ghetto. Tutto questo proprio nel periodo di massimo affollamento dell’anno, quando sta per iniziare la raccolta del pomodoro.
Come ripetiamo da sempre, la vita nei centri di accoglienza e nei campi di lavoro non è la vita che vogliamo, tantomeno se dobbiamo vivere nelle tende o nei container, che non sono case vere, ma solo strutture precarie che arricchiscono che le costruisce e chi le gestisce, dove non siamo liberi e veniamo isolati. Lo sanno bene tanti di noi che vivono dentro il campo: il cibo è estremamente scadente, ci sono pochi posti e i container sono sovraffollati, ci sono pochissimi bagni e le condizioni igieniche, soprattutto d’estate, sono pessime. Abbiamo già protestato in prefettura e con la cooperativa che gestisce il campo molte volte per denunciare queste condizioni, ma poco o nulla è stato fatto. Nel frattempo, ci sono circa 130 nuovi container chiusi da anni, che potrebbero, nell’immediato, migliorare le condizioni soprattutto di chi ha perso la casa. Ma anche aprirli a fine agosto, come ha promesso il Prefetto di Foggia, sarebbe comunque troppo tardi. Non vi sembra assurdo? A noi sembra un’ingiustizia che non possiamo accettare.
Inoltre, come è ormai noto, il governo ha destinato più di 53 milioni dei fondi del PNRR al comune di Manfredonia per l’eliminazione del ghetto di Borgo Mezzanone e per trovare soluzioni abitative alternative per i lavoratori agricoli. A gennaio è stato firmato l’accordo per il progetto, che però ripete il solito copione e propone soluzioni inaccettabili: da un lato realizzare “foresterie” (cioè nuovi “campi”), dall’altro riadattare le borgate della bonifica o della riforma agraria, facendo una distinzione tra lavoratori stagionali e stanziali, come se la precarietà di vita e di lavoro a cui siamo costretti fosse una nostra scelta. Ignorando gli innumerevoli fallimenti di esperienze simili nel passato, si intende usare ingenti quantità di denaro pubblico (e quindi anche i nostri) per questioni che competerebbero ai datori di lavoro. Come se non bastasse, il governo non ha dato alcun segnale sull’approvazione di questo e degli altri progetti presentati dai comuni della provincia, e la scadenza era il 30 giugno: che fine faranno tutti questi soldi?
Già lo scorso 6 marzo eravamo scesi in strada a Foggia per chiedere chiarezza immediata alla prefettura sull’utilizzo di questi fondi e sottolineare l’inefficacia delle soluzioni proposte, e ci era stato risposto che era ancora tutto fermo.
Quel giorno abbiamo protestato anche contro i ritardi e i dinieghi della commissione territoriale, ricevendo la promessa di velocizzare i tempi delle risposte e di favorire la regolarizzazione. Ma oggi abbiamo anche nuovi motivi per protestare: con l’approvazione del decreto “Cutro”, le possibilità di avere riconosciuto un permesso di soggiorno si sono ulteriormente ristrette, mentre si parla di fare entrare 400 mila lavoratori con i decreti flussi nei prossimi 3 anni. E per chi è già in Italia e magari è costretta a lavorare “in nero” perchè irregolare, solo silenzio e baracche, rischiando ogni giorno la vita sul lavoro, per strada e anche nei luoghi in cui viviamo. Vogliamo un cambio di rotta immediato da parte della commissione territoriale, delle questure e del governo: non possiamo continuare ad attendere mesi e mesi per un documento o un appuntamento, ed è impressionante la gran quantità di esiti negativi alle domande presentate, anche quando soddisfano i già ristrettissimi criteri della legge. Contribuiamo in maniera decisiva all’economia di questa provincia e del paese ma non ci è concesso avere case normali in cu vivere. L’unico vero modo per farla finita con ghetti e caporalato, come dicono istituzioni e giornali, è darci un documento e rispettare i contratti collettivi che prevedono casa e trasporto per gli stagionali.
Per questo siamo qui davanti oggi: pretendiamo risposte precise e urgenti dal presidente della Regione, dal Prefetto e quindi dal Governo per quel che riguarda le case e i documenti
Chiediamo quindi:
- Apertura immediata dei nuovi container per le persone che ne hanno necessità, a prescindere dal loro status giuridico e dal possesso di un documento. Nel frattempo, continuiamo a pretendere case per tutti;
- Che la commissione territoriale riduca i tempi di attesa e che rilasci pareri positivi a chi fa richiesta di protezione, considerando le condizioni di vita e di lavoro che da anni siamo costretti a sopportare;
- Un riscontro urgente, da parte dell’ente gestore, a seguito della denuncia della situazione all’interno del CARA.
Infine vogliamo chiarezza dalla Prefettura e dal Governo sui tempi e le modalità di realizzazione del progetto PNRR. Non accetteremo l’ennesima speculazione, siamo noi a dover decidere cosa farne. Le soluzioni di cui si parla in nessun modo possono essere costituite, ancora una volta, da centri di accoglienza, tendopoli o campi container.
Nessuna persona dovrebbe vivere per strada, in un ghetto ma neanche in una tenda o in un container. Tutt dobbiamo essere liberi di circolare liberamente, di scegliere la vita che vogliamo, liber da sfruttamento e violenza in tutte le sue forme, compresa quella istituzionale.
Per questo, oggi come ieri, non ci stanchiamo di ripetere che pretendiamo documenti e case per tutt subito e condizioni di lavoro che ci facciano vivere bene.
domenica 6 agosto 2023
Noi abbiamo contestato Crosetto il ministro sul libro paga dell'industria bellica, Leonardo, ecc - il 30 marzo scorso
leggi sul blog proletaricomunisti.blogspot.com su Crosetto
Crosetto - uno spudorato rappresentante dell'industria della guerra, ministro per conto dell'industria della guerra, tutor della Meloni
Dossier Crosetto, una sola verità: montagne di soldi dalla Leonardo
Immagini della manifestazione di Taranto contro la sua venuta il 30 marzo scorso
Taranto non è citta' di guerra: il Min. Crosetto non è venuto (e non lo volevamo!) ma noi c'eravamo!
Il ministro non è più venuto (ha mandato un suo sottosegretario), ma tutto il resto è rimasto.
Un combattivo, necessario presidio in piazza Della Vittoria organizzato da proletari comunisti, a cui hanno aderito la Fgc, con tanti giovani, studenti, e lavoratori e operai ex Ilva dello Slai cobas, ha portato in citta' la voce determinata contro la guerra imperialista, contro il governo e i suoi Ministri che fomentano la guerra mandando armi e armi in Ucraina, che spendono per questo miliardi mentre nulla o tagli per lavoro, sanita', scuola. In una citta' come Taranto con tanti seri e gravi problemi, queste celebrazioni militaresche, mentre nel mar Jonio stanno avvenendo manovre militari sempre più imponenti con il trasferimento del comando Nato a Taranto, una celebrazione che per 4 giorni ha bloccato il centro citta', sono una provocazione e andava respinta.
Durante il presidio numerosi e apprezzati interventi, seguiti con attenzione delle persone circolanti che hanno preso e firmato la mozione contro la guerra, soprattutto le donne - perfino una migrante ucraina ha preso contatto.
Crosetto a Taranto cominciò insultando la città, proseguì disertando la festa del 30 marzo - infine sull'Arsenale: privatizzazione e difesa degli interessi di Fincantieri e Leonardo
“Il porto di Taranto è il più brutto del mondo”: dichiarazioni del ministro Guido Crosetto.
Il titolare della Difesa ha assegnato il "primato" allo scalo pugliese durante un suo intervento a Porta a Porta. Alla fine si è scusato: "Adoro la puglia anche per motivi famigliari, ma il porto industriale non è una delle cose che mi piacciono"
secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto il porto industriale di Taranto è “il più brutto del mondo”. Lo ha detto nel corso di un suo intervento a Porta a Porta del 25 ottobre. L’iperbole – nelle intenzioni del ministro – serviva, nella sua idea, a sottolineare i troppi anni che ci sono voluti per concedere le autorizzazioni al progetto del parco eolico nel mar Grande di Taranto. “Sa quanto tempo c’è voluto per far mettere dieci pale eoliche nel porto di Taranto? – ha chiesto retoricamente a Bruno Vespa – Voi pensate all’impatto di dieci pale nel porto più brutto del mondo, perché il porto di Taranto ha come sfondo l’Ilva. Per autorizzare le dieci pale, per problemi di impatto ambientale, ci sono voluti 15 anni”. Se è vero che per la realizzazione del progetto ci sono voluti 14 anni, è altrettanto vero che le contestazioni sull’impatto paesaggistico, sollevate dagli oppositori, sono state solo alcune delle motivazioni che hanno portato all’allungamento dei tempi.
“Privatizzazione dell’Arsenale” - Fincantieri e Leonardo, Come confermato dal ministro Crosetto sono pronti e verranno effettuati importanti investimenti, di rilancio e crescita, nei prossimi anni, per l'arsenale.







