venerdì 7 marzo 2025

Cosa vogliamo? Vogliamo tutto! Perchè ci negano tutto!

DOMANI 8 MARZO SCIOPERO DELLE DONNE E IN PIAZZA!

Chi domani fa "assemblee" invece di fare lotta e venire in piazza, fa un regalo al governo, ai padroni, si tratta semplicemente di un patriarcalismo travestito da "sinistra".

Chi come l'Usb, proclama come altri sindacati di base, in primis lo Slai cobas per il sindacato di classe, lo sciopero delle donne, ma poi non organizza alcun sciopero, alcuna iniziativa l'8 marzo delle lavoratrici, è un ingannatore, contro la lotta delle lavoratrici, vuole mettersi solo le "medagliette" con una proclamazione nazionale che però si traduce nel locale e su tanti posti di lavoro nel sabotare lo sciopero, la lotta.

Il nostro 8 marzo è di lotta! (non è chiacchiere e pizza e birra).

Domani con le lavoratrici e le studentesse - alle ore 9,30 in piazza Della Vittoria - alle 10,30 andiamo in piazza Castello al Comune

Le lavoratrici sono già in lotta. In particolare le lavoratrici degli asili, delle pulizie e ausiliariato - che di fatto sintetizzano a Taranto con le loro condizioni di lavoro e di vita, la precarietà, la discriminazione, oppressione che subiscono le donne da aziende e Istituzioni; ma nello stesso tempo sono un esempio della determinazione, combattività delle donne proletarie - dall'anno scorso hanno già fatto quattro scioperi e varie iniziative; presidi, interventi ai consigli comunali, ecc, contro le condizioni sempre più pesanti di lavoro, a cui non corrisponde neanche un maggior salario; nello stesso tempo va avanti la minaccia da parte del Comune di esternalizzare tutti gli asili, regalando un servizio così importante sia per le donne, per le famiglie, sia per i bambini al profitto dei privati. 

Lo sciopero dell'otto Marzo le vede protagoniste ma è diverso, non è uno sciopero solo sindacale, ma è uno sciopero che si carica di tutti gli aspetti, di tutti gli attacchi di governo, padroni, degli uomini che odiano le donne; come si carica di tutti i bisogni delle donne, di lottare contro condizioni di vita sempre più oppressive.

Al mattino andremo anche al Comune, anche se è caduta la giunta - e questo è un bene - per porre chiaramente sia alla Commissaria prefettizia, sia a tutti gli ex e nuovi rappresentanti dei partiti, che non si tratta di fare delle liste alternative, ma che le lavoratrici devono prendano nelle mani il futuro della città, che impongano i loro bisogni su tutte le questioni.

Speriamo che vengono anche rappresentanze di studentesse, contro cui Valditara ogni giorno ne sta facendo di cotte e di crude per imporre nelle scuole un moderno medioevo culturale, razzista verso le altre culture, religioni dei popoli, e una formazione all'insegna del militarismo. 

La sera alle 17 concentramento nella piazza dell'Arsenale per fare poi un sit-in itinerante che con presidi tocchi zone della città per essere visibili, per dare un segnale pubblico per le strade.

Uno dei presidi principali sarà all'ospedale di Taranto. Il governo ci vuole macchine della riproduzione, e nello stesso tempo scarica soprattutto sulle donne i problemi dei tagli alla sanità, dell'assistenza agli anziani. Dicono di fare più figli, e dicono esplicitamente che si tratta di un problema. economico. Cioè a loro non gliene frega niente delle donne, dei bambini - e sicuramente non gliene frega niente, perché mentre parlano di "figli", sono complici nell'ammazzare migliaia di bambini come è avvenuto e continua ad venire a Gaza -; li vogliono solo come braccia per il capitale e nel prossimo futuro per mandarli in guerra. 
L'altra faccia della medaglia di questa campagna per la natalità è quella dell'attacco al diritto d'aborto.
Ma il diritto d'aborto non si tocca, lo difenderemo con la lotta!

Dal presidio all'ospedale torneremo nelle via dei centro fino a piazza Immacolata, con altri presidi, per denunciare che ai negozi luccicanti per chi ha soldi, si contrappone per la maggioranza delle persone il carovita, e che anche questo pesa soprattutto sulle donne, per cui significa ancora più doppio lavoro, doversi arrabattare per far bastare salari sempre più miseri. Per denunciare che mentre aumentano bollette e si tagliano i fondi per i servizi sociali, scaricandone il peso sulle donne, il governo aumenta i miliardi per le spese militari, per la guerra. E anche l'8 marzo grideremo forte: "Siamo tutte palestinesi!"


Il foglio del Mfpr per l'8 marzo - stampatelo diffondetelo, domani sarà nelle manifestazioni a Taranto


mercoledì 5 marzo 2025

Ex Ilva, siglato accordo sulla cassa - i sindacati avevano detto che non firmavano senza incontro con il governo per fare il punto - Balle!


firmano tutto, consegnandosi di fatto nelle mani di commissari, padroni e governo

nei prossimi giorni commento nel merito

slai cobas per il sindacato di classe

info corriere di taranto

Al ministero del Lavoro Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria e sindacati metalmeccanici hanno rinnovato per un altro anno l’accordo sulla proroga della cassa integrazione straordinaria.

L’azienda ha accolto la richiesta dei sindacati ad abbassare il numero di lavoratori in cassa dell’ex Ilva a 3.062, rispetto agli iniziali 3.400 (già scesi a 3.200 nell’ultima riunione del 28 febbraio), di cui 2.680 a Taranto, 15 a Racconigi, 10 a Legnaro, 115 a Novi, 25 a Marghera, 190 a Genova, 18 a Milano e 9 a Paderno. Sono stati confermati tutti i trattamenti previsti dal precedente accordo di luglio tra cui l’integrazione salariale della cassa integrazione al 70%, la rotazione dei lavoratori coinvolti senza alcuna sospensione a zero ore e la formazione. Previste anche l’esclusione dalla cigs dei manutentori impegnati nel piano di ripartenza (verrà seguito con il raggiungimento, nel corso del 2025, di 4 milioni di tonnellate di acciaio invece che le 5 milioni tonnellate originariamente previste), la maturazione dei ratei di tredicesime e di almeno un giorno di ferie, l’assenza di esuberi e la piena validità dell’accordo sindacale del 6 settembre 2018.

L’accordo raggiunto a Roma, prevede anche che con esclusivo riferimento all’anno 2025, al fine di attenuare l’impatto economico dell’ammortizzatore sociale, la società regolamenterà ed effettuerà in favore dei dipendenti in forza alla data di maturazione, una erogazione a titolo di una tantum per welfare, qualora alla data del 31.12.2025 la produzione dello stabilimento di Taranto avrà raggiunto specifici volumi produttivi. In particolare, l’erogazione ed il valore di detta una tantum sarà rispettivamente, condizionato e graduato in funzione dei volumi produttivi di acciaio effettivamente raggiunti e certificati dalla competente funzione aziendale, nei termini che seguono: 1% del valore annuo della paga base, riconducibile ai minimi contrattuali di cui al CCNL di settore in vigore per singolo livello di inquadramento, per volumi produttivi almeno pari alle tre milioni di tonnellate di acciaio; 2% del valore annuo della paga base, per volumi produttivi almeno pari alle 3,5 Mton di acciaio; 3% del valore annuo della paga base, per volumi produttivi almeno pari alle 4 Mton di acciaio. Il premio specificato sarà di norma corrisposto nel mese di gennaio 2026.

per favore , chiamiamola con il loro nome ! Svendita scaricandone i costi e i danni su lavoratori e cittadini!

  

Vendita ex Ilva, la scelta si avvicina

 

Il Ministro Urso individua nella metà del mese il momento in cui arriverà la comunicazione dei commissari
pubblicato il 04 Marzo 2025, 19:40

“A metà marzo i commissari tireranno le fila, trarranno le conclusioni e mi diranno quale è a loro avviso il soggetto che ha fatto complessivamente la proposta migliore con il quale iniziare un negoziato in esclusiva, affinché poi sia completato questo negoziato con un accordo ovviamente anche di natura contrattuale”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, parlando a margine della visita al centro Enea del Brasimone. “Abbiamo convocato i sindacati a Palazzo Chigi – ha aggiunto Urso – per informarli su tutto il processo che porterà a fare di quello stabilimento, il più grande, più avanzato e significativo stabilimento green d’Europa, completando il processo che ha visto impegnato le imprese italiane sulla strada della sostenibilità”.

“Sì, io ho detto che questa è un’ipotesi che stiamo valutando sulla base ovviamente anche delle proposte che i tre attori hanno in campo, non escludiamo affatto che ci sia una partecipazione largamente minoritaria dello Stato che possa accompagnare questo processo di rilancio produttivo e di riconversione industriale dai forni a caldo ai forni elettrici” ha detto ancora il ministro rispondendo ad una domanda sull’ex Ilva.

Entro metà marzo dunque (anche se nei giorni scorsi si era parlato di fine mese), si prevede di individuare la migliore offerta per l’acquisto degli stabilimenti dell’ex Ilva, con l’intento di accelerare il processo di vendita. Successivamente al termine per la scelta dell’offerta migliore, si procederà con la convocazione di tavoli con le parti sociali. L’obiettivo è avviare le procedure di vendita entro la fine di maggio o i primi di giugno.

Jindal Steel, nei giorni scorsi, avrebbe aumentato la sua offerta per l’acquisizione di Acciaierie d’Italia a circa 4 miliardi di euro, superando l’offerta dei rivali azeri di Baku Steel Company. La proposta dell’acciaieria indiana include un pagamento di circa 1 miliardo di euro per le attività e circa 3 miliardi di euro di investimenti per rinnovare lo stabilimento. Inizialmente per gli investimenti Jindal aveva messo sul piatto 2 miliardi: secondo indiscrezioni vicine al dossier, il gruppo indiano avrebbe avanzato una proposta al gruppo azero, coinvestimento con una quota del 25%.

Oltre a Jindal International, concorrono per AdI anche Baku Steel dell’Azerbajian (che ha presentato un’offerta superiore al miliardo di euro ed ha dalla sua una grande disponibilità di gas) e Bedrock, fondo di investimento americano. 

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)