sabato 25 maggio 2013
Nè delega alla magistratura, nè andare dietro agli ipocriti/complici dirigenti di Fim, Fiom, Uilm, nè farsi usare dall'aziendalismo. Gli operai devono lottare autonomamente e autorganizzati contro Riva, il governo, lo Stato dei padroni, perchè solo con questa lotta si deve difendere lavoro e salute. Ma occorre anche di più.
Martedì sera 28 sarà a disposizione il testo completo del provvedimento Todisco - ore 18 c/o Slai cobas via Rintone, 22 - in occasione della presentazione analisi "Impero Riva".
da Sole 24 Ore - di Domenico Palmiotti
Un sequestro preventivo
per 8 miliardi e 100 milioni di euro sui beni della Riva Fire spa, che
controlla l'Ilva spa e quindi il siderurgico di Taranto, e 16 indagati
per reati ambientali, tra cui Emilio Riva, i figli Nicola e Fabio, gli
ex direttori dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso e Adolfo
Buffo, l'attuale presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante... e quindi il gip ha disposto i sigilli
su beni per questa cifra affidandone la custodia ad un amministratore:
Mario Tagarelli, ex presidente dell'Ordine commercialisti di Taranto...
La produzione non si tocca
Il sequestro scattato oggi va a incidere sui beni della Riva Fire, società capogruppo dei Riva, e non sul siderurgico di Taranto che prosegue quindi la sua attività e mantiene i suoi 11mila posti di lavoro diretti. Sul punto il procuratore Sebastio è stato netto ed esplicito: "La produzione non si tocca"... "Se ci saranno sequestri nei confronti dell'Ilva spa - ha precisato il procuratore - saranno fatti solo in una misura marginale e residuale e solo qualora attraverso i beni di Riva Fire non si arrivasse alla capienza degli 8 miliardi e 100 milioni. Ma in ogni caso questi eventuali sequestri nei confronti di Ilva riguarderanno soltanto beni che non attengono la produzione, quindi nè impianti, nè macchine, nè prodotti, nè materie prime".
Il sequestro scattato oggi va a incidere sui beni della Riva Fire, società capogruppo dei Riva, e non sul siderurgico di Taranto che prosegue quindi la sua attività e mantiene i suoi 11mila posti di lavoro diretti. Sul punto il procuratore Sebastio è stato netto ed esplicito: "La produzione non si tocca"... "Se ci saranno sequestri nei confronti dell'Ilva spa - ha precisato il procuratore - saranno fatti solo in una misura marginale e residuale e solo qualora attraverso i beni di Riva Fire non si arrivasse alla capienza degli 8 miliardi e 100 milioni. Ma in ogni caso questi eventuali sequestri nei confronti di Ilva riguarderanno soltanto beni che non attengono la produzione, quindi nè impianti, nè macchine, nè prodotti, nè materie prime".
Perchè 8 miliardi
La cifra indicata nel provvedimento del gip deriva dalla stima fatta dai periti incaricati dalla stessa autorità giudiziaria. "Il costo totale degli interventi necessari al ripristino funzionale degli impianti delle aree a caldo, quale "conditio sine qua non" per un possibile successivo risanamento ambientale, risulta stimato complessivamente dai custodi pari a 8 miliardi e 100 milioni di euro, ai quali dovrà essere aggiunto il costo per gli interventi di caratterizzazione e bonifica dei sistemi acqua-suolo soggiacenti l'area parchi minerali"...
La cifra indicata nel provvedimento del gip deriva dalla stima fatta dai periti incaricati dalla stessa autorità giudiziaria. "Il costo totale degli interventi necessari al ripristino funzionale degli impianti delle aree a caldo, quale "conditio sine qua non" per un possibile successivo risanamento ambientale, risulta stimato complessivamente dai custodi pari a 8 miliardi e 100 milioni di euro, ai quali dovrà essere aggiunto il costo per gli interventi di caratterizzazione e bonifica dei sistemi acqua-suolo soggiacenti l'area parchi minerali"...
"Così i Riva hanno tratto profitto"
Ai Riva il gip ha contestato "un ingentissimo vantaggio economico derivante dalla mancata effettuazione del complesso di opere strutturali necessarie alla completa ambientalizzazione dello stabilimento siderurgico di Taranto". "E' altrettanto evidente - ha scritto il gip - che il vantaggio economico si è riverberato essenzialmente sulla controllante Riva Fire spa che altrimenti avrebbe dovuto ricapitalizzare la controllata Ilva spa, utilizzando la liquidità disponibile del gruppo, ovvero esponendosi con gli istituti di credito, facendo ricorso a fidi e finanziamenti necessari, con evidenti oneri connessi". Gli indagati, per il gip, hanno commesso "gli illeciti penali non nel solo interesse della persona giuridica Ilva spa ma anche del superiore interesse della controllante Riva Fire spa". Secondo il magistrato, inoltre, "il profitto non deve assumere necessariamente natura di ricavo patrimoniale potendo essere integrato anche da un semplice risparmio nei costi di produzione".
Ai Riva il gip ha contestato "un ingentissimo vantaggio economico derivante dalla mancata effettuazione del complesso di opere strutturali necessarie alla completa ambientalizzazione dello stabilimento siderurgico di Taranto". "E' altrettanto evidente - ha scritto il gip - che il vantaggio economico si è riverberato essenzialmente sulla controllante Riva Fire spa che altrimenti avrebbe dovuto ricapitalizzare la controllata Ilva spa, utilizzando la liquidità disponibile del gruppo, ovvero esponendosi con gli istituti di credito, facendo ricorso a fidi e finanziamenti necessari, con evidenti oneri connessi". Gli indagati, per il gip, hanno commesso "gli illeciti penali non nel solo interesse della persona giuridica Ilva spa ma anche del superiore interesse della controllante Riva Fire spa". Secondo il magistrato, inoltre, "il profitto non deve assumere necessariamente natura di ricavo patrimoniale potendo essere integrato anche da un semplice risparmio nei costi di produzione".
Riflesso anche sugli ultimi incidenti mortali
"La mancata attuazione di un modello organizzativo e gestionale adeguato alla complessità aziendale... ha rappresentato concausa non trascurabile agli infortuni occorsi negli ultimi mesi che hanno comportato lesioni gravissime di un lavoratore e il decesso di altri tre operatori". E' la dura accusa che il gip ha lanciato ai Riva riferendosi agli infortuni mortali degli operai Claudio Marsella il 30 ottobre 2012, Francesco Zaccaria il 28 novembre 2012 e Ciro Moccia il 28 febbraio 2013. Secondo il magistrato nell'Ilva esiste una "situazione critica per la tutela della salute dei lavoratori aggravata dall'assente definizione di ruoli, compiti e responsabilità delle figure aziendali nell'ambito dell'organizzazione aziendale risultata del tutto carente".
"La mancata attuazione di un modello organizzativo e gestionale adeguato alla complessità aziendale... ha rappresentato concausa non trascurabile agli infortuni occorsi negli ultimi mesi che hanno comportato lesioni gravissime di un lavoratore e il decesso di altri tre operatori". E' la dura accusa che il gip ha lanciato ai Riva riferendosi agli infortuni mortali degli operai Claudio Marsella il 30 ottobre 2012, Francesco Zaccaria il 28 novembre 2012 e Ciro Moccia il 28 febbraio 2013. Secondo il magistrato nell'Ilva esiste una "situazione critica per la tutela della salute dei lavoratori aggravata dall'assente definizione di ruoli, compiti e responsabilità delle figure aziendali nell'ambito dell'organizzazione aziendale risultata del tutto carente".
venerdì 24 maggio 2013
Si estende povertà e disagio sociale, vogliamo reddito, lavoro, servizi! Incontro all'assessorato ai servizi sociali.
Oggi i rappresentanti dello slai cobas Taranto, comitato dei poveri, Disoccupati Organizzati hanno incontrato
l'assessore Viafora per portare esigenze sul servizio, fare nuove proposte,
1- è stato chiesto che siano assolutamente assicurate le medicine gratuite a tutti i bisognosi e aventi diritto indipendentemente dal fatto che essi ricevano già un sussidio di assistenza - l'assessore si è impegnata a portare nel prossimo consiglio comunale una delibera per modificare il regolamento in questo senso
2 - è stato chiesto la esenzione dal pagamento delle tasse comunali per tutti gli assistiti dai servizi sociali compreso l'azzeramento dei debiti pregressi - l'assessore si è impegnata a stabilire un collegamento diretto
con ufficio tarsu-soget del comune per affrontare la questione;
3- è stato affrontato il problema forniture elettriche, gas, acqua che così come funziona adesso non riesce ad assolvere tempestivamente il problema, qui vi è stata una lunga informazione e confronto su procedure - caf e buon fine delle pratiche - si è stabilito come andare a una effettiva rapidità della procedura;
4 - è stato affrontato il problema del buono casa, stanziato dal Comune ed è stato richiesto di rinnovarlo ancora per un anno e soprattutto di non mettere limite alcuno al numero dei beneficiari, estendo l'informazione per tutti coloro che possono usufrirne;
5 - è stato affrontato il problema della residenza per i senza tetto, chiedendo di cambiare e rendere rapido il sistema di riconoscimento di essa;
6 - l'assessore ha informato sul fondo di solidarietà sociale istituito per 25 persone dal comune di assago e ha annunciato che si stà pensando di istituirne uno anche per iniziativa del Comune di Taranto - qui i rappresentanti hanno fatto proposte precise in merito che saranno divulgate in un prossimo comunicato
7 - si sono affrontati i problemi del dormitorio e della mensa caritas - qui i rappresentanti hanno fatto una forte denuncia della situazione, chiedendo un cambiamento radicale sui dormitori e sulla mensa con proposte precise che l'assessore ha chiesto vengano formulate in forma scritta per verificarne l'adottabilità;
8 - l'assessore ha annunciato l'apertura a breve del PUA, come centro informatizzato a cui ci si potrà rivolgere per tutte le pratiche necessarie e di uno strumento di COMUNICAZIONE SOCIALE;
9 - i rappresentanti hanno chiesto di rendere permanente la possibilità di questo tipo di incontri come oggi -
l'assessore ha proposto di fare una CONSULTA a questo scopo, i rappresentanti hanno spiegato che
se si deve fare deve stabilire un canale reale con le associazioni autorganizzate come le nostre;
10 - su tutto ci si tornerà a incontrare nelle prossime settimane.
Giovedì alle 17 si riunirà la struttura di lavoro slai cobas - comitato dei poveri - Disoccupati Organizzati per
fare il punto dell'incontro, informare le persone e formalizzare le proposte e un cronoprogramma di realizzazione.
coordinamento precari disoccupati dello
slai cobas per il sindacato di classe - Taranto
comitato dei poveri
info slaicobasta@gmail.com
24 maggio 2013
l'assessore Viafora per portare esigenze sul servizio, fare nuove proposte,
1- è stato chiesto che siano assolutamente assicurate le medicine gratuite a tutti i bisognosi e aventi diritto indipendentemente dal fatto che essi ricevano già un sussidio di assistenza - l'assessore si è impegnata a portare nel prossimo consiglio comunale una delibera per modificare il regolamento in questo senso
2 - è stato chiesto la esenzione dal pagamento delle tasse comunali per tutti gli assistiti dai servizi sociali compreso l'azzeramento dei debiti pregressi - l'assessore si è impegnata a stabilire un collegamento diretto
con ufficio tarsu-soget del comune per affrontare la questione;
3- è stato affrontato il problema forniture elettriche, gas, acqua che così come funziona adesso non riesce ad assolvere tempestivamente il problema, qui vi è stata una lunga informazione e confronto su procedure - caf e buon fine delle pratiche - si è stabilito come andare a una effettiva rapidità della procedura;
4 - è stato affrontato il problema del buono casa, stanziato dal Comune ed è stato richiesto di rinnovarlo ancora per un anno e soprattutto di non mettere limite alcuno al numero dei beneficiari, estendo l'informazione per tutti coloro che possono usufrirne;
5 - è stato affrontato il problema della residenza per i senza tetto, chiedendo di cambiare e rendere rapido il sistema di riconoscimento di essa;
6 - l'assessore ha informato sul fondo di solidarietà sociale istituito per 25 persone dal comune di assago e ha annunciato che si stà pensando di istituirne uno anche per iniziativa del Comune di Taranto - qui i rappresentanti hanno fatto proposte precise in merito che saranno divulgate in un prossimo comunicato
7 - si sono affrontati i problemi del dormitorio e della mensa caritas - qui i rappresentanti hanno fatto una forte denuncia della situazione, chiedendo un cambiamento radicale sui dormitori e sulla mensa con proposte precise che l'assessore ha chiesto vengano formulate in forma scritta per verificarne l'adottabilità;
8 - l'assessore ha annunciato l'apertura a breve del PUA, come centro informatizzato a cui ci si potrà rivolgere per tutte le pratiche necessarie e di uno strumento di COMUNICAZIONE SOCIALE;
9 - i rappresentanti hanno chiesto di rendere permanente la possibilità di questo tipo di incontri come oggi -
l'assessore ha proposto di fare una CONSULTA a questo scopo, i rappresentanti hanno spiegato che
se si deve fare deve stabilire un canale reale con le associazioni autorganizzate come le nostre;
10 - su tutto ci si tornerà a incontrare nelle prossime settimane.
Giovedì alle 17 si riunirà la struttura di lavoro slai cobas - comitato dei poveri - Disoccupati Organizzati per
fare il punto dell'incontro, informare le persone e formalizzare le proposte e un cronoprogramma di realizzazione.
coordinamento precari disoccupati dello
slai cobas per il sindacato di classe - Taranto
comitato dei poveri
info slaicobasta@gmail.com
24 maggio 2013
Il tesoro illegale dei Riva così hanno nascosto i soldi - martedì però vogliamo arricchire il quadro
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Un sistema di vera ingegneria finanziaria, che conferma come e quanto i Riva tenessero a porre i propri bene inattaccabili. L'idea di affidarle a un trust era proprio per rendere il patrimonio non aggredibile. Ma in questo caso, secondo il giudice, il trust era falso, "si trattava di un mero espediente per creare un diaframmma" che eludesse "le ragioni creditorie dei terzi, comprese quelle dell'Erario ". A supporto di questa teoria, il giudice cita il "patto di famiglia " siglato nel 2005 attraverso il quale i Riva si erano autoregolamentati per gestire l'azienda. Da un lato c'era un "capo indiscusso ", Emilio, che decideva "da solo sulle questioni di maggior rilevanza". Dall'altro il consiglio di famiglia, con divisione tra membri "attivi" con diritto di voto, membri "onorari" e "osservatori".
"Emilio Riva - scrive il Gip - rappresenta la persona che da sempre ha gestito le società facenti parte del gruppo Riva e che tuttora ne detiene il controllo. Infatti il capitale sociale del gruppo Riva Fire Spa (ndr, la cassaforte del gruppo) è detenuto da società che, sia direttamente che indirettamente (Carini Spa per il 25%, Stahlbridge srl per il 35,1% e Utia Sa per il 39,9%) sono controllate da Emilio Riva". Emilio "poteva decidere da solo sulle questioni di maggior rilevanza per le società, detenendo la maggioranza di voto su materie quali la nomina o revoca degli amministratori delle società del gruppo" e sulle "operazioni di particolare rilevanza (acquisto o vendita di partecipazioni o stabilimenti industriali) che, pur rientrando nei poteri degli amministratori delegati o dei consigli di amministrazione delle società del gruppo, venivano considerate di carattere strategico dai membri 'attivì del consiglio".
Dietro a Emilio, il resto della famiglia lavorava con un "patto di famiglia" che serviva ai Riva - scrive il giudice - "per concordare le modalità di gestione delle società del gruppo ed i relativi poteri decisori". Esistono così membri con diritto di voto (Fabio, Claudio, Nicola, Cesare ed Angelo), membri onorari con diritto di partecipare alle riunioni e di intervenire nella discussione (Emilio, Adriano e Laura Bottinelli) e 'osservatorè (Emilio Massimo) con diritto di partecipare alle riunioni e di intervenire nella discussione ma senza diritto di voto". Il patto stabilisce an-
che che se Emilio Riva affermava di voler votare in Consiglio, "qualora questo si fosse riunito per trattare e deliberare su determinate materie, tra le quali la politica dei dividendi e il piano di investimenti del gruppo, in tal caso allo stesso veniva attribuito un diritto di voto pari a 60 su 100".
la procura di Taranto rilancia -sequestro record da 8,1 miliardi ai Riva !
Ilva, sequestro record da 8,1 miliardi ai Riva
Il procuratore: "La fabbrica
non si tocca"
Il provvedimento disposto dal tribunale di Taranto: sigilli al tesoro della società Riva Fire, ai guadagni dovuti ai mancati investimenti per ridurre l'inquinamento. L'accusa: associazione a delinquere finalizzata al disatro ambientale, indagato anche il presidente Ferrante
di MARIO DILIBERTO e GIULIANO FOSCHINIIl provvedimento si inquadra nell'indagine che ha messo sulla graticola la grande fabbrica per l'inquinamento killer sprigionato dagli impianti delle acciaierie sulla città. Il sequestro record è scaturito proprio dal mancato risanamento dei reparti dell'area a caldo, indicati come la fonte dei veleni industriali ritenuti causa di malattia e morte. In pratica i consulenti dei pubblici ministeri hanno quantificato la somma che Ilva avrebbe dovuto investire negli anni per abbattere l'impatto ambientale della fabbrica.
Gli investimenti non eseguiti si sono tradotti in un guadagno perla proprietà ritenuto però fonte di reato. Di qui i sigilli per un valore di otto miliardi e centomila euro. L'inchiesta per disastro ambientale è scattata nel luglio dello scorso anno con l'arresto di Emilio Riva, l'anziano patron dell'Ilva, finito ai domiciliari, e il contestuale sequestro degli impianti inquinanti. Da allora l'inchiesta ha fatto registrare numerose e violente sterzate. A novembre scorso un altro blitz della Finanza ha portato in carcere alcuni dirigenti, ma alla retata sfuggì Fabio Riva, figlio di Emilio, attualmente latitante a Londra. Solo due giorni fa la procura di Milano aveva disposto il sequestro preventivo di circa 1,2 miliardi a carico di Emilio e Adriano Riva per truffa allo Stato.Oggi il nuovo colpo di scena con il sequestro record."Il sequestro - ha spiegato il procuratore Sebastio - riguarda solo in merito ai beni della società Riva Fire. Abbiamo tenuto conto della legge 231 (legge salva Ilva, ndr), e dunque il sequestro non colpisce i beni dell'Ilva. E questo provvedimento non intacca la produzione dello stabilimento. La ratio del sequestro è quella di bloccare le somme sottratte agli investimenti per abbattere l'impatto ambientale della fabbrica". "La produzione non si tocca - ha sottolineato Sebastio, che ha aggiunto: "Si tratta di un sequestro preventivo per equivalente sulla base della legge 231 del 2001 sulla responsabilità giuridica delle imprese" che dal 2011 contempla anche i reati ambientali.
Ilva: la "sinistra" dice fesserie
La “sinistra” è meglio che non parla, perché ogni volta dice fesserie.
Paolo Ferrero di Rifondazione comunista
(ma vive ancora?), a proposito del sequestro dei fondi dei Riva ha
dichiarato: “Con la famiglia Riva le sorprese non finiscono mai…Una
delle più potenti famiglie del paese, a cui era stato affidato il
destino di un settore strategico per l’economia nazionale, ha
fallito su tutta la linea. Chiediamo che il governo intervenga
prontamente per espropriare beni e capitali della famiglia Riva,
nazionalizzando le attività produttive”.
La famiglia Riva non ha “fallito”.
La logica sua, come di tutti i capitalisti, è quella di prendere,
sfruttare al massimo, soprattutto gli operai, e per quanto tempo è
conveniente, fare profitti, salvaguardarli, e poi mollare. Questo può
essere ostacolato dalla lotta dura degli operai e da una coerente e
agente linea sindacale di classe (ma i delegati che fanno parte di
Rifondazione comunista stanno nella Fiom); e può essere impedito
realmente solo dal rovesciamento rivoluzionario del sistema dei
padroni – Chi porta nella sua sigla la parola “comunista”
questo ABC dell’analisi del capitalismo dovrebbe saperlo!
Il governo che dovrebbe salvare l’Ilva,
è parte di uno Stato che aveva la proprietà dell’Ilva (allora
Italsider) e che dopo averla portata quasi al fallimento l’ha data
a pochi soldi all’unico padrone che voleva prenderla. Riva l’ha
presa e dal 95 sono iniziati i suoi veri profitti, soffiando via via
da sotto il naso i fondi realizzati; il governo che dovrebbe salvare
l’Ilva, visti i partiti che ne fanno parte, non è affatto diverso
e persegue la stessa linea del governo precedente che ha fatto il
“decreto salva-Ilva”, per salvare Riva e i suoi profitti e che si
è tanto preoccupato della salute degli operai e dei cittadini da
metterci solo una manciata di milioni.
I governi sono il comitato d’affari
della classe dominante e, nazionalizzazione o non nazionalizzazione,
è sempre e solo le maledette leggi del profitto capitalista, dello
sfruttamento degli operai e del taglio dei costi inutili (in primis
quelli per la salute e la sicurezza), che perseguirà.
Infine, basta con le varie espressioni
di sorpresa che in questi giorni si sentono in giro. Ma quando
nel 2009 Tremonti, e il suo governo Berlusconi, ha introdotto lo “scudo fiscale” era
già chiaro che sarebbero rientrati fondi nascosti illecitamente per
non pagare le tasse, era chiaro che perpetuava e copriva vecchie
truffe e si permetteva ai padroni e ai ricchi di farne di nuove.
Di che ci si sorprende? E’ il sistema
capitalista! O i proletari e le masse popolari lo rovesciano, o i
“ben pensanti” continueranno ad avere tante “sorprese”!
Ma i sindacati confederali all'Ilva ci fanno o ci sono?
Dopo il maxisequestro dei fondi
occultati dei Riva, le prime dichiarazioni dei segretari dei
sindacati confederali non sappiamo se definirle vergognose, ipocrite, di un
livello inaudito di stupidità, o meglio, ancora una volta, di
servi/complici: fanno finta di non sapere e vogliono lasciare le cose
come stanno.
Stefanelli Fiom: “i fatti che stanno
accadendo ci danno ragione… in ogni caso le due vicende, milanese e
tarantina, non devono intrecciarsi, i prodotti ormai sono stati
dissequestrati e i proventi, come ha sostenuto sempre il presidente
Ferrante, devono essere reinvestiti nello stabilimento tarantino, non
stavamo aspettando i soldi sequestrati. Ora attendiamo l’incontro
con l’amministratore delegato… una cosa è la famiglia Riva e
un’altra l’azienda Ilva…”.
Panarelli Fim: “la notizia ci ha
lasciati di stucco ma non ci riguarda. Oggi l’Ilva ha un
amministratore delegato ed è lui che deve preoccuparsi che la
vicenda milanese non abbia ricadute su Taranto, è lui che deve
procurare le risorse per attuare l’Aia”.
“I fatti che stanno accadendo ci
danno ragione”? “La notizia ci ha lasciati di stucco”?
E’ da anni e anni che lo Slai cobas
denuncia che Riva aveva all’Ilva di Taranto il suo grasso vitello
d’oro, che i suoi profitti miliardari c’erano eccome, ma erano
tenuti ben stretti, nascosti, salvaguardati, sia negli anni passati,
(al riparo anche dalla crisi iniziata nel 2008 e scaricata sui
lavoratori in cassintegrazione), sia più recentemente per non pagare
la messa a norma degli impianti. I sindacati confederali non potevano
non sapere! Cosa facevano, e fanno, invece i sindacati confederali?
Avallavano sia negli anni passati in nome appunto della crisi, sia
dalle vicende giudiziarie, le difficoltà economiche di Riva e hanno
fatto accordi su accordi, dalle tante cassintegrazioni fino
all’ultimo sui contratti di solidarietà contro i lavoratori, a
difesa della borsa di Riva, e di fatto per far pagare ai lavoratori
anche le truffe di Riva.
I dirigenti sindacali in tutti questi
anni hanno fatto come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non
parlo – ma intanto firmo! Questa è più che complicità, è
collusione, e speriamo fortemente che la magistratura estenda la sua
inchiesta.
“La notizia… non ci riguarda”?,
“le due vicende milanese e tarantina non devono intrecciarsi… non
stavamo aspettando i soldi sequestrati”?
Ma o sono fessi (e per Stefanelli, lo
sospettiamo…) o, meglio, continuano nella loro opera infame di
servi dell’azienda. “Non ci interessa”? Ci interessa eccome,
invece! Quei soldi sequestrati sono frutto del sudore e sangue (e,
purtroppo, nel vero senso della parola!) degli operai dell’Ilva e
devono tornare per forza agli operai, per difendere salute e lavoro!
Un ritorno, sia chiaro, che – con
buona pace degli ambientalisti e dei paladini della magistratura –
può essere possibile solo in una situazione di accesa lotta a
ll’Ilva e a Taranto, visto che da tutte le parti si dice chiaro che
“il sequestro dei beni non ha un’immediata relazione con l’Ilva…
e si sbaglia chi pensa che la somma possa essere utilizzata per la
bonifica dell’acciaieria” (vedi CdS del 23/5).
Secondo Stefanelli, gli operai
dovrebbero accontentarsi dei proventi dei prodotti dissequestrati a
Taranto. Ma è stupido?! Questo è proprio quello che diceva e dice
la proprietà aziendale e Ferrante, sia quando hanno legato ai soldi
del dissequestro il pagamento degli stipendi, sia più recentemente
per non rispettare neanche i tempi dell’Aia e far dipendere da
questi proventi gli investimenti per la messa a norma .
“Una cosa è la famiglia Riva e
un’altra l’azienda Ilva”? “Oggi è l’amministratore
delegato (Bondi) che deve preoccuparsi per Taranto”? Ma i servi non
finiscono mai di fare e parlare da servi?
E’ proprio la famiglia Riva che
recentemente, con un’altra operazione industriale e finanziaria
truffaldina, (su cui pure sarebbe bene che la guardia di finanza e la
magistratura indagassero), ha scorporato l’Ilva dal resto del
Gruppo Riva, e non certo per salvaguardarla, ma piuttosto per
separarsi finanziariamente e industrialmente dai destini dell’Ilva,
per non inficiare il Gruppo con le vicende giudiziarie, e perché i
fondi per la messa a norma al massimo si trovino nel perimetro
dell’Ilva spa, o rivolgendosi alle banche per un credito (credito
che le banche continuano a negare), senza intaccare le vere casse.
Chi oggi vuole tenere separate la famiglia Riva dall’azienda Ilva
sono, quindi, proprio i Riva.
“Bondi deve preoccuparsi per
Taranto”? Come se Enrico Bondi non abbia scelto Riva! Che lo ha
messo lì per avviare un processo di ristrutturazione – su cui è
esperto – il cui esito è comunque nero per gli operai.
Ferrante prima e ora Bondi non sono
altro dalle politiche di padron Riva. E l’osceno tentativo dei
sindacati confederali di “tranquillizzare” ancora una volta i
lavoratori, dicendo che anche oggi dovrebbero affidarsi a Ferrante e
Bondi, è ancora una volta la dimostrazione chiara che questi
sindacati vogliono solo accompagnare una fine inaccettabile per gli
operai.
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