giovedì 9 settembre 2021

Anche a Taranto si prepara lo sciopero generale dell'11 ottobre

Lo sciopero generale nazionale dell'11 ottobre, indetto da tutti i sindacati di base, ha visto martedì scorso a Taranto una prima assemblea nella sede Slai cobas dei rappresentanti dei vari cobas sui posti di lavoro (dall'ex Ilva, al Cimitero, alla Cemitaly, servizi degli appalti Amat/Amiu, asili, lavoratrici della scuola, ecc.) e si prepara nei prossimi giorni un'assemblea pubblica (a cui inviteremo stampa e Tv) e l'avvio di un attività di assemblee, volantinaggi, all'ex Ilva e in vari posti di lavoro.

Questo sciopero punta al blocco della produzione, dei servizi, dei posti di lavoro; esso unisce le fabbriche e realtà in lotta, e a livello nazionale, coinvolge i movimenti reali di lotta.

Questo sciopero generale è necessario e inevitabile. Le condizioni di lavoro stanno peggiorando, così come il salario – i lavoratori e le loro famiglie non ce la fanno più; il salario, soprattutto per le migliaia di cassintegrati e per la perdita di questi anni non recuperata dai CCNL, si è ridotto del 30/40%. Nella nostra città invece che lavoro aumentano i cassintegrati senza futuro (dai 1600 dell'Ilva AS, ai più di 50 della ex Cementir, ecc.); vanno avanti i licenziamenti/chiusura nelle grandi fabbriche - come la Tessitura Albini di Mottola che ha messo in mezzo alla strada 118 operai, tra cui un terzo donne che difficilmente potranno trovare un nuovo lavoro -, una fabbrica in piena produzione che chiude non per crisi ma per delocalizzazione per fare più profitti dove il costo del lavoro è più basso.

I lavoratori degli appalti comunali, o restano precari a vita, con bassi salari e poche ore di lavoro, come nelle pulizie dell'Amat, negli asili o le promesse di reimpiego sono delle beffe, come per i 130 di Isola verde; e chiaramente in questa situazione non c'è futuro per i disoccupati, nonostante le propagande quotidiane di Comune, Regione su un'economia alternativa, sullo sviluppo di una Taranto turistica, ecc. 

Le aziende, dalle grandi alle medie, piccole (compreso ristorazione) col governo Draghi pretendono e ottengono e si stanno riprendendo dagli effetti dei lockdawn; chi invece non può riprendersi e vede peggiorare le sue condizioni di lavoro, non lavoro e di vita sono le lavoratrici, i lavoratori, i settori poveri. Mentre i soldi ci sono per le imprese, spariscono anche per integrare al 100% la miseria di cassintegrazione che ha ridotto, col covid, il salario dei lavoratori di quasi il 50%.

Per questo è necessario lo sciopero generale, per unire le forze, chiamare alla lotta i settori ancora fermi e cominciare a pesare realmente, con la novità dell'unione in questa occasione, di tutti i sindacati di base nazionali e locali.

I sindacati confederali, a parte qualche lamentela, non vogliono fare lo sciopero generale, ma si limitano a chiedere ennesimi tavoli regionali o nazionali al Mise, quando ogni lavoratore sa bene che solo con lo sciopero, la lotta possono pesare e cambiare i rapporti di forza.

E' quindi molto importante che i sindacati di base, che già lottano in vari posti di lavoro a livello nazionale, chiamano allo sciopero, e fanno appello ai lavoratori, alle lavoratrici a farlo anche nei posti di lavoro in cui ancora non sono presenti i sindacati di base o sono una minoranza.

Lo sciopero generale ha una piattaforma generale che si sta discutendo sui vari posti di lavoro:

NO ai licenziamenti/riduzione orario di lavoro a parità di salario,
aumenti salariali/ 100% di indennità ai cassintegrati /salario garantito ai disoccupati, 
salute e sicurezza, vaccinazione per tutti;
No repressione, No licenziamenti ritorsivi (come quelli fatti in Acciaierie d'Italia e dei lavoratori ex Pasquinelli dall'Amiu/L'Arca). che sono anche usati come ricatto verso i lavoratori che vogliono protestare.
Contro la precarizzazione: No agli appalti al massimo ribasso – internalizzazione dei servizi pubblici essenziali.

INFO DA
SLAI COBAS per il sindacato di classe
3475301704

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