domenica 10 luglio 2016

La lunga battaglia della Nuova Siet c/ Ilva portata avanti dal 2011 dallo Slai cobas torna in primo piano in parlamento

Questa difficile battaglia dello Slai cobas sc con 300 lavoratori ha portato ad uno dei più duri processi contro l'Ilva e i padroni dell'appalto, in cui Emilio Riva ha avuto la condanna più pesante, 4 anni e 6 mesi.
Ma a tutt'oggi i lavoratori non vedono riconoscersi i loro diritti.


Interrogazione del senatore Dario Stefano al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti affinché l'Inps imputi e riconosca ai lavoratori della Nuova Siet di Taranto i contributi previdenziali mai versati dal Gruppo Riva. Sono diciotto anni che i lavoratori aspettano.

La Nuova Siet dal 1971 si è occupata di movimentazione stradale e trasporti per conto dell'Italsider, prima di essere acquisita, nel 1999, dal Gruppo Riva e di essere spogliata negli anni successivi di commesse e appalti fino a giungere al licenziamento di tutti i 300 lavoratori, poi assunti il giorno successivo in una azienda interna all'Ilva. Il Gruppo Riva ai lavoratori proponeva di rientrare in azienda sulla base di nuovi contratti al ribasso, fino alla riduzione dei salari del 50%, con un trattamento iniquo e una dequalificazione delle mansioni. Intanto, si faceva riconoscere i benefici contributivi previsti per le aziende che assumevano lavoratori in lista di mobilità, ricevendo le stesse prestazioni dai lavoratori ma pagandole di meno.
Dopo un lungo iter tra Procure e Tribunali – prosegue Stefàno nell’interrogazione - avviato con un esposto dell'organizzazione sindacale SLAI Cobas nel 2011, i giudici, decretando la prescrizione del reato, riqualificato in truffa aggravata e continuata, hanno riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno e hanno rimesso gli atti al giudice del lavoro. Per effetto della sentenza della Corte di Cassazione veniva riconosciuto, all'Inps, costituitasi parte civile, il danno della mancata contribuzione previdenziale. Di conseguenza, l'Istituto ha emesso cartelle esattoriali per diversi milioni di euro nei confronti del gruppo Ilva.

Sono passati diciotto anni e i lavoratori della Nuova Siet sono ancora in attesa di un giudizio definitivo.


Interrogazione a risposta scritta


Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali

Premesso che:

la Società Nuova Siet, con sede a Taranto, è una società di trasporti che si occupava, dal 1971, di lavori di movimentazione stradale e dei trasporti per conto dell'Italsider;

nel febbraio del 1999, il Gruppo Riva ha acquistato questa azienda, spogliandola negli anni
successivi di commesse e appalti tanto da giungere al licenziamento di tutti i 300 lavoratori, per riassumerli, il giorno successivo, in una nuova azienda "interna" all'Ilva;

il Gruppo Riva proponeva quindi ai lavoratori della Nuova Siet di rientrare in azienda sulla base di nuovi contratti al ribasso rispetto a quelli precedenti, fino alla riduzione di salari del 50%, e costringendoli ad accettare condizioni estremamente inique, dequalificando di fatto le mansioni esercitate precedentemente dai lavoratori ma obbligandoli a svolgere le stesse attività svolte prima dell'assorbimento e quindi non riconoscendo loro lo status giuridico che avevano maturato fino a quel momento.;

il gruppo Riva si faceva quindi riconoscere i benefici contributivi previsti per le aziende che assumono lavoratori in lista di mobilità e contrariamente otteneva dai lavoratori le stesse prestazioni pagandole di meno, l'Inps si costituiva parte civile;

alla luce delle condizioni poste dal Gruppo Riva ai lavoratori della Nuova Siet, è stato presentato un esposto da parte dell'organizzazione sindacale SLAI Cobas presso la Procura della Repubblica di Taranto;

la Procura di Taranto ha rinviato a giudizio - accusati di truffa ai danni dell'Inps, estorsione e tentata estorsione nei confronti dei dipendenti dell'azienda che nel 1999 passò al gruppo siderurgico - il Gruppo Riva;

il 20 marzo 2007, in primo grado, il Tribunale di Taranto ha condannato a quattro anni di reclusione il Presidente del Gruppo Riva, Emilio Riva, suo figlio Claudio Riva, e Biagiotti, mentre ad anni uno, mesi due di reclusione Giovanni Perona della Nuova SIET;

i condannati, nell'anno 2009, ricorrevano in Corte d'Appello ottenendo la sentenza di assoluzione;

nell'anno 2011, la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione di Roma annullava senza rinvio la sentenza di assoluzione della Corte d'Appello nei confronti di Emilio e Claudio Riva, accusati di truffa ai danni dell'Inps, estorsione e tentata estorsione nei confronti dei dipendenti dell'ex azienda Nuova Siet;

i giudici, decretando la prescrizione del reato (riqualificato in truffa aggravata e continuata), hanno al contempo riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno e hanno rimesso gli atti al giudice del lavoro;

per effetto della sentenza della Corte di Cassazione all'Inps veniva riconosciuto il danno della mancata contribuzione previdenziale e, di conseguenza, l'Istituto ha emesso cartelle esattoriali per diversi milioni di euro nei confronti del gruppo Ilva;

il Presidente della Corte di Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, dopo 4 anni di dibattimento, ha riconosciuto la competenza della presente causa alla sezione Civile sempre della stessa Corte d'Appello;

dopo oltre diciotto anni di percorsi giudiziari, i lavoratori della Nuova Siet sono ancora in attesa di un giudizio definitivo;

si chiede di sapere:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa;

se sia possibile adottare iniziative per quanto di competenza, affinché l'Inps – nelle more del recupero dei contributi previdenziali richiesti mediante le cartelle esattoriali nei confronti del Gruppo Riva – possa imputare e riconoscere, ai lavoratori della Nuova Siet coinvolti, i contributi previdenziali mai versati dal Gruppo Riva;

Dario Stefàno

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