domenica 16 febbraio 2025

Acciaierie d'Italia - 2 - Notizie su Baku Steel - Ma sono più un "manifesto pubblicitario"


Da Taranto buona sera di Giovanni Di Meo

15 Febbraio 2025

Acciaierie d'Italia, vince Baku Steel

Secondo Il Messaggero, BSC avrebbe alzato la propria offerta arrivando ad un miliardo di euro. L'ufficializzazione della scelta spetta ai commissari straordinari di AdI, che intendono prendersi qualche giorno per ulteriori valutazioni. L'unica alternativa sul tavolo è Vulcan Green Steel - Jindal International, che comunque sarebbe decisamente indietro.

"L'ex Ilva brucia ogni mese circa 40 milioni di euro in gas. "L'unica strada per produrre in pareggio, prima, e in utile (poi) è quella di azzerare o quasi i costi energetici. E questo solo Baku (sostenuta da Azerbaijan Investment Company Ojsc) lo può fare essendo letteralmente «seduta» su una montagna di gas: l'Azerbaijan è il ventitreesimo esportatore mondiale di combustibili fossili al mondo e detiene, secondo le stime, lo 0,4% delle riserve globali di petrolio e l'1,3% delle riserve globali di gas. L'import di gas azero in Italia e passato da 11 milioni di metri cubi nel 2020, anno dell'entrata in funzione del gasdotto Tap, a 10 miliardi di metri cubi nel 2023. Ad oggi, rappresenta il secondo fornitore di gas dell'Italia dopo l'Algeria.

Per il capoluogo ionico l'avvento degli azeri potrebbe voler dire anche l'installazione di una nave rigassificatrice nel proprio mare.

Fondamentale è il fatto che tutte le azioni di "Azerbaijan Investment Company Joint-Stock Company", braccio operativo di Baku SC nell'affare Taranto, siano di proprietà del Governo della Repubblica dell'Azerbaijan con la governance in mano al Ministero dell'Economia. Questo, in un Paese in cui il potere è saldamente in mano da decenni ad una sola famiglia, gli Aliyev: dal 1993 alla presidenza della Repubblica si sono alternati l'ex segretario del Partito Comunista, Heydar Aliyev e, alla morte di quest'ultimo, il figlio Ilham, al potere ininterrottamente da 2003.

Baku Steel ha una capacità produttiva di ottocentomila tonnellate, lo status di membro permanente della World Steel Association, il titolo di più grande produttore di acciaio del Caucaso. Esportazioni in venti Paesi.

BSC è "uno dei maggiori contribuenti ed esportatori del settore non petrolifero in Azerbaigian" e l'azienda "presta particolare attenzione alla riuscita attuazione dei programmi internazionali di sviluppo sostenibile di cui l'Azerbaigian è partner, nonché alle priorità nazionali del Paese": il legame con il governo di Baku, la capitale azera da cui il gruppo prende nome, è stretto. Molto stretto.

E, se oggi i dipendenti sono "più di duemila" (una frazione di quello del solo stabilimento tarantino di Acciaierie d'Italia) e l'export è diretto verso Medio Oriente, Europa, Africa e continente americano, la Baku Steel Company può dire di essere "strettamente coinvolta nei lavori di costruzione nel Paese sotto la guida del Presidente della Repubblica dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev.

sabato 15 febbraio 2025

Acciaierie d'Italia - l

Acciaierie d'Italia - le offerte sono arrivate e sono tutte da respingere al mittente. Ma arriva o no il tempo della lotta per lavoro, salario, diritti, salute e sicurezza in fabbrica e territorio?

venerdì 14 febbraio 2025

PeaceLink: “Il nuovo decreto depotenzia la valutazione di danno sanitario”

È una bocciatura senza se e senza ma quella che PeaceLink fa del decreto legge 2025 attualmente in fase di esame in vista della conversione in legge.

Il decreto prevede uno stanziamento fino a 400 milioni di euro per Acciaierie d'Italia, sottraendo risorse originariamente destinate alla bonifica ambientale del sito Ilva di Taranto. Osservazioni critiche che PeaceLink ha inviato alla commissione Industria del Senato, dove il decreto è all’esame, così come richiestole. Criticità che l’associazione si riserva di segnalare anche alla Commissione europea

Un finanziamento contro la giustizia ambientale
PeaceLink sottolinea come il decreto sia in aperto contrasto con il principio comunitario “chi inquina paga”, «destinando a finalità produttive – scrive Alessandro Marescotti, presidente dell’associazione - fondi che dovrebbero essere esclusivamente impiegati per la decontaminazione e il risanamento ambientale. Il ricorso a queste risorse costituisce una grave sottrazione di fondi destinati alla tutela della salute dei cittadini, minacciati da decenni di inquinamento industriale».

Una scelta pericolosa e insostenibile
Nella sua analisi PeaceLink evidenzia inoltre che il finanziamento ad Acciaierie d’Italia «rischia di perpetuare l’emergenza ambientale e sanitaria di Taranto, privando la comunità delle risorse necessarie per una transizione economica sostenibile». Secondo Mareswcotti, infatti, le alternative esistono e sono chiaramente delineate negli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile «ma il governo continua a ignorarle in favore di un’industria in costante crisi finanziaria».

Valutazione del danno sanitario (Vds) inefficace e depotenziata
Oltre alla questione dei fondi, PeaceLink nella sua relazione denuncia la scarsa efficacia delle norme introdotte dal governo sulla Valutazione del danno snitario (Vds) per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) dell’Iilva. La recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea «fa presente Marescotti - ha imposto criteri più rigorosi per la protezione della salute pubblica, ma il decreto limita drasticamente il ruolo dell’Istituto superiore di sanità (Iss), escludendo i lavoratori dalla valutazione e prevedendo tempi inadeguati per l’analisi del rischio sanitario».

Lavoratori esclusi dalla Vis

PeaceLink evidenzia che i lavoratori dell’ILVA - pur essendo a rischio elevato di ammalarsi - non sono soggetti alla Valutazione di impatto sanitario (Vis). Eppure sono i più esposti agli inquinanti prodotti dallo stabilimento e rappresentano un campione chiave per determinare gli impatti sulla salute. La Vis deve necessariamente includere anche i dati relativi ai lavoratori, attraverso analisi biologiche e monitoraggio epidemiologico. Inoltre, PeaceLink chiede che l’Iss abbia un ruolo rafforzato nella Vis, con la possibilità di reiterare le richieste di approfondimento e integrazione dei dati.

 Le richieste di PeaceLink

In virtù dell’analisi prodotta, PeaceLink per il tramite del suo presidente, Marescotti chiede ai senatori componenti la commissione Industria di escludere i fondi destinati alla bonifica dall’utilizzo per finalità produttive; di rafforzare il ruolo dell’Istituto superiore di sanità) nella Valutazione del danno sanitario, includendo anche Arpa, Asl e Aress; di dare l'ultima parola all'Iss nella Valutazione di impatto sanitario e, quindi, nella concessione dell'autorizzazione a produrre; di includere i lavoratori dell’Ilva nella Valutazione dell'impatto sanitario, con un monitoraggio specifico e la creazione di una biobanca per tracciare le esposizioni agli inquinanti industriali.

Vediamoci alle ore 16,30 alla Biblioteca comunale di p.le Bestat

 Tutti i partecipanti riceveranno il testo della 1° lezione su Il Capitale

Cisl e Meloni uniti dalla ideologia e politica fascio-corporativa - dal blog proletari comunisti

All'assemblea nazionale della Cisl dei quadri e dei delegati sindacali dell'11 febbraio, che ha anche deciso il passaggio dal segretario nazionale, Luigi Sbarra, alla nuova segretaria Daniela Fumarola - ben conosciuta a Taranto, in Puglia per il suo servilismo padronale e governativo in particolare nella battaglia all'ex Ilva - è stata l'occasione per la Cisl e per la Meloni per rafforzare un'unità corporativa fascista, ideologica/politica contro i lavoratori, gli scioperi, le loro. lotte. Applausi, fiori, ovazioni si sono sprecati verso il lungo intervento della Meloni. La Meloni si è sentita a "casa sua"; ha usato il palco per approfondire l'affondamento del coltello su tanti temi centrali per il governo; ma soprattutto l'intervento è stato un attacco agli scioperi, alle lotte dei lavoratori, definite: “Tossica visione conflittuale”, insieme all'affondo contro Cgil e Landini.

"Un duetto, tanti complimenti ed elogi reciproci - scrive il Fatto quotidiano - grandi distinguo rispetto agli altri sindacati, sorrisi e carezze figurate, affondi contro Maurizio Landini senza nemmeno nominarlo. Giorgia Meloni e la Cisl sono sempre più sintonici". 

Sbarra non ha perso l'occasione dell'esplicito appoggio della Meloni e non solo - sul palco vi era anche ospite la ministra del Lavoro, Calderone - per attaccare a sua volta le lotte, le affermazioni (purtroppo finora solo affermazioni che non si traducono affatto in pratica di "rivolta sociale") di Landini, per bocciare scioperi, lotte dei lavoratori definendole “antagonismi”,“massimalismi”, “populismo”, “benaltrismo”.

Quindi, la Cisl è contro gli scioperi, le lotte, questo deve essere chiaro ai lavoratori. La Cisl si qualifica esplicitamente come sindacato "giallo" che vuole portare i lavoratori all'unità coi padroni e col governo; non siamo al "normale" collaborazionismo del sindacalismo confederale, ma alla formale linea di "partecipazione" degli operai, dei lavoratori tutti alle sorti del capitale, alla difesa di profitti dei padroni. 

Lo ha detto esplicitamente Sbarra e nessun lavoratore ancora iscritto a questo sindacato può far finta di non capire. Sbarra ha detto: "ci sono due concezioni molto diverse, per non dire opposte, dell’azione sindacale. Da una parte quella paralizzata da un antagonismo incendiario (che vorremmo tanto che ci fosse, ma purtroppo ancora non c'è). Dall’altra l’azione del suo sindacato riformista, pragmatica e concreta, che in piena autonomia accetta e promuove il dialogo”.

La Meloni a sua volta risponde, dichiarando che la Cisl è diventata un interlocutore privilegiato del suo governo, che "noi lavoreremo ancora molto bene negli anni a venire". E ha ringraziato la Cisl per il suo accompagnamento al lavoro difficile del governo.

Una unità che è stata anche formalizzata nel recepimento da parte del governo della proposta di legge della Cisl, che il parlamento si appresta ad approvare nelle prossime settimane, sulla "partecipazione dei lavoratori al capitale", alla gestione e ai risultati delle imprese. Sbarra ha detto: "la partecipazione ce l'abbiamo nel sangue, la pratichiamo ogni giorno, nelle fabbriche, nei cantieri, negli uffici”. E lo sappiamo bene...

Risponde la Meloni: "Rifondare la dinamica impresa-lavoro vuol dire superare la tossica divisione conflittuale", aggiungendo che "Bisogna lasciarsi alle spalle i conflitti del 900 fatti di "pregiudizi, antagonismo e furore ideologico". Affermazioni che prevedono un inevitabile nuovo grave attacco al diritto di sciopero.

Ora noi fin da quando la Csil ha raccolto sulla sua proposta di legge le firme nelle fabbriche abbiamo detto chiaramente "partecipazione al lavoro" è di fatto una collaborazione dei lavoratori con i padroni per salvaguardare i profitti delle aziende, quindi non significa affatto ricaduta positiva per migliorare le condizioni di lavoro, salariale, di sicurezza dei lavoratori, ma tutto il contrario, ricchezza dei padroni è più povertà per i lavoratori; perchè sempre i profitti sono pagati dai lavoratori con aumento dello sfruttamento, dei carichi di lavoro, taglio dei posti di lavoro, precarizzazione dei contratti di lavoro, taglio dei costi per la sicurezza, con l'aumento enorme dei morti sul lavoro (solo in Puglia la scorsa settimana vi sono stati 4 morti), riduzione dei salari, ecc. Con questa proposta di legge i salari dei lavoratori sarebbero pericolosamente legati all’andamento dei conti economici del padrone: in questo modo si vuole incentivare l’autosfruttamento per gonfiare ancora le tasche dei padroni.

Chiaramente la Meloni anche dal palco della Cisl ha rappresentato un quadro ultra positivo dell'occupazione, della tutela del lavoro, dei provvedimenti che avrebbe fatto il suo governo per il miglioramento delle condizioni di lavoro, soprattutto per le donne; e ha sciorinato, al solito, i risultati: record di occupati, di occupazione femminile, di lavoratori stabili, diminuzione dei contratti precari, tasso di disoccupazione ai minimi dal 2007, si è vantata che il cuneo fiscale è stato finanziato dalle banche e dalle assicurazioni, ecc., ecc. 
Una enorme bugia che qualsiasi lavoratore, lavoratrice può smentire, ma lo smentiscono anche i dati ufficiali, per esempio dell'Inps: aumento del 20% della cassa integrazione, che diventa nelle grandi fabbriche permanente; aumento de 4,3% delle domande di disoccupazione per licenziamento; contratti soprattutto per le donne sempre più precari, a termine, con salari inferiori; salario già tagliato per la mancanza di aumenti contrattuali, ridotto alla miseria anche per l'aumento delle bollette, per il carovita. Così come è un bluff la questione delle banche e assicurazioni dato che è solo un'anticipazione di imposte che lo Stato restituirà tra il 2027 e il 2029.  

Tornando alla proposta di legge della Cisl, siamo di fronte a un misto di ingabbiamento dei lavoratori, per cui essendo rappresentati nei CdA delle imprese non devono aver più motivo di lottare contro la "loro" azienda; e di inganno dei lavoratori per convincerli a mettere soldi nelle aziende (partecipazione azionaria dei lavoratori, anche in sostituzione dei premi di risultato), senza peraltro che i lavoratori possano controllare o decidere niente - Su questo riportiamo quanto scrivono due economisti universitari sul Il Manifesto "...se i premi di risultato consentono di distribuire ai lavoratori incrementi di produttività... altri strumenti finanziari di partecipazione possono implicare un trasferimento ai lavoratori di risultati negativi. Con la conseguenza gravissima che in caso di crisi aziendale, i lavoratori perderanno insieme il posto di lavoro e parte del proprio patrimonio", dato in azioni". Si tratta di un vero e proprio imbroglio che porterebbe soltanto al fatto che i lavoratori dovrebbero privarsi di una parte del loro salario per far crescere gli utili delle aziende; cioè partecipare al loro sfruttamento. Questa proposta di legge punta a fare degli stessi lavoratori i sostenitori del salario dipendente dall'andamento produttivo dei padroni, che, quando devono pagare gli operai dichiarano che questo andamento va sempre male, è sempre in crisi; per fare poi degli stessi lavoratori coloro che decidano a chi dare meno e a chi dare di più. 

Una proposta di legge che oggi, col governo Meloni, trova una normale accoglienza perchè in sintonia con la sua natura moderno fascista. Questa proposta ha detto la Meloni nell'assemblea “significa gettare le fondamenta di una nuova alleanza tra datori di lavoro e lavoratori, fondata sulla condivisione degli oneri e degli onori, promuovere la partecipazione dei lavoratori al destino della propria impresa, incrementare le politiche di welfare, rafforzare il peso della contrattazione legata ai territori e alla dimensione aziendale, per superare le rigidità dei contratti nazionali senza smarrire le tutele sul lavoro”.

Quindi condivisione dei soli "oneri" e cancellazione dei contratti nazionali.

Si ritorna di fatto alle famigerate "gabbie salariali", in cui non vi è un salario unico dal nord al sud, ma un salario differente secondo il territorio, l'andamento delle imprese; per cui operai che fanno lo stesso lavoro si troveranno ad avere salari diversi, con una nuova pesante divisione tra nord e sud. 

Si propaganda/si impone un moderno corporativismo, in nome del bene della "nazione"; perchè il "bene comune", il "bene della nazione" è l'interesse privato dei padroni. E questo è moderno fascismo.

Ma come dicevamo all'inizio, la Meloni non ha perso l'occasione per ribadire la linea del governo su altri temi. Un passaggio lo ha fatto anche sulle politiche demografiche: “L'inverno demografico... ha enormi implicazioni sulla tenuta sociale... questo governo ha dato finalmente alla questione della natalità e della demografia la centralità che merita, perché - ha spiegato Meloni - si tratta di una materia economica”. Appunto.
Meloni ha detto chiaro qual'è lo scopo della campagna per fare più figli. Non il bene dei bambini, delle famiglie, non il bene della collettività sociale, ma si devono fare figli per "l'economia", per dare nuove braccia da sfruttare ai padroni, e, ora nella fase di partecipazione, sostegno alle guerre, per dare corpi di ricambio per le guerre. 

Quindi ha parlato anche dell'Intelligenza Artificiale (Elon Musk le sta dietro alle spalle...). E su questo ha usato anche toni "terroristici". Della serie: certo la IA potrebbe sostituire nel lavoro tutti i lavoratori - cosa assolutamente falsa e impossibile: da dove i capitalisti ricaverebbero il plusvalore se sparissero gli operai? -; quindi se non si vuole correre questo rischio futuro voi operai dovete essere uniti al governo "nella grande sfida che abbiamo di fronte: lavorare per accompagnare i lavoratori in una trasformazione, un programma molto vasto di reskilling e di upskilling lungo tutto l'arco della vita e nei luoghi di lavoro". Cioè o i lavoratori accettano di vedere comunque tagliare una parte dei posti di lavoro, di essere macchine efficientissime per la produzione/il profitto del capitale o sarete "cancellati".

Ha parlato della trasformazione della scuola al servizio unicamente delle imprese (dimentichiamo cultura, sapere... con questi non si mangia...". Ma se "cultura ci deve essere sarà quella improntata ad una concezione nazionalista; "penso - alla nascita del Liceo del Made in Italy" per affermare il suprematismo della cultura, della religione occidentale, su quelle "barbare degli altri popoli".

Quello tra la Cisl e la Meloni si è trattato quindi di un vero e proprio patto corporativo/fascista, che deve essere denunciato e respinto prima di tutto nelle fabbriche e in ogni posto di lavoro.

La Cisl deve essere cacciata dai lavoratori dai posti di lavoro, dalle manifestazioni. Essa è l'infiltrazione del governo tra i lavoratori per schiacciarne la lotta di classe.

Formazione operaia - interventi di operai, lavoratrici sulla formazione su "Stato e rivoluzione" - contro il riformismo

Le puntate della Formazione operaia su "Stato e rivoluzione" sono state raccolte in questo opuscolo.

Si può richiedere a pcro.redgmail.com o 

a WA 3519575628, 

sarà inviato in Pdf 

 

 

 

 

1) Lo studio di "Stato e rivoluzione" è utile nella fase attuale in cui se le condizioni oggettive possono essere favorevoli mentre il soggetto rivoluzionario è ancora debole e si deve irrobustire e per questo è un arma. "Stato e rivoluzione" ci fa capire che la costruzione del vero partito rivoluzionario, comunista è principale, un partito che deve lavorare ed organizzarsi per "deviare" le masse dalle sponde dei partiti borghesi da un lato e dei revisionisti dall'altro, tutti al servizio del mantenimento di questo sistema capitalistico

Lenin in "Stato e rivoluzione", riprendendo Marx ed Engels, Lenin dice cosa è lo Stato, non un organo super partes ma il prodotto degli antagonismi di classe, che sono inconciliabili. Mette in chiaro che non è possibile cercare di cambiare le cose dall'interno del sistema. Lo Stato è lo strumento che la borghesia usa per opprimere l'altra classe. Altrochè se è di parte.

Lo Stato non può fare a meno del riformismo, che, pertanto, non è una realtà “esterna” perchè con la sua azione di conciliazione fa pienamente parte della funzione di dominio dello Stato borghese. 

Quindi, come bisogna vedere nella funzione dello Stato il doppio aspetto di repressore e attenuatore dei conflitti, così bisogna vedere nel riformismo e in tutte le forme dell’opportunismo la doppia funzione, quella di mistificare il ruolo dello Stato e quella di contribuire attivamente affinché esso funzioni come la borghesia vuole, secondo il suo interesse generale e la sua funzione generale come classe dominante, non necessariamente secondo l’interesse di una o l’altra delle sue frazioni. 

Noi proletari dobbiamo lottare tenacemente e saper essere autonomi dal riformismo in ogni sua forma; il riformismo costituisce il principale ostacolo all’abbattimento dello Stato. Scrive Lenin. “per gli uomini politici piccolo borghesi l’ordine è precisamente la conciliazione delle classi e non l’oppressione di una classe da parte di un’altra. Attenuare il conflitto vuol dire per essi conciliare e privare le classi oppresse di strumenti e mezzi di lotta per rovesciare gli oppressori”.

Quindi, non è sufficiente che le classi oppresse abbiano determinati strumenti e mezzi di lotta per rovesciare gli oppressori, la sostanza della via della rivoluzione consiste nel rompere la conciliazione sul piano teorico, politico, organizzativo, e quindi utilizzare gli strumenti e i mezzi di lotta per combattere in ogni conflitto la conciliazione.

Le posizioni di accumulazione delle forze solo attraverso una lunga lotta legale, trascurano il carattere della guerra che lo Stato borghese conduce contro i partiti proletari, e che la lotta legale non è sufficiente per contrastare la lotta illegale condotta anche dallo Stato democratico-borghese; questo non lo è stato nel passato e non lo è ancor di più oggi. Quindi, la stessa accumulazione di forza non può non avvenire dentro il carattere di guerra tra le classi.

2) Il legame Stato - violenza rivoluzionaria è la base della teoria rivoluzionaria del proletariato. Lo Stato è derivazione della società, è solo strumento di oppressione legalizzata.

Per Marx lo Stato è l'organo di dominio di classe, della classe borghese sulla classe proletaria,