mercoledì 14 agosto 2019

Alla Felandina minacce di sgombero, nostra iniziativa sui documenti, ma le condizioni di vita e di sfruttamento restano sempre le stesse

Ieri sera lo Slai cobas per il sindacato di classe, insieme a due avvocati, è tornato al campo La Felandina di Metaponto.
In termini concreti abbiamo cominiciato a fare un passo avanti per avere copia dalle questure dei documenti andati distrutti nell'incendio del 7 agosto, attraverso un'azione legale collettiva che impedisca alle questure di frapporre ai singoli migranti impedimenti, vessazioni.
Il nostro intervento e soprattutto la presenza degli avvocati ha anche posto un'altra serie di problemi, denunciati dai migranti, legati ai permessi di soggiorno che ritardano ad essere rinnovati, ai ricorsi di cui non si sa niente, tutte questioni che impediscono anche di lavorare.
Via via affronteremo i vari problemi.

Ma a parte questo passo avanti, la situazione resta grave e inaccettabile.
C'è questa minaccia di sgombero che incombe e che potrebbe portare a dividere i migrati, allontanarli dai posti di lavoro - anche ieri mattina si è riunito il comitato per la sicurezza e la Lega preme per lo sgombero immediato (vedi altro aricolo in questo blog). Ma nessuno dice niente alle persone del campo.
I pasti portati dalla Croce rossa continuano ad essere scarsi, al massimo per 200 persone, quando a Felenadina le stesse istituzioni dicono che sono almeno 600, e in generale poi è un tipo di cibo che non tiene conto dell'alimentazione dei migranti - ieri sera un camper della Croce rossa verso le 19 stava distribuendo dei pezzi di focaccia - quando basterebbe organizzare una cucina da campo (come si fa nelle zone in occasione di disastri simili all'incendio) per dare una soluzione più dignitosa per il mangiare. Così per ripulire dai rifiuti, dalle macerie (per l'incendio) il campo "sono venuti una sola volta - hanno detto i migranti - ma con camion troppo piccoli".  Per cui anche i pochi interventi vengono fatti, bene che vada, con una logica burocratica, i cui i migranti sono un fastidio.

C'è poi la grossa situazione di sfruttamento delle campagne, tante ora a pochi euro, che se il Ministero degli Interni. la prefettura, la polizia non divide i braccianti, deve essere l'altra importante questione su cui occorre mobilitarsi.

Chiaramente c'è un problema di organizzazione all'interno. "Qui c'è l'Africa" - diceva uno dei migranti - "ci sono persone del Sudan, della Nigeria, del Ghana, del Mali, ecc.", e vari migranti condividevano la nostra proposta, di organizzare dei rappresentanti per gruppi, per paese, per fare un comitato, necessario soprattutto se avviene lo sgombero e li disperdono.

Poi c'è la grossa realtà delle donne. Ieri sembrava che non ci fosse nessuna nel campo. Di Eris Petty nessuno ne parla più. Ma questo non può essere! 

Nadia continuerà a vivere nelle battaglie di Taranto

Un forte saluto commosso a Nadia Toffa da parte dei redattori di questo blog

Nadia Toffa era legatissima a Taranto. Grazie a lei, al suo impegno come testimonial e ai suoi servizi televisivi, aveva combattuto al fianco dei cittadini di Taranto contro l’inquinamento industriale, in special modo con i residenti dei Tamburi. Nadia Toffa contribuì a pubblicizzare a livello nazionale l’acquisto di una maglietta con la scritta “Ie Jesche Pacce Pe Te” che riscosse un grandissimo successo ed il cui ricavato fu devoluto per la realizzazione del reparto di Oncoematoligia pediatrica presso l’Ospedale ‘SS. Annunziata’ di Taranto, inaugurato lo scorso anno.

Fim-Fiom-Uilm indicono 3 giorni di sciopero al porto ArcelorMittal

ArcelorMittal, ricollocazione gruisti: indetto sciopero

Fim, Fiom e Uilm: "Criteri sbagliati e non condivisi": stop dal 21 al 23. I sindacati non escludono altre iniziative
Da Corriere di Taranto
ArcelorMittal, i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno indetto uno sciopero di tre giorni (21, 22 e 23 agosto) dei lavoratori del reparto Ima1 (Impianti marittimi). Lo sciopero è stato indetto per protestare contro la ricollocazione dei gruisti che risultano in esubero dopo il sequestro dell’area disposto dalla Procura nell’inchiesta sull’incidente del 10 luglio in cui è morto Mimmo Massaro.
Dell’informativa aziendale, Fim-Fiom-Uilm contestano la “ricollocazione dei lavoratori presso altri reparti, tra cui parchi e cokerie”, contestando il fatto che siano “sbagliati i criteri adottati, che non sono stati condivisi con le organizzazioni sindacali”. Ma non solo, perchè in mancanza di risposte dell’azienda, è stato proclamato lo sciopero dal 21 al 23 agosto. Nel comunicato inviato all’ufficio Relazioni industriali, al direttore di area e al capo area dello stabilimento ArcelorMittal, Fim-Fiom-Uilm non escludono “ulteriori iniziative”.
***** 
ArcelorMittal prosegue nella sua linea di iniziative, provvedimenti unilaterali che, invece di risolvere subito i gravissimi problemi di sicurezza per i lavoratori (dopo 7 anni la stessa gru, la stessa morte operaia a dimostrazione che non si è fatto niente prima da parte dell'Ilva e con AM si è continuato a far lavorare impunemente operai su quelle gru a rischio certo), peggiorano le condizioni di lavoro. I gruisti dovrebbero passare da un'area pericolosa ad altri reparti altrettanto nocivi per la salute. 
Lo sciopero per non far passare questo nuova azione di AM è quindi necessario.
MA. Non ci fidiamo affatto dei sindacati confederali. Da sindacati collaborativi con l'azienda non è che sono diventati improvvisamente sindacati che difendono realmente i lavoratori!
Già hanno mostrato il giorno dopo la morte di Cosimo Massaro come sono pronti a sospendere uno sciopero sulla base solo di un impegno di incontro. Succederò la stessa cosa anche questa volta? Basterà che AM discuta con i sindacati i criteri adottati per i trasferimenti?
Si buttano avanti per recuperare credibilità tra gli operai, per poi mediare al ribasso?
Non possiamo scordarci che anche Fim, Fiom, Uilm in questi 7 anni, sapevano dello stato delle gru, di come i grusti lavoravano col pericolo continuo, e non hanno fatto nulla.
Queste domande, quindi, sono più che legittime e gli operai devono farsele, non certo per non lottare, ma per pretendere risultati veri e non permettere che il loro sciopero sia utilizzato per incontri di sole promesse future.  

martedì 13 agosto 2019

La Felandina Metaponto - domani su tarantocontro il punto della situazione

Campo Felandina - LA LEGA FORZA PER LO SGOMBERO SENZA ALCUNA SOLUZIONE PER I BRACCIANTI MIGRANTI, mentre si sviluppano contraddizioni tra governo e Sindaco

METAPONTO - Ieri, al Ministero dell’Interno il vice premier Matteo Salvini ha promosso un tavolo operativo per concertare lo sgombero del campo abusivo de “La Felandina”. Stamane, a Matera, il prefetto Demetrio Martino ha convocato nuovamente il Comitato interforze per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica”, per pianificare gli interventi, e stabilire eventuali date. Intanto, non si arrestano le polemiche e le strumentalizzazioni politiche. In alcune interviste, il senatore della Lega, Pasquale Pepe, ha criticato l’operato del sindaco di Bernalda Domenico Tataranno. A febbraio il primo cittadino aveva inviato una lettera al Ministro Matteo Salvini, in cui chiedeva il sostegno del Governo per dirimere l’occupazione abusiva dei suoli de La Felandina. Lamentando, però, di non avere ricevuto alcuna risposta. Pepe, dal canto suo, ha ribattuto «che una lettera pec di risposta è stata invece spedita dal Ministero in data 18 marzo. Ma «è stata inviata alla Prefettura di Matera, che è la naturale sede di interlocuzione con cui si interfaccia lo Stato». Quanto all’ordinanza emanata dal sindaco Tataranno, nel mese di maggio 2019, è stata considerata dal senatore, sindaco di Tolve, «alquanto generica e non notificata ai residenti abusivi. Senza scadenze. Ordinanza formalizzata ufficialmente solo qualche settimana dopo, ma dalla Prefettura». Pepe ha concluso affermando che, «vista la situazione del campo, l’ordinanza», lui «l’avrebbe notificata molto prima di quanto fatto da Tataranno». Non ha tardato la reazione del sindaco di Bernalda-Metaponto, che ha replicato: «Mai vista risposta alla mia lettera da parte del Ministero degli Interni. Se c’è una missiva che ce la facciano leggere. Quanto alla mia ordinanza, richiamava con precisione l’articolo 50, ordinando lo sgombero immediato delle persone presenti, sulla base del rischio igienico sanitario. Il senatore leghista – rileva Tataranno – è venuto più volte in visita a La Felandina, facendosi scortare dalle Forze dell’ordine e producendo tantissime dirette facebook, ma zero atti formali per risolvere la situazione. Tataranno conclude, perciò, con amarezza: «Quando muore una persona le Istituzioni dovrebbero come prima cosa mettersi una mano sulla coscienza, per capire se hanno fatto il loro dovere. Quindi unirsi per risolvere le questioni, seguendo le norme e la nostra Costituzione...".

AM - premi anti sciopero per la morte di Massaro - Di quale responsabilità parla l'azienda...

La responsabilità va solo per gli impianti e soprattutto la produzione. AM dice bugie quando lega il lavoro nel giorno dello sciopero per la morte di Cosimo Massaro alle condizioni di "sicurezza degli impianti e incolumità del personale" . Queste condizioni sono già ben tutelate dalla comandata che viene fatta (e sempre aumentando di molto i numeri dei lavoratori che devono rimanere in fabbrica). Quello che invece è successo c'entra solo e soltanto con i profitti aziendali.
Altrimenti, se fosse nella normale norma di "sicurezza", perchè avrebbe dato i premi? Che guarda caso si chiamano appunto "premi di produzione".
Per non dire che tutta questa "responsabilità" non c'è mai per salvare la vita dei lavoratori!

Ristrutturazione appalti da parte di ArcelorMittal per renderli più funzionali alla sua politica - Intanto si avviano centinaia di licenziamenti



ArceloMittal mette le mani anche nell'appalto, per tagliarne i costi, trasformare tutti i contratti in essere in CCNL Multiservizi, per rendere l'appalto più sotto controllo e interno alla sua politica di meno lavoratori, più sfruttamento. 
Lo Slai cobas non ne fa una questione di Ditte locali o no: per gli operai tutti i padroni sono uguali. 
Le questioni sono altre:
- uguali diritti contrattuali e salariali con gli operai AM: CCNL metalmeccanico in tutte le ditte che operano nell'area siderurgica;
- clausola sociale per gli operai licenziati, per il passaggio di tutti da ditta a ditta, senza perdita di nessun giorno di lavoro.
Questa piattaforma è dello Slai cobas, per questa piattaforma vale la pena scioperare, altri scioperi sono inutili.
 
ArcelorMittal “azzera l’indotto locale”


ArcelorMittal azzera l’indotto locale per favorire una società di servizi da loro stessa controllata, la Alliance Green Services. Contro gli accordi stipulati e contro tutti i proclami, che qualche mese fa hanno narcotizzato le istituzioni locali, ArcelorMittal persegue il suo progetto di azzeramento delle aziende dell’indotto.
“Con diversi soggetti interessati – dichiara Francesco Rizzo – avevamo messo in campo ragionamenti volti a sostituire il contratto multiservizi, adottato dalle aziende in appalto per inquadrare i lavoratori, con il contratto metalmeccanico. Gli impegni discussi avrebbero favorito l’inserimento del contratto metalmenccanico contestualmente al rinnovo del contratto di appalto. E’, questo, un discorso che mirava all’uniformità dei contratti perché il nostro obiettivo era, ed è ancora oggi, l’esclusione dei contratti che puntano ad ottenere un risparmio da parte dei gestori del siderurgico ma che di conseguenza portano a comprimere i diritti dei lavoratori”.
Cosa comporta tutto ciò? Nelle ultime settimane circa 700 famiglie sono state interessate da procedure di licenziamento collettivo.
“Riteniamo positivo l’intervento dell’onorevole Turco secondo il quale c’è necessità di istituire un provvedimento di legge che tuteli le imprese dell’indotto e per rendere effettiva una clausola sociale nel Codice degli Appalti che preveda l’assegnazione nelle aree di crisi complessa una determinata percentuale degli appalti pubblici e privati alle aziende locali residenti sul territorio – prosegue Usb"