giovedì 21 maggio 2020

ARCELORMITTAL - LA PAROLA ALLA LOTTA


ArcelorMittal - Il governo prima ha accetto tutti i diktat di Mittal, ora gioca di rimessa, alzando solo la penale - NON SERVE A NIENTE!

Dagli scioperi e proteste devono venire obiettivi chiari e non trattabili per difesa di tutti i posti di lavoro, rientro dei cassintegrati, difesa del salario, difesa della salute e sicurezza, bonifiche reali - con o senza Mittal


Da Repubblica
L'azienda chiede altra cassa integrazione Covid ma i lavoratori protestano contro l'assenza di un vero piano industriale e lo spettro della chiusura. E l'esecutivo Conte prepara la contromossa. Proteste e blocchi stradali in arrivo nelle prossime ore
20 Maggio 2020

ROMA - Arcelor Mittal chiede altra cassa integrazione ma i lavoratori dei siti produttivi protestano e scendono in strada. La mancanza di un piano industriale e la pandemia rischiano di far precipitare una situazione già precaria prima del coronavirus. Ora al possibile ricorso alla cigs il governo risponde con l'ipotesi di portare da 500 milioni a 1 miliardo la penale nel caso in cui Arcelor Mittal dovesse dire addio a Taranto, possibilità ormai sempre più concreta.

Lunedì prossimo, 25 maggio, è previsto un tavolo al Mise proprio su quella che è, da un anno ormai, una spina nel fianco dell'esecutivo. Il 4 marzo scorso era stato raggiunto un accordo, nel quale era

La Gam ritira i licenziamenti - a seguito della iniziativa dello Slai cobas sc

Avevamo scritto giorni fa che 7 lavoratori della GAM operanti nel centro sportivo dentro l'Arsenale erano stati licenziati il 15 marzo per fine appalto - e senza che, anche per il blocco delle attività per il coronavirus, fosse stata trovata alcuna soluzione di continuità lavorativa.
Ma questi licenziamenti erano in aperto contrasto con decreto governativo che prevede il blocco dei licenziamenti per l'emergenza covid-19 per 5 mesi vale a dire per tutto agosto.
Per questo i lavoratori si sono autorganizzati nello Slai cobas e questi ha chiesto all'azienda di revocare il licenziamento chiedere l'ammortizzatore sociale e ha sollecitato l'incontro al Comune perchè questi lavoratori non dovevano rimanere senza soldi e senza lavoro.

Una primo importante risultato è che la Ditta GAM ha proceduto alla revoca dei licenziamenti e a fare istanza all'Inps per la FIS.
Questo, oltre che garantire un reddito in questo periodo ai lavoratori, è necessario per il passaggio che lo Slai cobas sc sta chiedendo ad altro lavoro.

mercoledì 20 maggio 2020

Grave aggressione ai danni del rappresentante dello Slai cobas al Cimitero di Taranto

Comunicato stampa
Taranto - Il rappresentante RSA dello Slai cobas sc, Francesco Masella, è stato vigliaccamente aggredito sul posto di lavoro nella mattinata del 16 maggio 2020 al Cimitero S. Brunone e ha dovuto ricorrere con la faccia piena di sangue alle cure dell'ospedale  SS. Annunziata - vedi foto.
 
Martedì ha subito una operazione al naso e gli stata per ora data una prognosi di 35 giorni.
Quello che è inaccettabile è che sul posto di lavoro possa avvenire un così grave fatto di intimidazione verso il rappresentante slai cobas e verso tutti i lavoratori iscritti allo Slai cobas sc, in materia di tutela dei diritti, salari e condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori e che questo avvenga dopo la giusta  e necessaria presa di posizione del sindacato in materia di lavoro per bonifiche.
I lavoratori  risponderanno con la lotta e ogni altra iniziativa necessaria all'aggressione per ripristinare l'agibilità sindacale sul posto di lavoro e la trasparenza e legalità nella gestione dell'appalto e delle bonifiche
azienda , comune stazione appaltante, commissario delle bonifiche, prefettura e istituzioni  hanno il dovere di intervenire
slai cobas per il sindacato di classe
3471102638
20  maggio 2020

Il comunicato dalla stampa sulla vicenda in corso sulla bonifica del cimitero
Nella bonifica del cimitero San Brunone, i lavoratori dello Slai cobas della DR Multiservice ripropongono “l’urgenza di conoscere dall’azienda il monte ore di lavoro previsto per i lavoratori DR già operanti, il numero dei lavoratori impegnati, le condizioni di sicurezza necessarie per lo svolgimento di questa attività, ribadendo, come è stato già espresso in altre occasioni da questo sindacato, che questo è un lavoro aggiuntivo, fatto con risorse aggiuntive utilizzabili in forme trasparenti e tracciabili, e che quindi deve avvenire fuori dal normale orario di lavoro. con accordo con i rappresentanti sindacali dei lavoratori cimiteriali”.
“Nel passato – evidenziano dallo Slai Cobas per il sindacato di classe – la mancata osservanza di questi criteri ha portato a situazioni penalizzanti per i lavoratori e non corrispondenti allo svolgimento corretto di queste lavorazioni. Riteniamo che questa volta le cose vadano fatte nella massima regola e massima trasparenza, al servizio dello svolgimento dei lavori nei tempi richiesti dalla direzione dei lavori e con l’osservanza di tutte le norme a tutela dei lavoratori”

E' necessario lo sciopero all'ArcelorMittal - Non basta il presidio - L'USB indice per venerdì sciopero di 24 ore

Ma è necessario soprattutto essere chiari su quali obiettivi si lotta.
 
Gli operai devono lottare per la difesa degli organici, per la riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga, per l'accelerazione con organico interno dei lavori di ambientalizzazione e bonifica, per la regolazione dell'eventuale esubero solo con provvedimenti massicci di prepensionamento dei lavoratori, che riteniamo necessari nella siderurgia e a Taranto in particolare.

ArcelorMittal è nel pieno della crisi di sovrapproduzione e dentro l'acuta guerra commerciale che si sviluppa a livello mondiale. Quindi le concessioni in materia di organico e cassintegrazione all'azienda non mettono al riparo i lavoratori dallo scarico della crisi sulla loro pelle con tagli occupazionali strutturali e intensificazione dello sfruttamento che si riflette sempre nelle condizioni di salute e sicurezza e nei costi antinquinamento e ambientalizzazione. 

VENERDI' LO SLAI COBAS SARA' PRIMA DI TUTTO ALLA FABBRICA

martedì 19 maggio 2020

ArcelorMittal rilancia il suo piano/ricatto puntando su governo a suo favore - ma riparte la lotta operaia


Ilva, a Genova operai in piazza per difendere il lavoro. La prima manifestazione della Fase 2

La lotta operaia comunque organizzata deve essere autonoma da padroni e governo - così finora non è stato

La piattaforma dello Slai cobas per il sindacato di classe è e resta l'unica alternativa di parte operaia a Taranto come a Genova e Novi...

A Genova, davanti agli stabilimenti della ex Ilva, i caschi gialli hanno manifestato contro la nuova cassa integrazione annunciata dall'azienda (a Genova e a Taranto dove c'è la più grande acciaieria d'Europa) e con la drammatica crisi del gruppo siderurgico italiano che ArcelorMittal e il governo non sono ancora riusciti ad affrontare, nonostante l'accordo raggiunto a marzo per una partnership pubblico-privato e per una trasformazione green degli impianti. E' di questi giorni, peraltro, la notizia della mancata assegnazione alla ex Ilva da parte dell'esecutivo, di una garanzia pubblica (in base al decreto Rilancio) per un prestito da 400 milioni di euro. Una ulteriore doccia fredda per gli oltre 10mila addetti del gruppo e per le migliaia di lavoratori delle aziende dell'indotto.



ArcelorMittal Genova, in corteo con la mascherina contro la cassa integrazione

A Taranto i sindacati annunciano una manifestazione di piazza per il 22 maggio - in realtà sarà un presidio di delegati in Prefettura senza sciopero e senza reale mobilitazione operaia

Il ministro dello Sviluppo Economico ha convocato i sindacati e ArcelorMittal per il 25.

Ilva, a Genova operai in piazza per difendere il lavoro. La prima manifestazione della Fase 2Dall'intervento alla ArcelorMittal Taranto di giovedì scorso
"...Noi non siamo d'accordo con la linea della cogestione con l'azienda seguita attualmente dalle organizzazioni sindacali confederali, in particolare sulla cassa integrazione, su cui viene data sostanzialmente mano libera all'azienda. Tenendo conto che non è stato affatto risolto il problema della integrazione salariale che permetta ai lavoratori, anche in cassa integrazione, di recuperare

Arresti domiciliari per il procuratore Capristo: depistaggio sull'inchiesta Eni e tangenti

LO SLAI COBAS SC E QUESTO BLOG AVEVA IN PIU' OCCASIONI DENUNCIATO IL COMPORTAMENTO MOLTO AMBIGUO DEL PROC. CAPRISTO IN PARTICOLARE NEI CONFRONTI DELL'EX ILVA
Ma di questo avremo modo di parlare dopo...

Su ordine della procura di Potenza il capo della Procura di Taranto è agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione in atti giudiziari

pubblicato il 19 Maggio 2020, 11:11
Su ordine della procura di Potenza il procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. L’inchiesta nasce da un fascicolo della procura di Trani, aperto quando Capristo era già stato trasferito a Taranto.
La vicenda riguarda pressioni che Capristo avrebbe esercitato su un magistrato di Trani poco dopo il suo trasferimento a Taranto. Il fascicolo di indagine sarebbe stato aperto dalla stessa procura di Trani e poi trasferito a Potenza.
Si aggiunge per Capristo è una nuova vicenda giudiziaria da affrontare dopo quella di abuso d’ufficio mossa dai magistrati di Messina nell’inchiesta sul “sistema Siracusa“, una presunta organizzazione secondo l’accusa in grado di pilotare decisioni del Consiglio di Stato, ma anche di aggiustare le richieste provenienti da magistrati e politici. Anche i fatti siciliani che coinvolgono il capo degli inquirenti tarantini, riguardano il periodo in cui Capristo era procuratore di Trani.
La vicenda è quella del presunto depistaggio sull’inchiesta Eni e sulle tangenti versate dal colosso petrolifero in Nigeria. Per i giudici di Messina, Capristo avrebbe inviato l’esposto anonimo non ai colleghi di Milano, competenti su quella vicenda, ma a Siracusa dove l’allora pubblico ministero Giancarlo Longo, (che ha patteggiato una condanna per corruzione e associazione a delinquere), aveva messo in piedi un’indagine con lo scopo di intralciare l’inchiesta lombarda in cui è coinvolto anche Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni.
il provvedimento scattato oggi è stato eseguito a carico di un ispettore della polizia in servizio nella Procura tarantina e di tre imprenditori della provincia di Bari.