giovedì 29 ottobre 2026

Ex Ilva, Governo: “Impegno per Taranto, ma piano sospeso" - Governo e sindacati tutti contenti - Ma le cose stanno davvero come dicono?

Il documento, redatto nella Sala Verde della Presidenza del Consiglio, ribadisce la volontà dell’Esecutivo di mantenere in Italia la produzione di acciaio e di individuare soluzioni capaci di garantire prospettive industriali a tutti gli stabilimenti. Tra gli elementi più rilevanti figurano il riferimento alla possibile partecipazione pubblica, il sostegno alla continuità operativa, la ricerca di nuove commesse e l’apertura di percorsi di reindustrializzazione.
Si tratta, tuttavia, di impegni e indirizzi che dovranno essere tradotti in misure concrete, con risorse, tempi e modalità ancora da definire.

DRI, forni elettrici e possibile partecipazione pubblica

Il primo punto del verbale conferma l’impegno del Governo a garantire la continuità della produzione siderurgica nell’ex Ilva. Il modello industriale indicato si basa su impianti per la produzione di ferro preridotto (DRI), forni elettrici, laminazione a caldo e verticalizzazione a freddo, in un percorso che coinvolge l’intero gruppo e punta alla decarbonizzazione.

La novità è il riferimento esplicito alla possibilità di valutare una partecipazione pubblica. Il documento prevede infatti un assetto industriale da definire «anche valutando la partecipazione pubblica». Non si tratta di una decisione già assunta, ma dell’inserimento formale dell’opzione tra quelle che potranno essere considerate per il futuro dell’azienda.

Restano intanto aperti i nodi che condizionano la definizione del piano industriale. Le offerte vincolanti nell’ambito della procedura di vendita sono attese entro l’8 novembre, mentre è ancora da chiarire l’impatto della decisione della Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, sulla vicenda dell’area a caldo. Due passaggi decisivi per delineare il futuro degli impianti e il relativo cronoprogramma.
Stabilimenti, nuove commesse e continuità operativa

Il secondo impegno riguarda la gestione della fase attuale. Il Governo indica come obiettivo quello di garantire «al massimo la continuità operativa degli stabilimenti del Gruppo», cercando di contenere gli effetti delle difficoltà produttive e dell’incertezza sul futuro industriale.

In questa direzione si muove la ricerca di nuove commesse, richiamata nel terzo punto del verbale. Sono in corso iniziative per acquisire ulteriori ordinativi e ridurre i periodi di inattività negli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi.
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Per il sito tarantino, nel corso del vertice è stato illustrato un calendario che prevede la lavorazione delle bramme dal 10 novembre al 14 dicembre e l’avvio della pausa natalizia dal 21 dicembre. Per Novi Ligure è prevista una fermata a metà novembre, mentre per Genova si guarda alla ripresa delle attività logistiche e di verticalizzazione.

La disponibilità di nuove lavorazioni è particolarmente importante per limitare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Sul fronte della cassa integrazione, è stato precisato che il numero massimo di lavoratori indicato nelle richieste non coincide necessariamente con quello delle persone effettivamente coinvolte. La gestione dovrebbe prevedere meccanismi di rotazione per distribuire l’impatto delle sospensioni.

Decreto e tutele per i lavoratori dell’indotto
Il capitolo occupazionale occupa una parte centrale del verbale. Il documento richiama il decreto-legge 185 del 2026, con il quale il Governo ha predisposto misure di sostegno al reddito e di salvaguardia dei livelli occupazionali.

Le tutele riguardano sia i dipendenti diretti del gruppo sia i lavoratori delle aziende dell’appalto e dell’indotto, particolarmente esposti alle conseguenze della crisi siderurgica. Durante l’esame parlamentare per la conversione del decreto potranno essere valutate modifiche finalizzate a individuare con maggiore precisione i destinatari degli interventi.

Il tema è rilevante soprattutto per le imprese che operano nell’indotto, per le quali l’accesso agli strumenti di sostegno rappresenta una questione centrale. L’effettiva portata delle misure dipenderà dagli eventuali correttivi e dalle disposizioni che saranno definite nel percorso parlamentare.
Uscite anticipate e lavoro usurante

Un altro punto riguarda i lavoratori che potrebbero lasciare anticipatamente gli stabilimenti. Il Governo ha comunicato di essere al lavoro per valutare, compatibilmente con le risorse disponibili nella prossima manovra di bilancio, un’estensione degli strumenti destinati a favorire le uscite volontarie e anticipate dal gruppo.

Tra le ipotesi citate figura il riconoscimento del lavoro usurante svolto nel ciclo integrale siderurgico, tema sollevato nel confronto sulle prospettive occupazionali dell’ex Ilva.
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Anche su questo fronte, però, non sono ancora state definite misure definitive né individuate le relative coperture finanziarie. L’Esecutivo si è impegnato a fornire ulteriori informazioni entro la metà di dicembre, dopo gli approfondimenti sulla compatibilità degli interventi con i conti pubblici.
Reindustrializzazione, confronto con quattro grandi gruppi

Il sesto punto del verbale apre il capitolo della diversificazione economica e della reindustrializzazione. Palazzo Chigi ha riferito che il 27 ottobre è stato avviato un confronto con alcune grandi imprese, partecipate pubbliche e realtà private, che avrebbero manifestato disponibilità a valutare possibili progetti industriali.

L’iniziativa si affianca alle attività già avviate nell’ambito dei progetti legati alla Zona economica speciale (ZES) e al tavolo per la reindustrializzazione di Taranto istituito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

In questo quadro si inseriscono gli incontri promossi dal sottosegretario Alfredo Mantovano con i vertici di Leonardo, Ferrovie dello Stato, Fincantieri e Rheinmetall Italia. Il confronto punta a individuare nuove iniziative produttive in Puglia, con particolare attenzione a Taranto, valorizzando le competenze presenti sul territorio e creando opportunità occupazionali sia nell’immediato sia nel medio-lungo periodo.

I settori interessati comprendono la difesa, la cantieristica, la mobilità ferroviaria e le tecnologie avanzate. L’obiettivo è ampliare la base produttiva locale e ridurre la dipendenza economica dall’ex Ilva, affiancando alla prospettiva siderurgica nuove filiere industriali.

Qualora le aziende confermassero il proprio interesse, i commissari potrebbero mettere a disposizione, entro quattro giorni, le banche dati dei lavoratori, così da consentire una valutazione delle professionalità disponibili e delle possibili opportunità di ricollocamento.

Al momento, tuttavia, non sono indicati progetti definitivi, numeri relativi ai lavoratori potenzialmente coinvolti o tempi certi di realizzazione. I risultati delle interlocuzioni dovranno essere verificati nei prossimi incontri.

Nuovo tavolo entro metà novembre
Il settimo e ultimo punto del verbale fissa la prossima scadenza istituzionale: il Governo si impegna a riconvocare il tavolo ex Ilva entro la metà di novembre. Sarà l’occasione per fare il punto sugli sviluppi delle iniziative annunciate e affrontare le questioni ancora aperte.
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Il documento del 27 ottobre mette dunque in fila una serie di impegni che riguardano il futuro produttivo del gruppo, la ricerca di nuove commesse, il sostegno ai lavoratori, le possibili uscite anticipate e la diversificazione industriale del territorio.

Due passaggi assumono particolare rilievo: la possibilità di valutare una partecipazione pubblica e il riferimento al riconoscimento del lavoro usurante per chi opera nel ciclo integrale siderurgico. Entrambi, però, richiedono ulteriori decisioni e verifiche finanziarie prima di tradursi in interventi operativi.

Per Taranto e per gli altri siti del gruppo si apre quindi una nuova fase di confronto. Il prossimo appuntamento è atteso entro metà novembre, mentre per le misure occupazionali sono previsti ulteriori chiarimenti entro metà dicembre. Resta da verificare se gli impegni condivisi al tavolo istituzionale riusciranno a tradursi in investimenti, garanzie occupazionali e un piano industriale sostenibile per l’ex Ilva e per il territorio.

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