domenica 2 dicembre 2012

analisi di parte proletaria e comunista del sistema Riva.. la trovi al circolo di proletari comunisti

Quando nessuno parlava dell'Ilva, la rivista marxista-leninista-maoista 'la nuova bandiera' realizzava un opuscolo che analizzava la sostanza del sistema RIVA

il NO al decreto dello slai cobas per il sindacato di classe

Lo Slai cobas per il sindacato di classe esprime il suo netto NO al decreto ILVA approvato dal governo Monti.

Comunque lo si presenti, è una autorizzazione a produrre per 6 anni, nelle mani di padron Riva, di chi è incriminato; è fatta quindi all'unico scopo di difendere il profitto e non la messa a norma della fabbrica; anzi è contro una messa a norma che metta in discussione la libertà di produrre.
Ciò che il decreto stabilisce è di fatto un lavoro forzato sotto padron Riva e sotto controllo dello Stato, in una fabbrica resa franca da norme e diritti, e non un lavoro sicuro per mettere a norma
l'Ilva, come richiesto negli ultimi tempi da operai e comitati cittadini.
Il governo si affianca al padrone per garantirgli proprietà e profitti. L'inchiesta della magistratura viene compromessa, limitata e esautorata. Non fa nulla per le bonifiche della città Al movimento di lotta in città si risponde con un diktat dittatoriale.
E' chiaro che bisogna opporsi al decreto con la lotta in fabbrica e la lotta generale!
In fabbrica i sindacati confederali compresa la Fiom sono con il decreto del governo e quindi con il padrone, le loro RSU sono puntello dell'azienda nelle file operaie.
Per questo bisogna dare forza e organizzazione all'alternativa sindacale di base e di classe in fabbrica; bisogna costruire l'unità nella lotta raccogliendo gli operai slai cobas-usb-operai del comitato liberi e pensanti - allo Slai cobas per il sindacato di classe l'azienda non vuole riconoscere
le deleghe e la presenza in fabbrica e bisogna affermare che i diritti o sono per tutti o per nessuno.
Bisogna fare subito chiarezza sul decreto tra gli operai, combattendo le posizioni filoaziendali e filogovernative dei sindacati confederali.
Bisogna organizzare lo sciopero di tutti gli operai autorganizzato entro il mese per la messa a norma reale dell'azienda, tutela della sicurezza sul lavoro, salario, condizioni di lavoro.
Bisogna costruire l'unità operai masse popolari dei quartieri contro padron Riva e il governo - contro ogni contrapposizione operai/cittadini..

slai cobas per il sindacato di classe taranto
slaicobasta@gmail.com
347-5301704
1 dicembre 2012

sabato 1 dicembre 2012

commenti sul decreto - da contropiano


Il decreto non ha risolto nulla. Il governo mette in atto la sua prova di forza, la magistratura valuta la (dubbia) costituzionalità della decisione, i sindacati complici si occupano di tener divisi i lavoratori.

Una giornata densa di prese di osizione, quella di ieri, più che di fatti. Ma le prese di posizione preludono ad una continuazione della battaglia, non alla sua fine.

Ma andiamo con ordine.
La Procura di Taranto, dopo il no comment iniziale, starebbe infatti valutando l'eventualità di chiedere al Riesame che sia proposta eccezione di incostituzionalità o, in alternativa, di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Ieri, a caldo, avevamo parlato di "golpe" da parte del governo, proprio perché con il decreto si scavalcano in solo colpo le decisioni già prese dalla magistratura, il ruolo del Parlamento, i controlli di legalità da qui in poi, facendo di Taranto una zona di "interesse strategico", quindi militarizzabile al pari della Val Susa, quasi un "zona franca" per imprese omicide.
La nuova Aia per l'ILVA, scrive il gip, non è fondata su «specifici studi o accertamenti di tipo tecnico-scientifico» in grado di «confutare le evidenze probatorie» che denunciano «l'esistenza, nella zona del Tarantino, di una grave ed attualissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria» imputabile alle emissioni dell'ILVA.

L'Associazione nazionale magistrati (Anm) non ha mancato di sottolineare in serata una preoccupazione istituzionale molto forte. Il segretario dell'Associazione, Maurizio Carbone, è stato durissimo: «Prendiamo atto che il governo, di fronte ad una situazione complessa e con gravi ripercussioni occupazionali, si è assunto la grave responsabilità di vanificare le finalità preventive dei provvedimenti di sequestro emessi dalla magistratura e volti a salvaguardare la salute di una intera collettività dal pericolo attuale e concreto di gravi danni». Per Carbone «resta tutta da verificare la effettiva disponibilita dell'azienda ad investire i capitali necessari per mettere a norma l'impianto e ad adempiere alle prescrizioni contenute nell'Aia», tenuto conto che «sino ad ora la proprietà ha dimostrato di volersi sottrarre all'esecuzione di ogni provvedimento emesso dalla magistratura».

Anche gi ambientalisti insistono su questo concetto. «Il decreto Ilva non può dissequestrare gli impianti. È un bluff mediatico per illudere l'opinione pubblica e creare sconcerto fra i sostenitori della magistratura». Lo sottolinea in una nota il presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti.
«Il governo vara un decreto con il dichiarato obiettivo di far produrre gli impianti dell'Ilva posti a Taranto sotto sequestro dalla magistratura in quanto pericolosi per la salute. È un bluff mediatico». Secondo Marescotti «per dissequestrare gli impianti il governo dovrebbe dotarsi di poteri che la Costituzione non gli assegna. Occorrerebbe modificare in sostanza il codice di procedura penale».
«In poche parole - aggiunge - si dovrebbe fare un salto in dietro di tre secoli e infrangere il principio della tripartizione dei poteri, quella tripartizione che da D'Alembert in poi mira a garantire al potere giudiziario l'assoluta indipendenza dal potere esecutivo e quindi dal potere politico». Qualcuno, fa presente il presidente di Peacelink, «potrebbe dire che il potere politico sta facendo di tutto – persino un decreto legge anticostituzionale - per difendere i posti di lavoro degli operai dell'Ilva» ma è «falso. Questo governo - conclude - crea oggi un decreto che non risolve i problemi».

Intanto si è potuto vedere anche a Genova, ieri, come la pessima gestione dei sindacati complici confonda le idee ai lavoratori, dividendoli.
Quelli di Genova Cornigliano ieri erano tornati in piazza, bloccando la prefettura del capoluogo con i mezzi meccanici in attesa che della firma del decreto legge che farà ripartire anche la produzione dello stabilimento in cui sono addetti. Alla fine della giornata il via libera del Cdm è stato accolto da un applauso liberatorio. Il giorno prima, davanti alla prefettura, c'era statp un lungo tira-e-molla che aveva portato al  ferimento di un operaio. Avendo trovato il palazzo del governo sprangato e blindato da corrdoni di agenti, davanti al portone gli operai avevano messo un solleva-rotoli da due tonnellate con il 'dito' che sembrava un cannone puntato contro le ante.
Nel tardo pomeriggio il presidio è stato raggiunto dal corteo di studenti e di docenti autoconvocati. Giusto in tempo per sentir dire a un emozionato Francesco Grondona, segretario della Fiom Cgil genovese che ''il decreto è stato firmato e prevede tra l'altro la ripresa della produzione''. Uno studente, che si era arrampicato sulla possente sollevatrice, ha acceso un fumogeno rosso ed è scoppiato un lungo applauso. ''Una vittoria per il sindacato e per i lavoratori'', hanno detto i sindacati sciogliendo così di fatto, contemporaneamente, la rabbia e il presidio.
Qui bisogna chiaramente interrogarsi sulle differenze tra Taranto e Cornigliano. Al sud ci sono le aree "a caldo", gli altoforni inquinanti di 50 anni fa. A Genova c'è solo la lavorazione di secondo livello, fatta al forno elettrico. Qui si lavora l'acciaio grezzo che viene da Taranto e se la prima si ferma, Cornigliano chiude. Preoccupazioni di inquinamento minori (non nulle, perché anche Cornigliano, quanto a diossina accumulata nei decenni, non scherza) e totale centralità delle preoccupazioni occupazionali.
MA nessuna domanda sul "ciclo" produttivo, sulla filiera e la proprietà. Qui in sindacati avrebbero dovuto fare un minimo di chiarezza. E invece niente. Ricordiamo che Grondona non è soltanto uno storico delegato e dirigente della Fiom, ma addirittura un "ultrasinistrissimo" esponente di Lotta Comunista. Ma una cosa sono le dichiarazioni di fede ideologica, altro è misurarsi con le concrete contraddizioni di classe.


Di solito non riportiamo le dichiarazioni dei politici, che sembrano ormai aver ditotto il loro mestiere a esternatori a getto continuo. Sul decreto Ilva, però, pensiamo sia bene registrarne alcune. Per ricordarsene sempre, in ogni occasione, anche non elettorale.

Cominciamo con una positiva.
«Questo è un decreto salva-Riva e un'ingiustizia per Taranto. È da irresponsabili stabilire che la società Ilva abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita dei prodotti in barba alle prescrizioni della magistratura». Lo afferma Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista-FdS. «È un regalo fatto a imprenditori pessimi, irresponsabili, che hanno inquinato volontariamente e corrotto per non rispettare leggi e prescrizioni della magistratura. Inoltre, nel decreto non c'è alcuna garanzia che i Riva, da oltre 17 anni padroni dell'acciaieria, mettano effettivamente i soldi per realizzare le opere necessarie al risanamento dell'azienda. Questo decreto è un condono, una beffa per i lavoratori, per la magistratura e per i cittadini di Taranto», conclude.

Poi c'è il diluvio degli aziendalisti.
"Non l'ho letto, ma se è come me lo hanno raccontato potrebbe essere una soluzione". Lo ha detto Pier Luigi Bersani, a margine del suo ultimo comizio prima del ballottaggio per le primarie di domenica, ad Empoli. "Si tratta di un decreto che apprezzo, di una riduzione dell'attività produttiva che consente l'intervento ambientale e il monitoraggio sulla salute e mette standard e obiettivi superiori allo standard europeo". "Mi auguro - ha concluso - che questo provvedimento renda compatibili produzione e ambiente". Per miracolo, evidentemente.

Il segretario generale della Cisl, il sindacato complice per eccellenza, ha ancora meno remore. "Con il decreto vince il buon senso e la ragionevolezza varato dal Governo si apre una nuova fase per l'Ilva, la città di Taranto e tutto il settore siderurgico italiano".
"E' importante che il Governo abbia saputo trovare una soluzione chiara ed equilibrata, che da un lato salvaguarda l'occupazione e la produzione, dall'altro garantisce un percorso nuovo di tutela della salute e dell'ambiente. Tutto questo avverrà in un clima di necessaria collaborazione tra parti sociali, azienda ed istituzioni locali. Un fatto importante a cui ha lavorato con coerenza ed insistenza la Cisl in questi mesi difficili. L'azienda - aggiunge Bonanni - sarà obbligata ora al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento, con le necessarie sanzioni. Ha vinto il buon senso e la ragionevolezza"

Il ministro Clini è stato per settimane il perno delle decisioni che hanno portato poi al decreto. Per quanto riguarda le "emissioni di diossina a Taranto stiamo completando il sistema di monitoraggio in continuo, in modo di avere la certezza che gli impianti funzionino sempre nell'arco delle 24 ore", ha spiegato il ministro Clini in conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Per quanto riguarda "le polveri non convogliate, l'Aia ha stabilito alcune prescrizioni puntuali, tra cui quella di ridurre i margini di distanza del parco minerario dal quartiere Tamburi di 80 metri, cosa che l'Ilva ha già fatto e, soprattutto prevede la copertura dei parchi minerari". Il problema "purtroppo è la diossina che si è accumulata nei suoli, e i tempi di bonifica saranno molto lunghi. E uno degli obiettivi del protocollo di intesa del 26 luglio è proprio quello della bonifica dei suoli all'esterno dello stabilimento Ilva". Manca la risposta alla domanda immediata: chi paga e di chi sarà poi la proprietà? Se non è Riva a pagare, ma lo Stato, allora - secondo noi, ma non solo - la proprietà dovrebbe andare a soggetto pubblico, espropriando il privato per ragioni di "interesse strategico nazionale".

"Considero la firma del Consiglio dei Ministri per il decreto legge sull'Ilva un fatto positivo. In un panorama così complicato, questo è un segnale rilevante per l'assetto produttivo di questa città e di questa Regione". Lo ha dichiarato il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. "Fin da lunedì era apparso chiaro che l'unica strada percorribile fosse questa. Il decreto infatti consente la continuità produttiva per tutti i siti. È poi di estrema importanza -ha concluso Burlando- che a Taranto sia possibile tenere insieme la produzione e la difesa della salute dei cittadini".

Fassina (Pd), responsabile economia e lavoro; l'approvazione del decreto "consente di avviare un rigoroso percorso di risanamento ambientale, di salvaguardia della salute dei cittadini e lavoratori, di prospettive per l'occupazione e di continuità dell'impresa". "Ora è importante che l'azienda attui tutte le prescrizioni previste si nomini il commissario governativo per le opere di bonifica previste nell'accordo di programma e si nomini il garante del crono programma previsto dall'Aia. Salute, ambiente e lavoro possono stare insieme con adeguati investimenti innovativi".
Bla, bla, bla, bla....






Florido sui libri paga di RIVA - il segreto di pulcinella svelato dall'inchiesta






Ilva, presidente della provincia sotto inchiesta:
"Concussione per dare l'ok alla discarica"

Insieme all'assessore fece pressioni per superare i "no" dei tecnici. Ieri l'azienda ha denunciato l'organismo provinciale in relazione alla causa mossa dagli abitanti. Senza l'autorizzazione integrata ambientale l'Ilva avrebbe dovuto ridurre la produzione  di CARLO BONINI e GIULIANO FOSCHINI

TARANTO - L'inchiesta afferra il Presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, un passato importante da sindacalista quale ex segretario regionale della Cisl e un presente da dirigente locale del Pd. Un'informativa di 182 pagine in parte mutilata da omissis e allegata all'ordinanza di custodia cautelare che lunedì aveva già bussato al palazzo della Provincia, relegando agli arresti domiciliari l'ex assessore all'ambiente Michele Conserva, lo fulmina in poche righe. "Si evidenzia - scrivono i militari della Finanza - che alla luce di quanto accertato, vanno ascritte al dottor Gianni Florido, Presidente della Provincia di Taranto, specifiche responsabilità penali per il delitto di concussione o, in subordine, di violenza privata". E tutto questo in una storia dove il canovaccio si ripete. In cui la famiglia Riva detta le condizioni necessarie a tenere in vita lo stabilimento e la politica si genuflette, preoccupandosi di piegare la resistenza di chi prova a mettersi di traverso. La posta in gioco è insomma la stessa.

Il tempo è il 2010, anno in cui, nelle more dell'istruttoria che di lì a un anno porterà all'Autorizzazione Integrata Ambientale, i Riva hanno un'urgenza che si chiama discariche. Di cui "Repubblica" ha cominciato a dare conto ieri e che la Finanza sintetizza così: "Nelle more del procedimento per il rilascio dell'Aia, emerge, tra le altre, una criticità in capo all'Ilva che, stando a quanto si rileva dalle intercettazioni, è relativa alla mancata richiesta di autorizzazione all'esercizio di una discarica di rifiuti speciali interna allo stabilimento". Parliamo di un'area dalla capacità di 300 mila metri cubi, necessaria a stoccare i residui nocivi della lavorazione dell'acciaio, la cui costruzione è stata ultimata tre anni prima, nel febbraio del 2007. Ma parliamo soprattutto di un'autorizzazione senza la quale - scrivono i pm - "l'Ilva rischia di veder bloccato l'iter istruttorio dell'Aia che in quel momento pende al ministero dell'Ambiente". E senza la quale l'Ilva dovrebbe ridurre la produzione con una perdita di profitti di qualche centinaio di milioni di euro.

LA PROVINCIA A DISPOSIZIONE
Insomma, per i Riva c'è di che non stare tranquilli. E, come ormai sappiamo, il facilitatore che l'Azienda mette in moto è Girolamo Archinà (ora detenuto), responsabile delle relazioni esterne. È lui che annoda contatti solidi e continui con l'assessore provinciale Michele Conserva, anche lui del Pd, che, per altro, ha un accesso diretto a Fabio Riva. Conserva non è evidentemente il solo appoggio della famiglia (nella loro agenda, chiosano i pm, "Ci sono esponenti del mondo politico-amministrativo locale, regionale e nazionale"). Ma per l'affare della discarica conta più di un ministro. Un diavolo di ingegnere della Provincia, Ignazio Morrone, si è infatti messo in testa, esattamente come aveva fatto il suo predecessore (Luigi Romandini che per la sua ostinazione era stato sostituito), che quel buco destinato ad accogliere i rifiuti della lavorazione non può ottenere l'autorizzazione. Conserva, dunque, si mette al lavoro. Cominciano le sue pressioni su Morrone e chiede un parere esterno "pro veritate" a un legale esterno alla Provincia per verificare come bypassare la resistenza dei suoi uffici tecnici. Fino al febbraio del 2010. Quando mangia la foglia. Capisce di essere intercettato e, in modo grossolano, mette in scena a beneficio dei Finanzieri che lo ascoltano e pedinano, una rapida inversione di marcia. Diventa il più fiero avversario dell'autorizzazione alla discarica.

IL PRESIDENTE IN AIUTO
Nelle intercettazioni, i Riva, con Archinà e l'avvocato Fabio Perli (il legale milanese della società) appaiono prima sorpresi, quindi irritati. "Ci stanno mettendo due dita negli occhi", è una delle espressioni che si coglie in una conference call Taranto-Milano durante la quale viene fatto il punto sulle intenzioni della Provincia. E dunque, stufi dell'improvvisa ritrosia di Conserva, cambiano cavallo. Scommettono direttamente sul presidente Gianni Florido.

Il 5 marzo del 2010, Archinà raggiunge prima la segreteria particolare di Florido e, al telefono con Angelo Veste, addetto particolare del Presidente, "fa emergere chiaramente la commistione tra il rappresentante dell'Ilva e Florido". "Infatti - prosegue nella sua sintesi della conversazione l'informativa della Finanza - in alcuni passaggi, le parole dell'Archinà rilevano come alcune scelte politiche siano state in precedenza concordate e condivise". Un esempio. Dice Archinà, riferendosi al trasferimento del dirigente della provincia Romandini (il predecessore ostinato di Morrone): "Ti abbiamo tolto una peste".

IL MANDANTE
Archinà incontrerà direttamente Florido nel palazzo della Provincia. E ne riferirà immediatamente a Fabio Riva. Così: "Bisogna darsi da fare sulla parte politica, perché ho risposte che non si stanno interessando". Scrive la Finanza: "Tale affermazione rappresenta la tessera che completa perfettamente il mosaico. Florido si pone quale mandante occulto dell'assessore Conserva, che sarebbe dovuto essere l'esecutore materiale delle scelte concordate tra la grande industria e i politici".

Due anni e due ordinanze dopo, il quadro cambierà. Capovolgendosi. Proprio ieri, la Provincia ha denunciato per lite temeraria l'Ilva che l'aveva chiamata in causa come responsabile in solido per la causa da 7 milioni di danni mossa da 150 abitanti del quartiere Tamburi. 
(01 dicembre 2012) © Riproduzione riservata

oggi ilva

mentre tanti operai e abitanti di talsano hanno partecipato oggi pomeriggio al funerale di Francesco Zaccaria, notizie dei lavoratori dicono che almeno altri 2 operai ilva sono in gravi condizioni, anche se non in pericolo di vita, tra i feriti del tornado

 I dubbi della procura sul "Salva Ilva" 

Il provvedimento del governo che dà forza di legge all'Aia del 26 ottobre ha la durata di 6 anni e autorizza la produzione. Ma l'Anm attacca: "Vanifica i provvedimenti". La procura di Taranto valuta l'eccezione di incostituzionalità o il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato 

Dopo il sì del Consiglio dei ministri al decreto salva-Ilva, che autorizza a proseguire con la produzione e conferisce "all'Aia lo status di legge, obbligando l'azienda al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento", cresce l'ostilità della magistratura . Dopo il no del gip al dissequestro dell'impianto il procuratore di Taranto interviene: nutre "dubbi e  perplessità" sul decreto  
LA RISPOSTA DI PASSERA "Il decreto sull'Ilva varato ieri non solo è costituzionale ma valorizza moltissimo quello chela magistratura ha deciso". E' la risposta del ministro dello Sviluppo Corrado Passera ai dubbi sollevati dal procuratore di Taranto. E il parere del Quirinale? "Tutti i decreti vengono anticipati alla presidenza. Abbiamo sentito tutti coloro che potevano darci un parere. Non parliamo di nazionalizzazione ma il decreto prevede pressioni forti sulla proprietà. Se si chiude l'Ilva non avremo nè salute, nè lavoro".  L'Ilva - prosegue Passera - deve essere risanata: se chiude crea un problema enorme a tutto il paese e forse non riapre più". Per il ministro dello Sviluppo Corrado Passera. Il decreto varato ieri "è molto attento a tenere conto di quanto la magistratura ha deciso. Nel disegnare il decreto abbiamo posto grande attenzione all'aspetto della costituzionalità e richiesto i pareri necessari. Sarebbe stato inutile fare una decreto viziato"."Per l'Ilva - prosegue
Passera - l'autorizzazione integrata ambientale, con gli interventi previsti, garantirà gli attuali livelli di occupazione.L''azienda ha dato la propria disponibilità ed è importantissimo perchè se i lavori non vengono fatti il costo sociale è altissimo e questo va evitato".LE RASSICURAZIONI DI MONTI Per il governo non c'è incompatibilità tra i provvedimenti di oggi che decidono del più grande siderurgico d'Italia, perché prima dei sigilli "non esisteva il decreto legge" e i provvedimenti "di sequestro e confisca dell'autorità giudiziaria" non impediscono all'azienda di procedere agli adempimenti ambientali e alla produzione e vendita secondo i termini dell'autorizzazione". Il premier Monti: "Qualcuno l'ha chiamato 'decreto salva-Ilva' ma io parlerei di decreto 'salva ambiente, salute e lavoro'. Abbiamo una creatura blindata dal punto di vista della sua effettiva applicazione", ha assicurato Mario Monti spiegando i contenuti del provvedimento. "Non c'è bisogno di rivolgere appelli affinché il decreto non sia impugnato. Abbiamo posto grandissima attenzione di compatibilità alla Costituzione". L'ANM CRITICA Ma lo spettro della contrapposizione con la magistratura si è fatto concerto in serata. La Procura di Taranto, dopo il no comment iniziale, starebbe infatti valutando l'eventualità di chiedere al Riesame che sia proposta eccezione di incostituzionalità o di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato . L'Anm attacca: "Il governo - ha dichiarato il segretario dell'Associazione magistrati, Maurizio Carbone - si è assunto la grave responsabilità di vanificare le finalità preventive dei provvedimenti di sequestro" emessi per "salvaguardare la salute di una intera collettività dal pericolo attuale e concreto di gravi danni". "Il sequestro preventivo finalizzato
a impedire il protrarsi di reati gravi che mettono a rischio la salute della collettività non può essere sospeso da un decreto legge": è il commento del segretario dell'Associazione magistrati,  Maurizio Carbone.LA PRUDENZA DI CLINI "Mi auguro che ci sia la collaborazione tra organi dello Stato - dice il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini - non so quali saranno le decisioni della procura di Taranto, mi auguro che possano valutare con serenità i contenuti del provvedimento che non hanno affatto aperto un conflitto con l'iniziativa della magistratura, sono anzi molto rispettosi di questa iniziativa". Ora, "sono in attesa che si dia attuazione alle disposizioni del decreto legge, voglio ricordare che la storia dell'Ilva di Taranto è stata caratterizzata per molto tempo da contenziosi aperti dall'impresa verso le amministrazioni pubbliche con pronunciamenti del Tar che più volte hanno reso inefficaci le prescrizioni delle amministrazioni - conclude il ministro- si è aperta ora una fase nuova, l'azienda non ha presentato ricorso nei confronti dell'Aia anzi ha presentato un piano per la sua attuazione".IL DOPPIO PRONUNCIAMENTO - Il Cdm ha varato la legge con cui si garantisce la continuità produttiva e la salvaguardia dell'occupazione "nel pieno rispetto delle fondamentali esigenze di tutela della salute e dell'ambiente, imponendo lo scrupoloso rispetto di tutte le prescrizioni adottate dalle autorità amministrative competenti", recita la nota di Palazzo Chigi. Ma è il premier a precisare che il sequestro è stato disposto quando "non esisteva il decreto legge". Sequestro ribadito oggi dal gip Patrizia Todisco che ha respinto con un'ordinanza l'istanza di dissequestro degli impianti dell'area a caldo del siderurgico presentata la scorsa settimana alla Procura di Taranto dal presidente Bruno Ferrante e l'avvocato del gruppo Marco De Luca. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, sull'eventuale conflitto con la NO DEL GIP AL DISSEQUESTRO DEGLI IMPIANTI - Restano i sigilli, ma non comprometteranno la messa in sicurezza degli impianti. Il no alla piena disponibilità dei reparti da parte del gip è arrivato nonostante le parole dell'ex prefetto che aveva motivato l'istanza dicendo che "se il sequestro preventivo dovesse permanere, pur a fronte del mutato quadro autorizzatorio, l'ovvia insostenibilità economico-finanziaria condurrebbe inevitabilmente alla definitiva cessazione dell'attività produttiva e alla chiusura del polo produttivo". I legali del siderurgico incassano l'ennesimo diniego, e intanto procedono con il ricorso al Riesame in cui chiedono il dissequestro dell'acciaio prodotto nei 4 mesi in cui l'azienda non ha avuto facoltà d'uso degli impianti. L'udienza dinanzi alla prima sezione penale è fissata per il 6 dicembre. La Procura, invece, chiamata ad esprimersi, ha dato parere negativo alla richiesta di revoca degli arresti per Girolamo Archinà, l'ex responsabile delle pubbliche relazioni dell'Ilva arrestato lunedì. L'INTERROGATORIO DELL'EX CONSULENTE Ha risposto per circa due ore alle domande del gip di Bari Marco Guida, che l'ha sentito per rogatoria, e ha respinto ogni addebito, l'ex consulente della Procura di Taranto Lorenzo Liberti, agli arresti domiciliari da lunedì scorso perché accusato di corruzione in atti giudiziari nell'inchiesta sull'Ilva. Secondo gli inquirenti Liberti - ex preside della sede distaccata di Taranto del Politecnico di Bari - avrebbe ottenuto diecimila euro dall'azienda siderurgica per ammorbidire una perizia sulle fonti dell'inquinamento. Difeso dall'avv. Francesco Paolo Sisto, Liberti avrebbe chiarito i fatti soffermandosi sulla consulenza che secondo la Procura sarebbe stata pilotata dall'ex addetto alle pubbliche relazioni del siderurgico Girolamo Archinà. Dopo l'interrogatorio, la difesa di Liberti ha annunciato ricorso al Tribunale del riesame. I PUNTI DEL PROVVEDIMENTO E IL GARANTE NOMINATO DAL CAPO DELLO STATO - Il Cdm stabilisce che la società "abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell'Aia (sei anni, ndr). L'Ilva è tenuta a rispettare pienamente le prescrizioni. Le bozze del decreto sono state continuamente limate e ritoccate nel corso del Consiglio. Importante era evitare lo scontro frontale con la magistratura. Confermata, l'introduzione di una 'figura di garanzia', una 'figura terza' che possa dare fiducia a tutte le parti coinvolte: non un commissario ma un 'garante' che vigili sull'applicazione rigorosa ed efficace delle prescirzioni Aia. "Il garante - ha spiegato il sottosegretario Antonio Catricalà - deve essere persona di indiscussa indipendenza, competenza ed esperienza e sarà proposto dal ministro dell'Ambiente, dal ministro dell'Attività Produttive, e della Salute e sarà nominato dal presidente della Repubblica". Il Garante acquisirà dall'azienda, dalle amministrazioni e dagli enti interessati le informazioni e gli atti ritenuti necessari, segnalando al presidente del Consiglio e al ministro dell'Ambiente le eventuali criticità riscontrate nell'attuazione delle disposizioni e potrà proporre le misure idonee, tra le quali anche provvedimenti di amministrazione straordinaria. LE SANZIONI, RIVA RISCHIA DI PERDERE LA PROPRIETA' - "Qualora non venga rispettato il piano di investimenti necessari alle operazioni di risanamento, il decreto introduce un meccanismo sanzionatorio che si aggiunge al sistema di controllo già previsto dall'Aia", si legge nella nota di Palazzo Chigi. In caso di inadempienze per l'Ilva - ha spiegato a questo proposito il ministro dell'Ambiente Corrado Clini - "restano tutte le sanzioni già previste e in più introdotta la possibilità di una sanzione sino al 10% del fatturato annuo dello stabilimento". Non solo. "Abbiamo introdotto interventi possibili sulla proprietà stessa - ha aggiunto il ministro dello Sviluppo Corrado Passera - che potrebbero togliere enorme valore a quella proprietà: se non fa quello che la legge prevede, vede il suo valore fino al punto di perderne il controllo di fronte a comportamenti non coerenti. E' possibile che variamo la procedura di amministrazione controllata. Insomma, se non si fanno gli investimenti e gli adempimenti di legge, viene messo qualcun altro a farlo".LE PRECISAZIONI DI CONFINDUSTRIA La perdita di controllo da parte della proprietà dell'Ilva qualora non adempisse alle indicazioni della nuova Aia, messa punto nel decreto del governo, "non sarebbe un esproprio". E' quanto dichiara il vicepresidente di Confindustria per il Mezzogiorno, Alessandro Laterza. "Si tratterebbe comunque di un'estrema ratio rispetto a inadempienze significative". Più in generale sul decreto, Laterza si dice "attento al fatto che cominci il processo di attuazione dell'Aia" perché "il messaggio politico è molto chiaro: mandare avanti l'azienda ma con la garanzia che l'applicazione dell'Aia si verifichi". E' un messaggio, prosegue, che "non ha eccezioni nè percorsi laterali: è la via maestra che va seguita, nei tempi e nei modi, in maniera puntuale". Il vicepresidente di Confindustria comunque auspica "un clima più sereno" per la comunità locale che vive in una situazione di grande tensione. "C'è una situazione di grande incertezza e di paura. Un clima insopportabile sia per il timore di perdere il lavoro sia per i rischi per la salute e in una stagione complessivamente non tranquilla". Laterza conclude con una metafora molto significativa. "Il tornado che si è abbattuto su Taranto l'altro giorno - osserva - è la rappresentazione plastica dell'angoscia, occorre sciogliere l'angoscia e allontanare il tornado".MONTI: CASO PLASTICO DI ERRORI REITERATI - "Non possiamo ammettere - ha detto Monti in conferenza stampa - che ci siano contrapposizioni drammatiche tra salute e lavoro, tra ambiente e lavoro e non è neppure ammissibile che l'Italia possa dare di sé un'immagine, in un sito produttivo così importante, di incoerenza. L'intervento del governo è stato necessario perchè Taranto è un asset strategico regionale e nazionale", ha aggiunto. "Questo caso è la plastica dimostrazione per il passato degli errori reiterati nel tempo e delle incoerenze di molte realtà, sia imprenditoriali che pubblico-amministrative, che si sono sottratte, nel corso del tempo, alla regola della responsabilità, dell'applicazione e del rispetto della legge". LA SCELTA DEL DECRETO LEGGE - La strada del decreto è stata intrapresa per evitare - aveva spiegato Monti - "un impatto negativo sull'economia stimato in otto miliardi di euro annui". Il provvedimento salva i 12mila dipendenti di Taranto e i lavoratori dell'indotto pugliese. Ma anche Genova, Novi Ligure, Racconigi. La possibilità di togliere l'azienda alla proprietà era stata prospettata anche da Clini intervenuto ieri sera a Servizio Pubblico: aveva fatto intendere che il governo sarebbe stato pronto a prendere in mano la situazione nel caso in cui la famiglia Riva non voglia o non possa far fronte alle prescrizioni. "Sappiamo - aveva spiegato - che per essere risanato quel sito deve continuare ad essere gestito industrialmente. I Riva hanno detto che sono ponti a farlo. Il piano degli interventi prevede parchi minerari, altoforni, batterie delle cokerie. Se non fai questo, è la nostra posizione, non puoi continuare a gestire gli impianti. Se non sono in grado dobbiamo farci carico noi con un intervento che consenta di garantire la continuità produttiva ed il risanamento". 



I

medicina democratica sull'ilva

29.11.2012
RISPETTO PER LE DECISIONI DELLA MAGISTRATURA, INTERVENTO DELLO STATO PER LA BONIFICA, IL RISANAMENTO E PER PRODUZIONI COMPATIBILI CON L’AMBIENTE E LA SALUTE A TARANTO

Medicina Democratica, innanzitutto, si stringe nella solidarietà con le vittime dell’evento meteorico che ha colpito ieri Taranto ed in particolare alla famiglia del lavoratore Francesco Zaccaria.
Medicina Democratica, nell'ambito della separazione dei poteri chiede il rigoroso rispetto dei deliberati della Magistratura tarantina, ovvero del Giudice Dr.ssa Patrizia TODISCO, deliberati che Medicina Democratica condivide e che non possono e non devono essere messi in discussione attraverso la promulgazione di uno strumentale decreto governativo, che trova il plauso peloso da parte di chi per decenni ha girato la testa dall'altra parte (sindacati, enti locali, regione, asl ed enti pubblici preposti ai controlli e alla tutela della salute, della sicurezza, dell'igiene del lavoro e della protezione dell'ambiente).
Medicina Democratica ribadisce, ancora una volta, che la vita e la salute non sono merci e vanno sempre e comunque difese, pertanto ogni altro interesse economico, sociale, o di altra natura che confligge con esse deve cedere il passo (artt. 32 e 41 della Costituzione della Repubblica Italiana).
Le recenti e ulteriori iniziative della magistratura di Taranto che hanno esteso le aree produttive ILVA sotto sequestro come pure le nuove emergenze investigative hanno chiarito ancor più la condizione attuale di impossibilità di garantire una produzione e un lavoro socialmente utili in presenza di una intollerabile nocività dentro e fuori la fabbrica.
A contrasto dell'azione giudiziaria viene invocato da più parti il contenuto della "nuova Autorizzazione integrata ambientale" che modifica parzialmente la previgente autorizzazione ministeriale rilasciata nell'agosto 2011.
Questa nuova e parziale AIA (come pure quella precedente) è tardiva, insufficiente nei contenuti e dilaziona ulteriormente gli interventi pur urgenti condizionandoli a ulteriori “studi” da parte di ILVA, come già illustrato nelle note presentate dalle associazioni, tra cui Medicina Democratica, il 18.10.2012 alla Conferenza dei Servizi presso il Ministero dell'Ambiente.
Il contenuto della AIA è stato, come dichiarato in calce alla stessa, praticamente scritto dal gestore (come molti atti emessi in passato dagli enti preposti) e accolto con limitate modifiche dalla Commissione ministeriale.
Questi ritardi sono costati e costano vite, dei residenti e dei lavoratori (anche le dinamiche degli infortuni più recenti mostrano lo spregio delle prescrizioni normative in materia di sicurezza sul lavoro anche connesse con accordi sindacali che hanno ridotto sensibilmente le tutele operative e l'occupazione, riducendo il personale fino alla totale solitudine in ambiti estremamente pericolosi).
Per quanto sopra l'annunciato decreto governativo che "impone" una AIA con tali caratteristiche è in contrasto con la separazione dei poteri e con i provvedimenti della Magistratura, inoltre non garantisce il necessario e drastico “cambio di registro”.
L'intervento, comunque necessario, del Governo deve essere in grado di far imboccare una direzione che riduca drasticamente gli impatti ambientali (e conseguentemente sanitari) delle produzioni di ILVA (e delle altre aziende a elevato impatto nelle vicinanze) in tempi certi e ridotti, garantendo l'occupazione ovvero il reddito dei lavoratori fino al completamente degli interventi (che non dovranno riguardare esclusivamente l'area ILVA e le aree industriali ma anche le aree urbanizzate limitrofe).
In particolare riteniamo che l’intervento governativo deve avere quale finalità:
L’attuazione di quanto la Magistratura ha stabilito in tempi ridotti e certi (l’attuazione delle prescrizioni della AIA, comunque da rivedere profondamente nei contenuti e nei tempi, dovrà essere distinto);
La garanzia che nessun lavoratore deve essere licenziato o posto in CIG; oltre all’impiego nelle attività di risanamento e di bonifica, dovranno trovare posto in nuove attività e produzioni rispettose dei principi costituzionali di tutela della salute e dell’ambiente;
i costi delle bonifiche dovranno essere a carico della proprietà di ILVA come pure delle altre imprese inquinanti presenti nell’area;
assicurare tutti gli interventi necessari al di fuori del perimetro delle aziende a tutela dei residenti compresi l’assistenza sanitaria, diagnostica, di cura e riabilitazione;
il danno sanitario dovuto all’inquinamento causato da ILVA e dalle altre imprese dell’area dovrà essere risarcito nell’ambito dei procedimenti giudiziari in corso;
tutti gli interventi da definire dovranno essere costantemente monitorati garantendo la attiva e diretta partecipazione e potere decisionale da parte delle popolazioni auto organizzate (associazioni, comitati, movimenti che hanno difeso e difendono i diritti alla salute e all’ambiente salubre).
Per Medicina Democratica
Il Vicepresidente – Marco Caldiroli

Lunedì 3 dicembre processo alla lotta dei Disoccupati Organizzati

Facciamo appello ai disoccupati a venire al processo che si terrà che si terrà Lunedì 3 dicembre ore 9,30 aula D del Tribunale di Taranto.

Sono imputati uno dei più attivi giovani della lotta dei Disoccupati Organizzati e la coordinatrice dello Slai cobas per il sindacato di classe.
Sono processati per una delle fasi più acute della lunga lotta dei Disoccupati Organizzati, per aver osato lottare per il diritto al lavoro e per legare in questa città di Taranto lavoro/ambiente nella raccolta differenziata.

Mentre oggi tutti i giornali nazionali e locali lanciano l'allarme sui gravi dati in forte aumento di disoccupazione, soprattutto dei giovani, delle donne, e soprattutto al sud, e Taranto è risultata l'ultima città per vivibilità; si vuole condannare chi si mobilita contro la morte lenta della disoccupazione, contro la disperazione e soprattutto contro i resposabili, padroni, Istituzioni locali e nazionali; a Taranto Comune del Sindaco Stefano in primis che risponde da un lato con la miseria dell'assistenzialismo clientelare, le truffe degli appalti e dell'uso dei soldi pubblici, dall'altro con la repressione verso i disoccupati che non si piegano e lottano.

Il processo rimanda al maggio 2010. In quella fase la lotta dei Disoccupati Organizzati già in corso dal 2009 con forti iniziative di protesta (blocchi del ponte, occupazioni del Comune, Provincia, ecc.), volle porsi come punto di unità, organizzazione, di mobilitazione di tutti i disoccupati e i senza lavoro a Taranto; per questo in aprile organizzò sotto il Comune una Tenda per il Lavoro, che divenne nelle settimane successive un centro di organizzazione, denuncia, di speranza, di iniziativa rivolta a tutta la città.
Ma via via che la Tenda diventava un effettivo punto di riferimento, dava sempre più fastidio al sindaco Stefano che ai primi di maggio '10 scatenò i suoi servi Vigili urbani, che già si comportavano normalmente peggio della polizia; questi con una carica che fece invidia alle più forti cariche poliziesche si scatenarono contro la Tenda, contro i disoccupati, soprattutto donne che la stavano difendendo, la distrussero e ferirono alcuni disoccupati.
I Disoccupati Organizzati però non si fermarono. Nei giorni successivi continuarono a presidiare il Comune. Questa determinazione diede fastidio ai Vigili a difesa del Comune che, in particolare uno già qualificatosi per la sua arroganza e atteggiamenti provocatori di stampo fascista, continuavano a provocare, offendere, trovare mille pretesti per contrastare il presidio, e nuovamente aggredire i disoccupati, mentre la Digos stava a guardare... I disoccupati giustamente risposero a questo atteggiamento, impedendo in un'occasione l'azione provocatoria e fascista del Vigile che pretendeva anche di fotografare i disoccupati in lotta.
Da qui è scaturita la denuncia-querela del Vigile contro i due compagni che lunedì - loro invece dei vigili - saranno processati!

Sono i Vigili-sceriffi che dovrebbero stare in galera per abuso del loro "potere"!
E' il sindaco di Taranto che usa la repressione verso chi lotta per il lavoro e il servilismo (o peggio) con Riva, che dovrebbe essere processato.
GIU' LE MANI DAI DISOCCUPATI ORGANIZZATI E DALLO SLAI COBAS!
GIU' LE MANI DALLA LOTTA PER IL LAVORO!

Disoccupati Organizzati Slai cobas per il sindacato di classe

TA. 1.12.12