martedì 25 marzo 2014

Fermata all'Ilva: Riva fa profitti anche non facendo la manutenzione ordinaria e gli operai devono stare in CdS.

altoforno 4

Un guasto elettrico alle due centrali termoelettriche, chiamate CET 2 (in funzione dal 1975) e CET 3 (in funzione dal 1996) dell'Ilva ha portato a bloccare prima l'Altoforno 5 (il più grande d’Europa e dal quale dipende il 40-45% della produzione dell’Ilva), poi da questa mattina l'AFO 2 ed AFO 4, per 24 ore di fermo.Contemporaneamente è stato fermato per 4-5 giorni anche il treno nastri 1 (TNA 1) e una delle due acciaierie. 
La conseguenza per gli operai è che 225, la maggiorparte del TNA1 devono starsene a casa o in ferie forzate o in contratto di solidarietà.

"Entrando nel dettaglio, l’impianto CET 2, della potenza elettrica complessiva di circa 480 MW, produce energia elettrica e vapore utilizzando come combustibili i gas coke, gas AFO 2 e gas LDG3. L’impianto CET 3, della potenza elettrica complessiva di 564 MW, produce energia elettrica che viene immessa nella Rete di Trasmissione Nazionale alla tensione di 220 kV. L’impianto CET3 fornisce vapore allo stabilimento siderurgico a 2,0 MPa. - da Gianmario Leone (TarantoOggi).

Ora, da questo black out, al di là della sua entità, emergono due questioni, queste sì gravi: 
Una, che a parte la messa in sicurezza delle prescrizioni AIA degli impianti inquinanti e che continuano ad inquinare, è evidente che tutti gli impianti, tutta la fabbrica è a rischio, e che i profitti di Riva si sono gonfiati e si gonfiano tuttora anche per il taglio dei costi della stessa manutenzione ordinaria. Si rischia la vita, soprattutto dentro la fabbrica, anche per un semplice guasto, perchè gli impianti sono vecchi. Lo stesso Ronchi (alla buon ora) se n'è accorto affermando che una parte dei fondi destinati al risanamento deve essere utilizzata per lavori di manutenzione. Ma - aggiunge - i soldi non bastano nè per l'Aia nè per questi lavori. 
Allora?! I soldi dei Riva devono essere sequestrati e usati subito. Non è possibile (o meglio, è purtroppo possibilissimo in uno Stato al servizio del capitale) che da un lato si fanno i sequestri e dall'altro lo Stato restituisce i soldi ai Riva! Questo va impedito in ogni modo!

Seconda questione. Come avevamo denunciato i contratti di solidarietà sono diventati la normale risposta dell'azienda ad ogni problema, grande o piccolo che sia. Sono stati chiesti, per la ridotta produzione causa i lavori da fare per l'AIA; poi per problemi di difficoltà di mercato... ma poi, si usano anche per fermate di 4 giorni per una manutenzione non fatta per colpa dell'azienda. 
Questo si chiama truffa, ma questo si chiama anche scaricare più di prima sempre e comunque sugli operai, sui loro stipendi, ogni problema dell'azienda, che in questa maniera recupera anche i 4 giorni di perdita facendo pagare allo Stato e agli operai i danni. Vale a dire chi è colpevole non solo non subisce niente ma neanche caccia soldi propri...
In questa maniera è scontato che i contratti di solidarietà, o comunque il ricorso agli ammortizzatori sociali non finirà mai, diventerà un fatto endemico. Un uso illegale.
Ma i sindacati nulla, chiaramente, eccepiscono, stanno solo a contare, a gestire i numeri di esuberi.
Lì dove un sindacato, minimamente tale, dovrebbe dire "NO, che sia l'azienda a "piangersi" queste fermate"  

lunedì 24 marzo 2014

Che cosa non va nelle proposte del consigliere Capriulo

Il Consigliere comunale Capriulo ha inviato una lettera al Sindaco Stefano in funzione delle proposte da portare nel Tavolo per Taranto che si tiene oggi a Roma. La riportiamo sotto quasi integrale.

Ma diciamo subito che sul taglio, lo scopo definito dalla lettera - "costruire un modello di SVILUPPO ALTERNATIVO alla grande industria inquinante" - così come nel merito di alcune proposte o di alcune proposte mancanti, non siamo d'accordo.

1) la maggiorparte dei "progetti" possono portare agevolazioni alle aziende, in termini soprattutto di sgravi fiscali, ma non risolvono affatto il dramma dei migliaia disoccupati e lavoratori licenziati - le zone franche urbane in genere sono rivolte a piccola e media impresa, a aziende artigiane. Al massimo potranno trovare lavoro poche decine di disoccupati.
2) le Zone ad Economia Speciale prevedono finanziamenti, sempre agevolazioni alle aziende, riduzioni dei contributi ai lavoratori e deroghe alla legislazione, senza vincolare queste agevolazioni alla creazione di nuovi posti di lavoro sul territorio; inoltre, lì dove sono già in atto vi è anche una "deroga" al rispetto dei contratti e dei diritti dei lavoratori
2) non si pone con chiarezza che tutti i lavori di bonifica territoriali devono essere vincolati all'occupazione dei disoccupati, a partire da quelli dei quartieri inquinati, in cui all'emergenza ambiente si unisce l'emergenza lavoro e si deve pretendere anche un risarcimento in termini di centinaia di posti di lavoro;
3) non si cita assolutamente la questione della raccolta differenziata porta a porta in tutta la città e del ciclo rifiuti integrale che oltre a portare centinaia di posti di lavoro permanenti, e non a termine come le "demolizioni navali ed areonautiche", è parte integrante della battaglia ambientale;
4) si parla di "formazione" ma non la si lega esplicitamente a questi lavori strategici;
5) si coltiva la pericolosa illusione che lo sviluppo turistico possa essere l'alternativa alla grande industria a Taranto; questo se da un punto di vista di occupazione effettiva e non temporanea - e stiamo parlando di qualcosa come 20mila lavoratori! - è falso, anche dal punto di vista di "alternativa ambientale" è una soluzione imbrogliona, dato che anche in questo settore, come nella grande industria, vige il capitale, la logica del profitto contro il rispetto della salute e dell'ambiente, basti pensare alla cementificazione delle coste marine, alla distruzione di interi territori, al conseguente inquinamento del mare e dei terreni e anche alla inevitabile distruzione della piccola pesca. Per non parlar delle condizioni di lavoro dei lavoratori che proprio in questi settori sono selvagge e non c'è neanche la forza numerica, esistente nella grande industria, per difendere queste condizioni.
In questo senso il problema non è affatto "grande industria o piccola economia" - non possiamo tornare a 100 anni indietro - ma imporre con la rivolta degli operai e della popolazione di Taranto la bonifica effettiva dell'Ilva (ma anche dell'Eni, ecc.) la sostituzione di impianti e lavorazioni inquinanti con nuovi sistemi produttivi, ecc. - altrimenti Capriulo dica chiaramente che propone a Taranto la nefasta e mortale soluzione "Bagnoli".
6) si chiede un ruolo attivo delle Forze Armate e un concorso della Marina Militare, addirittura un "migliore utilizzo a fine attrattivo della presenze delle forze armate nell’area Jonica", quando la MM è, come l'Ilva, pienamente responsabile della distruzione dell'ambiente, delle malattie, delle morti a Taranto.

SE COSI' SI PENSA DI DARE UNA RISPOSTA ALL'EMERGENZA DEL LAVORO A TARANTO, ANDIAMO MALE...

 Dalla comunicazione, con le proposte, del consigliere comunale Capriulo al Sindaco:

"Al Sindaco di Taranto...  il sottoscritto Le riporta idee e progetti... utili alla riunione che si svolgerà a Roma, il giorno 24... Le idee e le proposte che si avanzano hanno tutte l’obiettivo di costruire un modello di SVILUPPO ALTERNATIVO alla grande industria inquinante.
IDEE E PROPOSTE:
1) Istituzione del Porto Franco o della Zona ad Economia Speciale...;
2) Incentivi specifici per l'Occupazione, favorendo una norma che sul modello delle zone franche urbane (vedi legge 296 del 27/12/2006 art.1 comma 341 lettera d)) imponga alle aziende di assumere una percentuale di disoccupati dell'area in cui eseguire gli interventi legati alle tematiche ambientali;
3) Sostegno alle ipotesi di decommissioning (demolizione) navale ed anche aeronautica, anche con il concorso della Marina Militare, sia per infrastrutture non più utilizzate e sia per le tante navi militari e mercantili da demolire;
4) concretizzazione della Zona Franca Urbana;
5) Attivazione dei voli passeggeri dall’Aereoporto di Taranto Grottaglie...;
6) Iniziative a sostegno dello SVILUPPO TURISTICO, con la realizzazione delle infrastrutture necessarie...
7) Iniziative a sostegno delle attività legate al mare, in particolare alla maricoltura, mitilicoltura e itticoltura...;
8) Prevedere specifici finanziamenti e normative per il sostegno alla SMART CITY, soprattutto nel settore della innovazione, della cultura, del turismo e della mobilità sostenibile;
9) Potenziamento della Università e della formazione, sottoscrivendo un nuovo accordo di Programma per il triennio 2014/2016
10) Semplificazione amministrativa... definire una nuova e speciale strumentazione normativa che tuteli l'ambiente, ma semplifichi il risanamento e non favorisca interpretazioni ed impedimenti burocratiche che mortificano lo sviluppo e l’intrapresa.
11) Definizione per l’utilizzo di importanti aree demaniali militari a favore della città (in particolare tutto l’affaccio del Mar Piccolo).
12) Definizione di un nuovo modello di rapporto con le Forze Armate, per un loro più attivo sostegno allo sviluppo della città con azioni e con risorse. Ad esempio dal blocco del trasferimento delle visite mediche da Taranto, previsto dal 1.1.2016, al migliore utilizzo a fine attrattivo della presenze delle forze armate nell’area Jonica..." - Dante CAPRIULO - Consigliere Comunale di Taranto

Violazioni libertà sindacali, risposta alla Cementir

LA CEMENTIR IN RISPOSTA ALLA RICHIESTA DELLO SLAI COBAS - IN CUI DI RECENTE 
SI E' ORGANIZZATO UN GRUPPO DI OPERAI CEMENTIR - HA INVIATO NEI GIORNI SCORSI UNA LETTERA IN CUI SCRIVE CHE OGNI RICHIESTA DEVE PASSARE PER IL TRAMITE DELLE RSU CGIL,CISL, UIL.

LA REPLICA DELLO SLAI COBAS.

In riscontro della Vs lettera del 20.3.14, inviata anche alle RSU di Cgil, Cisl, Uil, in cui scrivete: "... con la presente ribadiamo che in presenza di RSU firmatarie del CCNL applicato dalla scrivente, presso il nostro stabilimento di Taranto, eventuali richieste riguardanti tematiche locali, dovranno essere coordinate per il tramite della RSU stessa...",

facciamo rilevare l'assurdità di questa Vs posizione, dato che è evidente che gli operai Cementir che ora si sono organizzati nello scrivente O.S. sono andati via dai sindacati confederali proprio perchè in disaccordo con questi sindacati, le loro Rsu e, in particolare, con l'accordo da loro firmato, sia a livello ministeriale che aziendale su esuberi e cassintegrazione.
Pertanto, è evidente che la nostra richiesta di incontro che riguarda appunto quell'accordo non può essere "coordinata per il tramite di Rsu" corresponsabili dello stesso accordo.

Codesta azienda sa bene che, come previsto dallo Statuto dei Lavoratori e dalla stessa Costituzione, gli operai non hanno tutto il diritto di scegliersi e darsi un'altra organizzazione sindacale; pertanto ora è tramite questa loro O.S che intendono logicamente agire. Negare questo sarebbe di fatto una violazione delle libertà sindacali.

I sindacati confederali e le loro Rsu non possono essere un "catenaccio" della libertà di organizzazione e di azione sindacale dei lavoratori; e codesta azienda nel fare nella lettera le affermazioni ricordate impone di fatto ai lavoratori questi e non altri sindacati - questione che viene indicata e sanzionata dallo Statuto dei Lavoratori come "sindacati di comodo".

Per tutto quanto sopra, si invita codesta azienda a rivedere la Vs attuale posizione.

SLAI COBAS per il sindacato di classe

Oggi a Roma il Tavolo Taranto - ma che vanno a dire?

"Oggi alle 15 a Palazzo Chigi si riunisce il Tavolo interistituzionale Taranto. E' la prima convocazione che avviene con il nuovo governo Renzi... All'ordine del giorno della seduta odierna vi sono la situazione delle bonifiche, Mar Piccolo, l'accesso dei cittadini all'ospedale militare, il porto..." (da GdM)

Non è affatto chiaro invece cosa andranno a porre il sindaco di Taranto e altre realtà locali, perchè nonostante in questi giorni di lotta sull'emergenza lavoro a Taranto lo slai cobas abbia chiesto al Comune di dire chiaramente quali obiettivi intende portare avanti, nulla è stato chiarito e scritto.
NOI ABBIAMO DETTO E DICIAMO CHE I LAVORI A TARANTO DEVONO ESSERE VINCOLATI ALL'OCCUPAZIONE DEI DISOCCUPATI E DEGLI OPERAI ATTUALMENTE SENZA LAVORO.
Questo non è affatto scontato col governo Renzi! Si pensi che nei vari provvedimenti del Jobs act, non un rigo è stato finora scritto per il lavoro ai disoccupati e a chi è privo di ammortizzatori sociali.

domenica 23 marzo 2014

Analisi critica del "Piano casa" del governo Renzi

Anche a Taranto è in corso una mobilitazione per la casa, portata avanti da alcuni dei Disoccupati Organizzati, che oltre a non avere diritto al lavoro non hanno neanche il diritto alla casa; una mobilitazione per ora fatta di incontri, a volte nella forma di occupazioni dell'assessorato, e di resistenza agli sfratti, con la richiesta immediata di blocco degli sfratti e quella più importante di allargamento delle graduatorie delle case popolari, costruzione di nuovi alloggi, ristrutturazione di palazzi comunali e requisizione di quelli privati abbandonati da anni, tutto questo a fronte di migliaia di domande di case.
Ma questa lotta a Taranto è parte della lotta nazionale che ha visto la grande manifestazione del 19 ottobre a Roma, gli assedi e cortei successivi e una prossima manifestazione nazionale del 12 aprile.
Anche sulla casa il governo Renzi invece di dare una risposta in positivo, con il "Piano casa" ha peggiorato la situazione. Per questo anche a Taranto la lotta deve unire la vertenza locale con la vertenza e lotta nazionale (per info: 3348022767)
Pubblichiamo un'analisi critica punto per punto del provvedimento del governo Renzi.


(DAL BLOG proletari comunisti)

Da Parma un'analisi critica del "Piano casa" del governo Renzi, che mostra che non c'è nessuna differenza, ma una continuità..


 Il decreto legge recante “Misure urgenti per l’emergenza abitativa” varato dal Consiglio dei Ministri del 12.03.2014 comprende al suo interno un insieme di misure applicate con costanza negli ultimi decenni che di certo non rappresentano una scatto in avanti per affrontare l’emergenza abitativa evocata nel titolo, misure che non hanno assolutamente intaccato l’enormità del problema abitativo in Italia e che risulta irritante vedere riproposte tali e quali dopo anni e anni di fallimenti.
L’ambito normativo in cui ci si muove è sempre quello dalla legge 431 del 1998 che ha introdotto la liberalizzazione degli affitti e ha lasciato mano libera ai proprietari di casa nel fissare le condizioni di mercato degli affitti. Gli interventi dello stato sono, anche con questo decreto, al massimo rivolti a contenere gli effetti nefasti della liberalizzazione senza andare ad intaccare la supremazia assoluta dell’interesse della rendita e della proprietà, cercando anche di stroncare, con l’art. 5 del decreto, i movimenti di riappropriazione dal basso di valore d’uso. Al massimo potranno avere qualche giovamento le famiglie che si potranno permettere l’housing sociale o l’affitto concordato, con prezzi sempre più vicini a quelli di mercato, quindi famiglie con reddito medio/medio-basso. Completamente escluse le situazioni di vero disagio, gli sfrattati, le famiglie con un solo reddito precario o senza reddito, condannati sempre di più all’emarginazione. Altro che cambio di tendenza!
Questo piano casa è uguale a quello di Berlusconi, rispolverando la vendita del patrimonio erp, facendone un perno centrale della manovra, andando a impoverire ulteriormente la dotazione già misera (meno del 4% del totale delle abitazioni) dei comuni italiani.
In continuità con le manovre precedenti sulla casa sembra fatto per offrire facili occasioni di intervento alle imprese del settore edile, che si vedono riconosciuti anche benefici fiscali (art.6). Non si accenna a misure minimali come il blocco degli sfratti, la tassazione dello sfitto o il recupero a fini di edilizia pubblica di aree edificate abbandonate (caserme per esempio).
La classe proprietaria è una casta i cui interessi non devono essere essere sfiorati e costoro sono i veri beneficiari di una manovra che si presenta sotto mentite spoglie. Noi restiamo persuasi, anche di fronte al fallimento già verificato delle misure pedissequamente riproposte con questo decreto, che il bisogno di casa vissuto da centinaia di migliaia di famiglie, giovani, studenti sia risolvibile, in completa controtendenza con il piano casa di Renzi e Lupi, andando a intaccare pesantemente la grande proprietà immobiliare, con la requisizione dello sfitto, il blocco degli sfratti, un piano di edilizia popolare da avviare su aree già edificate e abbandonate, la conversione dell’edilizia sociale/housing sociale in edilizia residenziale pubblica.
Veniamo a un’analisi più approfondita del provvedimento tanto sbandierato come dirompente e innovativo
All’art 1 si definiscono gli importi per gli anni a venire del fondo nazionale per il sostegno alle abitazioni in locazione e per la morosità incolpevole.
Il primo fondo è stato istituito sempre con la legge 431/98 per permettere agli inquilini di sostenere il pagamento del costo dell’affitto anche in caso di difficoltà. Il fondo nel 1999 era di 388 milioni di euro, oggi in una situazione di crisi devastante e con un numero infinitamente più alto di famiglie in difficoltà con il pagamento degli affitti il fondo è passato a 100 milioni di euro. A ben poco vale ricordare che nel 2013 il fondo era stato addirittura azzerato. Si tratta comunque di soldi che passano direttamente dallo stato al proprietario che affitta, garantendo con soldi pubblici la rendita del proprietario al quale i soldi vengono versati direttamente. Stesso discorso per il fondo della morosità incolpevole: in cambio della sospensione momentanea della procedura di sfratto il proprietario riceve dallo stato quanto gli spetterebbe. Anche in questo caso si distribuisce miseria. Di fronte alla marea montante degli sfratti i 60 milioni scarsi di Euro previsti per il 2014 e 2015 di questo che possiamo considerare il surrogato del blocco degli sfratti, sono un insulto all’emergenza sociale. Il sistema dei fondi come abbiamo da sempre denunciato giova principalmente ai proprietari e garantisce la rendita, vero interesse tutelato da questa misura.
Con l’art 2 e l’art 9 il decreto intende rilanciare il secondo canale di contrattazione, quello a canone concordato. In cambio di agevolazioni fiscali il proprietario si impegna in questo caso ad affittare a un livello d’affitto definito sulla base di contrattazioni territoriali tra rappresentanti dei proprietari e degli inquilini. Stiamo parlando di canoni un po’ più bassi del libero mercato ma comunque ben remunerativi per i proprietari. Questo secondo canale, introdotto sempre dalla legge 431/98 è stato per anni completamente soppiantato dal canale di contrattazione libero. Ultimamente si cerca in tutti i modi di rilanciarlo con l’aumento delle agevolazioni fiscali come in questo caso con la riduzione dal 15% al 10 % della cedolare secca. Rimane il fatto che questo tipo di contratto decolla solo nelle provincie dove si aggiornano gli accordi territoriali cioè dove si aumenta il livello dei canoni concordati. Lasciando il pallino nelle mani dei privati naturalmente questi si orientano verso le soluzioni più redditizie e non certo verso la soluzione dell’emergenza casa.
All’art 2 si prevede anche la possibilità di coinvolgere e finanziare tramite convenzione coi comuni le cooperative edilizie che affittano a canone concordato.
All’art.3 e 4 si parla del patrimonio residenziale pubblico. Da un lato art 4 per avviare un piano di recupero degli alloggi ERP non assegnati per i quali verranno utilizzati fondi già esistenti nel bilancio del ministero delle infrastrutture e non spesi per un massimo di 500 milioni di euro più 67,9 milioni di euro non spesi da programmi di edilizia residenziale precedenti. Nella relazione tecnica del decreto si parla di 12.000 alloggi l’anno, staremo a vedere, ma sono ben poca cosa rispetto alle 650.000 famiglie attualmente in lista d’attesa nelle graduatorie.
All’art. 3, però, in piena contraddizione con il progetto di estendere la disponibilità di alloggi ERP esposto all’art.4, si prevede di accelerare il piano di dismissione di alloggi ERP già previsto dal Governo Berlusconi nel 2008.
Gli alloggi vengono offerti con diritto di prelazione agli inquilini ma come si è sempre riscontrato nel caso di procedimenti analoghi,in mancanza di prelazione dell’inquilino l’alloggio viene venduto al privato che vuole fare la speculazione, ma questo non è l’unico limite naturalmente di provvedimenti di questo tipo perché anche se gli introiti della vendita degli alloggi devono essere reinvestiti nel campo dell’edilizia residenziale pubblica la partita ha un risultato netto sempre a perdere e ciò significa che il patrimonio complessivo si impoverisce inevitabilmente, anche perché gli standard per le nuove costruzioni sono sempre molto più costosi del vecchio.
Dell’art.5 abbiamo già accennato. Si vuole stroncare qualsiasi movimento che vada ad intaccare gli interessi della speculazione e che cerchi di orientare la proprietà privata inutilizzata verso finalità sociali. Impedire l’acquisizione della residenza e l’allaccio delle utenze negli stabili occupati significa tentare di eliminare uno strumento concreto e diretto di risoluzione del bisogno abitativo, unico strumento esistente per migliaia e migliaia di persone che vi fanno ricorso, il tutto di fronte al nulla prospettato a livello istituzionale anche con questo decreto. Se si abbandona la pratica della riappropriazione diretta l’emergenza sociale diventerà ancora più drammatica proprio perché le soluzioni offerte dal mercato e dalle istituzioni non sono raggiungibili.
Art.6 prevede agevolazioni fiscali per le imprese che affittano alloggi sociali.
Art.7 prevede detrazioni fiscali per chi è titolare di contratto di locazione di alloggi di social housing.
Art.8 altro articolo che prende in considerazione chi la casa ce l’ha già (alloggio sociale) per favorirne in questo caso il riscatto in proprietà tramite agevolazioni fiscali.
Art. 9 vedi art.2 di cui sopra si parla di agevolazioni fiscali per chi affitta a canone concordato.
Art.10 detrazioni Irpef per l’acquisto di mobili e arredi.
Art.11 ha la finalità di accelerare i piani di social house già avviati o di tramutare in social housing progetti edilizi destinati ad altre finalità.
Art.12 e 13 sono articoli di definizione operativa e copertura finanziaria.
Che dire tutto già visto, sperimentato, fallito, metà degli articoli riguardano chi la casa ce l’ha già, altri sono fatti esplicitamente o implicitamente per i proprietari, i piani sul recupero erp sono annullati da quelli sulla vendita. Bisogna a questo punto chiedersi se la povertà e l'emergenza casa siano un problema o un'opportunità per questo governo.
Il senso di questa manovra è per noi chiaro, attaccare pesantemente la dignità di chi oggi vive, incolpevolmente, senza reddito sufficiente per arricchire a dovere gli speculatori. Minacciare chi prova sollevarsi contro una legalità ingiusta e un destino che non bisogna cambiare. Garantire ai soliti noti rendite e potere a scapito dei diritti di tutti. Vogliono creare una nuova classe di schiavi, disposti ad accettare tutto, impauriti ed isolati. Sta a noi impedirglielo, ne va del nostro futuro, della nostra dignità, della nostra vita.

AVANTI CON LA LOTTA

RETE DIRITTI IN CASA PARMA

Allora, all'Ilva c'è l'amianto...!

Venerdì scorso nell'Officina del reparto OME-MUA si è trovato dell'amianto. Hanno transennato tutta la zona e fatto andare via gli operai che vi lavoravano.
Quindi. Prima questione grave: non è vero come sempre ha detto l'azienda che all'Ilva amianto non ce n'è più; e queste dichiarazioni avvenivano mentre gli operai varie volte hanno denunciato che invece l'amianto c'era o era nascosto.
Seconda questione ancora più grave: nella zona dell'officina vi lavorano normalmente gli operai; quindi vuol dire che fino a ieri questi operai sono stati a rischio, o peggio hanno già respirato fibre di amianto.

Sull'esubero dei vigilanti all'Ilva - da un operaio slai cobas ILVA

Ci risiamo, dopo l'accordo truffa cambio-tuta (ricordate quando era in corso la trattativa tra le parti ed i delegati orgoglioni annunciavano di aver rifiutato le due euro e cinquanta offerte dall'azienda perché loro erano irremovibili sulle cinque al giorno, facendoci perdere soldi e tempo oltre ogni dire con sentenza della Cassazione fuori già dal 2010?), dopo il continuo slittamento dei lavori AIA, ora l'azienda ci riprova con la vigilanza. Prima, dichiarando un esubero di 57 dipendenti (esubero è solo una maniera più elegante di dire licenziamenti), e poi, uscendo allo scoperto dicendo che in realtà questi devono firmare un accordo atto a far decadere ogni tipo di pretesa relativa al servizio trasporti interno allo stabilimento, servizio che viene svolto dalla vigilanza stessa, pena il licenziamento.
In pratica, come trovarsi tra incudine e martello.
Questo è il classico modus operandi di questa azienda che viene perpetrato all'infinito, difatti oggi tocca alla vigilanza, domani a chiunque altro, ed è cosi che si ricomincia in una sorta di circolo vizioso atto smantellare la volontà e le tasche dei dipendenti.
Slai Cobas per il sindacato di classe è sempre dalla parte di chi i torti li subisce, ed è questa la sostanziale differenza dalle sigle sindacali confederali. Oggi come oggi il sindacato confederale come lo si intende all'interno della fabbrica non ha più motivo d'esistere, dato che se esso nasce allo scopo di proteggere i lavoratori dai torti dei padroni ed invece a questa linea non si attiene, anzi, li danneggia con accordi scellerati, noi non abbiamo motivo di credere che esso abbia una pur qualche minima utilità.
Stessa cosa di quello che accade nei palazzi del potere, dove i soldi pubblici servono a garantire innumerevoli poltrone a parassiti della società.
Concludendo, il nostro obiettivo è l'unità di classe, perché solo uniti si vince contro chi è al comando dei poteri forti. Un obiettivo arduo da raggiungere
Arduo, ma non impossibile.
Un operaio slai cobas dell'ILVA