lunedì 25 aprile 2016

LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO ILVA AL CS EXPERIA DI CATANIA - INSERITA NEL QUADRO DELLA PREPARAZIONE DEL 25 APRILE

La presentazione del libro Ilva a Catania, organizzata dai compagni del Centro Sociale Experia ha innanzitutto un merito fondamentale, quello di aver inserito questa iniziativa nel quadro della preparazione del 25 aprile. Per questo il primo intervento è stato quello di una compagna dei collettivi studenteschi e delle strutture che stavano preparando il 25 aprile: Punteruolo, Experia.
I compagni, così, hanno dimostrato di comprendere la natura effettiva del libro: uno strumento della lotta di classe, della lotta nelle fabbriche, nelle città, di operai e popolazione, facente parte della battaglia per la “liberazione” dai padroni e dal sistema capitalista che nella sua logica distrugge, come lo stesso libro sostiene, diritti, uomini e territori.
Così si è dato un senso al 25 aprile legandolo alla lotta di oggi e alla condizione della classe operaia e delle masse popolari in alcune vicende importanti di lotta in questa fase, in questo paese.

Importante è stato che l'intervento di apertura all'assemblea ha dato voce ai compagni di Siracusa che si stanno misurando con le morti sul lavoro e i territori inquinati della vicina Gela, altra vicenda
esemplare che meriterebbe un libro a sé. 3 operai morti al Petrolchimico hanno attivato un movimento raguseo contro le morti sul lavoro che, partito come movimento di giovani e territoriale, poi, come ha detto il compagno, “la componente operaia ha preso il sopravvento”, ed era anche parte determinante del concerto organizzato per il 24 aprile.
Questo ha messo in luce che c'è un mondo operaio di cui nessuno parla più e a cui nessuno parla più. Quindi è divenuto naturale parlare a Gela di quello che succede a Taranto.

Per questo la presentazione dei compagni di Taranto si è legata subito a questo intervento per spiegare, come fa il libro, che l'Ilva è il riepilogo generale di tutte le vicende di questo genere messe insieme, con una particolarità però. Primo, l'Ilva è la più grande fabbrica italiana oggi ed è una fabbrica pienamente in vita, in cui lavorano tuttora 15 mila operai tra diretti e appalto, operai su cui è stata scaricata la “tempesta perfetta”, nella quale tutti i soggetti e tutte le logiche sono confluite e sono state portate all'estremo, facendo della vicenda Ilva un paradigma del sistema in cui viviamo.
Innanzitutto, però, il compagno di Taranto ha raccontato cosa è successo prima dello scatenarsi degli eventi Ilva di questi ultimi anni, sfatando un luogo comune, quello che dice che la classe operaia non ha lottato ed ha accettato per il ricatto del lavoro tutto quello che era successo prima.
Non è vero. Negli anni dell'Italsider, azienda di Stato “nazionalizzata”, gli operai hanno avuto consapevolezza del problema dei morti sul lavoro e dell'inquinamento, hanno animato lotte. Esiste una piattaforma Flm di quegli anni che, analizzando dettagliatamente impianti, ciclo produttivo, organizzazione del lavoro, rapporto fabbrica/territorio, individuava le rivendicazione e le modifiche necessarie per difendere la sicurezza dei lavoratori, per attaccare e ridurre nocività e inquinamento.
Ma questa lotta degli operai ha perso all'Ilva, come hanno perso le lotte operaie successivamente agli anni 70. Si è perso all'Ilva come in tutte le fabbriche italiane, per la causa fondamentale del cambio di natura del sindacato e dell'organizzazione sindacale interna alle fabbriche, la fine dei Consigli di fabbrica, ecc., che conteneva al suo interno il cambio di natura del Partito comunista, che sul piano ideologico e strategico era già avvenuto diversi anni prima, ma che poi aveva degenerato nella base e nelle organizzazioni di massa del mondo del lavoro.

I due anni, quindi, di cui il libro parla rappresentano in queste condizioni date il tipo di risposta, ora ribelle, ora confusa, ma comunque di massa degli operai e di settori delle masse popolari della città, all'emergere chiaro e netto che quella che era la fabbrica delle morti sul lavoro (45 negli anni di Riva) si era trasformata in una fabbrica dell'inquinamento massivo, compreso il terreno circostante e le falde acquifere, e della produzione di morti da tumori, da malattie professionali, ecc..
Il libro – è stato detto – racconta queste lotte di questi due anni, rappresentandone ora la forza ora le potenzialità. Soprattutto la lotta fatta dagli operai che è la meno conosciuta e la più denigrata, o almeno deformata.

I giovani studenti, i compagni del Centro, i militanti di Catania presenti hanno ascoltato con attenzione e partecipazione il racconto del 2 agosto dell'Apecar, così come la mobilitazione del movimento cittadino che riempiva le piazze dei quartieri e del centro città, l'occupazione della fabbrica del 27 novembre, ecc..
Tutto questo preceduto dai momenti in cui la guerra di classe del padrone è riuscita a mobilitare 8mila operai “burattini” il 30 marzo, o ad alimentare la contrapposizione tra lavoro e salute, tra fabbrica e città.

Perchè la lotta e la ribellione di quei due anni non è riuscita a rovesciare la situazione?
E qui il compagno ha indicato come nel libro fossero analizzate le posizioni, non solo di ambientalisti ma di una componente fortemente piena di operai, come il Comitato Liberi e pensanti.
Come sia mancata la direzione e l'unità e invece siano dilagate le deformazioni della situazione e della storia di Taranto, con idee retrograde e passatiste, queste sì passatiste, delle “cozze e calamari”, della “Taranto spartana”, della chiacchiere dal bar divenute luoghi comuni imperanti che hanno seminato veleno tra le masse tarantine e trasformato un grande movimento in un polverone inconcludente.

Il compagno, poi, ha mostrato l'importanza della documentazione sull'inchiesta giudiziaria, contenuta nel libro, in cui l'insieme degli imputati sembra la radiografia di un sistema, quello del padrone e ancor più quello del capitale, con tutte le sue figure, compreso Chiesa e Digos. E perfino la richiesta degli avvocati altolocati dei Riva di trasferire il processo da Taranto è diventata un documento che descrive, suo malgrado, la Taranto reale e le potenzialità di ribellione operaia e sociale.

Alla rappresentazione che il libro offre di questa vicenda, hanno risposto subito i compagni presenti chiamati a dire la loro e a dare un contributo.

Un compagno del CS ha ringraziato per aver raccontato una storia vera e propria, esemplare, dell'Ilva, dello scontro tra capitale e lavoro, delle contraddizioni tra le fila degli operai.
E' vero – ha detto il compagno del CS Experia – che l'Ilva è la “tempesta perfetta” del capitalismo, ma è il modo di produzione capitalista che è nocivo. Così come sono giuste le critiche a certo ambientalismo che pende purtroppo dalla parte dei padroni. Non è scomparsa la classe operaia, ci dice la vicenda Ilva, ma è determinante il suo protagonismo che riesca a smuovere tutto.
Anche in Francia è in atto una grande protesta sociale contro il Jobs act alla francese, così come si assiste alla fine della capacità dei dirigenti sindacali confederali di controllare il movimento.
Ma certo pesa – ha continuato il compagno – il modo di fare politica, perchè sta contribuendo a far scomparire la capacità di organizzazione e di dare parole d'ordini chiare che sono necessarie in questa situazione.

L'intervento del compagno di Red militant è partito dal valorizzare il libro, che dà una visione approfondita, è ciò che prima si chiamava inchiesta operaia, del conflitto capitale-lavoro subito dai lavoratori, e ci dà gli elementi per vedere quali insegnamenti dobbiamo noi trarre. Innanzitutto la questione della proprietà: il capitalismo è passato alla fase del capitalismo selvaggio. La lotta dei lavoratori c'è ma quando c'è manca dell'elemento di direzione della lotta. C'è ribellione ma non una vera lotta di classe. Ci troviamo di fronte alla classe sfruttata nel senso ampio del termine, in cui vanno inclusi anche i giovani. Quando una classe è divisa, il capitalismo riesce ad essere vincente.
Questo è un importante elemento da cui trarre insegnamenti.

Nelle conclusioni, i presentatori sono tornati ad usare alcune pagine del libro per riaffermare il concetto, che viene da Marx, dal 13° capitolo de Il Capitale su “macchine e grande industria”, per affermare che nocivo è il capitale e non la fabbrica in sé; così per ribadire che pensare di trasformare le grandi concentrazioni operaie in città dell'informatica, del turismo e della media borghesia pulita, non può essere il programma di chi lotta realmente per rovesciare questo sistema, perchè contribuisce a cancellare l'unica classe, quella operaia, che lo può fare.
L'assemblea si è conclusa con una forte unità tra i compagni presenti, impegno e sostegno reciproco. E' emersa la proposta di fare a Gela una presentazione del libro che sia anche un incontro dei rappresentanti degli operai, cittadini di Taranto e quelli della zona del Petrolchimico.

La cena sociale, con ottimi spaghetti preparati dai compagni e compagne, ha cementato il clima rosso e proletario, verso il 25 aprile.  

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