venerdì 2 settembre 2022

La lotta non il voto


 

Un altro ennesimo femminicidio - Questa volta a pochi kilometri da noi. Non accettiamo che questa "strage" delle donne continui senza reagire

Giuseppina Fumarola, 47 anni, è stata uccisa dall'ex compagno Vito Sussa, 52 anni, nel corso della mattinata del 1º settembre 2022 a Villa Castelli (BR)

L'uomo, armato di fucile, avrebbe teso un agguato alla vittima, aspettando in strada l'arrivo della donna che si stava recando al lavoro in un'azienda tessile di Villa Castelli.

A pochi metri dall'ingresso dell'edificio si è avvicinato alla quarantasettenne e ha esploso svariati colpi, ferendola mortalmente, poi si è allontanato dal posto. Avrebbe raggiunto a piedi la sua abitazione, non molto distante dal luogo dell'agguato. Una volta all'interno, Sussa si è suicidato, impiccandosi nel garage...
Fumarola da circa un anno aveva intrapreso una relazione con Sussa. I due poi negli ultimi tempi si erano lasciati, ma lui non avrebbe accettato la fine della relazione.

Alcune colleghe della donna, spaventate dal rumore degli spari, hanno raggiunto l’ingresso dell’azienda. Qui hanno trovato la vittima riversa per terra e hanno visto Sussa fuggire. Quando sono arrivati i soccorsi, per la donna non c’era più nulla da fare. I sanitari del 118 hanno dovuto soccorrere alcune colleghe della vittima colte da malore dopo la scoperta della tragedia. 
Alcuni colleghi della donna riferiscono che da giorni era preoccupata per alcuni messaggi intimidatori inviati dall’uomo. Il 29 agosto, aveva scritto su Facebook il suo ultimo e inquietante messaggio: “Un amico delinquente ti aiuta sempre, ma un amico pazzo ha bisogno di aiuto”. Confidenze che lei aveva fatto all’interno di quella sartoria che era la sua seconda famiglia, nella quale lavorava da oltre 25 anni, e dove sapevano tutti di questa storia tormentata che lei aveva voluto interrompere. Ma Sussa avrebbe continuano a cercarla. Conosceva bene le abitudini e gli orari della donna, così ha aspettato che giungesse nel parcheggio dell’azienda per ammazzarla.

La Motion si ritira dall'acquisizione della Tessitura di Mottola - Ora la mobilitazione dei lavoratori

La Motion ha sospeso con una lettera il suo impegno al rilevamento dello stabilimento Tessitura di Mottola, adducendo motivi di mercato a fronte dell’approfondirsi della crisi e in particolare dei suoi risvolti energetici.

Non sono bastati l’azione dei politici interessati, da Turco alla sottosegretaria al Mise Todde, al Sindaco di Mottola, né i “tappeti” con le promesse all’azienda da Regione e sindacati confederali per assicurare un futuro lavorativo ai 114 lavoratori.

La notizia del ritiro della Motion ci preoccupa ma non ci sorprende. Avevamo sin dal primo momento messo in guardia i lavoratori da coloro, Turco e soprattutto rappresentanti dei sindacali confederali che si sono sbracciati per assicurare i lavoratori che a giugno sarebbe stato tutto risolto e che i lavoratori massimo entro l'anno sarebbero tornati a lavorare - mentre noi sin dall'inizio rilevavamo che la Motion cercava tanti soldi pubblici per prendersi lo stabilimento, che le assicurazioni di prendersi lo stabilimento e di attuare un piano industriale e l'assunzione di tutti i lavoratori con i diritti acquisiti in tempi brevi poggiavano sulla sabbia.

Nello stesso tempo Albini non è affatto innocente
nel fallimento della trattativa volendo continuare a lucrare nella cessione. E Albini ha chiesto esplicitamente di escludere lo Slai cobas dai Tavoli, con l'appoggio compiacente dei sindacati confederali.  

Ora non rimane che la cassintegrazione da rinnovare - anch'essa tuttora niente affatto certa.

Ma per il lavoro e una vera soluzione bisogna lottare contro delocalizzazione, logica del profitto che guidano l’azione di padroni e governo alla Tessitura come in tante altre fabbriche italiane.

I padroni non regalano niente e bisogna lottare seriamente per ottenere il lavoro senza padrini politici e sindacati compiacenti.

Noi vogliamo la riapertura della fabbrica, il lavoro per tutti, la salvaguarda dei diritti acquisiti.

La lotta e non il voto può garantire tutto questo.

ASSEMBLEA DEI LAVORATORI aperta a tutti, 

indipendentemente dalle tessere sindacali, e a tutte le 

realtà interessate che vogliano sostenere la lotta

MERCOLEDI’ 7 SETTEMBRE MOTTOLA ore18

PIAZZA PLEBISCITO

Rsa Slai cobas per il sindacato di classe

Slai cobas provinciale

Pellegrini appalto Acciaierie d'Italia - Porre realmente fine all'accordo discriminatorio tra i lavoratori - stesso orario per tutti i lavoratori

Nonostante promesse, assicurazioni che l'accordo di marzo firmato da Cisl e Usb sarebbe stato rivisto, e che l'Usb avrebbe ritirato la firma: ora ritiriamo, ora ritiriamo ma l’accordo sta ancora lì, vivo e vegeto, e continua ad operare i suoi guai di discriminazione tra lavoratori, penalizzando soprattutto le donne.

L’accordo, ricordiamo, sull’orario di lavoro prevede che “solo a una parte minoritaria dei lavoratori part time vengono stabilizzate le 24 ore settimanali fatte nei due anni di covid; a tutti gli altri NO, tornano indietro a 20/17 o meno ore settimanali. Vengono esclusi chi ha superato le 48 ore di assenza nel periodo feb/dic 2021; da queste assenze vengono illegalmente escluse buona parte delle malattie, anche interventi operativi, periodi di quarantena per covid - in cui era vietato dalla normativa di uscire di casa, ecc. Questo accordo colpisce soprattutto le donne. Per le lavoratrici solo la “maternità obbligatoria o facoltativa” non viene definita “assenza”, ma tutto il resto sì: problemi di salute per dover fare il doppio lavoro, in fabbrica e in casa, problemi familiari, con i figli, problemi di assistenza genitori (scaricati sulle donne).
Non solo. I sindacati stanno dicendo ai lavoratori di presentare all’azienda cartelle cliniche, cioè di permettere che sia l’azienda a decidere se quella patologia e il livello di malattia sia riconosciuta o meno nei criteri fissati dall’accordo. Violando in questo modo sia la privacy, sia lo Statuto dei lavorator
i”

Contro questo illegittimo accordo stiamo agendo legalmente. MA NON BASTA!

Serve l’azione collettiva delle lavoratrici e lavoratori. Non stiamo dietro alle promesse o alle rassicurazioni individuali. Questo brutto accordo che crea un precedente deve essere cancellato!

Nella prossima settimana (comunicheremo nei prossimi giorni data e orario) saremo alla portineria dell’appalto e faremo una riunione, aperta a tutti, indipendentemente dall’iscrizione sindacale, per decidere insieme il che fare.

Basta con le divisioni dei lavoratori! Vogliamo un contratto uguale per tutti, un orario di lavoro unico part time, che sia almeno di 24 ore settimanali. 

Slai cobas per il sindacato di classe 

giovedì 1 settembre 2022

Acciaierie d'Italia - cig e ferie, furto del salario, passiamo all'azione

Condividiamo la denuncia/esposti dei sindacati confederali sull'illegittima azione di Acciaierie d'Italia di trasformare le ferie in cassintegrazione, togliendo ulteriori soldi ai lavoratori, così sull'abuso ricattatorio della stessa cig, denunciato dall'Usb.

I sindacati e i lavoratori attendono di vedere, nella prossima busta paga, se questo uso arbitrario della cassintegrazione è continuato anche ad agosto.

Ma se è così, non si può continuare solo con lettere, esposti, nè tantomeno affidarsi addirittura alle elezioni del 25 settembre - come ha scritto l'Usb - per vedere difesi condizioni e salari eglioperai.

Questo è prendere in giro se stessi e soprattutto i lavoratori ,

Se si confermerà questo andazzo, che è un vero e proprio furto dalle tasche degli operai, bisogna passare all'azione! Bisogna scioperare, bisogna protestare direttamente all'Ispettorato del lavoro che fa gli accertamenti ma non prende provvedimenti contro l'azienda.

Dal 6 settembre lo Slai cobas farà presidi/assemblee alle portinerie di Acciaierie d'Italia e appalto. E' un'occasione per organizzarci e decidere le iniziative.

17 settembre a Roma Assemblea proletaria anticapitalista - da Taranto rappresentanti di ex Ilva e Appalto, Tessitura di Mottola, lavoratrici degli appalti e delle scuole, precari, ecc.

 

"L'internalizzazione delle pulizie nelle scuole statali non hanno affatto migliorato la nostra condizione" - Intervento di una lavoratrice Slai cobas

 

Negli anni passati abbiamo fatto delle lotte veramente grosse ed abbiamo ottenuto dei risultati veramente eccezionali, come la cassaintegrazione al 100%; questo mentre i sindacati confederali avevano accettato che ci venisse ridotto l'orario. Le lavoratrici, i lavoratori hanno riconosciuto nello Slai cobas un punto di riferimento.

Ora siamo stati internalizzati e siamo statali. Ma a fronte di uno stipendio più alto di prima ma sempre misero, vi sono tante cose che non vanno bene; ci sono delle attività aggiuntive, oltre le pulizie dobbiamo seguire i bambini piccoli, dobbiamo sostituire colleghi assenti per la 104, per covid, malattie. Durante il covid dovevamo sostituire decine di lavoratrici. Ti fanno fare lavori pesanti, per esempio spostare dei banchi paesani, che ti spezzano la schiena. Tante di noi hanno problemi alle schiena, alle braccia, sono diventate invalide per il lavoro.

Qui sono i sindacati confederali che dettano legge e non se ne fregano niente delle nostre condizioni di lavoro e salariali. Hanno fatto la contrattazione con aumenti miseri di 15 €.

Alla fine questo passaggio allo Stato non ci ha portato alcun vero miglioramento, ma solo più responsabilità individuale, Purtroppo c’è da dire che quando parlo con altre lavoratrici, alcune di queste dicono che non dobbiamo lamentarci “che fai sputi nel piatto in cui mangi?”. In ogni caso io cerco sempre di parlare. Perchè contro questa condizione è necessario riprendere la lotta, prendendo esempio dalla importante lotta del passato.