lunedì 14 gennaio 2019
domenica 13 gennaio 2019
Nostro report e intervento alla assemblea antirazzista - Sabato 19 gennaio tutti in piazza contro razzismo e decreto sicurezza
E' la decisione finale presa dall'assemblea che si è tenuta venerdì.
Un'assemblea molto partecipata, a conferma di come, a Taranto come in tutta Italia, si avverta e cresca la necessità di dar vita a un movimento che si opponga in tutte le forme al razzismo di Stato del governo fascio-populista.a partire dal far cadere il decreto sicurezza targato Salvini.
Gli organizzatori hanno voluto dare in primo luogo risalto all'importanza che pezzi di istituzioni locali stiano sfidando il Ministero e siano scesi in campo contro una legge apertamente incostituzionale, ponendosi anche il proposito di indicare percorsi di disobbedienza e procedure amministrative praticabili per ostacolare su alcuni aspetti gli effetti immediati del Decreto Sicurezza, ora diventato legge.
Per questo, dopo la presentazione dell'assemblea e relazione di Enzo Pilò della Associazione Babele, impegnata da anni nella protezione sostegno dei richiedenti asilo, la parola è stata data a Dario Bellucci, esperto di legislazione sul'l'immigrazione, agli amministratori e consiglieri comunali presenti, il sindaco di Carosino, l'assessore ai servizi sociali di Grottaglie e alcuni consiglieri comunali di Taranto e infine ai rappresentanti di associazioni, gruppi e organizzazioni politiche e sindacali.
Luca Contrario, di Welcome Taranto, ha presentato l'assemblea ricordando brevemente i fatti degli ultimi giorni, dall'odissea dei profughi sulla Sea-Watch 3 all'iniziativa dei sindaci, che chiamano tutti a mobilitarsi.
Enzo Pilò, ha illustrato puntualmente il disegno politico retrostante il decreto e la politica del governo sull'immigrazione: 1) Trasformare l'emigrazione, che è sempre stato un fenomeno naturale in tutto il corso della storia dell'umanità, da fatto sociale e emergenza di ordine pubblico. Abrogando l'istituto della protezione per ragioni umanitarie, il decreto punta a creare artificiosamente centinaia di migliaia di irregolari, per creare e giustificare un'emergenza "clandestini" che in realtà non c'è mai stata in questo paese; 2) restringere e soffocare le esperienze di integrazione per favorire quelle di gestione in emergenza,. Abrogando il sistema degli SPRAR, si punta a concentrare i richiedenti asilo in strutture chiuse, dove di fatto sono reclusi, senza alcun servizio di integrazione e formazione, senza possibilità di trovare un lavoro regolare. Si lascia così mano libera agli sfruttatori e ai grandi consorzi che operano nel settore della "accoglienza", liberi di fare profitti speculando sui rimborsi, senza obbligo di rendicontazione. "Con gli immigrati si possono fare più soldi che con la droga e senza rischi" Mafia Capitale insegna; 3) Il decreto sicurezza, nel complesso dei suoi articoli, è una dichiarazione di "guerra ai poveri", che colpisce per primi gli immigrati ma anche chi occupa per bisogno, chi si organizza per lottare.
Dario Bellucci, dell'ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione) ha illustrato i punti di palese illegittimità del provvedimento, segnalando anche la continuità che esiste coi provvedimenti e circolari del precedente ministro Minniti e l'infame accordo con la Libia del governo Gentiloni. In particolare, è stato spiegato che la patente incostituzionalità di alcuni articoli non è frutto di ignoranza o imperizia legislativa ma riflette la precisa volontà di andare a una rottura costituzionale.
Gli amministratori locali intervenuti hanno testimoniato come la presenza di SPRAR nei loro territori non solo non hanno prodotto alcun problema, ma sono stati stati fattore di arricchimento culturale e umano per le loro comunità, e che la "gente" ha risposto dando esempi di solidarietà, non di paura e odio.
I diversi interventi successivi delle associazioni e organizzazioni hanno posto poi l'accento sui vari aspetti della battaglia antirazzista da fare e le diverse forme di opposizione da sostenere, ma hanno anche chiarito che non è accettabile nessuna nostalgia per le politiche del precedente governo o indulgenza per le forze che lo hanno appoggiato, se non riconoscono che oggi Salvini segue rozzamente fino alle estreme conseguenze la stessa strada che già Minniti aveva aperto e percorso.
Nel nostro intervento abbiamo segnalato la natura politica del governo fascio-populista SALVINI-DI MAIO e che il tentativo di rottura costituzionale che i giuristi denunciano va chiaramente definito per
quello che è: punta di lancia di un piano di trasformazione fascista delle istituzioni, di eversione dall'alto della democrazia per imporre un regime "modernamente" fascista.Perciò serve una nuova resistenza che punti a rovesciare questo governo, non solo un movimento di opinione e di disobbedienza amministrativa per neutralizzare le sue politiche razziste. Una nuova resistenza che unisca tutti, che metta insieme la resistenza istituzionale di sindaci amministratori, la mobilitazione militante delle masse colpite dal decreto e dal governo ma anche la mobilitazione in prima persona degli immigrati.
Questi vanno visti non come la parte debole da proteggere, difendere e aiutare, ma come un soggetto attivo che, quando organizzato e unito, ha già dimostrato coraggio e capacità di lottare e ottenere risultati - Taranto è stato un esempio di questo, la lotta dei migranti del Bel Sit da noi organizzata ha portato tutti ad avere la residenza e i documenti di identità - dalle lotte dei lavoratori della logistica a quelle dei braccianti nelle campagne di Foggia e S.Ferdinando Calabria, fino a quelle per le condizioni di vita e diritti nei centri di accoglienza.
Per tutto questo ci serve una Rete Antirazzista che si dia continuità di azione e mobilitazione, che abbia il coraggio di sfidare sulle piazze il governo senza lasciarsi intimidire dall'humus razzista che pure è presente tra settori delle masse, in particolare tra sottoproletari e piccola borghesia impoverita dalla crisi.
Una rete che contrattacchi e risponda ad ogni aggressione ed episodio di razzismo. Le contestazioni che stanno seguendo Salvini in ogni occasione in cui si presenti a fare propaganda (ma già prima quelle contro Renzi cui quasi tutti qui abbiamo preso parte) sono un esempio da seguire, senza badare all'odio che vomitano i social networks.
Una rete che mostri come il nemico comune, nostro e degli immigrati, è un sistema capitalista e imperialista che nella sua crisi produce guerre e fuga dalle guerre, peggiora la vita e nega i diritti di proletari e masse popolari
Una battaglia lunga, per cui occorre darsi organizzazione, usare tutti gli alleati disponibili e le forme di lotta necessarie.
Con questo spirito e linea parteciperemo alla manifestazione di sabato 19 gennaio a Taranto, perchè sia passaggio di un percorso da combattere in prima persona, non solo momento di pressione verso altri e più "influenti" interlocutori.
Un'assemblea molto partecipata, a conferma di come, a Taranto come in tutta Italia, si avverta e cresca la necessità di dar vita a un movimento che si opponga in tutte le forme al razzismo di Stato del governo fascio-populista.a partire dal far cadere il decreto sicurezza targato Salvini.
Gli organizzatori hanno voluto dare in primo luogo risalto all'importanza che pezzi di istituzioni locali stiano sfidando il Ministero e siano scesi in campo contro una legge apertamente incostituzionale, ponendosi anche il proposito di indicare percorsi di disobbedienza e procedure amministrative praticabili per ostacolare su alcuni aspetti gli effetti immediati del Decreto Sicurezza, ora diventato legge.
Per questo, dopo la presentazione dell'assemblea e relazione di Enzo Pilò della Associazione Babele, impegnata da anni nella protezione sostegno dei richiedenti asilo, la parola è stata data a Dario Bellucci, esperto di legislazione sul'l'immigrazione, agli amministratori e consiglieri comunali presenti, il sindaco di Carosino, l'assessore ai servizi sociali di Grottaglie e alcuni consiglieri comunali di Taranto e infine ai rappresentanti di associazioni, gruppi e organizzazioni politiche e sindacali.
Luca Contrario, di Welcome Taranto, ha presentato l'assemblea ricordando brevemente i fatti degli ultimi giorni, dall'odissea dei profughi sulla Sea-Watch 3 all'iniziativa dei sindaci, che chiamano tutti a mobilitarsi.
Enzo Pilò, ha illustrato puntualmente il disegno politico retrostante il decreto e la politica del governo sull'immigrazione: 1) Trasformare l'emigrazione, che è sempre stato un fenomeno naturale in tutto il corso della storia dell'umanità, da fatto sociale e emergenza di ordine pubblico. Abrogando l'istituto della protezione per ragioni umanitarie, il decreto punta a creare artificiosamente centinaia di migliaia di irregolari, per creare e giustificare un'emergenza "clandestini" che in realtà non c'è mai stata in questo paese; 2) restringere e soffocare le esperienze di integrazione per favorire quelle di gestione in emergenza,. Abrogando il sistema degli SPRAR, si punta a concentrare i richiedenti asilo in strutture chiuse, dove di fatto sono reclusi, senza alcun servizio di integrazione e formazione, senza possibilità di trovare un lavoro regolare. Si lascia così mano libera agli sfruttatori e ai grandi consorzi che operano nel settore della "accoglienza", liberi di fare profitti speculando sui rimborsi, senza obbligo di rendicontazione. "Con gli immigrati si possono fare più soldi che con la droga e senza rischi" Mafia Capitale insegna; 3) Il decreto sicurezza, nel complesso dei suoi articoli, è una dichiarazione di "guerra ai poveri", che colpisce per primi gli immigrati ma anche chi occupa per bisogno, chi si organizza per lottare.
Dario Bellucci, dell'ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione) ha illustrato i punti di palese illegittimità del provvedimento, segnalando anche la continuità che esiste coi provvedimenti e circolari del precedente ministro Minniti e l'infame accordo con la Libia del governo Gentiloni. In particolare, è stato spiegato che la patente incostituzionalità di alcuni articoli non è frutto di ignoranza o imperizia legislativa ma riflette la precisa volontà di andare a una rottura costituzionale.
Gli amministratori locali intervenuti hanno testimoniato come la presenza di SPRAR nei loro territori non solo non hanno prodotto alcun problema, ma sono stati stati fattore di arricchimento culturale e umano per le loro comunità, e che la "gente" ha risposto dando esempi di solidarietà, non di paura e odio.
I diversi interventi successivi delle associazioni e organizzazioni hanno posto poi l'accento sui vari aspetti della battaglia antirazzista da fare e le diverse forme di opposizione da sostenere, ma hanno anche chiarito che non è accettabile nessuna nostalgia per le politiche del precedente governo o indulgenza per le forze che lo hanno appoggiato, se non riconoscono che oggi Salvini segue rozzamente fino alle estreme conseguenze la stessa strada che già Minniti aveva aperto e percorso.
Nel nostro intervento abbiamo segnalato la natura politica del governo fascio-populista SALVINI-DI MAIO e che il tentativo di rottura costituzionale che i giuristi denunciano va chiaramente definito per
quello che è: punta di lancia di un piano di trasformazione fascista delle istituzioni, di eversione dall'alto della democrazia per imporre un regime "modernamente" fascista.Perciò serve una nuova resistenza che punti a rovesciare questo governo, non solo un movimento di opinione e di disobbedienza amministrativa per neutralizzare le sue politiche razziste. Una nuova resistenza che unisca tutti, che metta insieme la resistenza istituzionale di sindaci amministratori, la mobilitazione militante delle masse colpite dal decreto e dal governo ma anche la mobilitazione in prima persona degli immigrati.
Questi vanno visti non come la parte debole da proteggere, difendere e aiutare, ma come un soggetto attivo che, quando organizzato e unito, ha già dimostrato coraggio e capacità di lottare e ottenere risultati - Taranto è stato un esempio di questo, la lotta dei migranti del Bel Sit da noi organizzata ha portato tutti ad avere la residenza e i documenti di identità - dalle lotte dei lavoratori della logistica a quelle dei braccianti nelle campagne di Foggia e S.Ferdinando Calabria, fino a quelle per le condizioni di vita e diritti nei centri di accoglienza.
Per tutto questo ci serve una Rete Antirazzista che si dia continuità di azione e mobilitazione, che abbia il coraggio di sfidare sulle piazze il governo senza lasciarsi intimidire dall'humus razzista che pure è presente tra settori delle masse, in particolare tra sottoproletari e piccola borghesia impoverita dalla crisi.
Una rete che contrattacchi e risponda ad ogni aggressione ed episodio di razzismo. Le contestazioni che stanno seguendo Salvini in ogni occasione in cui si presenti a fare propaganda (ma già prima quelle contro Renzi cui quasi tutti qui abbiamo preso parte) sono un esempio da seguire, senza badare all'odio che vomitano i social networks.
Una rete che mostri come il nemico comune, nostro e degli immigrati, è un sistema capitalista e imperialista che nella sua crisi produce guerre e fuga dalle guerre, peggiora la vita e nega i diritti di proletari e masse popolari
Una battaglia lunga, per cui occorre darsi organizzazione, usare tutti gli alleati disponibili e le forme di lotta necessarie.
Con questo spirito e linea parteciperemo alla manifestazione di sabato 19 gennaio a Taranto, perchè sia passaggio di un percorso da combattere in prima persona, non solo momento di pressione verso altri e più "influenti" interlocutori.
Report assemblea antirazzista 11.01.2019 Welcome Taranto
Una assemblea partecipatissima, una sala stracolma, una platea eterogenea ed un confronto ricco di spunti di riflessione e costruttivo... davvero una serata incoraggiante ed emozionante quella nata dall'appello contro il decreto sicurezza che come Campagna Welcome Taranto abbiamo rivolto alla cittadinanza attiva, alle forze politiche e sindacali, agli enti di tutela, alle associazioni, comitati, collettivi, mondo del volontariato laico e religioso, mondo dell'arte e della cultura, nonché ai Sindaci, Assessori e consiglieri.
Link appello completo https://www.facebook.com/events/234214404164818/
Ad introdurre i contenuti e gli scopi della assemblea è stato per Campagna Welcome l’attivista Luca Contrario che ha sottolineato soprattutto l’esigenza di costruire mobilitazioni in grado di costruire e rafforzare il dissenso e le azioni di disobbedienza che si stanno moltiplicando in Italia sia nei confronti del decreto sicurezza che verso il clima di odio ed intolleranza che questo governo sta producendo verso gli ultimi.
Si è passati quindi ad una necessaria ed utilissima fase di approfondimento relativamente alle conseguenze del decreto sicurezza sui diritti dei migranti ed alle difficoltà che sta riversando sui Comuni e sulle politiche di integrazione. A parlarne è stato Enzo Pilò, attivista di Campagna Welcome Taranto e presidente dell’Associazione Babele che ha sottolineato anche come questo decreto paradossalmente smantelli, o quantomeno ridimensioni, il sistema SPRAR a vantaggio dei CAS. Ricorda Enzo Pilò come il modello SPRAR (modello di accoglienza diffuso sul territorio e con piccoli nuclei) sia invece un sistema che funziona come strumento di integrazione, che rappresenta una fonte di lavoro per migliaia di professioniste e professionisti e che, alla luce della rigida rendicontazione alla quale gli Enti di tutela ed i Comuni devono adeguarsi, non produce speculazioni economiche.
L’approfondimento è quindi proseguito con l’intervento dell’Avvocato Dario Belluccio di ASGI (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) che ha dato un quadro normativo legale tanto del decreto sicurezza che del fantomatico “provvedimento” di chiusura dei porti da parte del Ministero degli Interni, sottolineandone gli aspetti discriminatori ed anticostituzionali.
In particolare viene sottolineato che, con riferimento al dibattito in corso sulla iniziativa dei sindaci circa l'art. 13 del d.l. n., 113/2018, conv. in L. 132/18, che nella interpretazione fornita dal Ministero dell'Interno vorrebbe impedire l'iscrizione anagrafica ai titolari di permesso di soggiorno per richiesta di asilo, ASGI ritiene opportuno precisare di avere già in corso iniziative volte a portare davanti alla magistratura la questione con richiesta di rinvio alla Corte Costituzionale. Come ASGI, continua l’avvocato Dario Bellucci, riteniamo infatti che non sussista alcuna ragione giustificatrice – sotto il profilo dell'art. 3 Cost. - di una diversità di trattamento nell'iscrizione anagrafica che colpisce una sola categoria di stranieri legalmente soggiornanti (i titolari di permesso di soggiorno per richiesta di asilo, appunto), violando il principio di parità di trattamento coi cittadini italiani prevista dall'art. 6 d. lgs. n. 286/1998 per gli altri stranieri regolarmente soggiornanti. Tale discriminazione non solo nega ad essi il diritto di essere parte a pieno titolo di una comunità locale, ma anche rende per loro estremamente difficile l'accesso a quei rapporti privati (si pensi alla assunzione presso un datore di lavoro in assenza del tradizionale documento di riconoscimento sul quale normalmente un datore di lavoro fa affidamento, cioè la carta di identità) e a quei servizi pubblici che sino ad oggi sono stati erogati sulla base della residenza come accertata dalla iscrizione anagrafica.
Ricorda anche che a norma dell'art. 5, comma 3, dlgs 142/15 (introdotto proprio dallo stesso art. 13 del medesimo D.L. ) "L'accesso ai servizi comunque erogati sul territorio ai sensi delle norme vigenti è assicurato nel luogo di domicilio".
Si è quindi passato ad un appello, condiviso e rilanciato immediatamente da Campagna Welcome e dai presenti, che invita i Sindaci, gli assessori comunali e regionali e i ministri ad emanare immediatamente , nell'ambito delle loro competenze, tutti i provvedimenti possibili utili a consentire la assoluta parità di diritti dei richiedenti asilo, nell'ambito della normativa vigente, e ad impartire istruzioni precise ai propri uffici circa il diritto del richiedente di accedere a tutti i servizi (pubblici e privati) erogabili sul territorio comunale (corsi di formazione, di istruzione, Centro per l'impiego, assistenza sociale, nidi, scuole, banche e quant'altro...), facendo applicare rigorosamente l'art. 5, co. 3 d.lgs 142/2015.
L’assemblea ha quindi registrato il sostegno ufficiale all'appello delle Amministrazioni comunali di Carosino e Grottaglie. Interventi molto apprezzati ed applauditi da parte del Sindaco di Carosino Arcangelo Sapio e dell’Assessore ai servizi sociali di Grottaglie Marianna Annichiarico. Entrambi, oltre a condividere lo spirito dell’iniziativa, hanno sottolineato l’importanza e le buone prassi che si sono attivate nei rispettivi Comuni attraverso il modello SPRAR. Segnaliamo anche che il Consiglio Comunale di Grottaglie ha già approvato all'unanimità un ordine del giorno attraverso il quale si chiede al governo la sospensione del decreto sicurezza.
Tra i rappresentanti istituzionali è quindi intervenuto, portando il proprio sostegno all'appello e condividendo lo spirito dell’iniziativa, Dante Capriulo (Consigliere comunale di maggioranza di Taranto che è però intervenuto a titolo personale).
Presenti anche Vincenzo Fornaro, Cosimo Cotugno, Cisberto Zaccheo (consiglieri comunali di Taranto), Francesco Leo (consigliere comunale di San Marzano di San Giuseppe), Saveria D’Alò (consigliere comunale di Grottaglie).
Tra i numerosi interventi dei presenti ricordiamo quelli di: Marzia Benicchi (ARCI), Salvatore Stasi (COBAS), Michael Tortorella e Ludovica Suriano (Unione degli studenti), Virginia Rondinelli (Liberi e pensanti), Luca Delton (Campagna Welcome), Francesco LoMagistro (Slai-Cobas), Flavio Cosenza (Possibile), Angela Blasi (Ethra Accademia sociale).
Tra le realtà presenti segnaliamo anche : CGIL Taranto, ANPI Taranto, Legambiente Taranto, Ass. Sud in Movimento, Tuttamialacittà, Ass. Giustizia Per Taranto, Ass. Partecipazione è Cambiamento ed Hermes Accademy.
L’assemblea si è conclusa dandosi appuntamento ad una grande manifestazione pubblica a Taranto per Sabato 19 gennaio ore 16.00 (dettagli organizzativi in fase di definizione). Campagna Welcome chiederà alle amministrazioni comunali della nostra Provincia, a partire da quella del Comune di Taranto, di aderire ufficialmente.
Coordinamento Campagna Welcome Taranto
Ascoltate le registrazoni delle testiminianze delle parti civili e testi convocati dallo Slai cobas sc al Processo Ilva-Ambiente Svenduto
Dalle registrazioni di radio radicale
Testimonianza delle parti civili: Francesco Masella lavoratore cimiteriale e Albano Michele giovane lav abitante dei Tamburi:
https://www.radioradicale.it/scheda/562278/processo-riva-ed-altri-ilva
(le testimonianze iniziano dal minuto 54)
Testimonianze, nell'ordine, dei testi: Dr. Mimmo Cassetta medico, Mottolese Piero ambientalista, Semeraro Cosimo Pres. Comitato "12 giugno"; delle parti civili Semeraro Lorenzo operaio Ilva, Martemucci Francesco lavoratore cimiteriale; dei testi Alessadro Marescotti Pres. Peacelink, Dr.ssa Parisi Grazia medico.
https://www.radioradicale.it/scheda/562279/processo-riva-ed-altri-ilva
(le testimonianze iniziano dal minuto 15:40)
Testimonianza delle parti civili: Francesco Masella lavoratore cimiteriale e Albano Michele giovane lav abitante dei Tamburi:
https://www.radioradicale.it/scheda/562278/processo-riva-ed-altri-ilva
(le testimonianze iniziano dal minuto 54)
Testimonianze, nell'ordine, dei testi: Dr. Mimmo Cassetta medico, Mottolese Piero ambientalista, Semeraro Cosimo Pres. Comitato "12 giugno"; delle parti civili Semeraro Lorenzo operaio Ilva, Martemucci Francesco lavoratore cimiteriale; dei testi Alessadro Marescotti Pres. Peacelink, Dr.ssa Parisi Grazia medico.
https://www.radioradicale.it/scheda/562279/processo-riva-ed-altri-ilva
(le testimonianze iniziano dal minuto 15:40)
Ilva, ‘Ambiente Svenduto’: dalla prossima settimana è l’ora degli imputati - Corriere di Taranto parla anche delle udienze in cui hanno parlato le parti civili e i testi organizzati dallo Slai cobas
pubblicato il 12 Gennaio 2019, 20:37
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/01/08/ilva-ambiente-svenduto-denunce-polemiche-e-litigi-nelle-udienze-delle-parti-civili/)
L’ultima udienza in cui saranno ascoltate le parti civili è prevista per martedì 15 gennaio, poi da mercoledì 16 inizierà il fulcro centrale del dibattimento, con l‘interrogatorio dei 23 imputati che hanno comunicato alla Corte d’Assise la disponibilità a sottoporsi alle domande dei pm... con il primo ad essere esaminato che sarà l’ingegnere Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto fino al 4 luglio 2012 quando rassegnò le dimissioni dopo 15 anni nel ruolo di direttore. Il 26 luglio del 2012, giorno del sequestro degli impianti dell’area a caldo del siderurgico, Capogrosso fu arrestato e posto ai domiciari, insieme ad Emilio e Nicola Riva.
Insieme all’ing. Capogrosso hanno dichiarato la loro disponibilità ad essere ascoltati gli ingegneri che ricoprivano il ruolo di capi area all’epoca dei fatti contestati, ovvero Marco Andelmi (parchi) Ivan Di Maggio (cokerie), Angelo Cavallo (area agglomerato) e Salvatore D’Alò (acciaierie), uno dei legali amministrativisti della famiglia Riva, l’avvocato Francesco Perli.
Hanno deciso di essere ascoltati anche l’ex rettore del Politecnico professor Lorenzo Liberti, l’ex direttore generale dell’ARPA Puglia professor Giorgio Assennato e l’ex direttore scientifico dell’Agenzia Blonda e l’ispettore ARPA Giovanna Raffaelli, ed alcuni tra i principali esponenti politici finiti sotto accusa, come l’ex governatore Nichi Vendola, l’ex assessore regionale Nicola Fratoianni, il dirigente del settore ambiente dell’epoca Antonello Antonicelli, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva, l’ex ispettore della Digos Aldo De Michele.
E’ bene sottolineare ancora una volta che tranne per i reati più gravi, per quelli minori la prescrizione è oramai praticamente certa, visto che scatta dopo 7 anni e mezzo. Anche se si dovesse giungere ad un’eventuale sentenza di condanna infatti, ci sarebbe il ricorso in appello e i reati si estinguerebbero per prescrizione, salvo quelli gravi come disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari.
Al termine dell’udienza del 9 gennaio, lo Slai cobas per il sindacato di classe ha voluto ringraziare le parti civili “Alessandro Marescotti, il Dr Cosimo Cassetta, la Dr.ssa Grazia Parisi, Cosimo Semeraro, Mottolese Pietro, che hanno testimoniato nell’udienza del 9 gennaio al processo Ilva, portando, con le loro dichiarazioni, analisi, dati, informazioni, esperienza diretta, un importante contributo alla verità e alla battaglia per ottenere giustizia. Vogliamo ringraziare anche altri testi che, purtroppo, non hanno potuto fornire la loro testimonianza a causa dell’andamento delle udienze, e che hanno dovuto comunque attendere il primo giorno dalla mattina alla sera, con pazienza e massima disponibilità: Francesco Maresca ex operaio Ilva delegato Fiom, Nicola Preziuso direttore Ufficio Pastorale Sociale della Diocesi di Taranto, Nicola Frangione di Magistratura democratica. Noi pensiamo che questi tre giorni (dal 7 al 9 gennaio) siano stati importanti. Finalmente in questo processo quasi dimenticato si sono viste e soprattutto sentite le realtà che devono essere le protagoniste effettive della battaglia contro Riva e i suoi complici affinchè chi inquina, chi ha provocato tanti morti sia dentro la fabbrica che in città, tanti malati, paghi! – afferma in una nota il sindacato di classe -. E’ entrata la voce di operai Ilva, di lavoratori del cimitero, di cittadini, familiari, ambientalisti, medici. Noi faremo conoscere al più presto a tutti queste importanti testimonianze, come le forti dichiarazioni, denunce vive fatte dalle parti civili di operai Ilva, lavoratori del cimitero, abitanti dei Tamburi. Ora dobbiamo continuare, con più forza, la battaglia“.
Nelle prossime settimane pubblicheremo una sintesi sulle udienze dei mesi di ottobre, novembre e dicembre.
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