i suoi precedenti  
Thissenkrupp procedura di licenziamento per 611 lavoratori,
cassa integrazione, incentivi all’esodo, e sacrifici ecnomici non indifferenti per i lavoratori con gli integrativi salariali congelati per 24 mesi.
Ast di Terni,  Anche lì venne chiamata per far ‘quadrare i conti‘: annunciò 550 licenziamenti, 290 esuberi incentivati

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La fama che di gran lunga la precede, non avrà fatto dormire sonni tranquilli  a lavoratori e sindacati metalmeccanici del siderurgico di Taranto. L’arrivo improvviso, non preannunciato, di Lucia Morselli nel ruolo di neo presidente del Cda e amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, dove va a sostituire l’ex ad Matthieu Jehl, ha spiazzato un pò tutti.
Un arrivo anche insolito, se vogliamo, vista la storia recente che ha ‘legato‘ in qualche modo la Morselli all’ex Ilva: sino all’aggiudicazione della gara per l’affitto degli impianti del sito tarantino nel giugno 2018, la Morselli è stata la rappresentante di Cassa Depositi e Prestiti all’interno del consiglio di amministrazione di AcciaItalia, la new.co costituita dalla multinazionale Jindal, dal gruppo Arvedi dalla holding DelFin del gruppo Luxottica e appunto dalla Cdp, che ha conteso sino all’ultimo (con tanto di rilancio economico che non fu preso in considerazione dall’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda) l’acquisiizone alla new.co AM InvestCO costituita per l’occasione da ArcelorMittal che si aggiudicò la gara. Anche all’epoca, la super manager scelta dallo Stato per rappresentare il ruolo di Cdp dentro AcciaItalia, ambiva al ruolo di amminstratore delegato nel caso in cui AcciaItalia avesse vinto la gara.

Ad inizio settembre del 2016, forse in pochi lo ricordano, una delegazione della new.co AcciaItalia si recò presso lo stabilimento siderurgico di Taranto. Motivo della ‘visita‘, capire a che punto sono gli interventi previsti dal Piano Ambientale e come procede l’attività produttiva attuale del sito. La ‘vera sorpresa‘ fu proprio la presenza di Lucia Morselli, al cui seguito c’era uno staff di otto persone.
Dopo poco più di un anno ha ottenuto quel ruolo consenatogli dalla società concorrente. Eventi assolutamente normali nel mondo economico dei ‘super’ manager d’azienda. 
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2016/09/13/2ilva-visita-degli-emissari-dellacciaiitalia-la-morselli-suo-staff5/)
Perché dunque questo cambio per molti improvviso alla guida dell’ex Ilva? Sicuramente la super manager è abituata (e forse anche innamorata) alle sfide complesse. Basti ricordare, nel suo lungo curriculum, un paio di esperienze ben note della recente storia economica del nostro Paese. La prima riguardò le vicende della Berco di Ferrara, dove nel 2013 aprì su mandato della Thyssenkrupp una procedura di licenziamento per 611 lavoratori, aprendo le porte ad una stagione di scontri con sindacati, lavoratori ed istituzioni: furono mesi di scioperi che si conclusero con cassa integrazione, incentivi all’esodo, e sacrifici ecnomici non indifferenti per i lavoratori con gli integrativi salariali congelati per 24 mesi.
Più recenti le vicissitudini legate alle acciaierie Ast di Terni, sempre di proprietà del gruppo Thyssenkrupp. Anche lì venne chiamata per far ‘quadrare i conti‘: annunciò 550 licenziamenti, che scatenarono quelli che ancora oggi in molti ricordano come i ‘36 giorni di Terni’. Scioperi, presidi dei lavoratori, durissimo confronto con i sindacati: anche in quel caso si ricorse a 290 esuberi incentivati, salvando l’attività produttiva del sito.  
E’ dunque manager che ama le sfide che però porta sempre il risultato aziendale a casa. Oltre ad amare i numeri, essendo laureata in matematica. Lei stessa nell’incontro di ieri con i sindacati ha dichiarato che “non esiste forse oggi in Italia una sfida industriale più grande e più complessa di quella degli impianti dell’ex Ilva. Sono molto motivata dall’opportunità di poter guidare ArcelorMittal Italia, e farò del mio meglio per garantire il futuro dell’azienda e far sì che il suo contributo sia apprezzato da tutti gli stakeholder”. Messaggio chiarissimo che rispecchia quanto sopra: sfida alla quale era impossibile rinunciare, garantire il futuro dell’azienda. Punto e a capo
Del resto, i conti dell’ArcelorMittal Italia non sono dei migliori: dallo scorso gennaio l’azienda perde tra i 30 e i 40 milioni di euro al mese. L’obiettivo è far quadrare i conti entro dicembre e per farlo, secondo indiscrezioni, servirebbero 140 milioni di euro. E’ anche e soprattutto per far fronte a questi problemi che è stata chiamata la Morselli.
Il limite di produzione fissato a 6 milioni di tonnellate annue sino al 2023 e la crisi del mercato dell’acciaio europeo fanno il resto e certamente non aiutano: dallo scorso luglio e sino al 31 dicembre sarà in vigore la cassa integrazione a zero ore per 1.273 lavoratori del siderurgico tarantino (che probabilmente sarà rinnovata anche l’anno entrante). Che si sommano ai 1.661 lavoratori rimasti in cig in Ilva in Amministrazione Straordinaria che stanno iniziando, dopo un anno passato invano, il percorso formativo per operare nelle bonifiche in capo alla struttura commissariale, e gli oltre 800 che hanno già accettato l’incentivo all’esodo, possibilità che tutti i lavoratori possono ancora percorrere, sino al 2023, con diversi scaglioni economici.
Se in questo quadro inseriamo il procedere goverantivo che da mesi conduce un poco edificante gioco dell’oca sulla vicenda dell’esimente penale (che pare sarà riscritta per la terza volta da aprile e sulla cui norma tornerà ad esprimersi il gip di Taranto dopo la decisione della Consulta di rimandare le carte allo stesso visto che la norma del 2015 è stata cambiata), il riesame in corso del Piano Ambientale da parte del ministero dell’Ambiente che potrebbe portare a più stringenti prescrizioni ambientali, e le prossime elezioni regionali del 2020 (anno in cui terminano i due di affitto e quindi ArcelorMittal dovrà passare all’acquisto vero e proprio dell’ex Ilva), il dipinto di ciò che ci aspetta ha i colori chiari e nitidi dell’ennesimo periodo di caos generale. Senza dimenticare che la multinazionale dell’acciaio è ‘protetta‘ da un addendum all’accordo del 2017 sottoscritto nel settembre del 2018 con il governo sui temi di cui sopra, che potrebbero portare ArcerloMittal a lasciare l’ex Ilva al suo destino da un momento all’altro.