venerdì 21 settembre 2018

Ilva - il nuovo testo diffuso in fabbrica dallo Slai cobas sc mette in discussione le bugie e gli inganni dei firmatari dell'accordo

Questo accordo sarà impugnato in generale e in particolare!

Il sindacato di classe in fabbrica deve essere realmente costruito  - dopo il tradimento USB, allineato ai confederali e culo e camicia con l'ingannapopolo Di Maio.
E certo non può essere alternativa il confuso e con piedi in due scarpe Fmlu/Cub
che da un lato sono per la chiusura e dall'altro si agitano come mosche nel bicchiere in fabbrica
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IL TESTO DELLO SLAI COBAS SC
 
Circa 4800 lavoratori (4368 non votanti, 392 NO, 22 tra schede bianche e nulle) a Taranto non hanno votato l’accordo? Una minchiata...

Il referendum è stato fatto senza salvaguardare i lavoratori da pressioni? Una minchiata...
L’accordo lascia fuori da AM 2620 lavoratori, con criteri stabiliti solo da AM? Una minchiata...
L’accordo non tutela adeguatamente ambiente e salute da morti, malattie e tumori? Una minchiata...
L’accordo mantiene l’immunità penale ai nuovi padroni? Una minchiata...
L’accordo comporta una rinuncia ad ogni azione legale su diritti, salario, ecc? Una minchiata...

I sindacati del Sì hanno una sola ideologia: Sì a Riva prima, Sì ai commissari dopo, Sì ai nuovi padroni oggi. Di Maio è un ingannapopolo, che dice una cosa e ne fa un’altra. E non è finita...

TORNANDO ALL'ACCORDO

ASSUNZIONI PRESSO ARCELORMITTAL – Saranno assunti solo 8200 lavoratori. L’individuazione, la selezione di quali lavoratori assumere e quali no, sarà fatta solo dalla ArcelorMittal sulla base di criteri da essa stabiliti e non trattabili: cioè, sulla base delle attività ritenute necessarie reparto per reparto, e dei nuovi assetti organizzativi, competenze professionali. Solo se in un reparto i numeri di lavoratori crescono rispetto al piano, varranno nell’assegnare un punteggio, i criteri di anzianità, carichi
familiari. Quindi i lavoratori non sono messi nelle stesse condizioni, possibilità di assunzione. Vi sarà un “periodo transitorio” di distacco di 3 mesi, una sorta di messa alla prova. Chi non accetta la
proposta di assunzione entro 15 gg, non potrà averne un’altra.
2.620 LAVORATORI RESTANO NEL CALDERONE DELL’ILVA AS - Questi verranno messi o resteranno in cigs per essere eventualmente usati in non ben chiari lavori di tutela ambientale e sanitaria e di ulteriori interventi di bonifica, o peggio in attività di sostegno assistenziale e sociale alla comunità (mettendoli in concorrenza con la grande platea dei disoccupati a Taranto), e con entrata nel girone inutile dei “corsi di formazione”. Alla cessazione dell’Ilva AS, per i lavoratori restanti, l’AM InvestCo “farà sì che le sue affiliate formulino prima del 23.8.23 e non oltre il 30.9.25 una proposta di assunzione, a condizione che il lavoratore non abbia beneficiato di altre misure ed opportunità...”. Un impegno generico.
ASSUNZIONI EX NOVO – CON OBBLIGO DI CONCILIAZIONE TOMBALE – La ArcelorMittal procederà alle assunzioni ex novo. Agli operai verrà riconosciuta l’anzianità e la disciplina art. 18 ma questa per i dipendenti in forza prima del 7.3.2015. Nessun altro diritto retributivo maturato. Condizione obbligatoria perchè si sia assunti è la firma di un verbale di conciliazione con cui il lavoratore deve rinunciare alla continuità giuridica, normativa ed economica nei due rapporti di lavoro e ad ogni credito maturato e ancora non ricevuto dall’Ilva AS (per es. crediti per ferie, Tfr, ratei, premi, indennità mancato preavviso licenziamento, ecc.) - restano salve solo le insinuazioni al passivo dell’Ilva in liquidazione.
Questa conciliazione testimonia che l’accordo è stato fatto in aperta violazione dell’art. 2112 che disciplina le cessioni di aziende e la continuità/conservazione di tutti i diritti dei lavoratori, e obbliga in solido sia il “cedente che il cessionario - nel nostro caso sia l’Ilva AS che la ArcelorMittal - per tutti i crediti che il lavoratore aveva all’atto del trasferimento. Il lavoratore, si aggiunge, “rinuncia a trattamenti economici e normativi, che non siano espressamente previsti nell’accordo e nella lettera di assunzione. Quindi, l’Accordo prevale anche sul CCNL.
SALARIO-PREMI - E’ rimasta la questione del Premio di Risultato (PdR), su cui nel 2019 si avvierà la negoziazione, per poterlo riavere solo nel 2021; ma si dice che esso dipenderà unicamente da criteri indicati dall’azienda: se l’utile netto annuale della Mittal è positivo, se la produttività/qualità fino all’“attenzione del cliente sono positivi (non solo dell’affiliata dell’Ilva di Taranto, ma di tutta la società AM InvestCo)- scaricando sui lavoratori fattori non controllabili ma che in sostanza vogliono dire accettazione di più sfruttamento. Il PdR non verrà dato se non saranno salvaguardati gli impianti, scaricando così sugli operai lo stato di essi e gli incidenti. Negli anni 2019-2020 sarà dato, a compensazione del PdR, un importo lordo del 3% della retribuzione lorda annua, che è inferiore all’importo precedente. Ma se vi è stata una violazione delle norme a salvaguardia degli impianti, in quell’area, per quel mese gli operai non lo avranno.
SULLA SICUREZZA-AMBIENTE - L’accordo recepisce unicamente gli accordi sulla “salvaguardia degli impianti in corso con l’AS che finora non hanno evitato incidenti e infortuni, anche mortali; vi è solo un’anticipazione delle prescrizioni contenute già nel Piano Ambientale del 2017, che recepiva quello approvato dal governo Renzi nel 2014, che a sua volta recepiva l’AIA dell’ottobre del 2012 che a sua volta recepiva e migliorava quella concessa al gruppo Riva nell’agosto del 2011. Non c’è un piano per l’utilizzo delle migliori tecnologie a livello mondiale, nè per la decarbonizzazione (qui, al massimo: studi...). Non decade il decreto sull’immunità penale.
APPALTO - Nell’accordo, nulla è previsto per gli operai dell’appalto che rischiano ancora o esuberi o di essere messi in concorrenza con i lavoratori che resteranno in AS sui fumosi lavori di bonifiche. Unico impegno della Mittal verso le ditte è il pagamento dei debiti.
INCENTIVO AL LICENZIAMENTO – A tutti i lavoratori viene data la facoltà di lasciare l’Ilva con un incentivo. Si tratta in realtà di pochi soldi: per chi va via subito 100.000 euro lordi (77.000 euro netti), per altri in ragione della data dell’esodo vi sarà sempre meno, fino a diventare 15mila euro (lordi) dall’1.7.23. Ma anche per avere questo incentivo, il lavoratore deve firmare obbligatoriamente una conciliazione tombale. Di fatto, quindi, l’incentivo diventa solo un recupero di quanto il lavoratore è costretto a rinunciare. Non sono affatto soldi in più.

Contrasteremo ogni singolo passo con tutti i mezzi - prima di tutto la violazione del 2112
Nessuno, senza rinuncia volontaria, fuori dalla ArcelorMittal - NO operai di serie A e serie B
Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per il pieno impiego di tutti gli operai in AM
No a chi lavora sempre e sarà più sfruttato e chi starà sempre in cigs
Prepensionamento che risarcisca gli operai, prime vittime dell’inquinamento, per l’amianto
Primato della sicurezza, con una postazione ispettiva permanente in fabbrica.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com - 3475301704 - blog ta

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