mercoledì 29 maggio 2013

bondi commissario ad acta e che cambierebbe ? - boccia propone un comitato di gestione tribunale-ministri-azienda lavoratori... per fare cosa e chi comanda?

Ilva, Letta rinvia
soluzione: ipotesi
Bondi commissario

di ALESSANDRA FLAVETTA
ROMA - Cogestione, commissariamento, nazionalizzazione, vendita a terzi, liquidazione o un compromesso ponte per salvare l’Ilva di Taranto. È un ragionamento a tutto campo quello che si è aperto ieri, a Palazzo Chigi, nell’incontro tra governo, azienda siderurgica e Regione Puglia, proseguito nel pomeriggio a livello tecnico e ripreso, in serata, a livello politico. Un ragionamento che proseguirà anche oggi. Obiettivo: mantenere la produzione di acciaio e i posti di lavoro, trovando soluzione ad una vicenda che si è nuovamente ingarbugliata con il maxisequestro per beni pari a 8,1 miliardi della controllante dell’Ilva, la Riva Fire, disposto venerdì scorso dal Gip di Taranto Patrizia Todisco.
Davanti al premier Enrico Letta, al vice Angelino Alfano, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi, ai ministri di Sviluppo Economico e Ambiente, Flavio Zanonato e Andrea Orlando, e al governatore della Puglia Nichi Vendola, l’ad e il presidente dimissionari dell’Ilva, Enrico Bondi e Bruno Ferrante, hanno ripetuto quanto il cda della Riva Fire ha sostenuto ieri impugnando il provvedimento del giudice, e cioè che il nuovo intervento della magistratura rischia di compromettere l'approvazione del piano industriale 2013-2018 che avrebbe permesso il rispetto di tutti gli obblighi dell’Aia. Un piano industriale che si attende da mesi.
Il credito del gruppo, però, è decisamente in ribasso dopo le varie inchieste della magistratura, ultima quella di Milano sul miliardo che i Riva avrebbero sottratto alle casse aziendali, fatto passare per paradisi fiscali prima del rientro in Italia attraverso lo scudo fiscale. E sembra che non sia favorevole alla società anche la relazione trimestrale dell’Istituto superiore per la ricerca ambientale (Ispra) sullo stato di attuazione delle prescrizioni dell’Aia, che doveva essere resa pubblica il 7 giugno e che il ministro Orlando, sull’onda dell’emergenza, ha chiesto di anticipare alla fine della settimana. Come sostengono i sindacati dei metallurgici (Fiom, Fim e Uilm) e come anticipato dal garante dell’Aia, Vitaliano Esposito, sono numerose e sostanziali le inadempienze dell’azienda, che la legge permette di sanzionare con penali fino al 10% del bilancio, in sostanza un precommissariamento di cui è competente il prefetto. Il commissariamento vero e proprio potrebbe arrivare una volta superati gli ostacoli di natura tecnico-giuridica ed essere gestito dallo stesso Bondi. Intanto, un comunicato del ministero dell’Ambiente esclude che l’Ilva abbia goduto di una proroga nel cronoprogramma degli impegni previsti dall’Aia attraverso la procedura del silenzio-assenso, come alcuni organi di stampa hanno scritto.
Vendola, proprio perché non considera più i Riva «un interlocutore credibile», propende per l’intervento dello Stato nella gestione dell’azienda e per la convocazione di un tavolo permanente di crisi su Taranto a palazzo Chigi. Una richiesta, quest’ultima, che verrà probabilmente accolta. «Credo che l’amministrazione straordinaria - spiega - sia la formula che consente un vero e proprio commissariamento: per salvare l’azienda, far partire le bonifiche e i processi di ambientalizzazione occorre affidarli a un organo dello Stato».
Il sottosegretario allo Sviluppo Claudio De Vincenti ritiene che fin da subito si possa evitare la chiusura dell’impianto, garantirne la continuità produttiva, e fare in modo che l’impresa faccia gli investimenti previsti dall’Aia. Il tutto senza attendere l’11 giugno e l’approvazione del piano europeo (e di alcuni miliardi) per la siderurgia, come suggerito dal vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani.
Il governo sta vagliando anche la praticabilità di un’altra ipotesi, proposta tempo fa dal lettiano Francesco Boccia, oggi presidente della commissione Bilancio della Camera e già liquidatore del Comune di Taranto: un comitato di cogestione con azienda, rappresentanti dei lavoratori, ministero dell’Ambiente e tribunale, fino al completamento delle bonifiche. Un modo, quest’ultimo, per uscire dall’impasse che le iniziative giudiziarie provocano nella stessa applicazione della legge, nata proprio per coniugare salute, ambiente e lavoro nello stabilimento pugliese, dopo l’inchiesta sul disastro ambientale e un altro sequestro della magistratura di Taranto: quello dell’area a caldo dello stabilimento, che avrebbe impedito l’operatività della fabbrica mentre si realizzava il risanamento ambientale. La storia si ripete.

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