domenica 26 maggio 2013

Ilva, non è una "coperta" che raccoglie tutti: serve chiarezza e obiettivi concreti

Dopo i provvedimenti giudiziari e il collasso finanziario che ha colpito la famiglia Riva, dopo le dimissioni di Ferrante e Bondi, il governo è costretto ad intervenire, e domani, lunedì il Min. Zanonato, con la presenza quasi certa di Letta, incontra i dimissionari e anche Vendola, poi nei giorni successivi gli altri.
Questo intervento del Governo è un dato di fatto.
Ma per cosa deve intervenire e cosa deve fare il governo e lo Stato, questo deve essere altrettanto chiaro.
Oggi tanti parlano di nazionalizzazione, della gestione diretta da parte del governo/Stato dell'Ilva, dalla Fiom/Cgil, a Palombella della Uilm, dai parlamentari jonici del PdL a Vendola e Sel, da Usb agli ambientalisti Ma non è questione solo di chi deve dirigere l'azienda nè basta che ora tutti, da destra a sinistra, da partiti a sindacati, dicano genericamente che bisogna tutelare lavoro e salute.

Il problema è che, sia che direttamente lo Stato si assuma la gestione dell'Ilva, sia che vi sia una fase di amministrazione straordinaria per poi affidarla ad altri padroni, italiani o esteri - come le ipotesi che in queste ore stanno circolando - tutti devono rispondere PRIMA con piani e dati concreti, non a parole ma con atti, verbali scritti, a queste domande:

- c'è il massimo impegno per tutelare da subito il salario e tutti i posti di lavoro dell'Ilva e dell'indotto e perchè la soluzione non sia di nuovi ammortizzatori sociali, di cui i governi, e anche questo, sono diventati esperti?
- Quali fondi, in entità e durata, vengono messi per il raggiungimento dell'obiettivo di messa a norma e salvaguardia dello stabilimento?
- Quali e quanti soldi e piano per la bonifica della città, a partire dai quartieri più colpiti, visto che quelli attuali sono assolutamente insufficienti e più annunciati che reali?

In questo senso anche l'andare a Roma, per cosa? Non deve essere per dire semplicemente al governo: occupati tu dell'Ilva, senza dire come e cosa deve fare; nè tantomeno per chiedere l'elemosina e tornarsene a Taranto con ammortizzatori sociali e di ridimensionamento della fabbrica.
RIPETIAMO, SU QUESTO SI DEVE PRETENDERE CHIAREZZA PRIMA!

L'USB in questi giorni rivendica il merito di aver sempre parlato di nazionalizzazione dell'Ilva. Ma parlare di una delle soluzione che sta nelle cose -  il governo Monti stesso nel famigerato decreto salva-Riva indicando la possibilità dell' amministrazione controllata dell'Ilva, aveva già posto la possibilità di questo percorso - 
non può essere fatta passare per una rivendicazione della lotta operaia, che devono pretendere, sia dai privati che dallo Stato, lavoro, salute, diritti. E la nazionalizzazione in sè non assicura affatto nè difesa della salute, nè difesa del lavoro, nè controllo operaio - e sono proprio gli anni dell'Italsider che lo dicono!

L'altro grosso problema, su cui non ci possono essere ambiguità, anche tra gli stessi operai dell'Ilva, è il ruolo nella grave situazione attuale dei lavoratori. Anche su questo bisogna essere chiari, dire in questi giorni parole esatte.
Dato che i sindacati confederali sono corresponsabili del passato e del punto a cui si è arrivati, devono essere solo le assemblee dei lavoratori e una nuova rappresentanza espressa dalle assemblee ad avere potere decisionale. Gli operai più coscienti e combattivi devono unirsi e darsi organizzazione in fabbrica.


Altrimenti, potremo sentire per altre 100 volte "No ai ricatti" - come ripete il Comitato Liberi e pensanti - senza che cambi nulla.
Gli operai non possono "mangiare" notizie e stare a sapere che succede dai telefonini. Gli operai Ilva non hanno un sindacato, non hanno un piano di gestione della mobilitazione, le stesse masse dei quartieri non hanno proprie strutture organizzate in cui poter decidere.
O si lavora per costruire strumenti di organizzazione in fabbrica e fuori, di esercizio effettivo di potere operaio, o tutto il resto è noia e parole che lasciano i lavoratori comunque alla mercè dei sindacati confederali e le masse dei politici.
Così torniamo a sentire dire dai Liberi e pensanti che la città non deve essere toccata dalla lotta dell'Ilva. Quando, come per la salute, la città sarebbe la prima ad essere colpita dal crollo dell'Ilva.  Ma cosa si vuole dire? Che gli operai devono lottare da soli nel loro recinto e i cittadini devono andare ai concerti? Oggi più che mai, invece, serve e servirà l'unità nella lotta tra gli operai e gli abitanti di Taranto. 

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